SPORT
Tutti i Post
Nel nuovo stadio da 25.500 posti (tutti esauriti) dell'Orlando City, la prima di Andrea Pirlo alla sua terza stagione in MLS non parte nel migliore dei modi. A Orlando contro i suoi ex compagni di Milan Ricky Kakà e Nocerino, il Maestro e il suo NYCFC escono sconfitti per 1-0, anche se avrebbero sicuramente meritato almeno un pari per alcune incredibili occasioni sprecate. Poco dopo il via proprio Pirlo involontariamente contribuisce all'infortunio che mette fuori causa Kakà all'8'. Il brasiliano è costretto ad uscire per un dolore al bicipite femorale, e coach Jason Kreis dopo il match ha espresso la preoccupazione che possa trattarsi di qualcosa di grave. Pochi minuti dopo però, i leoni in viola vanno in vantaggio con un colpo di testa dell'attaccante canadese Cyle Larin, giovane promessa di 21 anni, al suo gol numero 31 in due stagioni in Florida. Il gol di @CyleLarin regala la vittoria a @OrlandoCitySC nell'esordio stagionale contro @NYCFC #ORLvNYC pic.twitter.com/iyOKXBksr2— Soccer Italia (@MLSsocceritalia) March 6, 2017 Il Maestro fa vedere grandi giocate, con passaggi lunghi e precisi, contribuendo ad un paio di palle gol sbagliate dal finlandese Alexander Ring al 32' fermato dall'uscita di Bendik, e dal 20enne inglese Jack Harrison all'8' della ripresa, col NYCFC che chiude con ben sette tiri nello specchio senza però raggiungere il pari, anche per la serata storta di David Villa e dell'ex atalantino Maxi Moralez. Per  Citizens di coach Patrick Vieira  l'esordio casalingo allo Yankee Stadium arriverà domenica prossima contro il D.C. United di Erick Thohir.

MLS

A parte l'arrivo di David Beckham, a dare la svolta alla MLS è stato l'ingresso nella lega dei Seattle Sounders nel 2009. L'esordio del team dello stato di Washington, le cui origini risalgono alla NASL anni '70, ha significato un salto culturale per la MLS, con il bellissimo spettacolo di decine di migliaia di spettatori entusiasti assiepati sugli spalti di uno stadio nato per i Seahawks della NFL. Ma non solo. Seattle è entrata in MLS con una struttura societaria di altissimo livello e un'ambizione mai vista tra gli expansion team degli anni precedenti quali Real Salt Lake, Chivas USA e Toronto FC E come i Sounders hanno segnato l'avvio della MLS 2.0, lo sbarco dell'Atlanta United FC sta segnando probabilmente una nuova era per la lega USA. A cominciare dai 55mila che affolleranno stasera lo storico Bobby Dodd Stadium della Georgia Tech University, in attesa che apra il Mercedes Benz Stadium, per il quale sono già 30mila gli abbonati. La diversità, dal punto di vista tecnico, la si è vista già in questo inverno di avvicinamento. A dicembre l'annuncio dell'ingaggio della talentuosa 22enne ala paraguaiana Miguel Almirón (già cercato da Arsenal e Chelsea), pagata ben $8.5 milioni agli argentini del Lanus, una delle fee più alte di sempre della MLS, e per un investimento totale di circa 20 milioni includendo l'ingaggio quinquennale. Prima di lui i rossoneri della Georgia avevano già speso $4.5 milioni per il 23enne attaccante argentino del San Lorenzo Hector Villalba (lo volevano Milan e Bologna nel 2015), reduce da vittorie in Primera Division Inicial e Coppa Libertadores. Sempre in attacco, ecco dal Torino (13 gol in 76 match su tre stagioni) Josef Martinez, e poi il portiere della Nazionale USA Brad Guzan (dal Middlesborough) e il terzino Greg Garza. Una campagna acquisti stellare per una squadra MLS. La lega punta ad entrare nell'empireo del calcio mondiale, e per farlo ha bisogno di mettere tanti soldi per talenti giovani, non solo per ultra 30enni dal grande nome ma sul viale del tramonto. I primi, fortunanatemente, sono sempre di più negli ultimi anni. Si pensi ai vari Ignacio Piatti (visto a Lecce), Nicolas Lodeiro e, certo, Sebastian Giovinco. Atlanta sta cercando di portare questo trend ad un livello successivo, andando addirittura a prendere giocatori cercati da team europei. Investimenti sul campo, quindi, ma anche sul contorno. Innanzitutto uno stadio da un miliardo (che condividerà con gli Atlanta Falcons della NFL), un centro di allenamento da $60 milioni; l'ex allenatore di Argentina e Barcellona, Gerardo "Tata" Martino, in panchina; un ex dirigente del Tottenham come Darren Eales nel ruolo di presidente operativo e l'ex nazionale USA Carlos Bocanegra in quello di Direttore Tecnico. Per chiarire, non stiamo parlando dell'Orlando City, che ha speso quattro soldi per i Designated Players affiancati a Kakà, puntando più sul lungo termine. E non siamo nemmeno di fronte ad un New York City FC che ha messo tutto su grandi nomi sul viale del tramonto come Frank Lampard e Andrea Pirlo, andando a formare un trio completato da un eccezionale attaccante come lo spagnolo David Villa, MLS MVP 2017. Atlanta è diversa. I calciatori che ha preso non sono né giovani di belle speranze e basta, né nomi per vendere magliette e biglietti. Almirón è un centrocampista offensivo di talento che potrebbe "spaccare" il campionato con a fianco Villalba, Martinez e Kenwyne Jones, per un attacco tra i più letali della MLS. Scelte che farebbe un buon club europeo con asprazioni di livello, e su cui magari guadagnare dalla vendita in futuro. Non solo top players però, ma anche i giovani fanno parte del progetto, sui Bocanegra sta lavorando da oltre un anno. Tanti infatti sono i prospect, come i nazionali U20 USA Andrew Carleton, Chris Goslin e Brandon Vasquez,che danno l'dea della visione della società. Al momento l'Atlanta United (ecco, sul nome ci sarebbe da che dire per la scarsa originalità), almeno sullacarta, sembra assolutamente qualificato per diventare il primo expansion team a poter raggiungere i playoff all'esordio dopo i sounders del 2009. Ma al di la del campo, sono più gli investimenti e l'organizzazione adare il segno di un qualcosa di nuovo nella storia della lega. Se questo è il nuovo percorso della MLS, che probabilmente sarà seguito anche dal LAFC in entrata nel 2018, allora dobbiamo prepararci a vedere uno spettacolo assai diverso - migliore - nei prossimi anni.  

