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San Jose, via Yallop tocca al vice Watson
Scritto il 2013-06-10 da Arnaldo Selmosson su MLS

Fonte: MLSsoccer.com

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A soli sei mesi di distanza dal premio di MLS Coach of the Year, da venerdì Frank Yallop non è più l'allenatore dei San Jose Earthquakes. La notizia arriva direttamente da un comunicato del team, in qui i Quakes hanno annunciato di aver raggiunto un accordo con Yallop per una risoluzione contrattuale".

La notizia è arrivata in maniera inaspettata per squadra e lega. In un intervista a Center Line Soccer, il presidente Dave Kaval come non come un addio di Yallop non fosse assolutamente nei piani, nonostante le brutte performance della squadra in questo primo terzo di stagione. Kaval ha descritto il meeting in cui è stata presa la decisione come orientato solo al futuro, e che solo ad un certo punto ci si è resi conto di come Yallop non rientrasse nei piani.

"Abbiamo avuto un momento in cui ci siaamo resi conto del momento e delle conseguenze della decisione. Ma anche che quella era la decisione giusta" -- Dave Kaval

Kaval ha poi aggiunto che l'ottavo posto nella Western Conference degli Earthquakes non ha influenzato in maniera diretta la scelta della società, lasciando intendere che i problemi siano arrivati più in relazione a cosa fare per migliroare la situazione Dopo tutto gli Earthquakes sono ancora in corsa per i playoff. E allora chi è il responabile della situazione attuale? Il coach o i giocatori?

Reazione shockata da parte dei giocatori di San Jose, essendo Yallop un tecnico molto rispettato, avendo dato una seconda chance a molti di loro. In prima fila Chris Wondolowski, che si espresso chiaramente coi giornalisti:

"Sono disgustato. Per me Frank ha significato molto. Non sarei dove sono oggi senza di lui" ha dichiarato l'MLS MVP e capocannoniere 2012 Chris Wondolowski

Gli Earthquakes, nonostante un buon gioco e le tante occasioni, hanno sino ad oa segnato molto poco. Si sente in campo la mancanza del centrocampista  Simon Dawkins, tornato al Tottenham dopo la stagione in prestito a San Jose, per il quale la società californiana non è stata disposta a spendere la cifra necessaria per il trasferimento a titolo definitivo. Una scelta quella di San Jose non sorprendente visti precedenti. Una policy che però sembrava cambiata dopo la decisione di elevare Chris Wondolowski a Designated Player, usando quindi soldi della società al di la del salary budget assegnato dalla MLS.

L'ex CT della Nazionale canadese ed ex difensore dell'Ipswich Town Yallop ha deciso di rimanere in silenzio e non commentare. Quel che è certo è che i suoi risultati in qualità di coach a San Jose sono stati di ottimo livello (57 vittorie, 54 pareggi e 61 sconfitte).  Yallop è il secondo allenatore a saltare in questa stagione dopo Jose Sòla al Chivas USA.

Al suo posto intanto siederà il suo vice, Mark Watson, 42enne ex difensore di Watford, New England, Columbus e DC united tra le altre.  Watson ha lavorato con Yallop per molti anni, e non ci si aspettano rivoluzioni da parte sua. L'obiettivo, secondo Kaval, rimangono i playoff.

"La stagione è di la dall'esser terminata. Vogliamo che sia una stagione di successi, e successo per noi vuol dire raggiungere i playoff." -- Dave Kaval

Il tempo c'è: 15 punti in 15 partite per i Quakes, con 19 partite ancora da giocare. Ma non sarà facile per Watson.

