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Ma che futuro hanno i NY Cosmos?

Autore: Dario Torrente
Data: 2014-05-04
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Cosmos_team_come_out
Alla luce della sconfitta casalinga dei Cosmos ad opera dei San Antonio Scorpions, la prima in assoluto all’Hofstra Stadium ed ad una media spettatori poco superiore alle 4000 presenze, la più bassa in assoluto da quando la gloriosa squadra newyorkese ha smesso di essere solo una reliquia, Christian Araos, giornalista che spesso presta la sua penna al popolare sito Empire of Soccer ha pubblicato un pungente articolo intitolato “Cosmos, what now?” (Cosmos, ed ora per chi non conoscesse la lingua di Shakespear) nel quale critica aspramente la gestione dei Cosmos da parte della Sela Sport, la Nasl, e i piani futuri e progetti di Erik Stover e Seamus O’ Brien, lo stadio in primis, e accusa infine i Cosmos di scarso realismo. In un mondo libero ognuno è intitolato ad avere la propria opinione ma proprio in virtù della pluralità di opinioni e di idee che è uno dei pilastri della società postbellica mi permetto di tradurre e rispondere alle sue critiche ed opinioni dalle quali in molti casi dissento o non sono completamente d’accordo

I New York Cosmos non entreranno in MLS. E’ risaputo che i negoziati si sono interrotti ed ognuno è andato per la sua strada ma il commento rilasciato dal commissioner della MLS Don Garber su AP Sports Editors suona come l’ultimo chiodo sulla bara. In che situazione sono ora i Cosmos?

Padroni del proprio destino. E’ facile per i Cosmos dal punto di vista organizzativo e per i propri tifosi recitare la parte della vittima. E’ facile per entrambe le parti uscire fuori dalla divina grazia in una situazione di rottura completa. La MLS ha velocemente metabolizzato e cercato altre soluzioni, ed è quello che anche i Cosmos devono fare al più presto.

Sfortunatamente per i Cosmos questo vuol dire dover ammettere a loro stessi la propria reale situazione ed il proprio posto

Il posto dei Cosmos è la Nasl, una lega che molto presto deve rendersi conto ed accettare il suo status di seconda divisione. E’ una realtà molto dura da accettare in quanto suona per la lega quasi qualcosa che ne mina l’esistenza. I rapporti tra gli appassionati di sport amercani e le leghe minori sono a dir poco incerti ma non c’è altra opzione per la lega ed i Cosmos al momento. L’ipotesi promozioni/retrocessioni è nella migliore delle ipotesi remota (non apriamo questo capitolo) e la USSF di certo non darà improvvisamente alla Nasl lo status di prima divisione soprattutto perché la federazione e la MLS hanno intrapreso una relazione che ha portato vantaggi ad entrambi

Primo esempio? La creazione della Soccer United Marketing.

Ovviamente i Cosmos hanno le loro colpe in tutto questo, la colpa non è mai solo di una parte quando si interrompe un negoziato e non esiste una lettura obbiettiva di ciò che è accaduto tra loro e la MLS. Però la retorica fuoriuscita da una delle parti, solitamente quella che avrebbe beneficiato maggiormente è la classica situazione vittima-oppressore.

Questa retorica poteva andar bene nell’era delle gilde, non quando multimilionari incontrano altri multimilionari in una sala consiglio. Invece di fornire narrativa anacronistica alla stampa i Cosmos devono farsene una ragione ed andare avanti.

La prima cosa da fare è potenziare la propria squadra, non il marchio. La crescita del marchio è ora fortemente limitata dal proprio status di seconda divisione, il che si traduce in mancanza di copertura mediatica a livello nazionale, il che potrebbe diventare una benedizione se i Cosmos saranno abbastanza furbi da affidare la loro crescita al potere del proprio marchio. Dopo tutto  la questione del marchio è stata una delle cause di rottura tra i Cosmos e la MLS.Come scritto nel libro di David Wangerin Soccer in the football world, gli unici soldi che la MLS trattiene solo le sponsorizzazioni nazionali, i diritti televisivi e il 30% delle entrate al botteghino, sicuramente un buon affare per i prossimi proprietari di franchigie vista l’espansione della lega ma non per i Cosmos, per i quali la maggiore preoccupazione era i guadagni che il proprio marchio avrebbe generato di suo.

