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CCL, quarti: pari tra Columbus e RSL
Scritto il 2011-02-23 da Franco Spicciariello su MLS
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Nel gelo di Columbus (OH), temperatura di -3°, ha preso ieri il via ufficiale la stagione 2011 dei team MLS con l'andata dei quarti della CONCACAF Champions League tra  Real Salt Lake e Columbus Crew.

Partita combattuta tra le due squadre americane, terminata a reti bianche con il Crew in 10 e RSL in 9 per le spulsioni dell'attacante di Columbus Emilio Renteria e del difensore del Real Salt Lake defender Nat Borchers, presisi a gomitate al 72', seguita a quella dell'altro difensore del team di Salt Lake City Tony Beltran al 53' per doppia ammonizione. Saranno tutti squalificati per il match di ritorno in Utah previsto per l'1 marzo.

WATCH: Guarda gli highlighs del match

Il freddo ha sicuramente condizionato il match, giocato davanti a soli 4.665 spettatori con alcuni settori dello stadio chiusi a causa del ghiaccio.

Un po' in difficoltà in difesa Columbus, priva dei titolari Shaun Francis e Chad Marshall e con il secondo portiere Raymond Burse tra i pali. Al 3' è il nuovo terzino destro cileno Sebastian Miranda (arrivato dall'Unión EspañolaI a farsi vedere con un bel cross che l'avanti del Perù Andres Mendoza - arrivato la scorsa stagione - manda di poco alto sulla traversa. Pochi minuti dopo è il centrocampista Emmanuel Ekpo a mandare alto.

Prima vera occasione della partita di Columbus che al 19' dopo un'azione Mendoza-Renteria, col tiro basso di quest'ultimo intercettato da Nick Rimando, che al 44' si ripete su una punizione di Eddie Gaven.

Fuori Beltran espulso il Crew però fatica a superare la difesa di RSL, la migliore in MLS la scorsa stagione, che a sua volta però ha praticamente rinunicato alla fase d'attacco, se nonin n paio d'occasioni con Berltran subito vicino al gol ma palla sull'incrocio. Poi è l'attaccante ex Bristol City Alvaro Saborio a sfiorare il palo poco dopo. Ritorno martedì prossimo a Sandy (Utah).

Nell'altro quarto giocato nella notte, il Cruz Azul ha superato per 2-0 il Santos Laguna. In campo stanotte ancora due messicane, Toluca e Monterrey, e Saprissa (Costarica) contro Olimpia (Honduras).

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CONCACAF Champions League - Quarti di finale

Columbus Crew vs. Real Salt Lake 0-0

Columbus Crew -- Raymond Burse, Rich Balchan, Andy Iro, Sebastian Miranda, Josh Gardner (Jeff Cunningham 75), Emmanuel Ekpo, Cole Grossman, Eddie Gaven (Leandre Griffit 63), Robbie Rogers, Andrés Mendoza (Justin Meram 82), Emilio Rentería. Non entrati: Tommy Heinemann, Josh Williams, William Hesmer, Kwaku Nyamekye.

Coach: Robert Warzycha

Real Salt Lake -- Nick Rimando, Tony Beltran, Jamison Olave, Nat Borchers, Chris Wingert, Ned Grabavoy (Andy Williams 81), Javier Morales, Kyle Beckerman, Will Johnson, Fabian Espíndola (Robbie Russell 59), Álvaro Saborío. Non entrati: Arturo Alvarez, Paulo Araujo Jr., Nelson Gonzalez, Rauwshan McKenzie, Kyle Reynish.

