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La Nazionale del Project-40
Scritto il 2006-05-04 da Franco Spicciariello su Nazionale USA

Fonte: USSoccer.com

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Un'iniziativa con la quale la United States Soccer Federation , ha letteralmente dato il via al futuro del calcio negli USA.

Di cosa parliamo? Nel 1997, tre anni dopo che la Nazionale USA era riuscita, sorprendentemente, ad avanzare al secondo turno dei Mondiali organizzati in casa, la USSF e una ancor barcollante Major League Soccer svilupparono un programma comune denominato Nike Project-40. L'obiettivo era quello di identificare i migliori giovani calciatori americani, dando loro la possibilità  di allenarsi e di sviluppare le loro qualità  a un livello tale da poter consentire agli USA di competere nel calcio con l'élite del calcio mondiale. Nel recuperare ragazzi per il programma da scuole superiori, alcuni quindi persino sedicenni, e college, e nell'allocarli presso i vari team della MLS, Project-40 divenne la risposta americana al sistema di sviluppo dei giovani calciatori delle nazioni europee e sudamericane.

All'inizio il progetto suscitò numerose critiche. Prendere ragazzi, alcuni persino al secondo anno di scuola superiore, ed in pratica incoraggiarli a non andare al college per inseguire il sogno del di giocare a calcio professionalmente, sembrava un'eresia nel panorama dello sport americano. Ma i dirigenti USA decisero di assumersi il rischio dei cosiddetti "danni collaterali", visto che al momento quello sembrava essere l'unico modo per portare gli USA dall'essere gli ultimi arrivati nel calcio mondiale a diventare una potenza dello stesso. Entrare nel programma infatti, comporta automaticamente per un calciatore la qualifica di "professionista" (anche se gli ingaggi sono al minimo, intorno ai $1.000 al mese), di conseguenza impedendo ogni possibilità  di entrare rientrare nel college soccer. Attualmente però, ai giocatori del Generation Adidas program, sono garantite delle borse di studio per il college nel caso non riescano a sfondare nel calcio.

Nel periodo 1998 – 2000, ì addirittura un team composto interamente da giocatori del Project-40, cui si aggiunsero alcuni altri della MLS che non riuscivano a trovare spazio nelle rispettive squadre, e la fece partecipare alla USL First Division. In seguito la collaborazione con la USL è stata interrotta, anche a causa di un certo spirito di "competizione" tra leghe che sta iniziando a venir fuori, e quindi la MLS decise di dar via ad un Developmental Program che ha visto nascere un campionato riserve, che consente ai giovani di scendere in campo con regolarità  e allo stesso di allenarsi con la prima squadra.

Analizzando il progetto a posteriori da un punto di vista prettamente calcistico, I risultati sono stati strabilianti. A meno di dieci anni dall'avvio del progetto, la Nazionale USA è passata nel ranking FIFA da un posto intorno al 50° fino a salire, recentemente, al 4°, davanti a Nazionali di ben più antica tradizione e struttura quale Spagna (5°), Francia (7°), Argentina (8°), Inghilterra (10°), Italia (14°) e Germania (19°). È certo che nessuno, nemmeno negli USA, crede che la Nazionale a stelle e strisce sia la quarta più forte del mondo (il ranking FIFA si basa su un meccanismo alquanto astruso, che comunque vede il Brasile al primo posto), ma certo i risultati degli scorsi Mondiali (semifinali sfiorate per un soffio) e l'affermarsi di molti giocatori americani anche nei campionati europei (DaMarcus Beasley, Steve Cherundolo, Claudio Reyna, Oguchi Onyewu, Corey Gibbs, ecc.) sono un fatto.

La lista dei 23 prescelti per andare ai Mondiali in Germania, ufficializzata ieri sera dal CT Bruce Arena, ha mostrato quanto profondo è stato l'impatto del Nike Project 40 sul soccer USA. Dei 23 in lista infatti, ben otto - incluso il centrocampista del Reading F.C. Bobby Convey - hanno fatto parte del Project-40. Oltre a Convey, che è stato con il portiere Marcus Hahnemann, probabile secondo di Kasey Keller in Germania, uno degli alfieri della promozione del Reading F.C. in Premier League per la prima volta in 135 anni di storia, i vari DaMarcus Beasley, Clint Dempsey, Landon Donovan, gli attaccanti Eddie Johnson e Josh Wolff, il difensore Carlos Bocanegra (Fulham f.C.) e il portiere Tim Howard (Manchester United), sono prodotti del Project-40. Convey aveva solo 16 anni quando iniziò a giocare con i D.C. United nel 2000. È tutt'oggi il secondo più giovane esordiente della storia della MLS dopo Freddy Adu (a 14 anni!). Nel gruppo c'era anche Jamar Beasley, fratello di DaMarcus, che per un po' nel 1998 andò persino in prova al Milan, ma che poi si perse a causa di una passione eccessiva per alcol e vita notturna. Oggi è tornato a buoni livelli e fa faville nella MISL (Major Indoor Soccer League) con i Kansas City Comets.

