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MLS Week 11: Seattle vince a Vancouver
Scritto il 2015-05-17 da Giacomo Costa su MLS
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Cinque partite nella notte nella Major League Soccer.

Colpo esterno dei Seattle Sounders nel derby della Cascadia contro i Vancouver Whitecaps. Doppietta per Chad Barrett che quando chiamato in causa fa sempre il suo lavoro. Bellissimo il secondo goal con un sinistro da posizione angolata. I Sounders salgono a 19 punti in 10 partite.

Poker per Montréal contro il Real Salt Lake. A sorpresa i canadesi anno rifilato una batosta alla franchigia dello Utah con Romero (2 goal), Ciman (su calcio d'angolo) e Dilly Duka. Inutile il bellissimo goal di Sandoval per Salt Lake City.

Trionfi casalinghi per Houston Dynamo San Jose Earthquakes. I texani hanno sconfitto Portland 3-1 con protagonista Will Bruin con due reti. I californiani hanno invece battuto Columbus; un goal a testa per Wondolowski e Salinas.

Questa sera alle 23 Orlando - LA Galaxy su Eurosport.

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La Nasl, lega nata nel 2009 da una scissione della USL, capitanata allora dal commissioner Francisco Marcos sta attraversando un periodo più che mai incerto, sia per via della USL, che spalleggiata dalla MLS è arrivata a contenere ben 24 squadre tra nuove franchigie e squadre B della prima divisione su modello tedesco, che dalla MLS stessa che cerca di minare le basi della Nasl cercando di inglobare le due franchigie o di aprire nuovi team spalleggiati da tycoon dei media o impresari di altre franchigie delle leghe pro sport americane più radicate quali NFL ed NBA in testa. Così nel 2017 il patron degli Atlanta Falcons, Arthur Blank, inaugurerà sia un nuovo stadio per la sua franchigia di football utilizzabile anche per il soccer, sport per il quale saranno disponibili 23.000 posti ma in caso che la comunità locale, invero mai interessata al soccer, dovesse innamorarsi della nuova franchigia pro soccer che debutterà nello stesso anno di inaugurazione della nuova casa dei Falcons come è successo in quel di Seattle, allora altri anelli verrebbero aperti e resi disponibili per i nuovi amanti dello sport mondiale e non più straniero. Certamente Atlanta ha una tradizione alle spalle, qui nacquero gli Atlanta Chiefs, capitanati allenati e poi gestiti dal compianto Phil Woosnam, commissioner della NASL originale che proprio nei sotterranei del Fulton County Stadium teneva i primi congressi della lega negli anni più difficili. A livello di pubblico però sia i Chiefs della lega calcistica più famosa d’America che gli Atlanta Silverbacks, militanti prima nella USL ed approdati poi nella nuova Nasl dopo uno stop di due anni, non hanno mai brillato per pubblico al seguito, ma si era già detto anni addietro, l’arrivo della MLS e dei grandi sponsor potrebbe cambiare le cose come si è già visto in passato. Grazie alle conoscenze nel mondo dell’economia e delle corporazioni del fondatore Alan Rothenberg e in un passato più recente dell’attuale commissioner Don Garber, la MLS ha saputo creare franchigie di successo sia a livello di palmares che di pubblico laddove non c’era un seguito né una tradizione calcistica, Columbus e Salt Lake City in testa, ma tralasciando alcune città quali Montreal, Seattle e Portland, dove anche a livelli di divisioni minori le squadre locali registravano discreti exploit di pubblico, una delle storie più di successo create dalla MLS è stata quella del Toronto FC, squadra che dall’anno della sua fondazione non ha mai raggiunto i play-off ma che è mediamente seguita da ben ventunomila tifosi che affollano il BMO Field. Ciò laddove il Toronto Lynx della USL, squadra dove ha esordito la vedette della nazionale canadese Dwayne De Rosario, riusciva a portare nel proprio stadio appena duemila spettatori, questo perché la presenza di una lega di prima divisione con copertura televisiva e grandi sponsor solleva l’interesse della comunità sportiva locale e fa si che tutto ciò inneschi un circolo virtuoso che porta all’aumento di interesse per il soccer, maggiore copertura, spondor, redditività, merchandising venduto, e conseguente