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Calciomercato MLS, chi parte per l'Europa?
Scritto il 2012-12-09 da Arnaldo Selmosson su Calciomercato
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Sono vari i possibili obiettivi su cui i riflettori dei club europei potrebbero accendersi nelle prossime settimane.

Molti sono quelli già partiti, anche se solo per un periodo di allenamento, ma presto altri potrebbero andare. Un candidato è certamente Landon Donovan, che potrebbe rotnare all'Everton e che Harry Redknapp vorrebbe al Queen's Park Rangers. ma al momento Donovan sembra più occupato a capire se abbia ancora voglia di continuare col calcio.

Donovan a parte quindi, ecco i cinque americani che nei prossimi mesi potremmo vedere calcare i campi d'Europa.

Juan Agudelo

Ventenne di origini colombiane, l'attaccante dei Red Bulls in questi giorni si sta allenando con il Celtic, il cui allenatore Neil Lennon ha apertamente ammesso l'interesse per il giocatore, che ricambia pubblicamente. Reduce da un anno tormentato, messo da parte a NY e in difficolta coi pessimi Chivas USA di quest'anno, per lui la Scottish Premier League potrebbe essere il trampolino ideale per il salto di carriera.

Matt Besler

MLS Defender of the Year dello Sporting Kansas City, potrebbe seguire le orme di predecessori quali Carlos Bocanegra (2002, 2003) e Michael Parkhurst (2007), e lasciare dopo aver vinto il premio. Contratto fino al 2014, 25 anni, 183cm,  Besler è uscito tardi a certi livelli, e un'altra stagione in MLS non potrebbe certo aumentarne il valore. Per lui possibili destinazioni sono Belgio o Olanda.

Omar Gonzalez

Ad andarsene ci aveva provato già lo scorso anno, finendo però col rompersi i legamenti nel primoa llenamento a Norimberga in uno scontro col connazionale Timothy Chandler. Rientrato ai suoi livelli, andando anche in gol nella finale di MLS Cup vinta contro Houston, per il difensore dei Galaxy il tempo di volare in Europa è arrivato. In MLS ha vinto tutto ciò che poteva: Rookie of the Year (2009), Best XI (2010, 2011) e Defender of the Year (2011), insieme alle ultime due MLS Cup coi Galaxy. Gli manca solo un'adeguata esperienza internazionale e potrebbe diventare il vero successore di Gooch Onyewu al centro della difesa della Nazionale USA.

Dan Kennedy

Il miglior portiere della MLS 2012 è stato sicuramente l'ex Millwall il danese Jimmy Nielsen, ma un'alternativa più che valida per la scelta sarebbo potuta essere anche Dan Kennedy, esploso definitivamente quest'anno nonostante il pessimo campionato dei Chivas USA. 30enne, il californiano ha la tecnica e l'esperienza per misurarsi in Europa senza problemi, continuando la tradizione dei portieri americani. Per lui possibili destinazioni l'Olanda e la Norvegia.

Graham Zusi

Zusi è reduce da una grande stagione, in cui si è affermato come uno dei migliori centrocampisti della MLS, diventando anche uno dei favoriti di Jurgen Klinsmann: "Mi ha fatto una grossa impressione nel corso del ritiro di gennaio", ha detto il CT della Nazionale USA . E' ormai una delle grandi promesse del calcio americano. Ottimi piedi, visione di gioco, quest'anno è stato il top assist man della MLS a quota 15, venendo anche nominato nel Best XI della lega. A 26 anni e con un ingaggio di soli $138,812.50, non resterà a lungo in America, anche se magari dovrà farsi strada partendo dal basso (Championship inglese?).

