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Da un punto di vista puramente tecnico, la finale del campionato CONCACAF U20 giocata ieri sera tra USA e Honduras rappresentava poco più di una passerella. Entrambe le Nazionali si sono infatti qualificate per il Mondiale U20 che si giocherà in Corea del Sud (20 maggio - 11 giugno 2017) già alcuni giorni fa, e il risultato di ieri non aveva conseguenze al di là della soddisfazione. Il vero obiettivo del torneo U20 era infatti la qualificazione mondiale. Ma vista l'esultanza dei giocatori americani dopo aver vinto ai rigori, il match di ieri non era poi proprio solamente una passerella. Infatti, per la prima volta in 55 anni di partecipazioni, gli USA sono stati incoronati campioni continentali. Dopo un match a reti  bianche, i ragazzi a stelle strisce sono stati bravi ad insaccare tutti e cinque i rigori (niente supplementari), cui sono corrisposti i due errori finali degli honduregni, con l'americano del Real Salt Lake Danny Acosta a chiudere la serie vittoriosa e dare il via alla festa. Non era iniziata così bene per gli americani nel torneo, sconfitti 1-0 da Panama all'esordio, cui però sono seguite cinque vittorie consecutive, inclusa la prima assoluta - dopo 31 anni di confronti - contro il Messico nella fase a gironi. E adesso il CT Tab Ramos (ex Nazionale USA e centrocampista di Betis Siviglia e NY MetroStars) avrà tutto il tempo per concentrarsi a costruire la rosa più adeguata a giocarsi il mondiale di categoria. L'ultima volta che gli USA erano arrivati era il 2009, e allora fu 0-3 col Costarica in quel di Trinidad & Tobago. Stavolta è andata diversamente. [youyube]jx9ni-zK8lM[/youtube] Il match. Lo 0-0 è apparso giusto, anche se gli USA hanno avuto le loro chance. Possesso continuo, bravi sulle ali con Brooks Lennon (classe 1997 di proprietà Liverpool in prestito al RSL) e Luca de la Torre (centrocampista 1998 del Fulham), ma la robusta difesa dell'Honduras ha retto senza troppo penare. Più pericolosi gli honduregni, più cinici e duri, con qualche fallo di troppo, di cui ha fatto le spese il centrocampista della University of Maryland Eryk Williamson (1997), l'eroe della semifinale che è valsa la qualificazione mondiale. Infortunato anche il capitano Erik Palmer-Brown, difensore ventenne dello Sporting KC già cercato fortemente dalla Juventus. Ma a reggere l'impatto in mezzo ci ha pensato il difensore dell'Orlando City Tommy Redding insieme al collega di reparto Auston Trusty (1998, Philadelphia Union), protetti da un Tyler Adams (1999, NY Red Bulls) instancabile, il migliore degli USA nel torneo, bravo a supplire all'assenza di Palmer-Brown. In porta, ottima la prova del figlio d'arte Jonathan Klinsmann (1997, UCLA) sempre sicuro. I primi tre rigori di Brooks Lennon, Coy Craft e Emmanuel Sabbivengono pareggiati dai coetanei honduregni. Al quarto segna de la Torre, ma Flores spara alto dopo una lunghissima rincorsa. Ecco quindi Acosta che fa 5 e porta a casa la coppa CONCACAF per la prima volta. L'ultima volta degli USA ai Mondiali l'avventura è terminata ai quarti (miglior risultato di sempre) dopo i rigori contro la Serbia del CT Veljko Paunović (oggi coach del Chicago Fire) e di gente quali l'oggi laziale Sergej Milinković-Savić andata dritta a vincere quel Mondiale. Cosa riusciranno a fare i ragazzi americani stavolta. La gioia! ?? @ussoccer La Nazionale USA U-20 ??#USMNT alza la coppa del torneo @CONCACAF per la prima volta pic.twitter.com/Lp4Iah0O6P — Soccer Italia (@MLSsocceritalia) March 6, 2017 - U.S. Under-20 Men’s National Team Match Report - Match: U.S. U-20 Men’s National Team vs. Honduras Data: March 5, 2017 Torneo: 2017 CONCACAF U-20 Championship – Final Stadio: Estadio Nacional; San José, Costa Rica Kickoff: 4 p.m. ET Spettatori: TBD Tabellino:   1          2          F          PK USA                             0          0          0          5 HON                            0          0          0          3 Rigori: USA: Brooks Lennon (goal), Coy Craft (goal), Emmanuel Sabbi (goal), Luca De La Torre (goal), Danny Acosta (goal) HON: Jorge Álvarez (goal), Douglas Martínez (goal), Foslyn Grant (goal), Rembrandt Flores (miss) Formazioni: USA: 1-Jonathan Klinsmann; 2-Marlon Fossey, 4-Tommy Redding, 6-Justen Glad (13-Auston Trusty, 47), 3-Danny Acosta; 8-Tyler Adams, 5-Erik Palmer-Brown (Capt.), 7-Eryk Williamson (Emmanuel Sabbi, 26); 17-Brooks Lennon, 9-Jeremy Ebobisse (19-Coy Craft, 79), 10-Luca De La Torre Subs not used: 12-JT Marcinkowski, 14-Aaron Herrera, 15-Jonathan González, 16-Jeremiah Gutjahr, 18-Emmanuel Sabbi Not eligible: 20-Jonathan Lewis Head coach: Tab Ramos HON: 1-Javier Delgado; 2-Denil Maldonado, 3-Wesley Decas, 5-Dylan Andrade (Capt.), 16-Jose García; 8-Carlos Pineda, 9-Foslyn Grant, 18-Darixon Vuelto, 20-Jorge Álvarez; 17-Byron Rodríguez (10-Rembrandt Flores, 72), 19-Douglas Martínez Subs not used: 12-Michael Perello, 4-Kenneth Hernández, 6-Riky Zapata, 7-Jose Reyes, 11-Jose Pinto, 13-Jose Quiroz, 14-Sendel Cruz, 15-Jalex Sanchez Head coach: Carlos Tabora Stats : USA / HON Shots: 12 / 11 Shots on Goal: 3 / 3 Saves: 3 / 3 Corner Kicks: 8 / 2 Fouls: 12 / 22 Offside: 0 / 4 Misconduct Summary: none Officials: Arbitro: Henry Bejarano (CRC) Assistente Referee 1: Hermenerito Leal (GUA) Assistente Referee 2: Leonardo Sanchez (CUB) 4° uomo: Kevin Morrisson (JAM) ussoccer.com Man of the Match: Danny Acosta

