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Hermann Trophy 2011 a Wenger (Duke)
Scritto il 2012-01-08 da Arnaldo Selmosson su MLS
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La National Soccer Coaches Association of America (NSCAA) ha assegnato ieri a St. Louis in Missouri l'Hermann Trophy 2011, trofeo simile all'Heisman della NCAA, e che va al miglior calciatore di college.

Il trofeo maschile 2011 è stato vinto da Andrew Wenger ieri difensore e nell'ultimo anno attaccante della Duke University,college che rivince per la prima volta dal 1986 quando toccò a John Kerr jr.(ex Portsmouth, Dallas e New England tra le altre), il cui padre milito nei New York Cosmos negli anni '70.

Wenger ha battuto l'attaccante di Creighton Ethan Finlay e Billy Schuler (prossimo ad un accordo con gli svedesi dell'Hammarby guidati dall'ex LA Gregg Berhalter) della North Carolina University. Il vincitore nelle scorse settimane ha firmato un contratto con la MLS di 5 anni nel quadro del programma "Generation adidas".

Il premio era stato vinto nelle ultime due edizioni da dei prodotti di Akron: nel 2009 dall'attuale centravanti dello Sporting KC  Teal Bunbury e nel 2010 da Darlington Nagbe (Portland). In passato invece il trofeo è andato a giocatori del calibro di Claudio Reyna, lx Padova Alexi Lalas,  John Harkes, il portiere Tony Meola (MVP 2000 con Kansas City) eall'ex Cosmos Angelo Di Bernrado.

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Dopo lo 0-0 dell'andata la squadra argentina s'impone per 3-0 sui messicani: i gol di Alario, Sanchez su rigore e Mori mandano in delirio i 62mila dello stadio 'Monumental' e valgono il terzo trionfo nel trofeo continentale, dopo quelli del 1986 e 1996. Rimane ancora a zero il Messico, che sperava di portare la prima Copa in CONCACAF. Una festa durata tutta la notte, nonostante il diluvio abbattutosi sulla capitale argentina, per un trionfo che sa di resurrezione. Il River Plate ha infatti vinto la Coppa Libertadores d’America per la terza volta nella sua storia. Dopo gli exploit datati 1986 e 1996, i Millionarios calano il tris travolgendo per 3-0 al ‘Monumental’ di Buenos Aires i messicani del Tigres, dopo lo 0-0 dell’andata giocata a Monterrey. La squadra guidata da Marcelo Gallardo succede nel palmares a un’altra formazione argentina, il San Lorenzo, mentre il Tigres ha perso l’opportunità di diventare la prima compagine del suo Paese a conquistare il prestigioso torneo. All’esterno dello stadio si sono registrati alcuni incidenti: la polizia, intervenuta per impedire l’ingresso a centinaia di tifosi senza biglietti, ha fermato 25 persone. ALARIO, SANCHEZ E MORI: RIVER PLATE IN TRIONFO – Il River Plate è partito male, bloccato un po’ dalla tensione per l’importanza della posta in palio, e ha avuto difficoltà nei primi trenta minuti del primo tempo, ma ha saputo trovare il gol con freddezza e al momento giusto: al 44′ colpo di testa del giovane Lucas Alario al 44, che ha raccolto un millimetrico passaggio di Lionel Vangioni, anche grazie ad una distrazione della difesa avversaria, indovinando l’angolino giusto. Nel secondo tempo, i ruoli si sono invertiti. Con il Tigres realmente incapace di reagire, gli uomini di Gallardo hanno di fatto dominato l’incontro, chiudendo i giochi grazie ad un rigore dell’uruguaiano Carlos Sanchez (74′) e ad un altro colpo di testa, questa volta del difensore Ramiro Funes Mori (79′) per il 3-0 che manda in delirio i 62mila spettatori del Monumental. NOTTE DI FESTA A BAIRES SOTTO LA PIOGGIA – Il River torna così protagonista anche a livello internazionale a circa quattro anni dall’incubo della retrocessione nella seconda divisione argentina (giugno 2011). I festeggiamenti sono subito iniziati allo stadio e poi proseguiti nella zona dell’Obelisco, il ‘cuore’ del centro di Buenos Aires in una nottata nella quale di fatto non ha mai smesso di piovere, durante e dopo la partita. I tifosi argentini hanno così fatto ‘fiesta’ per la seconda volta nel giro di quindici mesi: nel maggio dell’anno scorso, la squadra vinse lo scudetto dopo essere riuscita a tornare nel 2012 nella serie A, archiviando così lo scivolone della retrocessione l’anno precedente. Libertadores, trionfo River: spettacolare coreografia al Monumental GALLARDO: “ABBIAMO VINTO LA BATTAGLIA PIU’ IMPORTANTE” – “La storia del club è fatta di battaglie in questa competizione – ha detto il tecnico del River (ed ex centrocampista del DC United in MLS), Marcelo Gallardo, che in un anno di gestione ha centrato il terzo titolo dopo la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana -. Noi dovevamo vincere la più importante, che era questa, e lo abbiamo fatto. Adesso guardiamo oltre”. Il riferimento, più o meno velato, è al Mondiale per club di dicembre, dove la formazione della capitale argentina sarà la principale rivale del Barcellona di Luis Enrique. Fonte: Repubblica.it

