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Roth, dai Cosmos a "Fuga per la vittoria"
Scritto il 2006-12-06 da Franco Spicciariello su History
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Lui, come i suoi ex compagni, si definisce triste. La sua squadra infatti non esiste più. Per lui e gli altri non è più possibile andare in tribuna a godersi una bella partita della loro squadra preferita, magari ricordando i vecchi tempi. Non può più ammirare i New York Cosmos giocare perché i Cosmos non esistono più, se non nei ricordi dei tifosi e degli appassionati del calcio di una volta.

"È come tornare nella tua città  natale e vedere che la tua vecchia casa è stata abbattuta". Così cerca di far capire cosa si prova Werner Roth parlando della NASL di ieri e della MLS in un'intervista telefonica a pochi giorni dalla reunion dei vecchi Cosmos nel ristorante Scaletta dell'ex compagno di squadra Feddy Grgurev (a proposito, per chi è a NY, ristorante Scaletta, Scaletta Restaurant. 50 W. 77th St. New York, NY 10024, tel. 212-769-9191).

Werner Roth non è però un qualunque ex giocatore dei meravigliosi Cosmos. Nato da genitori tedeschi in nel 1948, nell'allora Jugoslavia, cresciuto a Brooklyn, New York, dove si è anche laureato in architettura al Pratt Institute e dove l'anno scorso ha sposato l'attrice di soap opera Robin Mattson, Werner Roth è stato la spina dorsale della difesa dei Cosmos, nella North American Soccer League, dal 1972 al 1979, quando dovette ritirarsi per un infortunio al ginocchio.

I Cosmos, che all'epoca giocavano nel decrepito Randall Stadium di Long Island davanti a meno di 5.000 spettatori a partita, lo pescarono nella semipro German American League nel 1972, e lui quell'anno diede un importante contributo alla vittoria del primo titolo di NY, in cambio di un ingaggio di $75 a partita. Elegante ed energico difensore centrale, molto forte di testa, nel 1975 il New York Times definì Roth il "Pelé of Cosmos' Defense", Cosmos coi quali in 8 stagioni mise insieme tre titoli NASL e un totale di 142 presenze e 2 gol che lo hanno portato nella Hall of Fame del soccer USA. 16 invece le partite giocate con la maglia della Nazionale americana.

Ma i Cosmos non ci sono più, ne è rimasto solo il ricordo. Almeno i vecchi fan di Brooklyn Dodgers e New York Giants possono attaccarsi a ciò che ne rimane nelle attuali compagini in California. Ma i Cosmos sono rimasti senza casa, anche perché il marchio appartiene a Peppe Pinton, ex agente di Chinaglia e ultimo amministratore del team alla chiusura nel 1985, che per rilasciarlo vuole almeno $2 milioni. Troppo per la MLS.

"Non poter tifare per la propria squadra è deprimente", continua Roth, fondatore e a capo di Super Soccer Stars, scuola calcio per bambini in età  prescolare nell'area di New York. Certo, negli anni passati spesso è andato a vedere giocare i MetroStars nello stadio che lo ha visto trionfare più volte davanti ad oltre 70.000 persone, il Giants Stadium, dove però difficilmente oggi se ne vedono più di 20.000. Pochi mesi fa sembrava anche sull'orlo di essere di nuovo coinvolto nel calcio newyorkese, quando Franz Beckenbauer, vecchio compagno di squadra, ed amico del patron della Red Bull Dieter Mateschitz, lo ha chiamato per coinvolgerlo nella nuova avventura. Ma purtroppo, un po' la Red Bull, un po' Don Garber, hanno deciso poi di tenere ai margini i vecchi Cosmos. Forse hanno avuto paura che agli occhi dei tifosi il confronto Cosmos-Red Bulls potesse schiacciare il team neonato (seppur sulle ceneri dei MetroStars).

Ma per i fans di tutto il mondo i Cosmos, la squadra di Pelé, di Franz Beckenbauer, di Giorgio Chinaglia, di Carlos Alberto, di tifosi come Henry Kissinger e Mick Jagger e dei 70.000 del Giants, esisterà  sempre. Il mondo ricorda, e così la Major League Soccer, che si avvia verso il suo dodicesimo anno di operazioni. MLS che tra i suoi obiettivi ha proprio quello di riportare il grande pubblico negli stadi del calcio, seppur questi saranno ben più piccoli, ma almeno saranno pieni e solo per il calcio, come il costruendo Red Bull Park.

