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Soccer e TV, una storia problematica
Scritto il 2014-02-02 da Dario Torrente su History
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Terminerà a fine 2014 il rapporto tra MLS e NBC, e il soccer USA dal 2015 andrà in onfa su ESPN, FOX e la ispanica Univision, che hanno firmato un contratto con la Soccer United Marketing da $70 milioni solo per i primi due canali, cui andranno aggiunti il contratto Univision e quelli con le tv locali stipulati da ogni singolo club.

Un risultato ottimo per la lega guidata da Don Garber, visto anche che l'audience media nel 2013 è calata del 29% su ESPN/ESPN2 e dell'8% sul network NBC. Il nuovo dela porterà oltre $3 milioni ad ogni club.

MLS, problemi di audience

Si è spesso discusso dell’importanza per la sopravvivenza e crescita della MLS di saper conquistare spazi possibilmente sempre più ampi nei palinsesti delle maggiori reti televisive americane. La cosa in parte è riuscita con la svolta avvenuta dopo la stagione 2006 quando la lega capitanata da Don Garber non solo ha smesso di dover pagare per poter mandare in onda le proprie partite ma è riuscita ad ottenere un contratto quinquennale poi prorogato per altri cinque anni con i maggiori network sportivi statunitensi, vale a dire Fox Sports, ESPN, ESPN2 e le due emittenti di lingua spagnola Telefutura e Univision, segno che il prodotto offerto dalla Major LeagueSoccer è finalmente diventato credibile.

Ciò nonostante, il soccer a stelle e strisce ha dovuto spesso lottare contro rating spesso anemici con un minimo storico dello 0,2% raggiunto nel 1998, anno difficile per la lega che da allora è andata avanti ed è diventata finalmente credibile e redditizia, conquistando sempre più popolarità ed aumentando le presenze degli spettatori nei propri stadi, ma questo non sembra far crescere l’audience televisiva.

E’ proprio di pochi anni fa la polemica riguardante la finale di MLS Cup 2010 che, dati alla mano, è stata seguita da un misero 0,5% di telespettatori, tradotto in numeri poco più di un milione e centomila coraggiosi. Le risposte date dagli appassionati dello sport più bello del mondo ma anche da personalità eminenti della lega sono state che i due club che si sono affrontati in finale, vale a dire FC Dallas e Colorado Rapids, diventati poi campioni, sono tra i club meno popolari in termini di seguito e che la finale era stata programmata in prima serata alla stessa ora dell’MTV Music Award ed una serata di scontri decisivi nella NFL.

Cose sicuramente vere ma che non nascondono, nonostante i giganteschi progressi compiuti in questi anni, un difficile rapporto tra lo sport più bello del mondo e l’audience televisiva. La finale 2011 tra Los Angeles Galaxy e Houston Dynamo, con tutto che le due franchigie sono tra le più popolari della lega ed in campo era presente David Beckham ha registrato un rating dello 0,8 mentre la stessa sera la corsa finale della NASCAR aveva totalizzato un discreto 3,5 e il popolare Saturday Night Football della ABC ha raccolto un sostanzioso 14,5.

Nelle città delle squadre che han disputato la finale i dati non si dono discostati, mentre durante l’edizione del 2012 ha addirittura registrato un calo attestandosi allo 0,7 con tutto che era l’ultima partita di Beckham in MLS e la finale una riedizione della sfida dell’anno passato, mentre quest’anno, anche per via della finale tra Sporting Kansas City e Real Salt Lake, per via delle dimensioni ridotte delle due città rispetto alle megalopoli americane e di conseguenza il bacino assai ristretto dei mercati televisivi la finale è stata  vista da appena 220.000 utenti sintonizzati su ESPN a cui si aggiungono altri coraggiosi 112.000 telespettatori di NBC Sports. Un segno che, almeno per quanto riguarda le leghe pro soccer di casa, sebbene siano stati fatti passi da gigante molto resta ancora da fare nel rapporto con la TV. Infatti, nonostante i contratti siglati dalla MLS  con i maggiori network statunitensi in termini di ascolti la lega pro soccer del commissioner Don Garber è addirittura dietro la WNBA.

