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Bronzetti: Seattle, Fire e LA su Del Piero
Scritto il 2011-11-21 da Americo Costi su MLS
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Ha parlato anche di Juve Ernesto Bronzetti, agente Fifa e procuratore, tra gli altri del separato in casa Amauri. Ospite a "Controcampo linea notte", Bronzetti ha attaccato la Juventus per il comportamento che la società bianconera ha tenuto con l'attaccante italo-brasiliano per poi concludere con una battuta su futuro del capitano Alessandro Del Piero:

Spagna o Inghilterra o...?
"America. Io penso che possa andare lì: il calcio americano si dice da anni che sia in crescendo, ma adesso lo è davvero. Proprio in questi giorni in Italia sono venuti dei dirigenti del Seattle, del Chicago, adesso arriveranno quelli dei Galaxy... Del Piero è molto stimato negli Stati Uniti, in Spagna e in Inghilterra sinceramente non lo vedo. So che c'è stato già un approccio, ma con gli americani..."

Voci di un suo trasferimento oltre oceano si erano già registrate la scorsa estate, ma il capitano bianconero le aveva liquidate. "Per ora negli Usa ci vado solo in vacanza - aveva raccontato Ale a inizio settembre -. Non ho mai pensato di fare il calciatore lì". Ma ora la situazione è cambiata e la MLS è tornata a farsi viva, sempre a caccia di nuovi talenti per conquistare il pubblico americano (la presenza media negli stadi nella stagione che sta chiudendosi è stata di 17.870, dato che fa del soccer Usa il terzo sport più visto dal vivo della nazione) e l'attenzione degli sponsor.

Alcuni giorni fa la Gazzetta aveva ipotizzato - senza molto criterio - per Del Piero l'andare "a New York a fare compagnia all'ex compagno in bianconero Thierry Henry, o a guidare i giovani del DC United, la squadra della capitale. Oppure il suo amico Steve Nash, stella in Nba con i Phoenix Suns e grandissimo appassionato di calcio, potrebbe convincerlo a diventare il simbolo dei suoi Vancouver Whitecaps di cui è tra i proprietari". Le parole di Bronzetti, sempre molto informato, -  e anche quelle del suo ex procuratore Claudio Pasqualin - sembrano invece vedere Del Piero indirizzato verso altri lidi.

Viaggio nella squadra con il tifo più "europeo" della MLS, espressione di una città con una grande cultura sportiva: il futuro del calcio degli States, visto oggi. «Posso solo dire che sono contento di esser stato parte di tutto questo, di aver visto questa cosa, come dire, nella mia vita», dice un signore attempato, sulla sessantina, con in testa un cappellino dei Seattle Sounders, la squadra di calcio della capitale dello Stato di Washington. «Perché io ho visto i momenti brutti. Ho visto… il niente. E ora vedo questo, e dico Grazie, Grazie, ogni volta che entro nello stadio, perché non avevo mai sperato di poter vedere una cosa del genere nella mia vita». A parlare è Frank MacDonald, ex-direttore Pr dei Seattle Sounders, dei primi Sounders, quelli fondati nel 1974 e disciolti nel 1983, nell’allora NASL, la prima grande Lega americana di calcio, che era, per dirla con un eufemismo, “in anticipo sui tempi”. Lo fa ai microfoni di Copa90, un’interessante web-series di documentari calcistici. MacDonald esprime un pensiero abbastanza tipico nella sua generazione di persone del calcio in America, quelli che hanno visto il calcio fallire per tanti anni (prima con la NASL, poi con la prima versione della MLS, quella, per dirla in parole povere, “pre-Beckham”). Ma se la gioia, o per giunta l’incredulità, per l’ora-assodato successo del calcio in America è sentimento abbastanza tipico per un appassionato di calcio americano di sessant’anni, non c’è niente di tipico quando si parla di calcio, e di sport, nella città di Seattle. Seattle non è una città immensa. Non conta più 650.000 persone. Eppure, ha sempre avuto una cultura sportiva, e soprattutto di tifo, straordinaria. Il sentimento cittadino per i tristemente defunti Sonics, ex-squadra della NBA, era calorosissimo, era parte del tessuto sociale urbano, e la loro morte ha creato un vero e proprio trauma collettivo, da cui è poi nato un movimento per riportare il basket a Seattle, che si corona con la produzione di un documentario, SonicsGate: Requiem for a Team, che illustra in maniera lampante le irregolarità del team di investitori capitanato da Clay Bennet che finirono per sancire l’addio definitivo da Seattle e l’approdo nell’Oklahoma, dove diventarono i preferiti di tutti gli hipster del basket, gli Oklahoma City Thunder. Una cosa del genere, in altre città orfane di squadre di basket, non è mai successa: non a St. Louis, non a Cincinnati. Ma Seattle è speciale: ama il suo sport. Tutto il suo sport. Prendiamo il football americano: i Seattle Seahawks, vincitori del Superbowl del 2014, godono di una delle fan-base più rumorose e calorose di tutta l’NFL: talmente rumorosi che sono noti come The 12th Man, Il Dodicesimo Uomo, e talmente fondamentali per i successi della squadra che la maglia numero 12 è stata ritirata dalla proprietà, manco fosse quella di Baresi, proprio in segno di rispetto verso i tifosi. E tutto questo alla faccia del fatto che stiamo parlando di football americano a Seattle; un luogo talmente poco storicamente legato allo Sport Nazionale del Mid-West che nella fantastica serie Friday Night Lights (la miglior serie tv a sfondo sportivo mai creata) i riferimenti al football a Seattle sono un running joke in più puntate della serie. Do they even have football in Seattle? chiede la moglie del coach, ridendo, in una scena memorabile. La risposta è chiara: eccome se c’è, e, a giudicare da come vanno i Cowboys, meglio rendersene conto, amici texani. Il discorso vale anche per il calcio. I tifosi dei Sounders sono diversi da tutti gli altri tifosi di calcio in America. C’è un articolo, sul sito di approfondimento sportivo americano Bleacher Report, dal titolo Seattle Sounders have the Best Fans in Pro-Sports. Non è cosa da poco: fermatevi un attimo a ragionare su cosa voglia dire per un sito di sport americano, un sito che quindi parla di football, hockey, baseball e basket, uscire con un articolo con un titolo del genere. E la cosa bella è che non si tratta del tipico esempio di “giornalismo” sensazionalistico dell’era di internet e del click-baiting – es. Questo pipistrello che mangia una banana è la cosa più dolce del mondo – no: è proprio la verità. Non esiste niente di simile, in America, e forse al mondo. Prima di tutto, i tifosi marciano allo stadio tutti assieme, ogni partita, dietro enormi striscioni, suonando tamburi, e cantando. Dal centro allo stadio. E quando ci arrivano, non smettono mai di cantare, dall’inizio alla fine. In tanti. Presente quando si urla Tutto lo stadio? Bene, a Seattle è letteralmente così. Cantano tutti, e stanno tutti in piedi, anche in tribuna. In una partita importante, vedere meno di sessantamila tifosi paganti al Century Link Field sarebbe una delusione. Anche il numero di tifosi paganti medi è pazzesco: quarantottomila, un dato sensazionale, se si pensa che l’attendance media nelle partite di MLS è meno della metà, e che è più di quanto non faccia l’AC Milan, che invece ha a sua disposizione uno stadio da quasi novantamila posti e una città con una cultura calcistica secolare. I tifosi dei Sounders, poi, sono diversi da quelli delle altre squadre della MLS: perché sembrano dei tifosi veri. Dei tifosi europei. Anche meglio dei tifosi europei medi: sono proprietari di parte della società, e hanno diritto di voto per l’elezione del General Manager ogni quattro anni, e quattro occasioni d’incontro con la dirigenza all’anno. Sono organizzati, sono strutturati, sono inclusivi, anti-fascisti, anti-omofobici e anti-razzisti. Lo dicono loro stessi, e con l’accento americano suona strano: We are antifa supporters. Hanno dei veri gruppi (non userei la parola ultras, perché sono civili) con dei veri nomi. Il gruppo più grande sono gli Emerald City Supporters, ma ci sono anche i Gorilla FC, e i La Barra Furza Verde (il gruppo ispanico).  