Quello che il Project-40, oggi chiamato Generation Adidas (che ha sostituito la Nike nel “vestire” la MLS), e la MLS hanno provato, è che gli Stati Uniti sono perfettamente in grado di formare giovane calciatori di talento se adeguati investimenti, managerialità  e impegno vengono riversati sul calcio.

Nel 1990, quando gli USA riapparirono ai Mondiali dopo un'assenza di ben 40 anni, e anche nel 1994, negli Stati Uniti non esisteva una lega professionistica in grado di fornire alla Nazionale la giusta quantità  di talenti che le consentissero di competere a certi livelli. E nonostante non sia ancora in grado di sfidare NFL, NBA, NHL e Major League Baseball in popolarità , la MLS, partita nel 1996, si è dimostrata fondamentale nella crescita continua della Nazionale USA. Essa ha infatti consentito a molti giovani calciatori di intraprendere una carriera professionistica, laddove in precedenza le uniche alternative erano l'abbandono o l'emigrazione, il che ha portato il team Nazionale, passato negli anni dalle mani di Steve Sampson a quelle di Bruce Arena (a lungo allenatore a livello di college, Virginia, e quindi molto capace con i giovani), a migliorare anno dopo anno grazie alla continua emersione di nuovi talenti locali.

E così, mentre il gruppo scelto da Arena per i Mondiali è composto quasi alla pari da giocatori della MLS (11) e di campionati esteri (12), i soli della lista a non aver mai giocato nella MLS sono Claudio Reyna, il portiere Kasey Keller e i difensori Steve Cherundolo e Oguchi Onyewu.

Non è un segreto che questo gruppo porti con sè una notevole esperienza acquisita nella MLS", ha dichiarato Arena. “Ho sempre ripetuto che il successo della Nazionale dipenderà  sempre dalla Major League Soccer e dalla sua continua crescita. È grazie ad essa che le possibilità  di scelta vanno aumentando anno dopo anno".

Dopo gli storici quarti di finali ai Mondiali di Giappone / Corea del Sud, le aspettative per la Nazionale USA sono oggi a livelli senza precedenti. Ma nonostante l'ascesa nel ranking, agli USA non è stato concesso dalla FIFA il rango di testa di serie. La conseguenza è stato un sorteggio che vede la Nazionale del talento Donovan nel Gruppo E con Italia, Repubblica Ceka (2° nel ranking FIFA) e il Ghana (50°). Difficile. Nel 2002 gli USA riuscirono a passare ottenendo uno score di 1-1-1, lasciandosi alle spalle il Portogallo di Luis Figo e Manuel Rui Costa e la Polonia. Ma forse stavolta non basterà  per superare quello che molti definiscono uno dei "gruppi della morte". "Preferisco avere a che fare con grandi nazionali come Italia e Repubblica Ceka che con alre di secondo piano", ha dichiarato ieri sera Area ala ESPN. "Il vantaggio che abbiamo è che tutti ci considerano già  fuori. Ma, come in passato, ancora una volta sorprenderemo i critici".

L'avventura per i convocati comincerà  mercoledì prossimo, 10 maggio, quando a Cary (NC), sede dell'ultima amichevole contro la Giamaica (1-1) e recente nuova franchigia della USL, prenderà  il via il ritiro premondiale. Prossime amichevoli di preparazione: il 23 maggio contro il Marocco al Coliseum di Nashville (Tennessee); il 26 maggio contro il Venezuela al Brown Stadium di Cleveland (Ohio), e il 28 maggio contro la Lettonia al Renstschler Field di East Hartford (Connecticut).

Per la cronaca, ecco la classe 2006 del programma Adidas Generation, annunciata lo scorso 11 gennaio. Magari in questa lista tra qualche anno troveremo i nuovi Donovan e Convey.

