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Gli USA dopo il disastro: la vetta è lontana
Scritto il 2012-03-28 da Franco Spicciariello su MLS
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Per quanto il calcio negli Stati Uniti stia ormai vivendo un boom senza soluzioni di continuità, i risultati della Nazionale, almeno nelle rappresentive giovanili, iniziano a preoccupare.

L'anno scorso per la prima volta dopo sette edizioni gli USA non sono riusciti a qualificarsi per i Mondiali Under 20. E' invece di lunedì scorso la mancata qualificazione alle Olimpiadi 2012, oltretutto uscendo già nel girone di qualificazione, ed è la seconda volta nelle ultime tre edizioni.

Certo, gli USA ormai sono un serio competitor internazionale, come dimostrato anhe in occasione della vittoria in quel di Genoa contro l'Italia, ma gli ultimi risultati di quelli che dovrebbero essere il futuro della Nazionale che succederà alla generazione dei Landon Donovan e Clint Dempsey iniziano a preoccupare.

L'eliminazione è stata però una botta notevole. Uscire in quel modo contro El Salvador, subendo il gol del 3-3 praticamente all'ultimo secondo per una papera del portiere su un tiro da lontano, è stato un colpo che lascerà strascichi.

Non è infatti facile accettare un'eliminazione arrivata oltre tutto sul terreno di casa, non riuscendo nemmeno a superare il girone di qualificazione, cosa avvenuta solo nel 1976 e nel 2004.

E' molto chiaro e senza peli sulla lingua Bruce Arena, ex CT della Nazionale ai Mondiali 2006 e 2010, e coach dei Los Angeles Galaxy vincitori della MLS Cup 2010. “Abbiamo bisogno di una nuova leadership, un modo fresco di fare le cose,”. “Di solito la novità sarebbe un nuovo allenatore, ma forse è il momento di una nuova guida, di nuovi concetti. Chi lo sa? In ogni caso stiamo facendo progressi, nonostante questo brutto risultato”.

Ovviamente ciò che è accaduto lunedì sera è stato spiacevole ad ogni livello e per tutti coloro coinvolti in questa avventura”, ha detto il presidente della U.S. Soccer Federation Sunil Gulati. “Abbiamo avuto molti successi negli ultimi 36 anni presenziando alla gran parte delle Olimpiadi, e quindi consideriamo questa eliminazione un passo indietro”.

Gulati, professore di Economia alla Columbia University, è stato una dele forze dietro la crescita del calcio negli USA negli ultimi 25 anni. Quando negli 1990 gli americani si qualificarono per i Mondiali italiani, erano passati 40 anni dalla volta precedente, quando in Brasile sconfissero i "maestri" inglesi per poi sparire dallas cena internazionale. Ma dal 1990 hanno partecipato a tutti e sei i Mondiali, un qualcosa riuscito solo ad Argentina, Brasile, Germania, Italia, Spagna e Corea del Sud.

Gulati è diventato presidente della USSF nel 2006, silurando l'allora CT Arena dopo i Mondiali vinti dall'Italia e l'eliminazione degli USA nella fase a gironi. Anche quello era stato un passo indietro dopo i quarti di finale raggiunti nel 2002.

Nel calcio che va alle Olimpiadi, le Nazionali possono schierare solo Under 23 più tre fuori quota in occasione dei Giochi. Ma molti club, non essendo obbligati dalla FIFA, sono riluttanti a far andare i propri giocatori, specialmente in questo periodo della stagione, cruciale ai fini del posizionamento finale.

E così gli USA hanno dovuto rinunciare a gente come il centravanti Jozy Altidore (AZ 67), il terzino destro Timmy Chandler (Norimberga) e il centrocampista Danny Williams (Hoffenheim), mentre il CT Caleb Porter ha dovuto contare principalmente su un gruppo di ragazzi provenienti dalla MLS, dal Messico o dalle giovanili di qualche club (come ad es. il centravanti Terrance Boyd, che gioca nel Borussia Dortmund II). Ma l'impresa era assolutamente alla portata degli americani, visti gli avversari non certo di livello top (El Salvador, canada e Cuba).

Ma dopo un 6-0 contro Cuba in apertura, è arrivata l'inaspettata sconfitta per 2-0 col Canada, forzando gli USA a dover vincere per forza con El Salvador, Nazionale di un paese di soli 6 milioni di abitanti, meno di New York City.