innalzamento del livello di gioco espresso in campo anche (ma non solo) attraverso l’acquisto sia di stelle straniere alcune al termine della carriera altre con ancora molto da dire, che del richiamo in patria di molti giocatori della nazionale maggiore e under 20 che sempre più si fanno rispettare in Europa. In tutta questa situazione la Nasl del commissioner Bill Peterson rischia di rimanere schiacciata, perché sicuramente con l’arrivo dei big boys nella capitale della Georgia i Silverbacks dovranno chiudere o rilocarsi, ma ancor più male fa la recente notizia che dal 2018 una delle franchigie più di successo della lega, vale a dire i Minnesota United, già Minnesota Stars, abbandoneranno la Nasl per approdare in MLS. Il commento rilasciato dal commissioner Bill Peterson trasuda amarezza da tutti i pori quasi a voler dire che i Minnesota United si sono venduti la primogenitura per un piatto di lenticchie, affermando che negli Usa il passaggio da una lega all’altra non è determinato dalla competitività ma dall’ammontare di soldi che la MLS avrebbe offerto al patron Bill McGuire per passare da una lega all’altra. L’amarezza del front office della Nasl è comprensibile visto che il Minnesota United è uno dei fiori all’occhiello della lega e quando la società versava in brutte acque fu la Nasl stessa a gestirla per evitarne il fallimento il che sarebbe stato una brutta macchia per la giovane lega visto che gli allora Minnesota NSC Stars erano nati sulle ceneri degli storici Minnesota Thunder, che durante la scissione avvenuta nel 2009 avevano optato di entrare nella nuova Nasl ma erano falliti prima di poterne far parte. Ma analizzando la situazione si comprende che al di là delle parole di Peterson la realtà è diversa. Certamente a livello competitivo alcune squadre della Nasl possono competere con la MLS, New York Cosmos in testa ma anche gli stessi Minnesota United, San Antonio Scoprions e Fort Lauderdale Strikers, ma le altre franchigie difficilmente lascerebbero gli ultimi posti della propria conference semmai approdassero in MLS con le rose attuali. In più la scelta di McGuire era obbligata, in quanto la MLS era seriamente intenzionata ad approdare a Minneapolis, e se il Minnesota United avesse detto di no il loro destino sarebbe stato segnato in quanto era già presente una cordata capitanata dalla franchigia di football dei Minnesota Vikings pronta ad impiantare una squadra MLS, così come è accaduto ad Atlanta e come potrebbe forse accadere un giorno non lontano a San Antonio, dove già gli Spurs si erano detti anni fa interessati a creare una franchigia pro soccer partendo forse dalla USL Pro per arrivare successivamente in MLS, e tutt’ora Don Garber ha rivelato che nei prossimi anni la MLS potrebbe espandersi fino a comprendere ben 3o squadre, sul modello della NBA. Con l’arrivo di Atlanta ed il L.A.F.C., nuova squadra di Los Angeles che prenderà il posto dei derelitti Chivas Usa, senza scordare Minnesota il posto disponibile per la ventiquattresima franchigia è in bilico tra Miami, dove David Beckham sta cercando tra serie difficoltà di portare la MLS da dove manca dal 2001, Sacramento, dove la neonata squadra militante in USL  recante il nome di Sacramento Republic ha registrato un notevole successo sia sul campo, dove si è aggiudicata la finale USL Pro battendo i favoriti Orlando City, che in termini di pubblico superando in alcune occasioni le ventimila persone. In questa situazione la Nasl se vuole sopravvivere deve giocare d’astuzia e riuscire ad espandersi in fretta a Est ma non solo se vuole evitare di finire travolta dalla diarchia MLS-USL. Una notizia buona per la lega è il contratto firmato con la rete ESPN3 che darà così visibilità a buona parte delle squadre Nasl molte delle quali senza un contratto televisivo o legate ad emittenti locali che trasmettono solo le partite in casa. L’assenza di un contratto televisivo nazionale fu una della cause della fine della vecchia NASL , mentre la lega omonima in questo modo si assicura la visibilità sul territorio nazionale e non solo. In più è arrivata la notizia che finalmente la expansion franchise di Oklahoma City ha finalmente trovato uno stadio in cui giocare, ovvero