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MLS 2017, al via con più talenti che grandi nomi
Scritto il 2017-03-04 da Franco Spicciariello su MLS

La Major League Soccer 2017 ha preso il via ieri notte con la (prevedibile) sconfitta, un pesante 5-1, dell'esordiente e mal assortito Minnesota United FC in casa dei Portland Timbers, e continuerà tra stasera e domani (dirette Eurosport a volontà) con da seguire l'altro expansion team Atlanta United FC in campo con i LA Galaxy, la squadra con più MLS Cup in bacheca.

Una stagione questa che prende il via con presupposti molto diversi dalle precedenti. Sono infatti mancati i grandi nomi col relativo effetto "marketing". Un approccio sposato invece in pieno dalla Superleague cinese, affollatasi di stranieri più o meno avanti con gli anni (dagli argentini Carlitos Tevez e Lavezzi ai brasiliani Oscar e Hulk), ma a cifre folli. I team MLS hanno invece deciso di rimpolpare le varie rose con talenti meno noti, in gran parte sudamericani, ma capaci di dare un vero valore aggiunto in campo.

E pensare che è stato proprio il soccer USA a dare l'esempio ai cinesi di oggi già negli anni '70, quando importò a suon di dollari il meglio del calcio mondiale di allora: Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto, Johann Cruyff, Gerd Muller, Gordon Banks, George Best, ecc. Lo stesso ha poi fatto la MLS giusto 10 anni fa, quando per far accendere i riflettori su una lega che aveva bisogno di un boost per il decollo, andò a prendere dal real madrid nientemeno che David Beckham, allora poster boy tra calcio e immagine. La linea da allora è stata quella, ma a fine 2016 qualcosa ha iniziato a cambiare.

Alcuni grandi nomi hanno infatti lasciato la MLS e il calcio al termine della scorsa stagione: l'ex capitano del Chelsea e della Nazionale inglese, Frank Lampard, si è infatti ritirato al termine di due stagioni tra alti (molto pochi) e bassi (moltissimi) con la maglia del New York City FC. Lo stesso per la leggenda del Liverpool Steven Gerrard, che ha lasciato i LA Galaxy e il prato verde dopo 18 mesi americani in cui è parso poco più che parente del giocatore che ha incantato per 15 anni la Premier League.

Anche l'attaccante ed eroe del Chelsea, ed eroe della Champions League vinta dai Blues nel 2012, ha appeso gli scarpini al chiodo dopo aver fatto vedere grandi cose nella prima stagione a Montreal, venendi poi relegato in panchina dall'exploit del nostro Mancosu nel 2017. E chi mancherà a tutti gli appassionati di pallone sarà sicuramente l'irlandese (ex Inter e Spurs, tra i tanti altri) Robbie Keane, che ha lasciato da capitano i Los Angeles Galaxy dopo sei stagioni, tre campionati vinti e un premio da MVP.

Nonostante non sia però arrivato alcun nome acchiappa-titoli, i team MLS hanno certamente investito sui cosiddetti ‘designated players’, il cui stipendio infierisce sul salary cap sono per una minima parte. Un totale di 13 nuovi DP è sbarcato negli USA nel 2017, e tutti tranne uno hanno meno di 30 anni, e vengono in maggioranza dell'America Latina.

A guidare la nuova ondata è certamente l'Atlanta United, appena entrata in MLS insieme a Minnesota, portando così a 22 il numero di franchigie. Atlanta ha colto la necessità e ha puntato  sul paraguiano Miguel Almiron (23 anni), il venezuelano Josef Martinez (23) e l'argentino Hector Villalba (22). Il presidente del club della Georgia, Darren Eales (già dirigente del Tottenham), ha spiegato come l'aver venduto oltre 30mila abbonamenti prima dell'avvio della stagione ha consentito alla società di focalizzarsi unicamente su cosa potesse essere il meglio da consegnare all'allenatore, luì sì grande nome con alle spalle Argentina e Barcellona, Gerardo ‘Tata’ Martino. “Se avessimo ingaggiato, magari dalla Premier League, un giocatore afine carriera, avremmo probabilmente assistito ad una rivolta”, ha detto Eales. L'opposto di quanto visto in passato in MLS, quando tutto si concentrava sul nome per attirare il tifoso occasionale, che peraltro rimaneva spesso scettico e deluso.

Un altro esempio di questa nouvelle vague è l'attaccante della Nazionale ungherese Nemanja Nikolic, sbarcato al Chicago Fire dai polacchi del Legia Varsavia. Nikolic ha infatti 29 anni, e indosserà la maglia del club dell'Illinois al picco della propria carriera, reduce dall'aver giocato in Champions League ed ai campionati europei.

Con un sistema di saray cap costruito per evitare una concorrenza selvaggia, capace di distruggere una lega comunque giovane (è nata nel 1996) rispetto alle cugine europee, il bello della MLS sta nell'estrema incertezza. Basti pensare che negli ultimi dieci anni la MLS Cup è stata vinta da ben otto club diversi. Fare pronostici diventa quindi davvero arduo.

In pole position è inevitabile attendersi i Seattle Sounders campioni in carica, sostenuti dagli oltre 40mila del CenturyLink Field, e come loro la finalista Toronto FC di Sebastian Giovinco e dell'ex romanista Michael Bradley. La maggior maturità del gruppo potrebbe poi forse consentire ai talentini del FC Dallas del coach colombiano Oscar Pareja, la squadra che meglio gioca in America, di finalmente arrivare al titolo. Non ci dimentichiamo poi Montreal, squadra solida, cui si aggiungerà il bolognese-svizzero Blerim Džemaili in estate.