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Una Champions League americana, che potrebbe sostituire la Copa Libertadores, è l'idea di Riccardo Silva per rendere commercialmente attraente il pallone oltreoceano e unire definitivamente il nord con il sud America. Una Champions League americana, dall’Alaska alla Terra del Fuoco, della durata di circa otto mesi, ben inserita nei calendari della Concacaf (Confederazione calcistica del Nord, Centro America e Caraibi) e della Conmebol (Confederazione Sudamericana di calcio), alla quale dovrebbero partecipare sessantaquattro squadre, 16 da Brasile e Stati Uniti, 10 argentine, 8 messicane, 3 colombiane, 2 cilene e uruguaiane, una paraguaiana; ai preliminari due ecuadoregne, peruviane, boliviane, costaricensi, caraibiche e una guatemalteca. Al momento si tratta solamente di un sogno, un’idea, un business che potrebbe partire nel 2019 e che secondo il suo ideatore, Riccardo Silva (presidente e principale azionista della MP & Silva, mpsilva.com), “sarà come la Uefa Champions League”. Ma c’è di più, forse uno dei motivi scatenanti: “Nel football americano, nel basket e nel baseball gli Stati Uniti sono i migliori del mondo, nel calcio no. Con questa competizione i club statunitensi avranno l’opportunità di misurarsi con alcune delle squadre più forti del pianeta e migliorarsi”, ha detto a Victor Garcia, giornalista del sito spagnolo El Confidencial. Idea, che promette bene dal punto di vista economico – 5 milioni di dollari a ogni partecipante, 30 alla vincitrice, per un montepremi di 440 –, non è però piaciuta a tutti, soprattutto in Sudamerica, dove ci sono le squadre più importanti, quelle che darebbero lustro alla competizione e che dal 1960 hanno reso famosa e ambita la Copa Libertadores, di fatto la Champions sudamericana, la cui vincitrice, a parte due volte, contende all’Europa il Mondiale Fifa per Club. Eduardo Ache, presidente del Nacional di Montevideo, si è detto d’accordo a patto che non soppianti la Libertadores; un “desiderio” l’ha definita Luis Segura, attuale numero uno ad interim dell’Afa (Asociacion del Futbol Argentino), che al momento ha problemi più grossi che pensare a una Champions americana: “Tuttavia non c’è niente di concreto”, ha chiosato. Pare, infatti, che sia stato Marcelo Tinelli, vice presidente del San Lorenzo e da poco anche della stessa Afa, il referente del progetto in Argentina. Presentatore televisivo e uomo di calcio, Tinelli correrà per il trono della federazione contro Segura, forte pure dell’appoggio di Daniel Osvaldo Scioli, governatore della provincia di Buenos Aires e candidato alla presidenza della Repubblica, per molti il futuro presidente. Il paraguaiano Juan Angel Napout, numero uno della Conmebol, ha sottolineato di non avere in mano nulla di concreto ma che se i club presenteranno un progetto lo prenderà in considerazione. “Non solo lo conosco, ma abbiamo firmato una lettera d’intenti a favore della nuova coppa”, ha dichiarato al Clarin il presidente del River Plate Rodolfo D’Onofrio, facendo capire quanto ne abbiano parlato in ambienti diversi dalle federazioni nazionali e continentali. Daniel Lagares, commentatore del Clarin, ha definito l’idea un “meganegocio” (un mega affare) più per i grandi network televisivi che per il calcio: “È legittimo credere che il denaro possa frenare la vendita di calciatori sul mercato europeo, creando una nuova consapevolezza e valorizzando i settori giovanili, ma a niente servirà un futbol ricco senza trasparenza e senza una profonda pulizia dell’amministrazione delle federazioni e del management degli stessi club”. Gli scandali che dall’Afa alla Conmebol e alla Concacaf arrivano sino alla Fifa non fanno sperare niente di buono, ma sempre secondo Lagares, con le migliori intenzioni, il momento per un cambiamento radicale del football sudamericano e mondiale è propizio. Anche se passa da uomini d’affari che hanno eretto i diritti televisivi a massima espressione del calcio? Riccardo Silva è nato a Milano il 4 giugno del 1970, bocconiano, la sua famiglia paterna è proprietaria di uno dei principali gruppi chimici italiani. Ha fondato la MP & Silva a Singapore nel 2004 (società considerata uno dei tanti bracci della multinazionale Infront Sports & Media, che in Italia, tra le altre cose, è Advisor della Lega Calcio per la commercializzazione dei diritti televisivi e media dei campionati di serie A e B, Coppa Italia e Supercoppa), facendola diventare leader mondiale nella distribuzione dei diritti televisivi; dalla Premier League alla Nba, dalla Nfl alla F1, dalla Cbf al Comitato olimpico asiatico, per un fatturato di 750 milioni di dollari l’anno. Silva è socio del Flamengo e, insieme a Paolo Maldini, proprietario del Miami FC, che giocherà la Nasl (North American Soccer League, “la quale permette più flessibilità e indipendenza della Mls”). Sul sito personale (riccardosilva.com) ha scritto di far parte di diverse organizzazioni, tra cui il Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti, l’Arts Club di Londra e il Pd. Da come si descrive e da come ne scrivono Riccardo Silva pare il deus ex machina del calcio mondiale (i club italiani, a dire la verità, ancora non hanno capito se sui diritti televisivi è troppo bravo lui a rivenderli o troppo generosa la Lega a cederli, visti i ricavi della sua società), l’uomo che potrebbe dare vita all’America Champions League e che potrebbe cancellare con una firma una delle manifestazioni che hanno fatto e fanno la storia del football, la Copa Libertadores. Fonte: Francesco Caremani - Il Foglio

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Un DC United imbottito di riserve ha superato di misura l'Arabe Unido in trasferta in Concacaf Champions League. Decisiva la rete di Aguilar all'85' su un bellissimo assist di tacco di Farfan. Clicca per gli highlights. Trionfo di misura anche per i Seattle Sounders sull'Olimpia al CenturyLink Field. Una partita che ha visto gli ospiti passare in vantaggio al 5' e subire poi per tutto il resto della partita. I Sounders, anche loro con molte riserve, l'hanno ribaltata negli ultimi minuti con Friberg (90') ed Evans (rigore, 97'). Seattle sale a 4 punti in 2 partite, nello stesso girone del Real Salt Lake, una uscirà per forza. Il DC United conta 1 vittoria in 1 match. Clicca per gli highlights.  

