SPORT
Timothy Weah, la speranza americana splende al PSG
Scritto il 2016-01-26 da SoccerItalia su Yanks Abroad

Uno degli obiettivi prioritari del centro di formazione del Psg è di individuare il “futuro Messi”, da lanciare un giorno in prima squadra e imitare i fasti del Barcellona. Per questo il club dell’emiro del Qatar ha potenziato la cellula di osservatori sguinzagliati in giro per la Francia e in particolare nella regione parigina da dove sono emersi gran parte dei talenti francesi, da ultimo Paul Pogba. Nel frattempo però i campioni di Francia si godono il “futuro Weah”. Anzi, suo figlio piccolo Timothy Weah, che a 15 anni gioca con gli Under 17 del Psg e segna a raffica, per la gioia del papà ex rossonero ed ex Pallone d’oro, George.

Doppio passaporto statunitense, essendo nato a New York, e francese, il figlio del grande Weah sogna di indossare un giorno la maglia del Psg che oggi domina in patria e aspira alla Champions League. Il 15enne che misura già 1m84 aveva superato i provini anche al Chelsea (dove il padre vinse la FA Cup 2000), ma un anno e mezzo fa ha scelto la società in cui papà George giocò dal 1991 al 1995, prima di esplodere nel Milan.

All’esordio con la squadra di categoria d’età superiore una settimana fa, il ragazzo nato nel 2000 cresciuto nelle giovanili del Red Bull di New York ha segnato una tripletta. Confermando così il giudizio dei responsabili del centro di formazione che lo definiscono un “fenomeno”, secondo Le Parisien. E anche il giudizio di papà George: “Non lo dico perché è mio figlio, ma Timothy ha grandi qualità: è veloce, ha il fiuto del gol, del gioco e rispetta le indicazioni dell’allenatore. Non credo gli pesi il cognome che porta, conosce la mia carriera. E poi gli dico sempre che il talento non basta. Per sfondare bisogna lavorare duro”. E il Psg spera che un giorno Timothy diventi come papà George.

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Pubblicato da Timothy Weah su Giovedì 21 gennaio 2016

La sua carriera è iniziata nel 2012, quando fu selezionato dallo U.S. Club Soccer’s id2 program. In seguito è passato al BW Gottschee, squadra di Rosedale, N.Y., da dove l'ha chiamato nell'U14 l'allora CT  Hugo Perez. Nel 2014 il passaggio all'academy dei New York Red Bulls, cui pochi mesi dopo è seguito il trasferimento a Parigi. "Quando giocava nelle giovanili dei NY Red Bulls era lui che mi parlava sempre  della Francia. Voleva venire a PSG, c'è. Spero abbia i mezzi per perseguire il suo sogno. Ho appena telefonato Reuzeau Bertrand (NdR: centro di formazione ufficiale) e gli hanno dato una possibilità, e lo vedono progredire ogni giorno", ha spiegato il padre a Footmercato.net.

Nonostante giochi in Europa, Tim però continua il suo percorso con gli USA (per indossare la maglia della Francia dovrebbe chiedere il permesso alla FIFA), e lo scorso dicembre era con gli USA U-17 per le Nike International Friendlies in Florida, mentre ad aprile 2015 un suo rigore ha condannato l'Italia nel Torneo Rocco.

Il suo giocatore preferito è Leo Messi ("anche per la sua umiltà"), e il suo obiettivo - come raccontato a BigAppleSoccer.com tre anni fa, è "diventare professionista, perché mostra che hai lavorato duro per arrivare in squadra, dovunque tu sia, in Europa, Asia o MLS". Prossimo passo per team cercare di superare almeno il fratello, il 28enne George Weah jr, cresciuto nel Milan (dove è rimasto fino ai 20 anni) e poi passato per Svizzera e Bulgaria, sino a giocare un paio di match da sostituto nella seconda squadra del PSG nel 2014. Ex nazionale U20 USA anche lui, in seguito ha acecttato la convocazione per la Liberia.

Nazionale USA U15, Timothy Weah è il secondo da sinistra

Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

Calcio - Socceritalia

Mercoledì prossimo sarà un grande giorno per il New York City FC, visto che secondo il NY Post Andrea Pirlo potrà ufficialmente firmare lo stesso giorno in cui Frank Lampard finalmente arriva e si unisce a David Villa sul campo di allenamento. Nel frattempo, dall'altra parte del fiume Hudson, i Red Bulls sono entrati in una piena modalità riduzione costi da far rabbrividire i Mets, tagliando il 75 per cento del loro budget in soli tre anni. LEGGI: Andrea Pirlo, contratto di 18 mesi col NYCFC Mentre le squadre si preparano per il secondo derby MLS di New York di domenica - per la prima volta in un quasi-esaurito Yankee Stadium - si pone la questione se vi sia un club al di fuori di Barcellona e ​​Real Madrid o dei giganti della Premier League che abbia preso tre nomi più grandi in un solo anno, come ha fatto il NYCFC con Villa, Lampard e ora Pirlo. L'altro punto è: l'ambizione del NYCFC è un plus per MLS? Mentre, l'improvvisa frugalità le Red Bull è 'negativoa'? "Ogni club può prendere la decisioni che gli permettano di avere successo dentro e fuori dal campo", ha dichiarato il commissioner della MLS Don Garber al NY Post. "I Red Bulls sono passati attraverso un processo mirato a mettere in campo una squadra migliore. Il team gioca bene ed è molto connesso coi tifosi. Ha un allenatore formidabile, e noi crediamo molto nella nuova gestione". I Red Bulls pagavano un totale di 15 milioni dollari di ingaggi nel 2012, ma oggi - col solo Bradley Wright-Phillips nel ruuolo di designated player - e mancati i tentativi di agganciare Kakà, Xavi e, più recentemente, James McClean,ecco il crollo degli ingaggi. LEGGI: Bradley Wright-Phillips, rinnovo da Designated Player coi NY Red Bulls Nel frattempo, il NYCFC ha raggiunto quota 20 milioni di dollari annuale. Villa e Lampard guadagano 6.000 sterline a settimana, e una somma simile è ciò che attende Pirlo, che arriverà in questi giorni, e non a gennaio. in contrasto con quanto riporta l'Italia sostenendo che ' d aspettare fino a gennaio. "Se dovesse arrivare qui, sarà molto divertente giocare contro un calciatore di classe mondiale come Pirlo" ha detto Dax McCarty capitano dei Red Bulls. "Siamo la squadra con sede in New York, New Jersey. Abbiamo un sacco di storia. Il NYCFC è appena arrivato e ha fatto boom. Questo è un bene per il nostro campionato, perché avere grandi nomi, porta legittimità per il campionato". La mossa del NYCFC per Pirlo è stata riportata come un affare fatto venerdì scorso in da The Post. La star italiana - che ha vinto cinque scudetti rette e Serie A Player of the Year tre degli ultimi quattro anni - ha partecipato Day Yankees veterani. "Chiaramente è un giocatore di classe mondiale, ha giocato anche la finale di Champions League. Lui è una leggenda'', ha detto Garber. Garber ha poi aggiunto al NY Post che non ci sono novità sullo stadio del NYCFC, ma ha ribadito il club è intento a costruire in città. "Sono molto, molto concentrati sulla costruzione nei'Five Boroughs', e così dovrebbero essere", ha detto Garber. "Sono una squadra di New York City, quindi la loro attenzione è al 100 per cento intorno ai cinque distretti."

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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