MLS

La Major League Soccer 2017 ha preso il via ieri notte con la (prevedibile) sconfitta, un pesante 5-1, dell'esordiente e mal assortito Minnesota United FC in casa dei Portland Timbers, e continuerà tra stasera e domani (dirette Eurosport a volontà) con da seguire l'altro expansion team Atlanta United FC in campo con i LA Galaxy, la squadra con più MLS Cup in bacheca. Una stagione questa che prende il via con presupposti molto diversi dalle precedenti. Sono infatti mancati i grandi nomi col relativo effetto "marketing". Un approccio sposato invece in pieno dalla Superleague cinese, affollatasi di stranieri più o meno avanti con gli anni (dagli argentini Carlitos Tevez e Lavezzi ai brasiliani Oscar e Hulk), ma a cifre folli. I team MLS hanno invece deciso di rimpolpare le varie rose con talenti meno noti, in gran parte sudamericani, ma capaci di dare un vero valore aggiunto in campo. E pensare che è stato proprio il soccer USA a dare l'esempio ai cinesi di oggi già negli anni '70, quando importò a suon di dollari il meglio del calcio mondiale di allora: Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto, Johann Cruyff, Gerd Muller, Gordon Banks, George Best, ecc. Lo stesso ha poi fatto la MLS giusto 10 anni fa, quando per far accendere i riflettori su una lega che aveva bisogno di un boost per il decollo, andò a prendere dal real madrid nientemeno che David Beckham, allora poster boy tra calcio e immagine. La linea da allora è stata quella, ma a fine 2016 qualcosa ha iniziato a cambiare. Alcuni grandi nomi hanno infatti lasciato la MLS e il calcio al termine della scorsa stagione: l'ex capitano del Chelsea e della Nazionale inglese, Frank Lampard, si è infatti ritirato al termine di due stagioni tra alti (molto pochi) e bassi (moltissimi) con la maglia del New York City FC. Lo stesso per la leggenda del Liverpool Steven Gerrard, che ha lasciato i LA Galaxy e il prato verde dopo 18 mesi americani in cui è parso poco più che parente del giocatore che ha incantato per 15 anni la Premier League. Anche l'attaccante ed eroe del Chelsea, ed eroe della Champions League vinta dai Blues nel 2012, ha appeso gli scarpini al chiodo dopo aver fatto vedere grandi cose nella prima stagione a Montreal, venendi poi relegato in panchina dall'exploit del nostro Mancosu nel 2017. E chi mancherà a tutti gli appassionati di pallone sarà sicuramente l'irlandese (ex Inter e Spurs, tra i tanti altri) Robbie Keane, che ha lasciato da capitano i Los Angeles Galaxy dopo sei stagioni, tre campionati vinti e un premio da MVP. Nonostante non sia però arrivato alcun nome acchiappa-titoli, i team MLS hanno certamente investito sui cosiddetti ‘designated players’, il cui stipendio infierisce sul salary cap sono per una minima parte. Un totale di 13 nuovi DP è sbarcato negli USA nel 2017, e tutti tranne uno hanno meno di 30 anni, e vengono in maggioranza dell'America Latina. A guidare la nuova ondata è certamente l'Atlanta United, appena entrata in MLS insieme a Minnesota, portando così a 22 il numero di franchigie. Atlanta ha colto la necessità e ha puntato  sul paraguiano Miguel Almiron (23 anni), il venezuelano Josef Martinez (23) e l'argentino Hector Villalba (22). Il presidente del club della Georgia, Darren Eales (già dirigente del Tottenham), ha spiegato come l'aver venduto oltre 30mila abbonamenti prima dell'avvio della stagione ha consentito alla società di focalizzarsi unicamente su cosa potesse essere il meglio da consegnare all'allenatore, luì sì grande nome con alle spalle Argentina e Barcellona, Gerardo ‘Tata’ Martino. “Se avessimo ingaggiato, magari dalla Premier League, un giocatore afine carriera, avremmo probabilmente assistito ad una rivolta”, ha detto Eales. L'opposto di quanto visto in passato in MLS, quando tutto si concentrava sul nome per attirare il tifoso occasionale, che peraltro rimaneva spesso scettico e deluso. Un altro esempio di questa nouvelle vague è l'attaccante della Nazionale ungherese Nemanja Nikolic, sbarcato al Chicago Fire dai polacchi del Legia Varsavia. Nikolic ha infatti 29 anni, e indosserà la maglia del club dell'Illinois al picco della propria carriera, reduce dall'aver giocato in Champions League ed ai campionati europei. Con un sistema di saray cap costruito per evitare una concorrenza selvaggia, capace di distruggere una lega comunque giovane (è nata nel 1996) rispetto alle cugine europee, il bello della MLS sta nell'estrema incertezza. Basti pensare che negli ultimi dieci anni la MLS Cup è stata vinta da ben otto club diversi. Fare pronostici diventa quindi davvero arduo. In pole position è inevitabile attendersi i Seattle Sounders campioni in carica, sostenuti dagli oltre 40mila del CenturyLink Field, e come loro la finalista Toronto FC di Sebastian Giovinco e dell'ex romanista Michael Bradley. La maggior maturità del gruppo potrebbe poi forse consentire ai talentini del FC Dallas del coach colombiano Oscar Pareja, la squadra che meglio gioca in America, di finalmente arrivare al titolo. Non ci dimentichiamo poi Montreal, squadra solida, cui si aggiungerà il bolognese-svizzero Blerim Džemaili in estate. Chi subirà sicuramente la pressione saranno i due club di NY: il NYCFC, club che condivide la proprietà col Mancheser City, e New York Red Bulls, che pur avendo cambiato nome e proprietà sono fra i fondatori della lega. Nessuna delle due ha maui vinto la MLS Cup, e a NY se non vinci non sei nessuno. E poi dovrebbe essere l'ultima stagione da giocatore di Andrea Pirlo, che certo vorrà lasciare il segno, come anche Ricardo Kakà all'Orlando City, che da quest'anno gioca nel suo stadio. Non si possono poi certo dimenticare i Los Angeles Galaxy, in piena ricostruzione con Curt Onalfo in panca dopo l'addio di Bruce Arena, diventato CT degli USA al posto dell'esonerato Jurgen Klinsmann, e quelli di Gerrard, Keane e Donovan (stavolta definitivamente, dopo il breve rientro del 2016) e che punta tutto sull'attaccante messicano Giovani dos Santos. Sempre lassù c'è da attendersi di vedere lo Sporting KC di Peter Vermes, col centravanti nato a Londra Dom Dwyer, che dopo aver acquisito la cittadinanza americana è ora alla ricerca di un posto in Nazionale a fianco dei compagni il difensore Matt Besler e l'ala Graham Zusi, e forse anche del giovane talento Erik Palmer-Brown (già nel mirino della Juventus). Un campionato quibndi assai incerto, che magari potrebbe portare ad una finale a sopresa come quella tra Portland Timbers e Columbus Crew del 2015. E il bello della Major League Soccer è proprio questo.