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Le grandi parate di Nick Rimando proteggono l'1-0 al Real Salt Lake sul campo del Municipal nell'apertura della Concacaf Champions League 2015-16, mentre i LA Galaxy ne fanno 5 al Central nel giorno dell'esordio di Giovani fos Santos e mandano un segnale a tutta la CONCACAF. Ha preso il via questa settimana la Concacaf Champions Cup. 24 le squadre partecipanti, suddivise in 8 gironi da tre. Quattro squadre statunitensi, quattro messicane, 2 club di Costa Rica, Honduras, Panama, Guatemala, El Salvador, Trinidad e Tobago. Una rappresentante per Canada, Nicaragua, Belize, Giamaica. Nel primo match giocato martedì, ancora una volta il protagonista della serata per il Real Salt Lake è stato il portiere Nick Rimando, fondamentale con le sue parate nel successo esterno in casa del Municipal. L’1-0 ottenuto in Guatemala dalla formazione dello Utah è stato messo a segno dal piccolo e veloce attaccante colombiano Joao Plata dopo soli tre minuti. Negli altri match della serata, goleada per i messicani del Santos Laguna, 4-0 ai trinidegni del W Connection, con doppietta di Djaniny. VIttoria anche per il Queretaro, che batte 2-0 i panamensi del San Francisco. Nelle quattro partiste di mercoledì, 1-1 tra Vancouver Whitecaps e Seattle Sounders nel derby Cascadia, e ritorno alla vittoria dell’America detentrice del trofeo, che dopo cinque sconfitte consecutivr fa 4-0 al Motagua. Il derby caraibico tra i panamensi dell’Arabe Unido e i giamaicani del Montego Bay United ved è i padroni di casa liquidare gli ospiti con un 3-0 che rende la differenza tecnica tra i due club. Giovedì notte, gran soirée per i Los Angeles Galaxy che, pur imbottiti di riserve, superano 5-1 i trinidegni del Central. Con Giovani all'esordio nella ripresa con tanto di gol, ma con a riposo tutti i big (Gerrard, Keane e Juninho), il team di Bruce Arena chiude la pratica in breve. Nessun problema anche per l’Herediano che liquida 3-0 l’Isidro Metapan. La partita dura in verità appena sette minuti, quelli necessari ai padroni di casa per portarsi sul 2-0 con Hansen e Azofeifa e inibire ogni velleità degli ospiti. Nella ripresa, al 59′, il 3-0 finale di Cunningham.

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Dopo lo 0-0 dell'andata la squadra argentina s'impone per 3-0 sui messicani: i gol di Alario, Sanchez su rigore e Mori mandano in delirio i 62mila dello stadio 'Monumental' e valgono il terzo trionfo nel trofeo continentale, dopo quelli del 1986 e 1996. Rimane ancora a zero il Messico, che sperava di portare la prima Copa in CONCACAF. Una festa durata tutta la notte, nonostante il diluvio abbattutosi sulla capitale argentina, per un trionfo che sa di resurrezione. Il River Plate ha infatti vinto la Coppa Libertadores d’America per la terza volta nella sua storia. Dopo gli exploit datati 1986 e 1996, i Millionarios calano il tris travolgendo per 3-0 al ‘Monumental’ di Buenos Aires i messicani del Tigres, dopo lo 0-0 dell’andata giocata a Monterrey. La squadra guidata da Marcelo Gallardo succede nel palmares a un’altra formazione argentina, il San Lorenzo, mentre il Tigres ha perso l’opportunità di diventare la prima compagine del suo Paese a conquistare il prestigioso torneo. All’esterno dello stadio si sono registrati alcuni incidenti: la polizia, intervenuta per impedire l’ingresso a centinaia di tifosi senza biglietti, ha fermato 25 persone. ALARIO, SANCHEZ E MORI: RIVER PLATE IN TRIONFO – Il River Plate è partito male, bloccato un po’ dalla tensione per l’importanza della posta in palio, e ha avuto difficoltà nei primi trenta minuti del primo tempo, ma ha saputo trovare il gol con freddezza e al momento giusto: al 44′ colpo di testa del giovane Lucas Alario al 44, che ha raccolto un millimetrico passaggio di Lionel Vangioni, anche grazie ad una distrazione della difesa avversaria, indovinando l’angolino giusto. Nel secondo tempo, i ruoli si sono invertiti. Con il Tigres realmente incapace di reagire, gli uomini di Gallardo hanno di fatto dominato l’incontro, chiudendo i giochi grazie ad un rigore dell’uruguaiano Carlos Sanchez (74′) e ad un altro colpo di testa, questa volta del difensore Ramiro Funes Mori (79′) per il 3-0 che manda in delirio i 62mila spettatori del Monumental. NOTTE DI FESTA A BAIRES SOTTO LA PIOGGIA – Il River torna così protagonista anche a livello internazionale a circa quattro anni dall’incubo della retrocessione nella seconda divisione argentina (giugno 2011). I festeggiamenti sono subito iniziati allo stadio e poi proseguiti nella zona dell’Obelisco, il ‘cuore’ del centro di Buenos Aires in una nottata nella quale di fatto non ha mai smesso di piovere, durante e dopo la partita. I tifosi argentini hanno così fatto ‘fiesta’ per la seconda volta nel giro di quindici mesi: nel maggio dell’anno scorso, la squadra vinse lo scudetto dopo essere riuscita a tornare nel 2012 nella serie A, archiviando così lo scivolone della retrocessione l’anno precedente. Libertadores, trionfo River: spettacolare coreografia al Monumental GALLARDO: “ABBIAMO VINTO LA BATTAGLIA PIU’ IMPORTANTE” – “La storia del club è fatta di battaglie in questa competizione – ha detto il tecnico del River (ed ex centrocampista del DC United in MLS), Marcelo Gallardo, che in un anno di gestione ha centrato il terzo titolo dopo la Copa Sudamericana e la Recopa Sudamericana -. Noi dovevamo vincere la più importante, che era questa, e lo abbiamo fatto. Adesso guardiamo oltre”. Il riferimento, più o meno velato, è al Mondiale per club di dicembre, dove la formazione della capitale argentina sarà la principale rivale del Barcellona di Luis Enrique. Fonte: Repubblica.it

