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Al milanese Riccardo Silva, che per primo credette al successo di una tv gestita internamente a una società di calcio e lanciò Milan Channel e ora è leader nei diritti tv sportivi di mezzo mondo, la definizione di «Guerra del pallone» non piace. Il proprietario del Miami FCc (con Paolo Maldini), allenato da Alessandro Nesta in NASL, spiega: «La mia non è una guerra, solo una pacifica richiesta al Tas di Losanna per sapere se quello che si gioca negli Usa è calcio o qualcosa di differente. Voglio conoscere la ragione per cui tutti i campionati del mondo sono regolati da promozioni e retrocessioni, mentre questo è l’unico Paese che non si adegua al principio dello statuto Fifa. Insomma,pretendo chiarezza». Criteri oggettivi. L’altra contestazione è la mancanza di un criterio oggettivo con cui vengono assegnati dalla Federcalcio Usa gli status di prima, seconda e terza divisione. Per ora l’unica meritocrazia è il denaro: chi paga di più è in Serie A, cioè la Mls, chi sborsa di meno è in serie B, Nasl e Usl, quest’ultima fra l’altro è un’associata della Mls. Spiega Silva: «Noi siamo la prova di questa ingiustizia. In estate abbiamo battuto ed eliminato due dei migliori team della Mls nella Coppa nazionale, la US Open Cup (Orlando e Atlanta). Abbiamo vinto il titolo, quello di primavera, con 10 punti di scarto, e siamo nettamente in testa alla fase autunnale. Ma come ricompensa da parte della federazione veniamo retrocessi insieme a tutta la Lega». Già, perché sarà un caso, ma dopo l’azione di Silva presso il tribunale di arbitrato sportivo in Svizzera a fine agosto, la U.S. Soccer Federation ha risposto al fuoco «retrocedendo» d’ufficio per il 2018 la Nasl dalla Division 2, perché non sarebbe in grado di iscrivere al prossimo torneo il numero legale di 12 squadre. Dice Silva: «Ci sono dietro motivi politici: questa è una palese ritorsione». Nei giorni scorsi la Lega, pilotata anche dal calabrese Rocco Commisso, proprietario dei New York Cosmos, ha fatto causa alla Ussf, accusandola di essere un monopolio e gestire il soccer in modo arbitrario e poco imparziale finendo con il favorire la Mls, per altro loro partner commerciale. Il caso Cosmos Chiarisce Silva: «I Cosmos hanno vinto il campionato la stagione passata, ma quest’anno nella Mls c’è andata Minnesota United che ha sborsato 100 milioni per la promozione. Che regola morale è questa? Io la metto sullo stesso piano di chi paga per vincere una partita. Per questo sono certo che la Fifa, che ha iniziato con Infantino un nuovo corso di trasparenza, interverrà per sistemare l’anomalia». L’anomalia si può sintetizzare con un caso limite: che cosa accadrebbe se Silva o Commisso (e probabilmente se lo potrebbero permettere) ingaggiassero nelle loro squadre Messi, Ronaldo o Neymar? «Non avrebbe senso, ma è un ottimo esempio. Se questi tre campioni accettassero di venire da noi a Miami, strapazzeremmo 10-0 qualunque squadra della Mls. Con il risultato di continuare a giocare in serie B o addirittura in C, perché i meriti sportivi qui valgono zero». Sì, è una guerra. Combattuta nei tribunali, senza pallottole e fucili, ma che potrebbe essere epocale. Silva vuole in fretta una risposta chiara da Losanna per conoscere il destino della sua franchigia e della Nasl (National American Soccer League), la Lega che per prima negli anni Settanta del secolo scorso mandò in orbita il pallone negli States grazie all’arrivo di Pelé, Chinaglia, Beckenbauer e molte altre stelle, e ora rischia di sparire. Ranking in calo Silva mantiene la calma ed è certo che la guerra andrà a finir bene e alla Nasl verrà confermata la Division 2. Sostiene, però, che se il soccer vuole crescere deve dargli retta: «Gli Stati Uniti per dedizione, ricchezza e qualità dovrebbero battersi alla pari con i top team del mondo. Ma senza competitività, non migliorerà. Perché negli Stati Uniti non si è mai trovato un fuoriclasse come Leo Messi? Perché il loro ranking Fifa negli ultimi anni è in calo (ora è numero 28, era 14° nel 2013 come nel 2009, ndr)? Il successo di un movimento nasce dal basso. Nessuno ha incentivi a investire sulle serie minori se non ha garanzie che in caso di vittoria sul campo avrà diritto a una promozione». Fonte: Gazzetta dello Sport

NASL USL NCAA

Il livello di calcio che si vede in campo non sarà forse al pari delle top leagues europee, ma quando si parla di social media, i team MLS non conosco rivali. Un esempio? LA Galaxy e Portland Timbers si sono affrontate domenica notte allo StubHub Center di Carson (California), col team guidato da Caleb Porter uscito vittorioso 1-0 in trasferta. Ad un certo punto del match è accaduto che il difensore dei LA Galaxy Jelle Van Damme abbia provato ad intervenire su un pallone conteso con il colombiano Diego Chara. Da quanto si è potuto vedere in TV, tra i due non c'è stato alcun contatto, nonostante un notevole volo in terra di Chara. Simulazione quindi, ma l'arbitro ha deciso di presentare a Van Damme il primo cartellino giallo, cui tre minuti dopo ne è seguito un altro (stavolta colpa sua) lasciando così LA in 10. A quel punto, il social media team dei Galaxyy è... entrato in campo. are we doing this right? ☄️ #shootingstars #memes pic.twitter.com/8wds3Wnop8 — LA Galaxy (@LAGalaxy) March 13, 2017 Non male anche la reazione di Van Damme via Twitter ✌🏻 pic.twitter.com/sllvmKYNXB— jelle van damme (@jelle_van_damme) 13 marzo 2017 I meme sono ormai un classico in rete e sui social, e così i Galaxy hanno messo in pratica tutte le loro social media skills, attaccando così il volo di Chara. Ma i Portland Timbers non sembra abbiano apprezzato... @LAGalaxy if you can only put fans in 60% of your seats a cute meme is one way to get attention. We have video guys, too. Stay tuned... — Portland Timbers (@TimbersFC) March 13, 2017 Il senso del messaggio è relativo al fatto che da quest'anno allo StubHub Center senderanno in campo gli LA Chargers, appena trasferitisi da San Diego e in attesa di avere il proprio stadio. I Timbers hanno quindi deciso di avere l'ultima parola sulla questione, nonostante le scuse del social media team dei LA Galaxy, su cui evidentemente deve essere arrivata una reprimenda dall'alto. .@brendanhannan @LAGalaxy it's all good ... no offense taken here (and we know quality football will soon be on its way to StubHub 😉). pic.twitter.com/2CVMWxOMFm — Portland Timbers (@TimbersFC) March 14, 2017 Potreste immaginare i social media team di Inter e Juventus o di Lazio e AS Roma fare qualcosa di simile? Difficile, ed è un peccato, perché una delle ragioni del boom di spettatori della MLS è legato prorpio all'uso dei social, con mezzi quali TWitter che ormai fanno da "second screen" anche durante il match allo stadio