Soccer e TV, una storia difficile

Tra soccer e televisione il rapporto è sempre stato di amore e odio, perché non dobbiamo dimenticare che l’impulso alla nascita di NPSL ed USA (le due leghe pre NASL) avvenne grazie alla finale mondiale tra Inghilterra e Germania disputatasi nel 1966 e trasmessa negli Usa dalla NBC, così come negli anni successivi i campionati  italiano, inglese, messicano, la liga spagnola ed altri sono stati seguiti da milioni di americani ribattezzati dalla stampa a stelle e strisce “eurosnobs” in quanto si appassionano al calcio estero seguendolo assiduamente via satellite mentre continuano a snobbare la MLS nonostante il livello di gioco sia cresciuto a livello esponenziale negli ultimi anni.

In passato anche la popolare e mai dimenticata NASL (nulla a che vedere con l’attuale Nasl), lega che nonostante fosse considerata un po’ da tutti il cimitero degli elefanti poteva comunque annoverare moltissime star di livello internazionale ed un livello di gioco sicuramente molto alto ebbe problemi ad assicurarsi un contratto televisivo, e fu proprio la mancanza di quest’ultimo una delle cause fondamentali del collasso della lega, visto che negli Usa più che altrove nessuna lega sportiva professionista può sopravvivere senza copertura televisiva.

Disse a tal proposito Ron Newman, calciatore inglese divenuto poi allenatore nella NASL, ma con esperienze anche in ASL e MISL :”Sfido le altre leghe pro sport americane ad andare avanti senza un contratto televisivo e vedere quanto tempo sopravvivono”.

Il (difficile) rapporto tra il soccer professionista e le televisioni commerciali comincia il 16 aprile del 1967 a Baltimora, con la trasmissione della prima partita del campionato NPSL ad opera della CBS, che aveva firmato un contratto decennale, sebbene rinnovabile di anno in anno, con la lega per potersi accaparrare l’esclusiva di portare il soccer nelle case dell’americano  medio con la speranza, seguita presto da un’amara disillusione, di poter competere con gli sport più genuinamente americani.

La partita della settimana veniva trasmessa in diretta ed in technicolor con cronache e commenti del popolare commentatore sportivo Jack Whitaker supportato dall’ex stella nordirlandese Danny Blanchflower, il quale presto divenne famoso per le sue terribilmente franche affermazioni al vetriolo sul livello di gioco dei singoli calciatori e delle squadre in genere. La sua maniera di commentare poteva sembrare ad alcuni un misto di snobismo inglese unito a cinismo, ma in realtà egli non faceva altro che descrivere l’andamento delle partite nella maniera in cui le vedeva, e non era per niente impressionato dalla qualità del gioco espresso in campo. Il nome scelto dalla CBS per questo programma sportivo era “Just for Kicks!”, che fu ribattezzato ironicamente “Just for Commercials” quando, appena un mese dopo l’inizio del campionato NPSL l’arbitro Peter Rhodes ammise pubblicamente che undici dei ventuno falli fischiati durante la partita Toronto vs Pittsburgh erano in realtà scuse per poter mandare in onda la pubblicità, raccontando anche un episodio in cui dovette tenere a terra con la forza un calciatore che era caduto perché la pubblicità era ancora in onda.

Queste dichiarazioni fecero perdere la quasi totalità della credibilità sia alla NPSL che alla CBS, la quale però decide causa nascita della NASL nel dicembre 1967 di rinnovare il contratto con la nuova lega per un altro anno, sostituendo però il caustico Blanchflower con il più malleabile Mario Machado. Questo però non fu di aiuto, nonostante il livello di gioco fosse cresciuto vistosamente, a far salire gli anemici rating televisivi, così alla fine della prima disastrosa stagione NASL la CBS ne ebbe abbastanza e decise di troncare il contratto televisivo.

Quasi dieci anni dopo la prima fallimentare esperienza, la CBS acquistò i diritti per trasmettere l’esordio di Pelé coi New York Cosmos il 15 giugno 1975. A commentare la partita in un Downing Stadium completamente esaurito in ogni ordine di posti vennero scelti Frank Gleiber e Ken Wright. Dieci milioni di americani assisterono in diretta al primo assist ed al primo goal di Pelé (sebbene durante l’assist la CBS non aveva ancora finito di trasmettere la pubblicità e durante il gol mandò in onda un replay) e grazie a questo successo il popolare network americano decise di trasmettere un’altra partita dei Cosmos ed il Soccer Bowl ‘75.