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Nessuno prende più in giro Andre-Pierre. ‘Un BigMac per Gignac’, gli cantavano per le sue forme rotonde. E chi ricorda al River Plate la recente retrocessione oggi lo fa solo per risaltare il fatto che appena 5 anni dopo la funesta notte contro il Belgrano, con la caduta all’inferno della B Nacional il ‘Millonarios’ è in finale di Copa Libertadores. TIGRES PER LA STORIA Questa notte all’Universitario di Nueva Leon il Tigres messicano affronta il River Plate nella gara di andata della finalissima continentale. O bi-continentale, visto che il Tigres arriva dall’altra America tanto che comunque vada il River in dicembre sarà al Mondiale per Club visto che i rivali non sono squadra Conmebol. Nessuna squadra messicana ha vinto la Libertadores: nel 2001 il Cruz Azul portò il Boca Juniors fino ai rigori, nel 2010 il Chivas perse entrambe le partite contro l’Internacional di Porto Alegre. Che il Tigres ha superato in semifinale: sconfitta 2-1 in Brasile e bella vittoria per 3-1 in casa con Gignac che ha segnato la prima rete servito da Damm. Due dei 3 ottimi acquisti fatti dai messicani nelle 7 settimane che sono passate tra quarti e semifinali. Il terzo è Aquino. Due ali e un centravanti, tutti titolari, tutti in gran forma. QUARTO EUROPEO? Il passaggio di Gignac, vicecapocannoniere della Ligue 1 dal Marsiglia al Tigres aveva generato curiosità e ironia: “Fajitas per Gignac”, ironizzavano su twitter. Ma questo Gignac è un’altra persona: l’incontro con Bielsa gli ha fatto perdere 6 chili e ritrovare smalto e forma. Il ragazzo cresciuto nelle roulotte dei campi nomadi cacciando cervi e conigli può diventare il quarto europeo a vincere la Libertadores dopo Rudzki, cecoslovacco sbarcato in Argentina a 15 anni e campione due volte con l’Estudiantes, il romano Mircoli, un altro emigrato in Argentina, vittorioso in Libertadores con l’Independiente e poi sfortunato nel ritorno calcistico in patria con la Sampdoria, e l’allenatore croato Jozic che portò alla gloria il Colo Colo. ARGENTINI IN DIFFICOLTA’ Il River è alla quinta finale: ha perso nel 1966 e nel 1976, ha vinto nel 1986 e nel 1996 (con un gran Crespo) giocando il ritorno in casa come stavolta. Non valgono i gol in trasferta e al Monumental, 5 agosto, arbitrerà un uruguayano che si chiama Dario Ubriaco. Il River non avrà vita facile: le due squadre si sono incontrate nel girone, hanno pareggiato due volte ma il Tigres meritava due vittorie. Il River ha vinto solo una partita delle 6 del gruppo, l’ultima. Ed è passato dal gelo argentino alla canicola messicana. Anche gli argentini hanno fatto acquisti: i ‘vecchi’ Saviola e Lucho Gonzalez sono tornati a casa, presi anche Alario e l’uruguayano Viudez, talento arrivato giovanissimo al Milan e poi persosi per strada tanto che viene da 3 stagioni al Kasimpasa turco. Una finale inedita, una finale di rivalse, una finale che può essere storica. Fonte: Gazzetta dello Sport

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Il c.t. all’aeroporto di Filadelfia ha colpito con un pugno un giornalista che lo aveva criticato durante la Copa America L’ aveva promesso, via twitter: «Spero di poterti incontrare da qualche parte prima o poi. Per aggiustare i conti». Cinguettio minaccioso del “Piojo” Herrera, sanguigno ct del Messico in risposta alle critiche di un giornalista tv, Christian Martinoli, dopo la pessima prestazione del “Tri” nella Copa America (dove Herrera aveva portato le riserve puntando tutto su questa Gold Cup). I due si sono incontrati ieri all’aeroporto di Philadelfia. Tornavano a casa dopo il successo del Messico nella Gold Cup, 3-1 in finale alla Giamaica. Il giornalista era in fila al controllo della sicurezza, il ct è arrivato e l’ha colpito con un pugno che era diretto alla mascella ma ha chiuso la sua corsa sul collo di Martinoli. Molti i testimoni, diversi i tweet di sdegno, compreso quello di Ines Sainz, gloria televisiva al seguito del “Tri”: «Che brutto, le cose non si risolvono in questo modo, pessimo esempio per i propri giocatori».   