MLS

Il Draft, tradizione dello sport professionistico americano, ha visto ancora una volta la sua celebrazione ieri a Los Angeles in occasione del MLS SuperDraft 2017, anche se la sua rilevanza rispetto al calcio USA risulta sempre minore a seguito dello sviluppo dei settori giovanili. Ma, va detto, i team MLS qualche talento riescono ancora a trovarlo nei college, provvedendo anche a rimpolpare le rispettive rose con sangue giovane. Del resto dal Draft sono usciti ottimi giocatori negli anni quali Maurice Edu (ex Rangers Glasgow), Jozy Altidore (2006, NY Red Bulls), Graham Zusi (2009, Sporting KC), andando poi indietro fino al 2002 con Taylor Twellman (New England) e 1996 con Steve Ralston (Tampa Bay Mutiny). L'edizione di quest'anno vedeva quattro giocatori sopra una media non altissima. L'ordine delle chiamate ha sorpreso molti, con l'expansion team Minnesota United che ha deciso di puntare sull'attaccante Abu Danladi (18 gol in 42 match con UCLA), fortemente voluto dal coach, ex Everton e Orlando City, Adrian Heath, convinto dalle qualità e dal fisico del ragazzo, seppur un po' troppo spesso infortunato. Atlanta ha invece puntato sul difensore centrale, capitano degli USA U20 e della Syracuse University, Miles Robinson, che molti osservatori vedono già pronto per il campo in MLS, e che certamente crescerà sotto la guida di un veterano come Michael Parkhurst. Sempre l' United della Georgia ha ingaggiato anche il centrocampista della Providence University Julian Gressel, ragazzo di buona visione e tocco. Il NYCFC ha messo sul tavolo ben $250,000 ($50,000 di quanto il Chicago Fire abbia preso per i diritti su Didier Drogba) per anticipare il proprio diritto di scelta e chiamare il talentuoso playmaker Jonathan Lewis (Akron University), che molto ha impressionato in occasione della MLS Combine e che le nazionali U20 di USA e Giamaica si stanno contendendo. Altro bel colpo infine per Timbers, il cui coach Caleb Porter è un grande conoscitore del soccer universitario avendo allenato e vinto molto con Akron. Portland ha quindi chiamato il fracese della Duke University Jeremy Eboisse, che andrà a rinforzare l'attacco facendosi le ossa a fianco dell'esperto Fanendo Adi. Con lui arriva anche un difensore sinistro dall'ottimo potenziale quale Michael Amick, da UCLA. Al DC United sbarca invece un ragazzo locale, il terzino destro Chris Odoi-Atsem, chiamato dal GM Dave Kasper ("Grande lavoratore, molto atletico, bravo sia a spingere che a difendere") nell'ottica di diventare il futuro sostituto di Sean Franklin. Strano che il suo nome non si sia fermato invece prima sulla lista di Chicago che ha un disperato bisogno sulla fascia destra in difesa. Il coach serbo Veljko Paunović ha invece scelto il centrocampista della Lousiville Daniel Johnson, l'attaccante di Delaware Guillermo Delgadoas e un terzo portiere in Stefan Cleveland. Molto forte sui giovani è da anni FC Dallas, che però preferisce crescerseli in casa. Essendo però il Draft un'occasione a costo (quasi) zero, e ecco la chiamata per Jacori Hayes, centrocampista/ala di Wake Forest. Crescerà bene sotto la guda del colombiano Oscar Pareja. Round 1 Scelta Team Player Pos College 1 Minnesota United Abu Danladi A UCLA 2 Atlanta United Miles Robinson D Syracuse 3 NYCFC (pick acquired from Chicago) Jonathan Lewis C Akron 4 Portland Timbers (pick acquired from Houston) Jeremy Ebobisse A Duke 5 Columbus Crew SC Lalas Abubakar D Dayton 6 San Jose Earthquakes Jackson Yueill C UCLA 7 Vancouver Whitecaps Jakob Nerwinski D UConn 8 Atlanta United Julian Gressel C Providence 9 Columbus Crew SC Niko Hansen A New Mexico 10 Houston Dynamo Joe Holland C Hofstra 11 Chicago Fire Daniel Johnson C Louisville 12 D.C. United Chris Odoi-Atsem D Maryland 13 Real Salt Lake Reagan Dunk D Denver 14 Sporting Kansas City Colton Storm D North Carolina 15 Colorado Rapids Sam Hamilton C Denver 16 NYCFC (scelta di Seattle) Kwame Awuah C UConn 17 New York Red Bulls Zeiko Lewis C BC 18 FC Dallas Jacori Hayes C Wake Forest 19 Montreal Impact Nick Depuy A UCSB 20 New England Revolution Brian Wright A Vermont 21 Toronto FC Brandon Aubrey D Notre Dame 22 Seattle Sounders Brian Nana-Sinkam D Stanford Round 2 Scelta Team Player Pos College 1 Minnesota United Alec Ferrell P Wake Forest 2 Colorado Rapids Liam Callahan D Syracuse 3 Philadelphia Union (scelta Minnesota) Marcus Epps C South Florida 4 Chicago Fire (scelta Toronto FC) Stefan Cleveland P Louisville 5 Chicago Fire (scelta Toronto FC) Guillermo Delgado A Delaware 6 San Jose Earthquakes Lindo Mfeka C South Florida 7 Vancouver Whitecaps Francis de Vries C St. Francis 8 Houston Dynamo Jake McGuire P Tulsa 9 New England Revolution Napo Matsoso C Kentucky 10 Portland Timbers Michael Amick D UCLA 11 Philadelphia Union Aaron Jones D Clemson 12 D.C. United Eric Klenofsky P Monmouth 13 Real Salt Lake Justin Schmidt D Washington 14 Houston Dynamo Danilo Radjen D Akron 15 FC Dallas Walker Hume D North Carolina 16 New York City FC Jalen Brown A Xavier 17 New York Red Bulls Ethan Kutler C Colgate 18 FC Dallas Adonijah Reid C Canada Soccer 19 Montreal Impact Shamit Shome C FC Edmonton 20 Minnesota United (scelta  Philadelphia) Thomas de Villardi C Delaware 21 D.C. United Jo Vetle Rimstad D Radford 22 Seattle Sounders Dom Oduro C I Rounds 3 e 4 si terranno martedì prossimo via conference call.