Nel 1976 si mormora dell’imminente firma di un contratto triennale tra la  CBS e la NASL, e il 6 giugno va in onda  la sfida tra Cosmos e Tampa Bay Rowdies, che registra un’audience di tre milioni e trecentomila persone. In virtù di questi dati la popolare e storica tv commerciale statunitense e si accaparra i diritti per il Soccer Bowl ’76, ma la promessa di trasmettere sei partite del campionato 1977 e nove dell’anno successivo viene disattesa per motivi ancora sconosciuti.

Causa l’inatteso gran rifiuto la NASL decide di appoggiarsi per la trasmissione delle proprie gare alla T.V.S., un network che era in realtà un consorzio di tante reti sportive locali molte delle quali non trasmettevano le partite di soccer  nelle zone più popolose, e alcune di quelle che invece erano interessate al prodotto proponevano i match in differita il lunedì alle 11:30 serali, ciò nonostante per la NASL questo contratto biennale con la quale la T.V.S. si impegnava a mostrare al pubblico quattro partite di campionato, due dei play-off ed il Soccer Bowl ’77 fu considerato un successo.

Nel 1978 invece gli eventi sportivi della NASL scelti dal consorzio televisivo saranno sei, quattro partite di regular season, una dei play-off ed il Soccer Bowl ’78. I telecronisti incaricati a commentare il soccer furono l’onnipresente Paul Gardner ed un giovane Jon Miller che negli anni a venire andrà incontro ad un’importante carriera come commentatore di baseball. Il successo in termini di pubblico e di spettacolo che la NASL ebbe durante la stagione ’78 fece si che la ABC si interessasse al soccer e firmasse un contratto con la lega per poter mandare in onda cinque partite della regular season, tre dei play-off ed ilSoccer Bowl ’79. Come telecronisti la ABC sceglie l’esperto Paul Gardner già in forza alla T.V.S. e mette in campo come risorsa per la sicura riuscita dell’esperimento calcistico-televisivo la leggenda del giornalismo sportivo americano Jim McKay a commentare quello che veniva definito “lo sport degli anni ‘80”.

Purtroppo per la ABC e soprattutto per la NASL gli indici di ascolto furono molto più bassi di quelli che il popolare network statunitense si aspettasse, secondo Jim Spencer, all’epoca uno dei dirigenti più importanti della ABC nel biennio 1979/80 il rating delle partite della NASL fu circa del 2,7% con uno share del 10%, pari circa a due milioni di telespettatori, ed è tutt’ora il picco più alto di tutti i tempi raggiunto da una lega pro soccer americana.

Per questo motivo la ABC decise di chiudere il contratto e nel 1981 trasmettere solo il Soccer Bowl. Secondo il nordirlandese Noel Lemon, direttore generale dei Tulsa Roughnecks, il fallimento del contratto tra la NASL e la ABC avvenne per la troppo affrettata espansione della NASL avvenuta nel 1978 e per l’eccessiva fiducia che si respirava negli ambienti della lega. “Tutti credevano che il soccer fosse arrivato” spiega Lemon, :”La gente parlava dei Cosmos e di Pélé, persino Howard Cossell parlava di soccer, tutti avevano le stelle negli occhi perché la ABC aveva deciso di trasmettere alcune partite, ma si stavano illudendo. La ABC trasmetteva le partite la domenica pomeriggio in piena estate, non rimanevo mai in casa a guardare la televisione, e dubito che ci sarei rimasto anche se avessero giocato i Roughnecks. Il Madison Avenue cominciò a insistere che la NASL aveva un’audience troppo bassa, ed è stato per la lega come un occhio nero. Avremmo dovuto restare fuori dal mercato televisivo finchè saremmo stati capaci di chiedere ed ottenere di andare in prima serata, allora si che avremmo potuto esaminare gli ascolti a vedere dove eravamo arrivati”. Lee Stern, allora presidente dei Chicago Sting da invece la colpa alla maniera in cui la ABC gestiva il pacchetto NASL :”La trasmissione delle partite della NASL è stata portata avanti dalla ABC ma anche dalla lega stessa in maniera molto  pressappochista. Ricordo ancora una partita importantissima trasmessa  in diretta nazionale a mezzogiorno nel mezzo del mese di luglio, e poi si domandavano perché  gli ascolti non c’erano!”.