SOFFERENZA CONTINUA Degna conclusione di una Gold Cup che il Messico ha vinto soffrendo sempre meno che contro i semipro di Cuba (6-0) e nella finale contro la Giamaica, vinta senza problemi grazie ai gol di Andres Guardado (6 reti, l’eroe della coppa per “El Tri”), del “Tecatito” Jesus Corona (che Herrera ha coraggiosamente preferito alla gloria nazionale Hector Herrera) e di Oribe Peralta. Una gara nella quale il “Piojo” si giocava il futuro alla guida del Messico, finito in disgrazia appena 12 mesi dopo il grande Mondiale che lo aveva portato alla ribalta per i risultati del ‘Tri’ e per le sue celebrazioni senza freni in area tecnica. ERRORI ARBITRALI Il Messico è arrivato in finale dopo aver battuto nei quarti la Costa Rica ai supplementari con un rigore contestatissimo al 123’ che ha provocato il tweet funesto del presidente del Paese sconfitto, Guillermo Solis: «Non era rigore. Perdere così NON vale. Il Messico non ha vinto la partita, gliela hanno regalata avvolta nel cellophane. Che vergogna». E in semifinale contro Panama un altro penalty regalato e successivo comunicato della Concacaf che ammetteva che l’errore umano ha condizionato il risultato della gara. Quella Concacaf che è uscita malissimo dal Fifagate e che non si è certo ripresa con questa Gold Cup: i giocatori di Panama hanno mostrato uno striscione con scritto "CONCACAF LADRONES" nel quale accusavano i dirigenti della confederazione di essere ladri e corrotti. PLAY OFF In questa strana atmosfera il Messico ha vinto la sua settima Gold Cup, due in più dei grandi rivali, gli Stati Uniti, eliminati in semifinale dalla Giamaica e poi battuti da Panama per il terzo posto. Il 9 ottobre al Rose Bowl di Pasadena, pieno di messicani, “El Tri” del “Piojo” e gli Usa della “Pantegana” Klinsmann si giocheranno in una sfida secca l’accesso alla Confederations Cup russa del 2017. Herrera dovrà di nuovo vincere per calmare le acque. Che stavolta ha agitato lui stesso col pugno a Martinoli. Fonte: Gazzetta dello Sport

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Il Messico batte la Giamaica - prima finalista caraibica di sempre - per 3-1 e conquista la CONCACAF Gold Cup per la settima volta. La sfida giocata davanti ai 68,930 del Lincoln Financial Field, casa dei Philadelphia Eagles della NFL, è stata decisa dai gol di Andres Guardado (31'), Jesus Corona (47') - clamoroso regalo difensivo dei Reggae Boyz - e Oribe Peralta (61'). A nulla è valso il gol dell'attaccante dei Vancouver Whitecaps Darren Mattocks (80') per i giamaicani. L'attaccante del PSV Eindhoven Guardado chiude il torneo vincendo il Pallone d'Oro di miglior giocatore del torneo con sei reti, alle spalle unicamente del capocannoniere Clint Dempsey. Per Guardado sono 10 in totale i gol in Gold Cup, in cui era già andato in gol nella finale persa nel 2007 contro gli USA e nel 2011 in quella vinta sempre con gli americani. Il Messico ora affronterà il 9 ottobre gli USA, campioni del torneo nel 2013, in un match al Rose Bowl di Pasadena che stabilirà quale fra le due nazionali rappresenterà il Nord e Centro America alla Confederations Cup in Russia nel 2017.

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Sembrava che gli Stati Uniti fossero partiti lenti in questa Gold Cup, ma poi - specie dopo il 6-0 a Cuba - parevano ormai avviati verso la finale. Ma ieri notte un'altra partenza letta si è trasformata in un'eliminazione shock con la Giamaica Gli Stati Uniti sono stati infatti eliminati dalla CONCACAF Gold Cup mercoledì sera con due gol nel primo tempo al Georgia Dome di Atlanta. La squadra di Jurgen Klinsmann ha tirato fuori la faccia feroce nel secondo tirato, ma i Reggae Boyz - arrivati al torneo rafforzati dalla Copa America - hanno retto fino alla fine. Protagonisti della serata sono stati l'attaccante dei Vancouver Whitecaps Darren Mattocks e quello della Houston Dynamo (ed ex Liverpool) Giles Barnes, in gol a cinque minuti l'uno dall'altro nel primo tempo, contro cui non è bastato il gol di Michael Bradley nel finale agli USA - in shock per gran parte del tempo - per recuperare. Ancora una volta imbarazzante la difesa americana, con l'accoppiata John Brooks e Ventura Alvarado in difficoltà per gran parte del match. LEGGI: Copa America, Giamaica: il ritorno di Giles Barnes Il risultato non solo ha dato i giamaicani loro seconda vittoria contro gli Stati Uniti di tutti i tempi, ma li porta alla finale di Gold Cup per la prima volta nella storia del torneo. La Giamaica affronterà domenica il Messico, che ha battuto Panama nell'altra semifinale della notte, contro cui gli americani giocheranno invece per il terzo posto sabato. La sconfitta obbligherà gli Stati Uniti a giocare uno spareggio contro la vincitrice della Gold Cup il prossimo 13 ottobre per accedere al posto CONCACAF nella Confederations Cup 2017 in Russia. ________________________________________ U.S. Men’s National Team vs. Jamaica  1-2 Data:  22 luglio, 2015 Torneo:  2015 CONCACAF Gold Cup; Semifinals Stadio:  Georgia Dome; Atlanta, Georgia Marcatori: JAM – Darren Mattocks (Kemar Lawrence)         31 JAM – Giles