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Galaxy, deal da $55mln con Time Warner
Scritto il 2011-11-16 da Ben Berger su MLS
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Secondo quanto riportato ieri dal Los Angeles Times, i Los Angeles Galaxy sono pronti ad annunciare un contratto di 10 anni del valore di $55 milioni con i Time Warner Regional Sports networks per la cessione dei diritti televisivi sulle proprie partite. I nuovi networks (uno in spagnolo e l'altro in inglese) si stanno facendo largo nell'affollato mercato dello sport televisivo di LA, e questo accordo consentirà loro di avere una serie di eventi live assicurati nel periodo marzo-ottobre. L'annuncio ufficiale - spiega il Times - sarà dato venerdì.

Le cifre dell'affare sono stupefacenti. La NBC ha recentemente chiuso un accordo da $30 milioni in 3 anni con la Major League Soccer a livello nazionale, e ora la Time Warner offre $5.5 milioni l'anno per un team che non ha mai avuto più di 16mila spettatori in TV lo scorso anno (i match sono trasmessi su una pay TV). L'accrdo è ancora più interessante perché ovviamente la NBC chiederà alla MLS di avere spesso i Galaxy, che sono con NY il top team della lega. E quindi, quante partite trasmetterà Time? Oltre tutto sembra che il gruppo stia puntando anche ai diritti dei Los Angeles Dodgers (MLB), e con la sovrapposizione stagionale tra baseball e e calcio il rischio è quello di molte differite. Per dare una misura, Time ha firmato recentemente un contratto ventennale per i diritti dei Lakers del valore di $20 miliardi!

Da un punto di vista di business l'accordo è ottimo, considerando che testimonia la fiducia a lungo termine nella lega di un grande network. Allo stesso tempo poi i soldi in arrivo consentiranno ai Galaxy di continuare nella ricerca di stelle da mettere in campo, in un periodo in cui altri club della MLS non prendono un soldo dalla cessione dei propri diritti.

Stanotte LA sarà impegnata a Dallas in uno scontro fondamentale per la conquista della testa della Western Conference, attualmente occuopata dai Vancouver Whitecaps. Tra i protagonisti più attesi della serata, oltre all'ex capitano del Liverpool Steven Gerrard, sicuramente l'attaccante messicano Giovani dos Santos, grande promessa di El Tri mai esplosa del tutta in Europa e da poco sbarcata (a caro prezzo) a LA. Uno sbarco avvenuto nel migliore dei modi, visti i due gol segnati nelle prime due partite tra CONCACAF Champions League e MLS. Dos Santos rappresenta per i LA Galaxy l'ennesimo tentativo di conquistarsi il pubblico ispanico: sono ben 9 milioni i Latinos, in gran parte di origine messicana, che vivono nelle cinque contee di Los Angeles. Il problema è che il 99% dei tifosi di calcio di origine ispanica rimane legato ai club che seguiva nel proprio paese o in quello dei propri genitori, come dimostra anche la scelta del Messico di giocare quasi tutte le amichevoli negli USA per sfruttare la passione locale e guadagnare un sacco di soldi. Ma con Dos Santos qualcosa potrebbe cambiare, almeno a livello di club. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy [VIDEO] “I tifosi messicani e messicano-americani non vedono l'ora di seguire Gio sul campo", ha dichiarato al LA Times un membro della LA Riot Squad, gruppo di tifosi "caldi" dei Galaxy. "Non molti dei miei amici messicani seguono la MLS e i Galaxy, ma penso che l'arrivo di Gio li attirerà, aumentando anche le presenze allo stadio". Il problema è che i messicani non vedono ancora la MLS come una lega di livello, principalmente perché seguono sempre i rispettivi club: dal Chvas de Guadalajara al Club America, passando per il Tigres finalista di Copa Libertadores sino al recente Club Tijuana, capace di attrarre tanti tifosi che vivono intorno al confine. LEGGI: Tijuana, terra di mezzo tra USA e Messico In passato, nelle prime 5 stagioni in MLS, i Galaxy hanno