In realtà le lamentele ci furono sia dalla parte della CBS che da quella della NASL, disse a tal proposito Jack Krumpe, proprietario di una franchigia : "Abbiamo venduto l’anima alla ABC per avere ben poco in cambio!”. Krumpe criticò la maniera di cui veniva pubblicizzato il prodotto, l’ora in cui le partite venivano mandate in onda ed il fatto che far giocare una partita di calcio alle 2:30 di sabato pomeriggio in agosto influiva negativamente sulla qualità del gioco e sugli indici d’ascolto ed arrivò persino a criticare Jim McKay, Paul Gardner e Verne Lundqvist accusandoli di non avere personalità.

La ABC credeva ancora nel soccer e decise l’anno seguente di spostare le partite di domenica ma questo non aiutò gli ascolti a crescere, anzi ebbero un effetto negativo sul rating del popolare programma sportivo Wide World of Sports, ed al rifiuto della NASL di rivedere il contratto al ribasso la collaborazione tra la lega e la rete televisiva si interruppe.

Questa decisione della NASL di non accettare le nuove condizioni proposte dalla ABC provocò stupore negli ambienti televisivi, e a tal proposito il direttore di produzione Chet Forte affermò:”Penso che vivano nel loro mondo, credono di avere in mano il miglior prodotto televisivo del mondo quando invece non è così, credo pensino di essere meglio di ciò che sono in realtà”. Phil Woosnam, allora commissioner della lega, rispose a tal proposito in un’intervista del Washington Post : "Penso che il problema del contratto televisivo si risolverà da sé, la popolarità del soccer è in continua crescita gli ascolti televisivi saliranno presto”. La proposta dell’ex calciatore gallese era di trasmettere invece che una singola partita un programma settimanale di un’ora con la sintesi delle varie sfide di campionato, l’equivalente del popolare show inglese Match of the day trasmesso dalla BBC. Purtroppo nessuna  rete televisiva si mostrò interessata alla sua idea, e così la lega si trovò a dover affrontare gli anni ’80 senza un contratto televisivo, assieme agli altri problemi che ne avrebbero decretato la fine pochi anni dopo.

Primo di tutti, oltre alla troppo frettolosa espansione del ’78, la concorrenza della MISL, che con il suo indoor soccer era più vicina alla mentalità americana ed erodeva rapidamente la base di fans della NASL,  i costi sempre più in crescita e la rapida diminuzione delle presenze negli stadi, e dulcis in fundo una serie di franchigie effimere impiantate da investitori alquanto discutibili in mercati dove non c’erano le premesse affinchè queste potessero diventare redditizie. Gli eventi che avrebbero portato alla fine della lega si erano messi rapidamente in moto. A quel punto la NASL siglò un contratto con la tv via cavo ESPN, ma ancora una volta ilsoccer negli Usa era troppo avanti per i tempi, perché nel 1981 la tv via cavo era presente in meno del 30% delle case degli americani ed in Canada, dove al tempo militavano cinque franchigie, ancora non esisteva, per cui questa mossa di mercato alquanto pionieristica non riuscì a portare nelle disastrate casse della lega pro soccer gli utili necessari.

Alcune squadre della NASL avevano contratti con alcune televisioni locali, primi tra tutti i New York Cosmos con la newyorkese W.O.R., e anche il nuovo canale USA Network trasmetteva le partite di soccer il mercoledì sera. Purtroppo era oramai troppo tardi per salvare la lega e troppo presto per poter ricavare profitti dalle nuove frontiere televisive della tv via cavo e della pay-per-view, così nel 1985 la NASL fallì.

Per la cronaca l’ultima partita in assoluto  venne disputata il 3 ottobre 1984 a Toronto, quando al Varsity Stadium i Chicago Sting del tedesco Karl-Heinz Granitza ebbero la meglio sui Toronto Blizzard aggiudicandosi così il titolo nazionale. La presenza allo stadio fu di 16821 spettatori, mentre i tifosi degli Sting poterono guardare la partita sul canale pay-per-view SportVision, allora un’assoluta novità.