MLS

Come qualità siamo ancora ben lontani, ma nella stagione appena chiusasi con la vittoria dei Seattle Sounders nella finale di MLS Cup contro Toronto, la MLS oltre ad aver superato la Serie A per media spettatori è balzata in testa anche per numero di milionari in campo. Del totale dei giocatori sotto contratto con la MLS , il 5% guadagna un salario lordo di almeno €100,000 ($107,000) per settimana, contro il 3% in Italia. Le cifre sono il risultato di uno studio condotto da Verve Search, società londinese di marketing, e Axo Finans, società norvegese di consulenza finanziaria. Kaká ($135,000 a settimana) è il più pagato della lega davanti a Sebastian Giovinco ($134,000), ma nella speciale classifica la coppia si piazza immediatamente dietro all'attaccante Juventus Gonzalo Higuaín ($159,000 a settimana). Gli altri due giocatori della Serie A che guadagnano oltre  €100,000 la settimana in Serie A sono l'altro juventino Miralem Pjanic e il centrocampista della AS Roma Daniele De Rossi. Militano invece in MLS sono Michael Bradley (Toronto FC), Andrea Pirlo (NYCFC), Steven Gerrard (LA Galaxy) e Frank Lampard (NYCFC), questi ultimi due alla loro ultima stagione in campo. A livello globale, il maggior numero di milionari gioca però in Premier League (ben il 49%), davanti alla Liga ed alla Chinese Super League, entrambi al 15%. Certi numeri possono dare l'idea di una MLS da cimitero degli elefanti, a ciò che forse lo studio mette in mostra è il declino subito dalla Serie A negli ultimi anni. Il nostro campionato, dopo aver dominato tra gli anni '80 e l'inizio dei 2000, ha subito negli ultimi 10 anni una serie di contraccolpi pesantissimi tra corruzione (vedi Calciopoli calci-scommesse) e violenza. A ciò si è aggiunta una notevole mancanza di concorrenza, con la Juventus vincitrice degli ultimi 5 Scudetti e l'Inter dei cinque precedenti (anche se quello del 2005/06 fu assegnato causa Calciopoli e tuttora contestato). Secondo lo studio, proprio quest'assenza di concorrenza vera per la conquista del titolo ha causa un calo di interesse anche nel pubblico televisivo, riducendo le possibilità di incasso delle società.