Barnes                                               36 USA – Michael Bradley                                        48 USA: 1-Brad Guzan; 16-Brad Evans, 6-John Brooks, 13-Ventura Alvarado, 23-Fabian Johnson; 5-Kyle Beckerman (10-Mix Diskerud, 67) , 4-Michael Bradley (capt.), 20-Gyasi Zardes, 8-Clint Dempsey, 11-Alejandro Bedoya (2-DeAndre Yedlin, 78); 9-Aron Johannsson (26-Alan Gordon, 73) Non entrati : 12-Nick Rimando, 22-William Yarbrough; 3-Omar Gonzalez, 15-Tim Ream, 18-Chris Wondolowski, 19-Graham Zusi, 21-Timmy Chandler, 24-Joe Corona, 25-DaMarcus Beasley CT: Jurgen Klinsmann JAM: 23-Ryan Thompson; 19-Adrian Mariappa, 4-Wes Morgan, 3-Michael Hector, 20-Kemar Lawrence; 22-Garath McCleary, 17-Rodolph Austin (capt.), 10-Jobi McAnuff, 15-Je Vaughn Watson; 9-Giles Barnes (2-Christopher Humphrey, 85), 11-Darren Mattocks (18-Simon Dawkins, 57) Non entrati: 1-Andre Blake, 6-Lance Laing, 7-Andre Clennon, 8-Michael Seaton, 13-Dwayne Miller, 14-Allan Ottey, 16-Joel Grant, 24-Omar Holness, 25-Sean McFarlane CT: Winfried Schäfer Stats Summary: USA / JAM Tiri: 21 / 10 Tiri in porta: 10 / 3 Parate: 1 / 9 Corner: 11 / 8 falli: 13 / 10 Offside: 1 / 4 Ammoniti: USA – Kyle Beckerman     31 JAM – Garath McCleary   45+1 USA – DeAndre Yedlin     88 Arbitro: Ricardo Montero (CRC)

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Dopo USA e Giamaica, sono Messico e Panama le altre due semifinaliste della CONCACAF Gold Cup 2015. La 'Tricolor' batte 1-0 il Costarica mentre i centroamericani di panama superano ai rigori Trinidad & Tobago Il Messico batte 1-0 il Costa Rica e raggiunge le semifinali di Gold Cup grazie a un calcio di rigore realizzato all'ultimo minuto dei tempi supplementari da Andres Guardado, centrocampista del PSV Eindhoven, e assegnato per un fallo del difensore dei NY Red Bulls, Roy Miller, su Oribe Peralta. I sei volte campioni CONCACAF hanno dominato il match, mostrandosi però incapaci di segnare. Nel prossimo turno la 'Tricolor' affronterà Panama che ieri sera ha superato Trinidad e Tobago, sempre ai rigori, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari, l'appuntamento è fissato per mercoledì prossimo al Georgia Dome di Atlanta.     Successo dagli 11 metri anche per Panama che regola 6-5 Trinidad, nei 90' Panama passa in vantaggio al 36' grazie a Luis Tejada (ex Real Salt Lake nel 2007), il pareggio dei caraibici è opera di Kenwyne Jones - attaccante del Cardiff City - al 53'. E' Panama a dominare il match nei supplementari, ma is va ai rigori. Segnano Gabriel Torres, Abdiel Arroyo, Armando Cooper, Harold Cummings, Blas Perez e Valentin Pimentel, mentre Roman Torres, Erick Davis and Alberto Quintero sbagliano. Per Trinidad and Tobago in golAtaulla Guerra, Mekeil Williams, Kenwyne Jones, Randanfah Bakr e Andre Boucaud. L'equilibrio del match giocato al MetLife Stadium di New York viene spezzato dal decisivo il 12esimo rigore messo a segno da Valentin Pimentel. L'altra semifinale della competizione della Concacaf in corso di svolgimento negli Stati Uniti, vedrà i padroni di casa degli Usa opposti alla Giamaica.

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Sarà tra Stati Uniti e Giamaica la prima semifinale alla Gold Cup 2015. Tutto facile per gli Usa di Jurgen Klinsmann, che ieri sera al M&T Bank Stadium di Baltimora hanno travolto Cuba per 6-0. Dopo un girone abbastanza sotto tono, in cui gli USA hanno portato a casa le vittorie su Honduras e Haiti e un pari con Panama - finalista nel 2013 - gli americani hanno capito di dover mettere il piede sull'acceleratore in vista di (si spera) tre match in nove giorni. Apre le marcature l'attaccante dei Seattle Sounders Clint Dempsey dopo tre minuti. Ma la partita che all'intervallo è già praticamente chiusa con gli USA avanti 4-0 grazie alle marcature di Gyasi Zardes, del centravanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson e del centrale dei LA Galaxy Omar Gonzalez. Nella ripresa sale di nuovo in cattedra l'ex attaccante di Fulham e Tottenham, che va di nuovo a segno su rigore al 18' e infine su assist dell'ex romanista Michael Bradley (31') completa la sua tripletta, diventando capocannoniere del torneo con 6 reti. "Deuce" è ora a quota 47 gol in Nazionale, inclusi 11 in Gold Cup, in cui ora è il secondo di sempre. Sarebbe però un errore guardare troppo al risultato, come anche una difesa - il vero problema di questa Nazionale - quasi mai in difficoltà (a parte una dormita di Ventura Alvarado). Cuba è sembrata spenta da subito, forse essa stessa stupita di essere arrivata sino ai quarti con soli 15 elementi rimasti in rosa (gli altri sono scappati chiedendo asilo). Non c'è stata proprio partita, con i cubani incapaci di reggere ritmo e tecnica americani. Ma certo la pressione e i gol immediati sono stati un segnale importante per Klinsmann. Gli Stati Uniti staccano quindi il biglietto per la semifinale, dove nella notte tra mercoledì e giovedì al Georgia Dome di Atlanta (GA) affronteranno la Giamaica. I