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MLS Week 10, Dallas e Vancouver volano
Scritto il 2015-05-10 da Giacomo Costa su MLS
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10° giornata della Major League Soccer con protagoniste Dallas Vancouver.

I canadesi hanno distrutto con un 3-0 il Philadelphia Union grazie alle reti di Pedro MoralesOctavio Rivero Darren Mattocks. 20 punti in 11 partite, 'Caps trascinati dai goal di Rivero e Mattocks (6 e 3) e dagli assist di Pedro Morales (4).

Dallas ha superato un avversario ostico come i Los Angeles Galaxy. Protagonista Mauro Diaz con due assist per Akindele Blas Perez che hanno risposto a Gyasi Zardes. 10 partite, 20 punti per i texani.

Vittorie esterne per 1-2 per Portland Timbers Real Salt Lake. Portland ha battuto il Montréal Impact con le reti di Valeri (rientrato dopo l'infortunio) e Borchers. La franchigia dello Utah, invece, ha espugnato Chicago con Saborio Mulholland.

Trionfo importantissimo per il Columbus Crew su Seattle. 3-2 deciso dai due capocannonieri del campionato Kei Kamara Clint Dempsey.

  • Click per gli highlights (Canale Youtube MLS).

A chiudere la giornata Toronto-Houston e il derby di New York!

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La notizia è arrivata ieri notte verso l'1.30, quando il portiere del Real Salt Lake Nick Rimando ha detto ad uno dei giornalisti appostati su K-Street a Washington, sede dei negoziati, "The deal is done". Major League Soccer (MLS) e Major League Soccer Players Union hanno infatti raggiunto l'accordo di principio sui termini del nuovo contratto collettivo (CBA) dei calciatori MLS - il precedente era scaduto lo scorso 31 gennaio - che durerà sino al termine della stagione 2019. Non è stato un accordo facile, arrivato solo al termine di trattative estenuanti e dopo un voto unanime dei rappresentati delle squadre MLS in favore di uno sciopero, col necessario supporto del Federal Mediation and Conciliation Service Deputy Director of Mediation Services and Field Operations Scot Beckenbaugh e del mediatore Peter Donatello. Entusiasta il commissioner della MLS, Don Garber. “Possiamo avviare la nostra 20° stagione alla grande, grazie alle nuove partnership televisive, nuove stelle, due expansion team a New York City e Orlando che esordiranno davanti a 60mila persone al Citrus Bowl. Questo accordo ci darà una piattaforma per aiutarci a rendere la Major League Soccer una delle leghe di maggior successo al mondo”. Nonostante l'entusasmo di Garber, non tutto però è andato così liscio. Vasto è infatti il malcontento tra i giocatori a causa dei contenuti dell'accordo (via Paul Tenorio, Orlando Sentinel): Lo svincolo sarà concesso a fine contratto ai soli giocatori di almeno 28 anni e con alle spalle almeno 8 anni In ogni caso, il free agent che cambia squadra in MLS non potrà ottenere un aumento superiore ad una cifra tra il 15% e il 25% sulla base dell'ultimo ingaggio. L'ingaggio minimo dei calciatori viene alzato da $36.500 a $60.000 annui, con aumenti previsti per ogni anno. I proprietari hanno vinto La MLS ottiene essenzialmente ciò che voleva, e cioè un sistema che le permetta di contenere i costi per altri cinque anni. Il nuovo sistema di free agency infatti, modificherà ben poco l'attuale situazione. I piccoli aumenti previsti infatti, impediranno ai club di fare delle aste per i free agent. Nessuna modifica è stata poi discussa sul sistema di entrata in MLS, che sia dall'estero (ad esempio per i designated players, o su complesse regole quali discovery claims, allocation orders, diritti, ecc.) o dal college (rimangono sia il SuperDraft che il modello Homegrown per i ragazzi cresciuti nelle Academy). Ancor più importante, la MLS ha ottenuto di evitare ciò di cui aveva paura davvero: uno sciopero, che sarebbe stato una mossa deflagrante in termini d'immagini. Si pensi alle dirette televisive che saltano o ai 60mila di Orlando delusi dal non poter andare allo stadio per vedere il debutto di Kakà. Il rischio era quello di una "botta" al calcio negli USA che si sarebbe sentita per anni. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni. La trattativa I rappresentati della MLS hanno insistito in ogni dove che il tema free agency fosse incompatibile col modello single-entity su cui è strutturata la lega, e su cui gli attuali investitori hanno puntato i loro soldi, considerato che garantisce un equilibrio finanziario notevole. Non per niente il proprietario del Real Salt Lake, Dell Loy Hansen (nella foto sotto), era arrivato a dichiarare che la richiesta del sindacato sullo svincolo fosse "una conversazione destinata a non andare da nessuna parte", beccandosi anche una multa da $150mila, la più alta mai comminata dalla MLS. Secondo quanto fuoriuscito dalle trattative, la proposta originale della MLS era un ok alla free agency per i giocatori di 32 anni con 10 anni nello stesso team MLS. Un sistema che si sarebbe potuto applicare ad oggi al solo Brad Davis, ala della Houston Dynamo! (nella foto sotto). Passo successivo è stato il 28/8, che certamente è almeno una crepa nel granitico sistema MLS anti free agency, che rende la lega più simile a quelle degli altri sport USA, rispetto alle quali però la differenza sui salari resta enorme. Inoltre, tra 5 anni il punto di partenza delle negoziazioni sarà ben diverso da oggi. Cos'hanno ottenuto i giocatori Il sindacato è stato bravo ad usare contro Garber la sua frase sulla MLS che deve diventare la "lega di scelta" dei giocatori. Sono così riusciti ad ottenere quello spazio di movimento, almeno per quei giocatori che hanno dedicato la loro carriera alla MLS. Un qualcosa che ricorda molto la Jugoslavia anni '80, che permetteva l'espatrio dei propri calciatori migliori solo dopo i 28 anni. Un ulteriore tassello sull'accusa di "socialismo" che molti osservatori USA fanno alla MLS. La crescita degli ingaggi sarà minima, ma almeno a guadagnarci di più saranno proprio i calciatori che ad oggi prendono meno. L'ingaggio minimo è stato infatti portato a $60.000 l'anno. Poca roba, se confrontato al salario minimo da $507.000 della MLB o da $435.000 della NFL, ma almeno è un salto in avanti da $36.500 attuali, e ancor di più dai $975 al mese che alcuni giocatori guadagnavano a seguito del contratto collettivo 2004. Importante poi il successo d'immagine dei calciatori, che spesso dalla pubblica opinione ricevono accuse di vario genere. In questo caso sono invece a far trasparire come i proprietari MLS abbiano una doppia faccia, piangendo miseria da un lato per poi gettare milioni su Designated Players spesso non all'altezza. Le polemiche Secondo quanto riporta Ives Galarcep di Goal.com, i rappresentanti di sette squadre hanno votato contro l'accordo finale, mentre SI.com - citando un giocatore presente al tavolo - dice che i calciatori solo 24h prima avevano votato 18-1 (mancava il rappresentante di Montreal, impegnata nei quarti di CCL) in favore di uno sciopero, per poi vederesi accettare un accordo al ribasso. “Non solo questo accordo distruggge il futuro dei giocatori americani, ma aiuta a malapena quelli che già oggi sono in MLS". Saranno infatti ben pochi a poter usufruire della regola 28/8 che consentirà la free agency, ad oggi solo il 13% (29) di quelli in rosa secondo Soccer America. Ciò che pereoccupa è il tetto di età, considerando che un Homegrown cresciuto nel settore giovanile e magari contrattualizzato a 18 anni dovrà aspettare 10 anni prima di essere "libero". Il problema, secondo alcuni, è che non scioperando il sindacato a deposto la sua arma più forte, e a questo punto sarà da vedere se la prossima volta potrà sventolarla ancora in maniera credibile. Ciò che però che da molti non è consierato è che i giocatori sono in questo caos il lato debole, visto che per molti in sciopero sarebbe un problema addirittura arrivare a fine mese. Una situazione non destinata a cambiare del tutto nemmeno tra cinque anni. Si parte Comunque l'accordo alla fine è stato trovato e la stagione numero 20 della Major League Soccer prenderà il via domani, venerdì 6 marzo, col match tra i campioni in carica LA Galaxy e il Chicago Fire (si gioca alle 4 del mattino italiane). Gli altri 18 club saranno invece in campo i 7 e l'8 marzo, con una super “MLS Soccer Sunday” che vedrà l'Orlando City SC e il New York City FC darsi battaglia davanti a 60.000 fans al Citrus Bowl (diretta dalle 22 su Eurosport), lo Sporting Kansas City ospitare i New York Red Bulls (alla mezzanotte italiana) e i Seattle Sounders FC dare il benvenuto ai finalist 2014 del New England Revolution (alle 2:30 del mattino in Italia). Alcune partite andranno anche in diretta in Italia su Eurosport (canale 212 di Sky, 384 su LCN pacchetto Mediaset Premium): sabato 7 marzo: 04,00, Los Angeles Galaxy - Chicago Fire sabato 7 marzo: 21, DC United - Montréal Impact. Eurosport domenica 8 marzo: 22, Orlando City - New York City FC. domenica 8 marzo: a mezzanotte, Sporting Kansas City - New York Red Bulls

