SPORT
L'esperienza dell'attaccante della Nazionale USA, nato in Alabama ma di origini islandesi (ha anche giocato un match con l'U21), Aron Johannsson, con la maglia del Werder Briema non è stata delle migliori sin dall'inizio, motivo per il cui il giocatore si starebbe guardando intorno. "E 'stato l'anno più difficile della mia carriera fino ad ora, molto difficile con molte esperienze spiacevoli", aveva dichiarato poco tempo fa. Secondo la ESPN, Johannsson potrebbe lasciare il club della Bundesliga già in estate, se le cose non dovessero cambiare. L'ex AZ è infatti sceso in campo solo 8 volte da inizio stagione, anche a causa del tempo di recupero necessario per un infortunio subito in estate, stando anche spesso in Islanda lontano quindi dal Werder, e rimanendo fuori negli ultimi quattro match consecutivi (tre vittorie per i biancoverdi) . Lunedì l'allenatore del Werder Alexander Nouri ha dichiarato che Johannsson “deve lavorare per avere un'altra chance" nelle prossime settimane, fondamentali per il team in lotta per non retrocedere. Sbarcato in Germania nel 2015 con un quadriennale, Johannsson è rimasto spesso fuori per infortunio, con la prima stagione al Werder chiusa con sole 6 partite giocate. In totale sono quindi 14 le sue apparizioni a Brema, con tre gol. Una discontinuità che ad oggi gli è anche costata il posto con la Nazionale USA dopo le 19 partite giocate nell'era di Jurgen Klinsmann CT.

Calciomercato

Uno degli obiettivi prioritari del centro di formazione del Psg è di individuare il “futuro Messi”, da lanciare un giorno in prima squadra e imitare i fasti del Barcellona. Per questo il club dell’emiro del Qatar ha potenziato la cellula di osservatori sguinzagliati in giro per la Francia e in particolare nella regione parigina da dove sono emersi gran parte dei talenti francesi, da ultimo Paul Pogba. Nel frattempo però i campioni di Francia si godono il “futuro Weah”. Anzi, suo figlio piccolo Timothy Weah, che a 15 anni gioca con gli Under 17 del Psg e segna a raffica, per la gioia del papà ex rossonero ed ex Pallone d’oro, George. Doppio passaporto statunitense, essendo nato a New York, e francese, il figlio del grande Weah sogna di indossare un giorno la maglia del Psg che oggi domina in patria e aspira alla Champions League. Il 15enne che misura già 1m84 aveva superato i provini anche al Chelsea (dove il padre vinse la FA Cup 2000), ma un anno e mezzo fa ha scelto la società in cui papà George giocò dal 1991 al 1995, prima di esplodere nel Milan. All’esordio con la squadra di categoria d’età superiore una settimana fa, il ragazzo nato nel 2000 cresciuto nelle giovanili del Red Bull di New York ha segnato una tripletta. Confermando così il giudizio dei responsabili del centro di formazione che lo definiscono un “fenomeno”, secondo Le Parisien. E anche il giudizio di papà George: “Non lo dico perché è mio figlio, ma Timothy ha grandi qualità: è veloce, ha il fiuto del gol, del gioco e rispetta le indicazioni dell’allenatore. Non credo gli pesi il cognome che porta, conosce la mia carriera. E poi gli dico sempre che il talento non basta. Per sfondare bisogna lavorare duro”. E il Psg spera che un giorno Timothy diventi come papà George. (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#xfbml=1&version=v2.3"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);}(document, 'script', 'facebook-jssdk'));Merci L'equipe. Thanks to L'equipe for the nice article I'm extremely grateful....Pubblicato da Timothy Weah su Giovedì 21 gennaio 2016 La sua carriera è iniziata nel 2012, quando fu selezionato dallo U.S. Club Soccer’s id2 program. In seguito è passato al BW Gottschee, squadra di Rosedale, N.Y., da dove l'ha chiamato nell'U14 l'allora CT  Hugo Perez. Nel 2014 il passaggio all'academy dei New York Red Bulls, cui pochi mesi dopo è seguito il trasferimento a Parigi. "Quando giocava nelle giovanili dei NY Red Bulls era lui che mi parlava sempre  della Francia. Voleva venire a PSG, c'è. Spero abbia i mezzi per perseguire il suo sogno. Ho appena telefonato Reuzeau Bertrand (NdR: centro di formazione ufficiale) e gli hanno dato una possibilità, e lo vedono progredire ogni giorno", ha spiegato il padre a Footmercato.net. Nonostante giochi in Europa, Tim però continua il suo percorso con gli USA (per indossare la maglia della Francia dovrebbe chiedere il permesso alla FIFA), e lo scorso dicembre era con gli USA U-17 per le Nike International Friendlies in Florida, mentre ad aprile 2015 un suo rigore ha condannato l'Italia nel Torneo Rocco. Il suo giocatore preferito è Leo Messi ("anche per la sua umiltà"), e il suo obiettivo - come raccontato a BigAppleSoccer.com tre anni fa, è "diventare professionista, perché mostra che hai lavorato duro per arrivare in squadra, dovunque tu sia, in Europa, Asia o MLS". Prossimo passo per team cercare di superare almeno il fratello, il 28enne George Weah jr, cresciuto nel Milan (dove è rimasto fino ai 20 anni) e poi passato per Svizzera e Bulgaria, sino a giocare un paio di match da sostituto nella seconda squadra del PSG nel 2014. Ex nazionale U20 USA anche lui, in seguito ha acecttato la convocazione per la Liberia. [caption id="" align="aligncenter" width="750"] Nazionale USA U15, Timothy Weah è il secondo da sinistra[/caption]

