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Caribbean Cup, disastro Giamaica
Scritto il 2012-12-10 da Americo Costi su MLS
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La Giamaica, ormai da alcuni anni la miglior Nazionale caraibica, ha sofferto domenica una delle maggiori sconfitte della sua storia, uscendo battuta per 2-1 dal match di Caribbean Cup (torneo di qualificazione alla CONCACAF Gold Cup) contro la Guyana Francese.

Ma è solo l'ultimo passo falso della Giamaica, unica rappresentante caraibica all'Hexagonal 2013 di qualificazione ai Mondiali, che però non sembra avviata verso un miglioramento.

Per ovviare alla situazione, nelle ultime settimane il presidente della Jamaica Football Federation Horace Burrell e il CT  Theodore Whitmore hanno speso alcuni giorni in Inghilterra alla ricerca di rinforzi proprio in vista dell'Hexagonal.

Al rientro Burrell ha rivelato una lista di otto giocatori, con base nel Regno Unito ma di origini giamaicanme, resisi disponibili ad indossare la maglia della Giamaica, tra cui il duo del Reading Jobi McAnnuff e Garath McCleary. Ma dalla lista mancavano i nomi dei pezzi grossi per i quali Burrell e Whitmore erano andati a caccia:  i difensori del Newcastle James Perch e Danny Simpson, dal Swansea City l'attaccante Nathan Dyer  e il centrocampista canadese naturalizzato olandese Jonathan de Guzman (fratello di Julian de Guzman del Toronto FC) e l'ala del Queen's Park Rangers  David Hoilett (anche lui di nazionalità canadese).

Alcuni come Dyer hanno indicato di essere pronti a prendere in considerazione la possibilità, ma non ad impegnarsi. Ma il presidente Burrell ha messo le mani avanti dicendo che in caso di qualificazione chi non ha partecipato non volerà in Brasile.

L'ultima e unica partecipazione della Giamaica risale al 1998 in Francia, quando il quartetto nato e cresciuto in Inghilterra composto da Deon Burton, Paul Hall, Fitzroy Simpson e Robbie Earle, fu fondamentale per la qualificazione.

Il più giovane di quel team, Ricardo Gardner, ha poi indossato la maglia dei Bolton Wanderers per 14 anni, sino alla scorsa estate. E Whitmore lo ha richiamato alla verde et di 34 anni, tre dopo l'ultima presenza, scendendo in campo nel secondo tempo con i due attaccanti provenienti dalla MLS: Darren Mattocks (Vancouver Whitecaps) e Omar Cummings (Colorado Rapids).

I Reggae Boyz hanno schierato cinue giocatori - tra cui Ryan Johnson del Toronto FC - già in campo ad ottobre contro Antigua & Barbuda in occasione della qualificazione all'Hexagonal. Ma nonostante la differenza sulla carta, la Guyana Francese è andata in vantaggio con l'attaccante Gary Pegree su assist dell'ex Rangers e Bordeaux Jean-Claude Darcheville, con responsabilità del portiere Dwayne Miller.  Il pari giamaicano arriva dopo cinque minuti grazie a Tramaine Stewart (difensore dei norvegesi dell'Aalesund) con un gran tiro che fredda il portiere Laurent Pecthy. Ma all'inizio del secondo tempo è ancora il 37enne Darcheville  a piazzare un assist, stavolta per Rudy Evans che  mette a segno il gol vittoria.

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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Sembrava che gli Stati Uniti fossero partiti lenti in questa Gold Cup, ma poi - specie dopo il 6-0 a Cuba - parevano ormai avviati verso la finale. Ma ieri notte un'altra partenza letta si è trasformata in un'eliminazione shock con la Giamaica Gli Stati Uniti sono stati infatti eliminati dalla CONCACAF Gold Cup mercoledì sera con due gol nel primo tempo al Georgia Dome di Atlanta. La squadra di Jurgen Klinsmann ha tirato fuori la faccia feroce nel secondo tirato, ma i Reggae Boyz - arrivati al torneo rafforzati dalla Copa America - hanno retto fino alla fine. Protagonisti della serata sono stati l'attaccante dei Vancouver Whitecaps Darren Mattocks e quello della Houston Dynamo (ed ex Liverpool) Giles Barnes, in gol a cinque minuti l'uno dall'altro nel primo tempo, contro cui non è bastato il gol di Michael Bradley nel finale agli USA - in shock per gran parte del tempo - per recuperare. Ancora una volta imbarazzante la difesa americana, con l'accoppiata John Brooks e Ventura Alvarado in difficoltà per gran parte del match. LEGGI: Copa America, Giamaica: il ritorno di Giles Barnes Il risultato non solo ha dato i giamaicani loro seconda vittoria contro gli Stati Uniti di tutti i tempi, ma li porta alla finale di Gold Cup per la prima volta nella storia del torneo. La Giamaica affronterà domenica il Messico, che ha battuto Panama nell'altra semifinale della notte, contro cui gli americani giocheranno invece per il terzo posto sabato. La sconfitta obbligherà gli Stati Uniti a giocare uno spareggio contro la vincitrice della Gold Cup il prossimo 13 ottobre per accedere al posto CONCACAF nella Confederations Cup 2017 in Russia. ________________________________________ U.S. Men’s National Team vs. Jamaica  1-2 Data:  22 luglio, 2015 Torneo:  2015 CONCACAF Gold Cup; Semifinals Stadio:  Georgia Dome; Atlanta, Georgia Marcatori: JAM – Darren Mattocks (Kemar Lawrence)         31 JAM – Giles Barnes                                               36 USA – Michael Bradley                                        48 USA: 1-Brad Guzan; 16-Brad Evans, 6-John Brooks, 13-Ventura Alvarado, 23-Fabian Johnson; 5-Kyle Beckerman (10-Mix Diskerud, 67) , 4-Michael Bradley (capt.), 20-Gyasi Zardes, 8-Clint Dempsey, 11-Alejandro Bedoya (2-DeAndre Yedlin, 78); 9-Aron Johannsson (26-Alan Gordon, 73) Non entrati : 12-Nick Rimando, 22-William Yarbrough; 3-Omar Gonzalez, 15-Tim Ream, 18-Chris Wondolowski, 19-Graham Zusi, 21-Timmy Chandler, 24-Joe Corona, 25-DaMarcus Beasley CT: Jurgen Klinsmann JAM: 23-Ryan Thompson; 19-Adrian Mariappa, 4-Wes Morgan, 3-Michael Hector, 20-Kemar Lawrence; 22-Garath McCleary, 17-Rodolph Austin (capt.), 10-Jobi McAnuff, 15-Je Vaughn Watson; 9-Giles Barnes (2-Christopher Humphrey, 85), 11-Darren Mattocks (18-Simon Dawkins, 57) Non entrati: 1-Andre Blake, 6-Lance Laing, 7-Andre Clennon, 8-Michael Seaton, 13-Dwayne Miller, 14-Allan Ottey, 16-Joel Grant, 24-Omar Holness, 25-Sean McFarlane CT: Winfried Schäfer Stats Summary: USA / JAM Tiri: 21 / 10 Tiri in porta: 10 / 3 Parate: 1 / 9 Corner: 11 / 8 falli: 13 / 10 Offside: 1 / 4 Ammoniti: USA – Kyle Beckerman     31 JAM – Garath McCleary   45+1 USA – DeAndre Yedlin     88 Arbitro: Ricardo Montero (CRC)

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