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Revs e 'Caps, cambiare per guardare avanti
Scritto il 2011-11-10 da Blackiesan74 su MLS
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New England Revolution 28 punti (5 vittorie, 13 pareggi, 16
sconfitte)

È evidente, dalle cifre qui sopra, che il 2011 sia stato l’anno peggiore della storia recente dei Revolution; dal 2007 (anno dell’ultima MLS Final giocata) il crollo non è stato proprio verticale, ma di stagione in stagione è venuto a mancare qualche piccolo tassello che a lungo andare ha reso la squadra sempre meno competitiva. Siamo stanchi di scrivere (e voi di leggere) che il problema è la famiglia Kraft, che non ha intenzione di investire nei Revs, ma questa è la verità.

Gli appassionati della squadra di Boston possono stare tranquilli: la famiglia non ha nessuna intenzione di dismettere la franchigia, ma ora Kraft e famiglia sono costretti a un’inversione di tendenza. Intanto è stato riorganizzato il management: Brian Bilello è diventato Presidente del Club (era il CEO) e Michael Burns è stato promosso da Vice Presidente a General Manager. Queste mosse sono state fatte nell’ottica di focalizzare le energie del management sugli aspetti tecnici della squadra, energie che forse erano troppo dedicate al lato business della Kraft Sports Group.

Il primo compito dei due nuovi leader della società sarà trovare un allenatore. Alla fine della stagione, infatti, Steve Nicol, il coach che ha guidato la squadra per ben 10 anni, portandola a 4 titoli della Eastern Conference, 1 US Open Cup e 1 SuperLiga, ha deciso di lasciare. Forse vuole trovare nuovi stimoli, di certo era stanco di dover fare i miracoli al draft ogni stagione e tentare di impostare una squadra sempre competitiva, anche quando c’è obiettivamente poco su cui lavorare. C’è riuscito per un buon numero di anni, quando dai draft sono venuti i vari Twellman, Dempsey, Parkhurst, eppure i Revs non sono mai riusciti a vincere il titolo MLS, quasi come una maledizione, come se gli dei del calcio avessero detto: “Se non volete investire come stanno facendo altre squadre non arriverete mai a centrare il bersaglio grosso”.

Nella stagione 2010 i nodi sono venuti al pettine, e il 2011 non poteva che finire come noi avevamo previsto in tempi non sospetti; certo, anche la sfortuna ha giocato un ruolo non marginale, ma gli infortuni sono una variabile che nel calcio ha una preponderanza notevole; se poi un giocatore come Ousmane Dabo, centrocampista di buone/ottime doti, ma che ormai è arrivato alla frutta e le ginocchia non gli reggono più, non riesce ad offrire il contributo che tutti sperano, è davvero il caso di tagliare Didier Domi? D’accordo, anche lui era alle prese con gli infortuni e anche lui è ultratrentenne, ma anche questi sono indizi della poca lungimiranza dello staff dirigenziale dei Revs: che senso ha prendere giocatori anziani, logori e con alle spalle tante battaglie se poi bisogna sostituirli?

E anche quelli che ci sono ora non sono proprio nel fiore degli anni: valga per tutti il caso di Matt Reis, ottimo portiere che però ormai ha scollinato i 35 anni e potrebbe anche appendere i guanti al chiodo o decidere che di Boston ne ha piene le scatole. Quello che è certo è che, prima di ogni analisi sul roster, i Revs dovranno decidere chi sarà a guidare la squadra nel 2012: si vocifera di Fernando Clavijo (speriamo di no…), ma altre ipotesi sono allo studio e Kraft potrebbe anche decidere di promuovere l’allenatore in seconda Stephen Myles.

In realtà la squadra qualche elemento interessante ce l’ha, e sarebbe il caso che il nuovo allenatore costruisse l’ossatura del nuovo roster attorno a questi elementi: Bobby Shuttleworth (portiere) è già stato impiegato varie volte e ha mostrato buone doti; in difesa AJ Soares, Kevin Alston e Ryan Cochrane sono dei buoni elementi, anche se mancano di un po’ di personalità e si può fare meglio sotto il profilo tecnico; a centrocampo Benny Feilhaber e Diego Fagundez sono certamente i nomi di spicco; in attacco arrivano le dolenti note, perché l’unico elemento in qualche modo futuribile è quello Zach Schilawski che non sarà mai una macchina da gol, ma è un centravanti potente, che se adeguatamente supportato può mettere in apprensione le difese avversarie.