Yanks Abroad

Huddersfield è una cittadina dello Yorkshire con poco meno di 150mila abitanti, la cui gloria calcistica risale ai lontani anni '20, quando vinse una F.A. Cup nel 1922 e diventò la prima squadra inglese a vincere tre titoli consecutivi fra il 1924 e il 1926 (record uguagliato solo da altre tre squadre fino ad oggi). Una gloria mai dimenticata, anche se l'ultima stagione in prima divisione (oggi Premier League) che risale al 1956. Oggi l'Huddersfield Town A.F.C. si difende nel Championship, la seconda divisione, con 7 punti sulla terzultima. Ma l'aspetto interessante è che a guidarlo in panchina è un americano, il primo della storia ad allenare a livello pro in Inghilterra. Si tratta di David Wagner. Wagner è un altro "figlio della NATO", come i vari Jermaine Jones, Fabian Johnson o Timothy Chandler: sua padre infatti è un ex soldato dell'esercito degli Stati Uniti, mentre sua madre tedesca. Oggi di gente come lui, anche grazie a Jurgen Klinsmann, ce n'è in abbondanza nella Nazionale USA,  ma quando nel 1996 - indossava la maglia dello Schalke 04 - l'allora CT USA lo convocò in Nazionale, come lui c'era il solo Thomas Dooley (attuale CT delle Filippine), che lo aveva raccomandato al CT, che si fidò senza aver mai visto giocare l'attaccante nato a Geinsheim am Rhein (passato per la Germania U18 e U21), che alla fine avrebbe messo insieme solo 8 partite, l'ultima delle quali nel 1998. Dopo aver smesso di giocare nel 2005, al termine di una carriera spesa tra Eintracht Francoforte, Mainz, lo Schalke con cui nel 1997 vince la Coppa UEFA, Wagner si iscrive all'università per studiare scienza dello sport, e per lui nel 2011 arriva l'incarico di allenatore in seconda del Borussia Dortmund, a fianco di Jurgen Klopp, con cui aveva giocato al Mainz (facendolo finire prima in panchina e poi in difesa) e di cui è stato testimone di nozze. Gli viene anche affidata la responsabilità del Borussia Dortmund II U23 che milita in terza divisione, formando tra gli altri l'attaccante Terrance Boyd, oggi al RB Leipzig. Con Klopp sono anni di successi e soddisfazioni, e il club lo conferma anche in questa stagione dopo l'addio dell'allenatore che aveva guidato il gialloneri sino alla finale di Champions League. Subito bene in Inghilterra  L'1 novembre scorso però Wagner ha dato le dimissioni dal Borussia Dortmund, e si credeva avrebbe seguito Klopp al Liverpool. Dopo soli 4 giorni invece la sorpresa dell'ingaggio da parte dell'Huddersfield, che in poco tempo ha portato fuori dai bassifondi della classifica. L'obiettivo di Wagner, oltre una salvezza tranquilla, è di porre fondamenta stabili all'Huddersfield, arrivando magari a puntare la Premier League dopo 45 anni di assenza. “Alla fine, col duro lavoro, e solo col duro lavoro, migliori sempre", ha spiegato Wagner. "Primo, tutti devono sapere che l'Huddersfield è un club molto solido, senza ansie di errori o illusioni. E' un club solido, il cui proprietario è nato ad Huddersfield e vive ad Huddersfield. D'altro verso, è una delle città più piccole del Championship. Guardiamo al lungo termine nel costruire. E speriamo di sorprendere in futuro". Al Guardian ha raccontato: “La prima telefonata è stata di Stuart Webber (DS dell'Huddersfield), che mi ha spiegato come il club stesse cercando una nuova via. Gli era piaciuto molto ciò che avevamo fatto a Dortmund e mi ha chiesto: 'E' possibile farlo in Inghilterra?'. Gli ho risposto: 'Perché no?'.  E' possibile se hai giocatori e un club di mentalità aperta. E' possibile ovunque. Mi piace la velocità, la passione. Il Bayern Monaco per esempio ha successo, ma un altro stile. Lo rispetto, ma a me ne piace un altro. Ci sono modi diversi di arrivare al successo. Ad Huddersfield abbiamo il nostro modo, e questo è ciò che voglio". E i primi risultati del duro lavori si stanno già vedendo, come dimostra l'entusiasmo del Macron Stadium, che per lui ha già coniato il coro "Daivid Wagner, he's better than Klopp". Contenti anche i giocatori, che iniziano a vedere i risultati del lavoro tattico (pressing e ripartenze) e delle doppie sedute di allenamento e dei ritiri. E dopo il pari di ieri in FA Cup col Reading Wagner punta a passare il turno nel rematch e magari ad affrontare il Liverpool del suo amico Klopp nei turni successivi.  Futuro a stelle e strisce? L'ascesa di Wagner sta suscitando l'interesse di molti negli Stati Uniti, dove uno dei suoi primi fan è il suo ex compagno di Nazionale e oggi opinionista tv Eric Wynalda: “Nel poco tempo che ho giocato con David mi ha fatto un'impressione davvero positiva. Penso che la strada intrapresa sotto la guida di Klopp, l'esperienza accumulata, i giocatori con cui ha lavorato, lo mettano nella posizione di aspirare a grandi incarichi nel futuro". E lo stesso Wynalda ne ha approfittato per criticare il CT USA Klinsmann: "Spero che Wagner abbia successo, visto che abbiamo speso un sacco di tempo a cercare un tedesco quale nuova guida della Nazionale. Sarebbe bellissimo se la federazione pensasse a David. Ma prima deve conquistarsi i gradi sul campo. ma un giorno potrebbe guidare la Nazionale, e non credo di esagerare"