il Miller Stadium, sito nella contea di Yukon e con una capienza di 6500 posti, il che da più credibilità alla nuova squadra in procinto di nascere, anche se sia Oklahoma City che i Virginia Cavalry che avrebbero dovuto debuttare già nella stagione 2015 non stanno scaldando gli animi delle comunità locali e sono state accolte con sostanziale indifferenza, forse perché i Cavalry sono comunque troppo vicini alla franchigia MLS di Washington. Ad Oklahoma City la USL ha già impiantato gli Oklahoma City Energy i quali stanno riscontrando un buon successo locale e sarà dura per i nuovi arrivati fare proseliti. Come diceva il presidente cinese Mao Zedong, dalle difficoltà nascono le opportunità e forse il futuro della Nasl potrebbe essere più roseo di quanto non si possa pensare se Bill Peterson studierà le dovute contromosse e verrà un po’ aiutato dalla dea bendata. Sebbene passati alla MLS i Minnesota United militeranno nella Nasl per altre tre stagioni, durante le quali la squadra sarà sempre presente nei media attendendo la loro ascesa nel calcio che conta, dando esposizione indiretta anche alla Nasl la quale potrà vendere bene la storia della franchigia di successo costruita dal niente e diventata una tipica favola americana, in più i posti in MLS non sono infiniti per cui chi vorrà investire nel soccer e non vorrà investire in quella che ora è la brutta copia della MLS ma preferirà un modello più dinamico e competitivo più vicino alla mentalità americana dovrà per forza investire nella Nasl, la quale tra le altre cose ha visto il suo livello di gioco crescere a livelli esponenziali e grazie anche ad alcune mosse di mercato e non solo continua a far parlare di se. Sicuramente l’acquisto dello spagnolo Raul da parte dei Cosmos (i quali sarebbero ancora sulle tracce dell’italiano Di Natale) ha fatto si che i media nazionali ed esteri parlassero della nuova Nasl, ma un altro avvenimento ugualmente importante anche se non si tratta dell’acquisto dell’ennesimo fuoriclasse in cerca degli ultimi ingaggi è l’acquisizione di una quota di minoranza dei Fort Lauderdale Strikers del brasiliano già di Barcellona, Inter e Real Madrid Luis Nazario Da Lima conosciuto dai più come Ronaldo. La sua presenza nell’organigramma della squadra ha sicuramente dato una mano non indifferente alla credibilità della lega, e a parte la boutade di un suo possibile ritorno al calcio giocato se gli Strikers arrivassero alle semifinali, il suo arrivo in Florida ha fatto si che tre giocatori brasilani di esperienza internazionale indosseranno quest’anno la casacca a righe giallorosse, ovvero il centrocampista Leo Moura, con esperienza e passata militanza nei più prestigiosi club brasiliani quali Vasco De Gama, Botafogo, Sao Paulo, Palmeiras, Fluminense ed anche un anno trascorso in Olanda vestendo la casacca gialloverde dell’ADO Den Haag, Marlon Freitas, anche lui centrocampista in prestito dal Fluminense e l’attaccante Stefano Pinho, lo scorso anno in Finlandia tra le fila del MYPA. Anche se non si tratta di fuoriclasse di levatura internazionale sicuramente aiuteranno gli Strikers a vincere sul campo e la lega a crescere ulteriormente a livello di gioco. In più nello stato della Florida oltre le storiche presenze di Fort Lauderdale Strikers e dei loro rivali Tampa Bay Rowdies si sono uniti gli esordienti Jacksonville Armada, i quali sembrano aver fatto breccia nel cuore degli sportivi della città, per cui i neopromossi (anche se non si tratta di una promozione ottenuta sul campo visto il differente sistema sportivo americano rispetto al resto del mondo) Orlando City dovranno contendersi i tifosi con ben tre franchigie Nasl due delle quali radicate nelle comunità locali, e se Beckham non dovesse riuscire ad aprire il suo club MLS la battaglia della Florida volgerebbe a favore della Nasl, con uno smacco non indifferente per la lega di Don Garber. Spostando lo scontro a New York, i Cosmos continuano a far parlare di se e non solo per Raul, ma per il ritorno alla politica internazionale delle origini, la quale ha fatto si che la squadra di Savarese disputasse amichevoli internazionali in Cina ed America latina, e la notizia che il 2 Giugno disputeranno