Nel 2011 questa ossatura è stata lasciata incompleta, per tirchieria, poca lungimiranza, menefreghismo e tutte le ragioni che abbiamo sviscerato più e più volte; d’altro canto un tifoso bostoniano come il sottoscritto non può evitare di rimarcare i fatti: e allora auguriamo buona fortuna a Steve Nicol, sperando che dovunque vada possa trovare quelle soddisfazioni che a Boston per un motivo o per l’altro gli sono sempre sfuggite.

E a Boston attendiamo di sapere quale sarà il nuovo head-coach che dovrà assumersi la responsabilità di tentare di riportare i Revolution nei piani alti della lega; non che la cosa sia impossibile di per sé, ma l’atteggiamento della proprietà ci fa ritenere che non sia quello l’obiettivo a lungo termine; pare che anche il tradizionale draft che si svolgerà a gennaio non sia uno dei migliori, e questo potrebbe dirottare le scelte della dirigenza su giocatori già esperti (speriamo non “rotti”). Ma fino a quando non sarà nominato il nuovo head-coach non si tratta di nient’altro che di speculazioni… 

Vancouver WhiteCaps 28 punti (6 vittorie, 10 pareggi, 18 sconfitte)

Nuovo coach che invece i Vancouver WhiteCaps, l’altra peggiore squadra del 2011, hanno già individuato per sostituire Tom Sohen (che tornerà ad occupare il ruolo di Direttore Tecnico, dopo aver sostituito ad interim il coach Teitur Thordarson): sarà Martin Rennie, che la scorsa stagione ha allenato i Carolina RailHawks della NASL. Rennie ha già cominciato a lavorare per la nuova stagione; del vecchio roster ha già comunicato di voler rinnovare il contratto ad Atiba Harris, e di cedere Morfaw e Elmasri.

D'altro canto i risultati della stagione 2011 richiedono una sterzata, e la cosa più economica (e forse anche giustificabile) è dare il benservito all'allenatore e cercarne un altro; ma forse ci si aspettava che la prima stagione in MLS dei WhiteCaps fosse foriera di risultati più apprezzabili: in Canada non pretendevano di vincere la MLS Cup, ma forse avevano pensato quantomeno di accedere ai play-off, non certo di qualificarsi all'ultimo posto assoluto. Questo in virtù del fatto che Vancouver è sì un expansion-team, ma solo di nome, visto che la storia dei WhiteCaps dura, tra cambi di nome e affiliazioni a diverse leghe, dal 1974.

Però la squadra sembrava costruita con molto raziocinio; di certo l’infortunio grave occorso a Atiba Harris ha abbattuto le velleità dei canadesi, e forse il non aver voluto dare fiducia a Thordarson ha disorientato un po' i giocatori; ma crediamo che la ragione principe del fallimento stagionale dei WhiteCaps sia stata un po’ di presupponenza e l'inattesa competitività all'interno della MLS, di fronte alla quale i canadesi si sono trovati spiazzati.

Ma il 2012 è qui girato l’angolo, e ci sono giocatori sui quali è possibile investire per completare l'ossatura per la stagione del riscatto: Joe Cannon (che comincia ad essere un po’ in là con gli anni) e Jay Nolly coprono a dovere il ruolo dell’estremo difensore; in difesa Jay DeMerit, Jonathan Leathers, Alain Rochat e Michael Boxall sono elementi ai quali i nuovi arrivi potranno fare riferimento per inserirsi nel tessuto della squadra, gli altri difensori non offrono garanzie; a centrocampo c’è una grande abbondanza di uomini, ma se ci dicessero di poter tenere solo 3 elementi andremmo diritti su Davide Chiumiento (2 gol e ben 9 assist), Shea Salinas (1 gol e 3 assist) e Peter Vagenas (che non ha gol né assist da offrire in dote ma ha una grande esperienza e cento polmoni); in attacco, come detto sopra Atiba Harris verrà confermato (ha giocato solo 5 partite a causa di un infortunio, ma ha piazzato 2 gol e smazzato 3 assist…), ed è irrealistico pensare di privarsi di Camilo Sanvezzo, talentuoso brasiliano da 12 gol e 3 assist.