In questo confronto passato/presente, abbiamo colto l'occasione per porre alcune domande a Roth sui Cosmos, la NASL e l'attuale situazione del soccer USA.

Werner, sei stato con i Cosmos fin dagli inizi. Come iniziò tutto?

Fu il coach degli appena fondati Cosmos, l'inglese Gordon Bradley, a chiamarmi. Giocavo nella German-American League, la migliore lega semipro degli USA, con il German-Hungarian Soccer Club. Tra i miei avversari c'era proprio Bradley, che era allenatore/giocatore dei NY Hota, che mi aveva apprezzato e mi voleva con lui. Con me furono presi anche altri compagni, tra i quali Jorge Siega, primo acquisto in assoluto dei Cosmos.

Vi aspettavate che i New York Cosmos del 1971 potessero diventare pochi anni dopo diventare una delle squadre più famose al mondo?

Parti con l'immaginare che venivamo pagati $75 a partita e che avevamo tutti il doppio lavoro. Ad esempio Randy Horton [il centravanti MVP NASL nel 1972, ndr] lavorava in un cinema. Il potenziale a NY c'era, ma all'epoca quello che sarebbe successo dopo era inimmaginabile. Fu ovviamente l'arrivo di Pelé a cambiare tutto. Dovunque andavamo trovavamo gli stadi pieni, gli ingaggi salivano, gente come Mick Jagger e Henry kissinger non mancava mai alle nostre partite, allo Studio 54 bastava dire di essere dei Cosmos e si aveva il tappeto rosso".

Hai chiuso la tua carriera a soli 31 anni, nel 1979, come mai?

Mi feci male al ginocchio nella preseason, e non riuscii più a recuperare. Chiusi giocando una sola partita nel 1979.

Come ti sembra cambiato il soccer USA da allora?

Sicuramente è migliorato, come si può vedere dai risultati della Nazionale. All'epoca di giovani calciatori americani di livello alto ce n'erano molto pochi.

E la MLS rispetto alla NASL?

La MLS è sicuramente basata su un ottimo modello di business, quello che probabilmente è mancato alla NASL. Ma è vero anche che il prodotto, in termini di qualità, deve essere migliorato. Uno dei problemi sta nella non eccessiva competizione. Il numero ancora insufficiente di giocatori americani, il fatto che questi non sentano ancora la pressione dal basso da parte dei giovani, il sentire il posto in squadra in pericolo, non aiuta. Non c'è abbastanza pressione sui giocatori. Non dico che dovrebbe essere come in Europa, ma la pressione aiuta i calciatori a crescere, a prendere più sul serio questo gioco.

Ad esempio?

Guarda i ragazzi che sono andati a giocare in Inghilterra, quanti miglioramenti hanno avuto. L'esempio Brian McBride mi sembra calzante. Quando giocava a Columbus era un buon giocatore dalle ottime potenzialità  fisiche. I sei anni d'Inghilterra, dopo un beve periodo di assestamento, è diventato un attaccante completo, ancora oggi competitivo in Premier League all'età  di 34 anni.

Ma nella mancanza di pressione sui giocatori USA, non c'è una responsabilità  anche dei coach?

Il panorama tecnico degli allenatori della MLS presenta limiti notevoli. Questi non chiedono abbastanza a giocatori che, sono sicuro, possono dare molto di più, come dimostrano quando vanno all'estero. Sicuramente quello dei coach è un problema che la MLS dovrà  risolvere prima possibile.

Che ne pensi dei nuovi New York Red Bulls?

Ti confesso che non li seguo molto, e sarebbe quindi ingiusto esprimere giudizi. Devo dire che mi piace molto l'idea di un investitore straniero che crede nel soccer USA. L'arrivo di imprenditori europei come Dieter Mateschitz, gente che conosce il calcio europeo, non può che aiutare il nostro calcio a crescere. Certo non sarà  facile, il pubblico di NY è molto sofisticato.

Werner Roth, oltre che per i suoi successi con i Cosmos, è noto anche per esser stato il capitano del team nazista in "Fuga per la vittoria", il film di John Houston del 1981 che vide "scendere in campo" per il match finale gente come Pelé, John Wark (ex Liverpool e Ipswich), il belga Paul Van Himst, e il capitano dell'Inghilterra Mondiale del 1966, Bobby Moore, anche lui nella NASL con San Antonio Thunder e Seattle Sounders. È Roth che si fa parare il rigore della vittoria dei tedeschi da Sylvester Stallone all'ultimo minuto.

Come sei finito in quel film?