Yanks Abroad

Il Real Oviedo ha raggiunto un accordo per l'ingaggio del difensore americano difensore Kwame Shaquell Moore, "Shaq", che per questa stagione sarà mandato a formarsi al Vetusta, la filiale del club spagnolo che milita nella Tercera Division (la quarta serie spagnola). Il giocatore, nato il 2 novembre 1996 a Powder Springs (Georgia), è un terzino destro, che può giocare anche come difensore centrale, e arriva dal Hurricane Valencia, club fallito che ha lasciato i calciatori in rosa senza stipendi. Negli USA Moore si è formato alla IMG Academy e poi nelle giovanili del FC Dallas della Major League Soccer. Con gli Stati Uniti U-20 si è messo in evidenza del nel Campionato CONCACAF 2015 di qualificazione al Mondiale di categoria, venendo poi convocato per il Mondiale FIFA Under 20 dello scorso anno in Nuova Zelanda. Moore si mette così alle spalle il brutto periodo passato negli ultimi mesi, purtroppo comune a quello di tanti altri giocatori in tutta Europa. "È già difficile essere un calciatore americano in Europa, così è ancora più complesso", aveva dichiarato a Marca.

Calciomercato

Con la Jupiler League belga ferma sino al 15 gennaio, potrebbe arrivare già nei prossimi giorni la prima convocazione da parte della Nazionale USA guidata da Jurgen Klinsmann per il 21enne Kenny Saief, centrocampista offensivo del KAA Gent. L'anticipazione è stata data dal sito israeliano Sport5. Saief infatti è nato a Panama City, in Florida, da genitori israeliani, e proprio in Israele è cresciuto dall'età di 4 anni. L'interesse per il giocatore è stato confermato dalla stessa US Soccer Federation. “Sapevo che qualcuno della Nazionale USA mi stava seguendo", ha spiegato Saief in un'intervista al sito American Soccer Now. “Dovessi ricevere una chiamata dagli USA penso che la accetterei. Quale squadra è migliore [tra Israele e USA]? IPenso siano meglio gli Stati Uniti. Giocano ogni quattro anni i Mondiali, e da calciatore penso siano meglio". Avendo Saief giocato nelle giovanili israeliani, per lui sarà nel caso necessario il cosiddetto one-time switch con la FIFA per indossare la maglia a stelle e strisce, anche ciò probabilmente causerà ulteriori polemiche sui "dual nationals" che giocano per gli USA. “Alla fine è una mia decisione", ha aggiunto Saief ad American Soccer Now. “Rispetto mio padre, e forse nei suoi piani per me c'era la Nazionale israeliana, ma sento che posso farcela da giocatore della Nazionale USA". Kenneth "Kenny" Hasan Saief, questo il suo nome completo, si è messo in mostra quest'anno giocando in 5 match di Champions League, in cui il Gent il primo team belga a raggiungere gli ottavi di finale negli ultimi 16 anni. “Spero di poter mettere in mostra cosa posso fare. Se giocassi per gli Stati Uniti darei il mio meglio. Ma prima vediamo se la chiamata arriva”. Prima di trasferirsi in Belgio Saief ha indossato le maglie di Bnei Sakhnin, Hapoel Haifa Ironi Kiryat Shmona e Ironi Nir Ramat HaSharon. 

Nazionale USA

Il portiere Brad Guzan inizia vedere il proprio futuro alquanto incerto al Villa Park, specie dopo che l'allenatore Remi Garde ha messo l'acquisto di un nuovo portiere tra le priorità del mercato di gennaio. Per sostituire Guzan, vice di Tim Howard (Everton) nella Nazionale USA, Garde avrebbe individuato il portiere dell'Olympique Marsiglia e già nazionale francese Steve Mandanda (in foto). Mandanda, 30 anni, ha in contratto in scadenza a giugno, e l'OM sarebbe disposto a lasciarlo andare per una fee minima. Quali alternative sulla lista di Garde ci sarebbe anche l'italiano Salvatore Sirigu, finito in panchina al PSG. In ogni caso sembra che il tempo di Guzan quale portiere titolare sia ormai segnato, visto anche che l'ex Chivas USA quest'anno è riuscito a non prendere gol solo due volte. Guzan era stato promosso titolare sotto la guida di Paul Lambert, per poi finire in panchina con l'arrivo di Tim Sherwood, che gli ha preferito l'irlandese Shay Given. LEGGI: Brad Guzan, la porta della Nazionale USA è sua Dopo che l'estate scorsa i Villans sembravano aver scelto Asmir Begovic, finito al Chelsea, Guzan era stato bravo a riconquistarsi fiducia e posto col nuovo allenatore, ma da allora le critiche dei tifosi non si sono mai fermate, e ora l'Aston Villa cerca il suo sostituto. Il contratto di Guzan col Villa andrà in scadenza il 30 giugno 2017.

Calciomercato

"Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha invece risposto Chandler. Timothy Chandler dovrebbe riconsiderare i suoi impegni con la Nazionale USA. Lo affermato, in maniera abbastanza irrispettosa in quanto difficilmente lo avrebbe detto con altre Nazionali coinvolte, l'allenatore dell'Eintracht Francoforte Armin Veh, secondo cui gli impegni internazionali stanno limitando la crescita del giocatore nel suo club. Il 25enne difensore è rientrato a Francoforte lo scorso giovedì, reduce dall'impegno con gli USA in CONCACAF Gold Cup, ultimo a tornare dopo che i compagni di Nazionale John Anthony Brooks dell'Hertha Berlino e il laterale del 'Gladbach Fabian Johnson si erano già rivisti da una settimana per propria scelta. "Dovrà aspettare", ha detto Veh riferendosi a Chandler. Nella scorsa stagione, reduce dal Mondiale brasiliano, l'allenatore Thomas Schaaf aspettò quattro match di campionato prima di spedirlo in campo da titolare in un campionato in cui ha poi collezionato 29 presenze totali (25 dall'inizio). Ma secondo Veh gli impegni estivi con gli USA stanno minando la carriera di Chandler, che anche l'anno prossimo sarà impegnato nella post season con la Nazionale a stelle e strisce che parteciperà alla Copa America Centenario. "Capisco che voglia giocare con gli USA, ma così non aiuta né me né l'Eintracht", ha spiegato Veh alla Bild. "Deve domandarsi cosa voglia veramente", ha aggiunto con tono anche minaccioso. [caption id="" align="aligncenter" width="738"] Timothy Chandler è sceso in campo 26 con la maglia degli USA[/caption] Ma Chandler non ci pensa per niente a mollare. "Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha dichiarato Chandler alla stampa. Tornato dalla CONCACAF Gold Cup, Chandler ha passato una settimana a Norimberga. "Non è stata proprio una vacanza, perché il calcio ce l'ho sempre in testa", ha spiegato alla Frankfurter Rundschau. "Fisicamente non ho perso molto, non devo iniziare da zero. Sarò pronto per l'avvio della Bundesliga la prossima settimana". Sul dover aspettare preannunciato da Veh: "Posso capirlo. I miei compagni si sono allenati per sei settimane. Ma quando l'allenatore avrà bisogno di me, ci sarò". Si attende a questo punto la posizione di Jurgen Klinsmann, che certamente non avrà apprezzato.