La delusione, o meglio l'arrabbiatura, è notevole nei ranghi della federazione americana. Jesse Gonzalez, uno dei più talentuosi giovani portieri mai visti al debutto in MLS, solo pochi giorni fa aveva comunicato di voler accettare la convocazione per il ritiro della nazionale degli Stati Uniti nel mese di gennaio, rinunciando quindi alla possibilità di giocare per il Messico. All'ultimo momento però Gonzalez si è tirato indietro, preferendo non fare una scelta definitiva e accettando invece la chiamata della Nazionale U23 olimpica del Messico, sì da poter eventualmente cambiare in futuro. La scelta era arrivata dopo alcuni colloqui con Klinsmann e dopo aver ottenuto prima il posto da titolare tra i pali per FC Dallas - vincitore della Western Conference - e dopo un Mondiale Under 20 giocato per El Tri. Ma per poter vedere in campo Gonzalez contro Islanda e Canada tra gennaio e febbraio, sarebbe stato necessario il via libera della FIFA dopo il cosiddetto "one time switch", il cambio che si può fare una sola volta in carriera. Ma sarà assai improbabile che la USSF e Klinsmann possano concedergli un'altra possibilità dopo un voltafaccia del genere, forse anche dovuto alla concorrenza di altri giovani portieri composto da Ethan Horvath del Molde sorprendentemente qualificatosi ai sedicesimi di Europa League, Zack Steffen del Friburgo II e Cody Cropper che milita in Inghilterra con il MK Dons, dal quale dovrà uscire l'erede di Tim Howard e Brad Guzan (quest'ultimo in disgrazia all'Aston Villa).  Per tutti l'obiettivo è certamente la qualificazione olimpica con gli USA U23, che giocheranno il 23 marzo lo spareggio contro la Colombia. Nato a Edenton, all'interno del North Carolina, da genitori messicani, è però cresciuto a Dallas. Ha debuttato per l'Academy del FC Dallas all'età di 15 anni nel 2010. Aveva 17 anni quando ha firmato un contratto professionista nel 2013. Alto 195cm, soprannominato "The Wing", ragazzo molto equilibrato per l'età, nel 2015 Gonzalez ha registrato un record di 7-1-3 con una media gol-contro di 0,91 e cinque shutouts (match senza subire reti) dopo essere stato inserito nella formazione di FC Dallas al posto degli esperti Dan Kennedy (poi ceduto ai Los Angeles Galaxy) e Chris Seitz di ritorno da un periodo in prestito ai Pttsburgh RiverHounds (USL). Il suo predecessore nelle giovanili del FC Dallas, Richard Sanchez, è stato anche il suo predecessore in porta col Messico U-20. Sanchez è stato ceduto al Tigres nel 2014, ma ora langue nel team di Segunda División (terzo livello). Il suo idolo è Oswaldo Sanchez, e ora proverà a seguirne le orme, e su di lui c'è già l'interesse di Tijuana Xolos, Pachuca e Chivas de Guadalajara.

Calcio - Socceritalia

Jesse Gonzalez, uno dei più talentuosi giovani portieri mai visti al debutto in MLS, accetterà la convocazione per il ritiro della nazionale degli Stati Uniti nel mese di gennaio, rinunciando quindi alla possibilità di giocare per il Messico, secondo quanto riporta Goal.com. La mossa arriva dopo aver ottenuto prima il posto da titolare tra i pali per FC Dallas - vincitore della Western Conference - e dopo un Mondiale Under 20 giocato per El Tri. Per poter vedere in campo Gonzalez contro Islanda e Canada tra gennaio e febbraio, sarà però necessario il via libera della FIFA. Gonzalez va a completare un roster di giovani portieri composto da Ethan Horvath del Molde, Zack Steffen del Friburgo II e Cody Cropper che milita in Inghilterra con il MK Dons, dal quale dovrà uscire l'erede di Tim Howard e Brad Guzan (quest'ultimo in disgrazia all'Aston Villa).  Per tutti l'obiettivo è certamente la qualificazione olimpica con gli USA U23, che giocheranno il 23 marzo lo spareggio contro la Colombia. Nato a Edenton, all'interno del North Carolina, da genitori messicani, è però cresciuto a Dallas. Ha debuttato per l'Academy del FC Dallas all'età di 15 anni nel 2010. Aveva 17 anni quando ha firmato un contratto professionista nel 2013. Alto 195cm, soprannominato "The Wing", ragazzo molto equilibrato per l'età, nel 2015 Gonzalez ha registrato un record di 7-1-3 con una media gol-contro di 0,91 e cinque shutouts (match senza subire reti) dopo essere stato inserito nella formazione di FC Dallas al posto degli esperti Dan Kennedy (poi ceduto ai Los Angeles Galaxy) e Chris Seitz di ritorno da un periodo in prestito ai Pttsburgh RiverHounds (USL). Il suo predecessore nelle giovanili del FC Dallas, Richard Sanchez, è stato anche il suo predecessore in porta col Messico U-20. Sanchez è stato ceduto al Tigres nel 2014, ma ora langue nel team di Segunda División (terzo livello).

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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