Era il 1980. Mi trovavo a New York con Pelé per una cena di fund raising. Mi disse che l'estate successiva sarebbe andato in Ungheria per girare un film. Mi chiese quindi di parlare col produttore, a Los Angeles. Il mio ruolo sarebbe dovuto essere quello di un francese, e avrei dovuto giocare con la squadra degli Alleati. Ma quando, una vota a Budapest, John Houston scoprì che parlavo tedesco, mi misero a guidare la squadra tedesca. Pensa che per fare la scena del rigore, con Stallone pieno di escoriazioni a causa della partita, la dovemmo girare 16 volte.

Una volta smesso con il calcio che cosa hai fatto?

Prima ho lanciato una linea sportiva "Werner Roth", mentre da un po' sono impegnato con Super Soccer Stars, una scuola che utilizza il calcio come metodo educativo per avviare alla scuola bambini di 2/3 anni. Fino ad oggi abbiamo formato oltre 4.000 bambini in 60 locations differenti.

E i tuoi vecchi compagni li vedi più?

Siamo rimasti una quindicina a vivere nell'area di New York, e ci riuniamo una volta l'anno. La prossima è il 9 dicembre. Sei il benvenuto.

Grazie Werner, capitano mio capitano.

Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

Calcio - Socceritalia

Il periodo difficile dei New York Cosmos sembra essere finito, esorcizzato da due vittorie casalinghe contro gli storici rivali dei Fort Lauderdale Strikers  ed i Minnesota United, una delle compagini più competitive della lega. Riguardo agli Strikers bisogna anche ricordare che sono la squadra che recentemente è stata comprata da una cordata brasiliana che può annoverare tra i propri investitori l'ex stella di Barcellona, Inter e Real Madrid Ronaldo, segno che la Nasl cresce quotidinamente in termini di redditività e credibilità, senza contare il livello di competitività e spettacolo in campo, tanto più che oltre il contratto televisivo con la celebre rete ESPN ora tutti i club della lega hanno un contratto con un'emittente locale, e dopo la dipartita della multinazionale brasiliana Traffic Sport dovuto al coinvolgimento della compagnia negli scandali FIFA che hanno portato alle dimissioni dell'apparentemente inamovibile Joseph Blatter, la celebre ONE, network sportivo che trasmette tra le altre cose le partite dei New York Cosmos ne ha preso il posto come investitore, dimostrando così ancora una volta che il progetto è solido e che la Nasl venderà cara la pelle, gli stati maggiori di MLS e USL sono avvertiti. Il Minnesota United invece nel 2018 lascerà la Nasl per la MLS prima di allora dovranno disputare oltre la stagione in corso altri due campionati in questa lega comunque molto competitiva, vedremo se prima di migrare verso più verdi pascoli riusciranno a mietere trofei magari strappandoli proprio ai Cosmos come già accadde lo scorso anno con il titolo primaverile. Tornando a parlare della partita i Cosmos hanno quasi sempre dominato in campo sebbene fino al goal di Hunter Freeman, talmente bello da sembrare casuale e fortunoso, Flores Meija, Freitas e Sanfilippo avevano cercato di andare a segno ma solamente Sanfilippo era riuscito a rendersi pericoloso al 24', ma dopo tre minuti è arrivato il goal di Freeman, che ha recentemente rinnovato il contratto con la squadra diretta da Savarese, a schiodare il risultato. Dopo il goal di New York Ayoze cerca il raddoppio ma fino alla fine del primo tempo sono gli Strikers che cercano di rendersi pericolosi coi tiri di PC, Gabriel, Stefano Pinho e James Marcelin, ma la dura legge del goal si palesa al 43' con il raddoppio del brasiliano Leo Fernandes, una delle piacevoli sorprese del mercato dei Cosmos per la stagione in corso,arrivato in prestito dai Philadelphia Union. Nel secondo tempo le squadre effettuano alcune sostituzioni ma la solfa non cambia anzi i tentativi degli Strikers di andare a segno si fanno più velleitari e dopo qualche cartellino giallo la partita finisce col risultato di 2-0 per la squadra di casa, che si stacca dall'immeritato ultimo posto della classifica Nasl della Fall Season  Mercoledì sera invece sempre tra le mura dell’Hofstra Stadium è andata in scena la singolar tenzone tra Cosmos e Minnesota, che  passa in vantaggio all’ 8’ del primo tempo grazie a un goal di Christian Ramirez. New York non si perde d’animo e al 13’ l’ex San Antonio Walter Restrepo riporta il risultato in parità. Da quel momento la partita è quasi a senso unico per i Cosmos  con Jimmy Maurer impegnato solo una volta al 36’. Il secondo tempo vede continui cambi di fronte ed una partita combattuta e spettacolare fino al goal spettacolare di Hunter Freeman dalla distanza. Freeman è stato giudicato dallo sponsor Fly Emirates man of the match. Unica nota stonata a parte la mancanza in campo di Marcos Senna, al momento bloccato per via di problemi col visto, è stata ancora una volta la scarsa presenza di spettatori sugli spalti, appena 4503 presenze per una partita di cartello,e 3607 paganti durante uno scontro di vertice sebbene di mercoledì sera. Forse sarebbe realmente il caso che i Cosmos abbandonino Long Island e si dirigano verso aree più ricettive. E' da dire che la brutta sconfitta in Us Open Cup con i Red Bulls