Yanks Abroad

Ha preso il via oggi la stagione 2015/16 della Premier League, e anche quest'anno sono tanti i giocatori americani in cerca di spazio nei vari club inglesi. Reduce da un'ottima (solo per lui però) CONCACAF Gold Cup, il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan si riprenderà il posto, mentre Tim Howard e Geoff Cameron cercheranno di aiutare Everton e Stoke City rispettivamente a ottenere qualche buon risultato. Oltre ai veterani, ci sono però anche ragazzi molto interessanti come Gedion Zelalem, DeAndre Yedlin, e Cameron Carter-Vickers, che proveranno ad imporsi nei grandi club di cui indossano la maglia. Mancherà invece in Premier League dopo 18 stagioni consecutive l'ex portiere della Nazionale USA (84 presenze) Brad Friedel, che alla verde età di 44 anni ha deciso di ritrarsi dal calcio giocato per diventare commentatore televisivo e ambasciatore del Tottenham negli USA. Tra i suoi lasciti, il record di partite consecutive per un giocatore in Premier, ben 310, giocate con le maglie di Blackburn, Villa e Spurs. Gedion Zelalem (Arsenal). A soli 18 anni, lo spazio di crescita di questo giovane talento è enorme. Ma forse quest'anno, dopo che Arséne Wenger lo ha provato col contagocce, Zelalem dovrà dimostrare di essere definitivamente pronto per il grande palcoscenico della Premier League. Per il talentino di origini etiopi sarà anche un anno di necessaria crescita fisica, se vorrà affrontare al meglio gli avversari in Inghilterra e in Nazionale, avendo mostrato qualche limite nella recente esperienza Mondiale con l'U20 americana. Probabile per lui ancora spazio con le riserve dei Gunners. Brad Guzan (Aston Villa). Dopo aver perso il posto per un brutto errore contro il City, Guzan ha visto partire l'irlandese Shay Given e in estate ha mostrato ottime cose, al punto che il manager Tim Sherwood ha detto chiaramente che sarà lui il titolare. E per l'ex Chivas USA di lavoro ce ne sarà eccome, con un Villa che ha smantellato cedendo i migliori, a cominciare dall'attaccante Christian Benteke, e che si troverà probabilmente in lotta per non retrocedere. Tim Howard (Everton). Alla decima stagione con i Toffees, con un totale di 389 partite in blue, per Howard potrebbe essere una stagione decisiva, specie dopo aver giocato una stagione non splendida, nonostante l'anno sabbatico preso dalla Nazionale. A 36 anni e mezzo, dovrà trovare la piena forma per convincere Roberto Martinez a tenerlo sino a fine contratto (2018) e il CT USA Jurgen Klinsmann a riconsegnarli le chiavi della Nazionale. Geoff Cameron (Stoke City). Ha saltato la Gold Cup su richiesta del club (anche se Klinsmann ormai lo vede poco dopo il disastro con l'Irlanda in inverno), che voleva il suo pieno recupero dopo il lungo infortunio. Con l'arrivo del terzino destro, ex Liverpool, Glen Johnson, per Cameron probabile ruolo da centrle di difesa, specialmente con Ryan Shawcross fuori per almeno due mesi. Ma Cameron può essere utile anche in mezzo a dare copertura ad un attacco targato Barcellona e composto da Ibrahim Affelay e Bojan Krkic. Cameron Carter-Vickers (Tottenham Hotspur). Pochettino ci crede, come ha dimostrato portandolo in tour negli USA dopo averlo visto ben figurare al Mondiale U20. A soli 17 anni il difensore ha già un curriculum di rispetto, con nelle gambe già molti minuti con la prima squadra, anche se molto probabilmente quest'anno sarà ancora in gran parte con le riserve. DeAndre Yedlin (Tottenham Hotspur). Alla sua prima stagione piena con gli Spurs, la sua situazione lo vede un po' in sospeso. Probabile per lui un prestito in Premier o nel Championship per mettere minuti nelle gambe, dopo 8 mesi in cui lo si è visto solo in Nazionale. Dovesse restare, dovrà affrontare la concorrenza del titolare Kyle Walker e del vice Kieran Trippier, che ha ben impressionato in precampionato, e lo spazio sarebbe davvero poco.    

