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WFC, niente Usa per Amauri e Felipe Melo
Scritto il 2011-07-17 da Franco Spicciariello su MLS
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Amauri e Felipe Melo stanno preparando le valigie, difatti non parteciperanno alla tournèe nordamericana nel quadro dell’Herbalife World Football Challenge.

Il centrocampista è conteso da Corinthians, Psg e Galatasaray, con il club brasiliano nettamente in vantaggio. Il problema è cercare di non creare una minus-valenza onerosa per le casse bianconere, visti i 25 milioni di euro spesi nel 2009 per strapparlo alla Fiorentina. Sull’attaccante, invece, l’unico che s’è fatto avanti finora è il Flamengo.

Da martedì tutti in Nordamerica per la seconda parte del ritiro. La Juventus, la cui base sarà a Philadelphia, rimarrà negli States fino al 29.

Partiranno in 27: convocati anche Giandonato, Pasquato e Immobile. Oltre ad Amauri e Melo, rimarranno a Vinovo e non faranno parte della spedizione Kirev, Almiron, Ekdal, Grosso, Yago, Iaquinta e Sissoko, con questi ultimi due che seguiranno un programma di lavoro personalizzato per recuperare dai rispettivi problemi.

Tre le amichevoli programmate: il l 23 luglio a Toronto contro lo Sporting Lisbona; il 26 luglio a New York contro il Club America e il 28 luglio, contro i messicani del Chivas de Guadalajara, a Raleigh, in North Carolina.

I convocati di Antonio Conte:

Portieri (3): Gianluigi Buffon, Alexander Manninger, Marco Storari;

Difensori (9): Marco Motta, Giorgio Chiellini, Paolo De Ceglie, Zdenek Grygera, Leonardo Bonucci, Frederik Sorensen, Andrea Barzagli, Reto Ziegler, Stephan Lichtsteiner;

Centrocampisti (9): Claudio Marchisio, Manuel Giandonato, Simone Pepe, Milos Krasic, Cristian Pasquato, Luca Marrone, Elio De Silvestro, Michele Pazienza, Andrea Pirlo;

Attaccanti (6): Alessandro Del Piero, Jorge Martinez, Luca Toni, Fabio Quagliarella, Alessandro Matri, Ciro Immobile.

La 19enne ala inglese Jack Harrison è stata la prima scelta del MLS SuperDraft 2016. Jack Harrison non è un nome noto in Inghilterra, o almeno non lo era affatto fino a qualche giorno fa, visto che tra poche settimane l'ex allievo dell'Academy del Manchester United inizierà ad allenarsi e giocare al New York City FC con gente del calibro di Frank Lampard, David Villa e Andrea Pirlo, sotto la guida di coach Patrick Vieira, essendo stato chiamato quale prima scelta nel MLS Super Draft 2016. In realtà la prima scelta è stata del Chicago Fire, ma il 19enne Harrison - nato a Bolton e da tempo cercato dal NYCFC che aveva anche provato a ingaggiarlo come homegrown ricevendo il no della lega - è stato immediatamente ceduto al NYCFC in cambio della quarta scelta assoluta più soldi. After a "massive whirlwind" of a #SuperDraft. #1 pick Harrison "excited" to join @NYCFC. https://t.co/0fHqQ1BhZx pic.twitter.com/KhlnbWhv83 — Major League Soccer (@MLS) January 15, 2016 Lo sbarco di Harrison in MLS arriva a seguito di un percorso ben studiato, iniziato all'età di 14 anni col trasferimento alla Berkshire School di Sheffield, in Massachusetts, voluto dalla madre e concordata col Man Utd. Alla high school Harrison si è messo subito in mostra vincendo il premio Gatorade National Player of the Year, conquistando un posto prima nel Manhattan Soccer Club - dove il NYCFC lo ha notato per la prima volta - e poi alla Wake Forest University, uno dei migliori programmi calcistici universitari degli USA, da cui sono ad esempio usciti Sam Cronin (scelta n.2 di Toronto FC nel 2009) e Ike Opara (scelta n.3 di San Jose nel 2010). Ma l'università ha deciso di lasciarla alla fine del primo semestre per un contratto Generation Adidas con la MLS garantito per 4 anni, e un'eventuale borsa di studio qualora decidesse di tornare al college, cosa che che ha già deciso di fare in futuro. “Voglio continuare a studiare, e laurearmi. E' molto importante per me e lo devo a mia madre”, ha dichiarato prima del Draft. Di lì prima scelta, che ha fatto notizia anche nella sua città natale, Bolton, dove già quando il ragazzo aveva 8 anni la mamma single stava lavorando per trovargli spazio e una borsa di studio in una scuola americana. Prima l'istruzione, e non deve certo essere stato facile mollare il Manchester Utd all'età di 13 anni, né per una madre lasciare andare un figlio a quell'età. Parlando al sito del club, Vieira si è mostrato molto contento della scelta. “E' un'ala moderna, bravo ad inserirsi o ad andare sulla fascia, può far gol ed è molto bravo nell'uno contro uno. E' il tipo di ala moderna che vuoi nella tua squadra. E' giovane, ma sono sicuro che avrà un ruolo importante nella squadra. Ha entusiasmo ed energia, ed è questo ciò che vogliamo” Reduce da un piccolo infortunio, che lo ha molto limitato nella MLS Players Combine, Harrison potrà presto mettere in mostra velocità, assist (11 nel 2015, più 8 gol) e tiro potente (di sinistro) nel ritiro del NYCFC che prenderà il via il prossimo 22 gennaio in Florida, dove troverà anche la concorrenza della sopresa del 2015, il velocissimo ghanese Kwadwo Poku.  Bobby Muuss, coach da appena un anno del Wake Forest, ha avuto a disposizione Harrison per tutta la stagione NCAA 2015, potento osservare l'impatto del ragazzo sulla squadra. “Sono convinto che Jake avrà un'incredibile carriera professionistica". E lo sono anche i dirigenti del NYCFC, con Claudio Reyna in prima fila.

