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	<title>www.SoccerItalia.it &#187; fusion</title>
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	<description>Blog dedicato a Major League Soccer e calcio americano</description>
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		<title>Valderrama, il Gullit biondo dal passo felpato</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jan 2014 17:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Spicciariello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carlos &#8220;El Pibe&#8221; Valderrama, è a tutt&#8217;oggi tante cose: il numero 10 mito in Colombia; uno dei più grandi della storia dlla MLS, e una sorta di icona pop mondiale. La sua chioma con pettinatura afro ma bionda e i suoi baffetti sono infatti scolpiti nelle menti di tutti gli appassionati di calcio «Un mago dell’intelligenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carlos &#8220;El Pibe&#8221; Valderrama</strong>, è a tutt&#8217;oggi tante cose: il numero 10 mito in Colombia; uno dei più grandi della storia dlla MLS, e una sorta di icona pop mondiale. La sua chioma con pettinatura afro ma bionda e i suoi baffetti sono infatti scolpiti nelle menti di tutti gli appassionati di calcio</p>
<p><em>«Un mago dell’intelligenza che conosce la posizione dei suoi compagni quasi senza guardarli». </em><strong>Cesar Luis Menotti</strong>, CT dell&#8217;Argentina campione del mondo 1978</p>
<p>Classe 1961, Valderrama sboccia tardi, esordendo (male) in Nazionale a soli 24 anni, per poi diventare un protagonista a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta proprio con la Colombia e più tardi nella neonata <strong>Major League Soccer</strong>. Da dimenticare invece le sue esperienze in Europa, lontano dai grandi palcoscenici dell&#8217;allora Coppa dei Campioni (che divenne Champions League proprio nel 1992/93), con un paio di apparizioni tra il 1988 e il 1992 a <strong>Montpellier</strong> (dove vince la Coppa di Francia) e <strong>Valladolid</strong> .</p>
<ul>
<li><a href="http://www.mlssoccer.com/videos?catid=112&amp;id=11705" target="_blank">WATCH: i gol più belli di Carlos Valderrama</a></li>
</ul>
<p>Esordisce da pro nel 1981 con l’<strong>Unión Magdalena</strong>. Dopo una breve parentesi coi Millionarios di Bogotà, esplode nel 1985 al <strong>Deportivo Calì</strong>, dove fa segnare mucchi di gol al bomber <strong>Bernardo Redin</strong>. In due anni conquita la Nazionale e il Pallone d’oro del Sudamerica. E&#8217; il più famoso della generazione più forte mai avuta dalla Colombia, che in quegli anni schiera anche il portiere pazzo <strong>Renè Higuita, Freddy Rincon</strong> (visto a Napoli nel 1994/95), <strong>Arnoldo Iguaran, </strong>l&#8217;ex Parma<strong> Tino Asprilla Carlos Estrada, Luis Perea</strong> e il povero <strong>Andres Escobar</strong>, finito ucciso da un gruppo di narcotrafficanti: la causa del gesto fu l&#8217;ingente perdita di denaro provocata al Totonero dalla sua autorete. Un gruppo di giocatori che a Italia ’90, guidati da <strong>Francisco Maturana</strong>, raggiungono gli ottavi di finale, finendo eliminato solo da un maldestro tentativo di dribbling di Higuita che  si fa soffiare il pallone da <strong>Roger Milla</strong> che segna il gol della doppietta con la quale il Camerun elimina i sudamericani.</p>
