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Liga MX: meglio della MLS, più mercato della Serie A (Tropico del Gol)
Scritto il 2015-03-10 da SoccerItalia su Concacaf
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Così lontano da Dio, così vicino agli Stati Uniti”. A cavallo tra Ottocento e Novecento, Porfirio Diaz, già uomo di idee repubblicane convertitosi alla dittatura appena raggiunto il potere, aveva definito in questa storica frase la condanna del Messico. L’area geografica ibrida, con vista sul mondo anglosassone ma profondamente legata all’universo latino-americano, dove è certamente uno degli stati guida, sia a livello culturale che economico, insieme a una storia unica, in cui entrano a pieno titolo le grandi civiltà azteche e maya, ha prodotto poliedriche capacità ed esimie eccellenze, da Octavio Paz, premio Nobel per la Letteratura, a Carlos Slim, capolista nell’elenco di Forbes dei Paperoni 2014. Però l’ingordigia, mediatica e non, dell’onnipresente vicino, ha certamente levato ai messicani parecchia visibilità.

Prendiamo il calcio. Oggi si celebra giustamente la crescita del movimento statunitense e della sua lega, la MLS, capace di attrarre buoni giocatori e discreti capitali. Ma se negli ultimi anni la Nazionale a stelle e strisce avesse vinto una Olimpiade e fosse sempre stata competitiva, a tutti i livelli, tra mondiali e competizioni giovanili, quale sarebbe la considerazione generale? No, perché invece il Messico, a quegli allori c’è arrivato senza troppi sprechi di celebrazioni globali: nell’ultima Olimpiade si è guadagnato la medaglia d’oro battendo in finale il Brasile e nelle competizioni giovanili ha vinto un Mondiale under 17 e sfiorato altri titoli.

E anche se guardiamo agli investimenti, il discorso rimane certamente interessante. I dati ufficiali della FIFA, calcolati dal TMS (Transfer Matching System) rivelano che la Liga messicana ha investito nell’ultimo mercato 49,4 milioni di dollari, cioè più della nostra serie A (ferma a 45,5 milioni con tanti distinguo sulla tipologia dei trasferimenti, e tanti pagamenti diluiti) e ben più della Ligue 1 francese (27,7). Certo, sono lontani i campionati maggiori come Premier (124,5) o la Liga spagnola (79,4), però la Liga MX tallona già la Bundesliga (55). Dato ancora più interessante è rappresentato dalla crescita costante degli investimenti messicani, negli ultimi cinque anni. Inoltre, delle 17 maggiori leghe del mondo, nell’ultima sezione di calciomercato, dei 705 trasferimenti internazionali ben 71 sono stati realizzati in Messico, che si piazza alle spalle della sola Inghilterra ( 110) e Germania (77).

Questo ci porta a un’ulteriore differenza tra gli Stati Uniti e il Messico.  Alla lettura della lunga lista di trasferimenti, difficilmente ci troviamo di fronte nomi altisonanti. Annotiamo la firma Kakà ad Orlando, abbiamo letto di quella posticipata di Frank Lampard per il nuovo club di New York, abbiamo celebrato l’acquisto-monstre di un giocatore a noi molto noto come Sebastian Giovinco, da parte dei Toronto FC. Ma sarebbe scorretto opporre a queste celebrità il nome di Ronaldinho, l’unico acquisto MLS-style della lega messicana, peraltro effettuato dal Queretaro, un club non di primissima fascia e bulimico di attenzione, soprattutto. Meno appeal hanno certamente giocatori come Sherman Cardenas e Edwin Cardona. Eppure i due giocatori colombiani, oltre ad essere di enorme prospettiva futura ( sono poco più che ventenni) sono stati tra i migliori dell’ultima Copa Sudamericana persa in finale dal loro Nacional Medellin contro il River Plate, al termine di una delle più interessanti competizioni dell’ultimo lustro, a livello di qualità di proposta di gioco.

Le squadre messicane stanno facendo, favoriti certo anche dalla lingua comune, profondo scouting in tutto il Sudamerica, scandagliando mercati poco frequentati anche dall’Europa, come la Colombia o l’Ecuador, dove, ad esempio, il Pachuca aveva pescato il talento di Enner Valencia, pagato poco più di tre milioni e rivenduto, dopo essersi messo in mostra al Mondiale in Brasile ( in cui è anche andato a segno in due occasioni), al West Ham in Inghilterra, per quindici. Medesimo discorso si potrebbe fare per Jackson Martinez, oggi uno dei maggiori bomber d’Europa, che il Porto non accetta di trattare per meno di trenta milioni, quando al campanello hanno suonato diversi big: è stato acquistato dai Jaguares de Chiapas dall’Independiente Medellin per un pugno di pesos.