Certamente è molto difficile che il torto o la ragione risiedano totalmente da una parte o dall’altra, ma un dato evidente qui non menzionato è che la MLS non ha mai cercato i Cosmos e la questione si è resa evidente già da quando la MLS ha cercato di costruire uno stadio nel borgo di Queens senza mai interpellare Paul Kemsley prima e Seamus O’ Brien poi. Se il primo poteva peccare di inconsistenza, cosa che poi si è rivelata purtroppo vera, non si può dire lo stesso di Seamus O’ Brien il quale dopo qualche mese di silenzio dovuto al riassestamento societario ha subito trovato uno stadio provvisorio, nominato allenatore e staff tenico, ingaggiato il primo giocatore, iscritto la squadra alla Nasl e reso pubblico il progetto dello stadio nella contea di Belmont che una volta approvato costerà alla Sela Sport quattrocento milioni di presidenti morti. Don Garber avrebbe potuto benissimo accogliere i Cosmos in MLS in virtù di questo e tenere certamente conto della storia della squadra e dei conseguenti guadagni che un marchio così prestigioso avrebbe potuto generare per la MLS invece di chiedere arbitrariamente cento milioni di dollari per una franchigia a New York non si sa in base a quale criterio. Se così non fosse stato lo staff della MLS non sarebbe stato così indulgente con l’imminente franchigia satellite del Manchester City denominata New York City FC riguardo il problema dello stadio e la conseguente scelta di affittare per tre anni lo Yankee Stadium, costruito per il baseball e con una pessima visuale. In Quanto alla Nasl, certamente è e rimane una seconda divisione ma è in rapida crescita sia come numero di franchigie che come livello di gioco e media spettatori, non male per una lega al terzo anno di vita che non avendo un salary cap potrebbe presto far concorrenza alla MLS in termini di ingaggi e salari e che potrebbe diventare il rifugio di chi non tollera il modello entità singola della MLS e/o  non ha potuto acquistarne una franchigia o semplicemente trova il salary cap della MLS troppo angusto sebbene le regole sui designated players ed i retention funds ne abbiamo un po mitigato la durezza quasi draconiana.

I Cosmos devono diventare una squadra che non ha costantemente bisogno di spendere per migliorare, anche se la retorica dei propri portavoce e dei tifosi  è quella di spendere di più per competere con le squadre MLS nella Us Open Cup. Qual è il guadagno concreto per i Cosmos se dovessero vincere la Us Open Cup?  Il premio per la squadra vincitrice è di 250.000 dollari, e tenendo conto che la vincitrice della competizione concorrerebbe nella Concacaf Champion’s League disputerebbe almeno due partite in casa. La media spettatori per i Cosmos nel 2013 è stata di 6.859 paganti. Facendo due previsioni ottimistiche per quelle due partite immaginando che i Cosmos ottengano la stessa affluenza per la Champions League in giorni infrasettimanali. Moltiplichiamo poi per il costo medio di un biglietto per una partita dei Cosmos che è di 37 dollari (anche se il prezzo è gonfiato per via del costo di alcuni settori esclusivi) ed il guadagno stimato per i Cosmos sarebbe di 253.783 dollari. Moltiplicatelo per due ed aggiungete i 250.000 dollari ed i Cosmos guadagnerebbero circa 750.000 dollari dalla partecipazione in Champions’ League. Se così fosse dovrebbero fare le capriole sul campo dalla gioia. Dovete sapere che le due previsioni sono realmente ottimistiche perché c’è una concreta possibilità che i Cosmos debbano disputare le partite di Champions League al Belson Stadium che ha una capienza di appena 5.000 spettatori. Voci di corridoio dicono che l’Hofstra University non è intenzionata a lasciare lo stadio in uso ai Cosmos per eventi del genere che potrebbero avvenire a metà settimana nel semestre primaverile. Lo stesso problema si presenterebbe per l’Università di St John, che in più dovrebbe tenere conto dei bisogni delle proprie squadre di calcio universitarie come priorità rispetto all’autorizzare i Cosmos a giocare lì. E’ più facile per loro durante la Us Open Cup considerando che ora le classi non sono in sessione di studio e la stagione calcistica universitaria non è ancora cominciata.