<p>Dopo il Valladolid torna in patria per giocare con <strong>Independiente de Medellin</strong> e <strong>Junior Barranquilla</strong>, e trascina la Colombia di nuovo ai Mondiali. Ma a Usa ’94, cui i <em>cafeteros</em> arrivano vincendo il girone COMNEBOL e impartendo un umiliante 5-0 all&#8217;Argentina a Buenos Aires, non superano la fase a gironi anche a causa di un Valderrama a mezzo servizio per un infortunio, venendo superati dagli americani padroni di casa.</p>
<p><strong>Gli anni in Florida tra Tampa e Miami</strong></p>
<p>Nel 1996, quando a 35 anni sembra ormai finito, accetta le offerte della <strong>Major League Soccer</strong>, venendo &#8220;assegnato&#8221; ai <strong>Tampa Bay Mutiny</strong>. Sotto il caldo sole della Florida si adatta perfettamente e risorge, e al suo primo anno in America vince il premio MLS MVP 1996, finendo nel First XI della lega nel 1996 e 1997, anno in cui fu di nuovo finalista MVP fissando il record stagionale di assist (20) che resiste ancora. In entrambe le stagioni Valderrama guidò Tampa sino alle Eastern conference finals.</p>
<p>L&#8217;allora presidente dei Mutiny <strong>Nick Sakiewicz</strong> (oggi alla Philadelphia Union) racconta: “…<em>Carlos può fare con i suoi piedi più di quanto molta gente possa con le proprie mani</em>”.</p>
<p>A inizio 1998 rimane in Florida ma si sposta al <strong>Miami Fusion</strong>. A metà stagione ecco però i Mondiali di Francia, dove l&#8221;età si fa sentire, e la Colombia finisce subito fuori, anche se l&#8217;assist per l&#8217;1-0 vincente di <strong>Leider Preciado</strong> sulla Tunisia è il suo. Dopo i Mondiali lascia la Nazionale con alle spalle 111 partite e 11 gol.</p>
<p>A Miami guida un team inesperto, appena entrato in MLS, sino playoff, continuando a fornire assist a profusione, e <a href="http://articles.sun-sentinel.com/1998-09-24/news/9809230629_1_fusion-coach-ivo-wortmann-colombia">facendo parlare i giornali</a> della sua vita privata fatta di mogli, ex mogli, amanti e figli sparsi tra gli USA e la Colombia. &#8220;<em>Qual&#8217;è il problema se ho qualche affare lì fuori</em>&#8220;, disse al Miami Sun-Sentinel in risposta ad una domanda su una sua amante. &#8220;<em>Nessuno ha diritti su di me</em>&#8220;.</p>
<p>Nel 1999, a stagione iniziata, il ritorno a Tampa Bay, dove continua ad illuminare il gioco. Ma il club <a href="/2012/01/mls-10-anni-fa-laddio-a-miami-e-tampa/">verrà chiuso dalla MLS</a> insieme al Miami Fusion a fine stagione 2001 a causa delle difficoltà finanziarie, il momento più brutto della ormai quasi ventennale storia della lega USA.</p>
<p><strong>La chiusura a Denver </strong></p>
<p>Chiusa la parentesi della Florida, Valderrama viende spedito dalla MLS al freddo delle montagne rocciose, andando ad indossare la maglia (ai tempi ancora neroazzurra) dei <strong>Colorado Rapids</strong>, diventando a 40 anni il più anziano giocatore ad aver militato sino ad allora in MLS, spingendo però anche stavolta la sua squadra sino ai playoff nell&#8217;ultima stagione della sua carriera, nel 2002. E ai Rapids sono serviti anni &#8211; anche a causa di una proprietà non molto interessata ad investire, pur trattandosi di<strong> Stan Kroenke</strong>, oggi azionista di maggioranza dell&#8217;Arsenal &#8211; per tornare a quei livelli dopo aver perso El Pibe proprio il mancato accordo sul rinnovo, che lo porta a chiudere la carriera sulla soglia dei 42 anni. L A tutt&#8217;oggi è secondo nella classifica degli assist in MLS con 114 dietro il solo <strong>Steve Ralston</strong> (121), che iniziò la carriera proprio con Valderrama a Tampa.</p>