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Un eventuale accordo dovrà essere trovato entro mercoledì notte, visto che giovedì il Chicago Fire è atteso da un aereo che porterà i suoi giocatori a Los Angeles per il match di apertura della MLS 2015 contro i LA Galaxy. Il problema è infatti che il contratto collettivo siglato nel 2010 è scaduto il 31 gennaio scorso e le parti (la MLS e la MLS Player Union) non hanno ancora trovato un nuovo accordo, anzi. La questione legata ai compensi dei giocatori, sia per quanto riguarda il minimo sindacale che per il salary cap, è ancora da esaminare, ma appare essere l'ostacolo minore, come anche quella dei contratti garantiti (ma tra le richieste c'è l'obbligo di indennizzo delle spese in caso di trasferimento improvviso). A far saltare il tavolo potrebbe invece essere la free agency - quello che da noi si chiama svincolo -  che i giocatori reclamano prendendo ad esempio i campionati di calcio di tutto il mondo. “Abbiamo bisogno degli stessi diritti degli altri sport, tutti hanno una forma di free agency”, ha dichiarato il portiere Dan Kennedy (nella foto sotto), portavoce della Player Union, ammettendo inoltre che “ci sono alcune questioni di budget legate a salary cap e salario minimo”. Ma come funziona la free agency in MLS? Ogni giocatore firma il proprio contratto direttamente con la lega, che formalmente è una single entity - una vera e propria società i cui azionisti/proprietari sono gli investor/operato delle franchigie - e che provvede anche al pagamento dello stipendio. Allo scadere del contratto con la singola franchigia però, il giocatore non può trasferirsi liberamente ad un'altra squadra MLS. Infatti, l'ultima squadra con la quale ha militato continua a detenere i diritti sul giocatore, e se un'altra franchigia vorrà ingaggiarlo dovrà compensare la titolare. Un vincolo di fatto, limitato solo dal cosiddetto Re-Entry Draft, un complesso sistema che prevede l'obbligo di pareggiare un'offerta per i giocatori oltre i 27 anni con una certa anzianità di servizia, perdendo altrimenti i diritti sui giocatori. Poca roba però, e il tutto sembra anche peggiore del vecchio sistema pre sentenza Bosman. Il sistema non funziona però nel caso di trasferimento all'estero del giocatore, che però se poi vuole rientrare in MLS - se lasciato il club semplicemente a fine contratto - si ritrova i propri diritti in carico al vecchio club anche a distanza di anni. esemplare il caso dell'attaccante della Nazionale USA Herculez Gomez, i cui diritti sono ancora di proprietà dello Sporting KC nonostante il calciatore abbia lasciato gli USA nel 2009 per andaare giocare in Messico. Diverso ancora il caso in cui un giocatore sia ceduto all'estero in cambio di una fee: in quel caso al suo rientro ha qualche leva in più sulla contrattazione e la scelta della destinazione, per la quale di base è però previsto un "allocation order". Ma sul tema della free agency la lega non pare pronta a mollare. L'ultima proposta lo dimostra: free agency per i giocatori di 32 anni con alle spalle 10 anni in un club. Una presa in giro, visto che di fatto ad oggi una situazione del genere si applicherebbe al solo Brad Davis (Houston Dynamo) e in 20 anni di MLS a soli sei giocatori: C.J. Brown, Brian Ching, Landon Donovan, Jaime Moreno, Ben Olsen e Logan Pause. Questo perché a causa del salary cap è assai improbabile per un giocatore una lunga permanenza. Ma la MLS si fa forte della sentenza del 2002 - al termine di una causa durata sei anni - che l'ha vista uscire vincitrice, con un tribunale che ha stabilito la legittimità di quello che di fatto è un "cartello" legale, mentre nessun via libera era stato dato al modello di single entity. Ma cos'è la single entity? È un'invenzione di un economista di origine indiana di nome Sunil Gulati - attuale presidente della US Soccer Federation e ex dipendente della Kraft Soccer, azionista MLS -, e di Mark Abbott, vicepresidente della lega, e senza cui probabilmente oggi la MLS non esisterebbe. Nessuno aveva mai provato prima a gestire uno sport professionistico come una corporation in cui le squadre sono un ibrido tra le tradizionali franchigie e negozi in franchising. A 15 anni dall'avvio dell'esperimento elaborato da Gulati, dopo essere sopravvissuta ad un processo finalizzato a dichiarare la MLS un cartello illegale, la Major League Soccer è oggi ancora viva e in crescita nonostante la crisi economica globale, e ciò grazie prorio al sistema della single-entity. Sotto la single-entity, i teams sono al 51% di proprietà  della lega e sotto il controllo del suo Board of Governors, mentre il 49% è di prorietà  del singolo gruppo o imprenditore, cosiddetto investor/operator. Profitti e perdite sono suddivisi in proporzione tra le società , in una specie di sistema "comunista", che però ha consentito alla MLS di superare numerose difficoltà  finanziarie, le stesse che in passato hanno ucciso altre leghe. Sempre sotto la single-entity, i calciatori firmano i contratti con la lega, che poi li "alloca" ai club secondo regole un po' astruse, con le società  spesso impedite a poter rilanciare per il singolo giocatore. Un sistema che un economista potrebbe definire di deflazione artificiale (voluta) degli ingaggi. Inevitabilmente questo sistema crea da sempre notevole frustrazione tra i calciatori della MLS, che in passato hanno anche portato la lega in tribunale al riguardo, uscendone però sconfitti. Sconfitta che ha stabilizzato il sistema creato da Gulati, ma che certo ha reso i giocatori - specie quelli americani - assai poco padroni del loro destino. Diciamo che se in Europa la sentenza Bosman ha dato tutto il potere ai calciatori con tutta una serie di eccessi di cui oggi si vedono le conseguenze, negli Stati Uniti vige un sistema che consegna tutto il potere alla lega, in maniera altrettanto eccessiva. E quindi proprio il sistema della single entity a bloccare la possibilità  dello svincolo, che second Garber metterebbe a rischio tutta la costruzione di questi anni, aprendo spazi per aste sui giocatori che - sempre secondo lui - porterebbero la MLS a finire come la NASL. E qui certo si sente che siamo in periodo di trattative sindacali. Non si capisce infatti come, con un salary cap ben definito e un limite d'ingaggio del singolo giocatore bloccato a 400 mila dollari, lo svincolo potrebbe creare problemi finanziari alle singole franchigie. In realtà  ciò che sino ad oggi ha reso la MLS una lega sana, che le ha consentito di uscire dalle difiicoltà  finanziarie di inizio anni zero, è stato il sistema di revenue sharing costruito intorno alla single entity. E allora non si capisce quale sia il problema con lo svincolo, tanto più che le singole società  hanno sempre potuto spendere liberamente per i coach e staff vario. Chiaro peraltro l'atteggiamento dei proprietari, testimoniato in un'intervista da Dell Hoy Hansen, investor/operator del Real Salt Lake che ha definito parlare di free agency "una perdita di tempo". Per lui è arrivata dalla MLS una multa da 150mila dollari - la più alta mai comminata dalla lega - per aver influito sulle negoziazioni,  a dimostrazione della delicatezza del tema. Intanto il tempo stringe e la lega sta cercando di studiare un compromesso per accontentare i giocatori, ma da quanto traspare l'accordo sembra lontano.Per i giocatori la situazione non è semplice, specie per quelli che guadagnano di meno (gente da 45mila l'anno), che si troverebbero anche senza assicurazione medica. E già è uscita la voce che alcuni agenti stanno organizzando per i propri assistiti periodi di allenamento all'estero o con club della NASL. A dimostrazione che lo  sciopero è una possibilità reale, anche se la sconfitta a seguito del tentativo del 1996 ancora brucia. Il supporto esterno allo sciopero A supporto della MLS Player Association