Qui Christian Araos perde completamente il contatto con la realtà parlando di ipotesi sulle quali non si può realmente quantificare quanti spettatori verrebbero ad una partita o dove potrebbe essere giocata né gli eventuali premi, e in più non tiene conto che il marchio Cosmos comunque fa parlare di se anche al giorno d’oggi, basti pensare al successo del film documentario Once in a lifetime del 2006 e il giro del mondo della notizia della loro rinascita nel 2010, senza contare che se i Cosmos dovessero vincere la Us Open Cup sicuramente riceverebbero altro denaro in sponsorizzazioni e di conseguenza firmerebbero altri lucrosi contratti televisivi e non per la Champions’ League e sicuramente troverebbero una location adatta a giocare tali partite di prestigio. In più Araos si scorda che anche in piena crisi della Nasl i Cosmos portavano al Giants Stadium dai 30000 ai 40000 spettatori durante la Transatlantic Challenge Cup ed altre amichevoli di lusso, certamente erano altri tempi ma sicuramente coi Cosmos in Us Open Cup sfidando club della MLS ed eventualmente in Champions’ League si registrerebbe lo stesso effetto rafforzato dal fatto che stavolta non si tratterebbe di amichevoli o tornei ad hoc bensì di competizioni reali

Il problema dello stadio è una delle ragioni principali per la quale i Cosmos potrebbero rovinarsi con le loro mani. La loro retorica consiste nel far credere agli esterni che sono in grado di sorpassare la MLS e la Liga MX come “La migliore squadra della Concacaf” ma in realtà non hanno i soldi per poterlo fare, ed è evidente che se potessero competere in Champions’ League finirebbero in perdita. I Cosmos operano in perdita, e l’ultima cosa da fare quando si è in perdita è di aumentare le spese, cosa che invece va fatta per raggiungere lo scopo prefissato. In più, e questo è un dato di fatto pericoloso, i Cosmos non hanno le entrate necessarie per accollarsi tali spese, in quanto prendono solo un milione di dollari dalla Emirates, meno di quanto guadagna una qualsiasi squadra della MLS. In più l’unico stadio della MLS più piccolo dello Shuart Stadium è il Buck Shaw Stadium dal quale i San Jose Earthquakes andranno via a fine stagione. Ed è qui che si decide il futuro dei Cosmos: lo stadio. Sarebbe una gran cosa per New York avere tre stadi per il calcio, ma questo non avverrà in tempo breve. Se il progetto dei Cosmos viene esaminato dall’ Empire State Development Corp. Sicuramente verrà approvato, è da ricordare però, come dimostra il fallimento politico del progetto attorno ai New York Islanders, che la municipalità di Hempstead avrà voce in capitolo.

Sicuramente il futuro dei Cosmos si gioca sul fronte dello stadio, e anche per ammissione dello stesso Araos tra i progetti presentati per il rilancio della contea di Helmont quello dei Cosmos è il migliore sulla piazza in quanto oltre lo stadio creerebbe attività commerciali ed un miglioramento dei trasporti per un valore di quattrocento milioni di presidenti morti e questo senza gravare sulle tasche dei contribuenti di un solo centesimo, per tacere dei duemila  posti di lavoro stabili che nascerebbero dalle nuove attività. Anche negli Usa però la burocrazia ha i suoi tempi per cui non si sa quanto bisogna ancora aspettare prima che l’autorità preposta esamini i vari progetti e decida quale è il migliore per la comunità, ma in caso questo progetto dovesse per un caso sfortunato più unico che raro venire rifiutato non ci sarebbe da temere più di tanto viste le recenti dichiarazioni del sindaco di Yonkers Mike Spano riguardo alla volontà di voler costruire un soccer specific stadium nel suo comune, tendendo la mano sia ai Cosmos che alla costituenda franchigia del New York City F.C., per cui se qualcosa dovesse andare storto a Belmont,Yonkers aprirebbe le porte e farebbe ponti d’oro e forse i Cosmos dovrebbero pensarci già da ora usando questa opzione anche come pungolo per accorciare i tempi. Per quanto riguarda le perdite dei Cosmos vere o presunte bisognerebbe ricordare ad Araos che la MLS ci ha messo più di un decennio ad andare in attivo e diventare redditizia, ed i club han cominciato a vedere guadagni invece di perdite non appena hanno inaugurato i rispettivi stadi di proprietà, e la stessa cosa avverebbe per i Cosmos, che forti del loro marchio e della location newyorkese potrebbero anche attirare star internazionali come in passato e come in parte han fatto anche nella loro storia moderna con l’acquisto di Marcos Senna e la recenti trattative per Raul e in più giocare amichevoli di lusso registrando il tutto esaurito nel proprio stadio rinverdendo gli antichi fasti. Con i guadagni di uno stadio di proprietà e senza la restrizioni del salary cap i Cosmos potrebbero certamente poter competere in breve tempo con i club della MLS ma anche con le squadre messicane e centramericane. In quanto alle sponsorizzazioni forse un milione di dollari non è molto ma la sponsorizzazione da parte della Fly Emirates è comunque un ritorno di immagine che si traduce in popolarità, maggior esposizione, magliette vendute e di conseguenza altri guadagni per il club, che di recente ha stretto altre lucrose cooperazione con Seiko e Nesquick, e se la lega e i Cosmos cresceranno queste cifre, ugualmente a quella pagata dalla One World Sports verrebbero sicuramente riviste al rialzo. Lo stadio comunque è la chiave di volta