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Maidana annulla Gignac: in Messico è 0-0, gli argentini hanno il ritorno in casa il 5 agosto Felinos con artigli poco affilati, Millonarios dichiaratamente tirchi. E allora Tigres-River Plate, finale di andata della Libertadores, è finita 0-0. Partita tosta, governata dai messicani ma ben gestita dagli argentini che hanno evitato di correre rischi per segnare un gol in trasferta che non vale doppio. E allora, perché sbattersi? Il River ha vinto le sue due Libertadores giocando la finale di ritorno in casa e ancora una volta si affida al Monumental: in campo la sera del 5 agosto, in Europa ore piccole del 6. Il Tigres cerca il primo trionfo messicano nella competizione dopo le finali perse da Cruz Azul e Chivas, gli argentini il terzo successo a distanza di 19 anni dall’ultimo, vissuto con un grande Hernan Crespo in campo e un giovane Gallardo promessa in panchina: oggi il Muñeco è l’allenatore del River, espulso a Monterrey per una protesta esagerata nel secondo tempo: frustrazione accumulata con la costante pressione sofferta dai suoi. LE CHIAVI Grandissima prestazione del centrale argentino Maidana, 30 anni spesi con un infruttuoso passaggio europeo al Metalist ucraino: martello sul povero Gignac, gattone ammaestrato e anche mazziato; ieri ha postato su Twitter una foto del suo alluce annerito dalla battaglia con Maidana. Il francese bloccato, il brasiliano Sobis costretto ad arretrare per cercare palla e spazio e, fattore determinante numero 2, fermato dall’ottimo portiere Barovero quando ha avuto qualcosa da dire vicino alla porta. Barovero determinante anche su Damm, lanciato solo davanti alla porta e irretito in maniera brillante. E se Damm il suo ha provato a farlo, l’altra ala comprata tra quarti e semifinali dal Tigres, il messicano Aquino, non ha recuperato dall’infortunio e ha di fatto azzoppato anche l’attacco messicano. Positivi (per il River, non per lo spettacolo) anche i due cambi di Gallardo all’intervallo: fuori Viudez e Mora, dentro Lucho Gonzalez e Bertolo. Centrocampo argentino più solido e meno terreno di caccia per Arevalo Rios (ex di Palermo e Chicago Fire), l’uruguaiano che stava gestendo la partita recuperando palloni e lanciando i compagni. BASTA PAREGGI La storia dice che tra gli argentini solo il Boca, due volte ma nel 1963 (col Santos di Pelé) e nel 1979 (con l’Olimpia), ha perso una finale nel proprio stadio. L'ex centrocampista della Nazionale argentina e del DC United Marcelo Gallardo e i suoi hanno sempre confidato nel ritorno in casa e se la giocheranno in un Monumental pieno e senza tifosi avversari per motivi di sicurezza. Dopo tre pareggi — Tigres e River si erano già affrontate nel girone — ci dovrà essere un vincitore: in caso di X al 120’ si tireranno i rigori. Il River retrocesso clamorosamente nella B Nacional argentina solo 5 anni fa è risorto con Gallardo: in un anno vittorie in campionato e in Copa Sudamericana e finale di Libertadores, con sicura partecipazione al Mondiale per Club. Dopo la resistenza messicana, i Millonarios sono convinti di poter alzare la terza Libertadores. Fonte: Gazzetta dello Sport

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