Yanks Abroad

L'attaccante californiano César Romero era apparso sui campi della MLS nel 2012, indossando la maglia dell'ormai defunto Chivas USA, con cui giocò 12 partite, segnando quell'anno solo due gol in US Open Cup, uno dei quali nella semifinale persa coi Seattle Sounders. Da allora era sparito dalle cronache del calcio USA. A distanza di tre anni invece vi ritorna di forza, avendo vinto la classifica cannonieri del campionato armeno (dove gioca anche un altro ex Chivas USA, Bryan de la Fuente, all'Ararat Yerevan) col FC Pyunik, vincitore di titolo e coppa nazionale, con cui in questi giorni sta affrontando i preliminari di Champions League 2015/16 Ma quella di martedì a San Marino contro la Folgore sarà probabilmente la sua ultima partita col Pyunik. Romero è infatti al centro degli interessi di vari club, con in testa le messicane Atlante e Chivas Guadalajara e i campioni di Serbia del Partizan Belgrado, tutte in cerca di un attaccante di fisico. Intanto però a luglio per lui è previsto un provino coi russi dell'Amkar Perm. Ma il suo agente, Rouben Vesmadian del Bucket Group, ha dichiarato a MLSsoccer.com "Cesar ha molte offerte, ma cerca qualcosa di più importante. Tornare in Major League Soccer sarebbe interessante con le giuste condizioni che gli possano consentire di crescere e continuare a segnare come in Europa". In sintesi, il giocatore è in cerca del contratto della vita. Del resto Romero - dopo le esperienze con TSG Thannhausen in Germania, Murcielagos in Messico e Chivas USA - è reduce da una stagione da sogno fatta di 21 gol in campionato col Pyunik, oltre ai cinque in coppa d'Armenia, un totale che gli connote di piazzarsi al secondo posto dei cannonieri americani all'estero all time, dietro solo a Jozy Altidore e ai suoi 31 gol con l'AZ Alkmaar nel 2012-13. Nato a San Diego da genitori messicani, soprannominato CR/ (per le iniziali e il numero) si è formato calcisticamente col Tigres UANL, e una volta presa la cittadinanza USA ha giocato con varie giovanili. Ma se continuerà a segnare così anche altrove, ecco che su di lui presto potrebbero accendersi i riflettori di Jurgen Klinsmann e della Nazionale maggiore, alla ricerca di un alternativa ad Altidore oltre a Aron Johannsson.    

Calciomercato

C'è Klinsmann a Interello. Ma non si tratta di Jurgen, ex attaccante dell'Inter all'inizio degli anni '90, ma del figlio Jonathan Klinsmann jr. Sfruttando il suo network di conoscenze, lo stesso che sta portano da anni tanti giocatori americani ad allenarsi con club tedeschi e inglesi, il CT degli USA ha fissato una serie di allenamenti per il figlio, classe ‘97, portiere di buone speranze  con alle spalle anche una stagione nelle giovanili del Bayern Monaco, e che oggi gioca per la University of California, stato dove il padre vive da anni. A Interello Klinsmann jr., che ha indossato nel 2014 la maglia dell'Under 18 ma rimanendo fuori dalla lista dell'Under 20 per i Mondiali di categoria i  corso in Nuova Zelanda, avrà la possibilità di migliorarsi sotto la guida di un maestro come Luciano Castellini, il "Giaguaro" della porta di Inter, Torino e Napoli a cavallo tra gli anni '70 e '80. Non si tratta in ogni caso di un provino. Il figlio di Klinsmann era assunto all'attenzione dei media lo scorso anno, quando con un tweet prese in giro Landon Donovan, escluso dal CT dalle convocazioni mondiali. La reazione di Klinsmann padre fu molto dura, e il figlio fu costretto a scuse pubbliche nei confronti dell'ex stella del calcio USA.