MLS

Scatterà sabato 4 marzo, in esclusiva sui canali Eurosport, la stagione 2017 della Major League Soccer, il campionato professionistico di calcio americano, giunto alla ventiduesima edizione, che nella scorsa ha visto trionfare in finale ai calci di rigore i Seattle Sounders sul Toronto FC di Sebastian Giovinco. Per il terzo anno consecutivo i due canali Eurosport saranno il palcoscenico dei più importanti incontri della regular season, dell’All-Star Game MLS, dei Playoff MLS e della MLS Cup. Si parte sabato 4 marzo, a partire dalle 22:00 live su Eurosport 1 con il match tra i Los Angeles Galaxy di Ashley Cole e Giovani Dos Santos e l’FC Dallas. Domenica 5 marzo, dalle 21:15 in diretta su Eurosport 1, in campo molte conoscenze della Serie A: da una parte l’Orlando City SC di Kaka e Antonio Nocerino, dall’altra il New York City FC di Andrea Pirlo e Maxi Moralez. Per non far arrivare impreparati gli appassionati all’appuntamento col calcio di inizio, Eurosport 1 proporrà venerdì 3 marzo, a partire dalle 22.30, una speciale anteprima sulla nuova stagione del calcio a stelle e strisce, con la presentazione delle squadre in lizza per il “Trofeo Philip Frederick Anschutz” e uno sguardo alle stelle da tenere d’occhio nel 2017. Di seguito la programmazione di Eurosport per il primo turno di MLS: Sabato 4 marzo 22:00 in diretta su Eurosport 1: Los Angeles Galaxy – FC Dallas Domenica 5 marzo 23:15 in diretta su Eurosport 1: Orlando City SC – New York City FC

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Negli ultimi tempi, complici anche alcuni trasferimenti eccellenti, non si fa altro che parlare dei nuovi “mercati emergenti” del mondo del calcio. Il trasferimento di Luiz Adriano in Cina è solo l’ultimo di una lunga serie: nel campionato cinese, infatti, si sono trasferiti pezzi pregiati del campionato brasiliano, attratti da ingaggi faraonici che nessuno può garantire loro in Europa. Anche la Serie A, però, potrebbe essere terreno fertile di conquista per i cinesi, fortemente interessati anche a Gervinho e Guarin, per i quali sarebbero pronti stipendi da capogiro. Anche negli Usa si sono trasferiti diversi nomi noti del calcio europeo, anche se nella maggior parte dei casi – Giovinco docet – si tratta di calciatori che superano abbondantemente la trentina. Sta di fatto, però, che questi due campionati sono uniti da un dato incontrovertibile, che testimonia la continua ascesa del calcio in queste due grandi nazioni, oggi leader’s mondiali a livello economico e domani, chissà, meta attrattiva per i calciatori più importanti: il costante aumento degli spettatori. A questi due nazioni va aggiunta anche l’India: la seconda edizione dell’India Super League si è rivelata un grande successo di pubblico. Secondo una ricerca condotta da KMPG Sport, la MLS (Usa), l’ISL (India) e la CSL (Cina) hanno superato  l’invidiabile media di 20.000 spettatori a partita, dato che si avvicina, o in alcuni casi supera, quella di campionati più prestigiosi come Liga, Serie A e Ligue 1. Il dato più sorprendente riguarda proprio il campionato indiano che, a livello mondiale, è il terzo – dietro soltanto a Bundesliga (prima per distacco) e Premier League – con una media spettatori pari a 26376, leggermente superiore a quella fatta registrare dalla Liga (quarta in questa speciale classifica) nella stagione 2014/2015. Se la lega indiana è quella che, per numero assoluto di presenze, si è fatta maggiormente notare, quella cinese  ha fatto registrare l’incremento più significativo rispetto alla passata stagione: +16,7%. La CSL ha fatto registrare una media spettatori leggermente inferiore a Ligue 1 e Serie A e addirittura superiore alla MLS, anche se la differenza, in quest’ultimo caso, è decisamente minima (CLS 21800 spettatori, MLS 21500). Ma gli statunitensi non possono certo lamentarsi. Rispetto al 2014, infatti, la MLS è cresciuta dal 12,7%, trascinata anche dall’inserimento di nuove franchigie che hanno portato un folto pubblico sugli spalti: Orlando City e New York City; tuttavia, anche escludendo quest’ultime due compagini, l’aumento del numero medio di spettatori della MLS rispetto alla passata stagione sarebbe comunque significativo, a testimonianza del crescente interesse degli statunitensi nei confronti del soccer. Per quanto riguardi i cosiddetti “top five“, a guidare la classifica c’è la Bundesliga (42000 spettatori di media a partita, con presenze che sfiorano il 90% dell’effettiva capienza degli stadi), mentre la Premier League è al secondo posto con 36000 spettatori (96% di presenze rispetto all’effettiva capienza degli stadi). Il campionato che ha fatto registrare il maggior incremento negli ultimi quattro anni, invece, è la Ligue 1 (+17,9%), mentre nello stesso periodo Serie A e Liga hanno registrato una diminuzione di presenze sugli spalti. Fonte: Tuttocalcioestero.it