Il nuovo allenatore dovrà occuparsi di trovare difensori all’altezza da affiancare a DeMerit e compagni, ma soprattutto di rinforzare il centrocampo, che ha buoni giocatori in fase offensiva ma a fare filtro c'è in pratica il solo Vagenas: troppo poco, e i numeri del 2011 stanno lì a dimostrarlo. Potrebbe far comodo un terzo attaccante prolifico, ma le priorità sono quelle elencate sopra. Vedremo come si muoverà il management canadese, ma intanto l'aver già scelto il nuovo coach (e averlo già messo all'opera nella valutazione del roster) dimostra come i WhiteCaps siano una società con l’esperienza sufficiente per ottenere successi e gloria anche nella MLS.

Dopo gli anticipi di venerdì, col NYCFC vittorioso sul DC United, e sabato, Quakes 1-0 ai Colorado Rapids, è stato un sabato di grandi scontri per la MLS Week #24, con vari cambi in classifica. Nella Western infatti, i LA Galaxy volano in testa dopo aver battuto l'FC Dallas in trasferta, superando di un punto i Caps (che però hanno una partita in meno) sconfitti a KC in rimonta. E proprio lo Sporting KC, che ha 4 match da recuperare, diventa ora il vero favorito della Western Conference. Tre punti anche per Portland, che sorpassa Dallas e rafforza ancora la propria posizione in ottica playoff. Nella Eastern invece, seconda sconfitta consecutiva per i Toronto FC di Sebastian Giovinco, sepolto sotto tre gol alla Red Bull Arena, dove i NY Red Bulls si dimostrano ancora una volta una macchina da guerra e sono ora - con anche tre partite in meno - a soli a cinque punti dalla capolista DC United. Vince anche il New England Revolution, che stacca il TFC ma ha due partite in più. La Week 24 si chiude stanotte con Orlando in visita in casa dei Seattle Sounders reduci da cinque sconfitte consecutive ed alla disperata ricerca di punti playoff, e con Philadelphia che ospita il Chicago Fire ultimo nelal Eastern. HIGHLIGHTS: New York Red Bulls vs Toronto FC 3-0 Quinto gol in sei partite per l'attaccante inglese Bradley Wright-Phillips, in gol su assist dell'ex Leeds Mike Grella, nel pesante 3-0 dei NY Red Bulls contro il Toronto FC alla Red Bull Arena. Raddoppio del terzino sinistro Anthony Wallace con un gran tiro dalla distanza, e ci pensa poi un super Luis Robles - che con 26 shutouts (match senza prendere gol) supera il record di Tony Meola - a bloccare le iniziative del TFC. Chiude i giochi nel recupero l'argentino Gonzalo Veron, da poco arrivato a NY. Brutta prestazione per il Toronto, con Sebastain Giovinco troppo spesso isolato e non supportato dai suoi. Uniche occasioni per i Reds un gol sfiorato da Marky Delgado all'inizio e un tiro proprio di Giovinco nel recuper odel primo tempo. Buon match di Michael Bradley, dai cui piedi non però conseguito nulla di concreto. HIGHLIGHTS: New England Revolution vs. Houston Dynamo 2-0 Dopo un'attesa di 170 minuti causa tempesta sopra il Gillette Stadium di Foxboro, in un match brutto e con molti errori (inevitabili con il pessimo sintetico in quello stato), i Revs superano per 2-0 la Houston Dynamo, e consolidano la propria posizione nella Eastern Conference mantenendo sei punti (pur con