Chi subirà sicuramente la pressione saranno i due club di NY: il NYCFC, club che condivide la proprietà col Mancheser City, e New York Red Bulls, che pur avendo cambiato nome e proprietà sono fra i fondatori della lega. Nessuna delle due ha maui vinto la MLS Cup, e a NY se non vinci non sei nessuno. E poi dovrebbe essere l'ultima stagione da giocatore di Andrea Pirlo, che certo vorrà lasciare il segno, come anche Ricardo Kakà all'Orlando City, che da quest'anno gioca nel suo stadio.

Non si possono poi certo dimenticare i Los Angeles Galaxy, in piena ricostruzione con Curt Onalfo in panca dopo l'addio di Bruce Arena, diventato CT degli USA al posto dell'esonerato Jurgen Klinsmann, e quelli di Gerrard, Keane e Donovan (stavolta definitivamente, dopo il breve rientro del 2016) e che punta tutto sull'attaccante messicano Giovani dos Santos. Sempre lassù c'è da attendersi di vedere lo Sporting KC di Peter Vermes, col centravanti nato a Londra Dom Dwyer, che dopo aver acquisito la cittadinanza americana è ora alla ricerca di un posto in Nazionale a fianco dei compagni il difensore Matt Besler e l'ala Graham Zusi, e forse anche del giovane talento Erik Palmer-Brown (già nel mirino della Juventus).

Un campionato quibndi assai incerto, che magari potrebbe portare ad una finale a sopresa come quella tra Portland Timbers e Columbus Crew del 2015. E il bello della Major League Soccer è proprio questo.

Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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«Mi mancano certe sfide come la Champions o Juve-Milan, ma meglio andar via quando stai bene» Il Maestro parla della nuova stagione: «Voglio conquistare la Eastern Conference e spingermi più avanti possibile nei playoff» «Stop al Salary Cap, sì all’aumento dei club. Poi quando smetto torno in Italia» Per la prima volta Andrea Pirlo fa l’americano: niente interprete alla conferenza stampa. E se la cava bene. Dice il Maestro: «Già l’anno passato ero pronto e capivo, ma non mi sentivo sicuro e allora mi facevo aiutare». Sorride: «Noi parliamo in italiano, vero?». Nell'intervista alla Gazzetta Pirlo parla di tutto, dalla Champions alla Serie A, fino alla MLS. Quanto le mancano sfide come Juve-Milan della settimana passata? «Molto, ma anche quelle di Champions. Sono i match belli da giocare a qualsiasi età. Però nel luglio ’15 ho fatto una scelta e non sono pentito. Quando gli anni passano, devi capire se è arrivato il momento di fare altro. Meglio decidere di andare via quando stai ancora bene, prima che siano gli altri a indicarti la porta». Per quanto tempo la Juve continuerà a vincere? «Per un bel po’ di anni: è la società più attrezzata per farlo». E qui il suo New York City può già avere ambizioni da titolo? «Questo è il 3° torneo e vogliamo progredire. Per esempio vincendo la East Conference (secondi nel 2016, ndr), cercando poi di spingerci più avanti nei playoff (ai quarti nel 2016). La squadra è cresciuta, è ringiovanita: si tratta di alzare il livello. È arrivato l’ex atalantino Maxi Moralez. Ci ho giocato contro molte volte: bravo». La MLS punta a espandersi sempre di più. Quest’anno con 22 club, ma vuole spingersi fino a 28. Non c’è il pericolo di abbassare la qualità del campionato? «Non penso. Ho già notato un miglioramento. Da quanto ho visto nelle amichevoli e nelle prime due giornate, il livello del gioco è salito parecchio. E comunque se ci fosse questo pericolo non ci sarebbero così tanti gruppi pronti a investire milioni per affiliarsi alla MLS». Big win in front of our supporters!

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Nel nuovo stadio da 25.500 posti (tutti esauriti) dell'Orlando City, la prima di Andrea Pirlo alla sua terza stagione in MLS non parte nel migliore dei modi. A Orlando contro i suoi ex compagni di Milan Ricky Kakà e Nocerino, il Maestro e il suo NYCFC escono sconfitti per 1-0, anche se avrebbero sicuramente meritato almeno un pari per alcune incredibili occasioni sprecate. Poco dopo il via proprio Pirlo involontariamente contribuisce all'infortunio che mette fuori causa Kakà all'8'. Il brasiliano è costretto ad uscire per un dolore al bicipite femorale, e coach Jason Kreis dopo il match ha espresso la preoccupazione che possa trattarsi di qualcosa di grave. Pochi minuti dopo però, i leoni in viola vanno in vantaggio con un colpo di testa dell'attaccante canadese Cyle Larin, giovane promessa di 21 anni, al suo gol numero 31 in due stagioni in Florida. Il gol di @CyleLarin regala la vittoria a @OrlandoCitySC nell'esordio stagionale contro @NYCFC #ORLvNYC pic.twitter.com/iyOKXBksr2— Soccer Italia (@MLSsocceritalia) March 6, 2017 Il Maestro fa vedere grandi giocate, con passaggi lunghi e precisi, contribuendo ad un paio di palle gol sbagliate dal finlandese Alexander Ring al 32' fermato dall'uscita di Bendik, e dal 20enne inglese Jack Harrison all'8' della ripresa, col NYCFC che chiude con ben sette tiri nello specchio senza però raggiungere il pari, anche per la serata storta di David Villa e dell'ex atalantino Maxi Moralez. Per  Citizens di coach Patrick Vieira  l'esordio casalingo allo Yankee Stadium arriverà domenica prossima contro il D.C. United di Erick Thohir.

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