aveva dato un brutto colpo al morale dei tifosi e la Fall Season non era cominciata nel migliore dei modi, doppio pareggio in casa e trasferta contro gli Indy Eleven - squadra che sembra essere diventata la bestia nera dei Cosmos visto che in due anni la squadra di Savarese non è riuscita mai ad andare oltre il pareggio contro la squadra di Indianapolis – ed una brutta sconfitta in Florida ad opera degli esordienti Jacksonville Armada, con risultato finale dal sapore amaro e beffardo visto che New York aveva dominato la partita e Jacksonville ha vinto grazie all'unico tiro in porta con marcatura messa a segno da Tommy Krizanovic al 54'...come si era detto in precedenza citando gli 883, è la dura legge del goal…..in ogni caso il campionato è ancora lungo e dopo un momento di sbandamento la squadra di Savarese sembra essersi rimessa in corsa – al momento occupa il primo posto nella classifica combinata -  e senza sconvolgimenti nell'organico come era invece accaduto nella scorsa stagione funestata da infortuni, squalifiche e defezioni. L'allenatore si è detto soddisfatto della rosa anche se la società si è messa in moto per reperire altri pezzi pregiati sul mercato, non si sa se si tratterebbe di innesti nel parco giocatori a campionato in corso o se gli atleti nel mirino dei Cosmos arriverebbero a New York per la prossima stagione. In passato la squadra di Savarese aveva cercato di aggiungere ai propri ranghi Di Natale ed Hercules Gomez ma le trattative, che sembravano a un buon punto, si sono ad un certo punto improvvisamente ed inesorabilmente interrotte. Attualmente i dirigenti e gli addetti ai lavori ne avrebbero intavolate altre con il centrocampista difensivo Daniele Conti e l'ex under 21 attualmente in forza al Palermo Enzo Maresca, già di Juventus e Siviglia. Altri nomi che stanno circolando sono quelli dell'italo-argentino Ledesma, già della Lazio e dell'attaccante greco Georgios Samaras, già di West Bromwich Albion. L'urgenza di trovare un nuovo attaccante è stata accellerata dalla recente intervista rilasciata da Raul dove l'ex stella del Real Madrid ha annunciato che, complice anche il turf dell'Hofstra Stadium, a fine stagione potrebbe ritirarsi dal calcio giocato, il che, assieme alla già annunciata dipartita dell'ibero-brasiliano Marcos Senna – che rimarrebbe comunque in seno alla società come direttore sportivo – e il pressante corteggiamento di molti club della MLS alla scommessa vinta contro tutti i pronostici Dennis Sztela, farebbe si che i Cosmos debbano ancora una volta rivoluzionare gli organici. Guardando i giocatori che la società avrebbe preso di mira per il futuro prossimo  emerge ancora la tendenza, forse dovuta anche al nome della lega Nasl, di essere una retirement league, un cimitero degli elefanti dove strappare gli ultimi ingaggi milionari prima di smettere col calcio giocato. Maresca e Ledesma sicuramente potrebbero deliziare i tifosi e gli appassionati del soccer in generale con quello che è rimasto in loro della loro classe internazionale indiscussa e cristallina ma forse l'attaccante Samaras sarebbe, per via della sua età, più utile alla squadra vista la maggior energia fisica considerando che a 30 anni un calciatore arriva alla maturazione, un investimento più a lungo termine ed un beniamino per i tifosi al quale affezionarsi più che ad una fugace meteora, senza contare che la comunità greca a New York è molto numerosa, ed essendo pochi i calciatori ellenici con una classe tale da essere chiamati nei più prestigiosi campionati internazionali, la presenza di Samaras potrebbe essere un magnete per far si che la comunità greco-americana si senta rappresentata dai Cosmos. L'arrivo di fuoriclasse internazionali è fondamentale per il blasone ma anche per la sopravvivenza del club stesso vista anche la spietata concorrenza del New York City F.C. che schiera al momento Lampard,Villa e Pirlo e nonostante il pessimo andamento in campionato pur vantando un organico di valore e l'allenatore di esperienza – ma Jason Kreis avrà imparato sulla sua pelle che un conto è gestire e amalgamare una squadra di giovani, gregari, ed onesti pedatori come poteva essere il suo Real Salt Lake, un conto è dover gestire un organico con giocatori d'età e ben tre prime donne – può già vantare una media di 16000 spettatori a partita, numero che presto potrebbe crescere se la squadra diventasse competitiva nel breve periodo. I Cosmos nonostante la storia e il blasone a parte l'euforia della novità e il campionato vinto al primo colpo nel 2013 stanno incontrando difficoltà a totalizzare una media di 5000 presenti, il numero minimo per una buona franchigia Nasl nonostante la presenza in campo di Senna, Raul e l'ex nazionale Szetela. Certamente l'affiliazione dei Cosmos a varie squadre giovanili e amatoriali ben radicate nelle varie comunità della grande mela potrebbe portare nei prossimi anni un sensibile aumento di spettatori ma ancora una volta ci si chiede quanto possa valere la pena di restare a Long Island quando pare sempre più chiaro che la comunità locale non ha interesse nel soccer, e il lungo silenzio sulla costruzione dello stadio