ingaggiato tre tra i più famosi calciatori della Nazionale di El Tri, ma senza ottenere risultati sul campo, come nemmeno in termini di seguito. In Messico qualcuno ha addirittura scritto "Galaxy, la tumba de mexicanos". Gli appassionati ricorderanno il coloratissimo (in termini di divise) portiere - che però voleva fare l'attaccante -Jorge Campos, primo straniero ingaggiato dalla MLS. Titolare col Messico ai Mondiali americani del 1994, giocò con i Galaxy nel 1996 e 1997, sbrigandosi però sempre a volare a casa durante la offseason per giocare nella LigaMX, fino alla cessione al Chicago Fire. Nel 1998 toccò all'attaccante Carlos Hermosillo, all'epoca capocannoniere del Messico, ma deludente in MLS con soli 14 gol nelle 34 partite giocate lungo due stagioni. A sua giustificazione le 34 primavere sulle spalle al momento del suo arrivo e una certa incompatibilità con l'ex nazionale USA e allora capitano dei Galaxy Cobi Jones, che lo limitava nel ricevere palloni adeguati per un attaccante delle sue caratteristiche. Terzo tentativo, ed ultimo fino a poco fa, Luis Hernandez, per la cui chioma bionda i Galaxy rinunciarono addirittura un paio di giocatori per farlo rientrare nel salary cap. Arrivato 32enne a LA nel 2000, dopo che solo due anni prima aveva messo a segno 4 gol ai Mondiali di Francia con la Nazionale, negli States di gol invece ne segnò 12, ma in tre stagioni in cui scese in campo solo 30 volte, con tanto di finale persa nel 2001 coi Quakes. E di lui a LA ricordano più le sue scorribande per locali che quelle in campo. Da allora, al termine della stagione 2002, i Galaxy non hanno più schierato giocatori messicani. “E' per questo motivo che molti messicani sono così distaccati da Galaxy", ha scritto Hoy, il settimanale in spagnolo del Los Angeles Times. “Ma un giocatore come Gio può attirarli. E' diverso da Campos, Hermosillo o Luis Hernandez, arrivati quando avevano già dato il meglio". Dos Santos ha infatti solo 26 anni  e già tanta esperienza. Per lui il top è ancora lontano, e i Galaxy sperano possa raggiungerlo a LA. Anche perché il messicano arriva poi a LA a tre anni di distanza dall'ingresso in MLS di un nuovo competitor, l'LAFC (ma il nome deve ancora essere scelto), che sostituirà l'ormai defunto Chivas USA, tentativo abortito di portare allo stadio tifosi messicani sfruttando il legame col solo Guadalajara. LEGGI: Addio al Chivas USA, la MLS cambia E ai Galaxy qualcuno è preoccupato dell'arrivo di un competitor dalla proprietà importante (Magic Johnson, il presidente del Cardiff City Vincent Tan, Mia Hamm, ecc.), al punto che c'è chi dice che l'LAFC potrebbe essere stato un fattore decisivo nel cambio di strategia dei Galaxy. Ma il presidente del club Chris Klein nega: "Non prendiamo decisioni basate sul marketing". Curiosa un'affermazione del genere fatta proprio da Klein, diventato il miglior amico a LA di David Beckham, il vero colpo di marketing oltre che calcistico (era ancora al top) che ha messo la MLS e i LA Galaxy sotto i riflettori del calcio mondiale. Colpo però reso un po' problematico dai due prestiti in offseason al Milan (dove si infortunò gravemente), ma valso due MLS Cup nelle ultime due stagioni prima dell'anno d'addio al PSG. E a LA tutti sperano che Giovani dos Santos, che ha ricevuto la "benedizione" di Becks la scorsa settimana allo StubHub Center di Carson, possa almeno replicare quei successi. Ma per arrivare ad essere "rispettati" dai tifosi di origine messicana, i LA Galaxy dovranno iniziare a battere con regolarità i club di oltre confine. E quindi, ancor più che ai tempi di Beckham, il vero obiettivo con l'arrivo di Giovani dos Santos a fianco di Steven Gerrad e Robbie Keane, deve essere la CONCACAF Champions League e il conseguente Mondiale per Club. Solo allora i bambini latinos probabilmente inizeranno a diventare tifosi dei Galaxy e a seguire con "rispetto" i club MLS.