MLS

Seattle ha vinto per la prima volta nella sua storia il campionato nordamericano di calcio (MLS) battendo in finale di MLS Cup il  Toronto FC. Il successo dei Sounders in casa degli avversari è arrivato ai rigori per 5-4, dopo che i 90' regolamentari così come i supplementari si erano chiusi sullo 0-0. Grande protagonista dell'incontro disputato in un freddo glaciale (-5°C) è stato il portiere elvetico Stefan Frei, che ha fermato ogni iniziativa dei canadesi, che sono stati più pericolosi ma che non hanno saputo trasformare in gol la loro supremazia. Seattle succede a Portland, ed è l'11° franchigia a vincere la MLS. Fondamentale Frei è stato su un colpo di testa di Altidore nei supplementari e poi sul rigore parato a Bradley nella serie finale. Il 30enne estremo difensore rossocrociato, nato nel Canton San Gallo, a 15 anni si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha studiato presso un liceo in California prima di entrare nella prestigiosa università di Berkeley, difendendo la porta della locale squadra nel campionato universitario così come quella dei San Francisco Seals e dei San José Frogs in leghe minori. La sua carriera è poi esplosa con l'ingaggio di Toronto nel 2009, prima di trasferirsi a Seattle (in cambio di una scelta al Draft solo eventuale!) quattro anni più tardi, per lui quindi anche una rivincita dopo essere stato scaricato senza tanti complimenti. Frei fu infatti il numero 1 del Toronto FC nelle sue prime 3 stagioni da pro, a cominciare dall'anno da rookie nel 2009 appena uscito da Berkeley. Ma furono tre stagioni pessime, con sole 20 vittorie in 81 match, rimanendo sempre fuori dai playoff. Per lui poi, nel 2012 e 2013 solo un match coi Reds a causa di una frattura, una lacerazione ai legamenti e infine il naso rotto. Di quel gruppo nel match di sabato notte il solo Jonathan Osorio ancora indossa la maglia del Toronto FC. La fortuna per Frei ha girato col suo trasferimento a Seattle, dove si è presto conquistato un posto da titolare. Nel 2014 è stato il migliore dei suoi, in una stagione chiusasi con la vittoria del Supporters' Shield e della US Open Cup, dimostrandosi poi decisivo nella rimonta e nella vittoria finale di quest'anno con le parate su Altidore e Bradley. In carriera vanta anche una convocazione nella Svizzera U15 al fianco tra gli altri di Tranquillo Barnetta (finito anche lui in MLS alla Philadelphia Union) e Reto Ziegler. E chissà che ora il CT svizzero, l'ex laziale Vladimir Petković, non decida di dargli un'occhiata? Is this real life? #MLSCup pic.twitter.com/JVfmsCvXpz — Seattle Sounders FC (@SoundersFC) 11 dicembre 2016

MLS

Battuto ai rigori il Toronto FC di Sebastian Giovinco. Il portiere svizzero Stefan Frei eroe della serata Dopo le delusioni, ancora vive nei ricordi dei tifosi più agée, dei NASL Soccer Bowl del 1977 e 1982 persi contro i New York Cosmos, finalmente i Seattle Sounders vengono incoronati campioni degli USA. Nella finale di MLS Cup giocata nella notte hanno infatti battuto 5-4 ai calci di rigore il Toronto FC di Sebastian Giovinco. I ragazzi della leggenda locale Brian Schmetzer, subentrato la scorsa estate dal ruolo di secondo a quello di allenatore al posto dell'esonerato Sigi Schmid, hanno portato a termine una infredibile rimonta, partita dall'ultimo posto nella Western Conference in cui si trovavano lo scorso 9 luglio (e perdendo l'asso Clint Dempsey, fermato da un problema al cuore), fino ad alzare la tanto agognata MLS Cup alle 5 del mattino italiane. Dopo le tre US Open Cup consecutive e il Supporters Shield, la coppa è maggior trionfo per la squadra del presidente Garth Lagerwey, ma di proprietà del milionario dell'hi-tech Adrian Hanauer, che garantirà ai verde-blu la partecipazione alla prossima Concacaf Champion’s League. La gara, disputatasi al BMO Field (36mila sugli spalti, con 1.500 tifosi di Seattle al seguito) di Toronto su un terreno ghiacciato  ma riscaldato artificialmente, e con una temperatura di -5 gradi, ha visto i Sounders poco propositivi (eufemismo) ma più compatti e attenti tatticamente per cercare di contrastare le avanzate dei canadesi, che a vincere ci provano, guidati da Giovinco, Altidore e Jonathan Osorio. Questi ultimi due in particolare hanno più volte impegnato il portiere dei Sounders, Frei. [caption id="attachment_15012" align="aligncenter" width="620"] Uno sconsolato Giovinco[/caption] Fino ai supplementari le squadre ferme sullo 0-0. I canadesi hanno colpito anche un palo con Justin Morrow nel primo tempo, ma è Seattle a portarsi a casa il titolo senza aver mai tirato in porta nei 120 minuti. L'ex juventino Sebastian Giovinco, che aveva anche ricevuto gli auguri dei bianconeri prima del match, è andato anche vicino al gol con un tiro che ha sfiorato il primo palo a inizio ripresa. MVP e scarpa d’oro della scorsa stagione, la finale è stata però una delle sue peggiori partite dal suo arrivo in MLS. Mai capace di incidere e di saltare l'uomo creando superiorità numerica, è stato sostituito al 103’ minuto supplementare (e non l'ha presa bene, ma coach Greg Vanney ha dichiarato che il giocatore aveva i crampi) per far spazio Antony Ricketts che ha immediatamente reso il TFC più pericoloso. L'attaccante canadese ha infatti prima sfiorato il palo, ed è poi suo l'assist per il colpo di testa del centravanti della Nazionale USA Jozy Altidore, salvato sotto il set dal portiere svizzero Stefan Frei - MVP della finale - con un volo che ha ricordato Gordon Banks su Pelé ai Mondiali '66. [caption id="attachment_15013" align="aligncenter" width="650"] Sebastian Frei[/caption] Si va quindi ai calci di rigore, e a sbagliare per i Reds è il capitano e migliore in campo della serata Michael Bradley - che rivive così un nuovo 26 maggio 2013, data in cui perse la finale di Coppa Italia con la AS Roma contro la Lazio - e poi Morrow, che spara sulla traversa. Fa un errore in meno Seattle, e Torres chiude la serie consegnando ai Sounders la loro prima MLS Cup, alzata dal capitano il cubano Osvaldo Alonso, oltre ad un posto nella CONCACAF Champions League 2017/18, cui invece non parteciperà il New York City FC. Oltre al Toronto FC infatti, qualificato in realtà grazie alla vittoria nel Canadian Tournament, oltre a Seattle parteciperanno al torneo continentale FC Dallas (vincitore del Supporters’ Shield), New York Red Bulls (Eastern Conference) e Colorado Rapids, che avendo vinto FC Dallas il Supporters’ Shield oltre alla US Open Cup, si qualificano quali finalisti della stessa US Open Cup.