un’amichevole contro la nazionale cubana in quello che è stato uno degli stati canaglia più odiati dagli Usa fin dal 1960, anno della rivoluzione castrista, li ha sicuramente (ri)consegnati ad una dimensione storica che trascende lo sport, dando ancora una volta grande visibilità alla Nasl che specie a New York è schiacciata tra due fuochi, i New York Red Bulls ed i neonati New York City F.C., franchigia satellite degli inglesi del Manchester City che al loro esordio casalingo allo Yankee Stadium hanno totalizzato ben quarantatremila spettatori. La sopravvivenza dei Cosmos e della Nasl nella grande mela dipenderà molto dalla costruzione dello stadio nella contea di Belmont che aspetta l’approvazione da ben due anni. Erik Stover, direttore generale dei Cosmos si è pubblicamente lamentato dei tempi di attesa eccessivamente lunghi, parere condiviso anche dalla società concorrente che vorrebbe costruire nello stesso lotto edilizia residenziale e casinò. Questo lasso di tempo eccessivo ha fatto si che anche più politici di schieramenti diversi  prendessero in esame la questione, per cui sicuramente i tempi di attesa si accorceranno considerevolmente, e se i Cosmos riusciranno a costruire il proprio stadio si saranno assicurati la sopravvivenza e quella della lega in cui militano con un’altra spina nel fianco di Don Garber. In ogni caso la Nasl sa che se vuole crescere deve farlo in tempi brevi, l’ora delle decisioni irrevocabili è vicina e Bill Peterson parla già di una possibile nuova espansione in Canada, con possibili scelte Hamilton e Calgary. La città di Calgary ospitò nel 1982 i Calgary Boomers, che sebbene durarono un solo anno totalizzarono una presenza media di diecimila spettatori, non male per una lega in profonda crisi ed una squadra non eccezionale, per cui se la lega capitanata da Peterson riuscisse a creare una terza squadra canadese oltre le già esistenti Edmonton ed Ottawa creerebbe un altro contraltare alla MLS che nel paese della foglia d’acero ha Montreal, Toronto e Vancouver. A mio parere personale però la lega dovrebbe, visto che si parla da tempo di una nuova espansione ad est in quel di Los Angeles probabilmente revitalizzando gli Aztecs, coinvolgere David Beckham in caso non avesse successo a Miami approfittando della sua popolarità maturata in sei anni di militanza nei Galaxy schiaffeggiando così la MLS, coinvolgere Las Vegas in una possibile nuova expansion franchise visto il rifiuto degli alti papaveri della MLS, spostare le franchigie di Oklahoma e Virginia – a meno che inaspettatamente si rivelassero squadre di grande successo a livello di pubblico  - a Des Moines e Detroit, magari creando una nuova incarnazione dei Detroit Express. In Iowa la franchigia dei  Des Moines Menace milita in PDL e riesce a portare allo stadio mediamente dalle tremila alle quattromila persone  pertanto la nascita di una franchigia pro soccer con la giusta visibilità e sponsorizzazioni creerebbero lo stesso effetto della nascita del Real Salt Lake nello Utah, uno stato sostanzialmente senza una tradizione calcistica di livello. A Detroit il soccer professionista manca da troppi anni, ed una rivitalizzazione degli Express in chiave un po’ vintage anche a ricordare gli anni d’oro della città, ora in profonda crisi economica e sociale, potrebbe avvicinare al neonato sodalizio Nasl una considerevole moltitudine di appassionati che si stringerebbero attorno ai loro beniamini togliendo alla MLS una città dove hanno dichiarato più volte di potersi espandere. Con il 2017 anche i Silverbacks dovranno rilocarsi e il posto migliore dove andare sarebbe a mio avviso la california, Oakland o Anaheim, dove già la NASL originale creò gli Oakland Clippers e Oakland Stompers e i California Surf o perché no San Diego ricreando i mitici Sockers con una partnership con l’attuale squadra indoor omonima, La MLS è già presente con Los Angeles Galaxy e San Jose Earthquakes e dal 2017 arriverà anche l’L.A.F.C., ma l’amore dei californiani di nuova generazione per il soccer, unito ad una sempre più numerosa presenza di latinos ed una sapiente campagna di marketing e pubbliche relazioni farebbe si che ci sarebbe posto anche per la Nasl, chi vivrà vedrà.

