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Gol, insulti e rissa per Beckham nel derby
Scritto il 2012-07-01 da Americo Costi su MLS
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Evidentemente David Beckham non ha metabolizzato bene l’esclusione dalla nazionale olimpica per Londra 2012.

L’ex giocatore del Milan nella gara di stanotte contro il San José - persa dai Galaxy per 5-4 davanti ad oltre 50mila spettatori - ha sì segnato uno splendido gol su punizione, ma si è anche reso protagonista di episodi poco edificanti, calciando una pallonata contro un avversario a terra, con conseguente rissa, e scatenandosi anche a fine match contro giocatori rivali e mascotte della squadra di casa.

In tanti anni di carriera, non si era mai visto il giocatore inglese così fumantino. Probabile per il giocatore una squalifica di una o più giornate.

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Al LAFC sarebbero "ossessionati" con l'ingaggiare Cristiano Ronaldo per quando il club californiano entrerà in MLS nel 2018, e vorrebbero che CR7 facesse coppia col suo vecchio compagno Wayne Rooney. Il nuovo club della Major League Soccer, destinato a sostituire il defunto Chivas USA, non avrà erto problemi ad effettuare un investimento pesante, vista la proprietà fatta di 22 ricconi guidati da  Magic Johnson, dal proprietario del Cardiff City Vincent Tan e da alcuni manager alcuni dei quali anche connessi alla AS Roma. LEGGI: In MLS arriva il Los Angeles FC. E c'è anche un po' di AS Roma Secondo quanto scrive MirrorSport il primo obiettivo sarebbe proprio la stella portoghese Cristiano Ronaldo, che diventerebbe il primo designated player del club, secondo la regola che ha già consentito l'arrivo in MLS dei vari Andrea Pirlo, Kakà e Steven Gerrard. Il legame tra Cristiano Ronaldo e LA è già forte da anni, col giocatore spesso in visita per motivi commerciali, e il suo entourage vedrebbe molto bene un trasferimento negli USA per espandere l'immagine del brand CR7. Del resto di un futuro in MLS di Ronaldo si è già parlato più volte in passato, anche se ora il percorso sembrerebbe più preciso LEGGI: Cristiano Ronaldo verso la MLS nel 2018 Il 30enne attaccante del Real Madrid in estate era stato dato vicino ad un possibile passaggio al Paris Saint-Germain, ma secondo le fonti citate dal Mirror non ci sarebbero problemi per portare il giocatore a LA nel 2018, "qualunque cosa accada nel mezzo". "Sembrano ossessionati dal portare Ronaldo", la stessa fonte ha aggiunto al giornale inglese. "A quel punto la lega sarà ancora più forte di quanto sia oggi, e il suo arrivo sarà capace di mandare un segnale forte per il nuovo club, convinto di poter vendere a Ronaldo l'American Dream". Il Mirror aggiunge poi che con Ronaldo potrebbe sbarcare a LA anche Wayne Rooney (che nel 2018 compirà 33 anni), compagno del portoghese al Manchester United vincitore della Champions League 2008. Rooney da anni va in vacanza a Los Angeles, e il suo nome sarebbe nella top list dei proprietari del club. Nel frattempo il club MLS sta lavorando per chiudere l'accordo per un nuovo stadio da calcio da costruire in città, e presto potrebbe essere reso noto il nome che sostituirà il temporaneo "LAFC".

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Il gruppo di investitori guidato da David Beckham ha finalmente raggiunto un accordo con la città di Miami per la costruzione di uno stadio per il calcio, che sorgerà (vedi la mappa) a fianco del Marlins Park, secondo quanto riporta il Miami Herald. L'accordo spiana così la strada all'ingresso della franchigia di Miami in MLS, che aveva dato il via libera lo scorso anno, condizionando però il tutto alla realizzazione di uno stadio in città. La storia di Beckham in MLS parte nel lontano 2007, quando l'inglese firmò con i LA Galaxy, includendo nel contratto una clausola che gli consentiva l'avvio di una franchigia al prezzo di $25 milioni (escluse NY e LA). Ma l'impossibilità di avviare un progetto per lo stadio ha messo a serio rischio il lancio del team in Florida, al punto che altri gruppi stavano facendo lobbying sulla MLS per subentrare. LEGGI: Garber avverte Beckham: “Senza stadio, niente MLS per Miami" L'expansion team era stato annunciato lo scorso febbraio, ma il progetto proposto da Beckham per uno stadio da costruire nel suggestivo scenario di Port Miami ha trovato forti opposizioni, con addirittura una coalizione contro lo stadio guidata dalla società di crociere Royal Caribbean, che ha sponsorizzato degli sponsor televisivi sul tema. Successivamente,  la città di Miami ha respinto un piano per uno stadio da 25.000 posti vicino alla American Airlines Arena, casa dei Miami Heat della NBA.   Solo a seguito di questi rifiuti il gruppo Beckham ha iniziato a prendere in considerazione l'area del Marlins Park, su cui sono a poco tempo fa erano perplessi a causa delle molte polemiche che avevano circondato la costruzione dello stesso e lo spreco di fondi pubblici. Oggi invece il principale partner di Becks, Marcelo Claure (proprietario del Bolivar FC in Venezuela) vede lo stadio lì come un possibile fattore di sviluppo. Chi non farà parte del progetto è la University of Miami, la cui partecipazione costringerebbe il gruppo a costruire uno stadio da 40mila posti invece che 25mila, anche se Claure e l'università rimangono in trattativa, ed è possibile che lo stadio venga disegnato in modo da poter essere eventualmente espanso. LEGGI: Ufficiale. Beckham avrà Miami dal 2017 Il sindaco di Miami Tomas Regalado ha confermato l'accordo e l'avvio delle negoziazioni, con via finale atteso a breve dalla Giunta, con la città che però non dovrà spendere, visto che a differenza di altri stadi MLS e della quasi totalità di quelli delle altre leghe, il gruppo di Beckham ci metterà i propri soldi, avendo peraltro pagato meno la franchigia (il cui prezzo per NYCFC e Orlando è stato di $100 milioni). “Il tempo è questo. E' il momento della verità", ha detto Claure. Obiettivo: l'ingresso in MLS nel 2018. Il calcio a Miami Miami è in attesa di una squadra top da quando nel 2002 la lega decise di chiudere il Miami Fusion, mentre durò solo due stagioni (fino al 2010) il Miami FC (USL Soccer, Div. II) dei brasiliani campioni del mondo 1994 Romario e Zinho, club poi trasferitosi a Ft. Lauderdale. Recentemente sono state lanciati in città due club: nella NASL il Miami FC, che vede tra i proprietari anche Paolo Maldini e Riccardo Silva, e in NPSL il Miami Fusion (solo omonimo di quello chiuso nel 2002), guidato dall'ex giocatore dei NY Cosmos Ferdinando DeMatthaeis.

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