Yanks Abroad

I gol vittoria contro Olanda e Germania stanno per regalare all'attaccante della Nazionale USA Bobby Wood un futuro insperato sino a due settimane fa. Reduce da una brutta stagione in prestito al Erzgebirge Aue, retrocesso dalla Zweite Bundesliga, Wood sta per firmare un contratto con lo Stoccarda, che per lui pagherà al Monaco 1860 titolare del suo contratto una cifra di € 1,2 milioni. Un affare arrivato sicuramente anche grazie ai buoni uffici del CT Jurgen Klinsmann, esploso proprio nel club della capitale dello stato federato del Baden-Württemberg, ma la connessione decisiva è stata quella dello scout dello Stoccarda Alexander Schmidt, che ha allenato Wood nelle giovanili del Monaco 1860, in cui si trasferì all'età di 14 anni, e poi anche in prima squadra nel 2012/13. Lo Stoccarda si è salvato all'ultima giornata della Bundesliga terminata da poco, da dove è retrocesso solamente una volta, nel 1975, e in cui è sempre presente dal 1977, vincendo anche il campionato nel 2007. LEGGI: Ibišević e l'occasione persa dagli USA In biancorosso l'attaccante hawaiano (madre giapponese e padre americano) troverà la compagnia del connazionale dell'U23, l'ala Jerome Kieswetter, che ha da poco esordito in prima squadra. Ma allo Stoccarda ci sono anche altri due giocatori con legami con gli USA; come il terzino della Nazionale giapponese Gōtoku Sakai, nato a New York City, e il centravanti bosniaco Vedad Ibišević, formatosi alla Saint Louis University e passato anche per il team PDL del Chicago Fire.