Divorziate per un momento dai Cosmos e guardate con distacco quanto seguito e visibilità hanno nel panorama sportivo newyorkese, sono a malapena menzionati. C’è più apatia verso i Cosmos nelle contee di Nassau ed Hempstead di quanto non ce ne fosse per gli Islanders in passato. Questo è facilmente visibile dalla media spettatori e dal fatto che dopo il loro esordio lo scorso anno non hanno più registrato un tutto esaurito nonostante lo scorso anno la squadra abbia vinto il Soccer Bowl. La partita dello scorso sabato ha registrato l’affluenza più bassa da quando hanno ricominciato a giocare. Detta in parole semplici i Cosmos non hanno pubblico a sufficienza per giustificare la costruzione di un nuovo stadio e pertanto smuovere masse sufficientemente grandi per convincere i politici di entrambi gli schieramenti. I Cosmos devono assicurarsi che i loro soldi rimangano in prevalenza nelle loro tasche invece che nelle casse delle contee di Albany o Mineola. Potrebbero ricominciare a investire nel settore giovanile. Solo i New York Red Bulls hanno creato una rete giovanile che è molto più di semplici collaborazioni coi club giovanili locali, ma vuol dire anche investimenti nelle infrastrutture e sugli allenatori delle giovanili, il che fornisce poi nel tempo una luna lista di giocatori che militeranno poi in prima squadra e porteranno nuovi talenti al club ad un costo molto minore rispetto a quello di uno stadio costruito per ospitare stelle internazionali quando poi in campionato competono con squadre come i Carolina Railhawks. Non è infattibile suggerire ai Cosmos di sviluppare le proprie infrastrutture invece di intraprendere la caccia all’anatra selvatica che sfocerebbe in un gioco politico di speculazione edilizia a Long Island. Anche una sede di allenamento per il club e le squadre giovanili affiliate in quel di Nassau sarebbe una buona idea ed un modo per sviluppare le radici. Questa è una squadra che può spendere duecento milioni per costruire uno stadio, figuriamoci se non può costruire una struttura del genere ad un decimo del prezzo a voler esagerare.

