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Copa America 2016 per tutto il continente
Scritto il 2012-02-10 da Franco Spicciariello su History
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dalla presidenza della CONCACAF e l'arrivo dell'honduregno Alfredo Hawit, per la confederazione centronordamericana è partito il tempo dei cambiamenti, a cominciare dai rapporti col CONMEBOL, la confederazione sudamericana.

I pessimi rapporti degli ultimi anni hanno infatti portato all'esclusione di Messico e USA dalla Copa America. Ma proprio un'intensificazione dei rapporti col CONMEBOL è considerata come strategica per trasformare e far crescere la CONCACAF secondo il piano di Hawit.

"Il nostro obiettivo è rendere la CONCACAF più competitiva, e quindi porta aperta al CONMEBOL porta aperta e ogni altra associazione di calcio che voglia aiutarci a crescere tecnicamente ed economicamente", ha dichiarato Hawit al sito messicano Mediotiempo. "Dobbiamo cambiare, progredire e cercare nuovi mercati, puntando anche su Africa, Asia e CONMEBOL," ha aggiunto.

E il primo passo dovrebbe arrivare nel 2016. "Il CONMEBOL ci ha proposto di non giocare la Gold Cup 2015 e di organizzare per il 2016 una Copa America a 18 squadre negli USA con 10 squadre sudamericane e 8 della CONCACAF", ha rivelato Hawit. "E' una proposta importante, e faremo di tutto per riuscire ad organizzare il torneo".

Un'altra novità è quella della partecipazione del Brasile quale ospite della Gold Cup 2013, con la possibilità di far diventare la sua presenza permanente. La Seleçao ha già presenziato in Gold Cup nel 1996 (sconfitto in finale dal Messico), 1998 (terzo) e 2003 (perdendo ancora col Messico nella finale).

Il presidente ad interim della CONCACAF, Alfredo Hawit ha inoltre anticipato un piano di alternanza alla presidenza ogni quattro anni tra un rappresentante del centro/nord America e quello di una federazione caraibica, dato che i Caraibi rappresentano la maggior parte dei voti della confederazione e che devono ancora dare l'ok al progetto.

La CONCACAF ha reso nota la lista, ed aprendola al voto dei tifosi, la lista dei candidati alla terza edizione del CONCACAF Awards, assegnato ai migliori giocatori, allenatori, arbitri e al miglior gol dell'anno passato. Molta la MLS presente, a cominciare da un trio di giocatori quali l'attaccante dei Seattle Sounders Clint Dempsey, il rookie dell'Orlando City Cyle Larin, e il centrocampista della nazionale USA e del Toronto FC Michael Bradley, tutti in corsa per il premio di Male Player of the Year. Ma ci sono anche i messicani Javier 'Chicharito' Hernandez, Andrés Guardado, Jesús 'Tecatito' Corona, Oribe Peralta e Hirving Lozano VOTA: 3rd Annual CONCACAF Awards Tre candidati MLS anche per il portiere dell'anno: dalla Philadelphia Union Andre Blake, dal D.C. United Bill Hamid e dal Montreal Impact Evan Bush, cui si aggiungono i connazionali che giocano in Premier League, Tim Howard (vincitore lo scorso anno) e Brad Guzan, e il panamense ex Cagliari e LA Galaxy Jaime Penedo. Due i candidati MLS al premio Coach of the Year: Caleb Porter, vincitore della MLS Cup coi Portland Timbers, e Jesse Marsch, vincitore del Supporters' Shield coi New York Red Bulls, affiancati dal CT della Nazionale USA; Jurgen Klinsmann. Demar Phillips (Real Salt Lake), Matt Besler (Sporting KC) e Roman Torres (Seattle Sounders) sono candidati al Top 11, come anche i centrocampisti Dax McCarty (New York Red Bulls) e Bradley, e gli attaccanti Dempsey, Kei Kamara (Columbus Crew SC) e l'ex juventino Sebastian Giovinco(Toronto FC). I CONCACAF Awards si basano sul voto di tifosi, nazionali, allenatori, capitani e giornalist, divisi in percentuali uguali.

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Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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Nessuno prende più in giro Andre-Pierre. ‘Un BigMac per Gignac’, gli cantavano per le sue forme rotonde. E chi ricorda al River Plate la recente retrocessione oggi lo fa solo per risaltare il fatto che appena 5 anni dopo la funesta notte contro il Belgrano, con la caduta all’inferno della B Nacional il ‘Millonarios’ è in finale di Copa Libertadores. TIGRES PER LA STORIA Questa notte all’Universitario di Nueva Leon il Tigres messicano affronta il River Plate nella gara di andata della finalissima continentale. O bi-continentale, visto che il Tigres arriva dall’altra America tanto che comunque vada il River in dicembre sarà al Mondiale per Club visto che i rivali non sono squadra Conmebol. Nessuna squadra messicana ha vinto la Libertadores: nel 2001 il Cruz Azul portò il Boca Juniors fino ai rigori, nel 2010 il Chivas perse entrambe le partite contro l’Internacional di Porto Alegre. Che il Tigres ha superato in semifinale: sconfitta 2-1 in Brasile e bella vittoria per 3-1 in casa con Gignac che ha segnato la prima rete servito da Damm. Due dei 3 ottimi acquisti fatti dai messicani nelle 7 settimane che sono passate tra quarti e semifinali. Il terzo è Aquino. Due ali e un centravanti, tutti titolari, tutti in gran forma. QUARTO EUROPEO? Il passaggio di Gignac, vicecapocannoniere della Ligue 1 dal Marsiglia al Tigres aveva generato curiosità e ironia: “Fajitas per Gignac”, ironizzavano su twitter. Ma questo Gignac è un’altra persona: l’incontro con Bielsa gli ha fatto perdere 6 chili e ritrovare smalto e forma. Il ragazzo cresciuto nelle roulotte dei campi nomadi cacciando cervi e conigli può diventare il quarto europeo a vincere la Libertadores dopo Rudzki, cecoslovacco sbarcato in Argentina a 15 anni e campione due volte con l’Estudiantes, il romano Mircoli, un altro emigrato in Argentina, vittorioso in Libertadores con l’Independiente e poi sfortunato nel ritorno calcistico in patria con la Sampdoria, e l’allenatore croato Jozic che portò alla gloria il Colo Colo. ARGENTINI IN DIFFICOLTA’ Il River è alla quinta finale: ha perso nel 1966 e nel 1976, ha vinto nel 1986 e nel 1996 (con un gran Crespo) giocando il ritorno in casa come stavolta. Non valgono i gol in trasferta e al Monumental, 5 agosto, arbitrerà un uruguayano che si chiama Dario Ubriaco. Il River non avrà vita facile: le due squadre si sono incontrate nel girone, hanno pareggiato due volte ma il Tigres meritava due vittorie. Il River ha vinto solo una partita delle 6 del gruppo, l’ultima. Ed è passato dal gelo argentino alla canicola messicana. Anche gli argentini hanno fatto acquisti: i ‘vecchi’ Saviola e Lucho Gonzalez sono tornati a casa, presi anche Alario e l’uruguayano Viudez, talento arrivato giovanissimo al Milan e poi persosi per strada tanto che viene da 3 stagioni al Kasimpasa turco. Una finale inedita, una finale di rivalse, una finale che può essere storica. Fonte: Gazzetta dello Sport

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