A condannare gli USA è stato un tiraccio di Jaime Alas su cui il portiere dei Chicago Fire Sean Johnson, entrato al posto dell'infortunato Bill Hamid, ha sbagliato l'intervento.

Andare alle Olimpiadi avrebbe sicuramente aiutato questi giocatori. Guardiamo però il lato positivo. Forse qualche giocatore che pensavamo avesse del vero talento si è rivelato inferiore a quanto pensassimo", ha detto Lalas. “Invece per quelli che arriveranno in Nazionale, il ricordo di quella sera sarà una spinta e una lezione a non sprecare le opportunità e a saper riconoscere i momenti fondamentali”.

A guidare la flotta USA finita sugli scogli di El Salvador è Caleb Porter, coach giovane con alle spalle la sola esperienza (vincente) alla guida della Akron University, ingaggiato lo scorso ottobre a seguito dell'arrivo di Jurgen Klinsmann sulla panchina della Nazionale maggiore, mentre all'ex MetroStars Tab Ramos è toccata la Nazionale Under 20.

Farci male in questo modo ogni cinque anni non è accettabile" ha dichiarato l'ex centravanti della Nazionale (è il secondo top scorer dopo Donovan) e dei San Jose Earthquakes Eric Wynalda, oggi commentatore di Fox Soccer. Wynalda è da tempo critico con la gestione del calcio da parte della Federazione USA e della MLS. “La verità è che Sunil [Gulati] dovrebbe assumersi la responsabilità per quanto successo. Pui incolpare i giocatori, la sfortuna, o anche il CT Caleb Porter. Ma il problema con questo è che Porter non sarebbe dovuto essere su quella panchina, e la colpa quindi è di chi lo ha assunto”.

Questo gioco a volte è brutale. E mi dispiace molto per i ragazzi e per Caleb, che ha fatto un ottimo lavoro” ha dichiarato Klinsmann. “Non hanno perso la qualificazione oggi, ma contro il Canada, quando non erano abbastanza concentrati. E il prezzo è stato pagato lunedì con un gol all'ultimo secondo. Che brucia”.

Quando nel 2004 gli USA furono eliminati, fu un pesante 4-0 col Messico a decidere l'uscita, arrivata però in un'atmosfera caldissima a Guadalajara, con migliaia di tifosi messicani pronti a fischiare l'inno nazionale americano e a gridare “Osama! Osama!”. Stavolta invece si giocava in casa, e le scusanti proprio non ci sono.

Purtroppo, più che la mancata qualificazione, quello che preoccupa è la scarsità di talenti Under 23 pronti a fare il salto per sostituire dopo i Mondiali 2014 un gruppo che si avvia inevitabilmente al declino per motivi d'età. Si pensi a Landon Donovan (30 anni), Carlos Bocanegra (33), Steve Cherundolo (33) e Oguchi Onyewu (30).

A giungo prenderanno il via le qualificazioni mondiali, e del gruppo che ha giocato il torneo preolimpico il solo Brek Shea è un frequentatore della Nazionale di Klinsmann con continuità, mentre la maggior parte dei nuovi arriva da un gruppo di tedesco-americani che militano in Bundesliga, frutto dei molti soldati stanziati da dopo l II Guerra Mondiale in Germania.

E dopo oltre vent'anni persino il ruolo di portiere inizia a preoccupare, viste le difficoltà di Hamid e Johnson, che porta alcuni a parlare persino della possibilità di richiamare il 41enne portiere del Tottenham Brad Friedel in caso di infortunio del titolare Tim Howard. "Dal punto di vista dei portieri, il futuro lascia un po' a desiderare” dice Lalas.

Futuro però su cui Gulati e Klinsmann continuano a mettere enfasi, pur focalizzandosi sul presente. E ciò grazie all'espansione a 19 squadre della MLS, con il rilancio del campionato riserve e l'avvio dei settori giovanili, che sicuramente fa spazio a sempre più giocatori americani.

Sempre più giocatori americani poi militano nei campionati d'Europa. Ma per ogni Clint Dempsey in Premier League c'è un Ricardo Clark che non riesce a scendere in campo con continuità. “Faremo tutto ciò che serve per continuare a crescere, ma molti dei progetti che abbiamo messo in piedi sono a lungo termine” ha detto Gulati. “Certe cose prendono tempo, ed è difficile giudicare nel breve”.

