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Messico, al via con tanti "gringos"
Scritto il 2012-01-07 da Americo Costi su Yanks Abroad
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A distanza di solo un mese dal termine del campionato di Apertura 2011, col match tra Morelia e Tijuana prende il via stanotte in Messicp (h 3.10 italiane) il Clausura 2012, che presenta anche un pizzico di America e di MLS.

Sono 18 le squadre al via della regular season, con il Tigres UANL (Universidad Autónoma de Nuevo León)  a difendere il titolo e anche stavolta favorito, come anche il Santos Laguna, sconfitto solo in finale nell'Apertura e che per migliorare in zona-gol ha chiamato l'americano ex Galaxy Herculez Gomez, capocannoniere nel 2010.

Il Tigres guidato da  "Tuca" Ferretti presenta un'ottima difesa, e all'ottimo gruppo dell'ultimo campionato è arrivato dal Pachuca il numero 10 Elias Hernandez (al posto del brasiliano Danilinho, tornato all'Atletico Mineiro), anche se le fatiche di Copa Libertadores si faranno sentire.

Da marzo poi, via ai quarti di CONCACAF Champions League 2011/12, con in campo i campioni in carica del Monterey, Santos Laguna, Pumsa UNAM e Monarcas Morelia. Al Morelia serviranno i gol del colombiano Edison Toloza (20 nel 2011 col Millonarios di Bogotà), mentre il Pumas ha perso l'ex Chivas USA Paco Palencia ritiratosi, e manca di un po' di qualità.

Tra le pretendenti, come sempre, e anch'essa impegnata in Libertadores, ci sarà il Chivas de Guadalajara, reduce da una grande regular season nell'Apertura ma poi presto fuori ai playoff, e che per rifarsi puntano ancora una volta sui due gioiellini di casa in avanti: Erick Cubo Torres e  Marco Fabian.

Los Diablos Rojos del Toluca e il Monterrey (reduce da un pessimo Mondiale per Club con eliminazione precoce da parte dei giapponesi del Kashiwa Reysol) sembrano indietro,  e su quest'ultimo peserà la cessione ormai prossima dell'ottimo attaccante cileno Humberto Suazo al Boca Juniors, anche se l'arrivo del piccolo centrocampista ex América Angel Reyna, e di Cesar Chelito Delgado dietro le punte sembra poter dare garanzie di continuità ad alti livelli.

Problemi al Queretaro, con l'uruguaiano Bueno andato al San Lorenzo e l'argentino ex DC United Franco Niell al Figueirense, col centravanti Adolfo Bofo Bautista solo in avanti e anche lui pronto a fare le valigie, direzione MLS. Meglio il Cruz Azul, che in attacco punta sull'usato sicuro Omar Bravo - di ritorno dalla buona esperienza con lo Sporting KC, in MLS - aggiuntosi in avanti a Perea e Villa.

Senza fine ormai la discesa del Pachuca, mentre sembrano stare meglio Puebla e San Luis, con a seguire Atlante e Tijuana, che si è ben rinforzata iniettando prprio un po' di sangue gringo.

Chi rischia la retrocessione (va giù una squadra l'anno) in Liga de Ascenso è l'Estudiantes (che vorrebbe l'ex CT del Messico Alberto La Volpe in panchina) insieme all'Atlas  dell'ex romanista Cufrè e del venezuelano Giancarlo Maldonado. 

L'attenzione degli appassionati del soccer sarà comunque per i tanti giocatori americani che scenderanno in campo nel Clausura.

Non ci sarà il centravanti Eddie Johnson - cacciato dal Puebla per scarsa forma - mentre il giocatore più sotto i riflettori sarà Gomez al Santos Laguna. Nel Pachuca da seguire il centrocamapista della Nazionale USA José Francisco Torres , mentre il Club Tijuana avrà addirittura tre americani tra le file: il terzino sinistro , il difensore centrale Greg Garza e l'ala di San Diego Joe Corona.