una partita in più) sull'Orlando City in ottica playoff. Erano in 21.723 a Foxboro, ma dopo l'interruzione durata quasi tre ore, meno della metà hanno assistito al vantaggio di Jose Gonçalves, che batte dalla distanza il portiere della Dynamo Tyler Deric, fino ad allora essenziale nel salvare la porta quattro volte. Il raddoppio è dell'attaccante Juan Agudelo, entrato dalla panchina, su assist del solito Lee Nguyen. Per Agudelo, giovane attaccante nel giro della Nazionale, è il quinto gol stagionale, ma solo il primo dal 20 maggio scorso, a dimostrazione di un calo notevole che ha portato coach Jay Heaps ad escluderlo spesso.   HIGHLIGHTS: FC Dallas vs LA Galaxy 1-2 Una doppietta del solito, letale, Robbie Keane, e i Los Angeles Galaxy espugnano Dallas e si portano (momentaneamente) in testa alla Western Conference. L'FC Dallas va in vantaggio con Michael Barros nel primo tempo, con gli uomini di Oscar Pareja apparsi in pieno possesso del match e con LA incapace anche solo di tirare in porta. Ma nel secondo tutto cambia, e Keane pareggia al 51' di testa su cross di Robbie Rogers. Il gol vittoria di LA arriva al 55', in cui si vede tutto i talento dei Galaxy. Il neo acquisto la stella messicana Giovani dos Santos, riceve palla da Keane in area, ma il suo tentativo è respinto da Dan Kennedy. Ma dos Santos riprende e appoggia per Keane che di testa regala tre punti pesantissimi ai Galaxy. La doppietta, porta Keane a quota 13 in classifica marcatori, e lo ribadisce quale contender anche quest'anno per il premio MVP già vinto nel 2014. Per lui ieri centesima partita in MLS, con un totale di 100 gol: meglio di lui i soli Roy Lassiter, 71 reti, e Carlos Ruiz, 67.   HIGHLIGHTS: Sporting Kansas City vs. Vancouver Whitecaps 4-3 Spettacolo per i 20mila dello Sporting Park (65° tutto esaurito consecutivo!), dove gli uomini di Peter Vermes sotto 3-1 non mollano e chiudono con una vittoria per 4-3, puntando ora diritti alla testa della Western Conference. Eroe della serata il centrocampista brasiliano Paulo Nagamura, autore di una doppietta nel finale: prima il pareggio all'87' su cross perfetto di Chance Myers, e poi il gol vittoria di testa nel quarto minuto di recupero su cross stavolta di Soni Mustivar. Una doppietta del giovanissimo Kekuta Manneh e una punizione di Pedro Morales avevano portato avanti Vancouver 3-1 (Kevin Ellis aveva accorciato per KC). A suonare la riscossa - provocata anche dal calo dei caps, reduci da una trasferta infrasettimanale a Montreal - ci pensa il centravanti inglese Dom Dwyer all'81', seguito poi da super Nagamura, per l'estasi dei tifosi dello Sporting. HIGHLIGHTS: Real Salt Lake vs. Portland Timbers 0-1 Non è proprio l'anno del Real Salt Lake, che quando non perde per demerito lo fa per sfortuna, oltre tutto punito da un ex come ieri sera. E' infatti del difensore Nat Borchers (per lui 7 stagioni in Utah alle spalle) di testa, su solito bel corner dell'argentino Diego Valeri, la rete che batte Nick Rimando - che aveva salvato su gran tiro di Max Urruti - al 95', consegnando ai Timbers tre punti che saranno probabilmente fondamentali in ottica playoff.  