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Il debutto ufficiale in campo di Giuseppe Rossi, dopo aver saltato l’intera stagione, avviene sul campetto di Nike Field, incastrato in mezzo a Christie street, a un passo da Chinatown. L’occasione è la ottava edizione di "Showdown in Chinatown", la partitella di beneficenza fra un manipolo di star miste fra giocatori di basket e di soccer, radunati da Steve Nash, il due volte MVP della NBA, e organizzata da Venanzio Ciampa, un italiano che a New York è una sorta di guru del marketing. Le due squadre erano divise fra team internazionale, in maglia nera, capitanato da Alex Del Piero, comprendente anche Massimo Gobbi e fra i baskettari, Nash, Luol Deng dei Miami Heat (passato anche per le giovanili dell'Arsenal) e il protagonista delle ultime finali, l’australiano Matthew DellaVedova dei Cleveland Cavaliers. Mentre dall’altra parte, in maglia bianca, c’era il team Usa, comandato dal ragazzo del New Jersey, Giuseppe Rossi, insieme a Chris Mullin, ex All-Star di Golden State, Ricky Williams e Kyle Martino, che facevano parte della nazionale Usa. Finisce 8-5 per Rossi, ma la gara giocata otto contro otto è in equilibrio fino ai minuti conclusivi. Anche al campetto ai margini della China- twown di Manhattan, dove si gioca lo Showdown di Steve Nash, il due volte MVP della NBA, l’argomento caldo è Andrea Pirlo, che pe- rò preferisce non farsi vedere. Alex Del Piero è l’attrazione: vive a Los Angeles dallo scorso agosto, ha aper- to scuole calcio (le sue Academy), e anni fa aveva flirtato con la possibilità di giocare nella Mls. Per questo, più di altri, comprende la decisione dell’ex compagno. Non lo ha sentito, s’informa se sia già ufficiale. «Però, so che è stato qui. Penso che se arriverà, la sua sarà una decisione fantastica, anche se soltanto lui potrà sapere se sarà quella giusta. Un fatto è certo: la Lega sta crescendo tantissimo». Intanto la Lega, la MLS, sgombra ogni dubbio: Pirlo potrà firmare il nuovo contratto con loro dall’8 luglio, alla riapertura della finestra trasferimenti, e prima di poter essere utilizzato deve aver ottenuto il visto di lavoro. Da «americano», Giuseppe Rossi è entusiasta: «Sicuramente la MLS farà un salto di qualità. Sappiamo che calciatore è Andrea e ciò che può dare. Anche per lui sarà una bella esperienza. Credo che da solo possa portare almeno cinquemila persone in più allo stadio, se non di più. E’ un talento mondiale, uno che ha vinto tutto: New York ha fatto un grande affare». E il suo prossimo com- pagno di squadra, Chris Wingert, che aveva affrontato l’ex juventino in una partita Usa- Italia Under 23 del 2002 lo aspetta a braccia aperte: «Finì 2-0 per loro e già a quei tempi capivi che era un ragazzo con della stoffa. Sarà fantastico averlo a fianco, molti di noi avranno tanto da imparare». E pure Steve Nash dice: «Un salto di qualità notevole per il movimento calcistico Usa». È direttamente interessato perché è proprietario dei Vancouver Whitecaps, team di Mls. L’Mvp va a John Nash, il papà, autore di una rete splendida e calciatore professionista in Inghilterra, Sudafrica e Canada, il vero motivo per cui Steve è un amante di questo sport. Fonte: Gazzetta dello Sport