nella contea di Belmont la dice lunga. Meno di 4000 spettatori per l'esordio casalingo in Fall Season sono una media anemica che una squadra che vuole rivivere il blasone di quello che fu il circo itinerante della Warner Bros non può accettare per nessuna ragione. E' un insulto sia alla storia della squadra che all'attuale valore espresso in campo e gli investimenti  della Sela Sport. Sicuramente gli arabi proprietari della società non hanno problemi di soldi e probabilmente con la vendita del merchandising sia attuale che vintage, le sponsorizzazioni e i contratti televisivi riescono a non perderci e forse a guadagnare qualcosa, ma la svolta sarebbe lo stadio di proprietà senza dover pagare affitti ingenti a università che nemmeno hanno piacere di ospitare una squadra pro sport, con il campo in turf che scoraggia anche molti fuoriclasse stranieri dal firmare contratti coi Cosmos, così difficile da raggiungere e con quelle orrende righe per il lacrosse in campo che danno un po' quell'aria di arrangiato, raffazzonato, quasi dilettantistico. Allo scoraggiante e innaturale silenzio delle autorità locali di Long Island nonostante le spinte politiche bipartisan da parte di deputati e senatori sia del partito dell'asinello che del grand old party si contrappone la seconda dichiarazione pro soccer specific stadium del presidente del borough di Brooklin Eric Adams il quale in una recente intervista ha reso pubblico ancora una volta il suo pensiero con le seguenti parole: “Se siete stati al Barclays Center potete vedere che è uno dei complessi sportivi migliori del paese, tra basket, pugilato e altre attività sportive così come di intrattenimento, per questa ragione siamo quasi obbligati ad avere uno stadio per il soccer. E farò tutto ciò che è in mio potere per portare il soccer a Brooklin”. Nelle precedenti dichiarazioni Eric Adams aveva parlato di Coney Island ma più recentemente ha affermato che le aree sulle quali l'agognato stadio dei Cosmos potrebbe sorgere sono svariate, qualcosa nel frattempo sembra muoversi perché è stata ufficializzata la notizia per bocca dell'alto dirigente Erik Stover che la semifinale dei play-off per il titolo Nasl 2015, che i Cosmos hanno diritto a giocare in casa avendo vinto lo Spring Championship, non verranno disputati all'Hofstra Stadium bensì all'MCU Park di Brooklin, campo da baseball di proprietà dei Cyclones, squadra di baseball locale. Durante la Spring Season i Cosmos hanno affrontato e battuto su quel diamante gli Ottawa Fury di misura salutati con entusiasmo da una folla di 5000 persone, e sicuramente il 7 Novembre, trattandosi di una finale dei play-off e sicuramente una delle ultime occasioni per vedere giocare dal vivo Marcos Senna e forse anche Raul, è facile che i 7500 posti dello stadio dei Cyclones vengano riempiti velocemente,  i biglietti sono già in vendita. In più bisogna aggiungere che Brooklin è una delle aree più antiche della città, l'antica Breukeleen quando New York si chiamava ancora Nieuwe Amsterdam, è stata una delle mete storiche degli immigrati italiani che lo chiamavano Broccolino, ed oltre agli italo-americani ha visto nei decenni successivi agli anni '60 del XX secolo popolarsi anche di russi, ucraini, polacchi, cinesi e portoricani, tutte comunità che stravedono per il soccer e lo vedono come un forte legame con le rispettive patrie d'origine e l'arrivo di un club pro soccer sarebbe accolto con entusiasmo dagli abitanti di questo borgo che sebbene faccia geograficamente parte di Long Island tende a sottolineare la sua identità e diversità dal resto dell'isola. Se aggiungiamo poi che la squadra in questione altro non è che la squadra più blasonata d'America la risposta delle comunità non può che essere positiva, anche perché come già detto lo stadio e l'indotto non graverebbero sulle tasche dei contribuenti locali di nemmeno un centesimo visto che la Sela Sport costruirebbe tutto a proprie spese  comprese alcune infrastrutture che sarebbero utili agli abitanti della contea e creando anche duemila posti di lavoro stabili. Tutto fa pensare che Belmont verrà lasciata da parte e che i Cosmos potranno finalmente costruire il proprio stadio a Brooklin ma il CEO Erik Stover ha comunque pubblicamente affermato che la società si riserverà di decidere se insistere ancora per la contea di Belmont o guardare altrove a fine anno. Tornando a parlare ancora una volta di calcio giocato la squadra di New York è tornata a vincere anche se a parte la brutta sconfitta nel New Jersey la squadra non era sembrata particolarmente in calo, risultati a parte i ragazzi in maglia verde sembravano comunque in forma sia come rendimento fisico che come gioco espresso. Certamente ora ci sarà da recuperare e le prossime sfide non saranno facili come il rocambolesco 3-3 ottenuto la scorsa settimana in Florida contro gli Strikers assetati di rivincita e sopra di tre reti fino a venti minuti dalla fine, ma i Cosmos han dimostrato carattere e ora si vedrà se sono tornati la squadra schiacciasassi della Spring Season, aspettando le prossime sfide e notizie su stadio e nuovi acquisti qui da New York ora è tutto