<p>Dice di lui l&#8217;ex compagno:<em> «Al college avevo un poster di Valderrama in camera, e pochi mesi dopo stavo giocando con lui. Era incredibile col pallone, non lo perdeva mai. La sua visione e i suoi passaggi erano perfetti<em>».</em></em><em><br />
</em></p>
<p>Nel 2004, per la sua partita di addio, arrivarono sino in Colombia <strong>Diego Armando Maradona, Enzo Francescoli, Eric Cantona</strong>, il colorito portiere messicano <strong>Jorge Campos</strong> (ex LA Galaxy) e il cileno <strong>Iván Zamorano</strong>, a dimostrazione del rispetto guadagnato in oltre 20 anni di carriera, e nel 2005 <strong>Pelé</strong> lo inserisce tra i migliori 100 giocatori del XX secolo.</p>
<p>E proprio la memoria delle sue gesta ha dato il via negli anni ad un <a href="/2012/01/la-mls-e-linvasione-dei-cafeteros/">canale diretto tra la Colombia e la MLS</a>, che ha visto sbarcare negli USA tanti giocatori: nomi di livello come <strong>Adolfo “El Tren” Valencia</strong> (il cui figlio gioca coi Portland Timbers), <strong>Diego Serna</strong>, l&#8217;ex Aston Villa <strong>Juan Pablo Angel</strong>, Ó<a href="/2014/01/colorado-rapids-pareja-si-e-dimesso/">scar Pareja (oggi coach tra i più quotati della lega)</a>, fino ai più recenti <a href="/2011/04/stagione-finita-per-david-ferreira/">David Ferreira</a> (MLS MVP 2010), l&#8217;attaccante  Fredy Montero, il veterano portiere Faryd Mondragón e il difensore Carlos Valdés.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.mlssoccer.com/players/carlos-valderrama">Vai alla scheda della carriera in MLS di Carlos Valderrama</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arrestato in Messico il portiere &#8220;gato&#8221; Ortiz</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 16:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Americo Costi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Omar Ortiz</strong>, detto «el gato», fino al 2010 portiere titolare del Monterrey (squadra vincitrice dell&#8217;ultima edizione della CONCACAF Champions&#8217; League nella finale contro il Real Salt Lake) poi squalificato per positività all&#8217;antidoping è stato arrestato dalla polizia messicana insieme ad altre quattro persone.</p>
<p>Ortiz era diventato un cacciatore di prede &#8211; che sceglieva tra i ricchi della capitale economica del paese, Monterrey, gente che conosceva bene &#8211; per una banda di rapitori. Secondo la magistratura i banditi hanno ammesso 20 rapimenti, tutti conclusi con riscatti non elevati, il 10% dei quali finiva nelle tasche di Ortiz. Un fenomeno, quello dei rapimenti lampo, purtroppo molto diffuso in Messico.</p>
<p>Brutta, e a questo punto definitiva fine di carriera per il 35enne portiere che ha esordito nel 1997 col <strong>Club de Fútbol Monterrey</strong>, passando poi per Atletico Celaya (guadagnandosi anche una presenza in Nazionale nella Gold Cup 2002, contro il Guatemala), Jaguares de Chiapas, Necaxa e Atlante, in cui nel 2009 giocò anche contro la <strong>Houston Dynamo</strong> nella semifinale di Champions.</p>
<p>Nel maggio 2010 <a href="http://www.socceritalia.info/files/2012/01/default.aspx">arriva la squalifica di due anni</a> per essere risultato positivo due volte agli steroidi in Copa Libertadores col Monterrey.</p>