Il quoziente ispanico è particolarmente rilevante, come in tutto il calcio americano, ma i Sounders hanno un’altra cosa che le altre squadre non hanno: il loro capo-curva è una donna. Una donna ispanica. Poi, ovviamente, i ragazzi che suonano i tamburi dall’inizio alla fine sono filippini. L’esperienza del tifo a Seattle è collettiva, e trasversale, taglia la città dall’alto al basso, dai quartieri ispanici a quelli filippini, dai bianchi agli afro-americani. E tutti quanti cantano e ballano e, a un certo punto,pogano. L’unica altra squadra nella MLS che può contare su un tifo anche vagamente paragonabile sono i Portland Timbers. Ma non è un caso: i Timbers sono i rivali dei Sounders. E rivalità, in America, vuol dire qualcosa di diverso che qui da noi. Gli elementi base sono gli stessi, chiaro, ma la rivalità è vista diversamente che da noi, o forse non è corretto dire “vista”, piuttosto, è “raccontata” in modo diverso.  Un esempio: la storica rivalità tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants. È nota come la miglior rivalità negli sport americani. Ed è una cosa importante. Talmente importante che, quando i Giants si spostarono a San Francisco, l’allora presidente dei Dodgers decisedi spostare a sua volta la squadra a Los Angeles per permettere alla rivalità di continuare. Non c’è molto altro da dire, oltre a questo, se non che in America si possono fare discorsi qualitativi sulle rivalità (fate una ricerca su Google scrivendo Which sports rivalry is the best rivalry e vedete cosa viene fuori), che sono una parte fondamentale dell’esperienza sportiva americana, parte della narrazione, a tal punto che i palinsesti televisivi sono strutturati apposta per ricreare il più possibile questo modello di racconto sportivo. E si ripresenta a tutti i livelli. La rivalità tra i Lakers e i Celtics è nota a tutti, ma per fare audience ESPN trasmette ogni anno la partita tra Ole Miss e Alabama nel college football, oppure quella tra Missouri contro Nebraska, o North Carolina contro Virginia. Queste rivalità hanno un nome proprio: ad esempio, quella (meravigliosa) tra Auburn e Georgia si chiama “Deep South’s Oldest Rivalry”. La cosa arriva fino alle High-school texane e alle loro assurde rivalità decennali con la squadra di football del paese affianco. Nel calcio ce n’è una sola: quella tra i Seattle Sounders e i Portland Timbers. È una cosa seria: ha pure una sua pagina dedicata su Wikipedia (conta ben sei capitoli e quindici sottosezioni). Nel primo paragrafo si legge che «la rivalità tra Timbers e Sounders è una delle più intense dell’intero panorama sportivo americano». È l’unica paragonabile a un derby europeo. Ed è nata, in parte, dalle ceneri dell’acerrima rivalità tra i Seattle SuperSonics e i Portland TrailBlazers nella NBA – rivalità che è stata sfortunatamente interrotta, appunto, quando i Sonics sono diventati i Thunder di Oklahoma City. Una rivalità che sta rinascendo, oggi, sul campo da calcio. Quindi, sì, è chiaro, l’abbiamo detto noi e lo stanno dicendo in tanti, da tanti anni: il calcio negli Stati Uniti sta cambiando, l’attenzione sta aumentando, il livello tecnico sta migliorando, i soldi stanno girando, la gente lo segue sempre di più, ovunque. Ma se vogliamo vedere, oggi, uno spaccato di cosa potrebbe essere il calcio in America nei prossimi anni, non serve una macchina del tempo. Se vogliamo vedere dei veri tifosi, una squadra veramente amata, uno stadio pieno, un vero derby, be’, non ci sono altre scelte. Basta andare a Seattle, oggi, per vedere una città che vive per il calcio. Non è più un sogno di pochi calciofili di vecchia data come il signor MacDonald. È una realtà. Una città Americana che ama il calcio. Chi l’avrebbe mai detto? Fonte: Timothy Small - Rivista Undici

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Ben sette gli incontri giocati nella notte in MLS. Si intensifica la lotta per il Supporters Shield, con DC United nella Eastern Conference e Vancouver Whitecaps nella Western entrambe vincitrici, con i 'Caps assolutamente più in palla. Solito rovescio per il Toronto, che dopo l'exploit contro Orlando finisce col prenderne tre in casa dallo Sporting KC che punta la testa della Conference, con Columbus che vince contro Colorado e sale al secondo posto grazie alla doppietta di Kei Kamara, che torna in testa alla classifica cannonieri superando Giovinco. La Week #23 della MLS si chiude stanotte con un doppio confronto super: i Los Angeles Galaxy ospitano i Seattle Sounders in disperato bisogni di punti, mentre a New York, derby tra Red Bulls e City FC alla Red Bull