Il Costarica arrivato sino ai quarti mondiali in Brasile, ha piazzato due team in semifinale di Concacaf Champions League, e aspira a vincere dopo 9 anni di dominio messicano
Per conoscere un costaricano la saggezza popolare suggerisce di osservare il centro di una qualsiasi cittadina. Ci sono una chiesa, una scuola, un bar e un campo di calcio. Religione, cultura, alcol e futbol si annidano nella tradizione e formano le personalità. Il pallone è, però, la vera ossessione di un popolo capace di costruire in uno Stato grande poco più di Lombardia e Piemonte oltre 2 mila campetti. È da queste canchas che si è costruita giorno dopo giorno la favola della Costa Rica. Qui Keylor Navas [portiere di riserva del Real madrid, NdR], Campbell, Bryan Ruiz, Giancarlo Gonzalez del Palermo hanno inseguito gli avversari e le proprie passioni. Il resto è storia recente. La nazionale ha brillato anche a spese dell’Italia al Mondiale 2014, le giovanili sono in crescita, la femminile parteciperà al Mondiale in Canada dal 6 giugno.
Impresa contro Donadel. E quest’anno anche i club stanno dicendo la loro al di fuori dei confini nazionali. L’Alajuelense e l’Herediano sono in semifinale nella Champions centroamericana (Concacaf). La prima dovrà ribaltare stasera un 2-0 subito dal Montreal Impact. Avversario veloce, organizzato e un po’ italiano (l’ultimo arrivato è il mediano Donadel). La seconda squadra tica ha invece battuto 3 a 0 in casa i messicani dell’America (vincitori di 5 edizioni della competizione). E pensare che negli ultimi 9 anni si è sempre imposta nel torneo una formazione messicana. Ora per completare l’impresa l’Herediano domani dovrà limitare i danni in uno stadio ostile e gremito.
Ci mancava la neve. Ai quarti l’America aveva eliminato un altro team costaricano il Saprissa, colosso da 31 titoli e 3 Champions, l’ultima nel 2005. E così la vittoria dell’Herediano ha assunto i contorni di una vendetta per i cugini. Non inganni la presenza di giovani e la mentalità sbarazzina con cui la squadra si è presentata. Si tratta di una formazione storica in Costa Rica, la prima a vincere un campionato nel 1921 e a bissare il successo l’anno dopo. È vero, il primo posto manca dal 1993 (ma poi ha vinto 2 Clausura), e quest’anno è alla portata una vetrina storica. E il tecnico Mauricio Wright non si nasconde: «Dobbiamo giocare senza pressioni come all’andata. Siamo riusciti a non cadere nelle provocazioni degli avversari. Il pubblico sarà il loro uomo in più». Cerca l’apporto del pubblico anche la Alajuelense (vincitrice 2 volte del torneo, l’ultima nel 2004 in una finale tutta tica col Saprissa), chiamata a una prova d’orgoglio. A far tremare i tifosi ci si mette però la scelta dell’arbitro, il salvadoregno Joel Aguilar. Fu lui il 22 marzo 2013 a dare l’ok perché si giocasse Usa-Costa Rica (qualificazione al Mondiale) sotto una violenta nevicata a Denver. Più che calcio fu pattinaggio. E le polemiche a San José durarono diverse settimane.
Fonte: Daniele Vaira da San José - Gazzetta dello Sport




