Coach: Jason Kreis

Arbitro: Jair Marrufo

Ammoniti:

RSL -- Tony Beltran 42

CLB -- Sebastian Miranda  49

RSL -- Tony Beltran 53

RSL -- Tony Beltran (espulso) 53

RSL -- Kyle Beckerman 53

RSL -- Nat Borchers (espulso) 72

CLB -- Emilio Rentería (espulso) 72

Sconfitto il Columbus Crew del fratello di Higuain per 2-1 in trasferta. Il trionfo arriva dopo soli 4 anni in MLS, ma la storia dei Timbers risale al 1975 Brutta giornata per entrambi i fratelli Higuain. Prima la sconfitta di Gonzalo a Bologna, mentre poi è toccato al fratello maggiore, Federico, perdere la finale di MLS Cup in una brutta e grigia serata al Columbus Crew Stadium. Il torneo va quindi ai Portland Timbers dell'altro argentino, Diego Valeri, anni fa cercato dal Genoa e nominato MVP della gara, che hanno battuto il Columbus Crew per 2-1. Per i Timbers è il primo trofeo della loro breve esistenza in MLS (dove sono entrati nel 2011), e anche della loro storia in assoluto che risale al 1975, anno di fondazione in cui forno sconfitti nella finale del NASL Soccer Bowl dai Tampa Bay Rowdies. That feeling when you win #MLSCup. #RCTID pic.twitter.com/mxL7uBg9wL— Portland Timbers (@TimbersFC) 7 Dicembre 2015 Serata horribilis per il Crew (e anche per il bel gioco) con i tre gol del match nel primo tempo, tutti e tre causati da clamorosi errori. Ad aprire le danze è Diego Valeri, ex Lanus, Armeria e Porto, dopo soli 27", il gol più veloce delle venti edizioni, che in scivolata infila in rete un tardivo rinvio del portiere di Columbus, Steve Clark. Passano altri sei minuti e il Portland raddoppia; Powell si ferma convinto di un fallo laterale ma l’arbitro non fischia (o, meglio, il guardalinee non vede), Tony Tchani ruba palla e si invola sulla fascia destra servendo Melano che crossa in maniera bassa e precisa per la testa di Rodney Wallace che di testa in tuffo batte Clark. Accorcia le distanze il co-capocannoniere (con Sebastian Giovinco) Kei Kamara, attaccante della Sierra Leone passato anche per il Norwich, che su un brutto controllo del portiere avversario Larsen Kwarasei segna quello che rimarrà l'unico gol del Crew. Nella ripresa infatti, il risultato non cambia, e anzi sono i Timbers a mettere in mostra un gioco arioso orchestrato da coach Caleb Porter. Al 60′ il Portland sfiora anche il terzo gol con un’azione con Wallace che ribatte in rete ma la palla rimbalza prima sulla pancia di Parkhurst e poi Kamara nel tentativo di spazzare colpisce prima la parte bassa della traversa e poi il braccio sempre di Parkhurst prima che la palla venga allontanata. Il trionfo di Portland è un classico da playoff. Solo fino ad ottobre i Timbers erano praticamente fuori dalla qualificazione, per poi superare al primo turno lo Sporting Kansas City all'11° rigore. Columbus, che la MLS Cup l'ha vinta nel 2008 grazie alle gesta dell'argentino Guillermo Barros Schelotto, è diventata - col New England Revolution del 2002 - la seconda franchigia a perdere la finale giocando in casa. Per il soccer Usa iniziano ora le vacanze, che però per in nazionali termineranno i primi giorni di gennaio, quando raggiungeranno il CT Jurgen Klinsmann per il classico ritiro di gennaio, mentre pochi giorni dopo toccherà alle squadre, con primi appuntamenti a fine febbraio per i quarti di CONCACAF Champion League 2015/16, seguiti subito dopo dall'avvio del campionato 2016. ______________________________________________________________ MLS Cup Final - Columbus Crew Stadium, Columbus (OH) Columbus Crew vs Portland Timbers 1-2 Marcatori: POR - Valeri 1' POR - Wallace 7' CLB - Kamara 17' Columbus Crew SC (4-2-3-1): Kamara, Clark, Afful, Parkhurst, Gastón Sauro, Francis, Tchani (72′ McInerney), Trapp, Finlay (63′ Cedrick), Higuain, Meram (78′ Saeid). A disp.: Stuver, Wahl, Klute, Jiménes. Allenatore: Gregg Berhalter. Portland Timbers (4-3-3): Melano (59′ Asprilla), Adi (90+1′ Urruti), Wallace (90+4′ Jewsbury), Kwarasey, Powell, Borchers, Ridgewell, Villafaña, Nagbe, Chara, Valeri. A disp.: Gleeson, Paparatto, Peay, Johnson. Allenatore: Caleb Porter. Arbitro: Jair Marrufo. Note: ammoniti al 34′ Afful (CC), al 65′ Powell (PT), 90+3- Valeri (PT), 90+3′ Asprilla (PT).