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La notizia è arrivata ieri notte verso l'1.30, quando il portiere del Real Salt Lake Nick Rimando ha detto ad uno dei giornalisti appostati su K-Street a Washington, sede dei negoziati, "The deal is done". Major League Soccer (MLS) e Major League Soccer Players Union hanno infatti raggiunto l'accordo di principio sui termini del nuovo contratto collettivo (CBA) dei calciatori MLS - il precedente era scaduto lo scorso 31 gennaio - che durerà sino al termine della stagione 2019. Non è stato un accordo facile, arrivato solo al termine di trattative estenuanti e dopo un voto unanime dei rappresentati delle squadre MLS in favore di uno sciopero, col necessario supporto del Federal Mediation and Conciliation Service Deputy Director of Mediation Services and Field Operations Scot Beckenbaugh e del mediatore Peter Donatello. Entusiasta il commissioner della MLS, Don Garber. “Possiamo avviare la nostra 20° stagione alla grande, grazie alle nuove partnership televisive, nuove stelle, due expansion team a New York City e Orlando che esordiranno davanti a 60mila persone al Citrus Bowl. Questo accordo ci darà una piattaforma per aiutarci a rendere la Major League Soccer una delle leghe di maggior successo al mondo”. Nonostante l'entusasmo di Garber, non tutto però è andato così liscio. Vasto è infatti il malcontento tra i giocatori a causa dei contenuti dell'accordo (via Paul Tenorio, Orlando Sentinel): Lo svincolo sarà concesso a fine contratto ai soli giocatori di almeno 28 anni e con alle spalle almeno 8 anni In ogni caso, il free agent che cambia squadra in MLS non potrà ottenere un aumento superiore ad una cifra tra il 15% e il 25% sulla base dell'ultimo ingaggio. L'ingaggio minimo dei calciatori viene alzato da $36.500 a $60.000 annui, con aumenti previsti per ogni anno. I proprietari hanno vinto La MLS ottiene essenzialmente ciò che voleva, e cioè un sistema che le permetta di contenere i costi per altri cinque anni. Il nuovo sistema di free agency infatti, modificherà ben poco l'attuale situazione. I piccoli aumenti previsti infatti, impediranno ai club di fare delle aste per i free agent. Nessuna modifica è stata poi discussa sul sistema di entrata in MLS, che sia dall'estero (ad esempio per i designated players, o su complesse regole quali discovery claims, allocation orders, diritti, ecc.) o dal college (rimangono sia il SuperDraft che il modello Homegrown per i ragazzi cresciuti nelle Academy). Ancor più importante, la MLS ha ottenuto di evitare ciò di cui aveva paura davvero: uno sciopero, che sarebbe stato una mossa deflagrante in termini d'immagini. Si pensi alle dirette televisive che saltano o ai 60mila di Orlando delusi dal non poter andare allo stadio per vedere il debutto di Kakà. Il rischio era quello di una "botta" al calcio negli USA che si sarebbe sentita per anni. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni. La trattativa I rappresentati della MLS hanno insistito in ogni dove che il tema free agency fosse incompatibile col modello single-entity su cui è strutturata la lega, e su cui gli attuali investitori hanno puntato i loro soldi, considerato che garantisce un equilibrio finanziario notevole. Non per niente il proprietario del Real Salt Lake, Dell Loy Hansen (nella foto sotto), era arrivato a dichiarare che la richiesta del sindacato sullo svincolo fosse "una conversazione destinata a non andare da nessuna parte", beccandosi anche una multa da $150mila, la più alta mai comminata dalla MLS. Secondo quanto fuoriuscito dalle trattative, la proposta originale della MLS era un ok alla free agency per i giocatori di 32 anni con 10 anni nello stesso team MLS. Un sistema che si sarebbe potuto applicare ad oggi al solo Brad Davis, ala della Houston Dynamo! (nella foto sotto). Passo successivo è stato il 28/8, che certamente è almeno una crepa nel granitico sistema MLS anti free agency, che rende la lega più simile a quelle degli altri sport USA, rispetto alle quali però la differenza sui salari resta enorme. Inoltre, tra 5 anni il punto di partenza delle negoziazioni sarà ben diverso da oggi. Cos'hanno ottenuto i giocatori Il sindacato è stato bravo ad usare contro Garber la sua frase sulla MLS che