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RSL chiama Martin Vasquez per l'Academy
Scritto il 2011-11-23 da Franco Spicciariello su Yanks Abroad
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Il Real Salt Lake ha nominato l'ex allenatore del Chivas USA Martin Vasquez quale nuovo direttore dell'Academy U-16 e U-18 con base a Casa Grande in Arizona, sostituendo l'ex difensore dei Galaxy Greg Vanney. Classe 1963, ex mediano con esperienze tra Messico (Puebla, Veracruz, Atlas) ed USA, prima nella MISL indoor (Los Angeles Lazers) e poi in MLS, dove ha militato con Tampa Bay Mutiny due anni e uno a San Jose con gli allora Clash. Da allenatore invece ha iniziato da secondo a Los Angeles con sia Galaxy che Chivas USA, chiudendo nella USL A-League con gli Orange County Zodiac nel 1999. Martin Vasquez inoltre ha indossato la maglia di entrambe le Nazionali: 3 partite col Messico e 7 con gli USA con CT Steve Sampson. Nel 2008 il salto, chianato dall'amico Jurgen Klinsmann al Bayern Monaco, ma l'avventura finisce già nell'aprile 2009 . Nel 2010 rientra in America, dove il Chivas USA lo nomina head coach, ma a fine stagione viene sostituito da Robin Fraser.

Il calcio gli manca, ma forse non quello giocato. Infatti Landon Donovan, leggenda dei LA Galaxy e della Nazionale USA, ha deciso di rientrare nel calcio, ma attraverso un suo club in quel di San Diego. Lo scoop è del giornale canadese Ottawa Sun, secondo il quale Donovan, insieme all'analista di FOX Warren Barton, vuole lanciare un team nella USL (Div. III del soccer americano) a San Diego. Già lo scorso dicembre era emersa la notizia dell'acquisto da parte di Donovan e Barton dei San Diego Flash della NPSL (Div. IV), mentre ad aprile Donovan aveva annunciato il suo fidanzamento e il trasferimento a San Diego, dove sta costruendo una villa a La Jolla. Ma l'obiettivo finale sarebbe una franchigia in MLS, laddove a San Diego il calcio di prima divisione manca dal 1984, quando chiusero i San Diego Sockers - club in cui militarono grandi come un giovane Hugo Sanchez (in seguito capocannoniere al Real Madrid), il capitano della grande Polonia del 1974 Kazimierz Deyna e il messicano Leonardo Cuellar - e la stessa NASL. Il progetto di Donovan e Barton potrebbe infatti essere l'embrione del più ampio tentativo guidato dal proprietario dei San Diego Padres (Major League Baseball) di costruire un nuovo stadio per il calcio, per il quale lo spazio arriverebbe nel momento dell'addio dei Chargers della NFL, destinati ad essere trasferiti. Recentemente, in un'intervista a Sports Illustrated, l'MLS commissioner Don Garber ha affermato di aver avviato delle conversazioni con alcuni gruppi a San Diego, ma che il tutto sarebbe davvero preliminare, anche se l'annunciata espansione a 28 apre molti spazi.

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Dopo lo 0-0 dell'andata la squadra argentina s'impone per 3-0 sui messicani: i gol di Alario, Sanchez su rigore e Mori mandano in delirio i 62mila dello stadio 'Monumental' e valgono il terzo trionfo nel trofeo continentale, dopo quelli del 1986 e 1996. Rimane ancora a zero il Messico, che sperava di portare la prima Copa in CONCACAF. Una festa durata tutta la notte, nonostante il diluvio abbattutosi sulla capitale argentina, per un trionfo che sa di resurrezione. Il River Plate ha infatti vinto la Coppa Libertadores d’America per la terza volta nella sua storia. Dopo gli exploit datati 1986 e 1996, i Millionarios calano il tris travolgendo per 3-0 al ‘Monumental’ di Buenos Aires i messicani del Tigres, dopo lo 0-0 dell’andata giocata a Monterrey. La squadra guidata da Marcelo Gallardo succede nel palmares a un’altra formazione argentina, il San Lorenzo, mentre il Tigres ha perso l’opportunità di diventare la prima compagine del suo Paese a conquistare il prestigioso torneo. All’esterno dello stadio si sono registrati alcuni incidenti: la polizia, intervenuta per impedire l’ingresso a centinaia di tifosi senza biglietti, ha fermato 25 persone. ALARIO, SANCHEZ E MORI: RIVER PLATE IN TRIONFO – Il River Plate è partito male, bloccato un po’ dalla tensione per l’importanza della posta in palio, e ha avuto difficoltà nei primi trenta minuti del primo tempo, ma ha saputo trovare il gol con freddezza e al momento giusto: al 44′ colpo di testa del giovane Lucas Alario al 44, che ha raccolto un millimetrico passaggio di Lionel Vangioni, anche grazie ad una distrazione della difesa avversaria, indovinando l’angolino giusto. Nel secondo tempo, i ruoli si sono invertiti. Con il Tigres realmente incapace di reagire, gli uomini di Gallardo hanno di fatto dominato l’incontro, chiudendo i giochi grazie ad un rigore dell’uruguaiano Carlos Sanchez (74′) e ad un altro colpo di testa, questa volta del difensore Ramiro Funes Mori (79′) per il 3-0 che manda in delirio i 62mila spettatori del Monumental. NOTTE DI FESTA A BAIRES SOTTO LA PIOGGIA – Il River torna così protagonista anche a livello internazionale a circa quattro anni dall’incubo della retrocessione nella seconda divisione argentina (giugno 2011). I festeggiamenti sono subito iniziati allo stadio e poi proseguiti nella zona dell’Obelisco, il ‘cuore’ del centro di Buenos Aires in una nottata nella quale di fatto non ha mai smesso di piovere, durante e dopo la partita. I tifosi argentini hanno così fatto ‘fiesta’ per la seconda volta nel giro di quindici mesi: nel maggio dell’anno scorso, la squadra vinse lo scudetto dopo essere riuscita a tornare nel 2012 nella serie A, archiviando così lo scivolone della retrocessione l’anno precedente. Libertadores, trionfo River: spettacolare coreografia al Monumental GALLARDO: “ABBIAMO VINTO LA BATTAGLIA PIU’ IMPORTANTE” – “La storia del club è fatta di battaglie in questa competizione – ha detto il tecnico del River (ed ex centrocampista del DC United in MLS), Marcelo Gallardo, che in un anno di gestione ha centrato il terzo titolo dopo la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana -. Noi dovevamo vincere la più importante, che era questa, e lo abbiamo fatto. Adesso guardiamo oltre”. Il riferimento, più o meno velato, è al Mondiale per club di dicembre, dove la formazione della capitale argentina sarà la principale rivale del Barcellona di Luis Enrique. Fonte: Repubblica.it