sembra però che stia arrivando il sostegno dei sindacati delle altre leghe pro americane - NFL e NBA principalemte - pronti a pompare dollari nel fondo di sostegno per i giocatori in sciopero, impauriti che il concetto di single entity possa espandersi anche nei loro rispettivi sport. Del resto, molti proprietari coincidono: da Jonathan Kraft (New England Rvolution in MLS e Patriots in NFL) a Stan Kroenke (Colorado Rapids in MLS e Avalanche in NHL), fino a Lew Wolff e John Fisher (San Jose Earthquakes e Oakland A's) e altri. Le alternative al momento sono le seguenti: lo sciopero, un lockout (per decisione della lega), la continuazione delle negoziazioni, o infine l'avvio di una causa antitrust, improbabile ma che metterebbe a rischio la natura stessa della MLS. Un modello esemplare di teoria dei giochi: se i giocatori andranno in sciopero molti saranno a rischio professionale serio, ma allo stesso tempo se i proprietari non molleranno e i giocatori saranno capaci di reggere, ad essere a rischio potrebbe essere la stessa MLS. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni. Mancano 24h ad una (prima?) decisione, l'accordo non c'è, e i 60.000 che sono pronti a riempire il Citrus Bowl di Orlando per l'esordio di Kakà contro il New York City FC di David Villa potrebbero avere una brutta sorpresa.

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Quello di strutturare la piramide del calcio USA secondo un sistema di promozioni e retrocessioni e ormai ricorrente. Lo è stato anche in occasione della recente conferenza stampa del commissioner Don Garber in occasione del MLS State of the League 2014. Una questione uscita non certo per scelta di Garber, ma a seguito di una domanda, anche se il commissioner non ha dato molto tempo alla risposta. Nulla di nuovo per i fans MLS, tanto meno per quelli che ieri sera si sono divertiti a vedere ccolare sullo StubHub Center di Carson (CA) un aereo con uno striscione che riportava la scritta "US SOCCER PROMOTION/RELEGATION NOW", pagato da un tifoso - ma espressione di una comunità che su Twitter ha come riferimento @soccerreform - per protesta contro il no della lega a questa riforma. Leggi - Don Garber: lo State of the League della MLS 2014 La MLS è una lega che da sempre sfrutta le tradizioni calcistiche solo laddove ne trova covenienza. Si pensi ad esempio all'eliminazione del countdown o degli shootout a seguito dei pareggi, entrambe scelte di Garber. Ma in MLS non c'è traccia di promozioni o retrocessioni, e il titolo vero non viene assegnato al termine di un campionato a girone unico, ma dopo i playoff e la finale di MLS Cup. Tradizione altrove, ma evidentemente non considerate adatte dalla MLS (e nemmeno dalle altre leghe USA). Leggi - Garber e la MLS, i 15 del Don Per quanto riguarda il cd. sustema di promotion/relegation, ci sono ovvie ragione per la contrarietà da parte della MLS. La lega infatti è strutturata secondo un sistema di "single entity", è cioè una "società" che concede franchigie agli investitori. Un sistema che limita la competizione tra i club, puntando a limitare le spese per i salari. E gli investitori non hanno alcuna intenzione di mettersi a rischio di fronte ad una potenziale retrocessione. Del resto di promozioni e retrocessioni non c'è traccia negli sport profesisonistici americani, fatti di leghe chiuse, playoff ed expansion teams che entrano nei singoli campionati acquistando una frnachigia, non certo salendo dalle serie inferiori. Un sistema chiuso che esprime la differenza tra leghe con oltre un secolo di storia e il costruire una lega dal niente, come ha fatto la MLS nel 1996. Si pensi cosa accadrebbe in Europa se qualcuno provasse a mettere insieme una lega oggi: difficilmente qualcuno parlerebbe di promozioni e retrocessioni. Del resto il progetto si una Superlega Europea punta proprio a questo. La scelta della MLS è quindi - per quanto poco romantica - semplicemente pragnmatica. Da più partoi però arrivano sia proteste che proposte. Le prime attaccano l'intero sistema, che vorrebbero aperto fino ai livelli più bassi. Le seconde invece, anche realistiche, ipotizzano che la MLS possa un giorno estendersi su due livelli (ad es. MLS A e MLS