Ancora una volta però i media ignorarono l’evento anche perché lo stesso giorno nella NFL i Chicago Cubs sconfissero i San Diego Padres nella seconda gara valevole per il titolo, così la vittoria della franchigia NASL di Chicago finì nella settima pagina delle notizie sportive del Chicago Tribune.

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Il Commissioner della MLS, Don Garber, affiancato dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati, è intervenuto ieri su una serie di questioni relative al modello di business della lega, in occasione del Bloomberg Sports Business Summit tenutosi a New York. In evidenza l'enorme crescita della MLS e del calcio in generale negli Stati Uniti negli ultimi anni. “Salt Lake è il mercato più piccolo tra le nostre 19 squadre, e hanno fatto 20 'tutto esaurito' consecutivi", ha spiegato Garber conversando col reporter di Bloomberg Tariq Panja. “Il rapporto creatosi con la comunità, il fatto che i proprietari stanno facendo le cose giuste e che i giocatori che riescono a guadagnare il necessario, oltre agli ottimi accordi televisivi - e quelli ancor migliori in arrivo con FOX, ESPN e Univision – sono il segnale che questo sport sta crescendo". “Non pensiamo certo che il calcio diventerà lo sport più importante degli Stati Uniti", ha aggiunto Garber. “Continueremo a fare quel che stiamo facendo, crescendo con attenzione e in maniera incrementale. E con i Millennials destinati a diventare sempre più importanti, ed una popolazione ispanica che sta esplodendo, pensiamo di essere in ottima posizione”. Garber ha spiegato che anche se la MLS guarda all'Europa nel suo tentativo di crescere nel quadro dei migliori campionati del mondo, allo stesso tempo però la struttura della Major League Soccer basata sulla "single entity" consente un modello sostenibile e bastao sulla crescita. “Una gran cosa della nostra lega è l'essere stata fondata da un gruppo di imprenditori dello sport già proprietari di squadre di NFL, baseball, NBA o NHL, capaci di mettere in piedi una struttura al tempo – e Sunil [Gulati] fu uno dei fondatori nel 1996 – che ci consente di gestire il business in partnership quando siamo chiusi in una sala, e da competitors sul campo” ha spiegato Garber. “Il vero benefit di questa struttura è che abbiamo pieno controllo su come spendiamo i nostri soldi e gestimao le nostre entrate, e così abbiamo un business che ha senso. Un qualcosa che, in un certo senso, sta cercando di fare anche l'UEFA col Financial Fair Play". "La nostra struttura ha funzionato molto bene per portarci al punto in cui siamo oggi. Abbiamo 19 squadre. Quando sono arrivato 15 anni fa ne avevamo 12. Il nostro obiettivo è 24 squadre per la fine della decade... La crescità è stata sostanziale e moderata, grazie a gente intelligente che si è seduta in una stanza facendo le cose giuste”. A Garber e Gulati è stato anche chiesto della possibilità che un sistema di promozioni e retrocessioni venga attivato in Nordamerica, sul modello della gran parte dei campionati nel resto del mondo. Ma Garber su questo è stato chiaro, ripetendo quanto già detto recentemente da Mark Abbott, presidente della MLS, spiegando che un qualcosa del genere non succederà, o che almeno lui non lo vedrà accadere nella sua vita. "Al momento il nostro sistema è molto diverso", ha spiegato Garber. "E' un modello basato sulle franchigie. Abbiamo investitori che condividono le entrate. Abbiamo un salary cap che risolve molte delle questioni che un sistema di promozioni e retrocessioni dovrebbe affrontare, che vuol dire spingere ad investire sul club. Certamente non vedo la possibilità che questo sistema possa essere applicato nel prossimo futuro. Cosa possa succedere a 50 anni da oggi, non posso preoccuparmene, dato che non ci sarò!". Anche Gulati, economista della Columbia University e presidente della USSF, spesso chiamato in causa dai "PRO/REL" (promotion & relegation) fans, è sulla stessa linea di Garber. “La gente spesso mi chiede: 'Perché la Federazione non obbliga un sistema di promozioni e retrocessioni'. Il perché è nel fatto che non siamo nel business delle espropriazioni. Don lo ha spiegato. Quando quel sistema è stato creato in Europa, c'era un accordo. Di conseguenza, se sei uno dei proprietari e hai investito nel sistema pagando un tot di dollari per entrare, e qualcuno cambia le regole del gioco, allora stiamo parlando di espropriare un qualcosa che valeva tot. E non è un qualcosa che abbiamo intenzione di fare".