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Maidana annulla Gignac: in Messico è 0-0, gli argentini hanno il ritorno in casa il 5 agosto Felinos con artigli poco affilati, Millonarios dichiaratamente tirchi. E allora Tigres-River Plate, finale di andata della Libertadores, è finita 0-0. Partita tosta, governata dai messicani ma ben gestita dagli argentini che hanno evitato di correre rischi per segnare un gol in trasferta che non vale doppio. E allora, perché sbattersi? Il River ha vinto le sue due Libertadores giocando la finale di ritorno in casa e ancora una volta si affida al Monumental: in campo la sera del 5 agosto, in Europa ore piccole del 6. Il Tigres cerca il primo trionfo messicano nella competizione dopo le finali perse da Cruz Azul e Chivas, gli argentini il terzo successo a distanza di 19 anni dall’ultimo, vissuto con un grande Hernan Crespo in campo e un giovane Gallardo promessa in panchina: oggi il Muñeco è l’allenatore del River, espulso a Monterrey per una protesta esagerata nel secondo tempo: frustrazione accumulata con la costante pressione sofferta dai suoi. LE CHIAVI Grandissima prestazione del centrale argentino Maidana, 30 anni spesi con un infruttuoso passaggio europeo al Metalist ucraino: martello sul povero Gignac, gattone ammaestrato e anche mazziato; ieri ha postato su Twitter una foto del suo alluce annerito dalla battaglia con Maidana. Il francese bloccato, il brasiliano Sobis costretto ad arretrare per cercare palla e spazio e, fattore determinante numero 2, fermato dall’ottimo portiere Barovero quando ha avuto qualcosa da dire vicino alla porta. Barovero determinante anche su Damm, lanciato solo davanti alla porta e irretito in maniera brillante. E se Damm il suo ha provato a farlo, l’altra ala comprata tra quarti e semifinali dal Tigres, il messicano Aquino, non ha recuperato dall’infortunio e ha di fatto azzoppato anche l’attacco messicano. Positivi (per il River, non per lo spettacolo) anche i due cambi di Gallardo all’intervallo: fuori Viudez e Mora, dentro Lucho Gonzalez e Bertolo. Centrocampo argentino più solido e meno terreno di caccia per Arevalo Rios (ex di Palermo e Chicago Fire), l’uruguaiano che stava gestendo la partita recuperando palloni e lanciando i compagni. BASTA PAREGGI La storia dice che tra gli argentini solo il Boca, due volte ma nel 1963 (col Santos di Pelé) e nel 1979 (con l’Olimpia), ha perso una finale nel proprio stadio. L'ex centrocampista della Nazionale argentina e del DC United Marcelo Gallardo e i suoi hanno sempre confidato nel ritorno in casa e se la giocheranno in un Monumental pieno e senza tifosi avversari per motivi di sicurezza. Dopo tre pareggi — Tigres e River si erano già affrontate nel girone — ci dovrà essere un vincitore: in caso di X al 120’ si tireranno i rigori. Il River retrocesso clamorosamente nella B Nacional argentina solo 5 anni fa è risorto con Gallardo: in un anno vittorie in campionato e in Copa Sudamericana e finale di Libertadores, con sicura partecipazione al Mondiale per Club. Dopo la resistenza messicana, i Millonarios sono convinti di poter alzare la terza Libertadores. Fonte: Gazzetta dello Sport

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