Sarà vero, ma nel breve rimane il pensiero di un gran quantità di errori. Innanzi tutto l'atteggiamento di Porter. Incomprensibili le dichiarazioni del CT Porter: "Qualche volta si può anche vincere meno se però si riesce a giocare in un certo modo". Cosa? Un ragionamento del genere può forse andar bene per le squadre di club giovanili che debbono formare talenti per la prima squadra, ma non certo per una Nazionale che deve vincere in un torneo internazionale.

Ma è solo la punta dell'iceberg. Del resto che Porter fosse privo di esperienza nel calcio professionistica era cosa nota, e le sue decisioni errate in termini di formazioni, sostituzioni e approccio alle partite lo hanno dimostrato una volta ancora. Incomprensibile poi la decisione di chiamare quattro soli difensori di ruolo e un solo mediano, facendo poi giocare altri completamente fuori posizione.  Ai limiti di Porter si sono aggiunte pessime prestazioni da parte dei portieri e l'incapacità di chiudere una partita, con giocatori che hanno dato l'idea di non essere completamente dediti e preda di una certa fragilità mentale, non certo l'approccio ideale contro avversari col coltello tra i denti come i salvadoregni.

Molto però dovrà cambiare col nuovo ciclo dell'Under 20 di Tab Ramos che dovrà prepararsi ai prossimi Mondiali di categoria che si giocheranno in Turchia nell'estate 2013, mentre non è chiaro ancora il futuro di Porter.

Un aspetto positivo di tutto questo disastro però c'è. La precoce eliminazione dalle qualificazioni olimpiche ha provocato reazioni molto violente da parte di media e tifosi, dando l'idea di un'attenzione al calcio, tanto più essendo comunque giovanile, senza precedenti. Un'attenzione che vuol dire come ci siano sempre più persone che veramente ci tengono alla crescita del calcio in America. E questo è il segnale più bello di un futuro che tutti auspicano radioso.