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Ci sarà anche il centrocampista dei NY Cosmos Marcos Senna alla "Partita della pace". Il brasiliano naturalizzato spagnolo volerà a Roma dopo il match di domani contro l'Indy Eleven, e sarà in campo all'Olimpico lunedì alle 20.45 insieme a Lionel Messi, Javier Zanetti, Samuel Eto'o e tanti altri. Lo ha convermato lo stesso giocatore via Twitter: "Sono molto contento di partecipare al Match For Peace,". E' stata presentata ufficialmente ieri la Partita Interreligiosa Per la Pace che si giocherà lunedì 1° settembre 2014 alle ore 20.45 allo Stadio Olimpico di Roma. L'esibizione coinvolge un'ampia selezione dei migliori calciatori di oggi e di ieri a livello mondiale, in rappresentanza di culture e religioni diverse: buddista, cristiana (cattolica, protestante, evangelica), ebraica, induista, musulmana, shintoista. Un'occasione unica per dimostrare quanto lo sport, il grande calcio in particolare, possa veicolare un messaggio di fratellanza e condivisione che unisca tutti i popoli nel nome della Pace. I campioni impegnati sul campo daranno vita ad un'esibizione che unirà simbolicamente tutto il pianeta all'insegna del più autentico spirito sportivo dedicando al contempo un momento di riflessione sull'importanza della Pace nel mondo. Lo Stadio Olimpico di Roma sarà infatti collegato in diretta televisiva, web e radiofonica, ai media di tutti i continenti. I proventi dell'iniziativa - ispirata personalmente da Papa Francesco e organizzata da Scholas Occurrentes e Fondazione PUPI - sono destinati interamente al finanziamento del progetto 'Un'Alternativa di Vita' che offrirà a migliaia di bambini e ragazzi di Buenos Aires un sostegno concreto, strutturato e continuativo e promuoverà lo sviluppo della Rete delle Scuole per l'Incontro. I PROTAGONISTI Il neo tecnico della nazionale argentina Gerardo 'Tata' Martino e il manager dell'Arsenal Arséne Wenger avranno il compito di selezionare le due formazioni, partendo da una rosa di oltre 50 calciatori del presente e del recente passato: Andrea Ranocchia, Andrea Pirlo, il colombiano Fredy Guarìn, gli spagnoli Mikel Arteta e Andrés Palop Cervera, Andry Shevchenko, l'ex giocatore ed attuale allenatore argentino Antonio Mohamed, il brasiliano Marcos Antonio Senna Da Silva, il cileno Arturo Vidal, l'ex centrocampista colombiano di - in MLS - Miami Fusion, Tampa Bay Mutiny e Colorado Rapids, Carlos Valderrama, gli israeliani Yossi Benayoun, Dudu Aouate e Tomer Hemed, Damiano Tommasi, David Trezeguet, il capitano dell'Etiopia Degu Debebe Gebreyes, Diego Lugano, l'allenatore dell'Atlético Madrid Diego Simeone, l'islandese Emil Hallfredsson, gli argentini Mauro Icardi, Ricky Alvarez, il portiere Juan Pablo Carrizo, Esteban Cambiasso, Fernando Tissone, Ezequiel Schelotto, Ezequiel Lavezzi, Juan Iturbe, Lionel Messi, Javier Mascherano, Maxi Rodríguez, Cristian Ledesma. Ci saranno anche: Yuto Nagatomo, Ivan Zamorano, Ivan Córdoba, Roberto Baggio, Samuel Eto'o, Fernando Muslera, Filippo Inzaghi, Gabriel Heinze, Jose Chamot, Luca Toni, Lucas Podolski, Mesust Ozil, Nicola Legrottaglie, Radja Nainggolan, Ronaldinho, Stefano Mauri, Sulley Muntari e Belozoglu Emre. Le squadre avranno i nomi delle realtà promotrici della serata, PUPI e SCHOLAS, e saranno guidate da due campioni di eccezione: Javier Zanetti e Gianluigi Buffon, entrambi capitani delle rispettive selezioni nazionali.  