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Sul Corriere della Sera di oggi il bravo Tommaso Pellizzari scrive una "Lettera aperta a Giovinco" che se ne va a giocare a Toronto, dove guadagnerà 6 milioni l’anno per 5 anni. E giocherà sempre. Ma è un errore, secondo lui. Mentre secondo noi è Pellizzari che sbaglia (in buona fede) a causa della scarsa conoscenza della destinazione di Giovinco, in termini di città, ambiente sportivo e campionato. Per capire gli errori di Pellizzari, abbiamo deciso di analizzare punto per punto la lettera. Caro Sebastian Giovinco, a quanto pare il 26 gennaio lei festeggerà il suo 28esimo compleanno spegnendo 6 milioni di candeline, collocate su una torta piuttosto grande. D’altra parte, oltre che un compleanno, c’è un record da festeggiare: il suo ingaggio al Toronto Fc da 6 milioni di euro l’anno fa di lei il secondo calciatore italiano più pagato al mondo, dopo De Rossi e davanti a Balotelli, Totti, Buffon e Pirlo. Primo spunto: gli ultimi tre IMHO hanno un ingaggio meritatissimo ma: De Rossi ha ottenuto un ingaggio monstre solo grazie al fatto che si è ritrovato il contratto in scadenza all'arrivo alla AS Roma della proprietà americana, che certo non poteva permettersi di lasciarselo sfuggire a zero, e ora lo strapaga. Balotelli deve ringraziare Mino Raiola, genio del male degli agenti, che facendogli cambiare squadra ogni volta gli fa ottenere un aumento. Lo stesso Pirlo, genio del calcio invece, i soldi li merita tutti ogni giorno, ma quel contratto lo ha potuto avere in Italia solo perché passato alla Juventus a zero.   Complimenti, ovviamente. Ma, se lo lasci dire da uno che pensa che da tempo lei avrebbe dovuto andarsene all’estero: lei ha scelto l’estero sbagliato. Per opposte ragioni, la sua tecnica e il suo fisico sarebbero stati perfetti per il campionato inglese e per quello spagnolo. Nel primo sarebbe stato immarcabile, nel secondo un maestro del tocco e del palleggio nel Paese che negli ultimi anni ne ha fatto più che un’arte una ragione di esistenza. Analisi tecnica impeccabile. Sicuramente la MLS non è paragonabile tecnicamente a Premier League, Liga, Bundesliga e Serie A.   Avrebbe dovuto andarsene un anno, due anni fa, quando era ormai chiaro che la panchina della Juve non sarebbe stato un episodio e non per cattiveria dei suoi allenatori. È anzi noto che Antonio Conte è uno dei suoi più grandi estimatori, in Italia, eppure neanche con lui lei giocava molto: per la semplice ragione che il calcio italiano, con i suoi spazi stretti e il suo cinismo tattico, finisce per trasformare in limiti i vantaggi che la sua struttura fisica le offre. È quello che è successo all’ex interista Coutinho, il calciatore che forse le somiglia di più in assoluto: inconsistente in Italia, buono in Spagna, ottimo nel Liverpool. E non è solo una questione di maturità raggiunta. Perfetto.   Ora, dal Canada, le arriva la classica offerta che non si può rifiutare. O almeno, è molto facile dire da qui che si potrebbe (o addirittura dovrebbe) rifiutare, se non si vuole ridurre una carriera a una mera questione di soldi. Bisognerebbe trovarsi al suo posto, per dirlo. Stupisce da un giornalista dell'esperienza di Pellizzari leggere una frase del genere. I calciatori di oggi (e anche di ieri, da quando c'è la Bosman almeno) sono professionisti come tutti noi, e cosa dovrebbero fare? E poi con Giovinco mica parliamo di Totti o Maldini che lasciano AS Roma e Milan! Il suo contratto con la Juventus da €2,2 milioni netti scade a giugno, e non gli sono arrivate già lo scorso anno grandi offerte di rinnovo. L'altro aspetto - e qui bravo l'agente - è che da ora in poi chiunque voglia Giovinco dovrà pagarlo così. Jermain Defoe, 32 anni, lo scorso anno è andato a Toronto ed è durato poco (causa anche esonero dell'allenatore che lo aveva voluto). Il TFC gli aveva dato un mega contratto, che ora il Sunderland gli ha confermato e prolungato. Bravo l'agente di Giovinco quindi.   