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		<title>MLS, 10 anni fa l&#8217;addio a Miami e Tampa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 09:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Spicciariello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era l&#8217;8 gennaio 2002: dieci anni, ma sembra un&#8217;era geologica. Fu quando il l&#8217;allora da poco Commissioner della Major League Soccer Don Garber annunciò la chiusura delle franchigie Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion con valenza immediata. La decisione &#8211; la prima del genere per la MLS che non aveva mai nemmeno spostato un club [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era l&#8217;8 gennaio 2002: dieci anni, ma sembra un&#8217;era geologica. Fu quando il l&#8217;allora da poco Commissioner della Major League Soccer <strong>Don Garber</strong> annunciò la chiusura delle franchigie<strong> Tampa Bay Mutiny</strong> e <strong>Miami Fusion</strong> con valenza immediata.</p>
<p>La decisione &#8211; la prima del genere per la MLS che non aveva mai nemmeno spostato un club &#8211; venne presa all&#8217;unanimità dal Board of Governors al termine di un lavoro di revisione dell&#8217;intera strategia della lega.</p>
<p>Si arrivava da un anno particolare, agli opposti, con i Mutiny reduci da un ultimo posto, mentre il Fusion avevano chiuso col miglior record la regular season e con aumento degli spettatori del 50%. Ma Tampa Bay era priva di un investitore sin dal primo giorno, vennedo sussidiata dalla lega, mentre a Miami la valutazione fu che il team dell&#8217;investitore <strong>Ken Horowitz</strong> (uno un po&#8217; &#8220;tirato&#8221; negli investimenti) non avesse abbastanza sostegno da parte della città. Ma era la situazione generale a non essere affatto &#8220;florida&#8221; (ci si scusi il gioco di parole). La MLS infatti era alla ricerca di investitori per il <strong>Dallas Burn</strong> (oggi FC Dallas) e i San Jose Earthquakes, mentre l&#8217;<strong>Anschutz Entertainment Group</strong> aveva deciso di subentrare quale investor-operator del D.C. United.</p>
<p>Vennero inoltre cambiate le regole interne, puntando a dare ai club maggiori quote dalle vendite di biglietti, dagli sponsor e dai diritti TV, ceduti ad ABC e ESPN. Altra nossa fondamentale fu la fondazione della <strong>Soccer United Marketing</strong>, il braccio business della MLS, il cui primo atto fu l&#8217;acquisto dei diritti televisivi  per i Mondiali 2002 e 2006 e per quelli femminili 2003, poi ceduti ad ABC e ESPN.</p>
<div>All&#8217;epoca la <strong>Major League Soccer</strong> vedeva tra gli investitori Philip Anschutz e l&#8217;AEG (Chicago Fire, Colorado Rapids, D.C. United, Los Angeles Galaxy e i  MetroStars), la famiglia  Hunt (Dallas,  Columbus Crew e Kansas City Wizards), la fa,miglia Kraft (New England Revolution), e gli investitori finanziari Kenneth Horowitz (per aver perso Miami), <strong>Alan Rothenberg</strong> (che fu anche titolare di LA Wolfs e <strong>Los Angeles Aztecs</strong> nella NASL e per aver guidato il Comitato organizzativo delle Olimpiadi 1984 e dei Mondiali 1994) e l&#8217;agenzia pubblicitaria Dentsu.</div>
<p>Ma fu subito evidente come la vera cura da cavallo passasse per la contrazione, anche per puntare ad avere un titolare per ogni team (cosa che però si sarebbe verificata solo anni dopo): &#8220;<em>[...] Il fatto che ogni club avrà un investor-operators renderà la MLS più forte e più strutturata in ottica futura.La decisione di abbandonare entrambe le città è stata estremamente difficile, ma purtroppo non c&#8217;era altra soluzione economica sostenibile al momento, ma speriamo di ritornare in Florida nei prossimi anni quando la lega si espanderà</em>&#8220;, <a href="http://www.socceritalia.info/files/2002/01/major-league-soccer-announces-elimination-of-tampa-bay-mutiny-and-miami-fusion-for-2002-season.aspx">disse Garber in comunicato</a>.</p>