Reggae Boyz interrompono infatti l'exploit di Haiti grazie ad un gol dell'ex centravanti del Liverpool, oggi alla Houston Dynamo, Giles Barnes al 6'. Gli altri due quarti di finale si svolgeranno stanotte, con in campo Trinidad&Tobago vs Panama e Messico vs Costarica, privo però del portiere Keylor Navas in tour in Australia da titolare del Real Madrid. ___________________________________________ U.S. Men’s National Team vs. Cuba Data: 18 luglio, 2015 2015 CONCACAF Gold Cup; Quarterfinals Stadio: M&T Bank Stadium; Baltimore, Maryland Calcio d'inizio: 5 p.m. ET Spettatori:37.994 Marcatori: USA – Clint Dempsey (Timmy Chandler)      4 USA – Gyasi Zardes (Fabian Johnson)         15 USA – Aron Johannsson (Michael Bradley)  32 USA – Omar Gonzalez (Aron Johannsson)   45 USA – Clint Dempsey (rigore)             64 USA – Clint Dempsey (Michael Bradley)       78 USA: 1-Brad Guzan; 21-Timmy Chandler (16-Brad Evans, 46), 3-Omar Gonzalez, 13-Ventura Alvarado, 23-Fabian Johnson (2-DeAndre Yedlin 67); 5-Kyle Beckerman (24-Joe Corona, 46), 20-Gyasi Zardes, 11-Alejandro Bedoya, 4-Michael Bradley (capt.); 9-Aron Johannsson, 8-Clint Dempsey Non entrati: 12-Nick Rimando, 22-William Yarbrough;10-Mix Diskerud, 15-Tim Ream, 18-Chris Wondolowski, 19-Graham Zusi, 25-DaMarcus Beasley, 26-Alan Gordon CT: Jurgen Klinsmann CUB: 21-Diosvelis Guerra; 2-Andy Vaquero, 4-Angel Horta, 5-Jorge Luis Clavelo (capt.), 6-Yaisnier Napoles, 8-Alberto Gomez (23-Felix Guerra, 78), 9-Maikel Reyes, 13-Jorge Corrales, 15-Adrian Diz Pe, 17-Liban Perez (20-Armando Coroneaux, 57), 18-Daniel Luis (19-Yasmany Lopez, 70) Non entrati: 1-Sandy Sanchez, 3-Yenier Molina, 16-Hanier Dranguet, 22-Alain Cervantes, CT: Raul Gonzalez Triana Statistiche: USA / CUB Tiri: 24 / 7 Tiri in porta: 10 / 1 Parate: 1 / 4 Corner: 7 / 1 Falli: 11 / 8 Offside: 2 / 3 Ammoniti: CUB – Yaisnier Napoles     60 CUB – Angel Horta             63 Arbitro: Henry Bejarano (CRC) Man of the Match: Clint Dempsey

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Nonostante seri problemi all'interno dello spogliatoio - con l'abbandono del ritiro del capitano, Jean-Jacques Pierre, e del centrocampista Jeff Louis, per gravi incompatibilità' con lo staff tecnico guidato dal francese Marc Collat - Haiti centra la qualificazione ai quarti di Gold Cup. A Port au Prince non vedevano i Grenadiers a questo livello da 40 anni. Sì, dai tempi di Emanuel Sanon [che giocò anche nella NASL, nei San Diego Sockers, nel 1908/82, NdR], primatista di presenze e reti con Haiti, in gol con l’Italia di Dino Zoff nel Mondiale 1974 (ma gli azzurri di Ferruccio Valcareggi poi vinsero 3-1, nel giorno del "vaffa" di Giorgio Chinaglia), e poi anche CT del team dell’isola, che nel 1804 abolì la schiavitù e si dichiarò indipendente dalla Francia. I rossoblù stanno ottenendo dei risultati incredibili, tanto più se si pensa che nel gennaio 2010 l’isola è stata vittima di un tremendo terremoto che ha fatto quasi 300 mila morti e dispersi su una popolazione che non raggiunge i 10 milioni di abitanti. Eppure la nazionale ha appena raggiunto i quarti della Gold Cup, la coppa del Nord-Centro America in svolgimento negli Usa: un obiettivo centrato soltanto nel 2002 e nel 2009, ma la prima volta con un sorteggio e l’ultima da terzi del girone. Stavolta invece i quarti Haiti li ha raggiunti da 2° in classifica in un girone di ferro, con gli USA campioni (con cui ha perso solo 1-0), con Panama, ultima finalista (1-1), e con l’Honduras, semifinalista 2013 e qualificato all’ultimo Mondiale, battuto ieri 1-0. Se si pensa che nel 2011 Haiti fu fatto fuori sulla strada per il Brasile da Antigua... Eroe e, come il Sanon del Mondiale ’74, unico bomber finora del suo team nella coppa, è stato il 21enne attaccante del Laval francese Duckens Nazon, che ha piegato gli honduregni con scatto felino su torre di testa di Kervens Belfort (che gioca a Cipro, Ethnikos Achna, ma passato per Le Mans, Sion in Svizzera e Grenoble) su lancio del portiere, e che aveva pareggiato prima con Panama con azione personale da centrocampo. Il CT del «piccolo miracolo» è un francese della Martinica, Marc Collat, 65 anni, carattere non facile, passato da osservatore e tecnico delle giovanili del Paris Saint-Germain pre-Qatar, nel Qatar U19 ed ex CT delle Mauritius. Ha messo insieme un gruppo eterogeneo con gente che arriva da MLS (Soni Mustivar, Sporting Kansas City) oltre che da NASL (Steward Ceus portiere degli Atlanta Silverbacks), e dalla USL (Mechack Jerome del Charlotte Independence), americane [seconda e terza divisione, NdR] e dai tornei minori europei (B greca e polacca, per esempio), come ad esempio Johny Placide, portiere dello Stade de Reims in Francia. Il bomber Nazon, per dire, finora in 4 anni in Francia ha giocato solo in 4ª e 5ª divisione, ma certamente la vetrina della Gold Cup gli consentirà il salto in lidi migliori. I grandi della storia di Haiti Oltre a Sanon, chiaramente i nomi "leggendari" della Nazionale