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Tijuana, terra di mezzo tra USA e Messico
Scritto il 2012-02-12 da Franco Spicciariello su MLS
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Da tempo si parla di relocation per il Chivas USA, squadra "sorella" del CD Chivas de Guadalajara con cui condivide colori e proprietà (il milionario nel settore food José Vergara), da tempo in crisi di pubblico e di indentità. E prima città candidata per accogliere il team è San Diego, città al confine col Messico, seconda città della California e ottava degli USA per numero di abitanti, quasi 1.4 milioni, di cui un terzo di origine messicana o Latinos.

Ma a San Diego una squadra di calcio già c'è. Solo che gioca nella Primera Divisìon messicana, qualche km più a sud, e per di più rischia di fare concorrenza proprio a Chivas USA e Los Angeles Galaxy. Si tratta del Club Tijuana, team della città principale dello stato messicano della Bassa California e sesta area metropolitana più grande del Messico, con 1.483.992 abitanti. A separarla da San Diego c'è solo la la frontiera con gli Stati Uniti, con la quale nella pratica forma l'area metropolitana di San Diego-Tijuana con una popolazione stimata di quasi 5 milioni di abitanti.

E il Club Tjuana ha colto la possibilità data da un mercato che si appassiona sempre di più al calcio, puntando sempre più su calciatori "Mexican-American" “L'idea base è quella di crescere”, ha dichiarato il direttore sportivo del Club Tijuana Ignacio Palou a MLSsoccer.com. “Abbiamo un piano di lungo termine per raggiungere gli apassionati di calcio di tutta la California meridionale. Ho chiesto ai responsabili del settore giovanile e agli osservatori fi cercare in quella direzione”.

Palou ha stimato in 150 il numero di giovani attualmente presenti nel settore giovanile del Tijuana, il 10% dei quali nati negli USA, in gran parte a San Diego e dintorni. Ma è solo l'inizio. L'attrazione è reciproca. Da una parte un club di prima divisione messicana, il top del nordamerica insieme alla MLS, con ingaggi migliori però. Dall'altra per il club messicano il poter sfruttare un serbatoio che per prossimità lo pone in vantaggio rispetto agli altri club messicani, e che punta su ragazzi che seppur nati all'estero hanno il doppio passaporto e non contano quindi come stranieri.

Non solo. Secondo Palou i ragazzi che arrivano da oltre confine hanno qualcosa in più in termini di mentalità rispetto ai ragazzi messicani. “Abbiamo realizzato che i ragazzi in arrivo dagli USA hanno degli ottimi valori, come Joe,” ha detto riferendosi a Joe Benny Corona, nato a San Diego, titolare del Tijuana venendo nominato top rookie del campionato, e recentemente chiamato dalla Nazionale USA U23.

Corona nel 2009 ha mollato la San Diego State University, e un potenziale ingaggio in MLS attraverso il SuperDraft per andare a sud ed essere arruolato nel settore giovanile del Tijuana.  Il 21enne è probabilmente il calciatore che conosce meglio questo nuovo fenomeno, e condivide pienamente il progetto di Palou di sviluppare il potenziale della SoCal. “Ci sono molti talenti", ha detto recentemente Corona a MLSsoccer.com. “La maggior dei team giovanili sono composti da Latinos, che nella California meridionale sono la maggioranza”.

Corona ha accettato di rispondere alla convocazione da parte della Nazionale messicana U-22 lo scorso settembre, mentre ha dicembre ha deciso di raggiungere in quel di Duisburg (in Germania) il ritiro dell'Under 23 USA guidata dal CT Caleb Porter. Ma su di lui c'è anche l'interesse di El Salvador, patria della madre.

Certo l'idea di vedere giovani americani passare il confine per andare a Tijuana e magari vederli in futuro con la maglia di ElTri non è una prospettiva incoraggiante, anche se Palou è molto diretto nell'affermare che che comunque la scelta è del giocatore e che il club non spinge né in un senso né nell'altro. “Se possono giocare per due Nazionali bene per loro. Se gente quale Herculez Gomez, José Francisco Torres e Edgar Castillo ha quest'opportunità non intendiamo certo negargliela".

Ma non l'obiettivo di sfruttare i talenti californiani non è l'unico per il Club Tijuana, che ha infatti stipulato un accordo con un tour operator che organizza pacchetti-viaggio in charter o pullman con inclusi hotel e partita, che sta permettendo agli Xolos di costruirsi una base di pubblico oltre confine. Ciò dipende anche dall'aspetto geografico. La città di Tijuana è infatti un caso unico in Messico, trovandosi al confine con gli USA e a ben 20 ore di macchina dal più vicino club di Primera División, il Santos Laguna (dove milita l’americano ex Galaxy Herculez Gomez, capocannoniere nel 2010), quando invece Los Angeles dista solo due ore di strada. Questa vicinanza porta migliaia di tifosi in Messico per vedere i match degli Xoloitzcuintles, specie quando affrontano grandi squadre quali Club América, Guadalajara o América.