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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Intervista con Stefano Benzi, Direttore di Eurosport, il canale che dal 2015 trasmette i match della MLS in esclusiva in Italia È stato l’anno del boom per la MLS, un boom estesosi anche all’Italia grazie al ruolo giocato da Eurosport, che per la prima ha trasmesso (e continuerà per altri 3 anni) i match della lega USA valorizzando il prodotto dal punto di vista giornalistico con telecronache di livello, approfondimenti e promozione. Un approccio molto diverso da quello di Sky del passato, che mandava in onda i match alle 3 del mattino nel totale disinteresse della struttura giornalistica (spesso non c'era nemmeno la telecronaca). Il merito di questo va dato a Eurosport Italia e al suo direttore Stefano Benzi, che insieme alla sua squadra di telecronisti ha fatto diventare famosi in Italia calciatori fino a ieri noti solo a pochi. Due nomi per tutti: Mix Diskerud del New York City FC e Nat Borchers, difensore rude con barbona hipster dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, come ci conferma lo stesso Benzi, grande esperto di calcio internazionale, ma diventato noto al grande pubblico negli anni di Sportitalia, dove conduceva con enorme passione il programma ‘WWE News’. “Ricordo di aver raccontato in diretta la storia di Diskerud, partito dalla Norvegia - dove è nato da madre americana e cresciuto - sino ad arrivare a New York, e da lì è partita una lunga discussione su twitter, al punto che prima l’ufficio stampa del New York City FC e poi lo stesso giocatore mi hanno contatto ringraziandomi. Con Borchers invece siamo diventati persino amici. Lui è un personaggio incredibile, per me un mito. Per lui è stata una stagione da sogno: giocatore “scarso”, la sua è una incredibile storia di successo fatta di umiltà, coraggio e determinazione”. Per te il soccer USA è stato un qualcosa di nuovo da affrontare? Assolutamente. Sono andato in America da giornalista per la prima volta nel 1994 [la MLS ha preso poi il via nel 1996, NdR], e mi ritrovai dalle parti di New York in un enorme stadio da football con tanto di liee sul campo con sole 600 persone sugli spalti. Uno spettacolo imbarazzante, un match che definire improvvisato – dai giocatori all’arbitro – è poco. Tornai nel 1999 a Los Angeles e vidi giocare i Galaxy, mentre nel 2003, sempre a LA, assistetti ad un match di CONCACAF Champions Cup, con i Chivas Guadalajara in campo. Cosa ti ha impressionato di questa prima stagione MLS? Innanzitutto un livello di organizzazione mostruoso. La capcità della lega e dei club di genera informazione intorno ad ogni singola partita è incredibile. Sono capaci di far diventare ogni match un vero e proprio fenomeno di marketing. E anche i rapporti con i media, visti giustamente come il mezzo per raggiungere il pubblico: statistiche, contenuti (pure troppi, una volta ho ricevuto 112 cartelle per un match!), dvd con foto e video. Bellissimo poi lo stile americano di telecronaca, uno storytelling - molto diverso da quella sguaiata all’italiana – che abbiamo cercato di replicare e che pensiamo sia piaciuto anche alla MLS. Sappiamo infatti che la MLS ha degli auditors che seguono le telecronache italiane per valutarne il livello, e con l’ufficio stampa della lega c’è stato uno scambio continuo. Eurosport è un canale divulgativo, la MLS è nel nostro DNA: abbiamo divulgato un prodotto, raccontandolo in modo narrativo e forse anche bizzarro, spiegando tutto: squadre, regole, città, tifosi. Ad esempio Montreal, in cui tifosi hanno una storia più lunga e divertente della stessa squadra, o Portland, dove segano il tronco dopo ogni gol, in omaggio al Timber Sport, che Eurosport trasmette da 15 anni. Che tipo di ritorno avete avuto in termini di audience? La MLS ha avuto ascolti molto superiori alle aspettative fin dall’inizio, ed è stato un crescendo già prima dello sbarco di Pirlo a NY. A dispetto di quanto ci si sarebbe potuti attendere però, le squadre più seguite non sono state i LA Galaxy e i NY Red Bulls, andati peggio del NYCFC televisivamente, ma Portland e Orlando, oltre a Seattle. E continueremo a trasmettere la MLS sino almeno al 2018. Da più parti si leggono però commenti sarcastici sul livello dei match? Ma l’errore è guardare le partite della MLS usando lo stesso metro di quando si guarda la Serie A. Personalmente la MLS non la guardo dal punto di vista tattico e tecnico, non mi interessa. Agli americani delle tattiche e delle strategie altrui non interessa, ciocano come sanno, e lo si vede. Pochissima attenzione alle marcature ma molta all’impostazione. Possesso palla sempre proiettato in avanti, tipo rugby. Fisicamente poi sono ad un altro livello rispetto ai nostri, sono mostruosi, forse perché si formano prima come atleti che come calciatori, grazie anche a strutture sportive che già alle scuole medie superano quelle di molti club professionistici nostrani. Ciò che mi piace di più è che li vedi giocare liberi, in una sorta di ritorno alle radici del calcio. Capisco chi dice che è brutto calcio, ma lo spirito è e deve essere un altro. Non sopporto il tiki taka, il possesso fine a se stesso o l’aggressività mirata a soffocare l’avversario. Oggi i miei punti di riferimento sono l’Olanda e il Brasile infatti, e anche l’Inghilterra che però ora si sta europeizzando a causa dei tanti allenatori stranieri. Purtroppo il calcio inglese “libero” anni 80/90 non c’è quasi più. A proposito di allenatori. In MLS gli stranieri hanno sempre fallito, e quasi tutti quelli attuali arrivano dai ranghi della lega.   