Resta però un dubbio: vale la pena, a 28 anni, di lasciare il continente del calcio che conta? Non è un po’ presto per accettare un contratto da fine carriera, con tutto il rispetto per il calcio di Stati Uniti e Canada? Qui arriva l'errore. La MLS non è la NASL degli anni '70, che arruolava (tranne Giorgio Chinaglia e forse Franz Beckenbauer, che aveva vinto il Pallone d'Oro solo 6 mesi prima di andare in America, oppure i giovani Peter Bearsdley e Trevor Francis) solo vecchie glorie. Da dieci anni è un campionato in continua crescita, come dimostrano anche i numeri. Dal 1999 al 2010 il numero dei calciatori è raddoppiato, e tra i giovani tra i 12 e i 24 anni il calcio è il secondo sport preferito dopo il football americano della NFL. E la MLS? Nel 2000 c'erano 10 squadre. Oggi sono 20. Nel 2020 saranno 24, sparse su tutti gli USA. Per l'ingresso nella lega, nel 2004 il Toronto pagò $10 milioni, negli ultimi due NYCFC, Atlanta e LAFC han pagato $100 milioni ognuna, a testimonianza di un valore in crescita esponenziale. Gli stadi: nel 2000 c'era un solo stadio per il calcio a Columbus, oggi sono 13, più Washington in arrivo e Seattle che è da football ma sempre pieno. La media spettatori è salita da 13,756 nel 2000 a 19,151 nel 2014 (+50%!). In Italia abbiamo uno stadio di proprietà, uno in arrivo (Udine) e una media in triste calo da anni... In sintesi Giovinco è la punta dell'iceberg di un movimento in cerca di tecnica. Ovvio però che portare grandi giocatori lontano dal cuore dell?Europa li si debba pagare qualcosa in più. Ma si ricordi che la Juventus Giovinco lo ha pagato €11 milioni al Parma e 4,4 milioni lordi annui. Che differenza c'è sui 5 anni con €6 milioni del TFC?   Soprattutto, non è una sconfitta, a parte il fatto che di sicuro là sarà titolare fisso? Per carità, ci sono sconfitte più disonorevoli e soprattutto meno remunerate. Però quella sensazione resta. Può essere considerata una sconfitta diventare una stella in Nordamerica, a quelle cifre e con la capacità di essere al picco di un movimento? Aggiungiamo che forse il surreale spazio dato ad un Alex Del Piero ormai ex calciatore in campionati come quello australiano (e ok, ma in una squadra pessima come il Sydney FC) e ancor di più in campionato di pochi mesi di ultraquarantenni come quello indiano, possa aver fatto pensare a un Giovnico (ma presto altri ne seguiranno) che forse si ottiene più visibilità andando fuori, specie se si è ancora un giocatore di alto livello.   Insieme a un’altra: quella secondo la quale - esattamente come per Alessandro Diamanti, tornato dalla Cina a Firenze - la rivedremo qui più presto di quanto pensa. Scommettiamo che il calcio vero le mancherà più di quel che lei adesso immagina? Questo, quindi, non è un addio, ma un arrivederci. In Inghilterra e Spagna, però. Non in Italia, mi raccomando. Appare inadeguato comparare il calcio cinese, privo di una Nazionale nemmeno decente, di giocatori all'estero validi, di un campionato che sia possibile definire tale, e comunque in un paese con una cultura molto lontana dalla nostra cui difficilmente i nostri giocatori si possono adeguare. Non escludo che Giovinco possa tornare in prestito tra gennaio e marzo prossimi (difficile, a meno che non gli si prefiguri la partecipazione agli Europei), ma non ci sarebbe nulla di strano. Più strano è che i nostri club non mandino negli USA i giovani (che non fanno giocare) per magari formarli anche culturalmente (che aiuta sempre) e valorizzarli su un palcoscenico che comunque avrebbe ritorno.   Intanto, un grande in bocca al lupo da Tommaso Pellizzari (cui consigliamo la lettura di questo articolo di risposta a Repubblica) e da www.SoccerItalia.it

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