deve diventare la "lega di scelta" dei giocatori. Sono così riusciti ad ottenere quello spazio di movimento, almeno per quei giocatori che hanno dedicato la loro carriera alla MLS. Un qualcosa che ricorda molto la Jugoslavia anni '80, che permetteva l'espatrio dei propri calciatori migliori solo dopo i 28 anni. Un ulteriore tassello sull'accusa di "socialismo" che molti osservatori USA fanno alla MLS. La crescita degli ingaggi sarà minima, ma almeno a guadagnarci di più saranno proprio i calciatori che ad oggi prendono meno. L'ingaggio minimo è stato infatti portato a $60.000 l'anno. Poca roba, se confrontato al salario minimo da $507.000 della MLB o da $435.000 della NFL, ma almeno è un salto in avanti da $36.500 attuali, e ancor di più dai $975 al mese che alcuni giocatori guadagnavano a seguito del contratto collettivo 2004. Importante poi il successo d'immagine dei calciatori, che spesso dalla pubblica opinione ricevono accuse di vario genere. In questo caso sono invece a far trasparire come i proprietari MLS abbiano una doppia faccia, piangendo miseria da un lato per poi gettare milioni su Designated Players spesso non all'altezza. Le polemiche Secondo quanto riporta Ives Galarcep di Goal.com, i rappresentanti di sette squadre hanno votato contro l'accordo finale, mentre SI.com - citando un giocatore presente al tavolo - dice che i calciatori solo 24h prima avevano votato 18-1 (mancava il rappresentante di Montreal, impegnata nei quarti di CCL) in favore di uno sciopero, per poi vederesi accettare un accordo al ribasso. “Non solo questo accordo distruggge il futuro dei giocatori americani, ma aiuta a malapena quelli che già oggi sono in MLS". Saranno infatti ben pochi a poter usufruire della regola 28/8 che consentirà la free agency, ad oggi solo il 13% (29) di quelli in rosa secondo Soccer America. Ciò che pereoccupa è il tetto di età, considerando che un Homegrown cresciuto nel settore giovanile e magari contrattualizzato a 18 anni dovrà aspettare 10 anni prima di essere "libero". Il problema, secondo alcuni, è che non scioperando il sindacato a deposto la sua arma più forte, e a questo punto sarà da vedere se la prossima volta potrà sventolarla ancora in maniera credibile. Ciò che però che da molti non è consierato è che i giocatori sono in questo caos il lato debole, visto che per molti in sciopero sarebbe un problema addirittura arrivare a fine mese. Una situazione non destinata a cambiare del tutto nemmeno tra cinque anni. Si parte Comunque l'accordo alla fine è stato trovato e la stagione numero 20 della Major League Soccer prenderà il via domani, venerdì 6 marzo, col match tra i campioni in carica LA Galaxy e il Chicago Fire (si gioca alle 4 del mattino italiane). Gli altri 18 club saranno invece in campo i 7 e l'8 marzo, con una super “MLS Soccer Sunday” che vedrà l'Orlando City SC e il New York City FC darsi battaglia davanti a 60.000 fans al Citrus Bowl (diretta dalle 22 su Eurosport), lo Sporting Kansas City ospitare i New York Red Bulls (alla mezzanotte italiana) e i Seattle Sounders FC dare il benvenuto ai finalist 2014 del New England Revolution (alle 2:30 del mattino in Italia). Alcune partite andranno anche in diretta in Italia su Eurosport (canale 212 di Sky, 384 su LCN pacchetto Mediaset Premium): sabato 7 marzo: 04,00, Los Angeles Galaxy - Chicago Fire sabato 7 marzo: 21, DC United - Montréal Impact. Eurosport domenica 8 marzo: 22, Orlando City - New York City FC. domenica 8 marzo: a mezzanotte, Sporting Kansas City - New York Red Bulls

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Un eventuale accordo dovrà essere trovato entro mercoledì notte, visto che giovedì il Chicago Fire è atteso da un aereo che porterà i suoi giocatori a Los Angeles per il match di apertura della MLS 2015 contro i LA Galaxy. Il problema è infatti che il contratto collettivo siglato nel 2010 è scaduto il 31 gennaio scorso e le parti (la MLS e la MLS Player Union) non hanno ancora trovato un nuovo accordo, anzi. La questione legata ai compensi dei giocatori, sia per quanto riguarda il minimo sindacale che per il salary cap, è ancora da esaminare, ma appare essere l'ostacolo minore, come anche quella dei contratti garantiti (ma tra le richieste c'è l'obbligo