MLS

Gli Stati Uniti sono sempre stati un grande Paese e finalmente ora hanno anche un grande campionato di calcio. Per averne uno bello, però, meglio ripassare tra qualche anno. Perché se – come amava dire John Davison Rockefeller – «l’America non è una nazione, ma una promessa», forse nel soccer la parola non è stata mantenuta. E la scadenza fissata dal boss della Mls Don Garber («Nel 2022 saremo una delle migliori leghe al mondo») somiglia sempre più a un’utopia. Lo stato dell’arte del calcio Oltreoceano racchiude in sé la contraddizione insita nell’anima americana, quella tra quantità e qualità. Grandi porzioni e cibo spazzatura, enormi spazi e lande desertiche, magnati e diseredati. Così, se nella settimana che precede la finale della 21esima stagione di MLS (Toronto FC-Seattle Sounders, in programma il 10 dicembre) ci si ferma ad analizzare a che punto è arrivato il calcio a stelle e strisce, si nota la stessa stridente dicotomia: belli gli stadi pieni (a Seattle media oltre i 40mila spettatori), belle le scuole dove i bimbi giocano più a pallone che a baseball, bella gente, bel tifo, bell’entusiasmo, bei soldi. Bello tutto. A parte il gioco. Quello no, rimane qualcosa a cui tendere, come la frontiera dei pionieri nel West. Per spiegare come il pallone abbia trovato l’America e viceversa, e per capire come si sia arrivati ad un Paese di 300 milioni di persone impazzito per uno sport dove il livello medio è quello della Championship inglese (parola di Martin Samuel del Daily Mail), occorre fare un passo indietro, o forse due, fino alla Nasl, il campionato professionistico che per primo diffuse la religione europea e sudamericana del calcio nella patria di football e basket. Beckenbauer, Pelé, Cruyff, Best, Bettega, Chinaglia, Carlos Alberto: dal ’68 all’84 furono loro i veri pionieri-missionari, cowboy coi tacchetti al posto degli speroni con la folle idea di esportare uno sport sconosciuto. Ma la crescita del calcio americano fu eccessiva: tutti fiutavano aria di affari e soldi facili e correvano a investire, le franchigie si moltiplicavano e i campioni a fine carriera venivano coperti d’oro. Solo che Andy Warhol aveva ragione quando diceva che «spendere è molto più americano di pensare»: per guadagnare occorreva tempo e i pragmatici milionari di Tampa, Houston e Detroit non ne avevano. Spazientiti, si ritirarono presto, le squadre scomparvero, l’intero sistema collassò e fino al 1996 a calcio si giocò solo in università e in Nazionale, tanto è vero che Alexi Lalas, mitico difensore fulvo di Usa ’94 e poi del Padova, prima del Mondiale aveva giocato solo nel college di Rutgers. Il primo esperimento era fallito perché gli americani sono così, ovunque vadano vogliono stabilire il record di velocità per arrivarci, anche a costo di bruciarsi. Però non esiste veleno per cui l’America non abbia nel suo corpo un antidoto. Così sulla scorta dell’esperienza Nasl, la Mls nasce con una possente armatura contro gli eccessi di entusiasmo: il salary cap, ovvero un rigoroso tetto agli stipendi che impedisca ai visionari presidenti di rovinarsi come i giocatori di videopoker. Un meccanismo che funziona ma che soffoca la crescita. La scappatoia si trova nel 2007, quando viene varata la DPR, la Designated Player Rule, detta anche Legge Beckham. In sostanza, una deroga – dicono i maligni ideata apposta per permettere ai Los Angeles Galaxy di ingaggiare David Beckham – al tetto ingaggi: ogni squadra ha la facoltà di prendere un giocatore (negli anni diventeranno tre per squadra) con uno stipendio più alto della soglia. Una strategia per richiamare giocatori di fama mondiale e far rinascere l’entusiasmo dei tempi dei Metrostars, un investimento sul movimento che dà i suoi frutti e fa arrivare campioni come Rafa Márquez, Thierry Henry, Cuauhtémoc Blanco, Robbie Keane. Lo Spice Boy con la sua armata fa il miracolo, catalizza l’attenzione, rende il calcio di nuovo uno sport trendy. In dieci anni la Mls passa da 10 a 20 squadre, gli spettatori sono ora 21mila di media (più di basket e hockey), i diritti tv sono cresciuti del 500%. L’America torna ad essere una meta gradita e vive un secondo rinascimento di talenti maturi con l’arrivo di Pirlo, Gerrard, Lampard, Drogba, Kakà, Villa, Ashley Cole, De Jong. Le partite di Mls sono trasmesse perfino sulla tv italiana, tutti ne parlano come di un successo clamoroso. La storia dice che Beckham ha fatto esplodere la moda del calcio. Quel che non gli è riuscito è stato renderlo esteticamente all’altezza del calcio europeo. La fine di questa stagione è un buon momento per tirare le somme. Il ritiro di Gerrard e dell’ex romanista Julio Baptista e gli addii di Drogba e Lampard a Montreal e New York City chiudono di fatto la piccola era degli astri calanti andati a scintillare per le ultime volte al di là dell’Atlantico. Stelle che hanno accecato il mondo che guardava alla Mls e non si curava del Lumpenproletariat di terzinacci sgraziati che popola il campionato statunitense. Per un Kakà che guadagna 7,1 milioni di dollari l’anno, ci sono decine di giocatori che ne prendono 30mila, in un sistema immensamente squilibrato che somiglia a un film di Ken Loach. Un calcio per cui l’80% dell’attenzione si concentra su dieci Designated Players necessariamente non aiuta la qualità. Qualche esempio dà l’idea meglio di tanti discorsi. La finale di Eastern Conference tra Toronto e Montreal Il capocannoniere della regular season quest’anno è stato Bradley Wright-Phillips