Arena. HIGHLIGHTS: Montreal Impact vs. D.C. United 0-1 La statistica dà perfettamente l'idea del match. Col risultato di ieri lo United diventa la prima squadra della storia della MLS a vincere un match con un solo tiro in porta. Al Saputo Stadium, dove l'attesa è tutta per Didier Drogba, che dovrebbe esordire a breve, è bravo Chris Rolfe a sfruttare l'unica opportunità di un match. Quebeçois sterilmente in avanti per tutto il tempo, con il portiere rossonero Bill Hamid vero protagonista della serata con otto parate decisive. Ma i tre punti vanno a Washington. HIGHLIGHTS: Toronto FC vs. Sporting Kansas City 1-3 Ancora una grande prestazione per il centrocampista ex Amburgo e Debry County, Benny Feilhaber, autore di un gol e un assist per lo Sporting KC corsaro a Toronto. Gli uomini di Peter Vermes hanno sfruttato i limiti della traballante difesa dei Reds, aprendo le marcature al 22' su rigore di Feilhaber dopo un fallo di Ahmed Kantari su Kevin Ellis. Il pari del TFC è dell'ex romanista Michael Bradley- Ci pensano poi l'attaccante ungherese Krisztian Nemeth di testa su punizione di Feilhaber (quando se ne accorgerà Klinsmann?) e poi Jacob Peterson nel secondo tempo a chiudere i giochi. HIGHLIGHTS: Colorado Rapids vs. Columbus Crew SC 1-2 Continua a far gol l'ex attaccante di Norwich e Middlesborough Kei Kamara, che con una doppietta risponde al gol di Bobby Burling giunto poco prima della fine del primo tempo. Per il nazionale della Sierra Leone sono ora 17 i gol stagionali, e Columbus sale, mentre la sconfitta mantiene i Colorado Rapids di Pablo Mastroeni all'ultimo posto della Western Conference. HIGHLIGHTS: Houston Dynamo vs San Jose Earthquakes 2-1 Primo gol con Houston per il centrocampista brasiliano Alex, che regala i tre punti agli Orange nell'afa terribile del BBVA Compass Stadium contro i San Jose Earthquakes ridotti in 10 per l'espulsione di al 55' di Fatai Alashe. Ad aprire le marcature era stato il terzino della nazionale USA, ex PSV e Manchester City, DaMarcus Beasley, cui aveva risposto Quincy Amarikwa a 20' dalla fine. Ma negli ultimi minuti è l'ex centrocampista del Chicago Fire a far contento Owen Coley e a spingere Houston ad un solo punto da Seatlle che occupa l'ultimo posto buono per i playoff. HIGHLIGHTS: Orlando City SC vs Philadelphia Union 0-0 Orlando sembra cotta: tra infortuni e rosa limitata sembra che il team di Adrian Heath abbia perso la spinta propulsiva di inizio campionato. probabile anche che il caldo umido terribile del sud della Florida stia facendosi sentire. Lo si era visto già qualche giorno fa, quando il Lions ne hanno presi quattro da Toronto, e hanno continuato a farlo ieri in un match privo di emozioni al Citrus Bowl contro la Philadelphia Union. L'unica vera occasione del match è del francese della Union, Sebastian Le Toux, con un palo nel primo tempo. Poi, a parte un gol sfiorato da Cyle Larin nel secondo, non succede altro. HIGHLIGHTS: Vancouver Whitecaps vs Real Salt Lake 4-0 Reduce dalla vittoria in trasferta in CONCACAF Champions League, il Real Salt Lake stanco del lungo viaggio crolla al BC Place contro una Vancouver in grande forma. 'Caps avanti dopo sette minuti con Octavio Rivero su rigore, con raddoppio di Pa Modou Kah (terzo gol in due partite) poco prima della pausa. Nel secondo arriva la doppietta del minuscolo (158cm!) uruguayano Cristian Techera, con RSL che chiude anche in 10 per l'espulsione di Abdoulie Mansally. Per gli uomini di coach Jeff Cassar ora l'obiettivo è la semifinale di "Lamar Hunt" U.S. Open Cup in settimana contro lo Sporting Kansas City. HIGHLIGHTS: Portland Timbers vs. Chicago Fire 1-0 Nell'anticipo di venerdì, dopo due gol annullati ne basta uno dell'attaccante nigeriano Fanendo Adi - il decimo stagionale - per consegnare ai Portland Timbers tre punti essenziali nella corsa playoff nella Western Conference, tanto più dopo quattro match senza vittorie. Male ancora una volta il Chicago Fire, ultimo nella Eastern e incapace di rafforzarsi nella finestra di mercato.  

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Calendario Serie A 2015/2016
Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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