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Copa Libertadores, il Tigres cerca la prima volta CONCACAF
Scritto il 2015-07-29 da Franco Spicciariello su Concacaf

Nessuno prende più in giro Andre-Pierre. ‘Un BigMac per Gignac’, gli cantavano per le sue forme rotonde. E chi ricorda al River Plate la recente retrocessione oggi lo fa solo per risaltare il fatto che appena 5 anni dopo la funesta notte contro il Belgrano, con la caduta all’inferno della B Nacional il ‘Millonarios’ è in finale di Copa Libertadores.

TIGRES PER LA STORIA Questa notte all’Universitario di Nueva Leon il Tigres messicano affronta il River Plate nella gara di andata della finalissima continentale. O bi-continentale, visto che il Tigres arriva dall’altra America tanto che comunque vada il River in dicembre sarà al Mondiale per Club visto che i rivali non sono squadra Conmebol. Nessuna squadra messicana ha vinto la Libertadores: nel 2001 il Cruz Azul portò il Boca Juniors fino ai rigori, nel 2010 il Chivas perse entrambe le partite contro l’Internacional di Porto Alegre. Che il Tigres ha superato in semifinale: sconfitta 2-1 in Brasile e bella vittoria per 3-1 in casa con Gignac che ha segnato la prima rete servito da Damm. Due dei 3 ottimi acquisti fatti dai messicani nelle 7 settimane che sono passate tra quarti e semifinali. Il terzo è Aquino. Due ali e un centravanti, tutti titolari, tutti in gran forma.

QUARTO EUROPEO? Il passaggio di Gignac, vicecapocannoniere della Ligue 1 dal Marsiglia al Tigres aveva generato curiosità e ironia: “Fajitas per Gignac”, ironizzavano su twitter. Ma questo Gignac è un’altra persona: l’incontro con Bielsa gli ha fatto perdere 6 chili e ritrovare smalto e forma. Il ragazzo cresciuto nelle roulotte dei campi nomadi cacciando cervi e conigli può diventare il quarto europeo a vincere la Libertadores dopo Rudzki, cecoslovacco sbarcato in Argentina a 15 anni e campione due volte con l’Estudiantes, il romano Mircoli, un altro emigrato in Argentina, vittorioso in Libertadores con l’Independiente e poi sfortunato nel ritorno calcistico in patria con la Sampdoria, e l’allenatore croato Jozic che portò alla gloria il Colo Colo.

ARGENTINI IN DIFFICOLTA’ Il River è alla quinta finale: ha perso nel 1966 e nel 1976, ha vinto nel 1986 e nel 1996 (con un gran Crespo) giocando il ritorno in casa come stavolta. Non valgono i gol in trasferta e al Monumental, 5 agosto, arbitrerà un uruguayano che si chiama Dario Ubriaco. Il River non avrà vita facile: le due squadre si sono incontrate nel girone, hanno pareggiato due volte ma il Tigres meritava due vittorie. Il River ha vinto solo una partita delle 6 del gruppo, l’ultima. Ed è passato dal gelo argentino alla canicola messicana. Anche gli argentini hanno fatto acquisti: i ‘vecchi’ Saviola e Lucho Gonzalez sono tornati a casa, presi anche Alario e l’uruguayano Viudez, talento arrivato giovanissimo al Milan e poi persosi per strada tanto che viene da 3 stagioni al Kasimpasa turco. Una finale inedita, una finale di rivalse, una finale che può essere storica.

