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Olanda di misura sugli USA
Scritto il 2010-03-03 da Franco Spicciariello su Nazionale USA
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Si presenta bellissima l'Amsterdam ArenA, uno stadio che al momento in Italia possiamo solo sognare, che pur senza storia ancora, impressiona all'interno con le immagini sparse ovunque dei vari Johann Cruijff (scritto così), Ruud Krol, Johann Neeskens, Romario, Aaron Winter, Dennis Bergkamp e così via. I tanti colori dei seggiolini (quasi tutto esaurito, non male considerato il freddo assai umido) sono coperti in gran parte - ovviamente - dell'arancione dei tifosi olandesi, colorati e rumorosi come sempre. Ma rumorosi sono anche i 3/400 americani giunti qui da tutta Europa e direttamente dagli USA, visti già  prima del match in giro per pub.

  • Olanda vs. USA 2-1 - Highlights

Il CT Bob Bradley (rivo del neo secondo, l'ex fiorentino Lubos Kubik, in missione per Inghilterra vs. Egitto) punta su un team a prima vista leggerino, anche per dare spazio ad alcuni che non hanno avuto grandi occasioni sin'ora e che devono ancora dimostrare qualcosa a certi livelli. E per questo l'Olanda è sicuramente l'avversario giusto"
USA schierati con un 4-4-2, anomalo però per il centrocampo. Confermato Tim Howard in porta (con Brad Guzan secondo, davanti a Marcus Hahnemann, a stabilire quindi la gerarchia in vista dei mondiali). Linea difensiva con Jonathan Spector a destra (anche se Zola al West Ham lo fa giocare a sinistra) al posto dell'infortunato Steve Cherundolo, coppia centrale con Carlos Bocanegra e Jay DeMerit (nell'attesa del rientro del milanista Gooch Onyewu) e il pupillo di Bradley, Jonathan Bornstein, a sinistra.

A centrocampo finalmente il "messicano" (gioca nel Pachuca) Josè Torres accanto a Michael Bradley e a Landon Donovan, con Stuart Holden a supporto (ma spesso spostato a destra a coprire) della giovane coppia d'attacco formata da Jozy Altidore (20 anni) e dal velocissimo avanti del Real Salt Lake Robbie Findley (25 anni), schierato da Bradley alla ricerca disperata di un sostituto adeguato per l'ancora convalescente Charlie Davies.

In panchina, oltre a Guzan, il centrale di difesa Clarence Goodson, il laterale sinistro Heath Pearce, il rientrante Maurice Edu col compagno di squadra ai Rangers DaMarcus Beasley, Aleandro Bedoya e infine Eddie Johnson, richiamato da Bradley dopo qualche flash messo in mostra in Grecia con la maglia dell'Aris Salonicco (dove gioca insieme al "dimenticato" Freddy Adu) dopo gli ultimi due anni tra panchina e tribuna al Fulham e al Cardiff.

Olanda quasi al completo (manca l'infortunato Van Persie), con una serie di nomi da far spavento. Non per niente è terza nel ranking fFFA dietro solo a Spagna e Brasile. Il CT Bert van Marwijk schiera Sterkelenburg in porta, Van der Wiel, Heitinga - che si piazza su Altidore a fare a sportellate -, Mathijsen e il capitano Giovanni van Bronckhorst in difesa. A centrocampo ecco van Bommel, de Jong ed Elia a sinistra con Robben all'inizio dietro le punte il nerazzurro Wesley Sneijder e Kuyt. Panchina invece per il centravanti milanista Klaas Jan Huntelaar, apparso intristito ma acclamato dalla folla presente, e per il madrileno van der Vaart.

Le squadre entrano in campo al ritmo di "Eye of the Tiger" dei Survivor (colonna sonora di Rocky III) seguita da una serie di musiche che danno la carica a pubblico e giocatori prima degli inni nazionali. Team entrambi con le nuove maglie per il Mondiali (in entrambi i casi però quella da trasferta): l'Olanda in bianco con pantaloncini azzurri e calzettoni bianchi, USA in blue navy con banda diagonale bianca Maglia stilizzata sul modello del 1950), calzoncini bianchi e calzini blu.