Calciomercato

L'imprenditore canadese di Montreal e il campionato dei proprietari stranieri: "Un colpo alla Pirlo? No, preferisco i giovani" È IL TERZO straniero ad investire sul calcio italiano più importante. Dopo James Pallotta (AS Roma) e Erick Thohir (Inter FC e DC United), prima di mr. Bee (Milan). Ma è il primo a parlare la lingua e ad essersi guadagnato la promozione in A. Joey Saputo, 51 anni, imprenditore canadese di Montreal, settore latticini, immobiliare e trasporti, ha salvato il Bologna dal fallimento e l'ha riportato tra le grandi. Senza fare proclami, con soldi veri (40 milioni già spesi) e l'aria dell'eroe per caso. Appartiene alla sesta famiglia più ricca del Canada. Sposato, quattro figli, non ha mai giocato a pallone, viaggia con aereo personale. Non l'avesse già usata il pubblicitario Seguela per Mitterand verrebbe da dire: la forza tranquilla. Lei ha chiesto di incontrare i dipendenti del Bologna. "Sì. Volevo conoscere la gente che ci lavorava. Squadra a parte. Sapere cosa pensavano delle loro mansioni, dell'ambiente, e di come si poteva migliorarlo ". Anche il settore lavanderia. "Si sono presentate due signore. Mi hanno detto: la lavatrice ha un problema, non funziona più bene, e allora tante maglie le laviamo a mano. Ho pensato: siamo nel 2015 e c'è ancora chi fa il bucato della squadra sciacquando i panni?" C'era bisogno venisse uno dal Canada per una lavatrice? "Mio padre, Emanuele, siciliano di Montelepre, mi ha insegnato che in un'azienda la prima cosa che conta è il capitale umano. Quando avevamo mille dipendenti e non i tredicimila attuali, papà li conosceva tutti. Il Bologna era una società molto in sofferenza, ma c'erano margini per risalire, o almeno per provarci. Io nella crisi ho visto un'opportunità". Lei è nato nel '64, anno dell'ultimo scudetto del Bologna. "Voglio essere chiaro e onesto. Papà è siciliano, mamma veneta, mia moglie ha origini calabresi. Io ho giocato a hockey su ghiaccio, non a pallone. E non tifavo Bologna, anche perché in Canada ho una squadra, il Montreal Impact, che partecipa all'MLS, alla lega americana di calcio. Non mi ha mosso la nostalgia per il grande passato, per Bulgarelli e le vecchie partite, ma la voglia di scoprire se ci poteva essere più futuro. Per me lo sport è intrattenimento. E va trattato seriamente, in maniera cool". Le sembrano cool gli scandali, le scommesse, la violenza? "No. Ma sono l'ultimo arrivato, non mi permetto di dire: ora vi faccio vedere io. Però se tratti la gente da animale non meravigliarti se ti morde. Il contenitore conta: è sostanza per la forma. Solidità e funzionalità fanno il resto. Andrea Agnelli mi ha detto: non posso cambiare il calcio da solo. Ha ragione. La Juve si è dotata di uno stadio moderno. Ma gli altri? Io stesso in Canada ne ho costruito uno. I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia. Perché dovrebbero, stipendio a parte, se la casa dove si esibiscono è sciatta, malridotta, senza spettatori? Non serve una squadra forte in una Lega debole. In America quando noi proprietari ci incontriamo è per vedere di raggiungere un bene comune. Non cambieremo il calcio con i proclami, ma lavorando tutti insieme, facendo sistema, migliorando il prodotto. E passando dalla responsabilità collettiva a quella individuale. Si punisca chi commette violenza. Le leggi ci sono. Costruiamo stadi moderni, ospitali, con parcheggi, e bella atmosfera. Ambiente diverso, calcio diverso". Quindi riformerà quello di Bologna. "Sì. Serve un rifacimento: per i primi interventi al Dall'Ara la data è settembre. Per