<p>Ma se la decisione fu difficile per la lega, per i giocatori delle due squadre fu addirittura shockante, vista anche la tempistica &#8211; gennaio &#8211; con la prepazione omai alle porte e senza nemmeno un annuncio da parte dei due team.</p>
<p>Tra i top players di Tampa Bay c&#8217;era il centrocampista <strong>Steve Ralston</strong>, oggi assistant coach alla Houston Dynamo e all&#8217;epoca alla sua sesta stagione in MLS, che aveva appena comprato casa ed avuto una figlia. &#8220;<em>L&#8217;anno precedente si era parlato di un trasferimento a Rochester, [N.Y.],” ha raccontato recentemente a MLSsoccer.com, &#8220;ma a quel punto non pensavamo succedesse qualcosa. Addirittura lo sapemmo dai messaggi degli amici, perché ci stavamo allenando e non avevamo avuto sentori di nulla</em>&#8220;.</p>
<p>Miami presentava in parta l&#8217;allora 22enne <strong>Nick Rimando</strong>, oggi colonna del Real Salt Lake con cui ha anche vinto una MLS Cup nel 2009, che si trovava in ritiro con la Nazionale USA del CT Bruce Arena a Claremont (CA) quando arrivò la notizia. “<em>Ci fu un po&#8217; di panico. La mia prima reazione fu &#8216;Sono senza lavoro ma voglio continuare a giocare. Sono in Nazionale ma senza squadra&#8217;</em>&#8220;.</p>
<p>Ma in breve tutto finì per sistemarsi. Anzi, tutto il meglio delle due squadre si riverso sugli altri team della MLS,- attraverso allocation e un &#8220;dispersal draft&#8221;  andando ad elevare il tasso tecnico medio, all&#8217;epoca non prioprio al meglio. A guadagnarne di più fu certamente New England, dove sbarcarono da Tampa Steve Ralston &#8211; che diventerà il Revs con più presenze in assoluto -  l&#8217;attaccante <strong>Mamadou Diallo</strong>, mentre da arrivarono l&#8217;attaccante <strong>Alex Pineda Chacón</strong> (oggi coach degli Atlanta Silverbacks della NASL), <strong>Carlos Llamosa</strong> e <strong>Jim Rooney</strong>, che trovarono a Boston l&#8217;ex compagno <strong>Jay Heaps</strong> (<a href="http://www.socceritalia.info/2011/11/15/e-jay-heaps-il-nuovo-coach-dei-revs/">recentemente nominato coach del New England</a>). In pratica il nocciolo dei Revs che avrebbero dominato il decennio, senza però mai vincere.</p>
<p>Mentre il doppio ex, il colombiano <strong>Carlos Valderrama</strong> (recordman di assist nella MLS) era volato ai Rapids gà nel 2001, Rimando andò al D.C. United, dove vinse la sua prima MLS Cup; a Colorado <strong>Pablo Mastroeni, Kyle Beckerman</strong> e <strong>Chris Henderson</strong> (attuale direttore tecnico dei Seattle Sounders), e <strong>Tyrone Marshall</strong> a LA. La sorpresa maggiore fu invece <strong>Preki</strong>. Di origine serba, 39enne, ex Stella Rosa Belgrado ed Everton, tutti i team rinunciarono a prenderlo nel draft, e quindi il giocatore tornò a Kansas City, dove aveva vinto la MLS Cup nel 2000 ed era stato MVP e capocannoniere nel 1997, finendo per vincere il premio una seconda volta nel 2003, chiudendo la carriera all&#8217;età di 42 anni.</p>
<p>Per quanto riguarda le due città, dopo alcuni anni senza calcio qualcosa si è mosso. A Tampa Bay dall&#8217;anno scorso c&#8217;è stato il ritorno &#8211; con buon successo di pubblico &#8211; dei Tampa Bay Rowdies, nome mitico degli anni della NASL originale, quando vi giocava gente del calibro di Rodney Marsh. A Miami le cose sono andate meno bene. Nonostante gli investimenti della brasiliana Traffic, che ha portato in Florida giocatori quali i campioni del mondo Romario e Zinho, a causa delle scarse presenze dall&#8217;anno scorso il team si è trasferito a Ft. Lauderdale, dove dal 2010 è stato ribattezzato Ft. Lauderdale Strikers, andando a giocare nello storico Lockhart Stadium. Fallito invece nel 2008 il tentativo del <strong>Barcellona</strong> e dell&#8217;imprendiotre nelle TLC <strong>Marcelo Claure</strong> di portare la MLS in città.</p>