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La stagione MLS 2015 volge al termine. Nella notte tra il 6 e il 7 dicembre, al Mapfre Stadium di Columbus, si disputerà l’ultimo atto dei playoff per l’assegnazione della MLS Cup. Columbus Crew contro Portland Timbers, una finale difficilmente pronosticabile, dato che entrambe le squadre hanno eliminato dalle finali di Conference le due teste di serie numero uno, ovvero i New York Red Bulls e l’FC Dallas, entrambe detentrici del miglior record stagionale con diciotto vittorie, dieci sconfitte e sei pareggi in trentaquattro gare di regular season. Uno scontro tra famiglie, se si dà un’occhiata alla proprietà delle due franchigie arrivate a giocarsi il titolo in gara secca. I Precourt e i Merritt Paulson, una attiva sul campo dell’investment management e dell’industria energetica; l’altra che porta addirittura alla Segreteria al Tesoro degli Stati Uniti, presieduta da Henry Merritt Paulson (padre di Henry Merritt Paulson II, proprietario dei Timbers) sotto la presidenza di George W. Bush, nonché amministratore delegato di Goldman Sachs per sette anni fino al 2006. A Columbus, in Ohio, è previsto il tutto esaurito per la finale, che si disputerà in gara unica al Mapfre Stadium. 22.719 dunque i probabili presenti alla finale della MLS Cup, a conferma di un dato in continua ascesa per ciò che riguarda il pubblico sugli spalti della principale lega calcistica statunitense. Anche per le due contendenti al titolo, le cifre legate alla partecipazione degli spettatori sono in continuo aumento: a Columbus si è passati dai 16.881 spettatori di media del 2014 agli attuali 16.985 in regular season. Tutto esaurito, invece, il Providence Park di Portland, dove i Timbers hanno sempre giocato davanti ad una platea di 21.144 spettatori, ovvero la capienza massima consentita. Fonte: Marco Bellinazzo - Il Sole 24 Ore