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Stanotte LA sarà impegnata a Dallas in uno scontro fondamentale per la conquista della testa della Western Conference, attualmente occuopata dai Vancouver Whitecaps. Tra i protagonisti più attesi della serata, oltre all'ex capitano del Liverpool Steven Gerrard, sicuramente l'attaccante messicano Giovani dos Santos, grande promessa di El Tri mai esplosa del tutta in Europa e da poco sbarcata (a caro prezzo) a LA. Uno sbarco avvenuto nel migliore dei modi, visti i due gol segnati nelle prime due partite tra CONCACAF Champions League e MLS. Dos Santos rappresenta per i LA Galaxy l'ennesimo tentativo di conquistarsi il pubblico ispanico: sono ben 9 milioni i Latinos, in gran parte di origine messicana, che vivono nelle cinque contee di Los Angeles. Il problema è che il 99% dei tifosi di calcio di origine ispanica rimane legato ai club che seguiva nel proprio paese o in quello dei propri genitori, come dimostra anche la scelta del Messico di giocare quasi tutte le amichevoli negli USA per sfruttare la passione locale e guadagnare un sacco di soldi. Ma con Dos Santos qualcosa potrebbe cambiare, almeno a livello di club. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy [VIDEO] “I tifosi messicani e messicano-americani non vedono l'ora di seguire Gio sul campo", ha dichiarato al LA Times un membro della LA Riot Squad, gruppo di tifosi "caldi" dei Galaxy. "Non molti dei miei amici messicani seguono la MLS e i Galaxy, ma penso che l'arrivo di Gio li attirerà, aumentando anche le presenze allo stadio". Il problema è che i messicani non vedono ancora la MLS come una lega di livello, principalmente perché seguono sempre i rispettivi club: dal Chvas de Guadalajara al Club America, passando per il Tigres finalista di Copa Libertadores sino al recente Club Tijuana, capace di attrarre tanti tifosi che vivono intorno al confine. LEGGI: Tijuana, terra di mezzo tra USA e Messico In passato, nelle prime 5 stagioni in MLS, i Galaxy hanno ingaggiato tre tra i più famosi calciatori della Nazionale di El Tri, ma senza ottenere risultati sul campo, come nemmeno in termini di seguito. In Messico qualcuno ha addirittura scritto "Galaxy, la tumba de mexicanos". Gli appassionati ricorderanno il coloratissimo (in termini di divise) portiere - che però voleva fare l'attaccante -Jorge Campos, primo straniero ingaggiato dalla MLS. Titolare col Messico ai Mondiali americani del 1994, giocò con i Galaxy nel 1996 e 1997, sbrigandosi però sempre a volare a casa durante la offseason per giocare nella LigaMX, fino alla cessione al Chicago Fire. Nel 1998 toccò all'attaccante Carlos Hermosillo, all'epoca capocannoniere del Messico, ma deludente in MLS con soli 14 gol nelle 34 partite giocate lungo due stagioni. A sua giustificazione le 34 primavere sulle spalle al momento del suo arrivo e una certa incompatibilità con l'ex nazionale USA e allora capitano dei Galaxy Cobi Jones, che lo limitava nel ricevere palloni adeguati per un attaccante delle sue caratteristiche. Terzo tentativo, ed ultimo fino a poco fa, Luis Hernandez, per la cui chioma bionda i Galaxy rinunciarono addirittura un paio di giocatori per farlo rientrare nel salary cap. Arrivato 32enne a LA nel 2000, dopo che solo due anni prima aveva messo a segno 4 gol ai Mondiali di Francia con la Nazionale, negli States di gol invece ne segnò 12, ma in tre stagioni in cui scese in campo solo 30 volte, con tanto di finale persa nel 2001 coi Quakes. E di lui a LA ricordano più le sue scorribande per locali che quelle in campo. Da allora, al termine della stagione 2002, i Galaxy non hanno più schierato giocatori messicani. “E' per questo motivo che molti messicani sono così distaccati da Galaxy", ha scritto Hoy, il settimanale in spagnolo del Los Angeles Times. “Ma un giocatore come Gio può attirarli. E' diverso da Campos, Hermosillo o Luis Hernandez, arrivati quando avevano già dato il meglio". Dos Santos ha infatti solo 26 anni  e già tanta esperienza. Per lui il top è ancora lontano, e i Galaxy sperano possa raggiungerlo a LA. Anche perché il messicano arriva poi a LA a tre anni di distanza dall'ingresso in MLS di un nuovo competitor, l'LAFC (ma il nome deve ancora essere scelto), che sostituirà l'ormai defunto Chivas USA, tentativo abortito di portare allo stadio tifosi messicani sfruttando il legame col solo Guadalajara. LEGGI: Addio al Chivas USA, la MLS cambia E ai Galaxy qualcuno è preoccupato dell'arrivo di un competitor dalla proprietà importante (Magic Johnson, il presidente del Cardiff City Vincent Tan, Mia Hamm, ecc.), al punto che c'è chi dice che l'LAFC potrebbe essere stato un fattore decisivo nel cambio di strategia dei Galaxy. Ma il presidente del club Chris Klein nega: "Non prendiamo decisioni basate sul marketing". Curiosa un'affermazione del genere fatta proprio da Klein, diventato il miglior amico a LA di David Beckham, il vero colpo di marketing oltre che calcistico (era ancora al top) che ha messo la MLS e i LA Galaxy sotto i riflettori del calcio mondiale. Colpo però reso un po' problematico dai due prestiti in offseason al Milan (dove si infortunò gravemente), ma valso due MLS Cup nelle ultime due stagioni prima dell'anno d'addio al PSG. E a LA tutti sperano che Giovani dos Santos, che ha ricevuto la "benedizione" di Becks la scorsa settimana allo StubHub Center di Carson, possa almeno replicare quei successi. Ma per arrivare ad essere "rispettati" dai tifosi di origine messicana, i LA Galaxy dovranno iniziare a battere con regolarità i club di oltre confine. E quindi, ancor più che ai tempi di Beckham, il vero obiettivo con l'arrivo di Giovani dos Santos a fianco di Steven Gerrad e Robbie Keane, deve essere la CONCACAF Champions League e il conseguente Mondiale per Club. Solo allora i bambini latinos probabilmente inizeranno a diventare tifosi dei Galaxy e a seguire con "rispetto" i club MLS.

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