Al Puebla l'allenatore ex NY e Chicago, il combiano Juan Carlos Osorio, punterà invece sull'ala USA e x PSV, City e Rangers DaMarcus Beasley, mentre invece al San Luis il difensore centrale Michael Orozco Fiscal, punterà a conquistarsi un posto definitivo nella Nazionale di Jurgen Klinsmann.

All'Atlante ci sarà il centrocampista texano Sonny Guadarrama (il fratello Willy giocò per i Kansas City Wizards, oggi Sporting KC) a cercare di aiutare per la salvezza, mentre già sabato si giocherà un interessante scontro tra il Guadalajara di  Miguel Ángel Ponce ( terzino sinistro nato in California, ma al momento orientato per il Messico) e dell'attaccante Jesus Padilla (20 anni, anche lui pro Messico al momento)  e il Tigres di dell'ex terzino di Chivas USA e Nazionale USA Jonathan Bornstein, pupillo dell'ex CT Bob Bradley.

Da ricordare anche la seconda divisione, dove 22enne il centrocampista Isaac Acuña è in prestito dal Club America per fare esperienza in maglia Mérida, mentre  il centrocampista laterale sinistro Marco Vidal  è sbarcato al CLub Leon dopo essersi fatto le osse nell'Indios di Ciudad Juarez (recentemente fallito) e trovando poi poco spazio al pachuca.

Dopo lo 0-0 dell'andata la squadra argentina s'impone per 3-0 sui messicani: i gol di Alario, Sanchez su rigore e Mori mandano in delirio i 62mila dello stadio 'Monumental' e valgono il terzo trionfo nel trofeo continentale, dopo quelli del 1986 e 1996. Rimane ancora a zero il Messico, che sperava di portare la prima Copa in CONCACAF. Una festa durata tutta la notte, nonostante il diluvio abbattutosi sulla capitale argentina, per un trionfo che sa di resurrezione. Il River Plate ha infatti vinto la Coppa Libertadores d’America per la terza volta nella sua storia. Dopo gli exploit datati 1986 e 1996, i Millionarios calano il tris travolgendo per 3-0 al ‘Monumental’ di Buenos Aires i messicani del Tigres, dopo lo 0-0 dell’andata giocata a Monterrey. La squadra guidata da Marcelo Gallardo succede nel palmares a un’altra formazione argentina, il San Lorenzo, mentre il Tigres ha perso l’opportunità di diventare la prima compagine del suo Paese a conquistare il prestigioso torneo. All’esterno dello stadio si sono registrati alcuni incidenti: la polizia, intervenuta per impedire l’ingresso a centinaia di tifosi senza biglietti, ha fermato 25 persone. ALARIO, SANCHEZ E MORI: RIVER PLATE IN TRIONFO – Il River Plate è partito male, bloccato un po’ dalla tensione per l’importanza della posta in palio, e ha avuto difficoltà nei primi trenta minuti del primo tempo, ma ha saputo trovare il gol con freddezza e al momento giusto: al 44′ colpo di testa del giovane Lucas Alario al 44, che ha raccolto un millimetrico passaggio di Lionel Vangioni, anche grazie ad una distrazione della difesa avversaria, indovinando l’angolino giusto. Nel secondo tempo, i ruoli si sono invertiti. Con il Tigres realmente incapace di reagire, gli uomini di Gallardo hanno di fatto dominato l’incontro, chiudendo i giochi grazie ad un rigore dell’uruguaiano Carlos Sanchez (74′) e ad un altro colpo di testa, questa volta del difensore Ramiro Funes Mori (79′) per il 3-0 che manda in delirio i 62mila spettatori del Monumental. NOTTE DI FESTA A BAIRES SOTTO LA PIOGGIA – Il River torna così protagonista anche a livello internazionale a circa quattro anni dall’incubo della retrocessione nella seconda divisione argentina (giugno 2011). I festeggiamenti sono subito iniziati allo stadio e poi proseguiti nella zona dell’Obelisco, il ‘cuore’ del centro di Buenos Aires in una nottata nella quale di fatto non ha mai smesso di piovere, durante e dopo la partita. I tifosi argentini hanno così fatto ‘fiesta’ per la seconda volta nel giro di quindici mesi: nel maggio dell’anno scorso, la squadra vinse lo scudetto dopo essere riuscita a tornare nel 2012 nella serie A, archiviando così lo scivolone della retrocessione l’anno precedente. Libertadores, trionfo River: spettacolare coreografia al Monumental GALLARDO: “ABBIAMO VINTO LA BATTAGLIA PIU’ IMPORTANTE” – “La storia del club è fatta di battaglie in questa competizione – ha detto il tecnico del River (ed ex centrocampista del DC United in MLS), Marcelo Gallardo, che in un anno di gestione ha centrato il terzo titolo dopo la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana -. Noi dovevamo vincere la più importante, che era questa, e lo abbiamo fatto. Adesso guardiamo oltre”. Il riferimento, più o meno velato, è al Mondiale per club di dicembre, dove la formazione della capitale argentina sarà la principale rivale del Barcellona di Luis Enrique. Fonte: Repubblica.it