Olanda subito avanti con le iniziative di Sneijder ed Elia, ma gli americani sono guardinghi. Al 9' parte la ola del pubblico mentre gli americani iniziano ad alzare un po' il bacino d'azione grazie al movimento di Bradley e Donovan. All'11' Torres rischia un incredibile autogol per togliere un pallone dai piedi di Sneijder (scambiatosi di posizione con Robben), ma Howard fa i passi indietro giusti e salva in corner. Quindicesimo, Findley - che appare un po' frastornato da un placosenico mai visto prima – scatta e si trova solo in area sul lato sinistro (ha scambiato con Altidore, apparso in difficoltà  con Heitinga), ma tira nelle braccia di Stekelenburg.

Al 30' brutto intervento di de Jong su un contrasto su Holden che si infortuna al ginocchio ed è costretto ad uscire, sostituito da DaMarcus Beasley poco dopo, che va a piazzarsi sulla fascia destra. Tre minuti dopo, si vede finalmente Torres, che impaurisce gli olandesi con un bel sinistro dai 25 metri alto di poco.

Ma ecco che al primo errore difensivo gli USA vanno sotto. Al 39' Sneijder si infila in area, Bornstein lo strattona col braccio e l'interista si butta. Rigore inevitabile e conseguente gol di Kuyt, che spiazza Howard. Due minuti dopo gli oranje reclamano un altro rigore a causa di un mani (vero) ancora di Bornstein, ma l'arbitro, il turco Cakir, lascia correre. Si chiude così il primo tempo, con vantaggio meritato degli olandesi, sempre in possesso del match.

Nel secondo il copione cambia ma non troppo. Cambiano più che altro le facce. Maurice Edu sostituisce lo spento Torres aggiungendo potenza al centrocampo americano che soffre la tecnica degli avversari, mentre per l'Olanda entrano Huntelaar, Braafheid, Vlaar e van der Vaart per Robben, van Bonckhorst, Mathijsen e de Jong. Anche Bradley cambia ancora, e tocca a Bedoya al posto di finale. Il centrocampista dell'Orebro va a piazzarsi a destra, con bearle che passa a sinistra e Donovan accanto ad Altidore. Fuori anche DeMerit per Pearce, con Bornstein che scala al centro. Ed ecco il patatrac. Pochi minuti dopo, al 72', azione confusa al limite lanciata da Sneijder, la palla arriva a Huntelaar che spara che devia spiazzando Howard. Non è proprio la serata giusta per il pupillo - non si capisce perché - di Bradley. Ed è 2-0 per l'Olanda.

Van Marwijk tira quindi fuori Kuyt e dentro il compagno di squadra nel Liverpool Ryan Babel. All'81 Howard salva gli USA dal tracollo con un gran tuffo su sinistro a rientrare dalla distanza di van der Vaart. Ma gli americani sembrano ormai disuniti, colpiti al cuore dal secondo gol proprio mentre sembravano iniziare a trovare una linea di gioco. Poco dopo finalmente Bradley tira fuori il Man of the match (per gli olandesi) Bornstein e lancia Clarence Goodson (gioca in Norvegia, con l'IK Start).

Negli ultimi minuti l'Olanda cala e gli USA ci provano. All'88' cross in mezzo di Beasley e Bocanegra è bravo ad anticipare Stekelenburg e ad infilare di testa il 2-1. Ma non è finita. Prima Bradley e poi Goodson minacciano la porta olandese, e in pieno recupero manca poco che gli Stati Uniti pareggino con un gran tiro di Altidore parato dal portiere dell'Ajax che chiude lì il match con la vittoria - meritata - degli Oranje, che perà  hanno sofferto un po' oltre il previsto contro un avversario assai rimaneggiato e privo di cambi adatti.

Le pagelle

Olanda

Maarten Stekelenburg - 7
Una sicurezza per gli olandesi, non fa errori nella fase cruciale.

Gregory van der Wiel - 6
Dalla sua parte non passa nè Donovan nè altri.

Johnny Heitinga - 7
un duro, con lui Altidore e Findley la vedono brutta tutta la sera.

Joris Mathijsen - 6
Si vede poco, ma non percolpa sua.

Giovanni van Bronckhorst - 6
Come per Mathijsen

Nigel de Jong - 7
Ottima prova nel coprire e ripartire. Peccato per l'intervento su Holden.

Mark van Bommel - 6
Coperto da de Jong, è bravo a far girare la palla.

Arjen Robben - 5

Frenato da qualche problema fisico, è stato un po' un fantasma.

Wesley Sneijder - 8
Solito partitone dell'interista, vera spina nel fianco degli americani che non riescono mai a limitarne il raggio d'azione. Si guadagna il rigore e avvia l'azione del raddoppio, corre e strepita fino all'ultimo minuto.