di Haiti sono legati al Mondiale 1974. Tra questi, Arsène Auguste, difensore di 191cm che tra il 1975 e il 1987 militò con Tampa Bay Rowdies (segnando in finale nel NASL Soccer Bowl 1975 vinto dai Rowdies) e Fort Lauderdale Strikers. C'è poi Philippe Vorbe, l'uomo dell'assist a Sanon nel gol agli Azzurri del '74. Vorbe giocò dal 1967 al 1969 nella NPSL prima e nella neonata NASL dopo coi New York Generals, precursori dei Cosmos, dove tra i suoi compagni ebbe Cesar Luis Menotti, futuro CT dell'Argentina campione del mondo 1978 e passato anche per la panchina di Barcellona e Sampdoria. Un altro centrocampista di quella Nazionale storica è Eddy Antoine, passato nel 1978 per il Chicago Sting insieme a Ernst Jean-Joseph, ricordato perché fu spedito a casa dopo il match contro l'Italia dopo aver fallito un test antidoping, venendo anche punito dai suoi con pratiche voo-doo... A fianco di Sanon giocava Guy Saint-Vil, attaccante dei Baltimore nella NPSL e poi nella NASL nel 1967-1968, e di ritorno sempre a Baltimora nel 1975 ma nei Comets della NASL Indoor insieme al fratello l'ala sinistra Roger Saint-Vil, mentre finì in Germania per quattro anni, al Wacker 04 Berlin, il difensore Serge Racine. Tre sole partite coi Detroit Cougars della NASL giocò nel 1968 Claude Barthélemy, mentre si è svolta in Francia (Valenciennes, Fontainebleu) la carriera del difensore Wilner Nazaire. Non era nella rosa del 1974, e poco si sa di Chardin Delices, che nel 1971 passò per i NY Cosmos. Da segnalare tra i migliori di oggi Wilde Donald Guerrier, terzino sinistro del Wisla Cracovia, e Jean-Jacques Pierre, 34enne centrale difensivo passato per Penarol e Nantes, che però ha rotto con il CT e lasciato la Gold Cup. Ma due sono i nomi storici di Haiti per chi segue il calcio USA. Il primo è quello di Joe Gaetjens, centravanti degli Stati Uniti che nel 1950 punirono a sorpresa i maestri inglesi proprio con un suo gol, e finito ucciso dalla dittatura di haiti. Il secondo, più recente, quello di Jozy Altidore, figlio di genitori haitiani ed oggi centravanti titolare della Nazionale di Jurgen Klinsmann. RISULTATI Haiti-Honduras 1-0; Usa-Panama 1-1. Classifica: Usa 7, Haiti 4, Panama 3, Honduras 1. Nella notte: Jamaica-Salvador 1-0, Canada-Costarica 0-0. In campo domani Messico-Trinidad e Guatemala-Cuba.

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Arguellez, portiere della nazionale cubana, è il secondo giocatore a sparire nel giro di pochi giorni per chiedere asilo politico negli Usa. Lo ha comunicato l'allenatore in seconda Walter Benitez, che ora ha ancora più problemi di quanti non ne avesse prima. Non certo una novità per Cuba, che ad ogni Gold Cup negli USA perde regolarmente giocatori, alcuni dei quali finiscono in MLS, come ad esempio Mykel Galindo (ex Chivas USA tra le altre) e Osvaldo Alonso (centrocampista e Designated Player dei Seattle Sounders). Dei 23 convocati, dopo lo 0-6 all’esordio al Soldier Field di Chicago col Messico (El Tricolor ha interrotto una striscia di sette gare senza vittorie, venendo poi bloccato ieri dal Guatemala), gliene restano solo 15 a disposizione: Arguellez ha infatti seguito la scelta dell’attaccante Kailen Garcia, scappato a Miami per «vivere il sogno americano», abbandonando i compagni e Gold Cup. Altri sei non sono mai arrivati negli Stati Uniti per problemi di visto, oltre al CT Raul Gonzalez, anche lui bloccato nelle maglie della burocrazia, motivo per il quale a guidare la squadra e a parlare con la stampa è il vice Benitez. Difficile eguagliare il record, che spetta all’Eritrea: per due volte, nel giro di due anni, l’intera nazionale ha abbandonato il ritiro durante la competizione cui partecipava. Nel 2011 i giocatori sono spariti e poi riapparsi in Australia; nel 2013 i loro compagni hanno chiesto ed ottenuto asilo politico in Uganda. Succede quando a casa hai una dittatura. La piccola diaspora della nazionale cubana segnala infatti come non ci sia poi molta fiducia nell’apertura di Raul Castro sia molto ballerina. Dal 1o luglio Washington e L’Avana hanno ristabilito le relazioni diplomatiche, dopo 54 anni di gelo. Negli ultimi mesi si sono sprecati i gesti di distensione, cui non si è sottratta la diplomazia calcistica: il 2 giugno, i New York Cosmos hanno battuto Cuba 4-1 allo stadio dell’Avana: 18mila spettatori e applausi per l’inno yankee. A fine partita, ovazione al grido di «Raul! Raul!»: che non è Castro jr (jr. si fa per dire), ma l’ex Real Madrid Raul Gonzalez Blanco, oggi ai Cosmos. E forse quello era già un segnale. Qualcuno poi starà sicuramente considerando che i nuovi raporti potrebbero portare ad un cambiamento della norma che consente ai cubani che arrivano su territorio americano di richiedere asilo. IERI Gruppo B: Giamaica-Canada 1-0; Costa Rica-El Salvador 1-1. Gruppo C Trinidad-Cuba, Guatemala-Messico 0-0. Gruppo B Giamaica 4; Costa Rica, El Salvador 2; Canada 1.

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