Calcio - Socceritalia

Al LAFC sarebbero "ossessionati" con l'ingaggiare Cristiano Ronaldo per quando il club californiano entrerà in MLS nel 2018, e vorrebbero che CR7 facesse coppia col suo vecchio compagno Wayne Rooney. Il nuovo club della Major League Soccer, destinato a sostituire il defunto Chivas USA, non avrà erto problemi ad effettuare un investimento pesante, vista la proprietà fatta di 22 ricconi guidati da  Magic Johnson, dal proprietario del Cardiff City Vincent Tan e da alcuni manager alcuni dei quali anche connessi alla AS Roma. LEGGI: In MLS arriva il Los Angeles FC. E c'è anche un po' di AS Roma Secondo quanto scrive MirrorSport il primo obiettivo sarebbe proprio la stella portoghese Cristiano Ronaldo, che diventerebbe il primo designated player del club, secondo la regola che ha già consentito l'arrivo in MLS dei vari Andrea Pirlo, Kakà e Steven Gerrard. Il legame tra Cristiano Ronaldo e LA è già forte da anni, col giocatore spesso in visita per motivi commerciali, e il suo entourage vedrebbe molto bene un trasferimento negli USA per espandere l'immagine del brand CR7. Del resto di un futuro in MLS di Ronaldo si è già parlato più volte in passato, anche se ora il percorso sembrerebbe più preciso LEGGI: Cristiano Ronaldo verso la MLS nel 2018 Il 30enne attaccante del Real Madrid in estate era stato dato vicino ad un possibile passaggio al Paris Saint-Germain, ma secondo le fonti citate dal Mirror non ci sarebbero problemi per portare il giocatore a LA nel 2018, "qualunque cosa accada nel mezzo". "Sembrano ossessionati dal portare Ronaldo", la stessa fonte ha aggiunto al giornale inglese. "A quel punto la lega sarà ancora più forte di quanto sia oggi, e il suo arrivo sarà capace di mandare un segnale forte per il nuovo club, convinto di poter vendere a Ronaldo l'American Dream". Il Mirror aggiunge poi che con Ronaldo potrebbe sbarcare a LA anche Wayne Rooney (che nel 2018 compirà 33 anni), compagno del portoghese al Manchester United vincitore della Champions League 2008. Rooney da anni va in vacanza a Los Angeles, e il suo nome sarebbe nella top list dei proprietari del club. Nel frattempo il club MLS sta lavorando per chiudere l'accordo per un nuovo stadio da calcio da costruire in città, e presto potrebbe essere reso noto il nome che sostituirà il temporaneo "LAFC".

Calciomercato - Socceritalia

La Nasl, lega nata nel 2009 da una scissione della USL, capitanata allora dal commissioner Francisco Marcos sta attraversando un periodo più che mai incerto, sia per via della USL, che spalleggiata dalla MLS è arrivata a contenere ben 24 squadre tra nuove franchigie e squadre B della prima divisione su modello tedesco, che dalla MLS stessa che cerca di minare le basi della Nasl cercando di inglobare le due franchigie o di aprire nuovi team spalleggiati da tycoon dei media o impresari di altre franchigie delle leghe pro sport americane più radicate quali NFL ed NBA in testa. Così nel 2017 il patron degli Atlanta Falcons, Arthur Blank, inaugurerà sia un nuovo stadio per la sua franchigia di football utilizzabile anche per il soccer, sport per il quale saranno disponibili 23.000 posti ma in caso che la comunità locale, invero mai interessata al soccer, dovesse innamorarsi della nuova franchigia pro soccer che debutterà nello stesso anno di inaugurazione della nuova casa dei Falcons come è successo in quel di Seattle, allora altri anelli verrebbero aperti e resi disponibili per i nuovi amanti dello sport mondiale e non più straniero. Certamente Atlanta ha una tradizione alle spalle, qui nacquero gli Atlanta Chiefs, capitanati allenati e poi gestiti dal compianto Phil Woosnam, commissioner della NASL originale che proprio nei sotterranei del Fulton County Stadium teneva i primi congressi della lega negli anni più difficili. A livello di pubblico però sia i Chiefs della lega calcistica più famosa d’America che gli Atlanta Silverbacks, militanti prima nella USL ed approdati poi nella nuova Nasl dopo uno stop di due anni, non hanno mai brillato per pubblico al seguito, ma si era già detto anni addietro, l’arrivo della MLS e dei grandi sponsor potrebbe cambiare le cose come si è già visto in passato. Grazie alle conoscenze nel mondo dell’economia e delle corporazioni del fondatore Alan Rothenberg e in un passato più recente dell’attuale commissioner Don Garber, la MLS ha saputo creare franchigie di successo sia a livello di palmares che di pubblico laddove non c’era un seguito né una tradizione calcistica, Columbus e Salt Lake City in