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L’evoluzione calcistica del Continente americano potrebbe a breve conoscere un passaggio storico. Il nuovo florido mercato del Nord America potrebbe saldarsi, infatti, con la tradizione e il prestigio delle big sudamericane in un unico torneo per club, l’Americas Champions League, che dovrebbe vedere la luce tra il 2018 e il 2019, raggruppando nella più grande competizione calcistica delle Americhe 64 squadre. Concorrenza serrata alla Libertadores. Il torneo, promosso da MP & Silva, punta a mettere a disposizione delle squadre partecipanti un tesoretto da oltre 400 milioni di euro (440 milioni di dollari) frutto di diritti televisivi e pubblicitari. Una cifra, ancora lontana dagli introiti Uefa che per Champions ed Europa League viaggiano ormai sui 2 miliardi di euro a stagione, ma che metterebbe in secondo piano il torneo della Concacaf ed anche la Libertadores: il premio ottenuto dal River Plate campione in carica nell’ultima edizione è pari a quella che nell’Americas Champions League sarebbe la sola quota per la partecipazione. Circa cinque milioni di euro per la qualificazione al nuovo torneo, con un premio vittoria da 30 milioni di dollari (27,6 milioni di euro). Un tesoretto che MP & Silva è sicura di poter far crescere nettamente con il passare degli anni. LEGGI: Napout, presidente CONMEBOL: "Voglio le squadre americane in Copa Libertadores" La composizione: occhio di riguardo verso gli Usa. L’attenzione principale, anche per ovvie questioni di marketing, sarà posta sulle squadre della MLS che tuttavia al momento sono le più restie a sposare il progetto. Mentre club e federazioni sudamericane sono più favorevoli. In ogni caso, la prima edizione del torneo dovrebbe prevederei una massiccia presenza di squadre statunitensi e canadesi, per un totale di sedici franchigie da inserire nella competizioneo. A seguire, il Brasile con quattordici squadre partecipanti e l’Argentina con dieci. Il Messico, altro mercato di fondamentale importanza per ciò che riguarda i diritti televisivi, dovrebbe portare in dote otto squadre. Le restanti sedici squadre verranno suddivise tra gli altri paesi caraibici e del Sud America. In alternativa, il format di partenza potrebbe contemplare un numero di club inferiore anche per sperimentare la praticabilità di un torneo che, a differenza di quello europeo, si delinea certamente di più complessa organizzazione, consideranto le distanze e le differenze climatiche tra i due Tropici. Il calendario insomma potrebbe essere un nemico. Ma la forza economica e il fascino di una competizione panamericana potrebbero alla fine prevalere. Fonte: Marco Bellinazzo - Il Sole 24 Ore

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Forbes ha rilasciato la sua lista dei "Most valuable teams in Major League Soccer". Il valore medio di una squadra MLS sarebbe ora di $157 milioni, circa 139 milioni di euro. Un ottimo +52% registrato rispetto alla pubblicazione, sempre di Forbes, del 2013. Sempre in testa i Seattle Sounders con $245M, circa 217 in euro, nel 2013 erano 175. Seguono i Los Angeles Galaxy a 240M, Houston a 200, Portland a 185 e Toronto a 175. Top 5 invariata rispetto a due anni fa, anche se Houston e Portland si sono scambiate posizione. Molto bene il DC United (+97%) che passa da 71 a 140 milioni; San Jose da 75 a 146, New England da 89 a 158. Orlando City e New York City FC non sono state incluse, anche se già dopo pochi mesi sono due delle franchigie più popolari con un'ottima media spettatori per entrambe. A completare la Top 10 ci sono lo Sporting Kansas City (165M), Chicago (160M), New England (158), Dallas (146) e San Jose (145). 12° i New York Red Bulls per 144 milioni. Fanalino di coda i Colorado Rapids con 105 milioni di dollari. Secondo Forbes l'aumento di valore delle franchigie MLS sarebbe dato dall'arrivo di nuove stelle, i nuovi stadi, l'aumento della media spettatori e il nuovo accordo televisivo raggiunto dalla lega con Fox e ESPN.

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Il gruppo di investitori guidato da David Beckham ha finalmente raggiunto un accordo con la città di Miami per la costruzione di uno stadio per il calcio, che sorgerà (vedi la mappa) a fianco del Marlins Park, secondo quanto riporta il Miami Herald. L'accordo spiana così la strada all'ingresso della franchigia di Miami in MLS, che aveva dato il via libera lo scorso anno, condizionando però il tutto alla realizzazione di uno stadio in città. La storia di Beckham in MLS parte nel lontano 2007, quando l'inglese firmò con i LA Galaxy, includendo nel contratto una clausola che gli consentiva l'avvio di una franchigia al prezzo di $25 milioni (escluse NY e LA). Ma l'impossibilità di avviare un progetto per lo stadio ha messo a serio rischio il lancio del team in Florida, al punto che altri gruppi stavano facendo lobbying sulla MLS per subentrare. LEGGI: Garber avverte Beckham: “Senza stadio, niente MLS per Miami" L'expansion team era stato annunciato lo scorso febbraio, ma il progetto proposto da Beckham per uno stadio da costruire nel suggestivo scenario di Port Miami ha trovato forti opposizioni, con addirittura una coalizione contro lo stadio guidata dalla società di crociere Royal Caribbean, che ha sponsorizzato degli sponsor televisivi sul tema. Successivamente,  la città di Miami ha respinto un piano per uno stadio da 25.000 posti vicino alla American Airlines Arena, casa dei Miami Heat della NBA.   Solo a seguito di questi rifiuti il gruppo Beckham ha iniziato a prendere in considerazione l'area del Marlins Park, su cui sono a poco tempo fa erano perplessi a causa delle molte polemiche che avevano circondato la costruzione dello stesso e lo spreco di fondi pubblici. Oggi invece il principale partner di Becks, Marcelo Claure (proprietario del Bolivar FC in Venezuela) vede lo stadio lì come un possibile fattore di sviluppo. Chi non farà parte del progetto è la University of Miami, la cui partecipazione costringerebbe il gruppo a costruire uno stadio da 40mila posti invece che 25mila, anche se Claure e l'università rimangono in trattativa, ed è possibile che lo stadio venga disegnato in modo da poter essere eventualmente espanso. LEGGI: Ufficiale. Beckham avrà Miami dal 2017 Il sindaco di Miami Tomas Regalado ha confermato l'accordo e l'avvio delle negoziazioni, con via finale atteso a breve dalla Giunta, con la città che però non dovrà spendere, visto che a differenza di altri stadi MLS e della quasi totalità di quelli delle altre leghe, il gruppo di Beckham ci metterà i propri soldi, avendo peraltro pagato meno la franchigia (il cui prezzo per NYCFC e Orlando è stato di $100 milioni). “Il tempo è questo. E' il momento della verità", ha detto Claure. Obiettivo: l'ingresso in MLS nel 2018. Il calcio a Miami Miami è in attesa di una squadra top da quando nel 2002 la lega decise di chiudere il Miami Fusion, mentre durò solo due stagioni (fino al 2010) il Miami FC (USL Soccer, Div. II) dei brasiliani campioni del mondo 1994 Romario e Zinho, club poi trasferitosi a Ft. Lauderdale. Recentemente sono state lanciati in città due club: nella NASL il Miami FC, che vede tra i proprietari anche Paolo Maldini e Riccardo Silva, e in NPSL il Miami Fusion (solo omonimo di quello chiuso nel 2002), guidato dall'ex giocatore dei NY Cosmos Ferdinando DeMatthaeis.