E dopo aver deciso di investire pesantemente - come dimostrano gli ingaggi del colombiano Dayro Moreno e dell'argentino José Sand - per attirare sempre più i tifosi d'oltre confine, il Club Tijuana ha ingaggiato altri "americani" dopo Corona.

A dicembre - dopo tre settimane di trial - è stato ufficializzato l'ingaggio del difensore Greg Garza, classe 1991, già nel giro dell'Under 20 USA, Garza era sotto contratto con la società brasiliana che gestisce giocatori Traffic Sport, che negli ultimi tre anni lo aveva piazzato ai portoghesi dell'Estoril. Dopo una serie di provini in Scandinavia (Valerenga in Norvegia e Orebro SK in Svezia), a novembre per lui è arrivata la chiamata per il ritiro Under 23 a Duisburg e quello del Tijuana.

A seguire è stato ingaggiato Bryan De la Fuente, centrocampista classe 1992, frutto dell'Academy del Chivas USA con cui ha anche debuttato in MLS contro il Chicago Fire. L'ultimo arrivato (per ora) è invece il 18enne Esteban "Stevie" Rodriguez, un prodotto dello US Residency Program e nazionale Under 17 ai Mondiali di categoria 2011 con il CT colombiano Wilmer Cabrera (oggi assistant coach ai Colorado Rapids). Dopo i Mondiali Rodriguez era volato in California, chiamato dall'Academy dei Cosmos, in seguito chiusa diventando affiliata del settore giovanile del Chivas USA. Per lui probabile inizialment eun ruolo nella suqadra riserve dei messicani, che milita nella terza divisione.

Un altro giovanissimo (17 anni il prossimo marzo) appena ingaggiato è infine Alejandro Guido, anche lui con la Nazionale USA Under 17 agli scorsi mondiali e reduce da un provino con gli olandesi del Vitesse Arnhem iniziato lo scorso agosto e terminato a fine gennaio proprio per l'offerta del Tijuana, dove il ragazzo è cresciuto.

Tanta America quindi appena oltre confine. Chissà che alla MLS non convenga coinvolgere il Tijuana invece di andare a cercare un nuovo posto per il disastrato (e insulso) Chivas USA?

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Grazie alla vittoria sugli USA per 3-2 ai tempi supplementari ieri notte al Rose Bowl di Pasadena, sarà il Messico a rappresentare la CONCACAF alla prossima Confederations Cup. Denominato CONCACAF Cup, il match di ieri era infatti lo spareggio tra le vincitrici delle ultime due Gold Cup per inviare la numero uno del continente a Russia 2017, per la gioia del pubblico messicano che occupava gran parte dello stadio teatro della finale mondiale 1994 persa dall'Italia ai rigori (errori di Franco Baresi e Roberto Baggio) contro il Brasile. Messico in vantaggio con l'attaccante del Wolfsburg Javier "Chicharito" Hernandez già al 10'. Passano solo cinque minuti e gli Stati Uniti pareggiano con il difensore dello Stoke City Geoff Cameron, di testa su un perfetto cross di Michael Bradley. Il Messico domina nel secondo tempo, riuscendo però a trovare il gol con Oribe Peralta nel primo tempo supplementare. A sorpresa arriva però il pari dell'attaccante USA Bobby Wood - subentrato ad un Jozy Altidore inesistente - su cross del terzino degli Spurs DeAndre Yedlin. Ma ad esultare per ultima è El Tri, che col terzino destro Paul Aguilar con un gran tiro al volo al 118' prenota il viaggio per la Russia, dopo che nelle ultime due edizioni era toccato agli USA rappresentare la CONCACAF. Olimpiadi 2016 a rischio La giornata di Klinsmann era iniziata male, con l'Under 23 guidata dal suo vice, l'austriaco Andreas Herzog, battuta per 2-0 dall'Honduras, una sconfitta che pone a serio rischio la qualificazione alle Olimpiadi 2016. Per volare a Rio infatti gli USA dovranno ora battere il Canada e poi nel caso vincere lo spareggio contro la Colombia a marzo. Una giornata nera quindi per il soccer USA e per l'ex attaccante di Inter e Samp, che è sia CT che direttore tecnico delle Nazionali statunitensi, su cui ormai da più parti piovono richieste di esonero immediato, al momento escluse dal presidente della US Soccer Federation, Sunil Gulati. _________________________________________________________ Rose Bowl, Pasadena (CA) - 10 ottobre, 2015 USA vs Messico 2-3 d.t.s. (1-1 rt) Marcatori: MES - Hernandez 10' USA - Cameron 15' MES - Peralta 96' USA - Wood 108 MES - Aguilar 118 USA -- Guzan; Johnson (Evans 111), Cameron, Besler, Beasley; Jones, Beckerman, Bradley, Zardes (Yedlin 78); Dempsey, Altidore (Wood, 98). MESSICO -- Munoz, Reyes, Layun, Aguilar, Moreno; Marquez (Rivas, 76), Herrera, Guardado (Guemez, 80); Peralta, Jimenez, Hernandez (Corona, 97). Arbitro: Joel Aguilar (El Salvador). Spettatori: 93,723.

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