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La splendida cavalcata del club amatoriale Chattanooga FC, arrivato sino alla finale della National Premier Soccer League (lega di 65 team che copre 29 Stati), si è fermata di fronte ai New York Cosmos B, vittoriosi per 3-2 ai supplementari. Grande la delusione dei 18.227 presenti sugli spalti dello University of Tennessee Stadium, record per un match amatoriale, a dimostrazione della crescita del calcio e della fame ancor di più di calcio locale e non solo internazionale da parte del pubblico americano. Il Chattanooga ha chiuso la stagione con 17 vittorie, 3 sconfitte e un pari, portando a casa la Hank Steinbrecher Cup, che va al miglior club amatoriale del paese, ma perdendo tutti e tre i match giocati contro club pro (Atlanta Silverbacks in US Open Cup) o con le loro squadre riserve (Atlanta in regular season, Cosmos B in finale). Nella finale dello scorso anno giocata alla Red Bull Arena, il Chattanooga FC era stato sconfitto per 3-1 dai New York Red Bulls U-23, squadra quest'anno passata alla PDL (Premier Development League), lega del sistema USL con cui la MLS ha un accordo quadro. What's your attendance guess? #FillFortFinley #NPSLFinals pic.twitter.com/ZrTuRGCqe2— Chattanooga FC (@ChattanoogaFC) 9 Agosto 2015 Hanno invece chiuso la stagione imbattuti i Cosmos B, allenati da Alecko Eskandarian, ex attaccante di DC United e LA Galaxy tra gli altri e figlio di Andranik Eskadarian, terzino dei Cosmos con Chinaglia e Beckenbauer. “Il pubblico è stato incredibile," ha spiegato Eskandarian al sito dei Cosmos. "Sembrava di giocare contro 19mila persone. E' stato capace di aiutare la squadra a riprendersi quando sembrava crollata. per questo abbiamo accettato di giocare la finale qui. Volevamo testare i nostri giocatori e capire chi possa salire ad un livello superiore”. La squadra B dei Cosmos include l'ex portiere del FC Dallas Kyle Zobeck, l'ex difensore dei Colorado Rapids defender John Neeskens (che non è parente dell'ex grande della Nazionale olandese e proprio dei Cosmos) e l'ex centrocampista dei New York Red Bulls Ruben Bover.

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