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La Major League Soccer, competizione che i canali Eurosport trasmettono in esclusiva, aggiunge un'altra stella al team di campioni che si stanno sfidando per la conquista della MLS Cup: Andrea Pirlo, infatti, dopo quattro stagioni ricche di successi con la Juventus, ha ufficializzato l'addio al club bianconero per iniziare una nuova avventura con il New York City FC. Nella Grande Mela, Pirlo raggiungerà gli ex rivali e nuovi compagni di squadra Frank Lampard e David Villa. Altri giocatori di livello internazionale che fanno parte delle squadre della MLS sono Sebastian Giovinco (Toronto FC), Kakà (Orlando City SC) e l'ex capitano del Liverpool Steven Gerrard (Los Angeles Galaxy). I canali Eurosport propongono fino a quattro partite in diretta della Major League Soccer ogni weekend. Fino alla stagione 2018 compresa, Eurosport detiene i diritti televisivi e digitali per i match di regular season, per l'AT&T MLS All-Star Game, per i Playoff MLS e per la MLS Cup. Lo spettacolo della Major League Soccer è disponibile anche per gli abbonati al servizio di streaming online Eurosport Player (www.eurosportplayer.it), in diretta su PC, dispositivi iOS e Android nonché su connected TV.    

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Lunga intervista alla Gazzetta dello Sport di Leonardo, ex calciatore brasiliano di Milan, Flamengo e Kashima Antlers tra gli altri, e poi allenatore di Milan e Inter e dirigente del Paris Saint-Germain degli sceicchi. Leonardo ha parlato del calcio italiano e del suo Brasile, ma è intervenuto anche sulla MLS: Parlando di business, il calcio americano si sta riempiendo di stelle: il suo amico Kakà, Lampard, adesso anche Pirlo. E’ il mercato del futuro? «E’ un modello che funziona per loro. Gli americani non vogliono rivaleggiare con l’Europa, vogliono creare un sistema adatto ai loro gusti, divertirsi anche con il soccer. Stanno creando un buon prodotto, che economicamente funziona. Il Brasile avrebbe potuto fare una cosa simile trattenendo tutti i suoi talenti, ma il centro del calcio resterà sempre in Europa».

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Si è aggiunto anche il commissioner della MLS, Don Garber, alla lista dei personaggi famosi che nella giornata di oggi hanno inviato un messaggio al presidente della AS Roma James Pallotta, in occasione della presentazione del progetto dello Stadio della Roma da costruire nella zona di Tor di Valle. Ecco le parole di Garber: «Congratulazioni a te e a tutta l’organizzazione dell’AS Roma per la dedizione e il duro lavoro profuso nel portare a termine il progetto Stadio della Roma. Ho seguito i progressi da New York e vorrei cogliere l’occasione per esprimere il mio sostegno a questo progetto, finanziato esclusivamente con fondi privati, che darà un grandissimo contributo al calcio mondiale, alla Città di Roma e a tutta l’Italia. Avendo dedicato gran parte della mia carriera a diffondere il Bel Gioco nell’America settentrionale, posso confermare in prima persona l’impatto che possono avere gli stadi moderni pensati specificamente per il calcio. Ogni stadio, qui, ha infatti avuto un impatto positivo, duraturo e commensurabile sulle comunità locali, stimolando l’economia e inorgogliendo i residenti e gli appassionati. Qui alla Major League Soccer sosteniamo i vostri sforzi per regalare a Roma uno stadio di calcio moderno e di respiro internazionale e attendiamo impazienti di celebrare questo successo nel futuro prossimo!». [caption id="attachment_13853" align="aligncenter" width="640"] James Pallotta e Don Garber[/caption]

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Camminare sui carboni ardenti come un fachiro. Domare il proprio leone domestico nel salotto senza problemi. Fermare il pianto di un neonato con un semplice e tranquillo "basta", in pratica il sogno di ogni neo padre.  Il controllo è tutto, che si parli di calcio ai massimi livelli come di perdite urinarie per gli uomini E sul controllo è focalizzata la nuova campagna TENA Men realizzata per la propria linea maschile di assorbenti per perdite urinarie. L'incontinenza urinaria maschile è un argomento di cui si parla poco e da molti considerato ancora un tabù, nonostante colpisca tra il 2 e il 10% della popolazione maschile. Se ne parla poco perché i maschi tendono spesso a nascondere e rimuovere certi problemi, che invece vanno affrontati, e per farlo TENA Men ha puntato sulla chiave dell'ironia. La campagna di presentazione del prodotto, con protagonista uno Stirling Gravitas "superuomo di una certa età", ruota intorno all'idea di "mantenere il controllo", sì da poter continuare a gestire - alla grande - la propria vita nel day by day senza doversi preoccupare delle piccole perdite urinarie che possono essere causate da problemi alla prostata o alla vescica, sempre più probabili con l'avanzare dell'età. E così è! Probabilmente ogni uomo pensa che anche solo parlare di perdite urinarie possa rendere nervosi e insicuri? Beh, con il "controllo" garantito da Gravitas e grazie a a TENA Men c'è infatti da ricredersi. La linea TENA Man è formata da una serie di prodotti assorbenti anatomici con diversi livelli di assorbenza a seconda delle necessità dell'utilizzatore. La loro formula con Odour Control permette di eliminare ogni traccia di odore (e di imbarazzo!), così da poter superare le ansie derivanti dai problemi di incontinenza. "Quando sei abituato ad avere il controllo vuoi averlo anche sulle perdite urinarie": TENA Men è pensato per tenere sotto controllo davvero OGNI aspetto della vita di un uomo. Nel frattempo, la campagna pubblicitaria è da bagnarsi i pantaloni. Anzi no, grazie a TENA Men! [jscode id="1"] Sponsored by TENA Man