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Maidana annulla Gignac: in Messico è 0-0, gli argentini hanno il ritorno in casa il 5 agosto Felinos con artigli poco affilati, Millonarios dichiaratamente tirchi. E allora Tigres-River Plate, finale di andata della Libertadores, è finita 0-0. Partita tosta, governata dai messicani ma ben gestita dagli argentini che hanno evitato di correre rischi per segnare un gol in trasferta che non vale doppio. E allora, perché sbattersi? Il River ha vinto le sue due Libertadores giocando la finale di ritorno in casa e ancora una volta si affida al Monumental: in campo la sera del 5 agosto, in Europa ore piccole del 6. Il Tigres cerca il primo trionfo messicano nella competizione dopo le finali perse da Cruz Azul e Chivas, gli argentini il terzo successo a distanza di 19 anni dall’ultimo, vissuto con un grande Hernan Crespo in campo e un giovane Gallardo promessa in panchina: oggi il Muñeco è l’allenatore del River, espulso a Monterrey per una protesta esagerata nel secondo tempo: frustrazione accumulata con la costante pressione sofferta dai suoi. LE CHIAVI Grandissima prestazione del centrale argentino Maidana, 30 anni spesi con un infruttuoso passaggio europeo al Metalist ucraino: martello sul povero Gignac, gattone ammaestrato e anche mazziato; ieri ha postato su Twitter una foto del suo alluce annerito dalla battaglia con Maidana. Il francese bloccato, il brasiliano Sobis costretto ad arretrare per cercare palla e spazio e, fattore determinante numero 2, fermato dall’ottimo portiere Barovero quando ha avuto qualcosa da dire vicino alla porta. Barovero determinante anche su Damm, lanciato solo davanti alla porta e irretito in maniera brillante. E se Damm il suo ha provato a farlo, l’altra ala comprata tra quarti e semifinali dal Tigres, il messicano Aquino, non ha recuperato dall’infortunio e ha di fatto azzoppato anche l’attacco messicano. Positivi (per il River, non per lo spettacolo) anche i due cambi di Gallardo all’intervallo: fuori Viudez e Mora, dentro Lucho Gonzalez e Bertolo. Centrocampo argentino più solido e meno terreno di caccia per Arevalo Rios (ex di Palermo e Chicago Fire), l’uruguaiano che stava gestendo la partita recuperando palloni e lanciando i compagni. BASTA PAREGGI La storia dice che tra gli argentini solo il Boca, due volte ma nel 1963 (col Santos di Pelé) e nel 1979 (con l’Olimpia), ha perso una finale nel proprio stadio. L'ex centrocampista della Nazionale argentina e del DC United Marcelo Gallardo e i suoi hanno sempre confidato nel ritorno in casa e se la giocheranno in un Monumental pieno e senza tifosi avversari per motivi di sicurezza. Dopo tre pareggi — Tigres e River si erano già affrontate nel girone — ci dovrà essere un vincitore: in caso di X al 120’ si tireranno i rigori. Il River retrocesso clamorosamente nella B Nacional argentina solo 5 anni fa è risorto con Gallardo: in un anno vittorie in campionato e in Copa Sudamericana e finale di Libertadores, con sicura partecipazione al Mondiale per Club. Dopo la resistenza messicana, i Millonarios sono convinti di poter alzare la terza Libertadores. Fonte: Gazzetta dello Sport