La squadra messicana che più ha investito nell’ultimo mercato è stata l’America di Città del Messico, club campione dell’ultimo torneo disputato, l’Apertura 2014. Squadra di proprietà del colosso Televisa, il più importante gruppo di mass-media e tv del Latino-America e il primo per ascolti di tutto il mondo ispano-parlante, l’America ha investito una cifra elevatissima, anche se parzialmente attenuata dagli incassi delle cessioni di Layun al Watford e, soprattutto, di Raul Jimenez, attaccante classe ’91 di enorme interesse prelevato dall’Atletico Madrid dietro un bonifico di circa undici milioni di euro.  Scouting, formazione, proposte calcistiche interessanti. C’è da aggiungere la Liga Messicana ai campionati di maggiore interesse globale, anche se siamo certi che a livello mediatico la MLS avrà certo più visibilità: “Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti”…

Fonte: Carlo Pizzigoni - Tropico del Gol - Gazzetta.it

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Ieri è stato ufficialmente accantonato il precedente logo della Nazionale americana di calcio, per dar spazio al nuovo stemma che prenderà posto sul petto delle uniformi Nike a stelle e strisce. In un 2016 colmo di rebranding di ogni genere, anche il calcio del nuovo continente si trova davanti ad un cambio che sta già spaccando le opinioni dei fan americani, da una parte poco convinti della nuova soluzione adottata, dall’altra affascinati dal design semplice e pulito che il nuovo logo regala all'immagine della nazionale di uno sport in grande crescita nel paese. La nuova soluzione grafica si presenta estremamente semplice e lineare, con l’immancabile acronimo USA ad occupare la parte superiore e le 13 strisce bianco-rosse, richiamo della bandiera statunitense, nella parte inferiore. I colori, ovviamente, rimangono stabilmente sul rosso-bianco-blu, lasciando spazio comunque a qualsiasi rappresentazione monocromatica a seconda delle esigenze. Le principali perplessità degli americani vanno sulla soluzione estremamente semplice dello stemma, che rimandano quasi ad una interpretazione bonaria del mercato della contraffazione, o dei videogame che non acquistano la licenza di rappresentazione della federazione stessa. D’altro canto però la soluzione così semplice e lineare è qualcosa che si sta sempre più ricercando, ma che ovviamente stona con il fantastico comparto loghi che la MLS, ad esempio, propone. Rispetto al precedente logo salta subito all’occhio la modifica cromatica del rosso e del blu, diventati più scuri nella nuova rappresentazione, e sicuramente meglio distribuiti rispetto al precedente: le strisce che andavano a richiamare la bandiera del nuovo continente, oltre a essere in numero inferiore, risultavano bianco-blu invece che bianco-rosso. Un’altra principale differenza, sicuramente difficile da digerire, è l’assoluta mancanza di richiamo allo sport cui fa riferimento: mentre il logo precedente presentava un pallone da gioco, il nuovo stemma non presenta alcun segno distintivo del Soccer; difficile capire, in mancanza di precise informazione, di essere davanti allo stemma del calcio americano, e non basket, baseball oppure hockey. Possibile che sia il primo passo verso un unico brand dello sport americano nella sua forma internazionale? Condivisibile l’eliminazione, invece, delle tre stelle, a rappresentazione della vittoria dei tre mondiali conquistati dalla nazionale femminile. Ma nella nazionale maschile? Cosa potevano o volevano rappresentare? Ovviamente nulla, se non un discutibile richiamo alle stelle della bandiera. Lo slogan che va ad accompagnare la presentazione è “One Nation. One Team.”, slogan che probabilmente avvalora la tesi di uniformità di branding tra i diversi sport che rappresentano il paese nelle competizioni internazionali, ma che attualmente nel solo calcio trova una enorme disparità di pareri riguardo la nuova soluzione adottata, e non mancano i fan made sui social a lasciar intendere un generale “Si poteva fare meglio”. Ma si poteva davvero fare meglio? Voi cosa pensate del nuovo stemma americano che dominerà le prossime maglie Nike Football? Fonte: SoccerStyle24.it 

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Calendario Serie A 2015/2016
Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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