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Nello scorso weekend i San Jose Earthquakes hanno fatto il loro esordio all'Avaya Stadium. A presentarcelo su socceritalia.it Antonio Cunazza, che vi consigliamo di seguire su Twitter (click) e sul suo sito Archistadia (click). Di seguito il pezzo.   Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico c'è un movimento calcistico che sta facendo passi ampi, veloci e concreti verso uno standard di altissimo livello, fino a qualche tempo fa forse improbabile da immaginare. È la Major League Soccer, la cui nuova stagione ha preso il via in questi giorni. E proprio nel fine settimana appena trascorso è stato inaugurato il nuovo stadio dei San Jose Earthquakes, nell'omonima città di San Jose, in California: l'Avaya Stadium. Il nome non è il massimo ma neanche così brutto, considerando che è tale per ragioni di sponsorizzazione. Il progetto, invece, è molto interessante e rappresenta bene la via (positiva) che sta prendendo il soccer a stelle e strisce. Sono sempre affascinato da questi nuovi impianti: non per forza Wembley o l'Allianz Arena di turno (enormi, fatti per impressionare, ecc) ma oggetti architettonici misurati in base alle reali esigenze del Club di riferimento, dove c'è più il rischio di trovare soluzioni banali e, di conseguenza, è stimolante andare a capire quali siano i veri punti di forza e le scelte uniche nel loro genere. [caption id="attachment_13256" align="aligncenter" width="600"] I tifosi dei Quakes danno così il benvenuto al loro nuovo impianto, sold out nella prima giornata.[/caption] L'Avaya Stadium, di certo, offre spunti di valore, sia progettuali che in termini di servizi, ed è un esempio da tenere in grande considerazione durante il ricorrente dibattito del "costruire stadi nuovi". Capienza da 18.000 posti e, finalmente, un senso di "casa" vero e proprio per un Club che, negli ultimi 20 anni, è stato quasi itinerante: dal vecchio Spartan Stadium, utilizzato dal 1996 al 2005, al Buck Shaw Stadium, 2008-2014, passando per un altro paio di impianti sfruttati soprattutto per le partite di cartello. The Quakes avevano bisogno di qualcosa di diverso e l'Avaya Stadium è ciò che serviva. Costato circa 100mln di dollari, è stato finanziato privatamente. Non c'è stata alcuna spesa pubblica a supporto e, anzi, il presidente del Club, Lewis Wolff. ha garantito di tasca sua le spese di manutenzione per i prossimi 55 anni.La legge che permette di costruire uno stadio inferiore ai 20.000 posti senza l'approvazione del consiglio ha aiutato e non poco a portare a termine questo impianto. What a time to be alive, staranno certamente pensando i tifosi della squadra, coinvolti direttamente nelle celebrazioni e negli eventi di contorno della costruzione dell'impianto, a cominciare dalla posa della prima pietra. C'è un forte senso di comunità e di appartenenza che traspare, caratteristica che, nei decenni passati, ha permesso soprattutto al calcio inglese - e ai suoi stadi - di assumere il fascino che conosciamo oggi. E sarà per l'affinità anglosassone, ma negli Stati Uniti non sono da meno. [caption id="attachment_13260" align="aligncenter" width="650"] Overview dell'Avaya Stadium.[/caption] Lo stadio è situato tra l'aeroporto di Mineta e l'Università di Santa Clara, facilmente accessibile dalla città e con un invidiabile sistema di parcheggi e navette di collegamento (la pagina web per le info dedicate, sul sito ufficiale del Club, è lunga 5 pagine! - anche questo vuol dire essere al passo coi tempi). Il nome, come accennato in precedenza, deriva dalla partnership tra il Club e Avaya, società del New Jersey specializzata in tecnologia e comunicazione. E proprio grazie a questo accordo, l'Avaya Stadium è anche un esempio di avanguardia nel binomio stadio-tecnologia: è il primo impianto al mondo, infatti, a essere cloud-enabled, cioé a sfruttare il "cloud" per ogni attività informatica, nonché l'unico stadio di calcio (insieme a Wembley) ad avere un'app mobile esclusiva per l'acquisto diretto dei biglietti, informazioni in tempo reale durante il giorno di gara (parcheggi, servizi, ecc) e aggiornamenti su eventi collaterali del Club o nell'impianto. Sul piano architettonico il progetto dello studio 360 Architecture (oggi parte di HOK) ha realizzato uno stadio di ispirazione europea, con tre gradinate a un unico livello, disposte "a ferro di cavallo" intorno al campo. Il quarto lato, dietro una delle due porte, è invece libero, con l'enorme megaschermo al centro e una piccola gradinata con posti in piedi, denominata Scoreboard Terrace. Sicuramente è questo uno dei dettagli più curiosi dell'impianto: un lato completamente libero, forse, lascia un po' un senso di vuoto complessivamente ma offre senz'altro un'esperienza unica se vissuto in prima persona, sul posto, con il resto dello stadio di fronte in tutta la sua maestosità. Inoltre, sotto il megaschermo (funzionante su entrambi i lati) è situato lo "Scoreboard Bar", il bar all'aperto più grande degli Stati Uniti: un'incredibile abbinamento logistico, con il bancone per il servizio, il maxischermo sopra di esso, i gradoni per gli spettatori in piedi di fronte e il campo a pochi metri di distanza. [caption id="attachment_13257" align="aligncenter" width="650"] Lo scoreboard dello stadio e il bar all'aperto più grande degli Stati Uniti![/caption]   Ancora, tra le soluzioni semplici ma efficaci, i posti VIP e i palchi sono disposti nelle primissime file a bordo campo - in controtendenza con gli standard tradizionali, dove le suite e i settori VIP sono solitamente nella parte alta del primo anello. Ma la volontà era quella di mantenere le gradinate in un tutt'uno, come ha spiegato Brad Schrock, direttore della sezione sportiva di HOK, per valorizzare ancor di più l'atmosfera vocale dei tifosi e l'impatto visivo derivante dalla pendenza delle gradinate, 30°, le più ripide nell'MLS - con il risultato che all'Avaya Stadium gli spettatori sono più vicini al campo rispetto a qualunque altro stadio di dimensioni simili. Siamo di fronte, insomma, a quello che è potenzialmente il miglior stadio della Major League Soccer, da un punto di vista funzionale e concettuale. Certo, è l'ultimo arrivato, quindi era lecito attendersi qualcosa di alto livello, ma l'Avaya Stadium - ed è la cosa che preferisco - ha dimostrato che non serve stupire per essere eccellenti. Ciò che serve per uno stadio di calcio, oggi come un secolo fa, è essere funzionale. Quando le scelte architettoniche più importanti sono fatte in nome della funzionalità, pensando prima allo spettatore, poi il resto viene di conseguenza. I San Jose Earthquakes hanno trovato la loro nuova casa e noi abbiamo un grande esempio di come uno stadio da 18.000 posti possa essere un perfetto modello di pianificazione mirata, soluzioni semplici e tecnologia all'avanguardia da cui imparare.

