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Chandler, gioiello che piace a mister Tom
Scritto il 2011-05-19 da Franco Spicciariello su Calciomercato
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Gli sono basta­ti cinque mesi, tra gennaio e maggio di quest’anno, per essere promosso a pieni vo­ti titolare in Bundesliga.

Il sogno del 21enne Ti­mothy Chan­dler si è rea­lizzato a No­rimberga con la poten­za e la veloci­tà di un ful­mine. La so­cietà lo aveva acquistato per pochi spiccioli dall’Ein­tracht Francoforte, la scor­sa estate, per colmare un vuoto in attacco della squa­dra dilettanti nella Regio­nalliga ( quarta divisione). Invece, per una felice intui­zione dell’allenatore Dieter Hecking, “Timmy” è diven­tato la colonna destra nella difesa a quattro della prima squadra, sesta nell’ultima Bundesliga.

DIFENSORE DI SPINTA -«Doti fisiche e tecniche di pri­m’ordine », assicura il mi­ster. In effetti, alto 1,86 per 80 kilogrammi, è un tipo molto atletico, con grande corsa e forte tiro. Uno che« non si stanca mai di fare gioco sulla fascia». Ha de­buttato nel girone di ritorno con tre sostituzioni, poi sempre titolare dalla vitto­ria in casa dello Stoccarda, col personale contributo del suo primo gol in Bundesli­ga, un destro di grande prontezza.

STOP MESSI-Un decollo fenomenale : già a fine marzo ha esordito con la casacca Usa fermando sull’ 1- 1 a East Rutherford l’Argentina di Messi e La­vezzi. Nella pagella del No­rimberga a fine stagione, la rivelazione del girone di ri­torno che piace a DiBene­detto, ha in assoluto il voto più alto (6,89) dopo il por­tiere Schaefer. Non stupisce quindi che il club bavarese si sia affrettato a prolungar­gli fino al 2013 il contratto in scadenza a giugno. Ha una quotazione di 600mila euro.

Lo assiste l’agenzia Pro Profil, la stessa del por­tierone Manuel Neuer. “Timmy” è di padre ameri­cano e madre tedesca, quin­di con doppio passaporto e status di comunitario.
E. Piergianni - Corriere dello Sport

"Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha invece risposto Chandler. Timothy Chandler dovrebbe riconsiderare i suoi impegni con la Nazionale USA. Lo affermato, in maniera abbastanza irrispettosa in quanto difficilmente lo avrebbe detto con altre Nazionali coinvolte, l'allenatore dell'Eintracht Francoforte Armin Veh, secondo cui gli impegni internazionali stanno limitando la crescita del giocatore nel suo club. Il 25enne difensore è rientrato a Francoforte lo scorso giovedì, reduce dall'impegno con gli USA in CONCACAF Gold Cup, ultimo a tornare dopo che i compagni di Nazionale John Anthony Brooks dell'Hertha Berlino e il laterale del 'Gladbach Fabian Johnson si erano già rivisti da una settimana per propria scelta. "Dovrà aspettare", ha detto Veh riferendosi a Chandler. Nella scorsa stagione, reduce dal Mondiale brasiliano, l'allenatore Thomas Schaaf aspettò quattro match di campionato prima di spedirlo in campo da titolare in un campionato in cui ha poi collezionato 29 presenze totali (25 dall'inizio). Ma secondo Veh gli impegni estivi con gli USA stanno minando la carriera di Chandler, che anche l'anno prossimo sarà impegnato nella post season con la Nazionale a stelle e strisce che parteciperà alla Copa America Centenario. "Capisco che voglia giocare con gli USA, ma così non aiuta né me né l'Eintracht", ha spiegato Veh alla Bild. "Deve domandarsi cosa voglia veramente", ha aggiunto con tono anche minaccioso. Ma Chandler non ci pensa per niente a mollare. "Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha dichiarato Chandler alla stampa. Tornato dalla CONCACAF Gold Cup, Chandler ha passato una settimana a Norimberga. "Non è stata proprio una vacanza, perché il calcio ce l'ho sempre in testa", ha spiegato alla Frankfurter Rundschau. "Fisicamente non ho perso molto, non devo iniziare da zero. Sarò pronto per l'avvio della Bundesliga la prossima settimana". Sul dover aspettare preannunciato da Veh: "Posso capirlo. I miei compagni si sono allenati per sei settimane. Ma quando l'allenatore avrà bisogno di me, ci sarò". Si attende a questo punto la posizione di Jurgen Klinsmann, che certamente non avrà apprezzato.

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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Gli Stati Uniti hanno battuto per 4-0 il Guatemala nell'ultimo match di preparazione in vista della CONCACAF Gold Cup, in cui esordirà contro l'Honduras martedì prossimo al Toyota Stadium di Frisco, Texas. Il CT Jurgen Klinsmann schiera per l'occasione una linea di difesa con tre "tedeschi": Timmy Chandler, John Brooks (centrale a fianco di Omar Gonzalez) e Fabian Johnson, la dodicesima diversa negli ultimi 13 match post Mondiale. Ancora una volta però qualche preoccupazione c'è stata, e ancor di più nel secondo tempo quando il duo centrale è stato composto da Tim Ream (Bolton) e Ventura Alvarado (Club America), nonostante un Guatemala non certo aggressivo. A centrocampo si rivede Graham Zusi (Sporting KC), al rientro in Nazionale dopo 9 mesi a seguito di una frattura. Altra novità l'esperimento di Mix Diskerud (New York City FC) nel ruolo di centrocampista basso in copertura - poco necessaria ieri - che è sembrato funzionare, dando almeno a Klinsmann un'alternativa a Kyle Beckermann. Pochi minuti dopo un rigore sbagliato dall'attaccante del Sunderland Jozy Altidore, è stato un autogol del difensore guatemalteco Carlos Castrillo ad aprire la via della vittoria degli USA. Vittoria diventata larga nel secondo tempo - dopo sei sostituzioni, e con uno Gyasi Zardes in evidenza all'ala - con i gol del terzino del Norimberga Timothy Chandler - il suo primo di sempre in maglia a stelle e strisce - un rigore di Clint Dempsey procurato da Michael Bradley (alla sua partita numero 99 con gli States), ed infine un tap in dell'attaccante e capitano dei San Jose Earthquakes Chris Wondolowski. Con la vittoria ieri sale a quota 21 la serie positiva degli USA contro il Guatemala, contro cui non perdono dal 1988. Nota stonata della serata, gli enormi problemi logistici affrontati dai 44.000 presenti - arrabbiatissimi sui social media - al Nissan Stadium (ex LP Field), evidentemente mal organizzato per la serata considerando che per la NFL ne accoglie più di 70.000.

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