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Nessuno prende più in giro Andre-Pierre. ‘Un BigMac per Gignac’, gli cantavano per le sue forme rotonde. E chi ricorda al River Plate la recente retrocessione oggi lo fa solo per risaltare il fatto che appena 5 anni dopo la funesta notte contro il Belgrano, con la caduta all’inferno della B Nacional il ‘Millonarios’ è in finale di Copa Libertadores. TIGRES PER LA STORIA Questa notte all’Universitario di Nueva Leon il Tigres messicano affronta il River Plate nella gara di andata della finalissima continentale. O bi-continentale, visto che il Tigres arriva dall’altra America tanto che comunque vada il River in dicembre sarà al Mondiale per Club visto che i rivali non sono squadra Conmebol. Nessuna squadra messicana ha vinto la Libertadores: nel 2001 il Cruz Azul portò il Boca Juniors fino ai rigori, nel 2010 il Chivas perse entrambe le partite contro l’Internacional di Porto Alegre. Che il Tigres ha superato in semifinale: sconfitta 2-1 in Brasile e bella vittoria per 3-1 in casa con Gignac che ha segnato la prima rete servito da Damm. Due dei 3 ottimi acquisti fatti dai messicani nelle 7 settimane che sono passate tra quarti e semifinali. Il terzo è Aquino. Due ali e un centravanti, tutti titolari, tutti in gran forma. QUARTO EUROPEO? Il passaggio di Gignac, vicecapocannoniere della Ligue 1 dal Marsiglia al Tigres aveva generato curiosità e ironia: “Fajitas per Gignac”, ironizzavano su twitter. Ma questo Gignac è un’altra persona: l’incontro con Bielsa gli ha fatto perdere 6 chili e ritrovare smalto e forma. Il ragazzo cresciuto nelle roulotte dei campi nomadi cacciando cervi e conigli può diventare il quarto europeo a vincere la Libertadores dopo Rudzki, cecoslovacco sbarcato in Argentina a 15 anni e campione due volte con l’Estudiantes, il romano Mircoli, un altro emigrato in Argentina, vittorioso in Libertadores con l’Independiente e poi sfortunato nel ritorno calcistico in patria con la Sampdoria, e l’allenatore croato Jozic che portò alla gloria il Colo Colo. ARGENTINI IN DIFFICOLTA’ Il River è alla quinta finale: ha perso nel 1966 e nel 1976, ha vinto nel 1986 e nel 1996 (con un gran Crespo) giocando il ritorno in casa come stavolta. Non valgono i gol in trasferta e al Monumental, 5 agosto, arbitrerà un uruguayano che si chiama Dario Ubriaco. Il River non avrà vita facile: le due squadre si sono incontrate nel girone, hanno pareggiato due volte ma il Tigres meritava due vittorie. Il River ha vinto solo una partita delle 6 del gruppo, l’ultima. Ed è passato dal gelo argentino alla canicola messicana. Anche gli argentini hanno fatto acquisti: i ‘vecchi’ Saviola e Lucho Gonzalez sono tornati a casa, presi anche Alario e l’uruguayano Viudez, talento arrivato giovanissimo al Milan e poi persosi per strada tanto che viene da 3 stagioni al Kasimpasa turco. Una finale inedita, una finale di rivalse, una finale che può essere storica. Fonte: Gazzetta dello Sport

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