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Eurosport (canale 212 di Sky, 384 su LCN pacchetto Mediaset Premium) ha annunciato oggi la firma di un accordo con la Major League Soccer (MLS) per la trasmissione degli incontri della MLS in tutti i territori europei raggiunti dal canale (ad eccezione del Regno Unito), a partire dall’imminente partenza della ventesima stagione a marzo. L’intesa sarà valida dal 2015 al 2018, nei dieci mesi all’anno in cui si svolge la stagione MLS (da marzo a dicembre). L’accordo, della durata di quattro anni, riguarda l’esclusiva dei diritti televisivi e digitali, per tutte le partite della regular season, per l’AT&T MLS All-Star Game, per i match dei play-off MLS e per la MLS Cup. Gli incontri saranno trasmessi da Eurosport ed Eurosport 2 e saranno disponibili anche attraverso Eurosport Player, il servizio di streaming online in abbonamento di Eurosport. Lanciata nel 1996, la MLS conta la partecipazione di venti club, provenienti dagli USA e dal Canada, pronti a sfidarsi per la conquista della MLS Cup, vinta nel 2014 dai Los Angeles Galaxy per la quinta volta. Il campionato è cresciuto rapidamente negli ultimi anni e nella scorsa stagione la partecipazione ai match della MLS ha sfiorato i 6 milioni di persone. La media attuale di spettatori per gli incontri della MLS supera sia quella dell’NBA, che dell’NHL. Peter Hutton, CEO del Gruppo Eurosport, commenta: “E’ per me un piacere annunciare il nostro sostegno alla visione a lungo termine della MLS. I recenti ingaggi di giocatori come  Steven Gerrard e Frank Lampard costituiscono un’ulteriore prova della volontà della Lega e della sua proprietà di investire su grandi nomi riconosciuti a livello globale. Questo non può che aiutarci nel far aumentare l’interesse per la MLS sulla scena internazionale, ci prefiggiamo di trasmettere gli incontri in diretta e in prima serata, per raggiungere il più vasto pubblico possibile in Europa. Nel percorso intrapreso per accrescere la qualità di Eurosport nel continente, questo accordo con la MLS rappresenta un significativo passo avanti nel rafforzamento dell’offerta di calcio in diretta e, al contempo, un segno tangibile della nostra fiducia nelle potenzialità di crescita di questo campionato”. “In quella che è una stagione storica per la MLS, siamo lieti di annunciare la partnership con Eurosport, che ci permetterà di ampliare in modo significativo la nostra presenza a livello internazionale,” afferma Gary Stevenson, Presidente e Managing Director, MLS Business Ventures. “Eurosport ha costruito la sua reputazione offrendo contenuti di prim’ordine agli spettatori di tutta Europa, e siamo entusiasti di diventare loro nuovo partner. Con due nuovi club, New York City FC e Orlando City SC, con stelle internazionali del calibro di David Villa, Frank Lampard e Kaká pronte a debuttare nel campionato, e con giocatori provenienti da quasi 60 nazioni, il 2015 sarà un anno entusiasmante per la MLS.” Programmazione standard della stagione. Ogni weekend, su Eurosport ed Eurosport 2 saranno trasmesse fino a quattro partite in diretta, di cui un match live la domenica alle 23.00 e, a seguire, un altro all’01.00 di notte (tra domenica e lunedì). Ogni venerdì, Eurosport 2 trasmetterà nella fascia di access prime time un programma di 30 minuti dedicato all'anteprima della giornata. Programmazione del primo weekend: Sabato 7 marzo 2015: LA Galaxy - Chicago Fire, in diretta alle 04:00 (nella notte fra venerdì e sabato) su Eurosport D.C. United - Montreal Impact, in diretta alle 21:00 su Eurosport 2 Domenica 8 marzo 2015: Orlando City SC - New York City FC, in diretta alle 22:00 su Eurosport, seguito da: Sporting Kansas City - New York Red Bulls, in diretta alle 00:00 su Eurosport Domenica 8 marzo alle 21:30, prima che New York City FC e Orlando City SC facciano il loro debutto nella MLS, Kaká e David Villa, saranno i protagonisti di un esclusivo programma pre-partita di 30 minuti in onda su Eurosport.  