dei New York Red Bulls, con 24 reti. Il fratello dell’ex Chelsea Shaun ha giocato solo due stagioni in Premier League, all’inizio della carriera. Il resto è stato un peregrinare in Championship tra Southampton, Plymouth e Charlton, prima di scoprirsi bomber di razza alla foce dell’Hudson. Simile la parabola di Liam Ridgewell, capitano dei Portland Timbers campioni in carica, che nella pausa invernale l’anno scorso è tornato in prestito in Europa. Ora, essendo il capitano dei migliori d’America, ci si aspetterebbe una destinazione mediamente prestigiosa. Di certo più prestigiosa del Brighton & Hove in Championship. E che dire di Innocent Emeghara, Carneade apparso tra Livorno e Siena qualche anno fa e ora punta di diamante dei San José Earthquakes? Che dire di Federico Higuaín, fratello del Pipita, che in Europa fu bocciato dal Besiktas senza appello per esplodere ai Columbus Crew? Che dire di Matteo Mancosu, protagonista della promozione del Trapani dalla Lega Pro in Serie B, pallido in Serie A a Bologna e ora titolare inamovibile dei Montreal Impacts, tanto da tenere in panca Drogba? E ancora Nelson Haedo Valdez, paraguaiano giramondo la cui ultima stagione decente risale al Werder Brema del 2006 e che ora guiderà l’attacco di Seattle in finale; Shkëlzen Gashi, che prima di diventare DP dei New England Revolution aveva girato l’intera Svizzera tra Zurigo, Sciaffusa, Bellinzona, Neuchatel, Aarau, Grasshoppers e Basilea; Lee Nguyen, una presenza in tre anni al Psv Eindhoven e ora orgoglio vietnamita in New England; Matt Miazga, difensore gioiello comprato dal Chelsea per 5 milioni e dirottato al Vitesse dove scalda la panchina. Per finire con Ignacio Piatti, fallimento totale a Lecce tra 2010 e 2012 e ora miglior giocatore di Montreal con un gol ogni due partite. Una carrellata forse stucchevole, ma che rende l’idea. L’idea della relatività del talento e di come gli Stati Uniti siano davvero il Paese delle grandi opportunità. Anche se nel calcio forse sono opportunità livellate verso il basso. Il Best 11 della Mls 2016 Non sono conclusioni affrettate, né solitarie. Al di là delle dichiarazioni di facciata dei campioni «impressionati» dal livello della Mls (o dagli ingaggi…), basta guardare le partite per cogliere le differenze. Un’impressione realistica si ha anche vagabondando su Youtube. Si trova la recente semifinale Colorado-Seattle, un tripudio di erroracci. Si trova pure un filmato che raccoglie le 36 reti nella prima giornata della stagione appena conclusa e che sembra un campionario del Benny Hill Show. Chicago Fire-New York City 3-4: prima un difensore rinvia di testa in faccia a un compagno che sta provando una rovesciata e l’attaccante indisturbato fa gol, poi un difensore dei NY rende il favore addormentandosi e regalando la rete a Chicago (in un angolo si vede Andrea Pirlo sconsolato allargare le braccia…). Houston-New England 3-3: prima il portiere in uscita abbatte il difensore e l’attaccante segna a porta vuota, poi un altro difensore si sdraia invece di rinviare. Vancouver-Montreal 2-3: prima uno stopper prova a contrastare il centravanti di tacco, poi l’immancabile qui pro quo col portiere… Si può andare avanti per ore. Perfino i filmati che raccolgono le migliori giocate delle stelle sono indicativi. Tra i colpi più belli di Kakà sono finiti calci d’angolo e punizioni, e ogni tifoso del Milan sa che a San Siro Ricardo non ne ha mai tirata una. Semplice, a Milano c’erano 5 o 6 compagni che le battevano meglio, a Orlando è l’unico che le sa tirare. Pirlo poi: non ha mai brillato per dinamismo, ma in Mls fa la differenza nonostante si muova a velocità da domenica pomeriggio dopo il brasato della mamma. Contro il Real Salt Lake, Gerrard segna uno dei suoi gol più belli: una finta e in due volano a cercare margherite altrove. Un altro lo segna dopo un sombrero e un tunnel in area. Stessa cosa per Krisztan Nemeth di Kansas City, che in finale di Mls Cup contro Portland parte da metà campo per siglare un gol storico. Storici anche i capitomboli di due difensori affannati dai suoi (nemmeno troppo repentini) cambi di direzione. Per la cronaca, Nemeth ora non gioca nel Barça, ma nell’Al Gharafa, in Qatar. Il problema della qualità in Mls esiste per tutti. Per chi arriva da campionati infinitamente più competitivi e per chi invece cresce qui e vuole un giorno confrontarsi con le realtà straniere. Gli unici per cui il problema non esiste sono i vertici della Mls stessa. Gli stessi che hanno licenziato Jürgen Klinsmann da ct della Nazionale perché non valorizzava i talenti del campionato locale e anzi aveva duramente criticato le scelte di Bradley, Dempsey e Altidore di tornare in patria, attratti dalle sirene e dai milioni di dollari delle franchigie di casa: «Giocavano in squadre da Champions League (Bradley alla Roma, Dempsey al Tottenham, ndr), non è un passo avanti nella loro carriera». Klinsmann era arrivato perfino a convocare tedeschi di origine statunitense che giocavano in Zweite Liga o giovani senza nemmeno il passaporto americano (come Ashton Götz dell’Amburgo) piuttosto dei talentini impegnati in Mls, e il suo vice Herzog si era lasciato sfuggire che «l’obiettivo del calcio Usa è quello di portare più americani possibile in Europa». Una posizione non compatibile con la grande campagna dei vertici per lanciare il campionato statunitense come un prodotto di qualità. D’altronde, Klinsmann non era certo l’unico a giudicare la Mls inferiore e non paragonabile