Non li prendono da fuori perché oltre a regole complesse e salary cap, quelli che hanno vanno comunque bene. Inoltre sono di alto livello, sottovalutati. È gente che ha un quadro globale ampio. Ho parlato con alcuni di loro e sono manager a 360°, seguono tutto. Ad esempio, hanno gli osservatori ma poi vanno loro a visionare i calciatori. Inoltre, sovrintendono direttamente le academy, obbligatorie in MLS, che hanno standard altissimi. Chi sono i tuoi preferiti? Mi piace molto Caleb Porter, che aveva già fatto vedere ottime cose a livello di college [con Akron, NdR] e che è stato capace di dare un bel gioco a Portland. Bruce Arena poi è un grande: leadership, mentalità e intelligenza, è uno che sa di vita, parla 4 lingue, ha viaggiato, è autorevole. È l’ideale per far crescere i nuovi talenti, farli maturare. Mi ricorda Osvaldo Bagnoli. Bravissimo il colombiano Oscar Pareja. Con dei ragazzini semisconosciuti a Dallas ha portato un bellissimo calcio e ottimi risultati. È riuscito a valorizzare al massimo uno come Castillo, che ricordavo con la Colombia quale vice Muriel, tirandogli fuori il meglio. Bene anche l’ex nazionale USA Pablo Mastroeni a Colorado, e ancor di più Mauro Biello a Montreal. Quest’ultimo, privo di esperienza da allenatore, è stato bravissimo a mettere in campo i suoi e a saper poi sfruttare al meglio l’arrivo di Didier Drogba. Sorpreso dell’impatto dell’ivoriano, apparso devastante? Onestamente sì. Pensavo che Drogba andasse a “rubare” gli ultimi soldi. Ma invece ha trasformato una squadra stanca, che aveva ormai mollato, portandola ai playoff e mostrando di essere ancora competitivo ai massimi livelli, un vero uomo squadra. I campioni possono fare la differenza, ma spesso non bastano. Vedi il New York City FC. Il NYCFC ha mostrato molti problemi: la concorrenza dei New York Red Bulls e i troppi soldi spesi dagli Emirati che hanno creato troppe aspettative. Il rendimento di Andrea Pirlo, e anche quello di David Villa. Entrambi sono andati lì alla fine della propria stagione. Troppe aspettative nei loro confronti e alle spalle una squadra raccogliticcia. La brutta stagione non è stata tutta colpa di coach Jason Kreis, ma certo se hai Villa e Diskerud e poi Lampard e Pirlo devi fare qualcosa. Spero mi facciano cambiare idea nel 2016. Lo stesso vale per Steve Gerrard. Purtroppo tutti i giocatori che arrivano in MLS in estate sono spremuti dalla lunga stagione europea. Ora a NY arriva in panchina Patrick Vieira, ma mi ho l’idea che la proprietà pensi più ai media che al campo. Oltre tutto Vieira avrà come supporto solo uno come Javier Perez, che in carriera al massimo ha allenato la Nazionale USA U18. Occhio invece al nuovo allenatore del Chicago Fire, il serbo però a Veljko Paunović, che da CT della Serbia U20 ha fatto vedere bellissime cose, seppur con tanto talento in campo. Ancora giovane, 38 anni, in passato ha giocato in MLS con Philadelphia, e proverà a rivoluzionare una squadra reduce dall’ennesima stagione fallimentare con molti suoi uomini di origini slave. Proverà a tenere gli attaccanti il brasiliano Gilberto e il ghanese David Accam [che però sembra prossimo allo Stoke, NdR], e sono curioso delle sue scelte draft, dove il Fire parlerà per primo. Che ne pensi del lavoro di Klinsmann con la Nazionale USA, molto criticato negli ultimi mesi? Jurgen Klinsmann ha una personalità e una storia molto diverse da quelle di Bruce Arena. Il suo lavoro è ancora in pieno sviluppo, e non ha ancora fatto ciò per cui è stato scelto. Di certo è stato un po’ una delusione, ha fatto il minimo. Grande personaggio dal punto di vista tecnico, come allenatore però non ha mai completamente convinto: un triennio da CT della Germania non indimenticabile e una stagione al Bayern Monaco che è sembrata più l’omaggio al personaggio che altro. Come vedi il futuro della MLS? La crescita sarà continua, e vista la media pubblico e le entrate in aumento, presto farà concorrenza anche a molte società europee. I calciatori adorano gli Stati Uniti, la vita lì. Guarda Pirlo: lì vive bene, si allena bene, è considerato un mito, una leggenda, ma può anche uscire per strada tranquillamente. E presto toccherà anche a giocatori più giovani. Peccato che a suo tempo non sia andato in America Alessandro Del Piero. Se avesse scelto gli USA avremmo forse preso i diritti prima e lui si sarebbe divertito di più e per più tempo. E anche la MLS sarebbe cresciuta prima. The best is yet to come Fino al 2019 compreso https://t.co/XhXXHEQOsl — Stefano Benzi (@stefano_benzi) November 29, 2015

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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