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All’ingresso degli uffici del New York City FC, a Manhattan, c’è un grande orologio che segna il countdown all’esordio del nuovo club, che scenderà in campo per la prima volta il prossimo 8 marzo in casa dell’Orlando City di Kakà. Ad assistere in tribuna al Citrus Bowl di Orlando ci sarà lo sceicco Mansour bin Zayed al-Nahyan (membro della famiglia regnante Abu Dhabi) insieme al CEO Ferran Soriano, i creatori del City Football Group, una famiglia con ormai quattro “figli”: il primogenito Manchester City, il New York City FC, il Melbourne City e presto lo Yokohama Marinos. L’alba di un impero emiratino? L’ascesa del Manchester City FC nel grande calcio degli ultimi anni, grazie agli enormi investimenti dello sceicco Mansour, è stata a dir poco stupefacente: da squadra di medio livello della Premier League a una potenza del calcio inglese e, a breve, mondiale. Dall’esterno la vicenda del City può sembrare il classico caso dei “ricchi scemi”, che qualcuno accosta a quelli di Chelsea, Paris Saint-Germain e Monaco, squadre passate negli anni da una certa oscurità alla fama mondiale grazie all’arrivo di grandi nomi pagati con vagonate di soldi di oligarchi ed emiri. Ma dietro all’operazione City ci sono sì dei ricchi (anzi, ricchissimi), ma certamente non scemi. Lo dimostrano i numerosi progetti extra calcistici che danno un quadro chiaro di come la presenza e lo sviluppo del club e del gruppo alle sue spalle abbiano come obiettivo finale la costruzione di un impero calcistico mondiale. La vision di Abu Dhabi Un piano che ha a che fare col calcio, ma anche con la politica in senso ampio. Il coinvolgimento dello sceicco Mansour e del governo di Adu Dhabi nel Manchester City nascono infatti dal progetto Abu Dhabi Vision 2030, che vuole portare il paese ad uscire dalla completa dipendenza dal petrolio. Di qui il coinvolgimento nel City, nel ruolo di reciproco beneficio di sponsor e partner, di società controllate dal governo come Etihad, la telefonica Etisalat, il fondo Aabar, la Tourism and Culture Authority. Uno sforzo mirato ad accrescere nel mondo l’immagine di Abu Dhabi e delle sue attività. Secondo Human Rights Watch, la proprietà del club inglese permette ad Abu Dhabi “di costruirsi una immagine pubblica di uno Stato dinamico e progressista che allontana l’attenzione da quello che sta veramente succedendo nel Paese”, e cioè le presunte continue violazioni dei diritti umani. Ma forse non è questa la sede più adatta per affrontare la questione. Da Manchester verso il mondo La Premier League vinta con Roberto Mancini nel 2012 ha posto fine ad un digiuno dei Citizens lungo 44 anni, mandando in visibilio migliaia di tifosi che nonostante i decenni senza vittorie – mentre dall’altra parte lo United di Sir Alex Ferguson vinceva tutto – mai avevano abbandonato la squadra, riempiendo sempre con passione il City of Manchester Stadium. Del resto “Cosa può esserci di meglio dello United?” se non “Il Manchester City!” (cit. dal film “Jimmy Grimble”). Per questo la prima mossa della nuova proprietà è stata quella di partire – oltre che dall’acquisto di alcuni grandi nomi (Yaya Touré, “Kun” Aguero, Vincent Kompany, David Silva, ecc.) - dai tifosi, approfittando anche di tutto il meglio che la tecnologia di oggi possa offrire per comunicare e interagire con loro, facendoli sentire una comunità anche quando fisicamente lontani. Così in poco tempo il City è diventato il club numero uno nel digitale: milioni di followers su Twitter e Facebook; il più bel canale YouTube di calcio in assoluto con dietro le quinte che fanno invidia a Sky; persino l’uso della GoPro per dare ai tifosi lo sguardo del calciatore. Un’apertura e coinvolgimento, anni luce lontane da quelle dei club italiani, che hanno determinato il successo del MCFC anche fuori dal campo. Nel frattempo l’Etihad Stadium (presto espanso a 60mila posti) è diventato lo stadio più tecnologico d’Europa, consentendo ai tifosi di essere dentro lo stadio e interagire tra loro. Un qualcosa che quelli del “no al calcio moderno” odieranno, ma che è il futuro (e anche il presente, ma non in Italia) del calcio del XXI secolo. Non (solo) sogni, ma solide realtà La sponsorizzazione da €460 milioni circa in dieci anni per l’Etihad Stadium è stata solo la pietra miliare su cui la proprietà di Abu Dhabi, insieme alla città di Manchester, ha iniziato a costruire il futuro del City. Lo si è visto poco dopo con lo sviluppo dell’area che circonda lo stadio, dove sono nati: l’Etihad Campus, un enorme centro d’allenamento (16 campi di calcio!) per prima squadra e academy, appartamenti per giocatori e parenti, un centro medico ispirato al Milan Lab, cinema e teatro, area ospitalità per i tifosi. Il tutto molto hi-tech, che renderà il complesso più simile Google campus che al tipico centro sportivo europei. La gestione è affidata alla City Football Services, guidata dall’ex calciatore trasformato in manager Brian Marwood, che sovrintende anche una struttura con un network di 36 scout e tecnici in giro per il mondo capace di vendere servizi a club e federazioni di altri paesi. A ciò si affianca uno sviluppo immobiliare (valore di circa €1,4 miliardi) fatto di 6.000 nuove case che andranno a riqualificare un’area degradata di Manchester. L’impronta catalana Alla visione di lungo termine Mansour ha deciso di affiancare un modello di gestione che possa rendere sostenibile il futuro del club, e per farlo ha deciso di puntare sull’accoppiata composta da Ferran Soriano e Txiki Begiristain, due dei protagonisti della costruzione del Barça vincitore di tre Champions League in cinque anni nel 2006, 2009 e 2011. L’ispirazione al Barcellona è al centro della vision tecnica del City, come dimostra anche la nomina di Patrick Vieira, ex leggenda dell’Arsenal a capo del settore giovanile, diventato in breve tempo uno dei migliori della Premier League. Essenzialmente, attraverso la guida di Soriano e Begiristain, il City punta ad implementare un qualcosa che il Barcellona fa da anni: una strategia “olistica” nella quale ogni aspetto del club segua la stessa filosofia, con alla base lo sviluppo del settore giovanile. Quando Mansour acquistò il City nel 2008 dall’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra (anche lui molto discutibile sul tema diritti umani), aveva perfettamente chiaro che l’unico modo di sfondare nel calcio europeo era investire pesantemente e velocemente su calciatori e infrastrutture. Ma Mansour non ha mai inteso continuare a pompare milioni nel club, e sin dal primo giorno la strategia di lungo termine è stata mirata a costruire una propria identità, ispirandosi alla scuola che ha portato al successo il Barcellona attraverso la formazione di calciatori quali Xavi, Iniesta, Messi, Pique, ecc. Ci vorranno ovviamente anni per vedere un Manchester City assortito di talenti britannici cresciuti in casa. Del resto il Barça di oggi è il risultato del programma avviato da Johan Cruyff all’inizio degli anni ’90. Nel mezzo quindi i Citizens hanno deciso di colmare il gap andando a reclutare giovani talenti un po’ dappertutto, come ad esempio l’ala portoghese Marcos Lopes (1995) e l’attaccante spagnolo José Ángel Pozo (1996), rubato al Real Madrid. Ma già si parla di giovani inglesi (sono oltre il 90% nelle squadre sotto l’Under 18) di grandi speranze come Brandon Barker, Ashley Smith-Brown, Angus Gunn, e Tosin Adarabioyo. Non solo tecnica però. Soriano infatti, dal 2003 al 2008 braccio destro dell’allora presidente Laporta, è da molti considerato il miglior manager del calcio mondiale. La sua filosofia, ben illustrata nel libro "Il pallone non entra mai per caso", si basa su pianificazione e innovazione, con un mix tra finanza (il modello inglese ispirato dallo United, lo stadio, il merchandising, gli sponsor) e tecnica (gli allenatori come Pep Guardiola ieri e Pellegrini oggi, i grandi giocatori). Soriano, da vero uomo di calcio business, considera i tifosi dei “clienti”, ma proprio in quanto tali vuole che il club li coltivi, li coccoli, dia loro il meglio, con una retorica – fatta di autenticità, tradizione, identità - che si rispecchi nei fatti.. Sulla base di questa visione, in un ambiente certamente meno “politico” del Barcellona e molto più orientato al business, Soriano sta sviluppando anche un piano di crescita che punta a rendere presente il “brand” City in tutto il mondo, e lo sta facendo in un modo mai visto prima. [caption id="" align="aligncenter" width="615"] Da sin. Claudio Reyna, Don Garber, Ferran Soriano, l'ex sindaco di NY Michael Bloomberg[/caption] L’espansionismo del City Football Group Ci aveva già provato col Barcellona, ma il piano era naufragato nel 2009 a causa della crisi finanziaria mondiale e, in particolare, in Spagna. L’idea era quella di lanciare il “Barça Miami” nella Major League Soccer americana. Quell’ambizione Soriano se l’è portata a Manchester, e nel 2013 il City ha annunciato la nascita del New York City FC, 20° franchigia della lega USA, una joint venture coi NY Yankees, che hanno messo a disposizione conoscenza del territorio, staff marketing, e lo stadio nell’attesa che si trovi l’area adatta per costruirne uno per il calcio.   Un’operazione da $100 milioni solo per l’ingresso in MLS, cui se ne stanno aggiungendo molti altri per la costruzione della squadra affidata al direttore tecnico Claudio Reyna, ex Citizen, e all’allenatore Jason Kreis, capace di fare miracoli con il piccolo Real Salt Lake. E per “impressionare” una città come NY ecco due nomi top quali David Villa e Frank Lampard, “sparati” sugli schermi di Times Square. Peccato che la scelta di tenere l’ex Chelsea a Manchester fino a luglio abbia dato l’idea di un NYCFC “succursale” del club inglese: inaccettabile in una città come New York che apprezza solo il top. Di qui la rivolta dei tifosi di NY, lo scherno di quelli di altre città e l’imbarazzo alla MLS, ancora scottata dalla fallimentare esperienza del Chivas USA. Pochi mesi dopo NY, ecco l’annuncio dell’acquisizione del Melbourne Heart della A-League, subito trasformato nel nome – Melbourne City – e nei colori, ovviamente skyblue, indossati in autunno da David Villa per qualche settimana per tenersi in forma prima di volare in America. Anche qui Soriano ha individuato un partner locale forte nel il Melbourne Storm, importante club di rugby. Due acquisizioni che il City Football Group ha definito “investimenti strategici” in due delle nazioni in cui il calcio è in maggior crescita (e con campionati dai costi contenuti), capaci quindi di far esplodere il brand City, di portare profitti, o magari assorbire perdite (e su questo l’UEFA sta indagando). E poi, ha spiegato da Soriano all’inglese Telegraph: “Possiamo offrire una carriera di lungo termine. Un giocatore di 18 anni magari non può giocare nel City, ma potrebbe farlo per New York, e magari a 32 potrebbe andare a Melbourne. Il nostro obiettivo è costruire questo”. [caption id="" align="aligncenter" width="600"] Frank Lampard[/caption] Un brand mondiale Un’espansione globale che secondo il report 2014 di Brand Finance Football 50 ha visto il brand Manchester City crescere del 53%, diventando il quinto al mondo per valore dietro Bayern Monaco, Real Madrid (con cui la IPIC dello sceicco Mansour ha firmato un accordo da 400 milioni per la ristrutturazione dello stadio, che si chiamerà ‘Abu Dhabi Bernabeu’), Barcellona e Manchester United. Una crescita continua, che riceverà un’ulteriore spinta dalla nuova avventura giapponese: il City è infatti diventato proprietario del 20% degli Yokohama Marinos, team della J-League di proprietà Nissan la cui maglia è stata indossata anche da giocatori quali Ramon Diaz (punta della nazionale argentina passata per Avellino, Napoli e Inter), e gli ex Barça Goikoetxea e Julio Salinas. Ma presto la squadra diventerà tutta del City Football Group, che sta aprendo una controllata in Giappone. Come spiegato dallo stesso Soriano ad Ara, giornale catalano: "Attualmente siamo l'unica organizzazione calcistica al mondo a poter andare da uno sponsor e dirgli: “Di che cosa avete bisogno? Visibilità in America? Ce l’abbiamo. In Australia? Ce l’abbiamo. In Asia? Ce l’abbiamo. In Europa? Abbiamo anche quella", aggiungendo di stare già pensando Cina e India. [caption id="" align="aligncenter" width="620"] David Villa con la maglia del Melbourne City[/caption] I conti e il futuro Il bilancio consolidato al 31 maggio 2014 di “Manchester City Limited” si è chiuso con una perdita di circa £ 23 milioni (inclusa la “multa” da circa €20 milioni - con altri €40 milioni quale spada di Damocle sul futuro - per la violazione delle regole sul Financial Fair Play). Nel 2012/13 la perdita consolidata era stata di £ 51.6 milioni. Ma per la prima volta nella sua storia, il City, raggiungendo un fatturato di £ 347 milioni, ha superato la soglia dei 300 milioni di sterline grazie alla crescita dei ricavi da diritti TV, Champions League e Capital One Cup, nuove partnership ed eventi all’Etihad Stadium. Ma per il Manchester City – che nel suo board vede anche l’italiano Alberto Galassi, CEO di Piaggio Aero Industries – è ormai alle spalle la fase caratterizzata da ingenti investimenti per rendere il club competitivo, e l’obiettivo è ora quello della crescita dei ricavi necessari a supportare le attività del club nel futuro, e le previsioni per il 2014/15 sono di un risultato positivo come per il 2015/16. Si avvicina quindi quel modello, fatto di risultati sul campo e di profittabilità fuori, che porrà definitivamente il Manchester City nell’empireo del calcio mondiale e che lo renderà sempre più il bene più prezioso per l’immagine mondiale di Abu Dhabi, un qualcosa che è da una parte garanzia per i tifosi di un impegno a lungo termine, e dall’altra uno spauracchio per i grandi club mondiali privi di risorse imitabili o di una capacità manageriale di mantenerli al top in un calcio interamente globalizzato. E a questo riguardo, chi ha sta pensando all’Inter o al Milan di oggi – ma vale per tutto il calcio italiano, tranne forse Juventus e forse AS Roma - purtroppo non sta sbagliando.  Pubblicato sul Guerin Sportivo n.3, Marzo 2015

