Da tempo si parla di relocation per il Chivas USA, squadra "sorella" del CD Chivas de Guadalajara con cui condivide colori e proprietà (il milionario nel settore food José Vergara), da tempo in crisi di pubblico e di indentità. E prima città candidata per accogliere il team è San Diego, città al confine col Messico, seconda città della California e ottava degli USA per numero di abitanti, quasi 1.4 milioni, di cui un terzo di origine messicana o Latinos.
Ma a San Diego una squadra di calcio già c'è. Solo che gioca nella Primera Divisìon messicana, qualche km più a sud, e per di più rischia di fare concorrenza proprio a Chivas USA e Los Angeles Galaxy. Si tratta del Club Tijuana, team della città principale dello stato messicano della Bassa California e sesta area metropolitana più grande del Messico, con 1.483.992 abitanti. A separarla da San Diego c'è solo la la frontiera con gli Stati Uniti, con la quale nella pratica forma l'area metropolitana di San Diego-Tijuana con una popolazione stimata di quasi 5 milioni di abitanti.
E il Club Tjuana ha colto la possibilità data da un mercato che si appassiona sempre di più al calcio, puntando sempre più su calciatori "Mexican-American" “L'idea base è quella di crescere”, ha dichiarato il direttore sportivo del Club Tijuana Ignacio Palou a MLSsoccer.com. “Abbiamo un piano di lungo termine per raggiungere gli apassionati di calcio di tutta la California meridionale. Ho chiesto ai responsabili del settore giovanile e agli osservatori fi cercare in quella direzione”.
Palou ha stimato in 150 il numero di giovani attualmente presenti nel settore giovanile del Tijuana, il 10% dei quali nati negli USA, in gran parte a San Diego e dintorni. Ma è solo l'inizio. L'attrazione è reciproca. Da una parte un club di prima divisione messicana, il top del nordamerica insieme alla MLS, con ingaggi migliori però. Dall'altra per il club messicano il poter sfruttare un serbatoio che per prossimità lo pone in vantaggio rispetto agli altri club messicani, e che punta su ragazzi che seppur nati all'estero hanno il doppio passaporto e non contano quindi come stranieri.
Non solo. Secondo Palou i ragazzi che arrivano da oltre confine hanno qualcosa in più in termini di mentalità rispetto ai ragazzi messicani. “Abbiamo realizzato che i ragazzi in arrivo dagli USA hanno degli ottimi valori, come Joe,” ha detto riferendosi a Joe Benny Corona, nato a San Diego, titolare del Tijuana venendo nominato top rookie del campionato, e recentemente chiamato dalla Nazionale USA U23.
Corona nel 2009 ha mollato la San Diego State University, e un potenziale ingaggio in MLS attraverso il SuperDraft per andare a sud ed essere arruolato nel settore giovanile del Tijuana. Il 21enne è probabilmente il calciatore che conosce meglio questo nuovo fenomeno, e condivide pienamente il progetto di Palou di sviluppare il potenziale della SoCal. “Ci sono molti talenti", ha detto recentemente Corona a MLSsoccer.com. “La maggior dei team giovanili sono composti da Latinos, che nella California meridionale sono la maggioranza”.
Corona ha accettato di rispondere alla convocazione da parte della Nazionale messicana U-22 lo scorso settembre, mentre ha dicembre ha deciso di raggiungere in quel di Duisburg (in Germania) il ritiro dell'Under 23 USA guidata dal CT Caleb Porter. Ma su di lui c'è anche l'interesse di El Salvador, patria della madre.
Certo l'idea di vedere giovani americani passare il confine per andare a Tijuana e magari vederli in futuro con la maglia di ElTri non è una prospettiva incoraggiante, anche se Palou è molto diretto nell'affermare che che comunque la scelta è del giocatore e che il club non spinge né in un senso né nell'altro. “Se possono giocare per due Nazionali bene per loro. Se gente quale Herculez Gomez, José Francisco Torres e Edgar Castillo ha quest'opportunità non intendiamo certo negargliela".
Ma non l'obiettivo di sfruttare i talenti californiani non è l'unico per il Club Tijuana, che ha infatti stipulato un accordo con un tour operator che organizza pacchetti-viaggio in charter o pullman con inclusi hotel e partita, che sta permettendo agli Xolos di costruirsi una base di pubblico oltre confine. Ciò dipende anche dall'aspetto geografico. La città di Tijuana è infatti un caso unico in Messico, trovandosi al confine con gli USA e a ben 20 ore di macchina dal più vicino club di Primera División, il Santos Laguna (dove milita l’americano ex Galaxy Herculez Gomez, capocannoniere nel 2010), quando invece Los Angeles dista solo due ore di strada. Questa vicinanza porta migliaia di tifosi in Messico per vedere i match degli Xoloitzcuintles, specie quando affrontano grandi squadre quali Club América, Guadalajara o América.
E dopo aver deciso di investire pesantemente - come dimostrano gli ingaggi del colombiano Dayro Moreno e dell'argentino José Sand - per attirare sempre più i tifosi d'oltre confine, il Club Tijuana ha ingaggiato altri "americani" dopo Corona.
A dicembre - dopo tre settimane di trial - è stato ufficializzato l'ingaggio del difensore Greg Garza, classe 1991, già nel giro dell'Under 20 USA, Garza era sotto contratto con la società brasiliana che gestisce giocatori Traffic Sport, che negli ultimi tre anni lo aveva piazzato ai portoghesi dell'Estoril. Dopo una serie di provini in Scandinavia (Valerenga in Norvegia e Orebro SK in Svezia), a novembre per lui è arrivata la chiamata per il ritiro Under 23 a Duisburg e quello del Tijuana.
A seguire è stato ingaggiato Bryan De la Fuente, centrocampista classe 1992, frutto dell'Academy del Chivas USA con cui ha anche debuttato in MLS contro il Chicago Fire. L'ultimo arrivato (per ora) è invece il 18enne Esteban "Stevie" Rodriguez, un prodotto dello US Residency Program e nazionale Under 17 ai Mondiali di categoria 2011 con il CT colombiano Wilmer Cabrera (oggi assistant coach ai Colorado Rapids). Dopo i Mondiali Rodriguez era volato in California, chiamato dall'Academy dei Cosmos, in seguito chiusa diventando affiliata del settore giovanile del Chivas USA. Per lui probabile inizialment eun ruolo nella suqadra riserve dei messicani, che milita nella terza divisione.
Un altro giovanissimo (17 anni il prossimo marzo) appena ingaggiato è infine Alejandro Guido, anche lui con la Nazionale USA Under 17 agli scorsi mondiali e reduce da un provino con gli olandesi del Vitesse Arnhem iniziato lo scorso agosto e terminato a fine gennaio proprio per l'offerta del Tijuana, dove il ragazzo è cresciuto.
Tanta America quindi appena oltre confine. Chissà che alla MLS non convenga coinvolgere il Tijuana invece di andare a cercare un nuovo posto per il disastrato (e insulso) Chivas USA?










