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In un'intervista rilasciata al Washington Post, l'allenatore dei LA Galaxy - ed CT della Nazionale USA - Bruce Arena, è andato giù pesante con il management della Major League Soccer. La rabbia di Arena, che arriva dopo la malagestione dell'affare che ha portato Jermaine Jones al New England Revolution, risale a quando Arena voleva portare Sacha Kljestan a LA in prestito, senza farlo quindi diventare un Designated Player. Ma la MLS disse no. Cos'è successo col possibile arrivo di Kljestan dall'Anderlecht? Sembrava tutto fatto. “Avevamo un accordo. Avevamo il budget e spazio per chiuderlo. Avevamo tutte le papere in fila. Eravamo nella posizione di fargli firmare il contratto. Non voglio entrare nei dettagli, ma dirò solo che forze all'interno della lega hanno lavorato duro per fare in modo che non accadesse". Perché? “Perché sono dei bambini, mentre il processo dovrebbe essere gestito da adulti, e non ne abbiamo avuti abbastanza. Mi sembra che siamo tornati ai primi tempo della MLS, quando le regole erano in qualche modo arbitrarie. Spero che la questione venga sistemata in offseason”. Un'affermazione alquanto dura quella di Arena, anche se forse un po' ipocrita, visto che proprio i suoi Galaxy in questi anni hanno visto proprio la MLS intervenire per "allenatre" qualche regola in favore del club californiano. Ad esempio quando proprio Arena volle prima Juan Pablo Angel e poi Robbie Keane. Per prendere l'irlandese era però necessario cedere JPA, cosa che invece non avvenne. ma non potendo avere 4 DP, Angel fu quindi spedito al Chivas USA, dove però il suo contratto fu pagato dai Galaxy sino ad una cifra che consentisse ai Goats di non considerarlo Designated Player. Trucchetto numero uno. Oppure si pensi al caso del giovane Jose Villareal, ingaggiato come Home Grown Player sì da strapparlo a interessi stranieri, senza però che il giocatore fosse davvero passato per l'Academy dei LA Galaxy, in cui fu però costretto a giocare per un anno prima di esordire da pro. Ipocrita perché effettivamente Arena è arrabbiato con l'arbitrarietà di certe regole, ma certo non ha mai detto di non essere pronto ad approfittarne, come già accaduto. E comunque non va fino in fondo, "parandosi"... "La situazione attuale va attribuita alla proprietà, non al Commissioner o alla gente negli uffici di New York. Magari non sarà una situazione pienamente supporta completamente, ma c'è una partecipazione da parte degli azionisti che dicono: "Questo è il modo in cui vogliamo fare le cose". I proprietari possono gestire la lega come voglion. Possono volere una lega trasparente, non trasparente, avere regole arbitrarie... sono affari loro. E' consentito loro fare certe cose". Si discute molto in questo periodo di come la MLS dovrebbe cambiare, di come dovrebbe allinearsi di più al calcio del resto del mondo. Ma molte delle idee proposte ignorano la natura della MLS quale single entity, anche se poi regole così complicate e diverse dal resto del mondo secondo molti rischiano di allontanare molti fans. Bruce Arena attacca poi l'intero sistema MLS che punta alla cosidetta parity, cioè a mantenere il massimo equilibrio possibile tra i club. “La 'parity' si traduce in mediocrità, non in eccellenza. Tutti vogliono cicli con squadre dominanti. Ma è impossibile averne nella nostra lega con certe regole, con le restrizioni finanziarie e per come le cose si fanno, qualche volta in modo chiaro altre meno. E' difficile costruire una buona squadra che duri". Ma l'argomento è sempre stato che certe regole finanziarie sono necessarie per assicurare la sostenibilità della lega nel lungo termine… “Quel problema è stato risolto. Non penso che ci siano dubbi sul fatto che questa lega continuerà ad esistere. Abbiamo una proprietà molto forte, e adesso la prossima sfida riuscire a trasformare la lega in termini di qualità" Quindi sei a favore della rimozione dei limiti finanziari... “Dell'aggiustamento”. Intervista che farà discutere.

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