testa, ma tralasciando alcune città quali Montreal, Seattle e Portland, dove anche a livelli di divisioni minori le squadre locali registravano discreti exploit di pubblico, una delle storie più di successo create dalla MLS è stata quella del Toronto FC, squadra che dall’anno della sua fondazione non ha mai raggiunto i play-off ma che è mediamente seguita da ben ventunomila tifosi che affollano il BMO Field. Ciò laddove il Toronto Lynx della USL, squadra dove ha esordito la vedette della nazionale canadese Dwayne De Rosario, riusciva a portare nel proprio stadio appena duemila spettatori, questo perché la presenza di una lega di prima divisione con copertura televisiva e grandi sponsor solleva l’interesse della comunità sportiva locale e fa si che tutto ciò inneschi un circolo virtuoso che porta all’aumento di interesse per il soccer, maggiore copertura, spondor, redditività, merchandising venduto, e conseguente innalzamento del livello di gioco espresso in campo anche (ma non solo) attraverso l’acquisto sia di stelle straniere alcune al termine della carriera altre con ancora molto da dire, che del richiamo in patria di molti giocatori della nazionale maggiore e under 20 che sempre più si fanno rispettare in Europa. In tutta questa situazione la Nasl del commissioner Bill Peterson rischia di rimanere schiacciata, perché sicuramente con l’arrivo dei big boys nella capitale della Georgia i Silverbacks dovranno chiudere o rilocarsi, ma ancor più male fa la recente notizia che dal 2018 una delle franchigie più di successo della lega, vale a dire i Minnesota United, già Minnesota Stars, abbandoneranno la Nasl per approdare in MLS. Il commento rilasciato dal commissioner Bill Peterson trasuda amarezza da tutti i pori quasi a voler dire che i Minnesota United si sono venduti la primogenitura per un piatto di lenticchie, affermando che negli Usa il passaggio da una lega all’altra non è determinato dalla competitività ma dall’ammontare di soldi che la MLS avrebbe offerto al patron Bill McGuire per passare da una lega all’altra. L’amarezza del front office della Nasl è comprensibile visto che il Minnesota United è uno dei fiori all’occhiello della lega e quando la società versava in brutte acque fu la Nasl stessa a gestirla per evitarne il fallimento il che sarebbe stato una brutta macchia per la giovane lega visto che gli allora Minnesota NSC Stars erano nati sulle ceneri degli storici Minnesota Thunder, che durante la scissione avvenuta nel 2009 avevano optato di entrare nella nuova Nasl ma erano falliti prima di poterne far parte. Ma analizzando la situazione si comprende che al di là delle parole di Peterson la realtà è diversa. Certamente a livello competitivo alcune squadre della Nasl possono competere con la MLS, New York Cosmos in testa ma anche gli stessi Minnesota United, San Antonio Scoprions e Fort Lauderdale Strikers, ma le altre franchigie difficilmente lascerebbero gli ultimi posti della propria conference semmai approdassero in MLS con le rose attuali. In più la scelta di McGuire era obbligata, in quanto la MLS era seriamente intenzionata ad approdare a Minneapolis, e se il Minnesota United avesse detto di no il loro destino sarebbe stato segnato in quanto era già presente una cordata capitanata dalla franchigia di football dei Minnesota Vikings pronta ad impiantare una squadra MLS, così come è accaduto ad Atlanta e come potrebbe forse accadere un giorno non lontano a San Antonio, dove già gli Spurs si erano detti anni fa interessati a creare una franchigia pro soccer partendo forse dalla USL Pro per arrivare successivamente in MLS, e tutt’ora Don Garber ha rivelato che nei prossimi anni la MLS potrebbe espandersi fino a comprendere ben 3o squadre, sul modello della NBA. Con l’arrivo di Atlanta ed il L.A.F.C., nuova squadra di Los Angeles che prenderà il posto dei derelitti Chivas Usa, senza scordare Minnesota il posto disponibile per la ventiquattresima franchigia è in bilico tra Miami, dove David Beckham sta cercando tra serie difficoltà di portare la MLS da dove manca dal 2001, Sacramento, dove la neonata squadra militante in USL  recante il nome di Sacramento Republic ha registrato un notevole successo sia sul campo, dove si è aggiudicata la finale USL Pro battendo i favoriti Orlando City, che in termini di pubblico superando in alcune occasioni le ventimila persone. In questa situazione la Nasl se vuole sopravvivere deve giocare d’astuzia e riuscire ad espandersi in fretta a Est ma non solo se vuole evitare di finire travolta dalla