B) mantendendo l'attuale struttura di "single entity". Una scelta che tra un decennio potrebbe consentire alla MLS di espandersi, viste le numerose richieste. Appare infatti improbabile una crescita continua dopo l'arrivo a quota 24 squadre nel 2020. Anche perché ciò vorrebbe dire più posti a disposizione, più investimenti per nuove franchigie, e si darebbe maggior ordine all'expansion . Uno degli aspetti migliori dell'attuale sistema che promuove la 'parity' tra i club è di consentire ad una squadra di rivoltare il risultato della stagione precedente - si veda ad es. il DC United, ultimo nel 2013, primo nella Eastern Conference 2014 - laddove una retrocessione distruggerebbe valore. Cose belle che però non possono ocurare il positivo che deriverebbe dall'avere un sistema competitivo che partisse dalle leghe inferiori, un qualcosa cui ad esempio la MLS ha cercato di rispondere a suo tempo creando la SuperLiga (superata poi dalla CONCACAF Champions League), un torneo che dava a molti club di giocare per qualcosa oltre che per un posto ai playoff. E' infatti questo uno dei cavalli di battaglia del tema "pomotion/relegation", il fatto cioè delle troppe partite inutili che si giocano lungo la stagione, come del restoo accade anche in altre leghe come NFL, NBA e MLB. Solo che quegli sport non conoscono concorrenza, tantomeno televisiva, da parte di campionati più importanti come ad esempio la Premier League, a differenza della MLS, che non riesce ancora a sfondare nei confronti degli 'eurosnobs', i milioni di appassionati di calcio che seguono solo le principali leghe europee. E' l'istituzione di un sistema di promozioni/retrocessioni la via per conquistarli? Forse. Di certo c'è che sono la credibilità, il livello tecnico, le vittorie e la tradizione ad attirare tifosi. Un qualcosa che ancora manca alla MLS. Laddove un'organizzazione splendida e la costruzione di stadi solo per il calcio, accompagnati da un management ai massimi livelli, hanno dato credibilità alla MLS, insieme anche all'arrivo di alcuni campioni (David Beckham, Thierry Henry e ora Kakà, Frank Lampard e David Villa) e al lancio e al ritorno in America di alcune stelline americane (Landon Donovan in primis, Clint Dempsey, Michael Bradley), manca ancora il resto. La tradizione è in costruzione, come mostra l'attaccamento ai club di alcune tifoserie (Seattle Sounders, DC United, Columbus Crew), la il livello è ancora quello che è - da molti ex descritto simile al Championship inglese - mentre le vittorie internazionali latitano. E qui forse dovrebbe arrivare il primo intervento della MLS, aiutato dall'ingresso di grandi investotiroi come lo sceicco Al-Mansour al New York City FC e la cordata alle spalle del LAFC, affiancatisi ai vari miliardari Phil Anschutz e Stan Kroenke (peraltro proprietario anche dell'Arsenal moltre che dei Colorado Rapids). Maggiori investimenti su cartellini e stipendi, se ben calibrati finanziariamente e tecnicamente, porterebbero una crescita del livello, e magari renderebbero le squadre finalmente competitive in CONCACAF Champions League (ad oggi solo iL Real Salt Lake è arrivato in finale, nel 2011) e magari nel Mondiale FIFA, che diverrebbe la vetrina della crescita del calcio in America. Il tutto in vista di un possibile ingresso in Copa Libertadores, di interesse reciproco per le squadre USA - che affrontando le compagini brasiliane, argentine, ecc., potrebbero misurarsi al top - e per la CONMEBOL, che conquisterebbe il mercato televisivo (e non solo) americano. E a quel punto il tema promozioni/retrocessioni sarebbe certamente superato. Ma ci vogliono i soldi per farlo, e non solo per le expansion fees da oltre $100 milioni. PS: su un punto i protestatari pro/rel hanno ragione. Nel dibattito calcistico USA c'è un'assoluta assenza della USSF, o meglio il suo appoggiarsi completamente alla MLS, cui ha concesso in esclusiva il rango di Division I del calcio americano. Al riguardo il passato ruolo del presidente Sunil Gulati, fino a poco tempo fa dipendente del Kraft Group (proprietario del New England Revolution), ha da più parti sollevato questioni su possibili conflitti d'interesse.  

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