di indennizzo delle spese in caso di trasferimento improvviso). A far saltare il tavolo potrebbe invece essere la free agency - quello che da noi si chiama svincolo -  che i giocatori reclamano prendendo ad esempio i campionati di calcio di tutto il mondo. “Abbiamo bisogno degli stessi diritti degli altri sport, tutti hanno una forma di free agency”, ha dichiarato il portiere Dan Kennedy (nella foto sotto), portavoce della Player Union, ammettendo inoltre che “ci sono alcune questioni di budget legate a salary cap e salario minimo”. Ma come funziona la free agency in MLS? Ogni giocatore firma il proprio contratto direttamente con la lega, che formalmente è una single entity - una vera e propria società i cui azionisti/proprietari sono gli investor/operato delle franchigie - e che provvede anche al pagamento dello stipendio. Allo scadere del contratto con la singola franchigia però, il giocatore non può trasferirsi liberamente ad un'altra squadra MLS. Infatti, l'ultima squadra con la quale ha militato continua a detenere i diritti sul giocatore, e se un'altra franchigia vorrà ingaggiarlo dovrà compensare la titolare. Un vincolo di fatto, limitato solo dal cosiddetto Re-Entry Draft, un complesso sistema che prevede l'obbligo di pareggiare un'offerta per i giocatori oltre i 27 anni con una certa anzianità di servizia, perdendo altrimenti i diritti sui giocatori. Poca roba però, e il tutto sembra anche peggiore del vecchio sistema pre sentenza Bosman. Il sistema non funziona però nel caso di trasferimento all'estero del giocatore, che però se poi vuole rientrare in MLS - se lasciato il club semplicemente a fine contratto - si ritrova i propri diritti in carico al vecchio club anche a distanza di anni. esemplare il caso dell'attaccante della Nazionale USA Herculez Gomez, i cui diritti sono ancora di proprietà dello Sporting KC nonostante il calciatore abbia lasciato gli USA nel 2009 per andaare giocare in Messico. Diverso ancora il caso in cui un giocatore sia ceduto all'estero in cambio di una fee: in quel caso al suo rientro ha qualche leva in più sulla contrattazione e la scelta della destinazione, per la quale di base è però previsto un "allocation order". Ma sul tema della free agency la lega non pare pronta a mollare. L'ultima proposta lo dimostra: free agency per i giocatori di 32 anni con alle spalle 10 anni in un club. Una presa in giro, visto che di fatto ad oggi una situazione del genere si applicherebbe al solo Brad Davis (Houston Dynamo) e in 20 anni di MLS a soli sei giocatori: C.J. Brown, Brian Ching, Landon Donovan, Jaime Moreno, Ben Olsen e Logan Pause. Questo perché a causa del salary cap è assai improbabile per un giocatore una lunga permanenza. Ma la MLS si fa forte della sentenza del 2002 - al termine di una causa durata sei anni - che l'ha vista uscire vincitrice, con un tribunale che ha stabilito la legittimità di quello che di fatto è un "cartello" legale, mentre nessun via libera era stato dato al modello di single entity. Ma cos'è la single entity? È un'invenzione di un economista di origine indiana di nome Sunil Gulati - attuale presidente della US Soccer Federation e ex dipendente della Kraft Soccer, azionista MLS -, e di Mark Abbott, vicepresidente della lega, e senza cui probabilmente oggi la MLS non esisterebbe. Nessuno aveva mai provato prima a gestire uno sport professionistico come una corporation in cui le squadre sono un ibrido tra le tradizionali franchigie e negozi in franchising. A 15 anni dall'avvio dell'esperimento elaborato da Gulati, dopo essere sopravvissuta ad un processo finalizzato a dichiarare la MLS un cartello illegale, la Major League Soccer è oggi ancora viva e in crescita nonostante la crisi economica globale, e ciò grazie prorio al sistema della single-entity. Sotto la single-entity, i teams sono al 51% di proprietà  della lega e sotto il controllo del suo Board of Governors, mentre il 49% è di prorietà  del singolo gruppo o imprenditore, cosiddetto investor/operator. Profitti e perdite sono suddivisi in proporzione tra le società , in una specie di sistema "comunista", che però ha consentito alla MLS di superare numerose difficoltà  finanziarie, le stesse che in passato hanno ucciso altre leghe. Sempre sotto la