Eljero Elia - 7,5
Sorprendente sin dall'avvio, tiene in allarme continuo la difesa USA.

Dirk Kuyt - 6
Con un gruppo così tecnico sembr aun pesce fuor d'acqua, ,a è sempre bravo a fare il suo. Certo se l'Olanda avesse un vero centravanti per lui sarebbe difficile trovar spazio.

Sostituti

Klaas-Jan Huntelaar - 6
Per il gol (anzi, l'autogol)
Ron Vlaar - 6
Rafael van der Vaart - 7
Edson Braafheid - SV
Ibrahim Afellay - SV
Ryan Babel - SV

USA

Tim Howard - 7
Sicuro come sempre, salva la baracca almeno un paio di volte. Nessuna colpa sui gol.

Jonathan Spector - 5,5
Un po' a disagio a destra, non si vede mai in avanti, sofrendo molto la fantasia di Elia.

Jay DeMerit - 6.5
Un duro in mezzo alla difesa, il capitano del Watford non molla mai e dalle parti sue si passa poco. Da chiedersi come mai nessun club di livello non lo abbia chiamato dopo la scorsa Confederations.

Carlos Bocanegra - 6.5
Il gol del 2-1 gli vale mezzo punto in più. Non è però più il Boca di qualche anno fa. Ha iniziato la fase discendente. Col rientro di Onyewu probabile la panchina.

Jonathan Bornstein - 2

Che serataccia per il ragazzo di origini ebraico/messicane. ma forse sarà  servita a far capire Bradley che non si può far giocare un calciatore a questi livelli solo per ragioni di lealtà  personale. Assolutamente inadatto ormai da anni, stasera ha trascinato giù con sé tutta la squadra prima con l'incapacità  (il rigore) e poi con la sfortuna (l'autogol).

Stuart Holden - SV
Proprio metre sembrava crescere si è infortunato. Peccato perché ne risentirà  anche il suo posto appena trovato nel Bolton.

Jose Francisco Torres - 5

Si è visto poco e male. Rischia un autogol e poi un gol con un bel tiro. Poca roba al momento, andrà  in Sudafrica ma da panchinaro.

Michael Bradley - 6
Uno dei pochi indispensabili, rimane comunque sotto il suo standard.

Landon Donovan - 5

Sarà  stata l'influenza che lo ha colpito recentemente, ma praticamente non si è visto.

Jozy Altidore - 6
Ci mette sempre troppo ad entrar ein partita, e specie all'inizio soffre un po' il confronto con Heitinga. Meglio nel secondo tempo con accanto Donovan, rischia di pareggiare nel finale. Un po' più di fiducia in sé stesso e uscirà  fuori alla grande.

Robbie Findley - 4
Chiamato a sostituire Charlie Davies, l'esperimento è fallito per la terza volta, e Bradley lo avrà  ormai realizzato. Del resto se a 25 anni non ha ancora sfondato difficlmente potrà  farlo in seguito. Buon giocatore da MLS e forse da qualche campionato di seconda schiera. Niente più.

Sostituzioni

DaMarcus Beasley - 6.5
SI rivede ed è già  un bene. Sta tornando.

Maurice Edu - 6
Meglio di Torres ha fatto vedere un maggior dinamismo e ha messo qualche kilo in più in un centrocampo che ne aveva bisogno.

Alejandro Bedoya - 6.5
Si muove bene. Sarà  una delle colonne degli USA futuri.

Heath Pearce - N/A
Meglio di Bornstein a sinsitra, sempre e comunque.

Eddie Johnson - N/A
Già  il fatto che ci sia e che giochi in Grecia è un buon segnale. Poi magari si rimette anche a segnare…

Clarence Goodson - N/A
Solido come sempre, non sarà  un fenomeno ma il suo lo fa sempre, e sa anche rendersi pericoloso in avanti.