diarchia MLS-USL. Una notizia buona per la lega è il contratto firmato con la rete ESPN3 che darà così visibilità a buona parte delle squadre Nasl molte delle quali senza un contratto televisivo o legate ad emittenti locali che trasmettono solo le partite in casa. L’assenza di un contratto televisivo nazionale fu una della cause della fine della vecchia NASL , mentre la lega omonima in questo modo si assicura la visibilità sul territorio nazionale e non solo. In più è arrivata la notizia che finalmente la expansion franchise di Oklahoma City ha finalmente trovato uno stadio in cui giocare, ovvero il Miller Stadium, sito nella contea di Yukon e con una capienza di 6500 posti, il che da più credibilità alla nuova squadra in procinto di nascere, anche se sia Oklahoma City che i Virginia Cavalry che avrebbero dovuto debuttare già nella stagione 2015 non stanno scaldando gli animi delle comunità locali e sono state accolte con sostanziale indifferenza, forse perché i Cavalry sono comunque troppo vicini alla franchigia MLS di Washington. Ad Oklahoma City la USL ha già impiantato gli Oklahoma City Energy i quali stanno riscontrando un buon successo locale e sarà dura per i nuovi arrivati fare proseliti. Come diceva il presidente cinese Mao Zedong, dalle difficoltà nascono le opportunità e forse il futuro della Nasl potrebbe essere più roseo di quanto non si possa pensare se Bill Peterson studierà le dovute contromosse e verrà un po’ aiutato dalla dea bendata. Sebbene passati alla MLS i Minnesota United militeranno nella Nasl per altre tre stagioni, durante le quali la squadra sarà sempre presente nei media attendendo la loro ascesa nel calcio che conta, dando esposizione indiretta anche alla Nasl la quale potrà vendere bene la storia della franchigia di successo costruita dal niente e diventata una tipica favola americana, in più i posti in MLS non sono infiniti per cui chi vorrà investire nel soccer e non vorrà investire in quella che ora è la brutta copia della MLS ma preferirà un modello più dinamico e competitivo più vicino alla mentalità americana dovrà per forza investire nella Nasl, la quale tra le altre cose ha visto il suo livello di gioco crescere a livelli esponenziali e grazie anche ad alcune mosse di mercato e non solo continua a far parlare di se. Sicuramente l’acquisto dello spagnolo Raul da parte dei Cosmos (i quali sarebbero ancora sulle tracce dell’italiano Di Natale) ha fatto si che i media nazionali ed esteri parlassero della nuova Nasl, ma un altro avvenimento ugualmente importante anche se non si tratta dell’acquisto dell’ennesimo fuoriclasse in cerca degli ultimi ingaggi è l’acquisizione di una quota di minoranza dei Fort Lauderdale Strikers del brasiliano già di Barcellona, Inter e Real Madrid Luis Nazario Da Lima conosciuto dai più come Ronaldo. La sua presenza nell’organigramma della squadra ha sicuramente dato una mano non indifferente alla credibilità della lega, e a parte la boutade di un suo possibile ritorno al calcio giocato se gli Strikers arrivassero alle semifinali, il suo arrivo in Florida ha fatto si che tre giocatori brasilani di esperienza internazionale indosseranno quest’anno la casacca a righe giallorosse, ovvero il centrocampista Leo Moura, con esperienza e passata militanza nei più prestigiosi club brasiliani quali Vasco De Gama, Botafogo, Sao Paulo, Palmeiras, Fluminense ed anche un anno trascorso in Olanda vestendo la casacca gialloverde dell’ADO Den Haag, Marlon Freitas, anche lui centrocampista in prestito dal Fluminense e l’attaccante Stefano Pinho, lo scorso anno in Finlandia tra le fila del MYPA. Anche se non si tratta di fuoriclasse di levatura internazionale sicuramente aiuteranno gli Strikers a vincere sul campo e la lega a crescere ulteriormente a livello di gioco. In più nello stato della Florida oltre le storiche presenze di Fort Lauderdale Strikers e dei loro rivali Tampa Bay Rowdies si sono uniti gli esordienti Jacksonville Armada, i quali sembrano aver fatto breccia nel cuore degli sportivi della città, per cui i neopromossi (anche se non si tratta di una promozione ottenuta sul campo visto il differente sistema sportivo americano rispetto al resto del mondo) Orlando City dovranno contendersi i tifosi con ben tre franchigie Nasl due delle quali radicate nelle comunità locali, e se Beckham non dovesse riuscire ad aprire il suo club MLS la battaglia della Florida volgerebbe a favore della Nasl, con uno smacco non indifferente per la lega di Don Garber. Spostando lo scontro a New York, i Cosmos