single-entity, i calciatori firmano i contratti con la lega, che poi li "alloca" ai club secondo regole un po' astruse, con le società  spesso impedite a poter rilanciare per il singolo giocatore. Un sistema che un economista potrebbe definire di deflazione artificiale (voluta) degli ingaggi. Inevitabilmente questo sistema crea da sempre notevole frustrazione tra i calciatori della MLS, che in passato hanno anche portato la lega in tribunale al riguardo, uscendone però sconfitti. Sconfitta che ha stabilizzato il sistema creato da Gulati, ma che certo ha reso i giocatori - specie quelli americani - assai poco padroni del loro destino. Diciamo che se in Europa la sentenza Bosman ha dato tutto il potere ai calciatori con tutta una serie di eccessi di cui oggi si vedono le conseguenze, negli Stati Uniti vige un sistema che consegna tutto il potere alla lega, in maniera altrettanto eccessiva. E quindi proprio il sistema della single entity a bloccare la possibilità  dello svincolo, che second Garber metterebbe a rischio tutta la costruzione di questi anni, aprendo spazi per aste sui giocatori che - sempre secondo lui - porterebbero la MLS a finire come la NASL. E qui certo si sente che siamo in periodo di trattative sindacali. Non si capisce infatti come, con un salary cap ben definito e un limite d'ingaggio del singolo giocatore bloccato a 400 mila dollari, lo svincolo potrebbe creare problemi finanziari alle singole franchigie. In realtà  ciò che sino ad oggi ha reso la MLS una lega sana, che le ha consentito di uscire dalle difiicoltà  finanziarie di inizio anni zero, è stato il sistema di revenue sharing costruito intorno alla single entity. E allora non si capisce quale sia il problema con lo svincolo, tanto più che le singole società  hanno sempre potuto spendere liberamente per i coach e staff vario. Chiaro peraltro l'atteggiamento dei proprietari, testimoniato in un'intervista da Dell Hoy Hansen, investor/operator del Real Salt Lake che ha definito parlare di free agency "una perdita di tempo". Per lui è arrivata dalla MLS una multa da 150mila dollari - la più alta mai comminata dalla lega - per aver influito sulle negoziazioni,  a dimostrazione della delicatezza del tema. Intanto il tempo stringe e la lega sta cercando di studiare un compromesso per accontentare i giocatori, ma da quanto traspare l'accordo sembra lontano.Per i giocatori la situazione non è semplice, specie per quelli che guadagnano di meno (gente da 45mila l'anno), che si troverebbero anche senza assicurazione medica. E già è uscita la voce che alcuni agenti stanno organizzando per i propri assistiti periodi di allenamento all'estero o con club della NASL. A dimostrazione che lo  sciopero è una possibilità reale, anche se la sconfitta a seguito del tentativo del 1996 ancora brucia. Il supporto esterno allo sciopero A supporto della MLS Player Association sembra però che stia arrivando il sostegno dei sindacati delle altre leghe pro americane - NFL e NBA principalemte - pronti a pompare dollari nel fondo di sostegno per i giocatori in sciopero, impauriti che il concetto di single entity possa espandersi anche nei loro rispettivi sport. Del resto, molti proprietari coincidono: da Jonathan Kraft (New England Rvolution in MLS e Patriots in NFL) a Stan Kroenke (Colorado Rapids in MLS e Avalanche in NHL), fino a Lew Wolff e John Fisher (San Jose Earthquakes e Oakland A's) e altri. Le alternative al momento sono le seguenti: lo sciopero, un lockout (per decisione della lega), la continuazione delle negoziazioni, o infine l'avvio di una causa antitrust, improbabile ma che metterebbe a rischio la natura stessa della MLS. Un modello esemplare di teoria dei giochi: se i giocatori andranno in sciopero molti saranno a rischio professionale serio, ma allo stesso tempo se i proprietari non molleranno e i giocatori saranno capaci di reggere, ad essere a rischio potrebbe essere la stessa MLS. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni. Mancano 24h ad una (prima?) decisione, l'accordo non c'è, e i 60.000 che sono pronti a riempire il Citrus Bowl di Orlando per l'esordio di Kakà contro il New York City FC di David Villa potrebbero avere una brutta sorpresa.

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