la ristrutturazione generale entro due mesi avremo una prima valutazione dei costi. Credo attorno ai 4-5 milioni. Un anno per il progetto definitivo. Restyling, hospitality, curve, ampliamento parcheggio, copertura dello stadio. Anche il centro di Casteldebole va riammodernato, vorrei spazio per le giovanili e le donne. Una stessa casa per tutto il Bologna. È così che si costruisce il senso di appartenenza. Io sono grato di ricambiare questa città che mi ha accolto bene, ma a tutti dico: pazienza. Siamo ritornati in A, con molta fortuna, ora dobbia- mo lavorare per restarci. E a proposito: la nostra terza maglia la sceglieranno gli abbonati ". Che modello ha in testa: Udinese o Fiorentina? "Noi in America dividiamo tra società che vendono i loro pezzi più pregiati e chi anche acquista con un progetto. Per ora scelgo di stare a metà strada. Ma rafforzare il settore giovanile mi interessa molto". Nel '97 a Bologna arrivò Baggio, a fine carriera. Ora c'è Pirlo libero. "Non voglio mettere bocca nel mercato. Ognuno nella società ha i suoi ruoli. Ma confesso che siamo un po' indietro perché l'arrivo in A è stato soffertissimo e incerto fino all'ultimo. Quale calcio mi piace? Non ho un'idea precisa. O forse sì, ho ammirato il Carpi che ci ha bastonati 3 a 0. Hanno corso dall'inizio alla fine, lottando su ogni pallone. Non ho nemmeno un calciatore preferito, ma evito attaccanti e portieri. Mi piace chi sta a centrocampo e costruisce gioco". A proposito di Carpi e Frosinone. "Conosco la polemica. Ma il risultato del campo va sempre rispettato. Il problema non è se arrivano in A città con scarso bacino d'utenza, ma se c'è una legge che imponga loro un impianto decente, una struttura moderna". Risponde su Pirlo? "Non serve urlare: compro questo o quello. Sono per gli investimenti a lungo termine. Pirlo è un grandissimo. Ma tra la polvere di stelle e un giovane campione con futuro scarto l'immenso passato. Piuttosto mi piacerebbe un po' più di flessibilità nel sistema prestiti: perché a parità di trasferimento un giocatore può rifiutare? E meno barriere nella vendita biglietti, perché non si possono diversificare le offerte? Il marketing è importante, a suo modo gioca anche lui. Per questo vorremmo un solo sponsor sulle nostre maglie". Sua moglie è gelosa delle sue trasferte in Italia? "Carmie è solidale, anche se a volte fa finta di protestare: ma cosa ci vai a fare? Il calcio ci ha fatti innamorare. L'ho conosciuta a Pasadena, luglio '94, finale mondiale Italia- Brasile, siamo rientrati insieme in aereo. Due miei figli tifano Milan. Tornerò qui con la mia famiglia, andremo all'Expo e poi in vacanza a Milano Marittima. Ma la mia base resta il Canada". Lei è chairman, carica insolita, Tacopina presidente. "L'unico che decide sono io. Solo io posso firmare, con l'ad Claudio Fenucci. Tacopina è stato importante, mi ha coinvolto nella cordata, ero uno dei soci, quando ho capito che gli altri non avevano capitali, mi sono assunto tutta la responsabilità economica. È buffo: non volevo comprare il Bologna, solo trovare una sponda per i miei giocatori del Montreal, pensavo che potessero trasferirsi qui a imparare. Invece ci sono venuto io. E a questo punto le decisioni spettano solo a me". Giuri che non se la prenderà con gli arbitri. "Prometto. Anche perché per un'azienda è controproducente. Ho chiesto ai nostri tifosi di applaudire l'Avellino, che ci aveva appena battuti. Voglio un mondo di avversari, non di nemici".   Fonte: Emanuela Audisio - La Repubblica

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