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3 marzo, 2010 – Amsterdam ArenA
Olanda vs. USA 2-1

Marcatori:
NED - Dirk Kuyt (rig.) 40'
NED - Klass jan Huntelaar (Rafael van der Vaart) 73'
USA - Carlos Bocanegra (DaMarcus Beasley) 88'

USA: 1-Tim Howard; 2-Jonathan Spector, 15-Jay DeMerit (11-Heath Pearce, 70), 3-Carlos Bocanegra (capt.), 13-Jonathan Bornstein (21-Clarence Goodson, 86); 22-Stuart Holden (7-DaMarcus Beasley, 34), 14-José Torres (16-Maurice Edu, 46), 4-Michael Bradley, 10-Landon Donovan (9-Eddie Johnson, 76); 12-Jozy Altidore, 19-Robbie Findley (17-Alejandro Bedoya, 63)
Non entrati: 18-Brad Guzan
CT: Bob Bradley

OLANDA
: 1-Maarten Stekelenburg; 2-Gregory van der Wiel, 3-John Heitinga, 4-Joris Mathijsen (20-Ron Vlaar, 46), 5-Giovanni van Bronckhorst (capt.) (15-Edson Braafheid, 67); 7-Arjen Robben (19-Klaas jan Huntelaar, 46), 8-Nigel de Jong (23-Rafael van der Vaart, 60), 10-Wesley Sneijder, 6-Mark van Bommel (17-Ibrahim Afellay, 74); 11-Eljero Elia, 9-Dirk Kuyt (21-Ryan Babel, 81)
Non entrati: 12-Andre Ooijer, 13-Piet Velthuizen, 14-Demy de Zeeuw, 16-Sander Boshker, 18-Orlando Engelaar, 22- Stijn Schaars
CT: Bert van Marwijk

Ammoniti:
NED - Nigel de Jong 31
USA - José Torres 31
NED - Edson Braafheid 90

Arbitro:Cà¼neyt Cakir (TUR)
Spettatori: 46,630

Men of the Match: Wesley Sneijder e Michael Bradley

Leggere il suo nome tra i convocati della Nazionale USA era normale qualche anno fa, mentre oggi la sorpresa è sapere che si aggregherà al ritiro di Carson (CA) - che durerà fino all'11 febbraio - nel quadro del programma di recupero da uno dei tanti infortuni che hanno limitato la carriera di un ottimo giocatore come Stuart Holden. A volere Holden in ritiro come "ospite" è stato il CT Jurgen Klinsmann, precisando però che il giocatore non fa parte pienamente del gruppo che affronterà l'Islanda il 31 gennaio e il Canada il 5 febbraio. La sfortuna del centrocampista americano Stuart Holden sembra senza fine. Al rientro lnel marzo 2014 da un lungo infortunio, in campo con la squadra U21 del Bolton Wanderers, dopo soli 30 minuti è finito in terra tenendosi il ginocchio con una nuova lesione dei legamenti, che lo ha di fatto portato a rimanere fuori sino ad oggi, essendo senza contratto dallo scorso giugno. Questo è l'ultimo (si spera) di una serie di infortuni iniziata nel marzo 2010, quando l'olandese Nigel De Jong procurò a Holden una frattura ad una gamba in occasione di un'amichevole pre mondiale ad Amsterdam, finendo poi col giocare solo pochi minuti ai Mondiaali 2010. Quasi un anno dopo, proprio mentre si stava affermando come uno dei migliori giocatori della Premier League, è stata un'entrata assassina del difensore del Manchester United Johnny Evans a procurargli una nuova frattura che lo ha tenuto fuori per sei mesi. Ma i sei mesi sono poi diventati 16 a causa di un danno alla cartilagine scoperto solo dopo, e per lui il rientro è arrivato nel gennaio 2013.  Qualche buona prestazione aveva convinto il CT USA Jurgen Klinsmann a convocarlo per la CONCACAF Gold Cup, terminata con la vittoria degli USA. Ma proprio nella finale contro Panama ecco la lesione ai legamenti che ha rimandato ai blocchi Holden, fino alla ricaduta. Nato in Scozia, cresciuto negli USA, dopo un'esperienza al Sunderland, Holden si è affermato con la Houston Dynamo (vincendo anche due MLS Cup), trasferendosi poi al Bolton nel gennaio 2010, dove fino all'infortunio si era messo in mostra come uno dei migliori giocatori della Premier League. Per anni è stato un punto fermo della Nazionale USA, con cui ha messo insieme 25 partite e 3 gol, partecipando anche anche alle Olimpiadi 2008. Ma il giocatore a soli 31 anni non intende mollare, e durante l'inverno ha continuato ad allenarsi in California con altri colleghi della MLS quali Benny Feilhaber e Dom Dwyer dello Sporting Kansas City, Sacha Kljestan (New York Red Bulls), Servando Carrasco (Orlando City), A.J. DeLaGarza (LA Galaxy), Hector Jimenez (Columbus Crew) e Steve Birnbaum (D.C. United).    

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Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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