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La Major League Soccer ha annunciato una "partnership innovativa" con Sky Sports UK per la trasmissione delle partite della Lega nel Regno Unito. Come parte dell'accordo Sky Sports trasmetterà almeno due partite della regular season ogni settimana, così come l'All-Star Game, i play off e la MLS Cup. Sky Sports potrà inoltre gestire gli highlights del campionato. Da quest'anno l'ultima giornata della Eastern Conference verrà giocata tutta alle 17 newyorkesi (Eastern Time), quella della Western Confernce alle 19. Si chiamerà "Decision day" e Sky Sports manderà in onda un match per conference. "La MLS sta crescendo come 'global brand'", ha detto Gary Stevenson della MLS, "Siamo entusiasti di lavorare con Sky Sports, il 'market' leader nella televisione britannica. Ci aiuteranno a far crescere questa lega a livello Mondiale". "Il calcio negli USA e in Canada ha un potenziale enorme e non vediamo l'ora di portare questa competizione ai nostri telespettatori per la prima volta", ha dichiarato Barney Francis, Managing Director di Sky Sports. Nota anche da Thierry Henry che è entrato nella famiglia di Sky Sports: "Vedevo la passione nei tifosi in Canada e negli Stati Uniti. L'hanno sempre avuta per altri sport e ora ce l'hanno anche per il calcio, uno sport che diventerà importantissimo nei prossimi anni". "Questo è un altro momento importante che dimostra la crescita della MLS", è contento anche David Beckham, "Ho testato con mano quanto è diventato popolare questo sport e avere una partnership con Sky Sports aumenterà l'appeal della Lega fuori dal suo paese".

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