continuano a far parlare di se e non solo per Raul, ma per il ritorno alla politica internazionale delle origini, la quale ha fatto si che la squadra di Savarese disputasse amichevoli internazionali in Cina ed America latina, e la notizia che il 2 Giugno disputeranno un’amichevole contro la nazionale cubana in quello che è stato uno degli stati canaglia più odiati dagli Usa fin dal 1960, anno della rivoluzione castrista, li ha sicuramente (ri)consegnati ad una dimensione storica che trascende lo sport, dando ancora una volta grande visibilità alla Nasl che specie a New York è schiacciata tra due fuochi, i New York Red Bulls ed i neonati New York City F.C., franchigia satellite degli inglesi del Manchester City che al loro esordio casalingo allo Yankee Stadium hanno totalizzato ben quarantatremila spettatori. La sopravvivenza dei Cosmos e della Nasl nella grande mela dipenderà molto dalla costruzione dello stadio nella contea di Belmont che aspetta l’approvazione da ben due anni. Erik Stover, direttore generale dei Cosmos si è pubblicamente lamentato dei tempi di attesa eccessivamente lunghi, parere condiviso anche dalla società concorrente che vorrebbe costruire nello stesso lotto edilizia residenziale e casinò. Questo lasso di tempo eccessivo ha fatto si che anche più politici di schieramenti diversi  prendessero in esame la questione, per cui sicuramente i tempi di attesa si accorceranno considerevolmente, e se i Cosmos riusciranno a costruire il proprio stadio si saranno assicurati la sopravvivenza e quella della lega in cui militano con un’altra spina nel fianco di Don Garber. In ogni caso la Nasl sa che se vuole crescere deve farlo in tempi brevi, l’ora delle decisioni irrevocabili è vicina e Bill Peterson parla già di una possibile nuova espansione in Canada, con possibili scelte Hamilton e Calgary. La città di Calgary ospitò nel 1982 i Calgary Boomers, che sebbene durarono un solo anno totalizzarono una presenza media di diecimila spettatori, non male per una lega in profonda crisi ed una squadra non eccezionale, per cui se la lega capitanata da Peterson riuscisse a creare una terza squadra canadese oltre le già esistenti Edmonton ed Ottawa creerebbe un altro contraltare alla MLS che nel paese della foglia d’acero ha Montreal, Toronto e Vancouver. A mio parere personale però la lega dovrebbe, visto che si parla da tempo di una nuova espansione ad est in quel di Los Angeles probabilmente revitalizzando gli Aztecs, coinvolgere David Beckham in caso non avesse successo a Miami approfittando della sua popolarità maturata in sei anni di militanza nei Galaxy schiaffeggiando così la MLS, coinvolgere Las Vegas in una possibile nuova expansion franchise visto il rifiuto degli alti papaveri della MLS, spostare le franchigie di Oklahoma e Virginia – a meno che inaspettatamente si rivelassero squadre di grande successo a livello di pubblico  - a Des Moines e Detroit, magari creando una nuova incarnazione dei Detroit Express. In Iowa la franchigia dei  Des Moines Menace milita in PDL e riesce a portare allo stadio mediamente dalle tremila alle quattromila persone  pertanto la nascita di una franchigia pro soccer con la giusta visibilità e sponsorizzazioni creerebbero lo stesso effetto della nascita del Real Salt Lake nello Utah, uno stato sostanzialmente senza una tradizione calcistica di livello. A Detroit il soccer professionista manca da troppi anni, ed una rivitalizzazione degli Express in chiave un po’ vintage anche a ricordare gli anni d’oro della città, ora in profonda crisi economica e sociale, potrebbe avvicinare al neonato sodalizio Nasl una considerevole moltitudine di appassionati che si stringerebbero attorno ai loro beniamini togliendo alla MLS una città dove hanno dichiarato più volte di potersi espandere. Con il 2017 anche i Silverbacks dovranno rilocarsi e il posto migliore dove andare sarebbe a mio avviso la california, Oakland o Anaheim, dove già la NASL originale creò gli Oakland Clippers e Oakland Stompers e i California Surf o perché no San Diego ricreando i mitici Sockers con una partnership con l’attuale squadra indoor omonima, La MLS è già presente con Los Angeles Galaxy e San Jose Earthquakes e dal 2017 arriverà anche l’L.A.F.C., ma l’amore dei californiani di nuova generazione per il soccer, unito ad una sempre più numerosa presenza di latinos ed una sapiente campagna di marketing e pubbliche relazioni farebbe si che ci sarebbe posto anche per la Nasl, chi vivrà vedrà.

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