agli altri tornei. Antonio Conte ha lasciato a casa dal recente Europeo sia Pirlo sia Giovinco perché impegnati in un campionato non all’altezza e stessa cosa ha fatto il nuovo ct Giampiero Ventura con la Formica Atomica: «Se ti abitui a un livello basso, poi diventa un problema mentale». Con buona pace dei 7 milioni di stipendio. Uguale il concetto del ct messicano Juan Carlos Osorio (ex coach di NY Red Bulls e Chicago Fire, NdR), che ha chiesto ai giocatori di preferire esperienze in piccole squadre europee alla Mls, «un campionato di giocatori sul viale del tramonto». Senza contare che anche i giocatori europei sono ben consapevoli dei limiti del campionato in cui giocano. Per Pirlo «in Mls c’è troppa fisicità e poco gioco, c’è un vuoto culturale, non si insegna ai ragazzi a stoppare il pallone»; per Giovinco «è un campionato divertente solo per gli attaccanti perché non esiste la tattica», per Ridgewell il livello è quello della Championship inglese. Parole sagge ma minoritarie e inascoltate, dato che secondo un sondaggio il 67% dei calciatori della Mls crede che il livello sia quello di una squadra di media classifica in Premier League. La realtà dei numeri però è meno ottimistica. Dice per esempio che la Concacaf Champions League – la maggior competizione per club del Centro-Nord America – è stata vinta solo due volte da una squadra statunitense, l’ultima delle quali nel lontano 2000 (Los Angeles Galaxy-Olimpia Tegucigalpa 3-2). Dice anche che chi si trasferisce in Mls chiude con la Nazionale (Pirlo, Lampard, Gerrard, Iraola e perfino Giovinco, l’unico non a fine carriera). E dice che il ranking mondiale lascerà il tempo che trova, ma qualcosa significa. E se il club piazzato meglio è l’FC Dallas al 153esimo posto (peggio del Sanfrecce Hiroshima e del Sassuolo), forse Klinsmann era meno disfattista di quanto sembrasse. Inoltre, forse la qualità non si misura in media spettatori, altrimenti gli indiani del Kerala Blasters con i loro 49.111 appassionati ogni domenica sarebbero sulla cresta dell’onda. Così come non si misura in media gol fatti: la spettacolare regular season 2016 si è chiusa con una media di 2,81 gol a partita contro i 2,74 della Liga spagnola. Il che rende la Mls un campionato divertentissimo, ma non quanto la Serie A Svizzera (media di 3,43 gol a partita negli ultimi 150 match) e non quanto la seconda divisione di Andorra coi suoi 4,33 gol a partita. Emerge il vero problema della Mls: mancano gioco e fondamentali. Così si torna al principio e a un calcio americano entusiasmante e scintillante ma dai contenuti modesti che non è riuscito a decollare qualitativamente neppure con l’invasione dei Designated Players. Perché? Chi studia il fenomeno, ipotizza tre ragioni. La prima è il meccanismo dei playoff, che depotenzia l’intera regular season. Se puoi vincere il titolo arrivando a metà classifica, il livello si alzerà solo nei playoff, mentre per il resto della stagione si vivacchierà. Ma questa al massimo è una spiegazione per i differenti livelli di intensità, non di qualità. Seconda ragione: le franchigie bloccate. Non avere retrocessioni e promozioni – come in tutti gli altri sport americani – paralizza il sistema, lo sclerotizza e per inerzia gli impedisce di migliorarsi. Parzialmente vero, ma non risulta che la Nba sia qualitativamente peggiore dei campionati di basket europei. Dove c’è talento, le franchigie bloccate contano poco. E si arriva alla terza ragione, quella che affonda le radici nel trauma del fallimento della Nasl: l’impossibilità di investire in calciatori. Il meccanismo dei Designated Players ha aperto le porte all’ingresso di giocatori di livello – e dunque di ingaggio – superiore. Ma ancora rappresentano una minoranza, uno specchietto per allodole e diritti tv. Che funziona per creare seguito, ma non trascina qualitativamente la Mls. Numeri, dribbling e acrobazie L’analisi più puntuale l’ha fatta Simon Evans di Soccerly, secondo cui il salary cap impedisce un innalzamento del livello medio. Per migliorare occorre importare giovani di livello da Africa, Sud America ed Europa. Occorrono scouting, programmazione e investimenti. Non necessariamente in campioni nell’inverno della loro arte pedatoria, ma in potenziali campioni in grado di entrare nelle Academy giovanili e stimolare la competizione fin da subito. Solo così il livello può crescere. Una strada che implica costi e che fa paura, un po’ per lo spettro di finire come in Russia, dove gli anni d’oro delle spese folli sono finiti in una depressione calcistica totale, e un po’ perché in una cultura sportiva di roosters e uguali opportunità i patron alla Abramovic sono sempre mal visti. Pericolosa e scomoda, questa sembra però l’unica via per riuscire a rendere la Mls una delle migliori leghe del mondo. God improve America. L’alternativa, più gaudente e confortevole, è rimanere in questa dimensione di passione pura, con stadi moderni sempre pieni e partite ricche di gol, in cui 4 o 5 giocatori parlano una lingua e gli altri arrancano, sempre a disagio col pallone fra i piedi. L’alternativa è rimanere in un contesto da show in cui la competenza tecnico tattica è merce rara. All’alba dei suoi 21 anni, il calcio a stelle e strisce deve decidere cosa diventare e la sfida è non dare ragione a Mark Twain quando scriveva: «È stato meraviglioso scoprire l’America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso ignorarla».   Fonte: Marco Zucchetti - Rivista 11

MLS

SOCCERITALIA
SPORT