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Una Champions League americana, che potrebbe sostituire la Copa Libertadores, è l'idea di Riccardo Silva per rendere commercialmente attraente il pallone oltreoceano e unire definitivamente il nord con il sud America. Una Champions League americana, dall’Alaska alla Terra del Fuoco, della durata di circa otto mesi, ben inserita nei calendari della Concacaf (Confederazione calcistica del Nord, Centro America e Caraibi) e della Conmebol (Confederazione Sudamericana di calcio), alla quale dovrebbero partecipare sessantaquattro squadre, 16 da Brasile e Stati Uniti, 10 argentine, 8 messicane, 3 colombiane, 2 cilene e uruguaiane, una paraguaiana; ai preliminari due ecuadoregne, peruviane, boliviane, costaricensi, caraibiche e una guatemalteca. Al momento si tratta solamente di un sogno, un’idea, un business che potrebbe partire nel 2019 e che secondo il suo ideatore, Riccardo Silva (presidente e principale azionista della MP & Silva, mpsilva.com), “sarà come la Uefa Champions League”. Ma c’è di più, forse uno dei motivi scatenanti: “Nel football americano, nel basket e nel baseball gli Stati Uniti sono i migliori del mondo, nel calcio no. Con questa competizione i club statunitensi avranno l’opportunità di misurarsi con alcune delle squadre più forti del pianeta e migliorarsi”, ha detto a Victor Garcia, giornalista del sito spagnolo El Confidencial. Idea, che promette bene dal punto di vista economico – 5 milioni di dollari a ogni partecipante, 30 alla vincitrice, per un montepremi di 440 –, non è però piaciuta a tutti, soprattutto in Sudamerica, dove ci sono le squadre più importanti, quelle che darebbero lustro alla competizione e che dal 1960 hanno reso famosa e ambita la Copa Libertadores, di fatto la Champions sudamericana, la cui vincitrice, a parte due volte, contende all’Europa il Mondiale Fifa per Club. Eduardo Ache, presidente del Nacional di Montevideo, si è detto d’accordo a patto che non soppianti la Libertadores; un “desiderio” l’ha definita Luis Segura, attuale numero uno ad interim dell’Afa (Asociacion del Futbol Argentino), che al momento ha problemi più grossi che pensare a una Champions americana: “Tuttavia non c’è niente di concreto”, ha chiosato. Pare, infatti, che sia stato Marcelo Tinelli, vice presidente del San Lorenzo e da poco anche della stessa Afa, il referente del progetto in Argentina. Presentatore televisivo e uomo di calcio, Tinelli correrà per il trono della federazione contro Segura, forte pure dell’appoggio di Daniel Osvaldo Scioli, governatore della provincia di Buenos Aires e candidato alla presidenza della Repubblica, per molti il futuro presidente. Il paraguaiano Juan Angel Napout, numero uno della Conmebol, ha sottolineato di non avere in mano nulla di concreto ma che se i club presenteranno un progetto lo prenderà in considerazione. “Non solo lo conosco, ma abbiamo firmato una lettera d’intenti a favore della nuova coppa”, ha dichiarato al Clarin il presidente del River Plate Rodolfo D’Onofrio, facendo capire quanto ne abbiano parlato in ambienti diversi dalle federazioni nazionali e continentali. Daniel Lagares, commentatore del Clarin, ha definito l’idea un “meganegocio” (un mega affare) più per i grandi network televisivi che per il calcio: “È legittimo credere che il denaro possa frenare la vendita di calciatori sul mercato europeo, creando una nuova consapevolezza e valorizzando i settori giovanili, ma a niente servirà un futbol ricco senza trasparenza e senza una profonda pulizia dell’amministrazione delle federazioni e del management degli stessi club”. Gli scandali che dall’Afa alla Conmebol e alla Concacaf arrivano sino alla Fifa non fanno sperare niente di buono, ma sempre secondo Lagares, con le migliori intenzioni, il momento per un cambiamento radicale del football sudamericano e mondiale è propizio. Anche se passa da uomini d’affari che hanno eretto i diritti televisivi a massima espressione del calcio? Riccardo Silva è nato a Milano il 4 giugno del 1970, bocconiano, la sua famiglia paterna è proprietaria di uno dei principali gruppi chimici italiani. Ha fondato la MP & Silva a Singapore nel 2004 (società considerata uno dei tanti bracci della multinazionale Infront Sports & Media, che in Italia, tra le altre cose, è Advisor della Lega Calcio per la commercializzazione dei diritti televisivi e media dei campionati di serie A e B, Coppa Italia e Supercoppa), facendola diventare leader mondiale nella distribuzione dei diritti televisivi; dalla Premier League alla Nba, dalla Nfl alla F1, dalla Cbf al Comitato olimpico asiatico, per un fatturato di 750 milioni di dollari l’anno. Silva è socio del Flamengo e, insieme a Paolo Maldini, proprietario del Miami FC, che giocherà la Nasl (North American Soccer League, “la quale permette più flessibilità e indipendenza della Mls”). Sul sito personale (riccardosilva.com) ha scritto di far parte di diverse organizzazioni, tra cui il Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti, l’Arts Club di Londra e il Pd. Da come si descrive e da come ne scrivono Riccardo Silva pare il deus ex machina del calcio mondiale (i club italiani, a dire la verità, ancora non hanno capito se sui diritti televisivi è troppo bravo lui a rivenderli o troppo generosa la Lega a cederli, visti i ricavi della sua società), l’uomo che potrebbe dare vita all’America Champions League e che potrebbe cancellare con una firma una delle manifestazioni che hanno fatto e fanno la storia del football, la Copa Libertadores. Fonte: Francesco Caremani - Il Foglio

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