<p>Rimasero quindi 10 team: Chicago Fire, Columbus Crew, D.C. United, MetroStars e New England Revolution nella Eastern Conference; Colorado Rapids, Dallas Burn, Kansas City Wizards, Los Angeles Galaxy e i campioni in carica San Jose Earthquakes (che saranno spostati a Houston nel 2006 per poi tornare a casa due anni dopo causa mancanza di stadio) nella Western. Di tutti i team, solo Columbus aveva il proprio Soccer Specific Stadium, mentre le altre erano costrette ad affittare costosi ed enormi stadi da football con problemi di calendario, dovendo anche spesso giocare con le linee colorate.</p>
<p>Ma quella decisione cambiò la storia di una lega che oggi invece naviga in acque sicure grazie proprio a quanto accaduto dieci anni fa, tra riduzione delle spese, accordi TV e investimenti sugli stadi di proprietà. “<em>C&#8217;è voluto un po&#8217; di tempo per raccogliere i frutti delle nostre scelte, ma ci tenevamo a far capire che la nostra era una scelta di sopravvivenza, un investimento sul nostro futuro</em>&#8220;, ha ricordato il presidente della MLS <strong>Mark Abbott</strong> a MLSsoccer.com.</p>
<p>Un futuro che iniziò cambiare proprio nell&#8217;estate 2002 con la splendida cavalcata della Nazionale USA sino ai quarti di finale dei Mondiali di Giappone e Corea del Sud, venendo immeritatamente eliminata dalla Germania. Una performance che accese i riflettori sul soccer, anche da parte di nuovi investitori. E così nel 2004 il messicano <strong>José Vergara</strong> decise di lanciare il Chivas USA, mentre nel 2005 tocco alla <strong>Maple Leaf &amp; Entertainment</strong> (proprietaria anche dei Toronto Raptors della NBA) investire sul Toronto FC, che immediatamente fu un successo cittadino in termini di pubblico, che affollò il nuovo stadio, il BMO Field. E così via passando per il ritorno di San Jose, il cambio nome di Dallas e KC con i rispettivi stadi,  la trasformazione dei metroStars con la Red Bull, lo sbarco di Real Salt Lake (lì dove in Utah mai il calcio si era avuto a certi livelli), Philadelphia, Seattle (sicuramente il più grande successo della MLS), Portland e Vancouver e &#8211; ultima per ora &#8211; Montreal. E in 10 anni da 3 investors-operators siè passati a 18, e da uno stadio per il calcio a 15.</p>
<p>Ricorda <strong>Ivan Gazidis</strong>, allora Deputy Commissione della MLS e oggi CEO dell&#8217;Arsenal, anche grazie alla sua esperienza di successo con la lega USA: “<em>Ero lì nel 2001, e credetemi, nessuno avrebbe pensato in quel momento che saremmo arrivati a 19 squadre . Ora ci sono molti investiori, un pubblico da record, contratti TV e grandi relazioni con gli sponsor. Tutte cose impensabili 10 anni fa</em>&#8220;, ha raccontato a MLSsoocer.com</p>
<p>Ancora Abbott: &#8220;<em>Sapevamo dove volevamo andare, e potevamo farlo solo facendo crescere la lega oltre le 10 squadre di allora. Ma non ho dubbi nel dire che senza la decisione di ridurre il numero di team nel 2002 oggi la MLS non sarebbe qui</em>&#8220;. Un doppio passo indietro dieci anni fa diventato poi un passo enorme verso un grande presente.</p>
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