Difensori: Blake Wagner, Marvell Wynne, Jed Zayner, Patrick Ianni
Centrocampisti: Sacha Kljestan, Dax McCarty, Nathan Sturgis
Attaccanti: Josmer Altidore, Kei Kamara, Jacob Peterson, Willie Simms.

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Eurosport (canale 212 di Sky, 384 su LCN pacchetto Mediaset Premium) ha annunciato oggi la firma di un accordo con la Major League Soccer (MLS) per la trasmissione degli incontri della MLS in tutti i territori europei raggiunti dal canale (ad eccezione del Regno Unito), a partire dall’imminente partenza della ventesima stagione a marzo. L’intesa sarà valida dal 2015 al 2018, nei dieci mesi all’anno in cui si svolge la stagione MLS (da marzo a dicembre). L’accordo, della durata di quattro anni, riguarda l’esclusiva dei diritti televisivi e digitali, per tutte le partite della regular season, per l’AT&T MLS All-Star Game, per i match dei play-off MLS e per la MLS Cup. Gli incontri saranno trasmessi da Eurosport ed Eurosport 2 e saranno disponibili anche attraverso Eurosport Player, il servizio di streaming online in abbonamento di Eurosport. Lanciata nel 1996, la MLS conta la partecipazione di venti club, provenienti dagli USA e dal Canada, pronti a sfidarsi per la conquista della MLS Cup, vinta nel 2014 dai Los Angeles Galaxy per la quinta volta. Il campionato è cresciuto rapidamente negli ultimi anni e nella scorsa stagione la partecipazione ai match della MLS ha sfiorato i 6 milioni di persone. La media attuale di spettatori per gli incontri della MLS supera sia quella dell’NBA, che dell’NHL. Peter Hutton, CEO del Gruppo Eurosport, commenta: “E’ per me un piacere annunciare il nostro sostegno alla visione a lungo termine della MLS. I recenti ingaggi di giocatori come  Steven Gerrard e Frank Lampard costituiscono un’ulteriore prova della volontà della Lega e della sua proprietà di investire su grandi nomi riconosciuti a livello globale. Questo non può che aiutarci nel far aumentare l’interesse per la MLS sulla scena internazionale, ci prefiggiamo di trasmettere gli incontri in diretta e in prima serata, per raggiungere il più vasto pubblico possibile in Europa. Nel percorso intrapreso per accrescere la qualità di Eurosport nel continente, questo accordo con la MLS rappresenta un significativo passo avanti nel rafforzamento dell’offerta di calcio in diretta e, al contempo, un segno tangibile della nostra fiducia nelle potenzialità di crescita di questo campionato”. “In quella che è una stagione storica per la MLS, siamo lieti di annunciare la partnership con Eurosport, che ci permetterà di ampliare in modo significativo la nostra presenza a livello internazionale,” afferma Gary Stevenson, Presidente e Managing Director, MLS Business Ventures. “Eurosport ha costruito la sua reputazione offrendo contenuti di prim’ordine agli spettatori di tutta Europa, e siamo entusiasti di diventare loro nuovo partner. Con due nuovi club, New York City FC e Orlando City SC, con stelle internazionali del calibro di David Villa, Frank Lampard e Kaká pronte a debuttare nel campionato, e con giocatori provenienti da quasi 60 nazioni, il 2015 sarà un anno entusiasmante per la MLS.” Programmazione standard della stagione. Ogni weekend, su Eurosport ed Eurosport 2 saranno trasmesse fino a quattro partite in diretta, di cui un match live la domenica alle 23.00 e, a seguire, un altro all’01.00 di notte (tra domenica e lunedì). Ogni venerdì, Eurosport 2 trasmetterà nella fascia di access prime time un programma di 30 minuti dedicato all'anteprima della giornata. Programmazione del primo weekend: Sabato 7 marzo 2015: LA Galaxy - Chicago Fire, in diretta alle 04:00 (nella notte fra venerdì e sabato) su Eurosport D.C. United - Montreal Impact, in diretta alle 21:00 su Eurosport 2 Domenica 8 marzo 2015: Orlando City SC - New York City FC, in diretta alle 22:00 su Eurosport, seguito da: Sporting Kansas City - New York Red Bulls, in diretta alle 00:00 su Eurosport Domenica 8 marzo alle 21:30, prima che New York City FC e Orlando City SC facciano il loro debutto nella MLS, Kaká e David Villa, saranno i protagonisti di un esclusivo programma pre-partita di 30 minuti in onda su Eurosport.  

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