Clamoroso 0-5 dei San Jose Earthquakes in trasferta contro lo Sporting Kansas City. I californiani hanno praticamente chiuso il match dopo 30' grazie alle reti di Cato (7'), Wondolowski (17', rigore) e Godoy (27'). Nel secondo tempo la reazione di Kansas City non c'è stata e i Quakes hanno fissato il punteggio sullo 0-5 ancora con Cato e Wondolowski. Clicca per gli highlights. Match decisamente più combattuto, invece, tra Columbus Crew e New York City FC. Un buon punto, sulla carta, per i newyorkesi ma vista la situazione di classifica non possono essere contenti, questo è il momento di fare punti. A passare in vantaggio è stata Columbus con il solito Kei Kamara su assist del solito Ethan Finlay. Nella seconda frazione di gioco Poku pareggia su assist di Villa; sempre Poku porta in vantaggio i newyorkesi al 66' sugli sviluppi di un corner. Nulla da fare perché Cedrick pareggia al 71' dopo un bel scambio con Kamara. Clicca per gli highlights.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Dopo l'anticipo di venerdì notte con la vittoria dei LA Galaxy per 2-0 sul Chicago Fire, sono ben sei i match della MLS Week #1 giocatisi sabato. La giornata si concluderà stanotte ccon la prima tra gli expansion team Orlando City e New York City FC (Citrus Bowl tutto esaurito per l'esordio di Kakà)  - diretta alle 21 su Eurosport -, con lo Sporting KC che ospità i NY Red Bulls, e infine con la finalista 2014 New England che fa visita al CenturyLink Field dei Seatte Sounders. D.C. UNITED 1, MONTREAL IMPACT 0 Sole ma tanto freddo al RFK Stadium di Washington, dove il DC United ha battuto per 1-0 il Montreal Impact con gol al 58' di Jairo Arrieta in contropiede su lungo lancio di Chris Rolfe. Neanche due minuti dopo i rossoneri sfiorano anche il raddoppio con Chris Pontius, con palla sulla traversa. Partita non bella, condizionata anche dal freddo e dal fatto che le due squadre erano scese in campo in settimana per i quarti i CONCACAF Champions League. Infortunio serio per la mezz'ala dell'Impoact Justin Mapp, che si è lussato in gomito in uno scontro con Bill Hamid in uscita. Il match è andato in onda in diretta su Eurosport 2 HD con ottima telecronaca di Fabio Fava, e con anche l'interazione live col pubblico su twitter con l'hashtag #direttaeurosport VIDEO: Guarda gli highlights PHILADELPHIA UNION 0, COLORADO RAPIDS  Delusione per i 18.500 del PPL Park, che hanno visto una Union quasi tutta nuova - dentro i vari Steve Vitoria, C.J. Sapong e Fernando Aristeguieta - impattare 0-0 con i Coloradi Rapids in 10 per gli ultimi 23 minuti per l'espulsione di Bobby Burling (fallacci su Sapong prima e Sebastien LeToux dopo). Inutili i 16 tiri (solo 4 in porta però) contro 2 delle statistiche, con i portieri Clint Irwin e Rashid M'Bolhi praticamente disoccupati tutto il pomeriggio. VIDEO: Guarda gli highlights FC DALLAS 1, SAN JOSE EARTHQUAKES 0 Comincia bene Dallas l'avventura 2015, superando per 1-0 i San Jose Earthquakes con un gol dell'attaccante panamense Blas Perez, che devia un tiraccio di Moises Hernandez in pieno recupero. Il gol: lancio lunghissimo di Victor Ulloa verso l'area del San Jose. Uscita di David Bingham, il cui pugno manda però la palla a Hernandez che tira. Ma mentre il pallone sembra destinato fuori, Perez ci mette la testa e devia in rete. “Tre punti davvero meritati" ha detto dopo il match il coach del FCD il colombiano Oscar Pareja. "San Jose è una squadra molto fisica, ma abbiamo avuto almeno quattro o cinque occasioni nel secondo tempo e tre nel primo. Sono contento del lavoro che abbiamo fatto". VIDEO: Guarda gli highlights VANCOUVER WHITECAPS 1, TORONTO FC 3 LEGGI: Esordio super Giovinco e Altidore VIDEO: Guarda gli highlights HOUSTON DYNAMO 1, COLUMBUS CREW SC 0 Un gol dell'ex Liverpool Giles Barnes e sei parate di Tyler Deric regalano alla Houston Dynamo e all'esordiente coach scozzese (ex Bolton) Owen Coyle i primi tre punti della stagione, con un 1-0 sul Columbus Crew SC al BBVA Compass Stadium tutto esaurito per l'occasione. Il gol vittoria di Barnes arriva al 63', con Kofi Sarkodie bravo ad andarsene a Waylon Francis sulla destra e mettere un assist preciso per Barnes che infila. Va vicino al pareggio cinque minuti dopo Columbus, ma il gran tiro di Federico Higuain finisce sulla traversa e poi sulla linea di porta senza superarla. Il match ha visto un sostanziale domino del Crew, però sterile viste le numerose occasioni sprecate. E la prossima settimana si troverà di fronte un Toronto FC esaltato dall'esordio. VIDEO: Guarda gli highlights PORTLAND TIMBERS 0, REAL SALT LAKE 27 tiri e nessun gol nel match tra Portland Timbers e Real Salt Lake al Providence Park di Portland,  a testimonianza di attacchi non letali e ottimi portieri. Ottimo in particolare Nick Rimando, attualeterzo della Nazionale USA, autore di almeno cinque parate decisive, in particolare una su Rodney Wallace al 53' dalla distanza ravvicinata. All'83' è inece Luis Gil a sfiorare il gol vittoria, con stavolta Adam Kwarasey decisivo nel salvare. Ampi spazi di miglioramento per i Timbers di coach Caleb Porter, privi di tutti i migliori e di fatto di tutto il centrocampo titolare: il capitano Will Johnson (frattura), il playmaker argentino Diego Valeri (legamento), i colleghi in mezzo Diego Chara (polso) e Ben Zemanski (legamento lo scorso 22 febbraio). Molto bene la difesa, dove a fianco dell'ex Aston Villa Liam Ridgewell è arrivato proprio dal RSL Nat Borchers. VIDEO: Guarda gli highlights

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