Riguardo l’affluenza contro i San Antonio Scorpions ed in generale ci sarebbero alcune cose da dire. Innanzitutto il perché di una media così bassa è da ricercarsi fondamentalmente in due fattori, il brutto tempo registrato sabato con pioggia e vento che non ha certamente incentivato la gente ad andare allo stadio, la prova è che erano stati venduti quattromila biglietti ai quali vanno ad aggiungersi i tremilacinquecento abbonati (l’anno scorso erano duemila). Se aggiungiamo Brooklyn ai play off in Nba dopo quarant’anni e la risaputa difficoltà per raggiungere l’Hofstra Stadium per chi abita fuori zona la spiegazione è presto servita. In ogni caso tenuto contro che il progetto dello stadio e dell’indotto sarebbe finanziato interamente dalla società senza chiedere nulla ai contribuenti l’attuale affluenza all’Hofstra Stadium non fa testo in quanto uno stadio multifunzione può essere usato ogni giorno della settimana con diversi scopi, in quanto al settore giovanile i Cosmos hanno ancora la loro academy e sicuramente nel progetto dello stadio come è accaduto in passato per altre società, verrebbe incluso un progetto con altri campi da calcio e spazio per le giovanili ed i club affiliati, e in più le eventuali star acquistate dai Cosmos per giocare contro i Carolina Railhawks, giusto per fare un nome, porterebbero spettacolo, pubblico e farebbero crescere la lega anche sotto il livello tenico, così come in un recente passato hanno fatto per la MLS i primi designated players, Beckham in testa. Vorrei anche ricordare ad Araos che in passato i Cosmos non hanno solo inseguito star internazionali ma hanno anche creato e aiutato a dare spazio ai pochi talenti locali, Ricky Davis, Shep Messing, Werner Roth, Steve Moyers e Bobby Smith per fare qualche nome, per cui non hanno certo bisogno dei consigli di un giornalista che sembra aver scoperto l’acqua calda.

Da quel punto di vista i Cosmos hanno cominciato bene pagando per un parziale restauro e sviliuppo del Mitchel Athletic Complex da impiegare come sede d’allenamento. Ciò ha portato ad un ampliamento degli uffici, spogliatoi e campi da gioco che sono ora aperti al pubblico (bisogna pagare una tassa alla contea per poterne usufruire ma non è di questo che vogliamo parlare)

Se da una parte è un buon inizio, rinnovare una piccola parte di suolo pubblico per diventarne il primo utente vuol dire che i Cosmos hanno sicuramente trovato appoggi nel mondo della politica. Infine i Cosmos dovranno andarsene da Mitchel perché prima o poi avranno bisogno di un loro spazio privato.

Le chiacchiere sul nuovo stadio ed il reclutamento di una pletora di nuovi giocatori ricorda la ragazza appena lasciata che mangia il gelato con le amiche sfogandosi e dando la colpa a “lui” o il ragazzo appena piantato che si lamenta bevendo birra con gli amici dandole della putt…come una canzone dei Junior M.A.F.I.A. I Cosmos devono cambiare direzione perché le loro azioni e parole in questo momento sono auto indulgenza senza giustificazioni, comportamento che non porta mai nulla di buono.

Se vogliono eccellere i Cosmos devono svilupparsi e diventare realmente una squadra e fare qualcosa che non hanno mai fatto in nessuna delle loro incarnazioni: essere realisti

Quest’ultima parte dell’articolo, oltre ad essere un po ostica da comprendere è quella più infelice. Negli Usa come in qualsiasi altra parte del mondo senza l’appoggio della politica locale nessun uomo d’affari o squadra sportiva qualsiasi essa sia riesce a fare nulla da sola, e la dimostrazione la si è avuta più di una volta, dulcis in fundo lo smacco per il New York City F.C. e la MLS con il rifiuto dello stadio nel borgo di Queens, e in ogni caso i Cosmos hanno rinnovato del suolo pubblico e restituito, migliorandoli, degli impianti sportivi alla comunità. Quando, una volta ultimato lo stadio, se ne andranno, avranno comunque il favore dei cittadini che per una volta non hanno dovuto pagare di tasca loro. In quanto al realismo, Araos deve spiegare cosa intende con questa parola, perché da quello che si percepisce sembra che confonda la parola realismo con modestia e mediocrità. Certamente senza fare troppe pazzie, la vita a volte è anche osare, e così avrà pensato Steve Ross,  l’allora patron dei Cosmos, quando grazie alle tasche della Warner Bros ma anche grazie ai suoi agganci nel mondo della politica, riuscì nel 1975 a portare Pélé negli Usa facendo diventare così i Cosmos una squadra di fama mondiale ma soprattutto generando un boom del soccer che avrebbe lasciato i semi della golden generation e della MLS. Se Steve Ross fosse stato “ragionevole” probabilmente non sarebbero nemmeno nati i Cosmos e gli Usa avrebbero ancora un campionato semipro o comunque modestissimo ai livelli delle leghe post NASL degli anni ’80 e primi ’90. 

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