Fonte: Gazzetta dello Sport

Niente da fare per i Vancouver Whitecaps, che nell'andata delle semifinali di CONCACAF Champions League escono sconfitti per 2-0 col Tigres UANL in quel dell'Estadio Universitario di Monterrey. Il coach dei 'Caps aveva definito il match "la partita della vita" per i canadesi, ancora senza vittorie in campionato diopo due partite, mai arrivati a questi livelli e in campo in Messico dove solo due volte team MLS hanno vinto (su 52 match totali). Ma la resistenza di Vancouver è durata 64', grazie anche ad un David Ousted insuperabile in porta di fronte ad un attacco guidato dal francese Andre-Pierre Gignac e dall'ala Jurgen Damm. Tigres 2 - 0 Vancouver Whitecaps FC Highlights | @TigresOficial @whitecapsfc #SCCL #SoyAficionado pic.twitter.com/0gCNoGihBB— THE CHAMPIONS (@TheChampions) March 15, 2017 Ma al 65' Kendall Waston dopo un batti e ribatti infila nella propria porta dando il via al crollo. Con soli tre minuti ancora da giocare nel finale è poi infatti un gran tiro dell'ex Napoli Edu Vargas a chiudere i giochi Il ritorno è previsto a Vancouver il prossimo 5 aprile, dove ci saranno 43mila tifosi al B.C. Place ad attendere i messicani.

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La CONCACAF ha reso nota la lista, ed aprendola al voto dei tifosi, la lista dei candidati alla terza edizione del CONCACAF Awards, assegnato ai migliori giocatori, allenatori, arbitri e al miglior gol dell'anno passato. Molta la MLS presente, a cominciare da un trio di giocatori quali l'attaccante dei Seattle Sounders Clint Dempsey, il rookie dell'Orlando City Cyle Larin, e il centrocampista della nazionale USA e del Toronto FC Michael Bradley, tutti in corsa per il premio di Male Player of the Year. Ma ci sono anche i messicani Javier 'Chicharito' Hernandez, Andrés Guardado, Jesús 'Tecatito' Corona, Oribe Peralta e Hirving Lozano VOTA: 3rd Annual CONCACAF Awards Tre candidati MLS anche per il portiere dell'anno: dalla Philadelphia Union Andre Blake, dal D.C. United Bill Hamid e dal Montreal Impact Evan Bush, cui si aggiungono i connazionali che giocano in Premier League, Tim Howard (vincitore lo scorso anno) e Brad Guzan, e il panamense ex Cagliari e LA Galaxy Jaime Penedo. Due i candidati MLS al premio Coach of the Year: Caleb Porter, vincitore della MLS Cup coi Portland Timbers, e Jesse Marsch, vincitore del Supporters' Shield coi New York Red Bulls, affiancati dal CT della Nazionale USA; Jurgen Klinsmann. Demar Phillips (Real Salt Lake), Matt Besler (Sporting KC) e Roman Torres (Seattle Sounders) sono candidati al Top 11, come anche i centrocampisti Dax McCarty (New York Red Bulls) e Bradley, e gli attaccanti Dempsey, Kei Kamara (Columbus Crew SC) e l'ex juventino Sebastian Giovinco(Toronto FC). I CONCACAF Awards si basano sul voto di tifosi, nazionali, allenatori, capitani e giornalist, divisi in percentuali uguali.

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L’evoluzione calcistica del Continente americano potrebbe a breve conoscere un passaggio storico. Il nuovo florido mercato del Nord America potrebbe saldarsi, infatti, con la tradizione e il prestigio delle big sudamericane in un unico torneo per club, l’Americas Champions League, che dovrebbe vedere la luce tra il 2018 e il 2019, raggruppando nella più grande competizione calcistica delle Americhe 64 squadre. Concorrenza serrata alla Libertadores. Il torneo, promosso da MP & Silva, punta a mettere a disposizione delle squadre partecipanti un tesoretto da oltre 400 milioni di euro (440 milioni di dollari) frutto di diritti televisivi e pubblicitari. Una cifra, ancora lontana dagli introiti Uefa che per Champions ed Europa League viaggiano ormai sui 2 miliardi di euro a stagione, ma che metterebbe in secondo piano il torneo della Concacaf ed anche la Libertadores: il premio ottenuto dal River Plate campione in carica nell’ultima edizione è pari a quella che nell’Americas Champions League sarebbe la sola quota per la partecipazione. Circa cinque milioni di euro per la qualificazione al nuovo torneo, con un premio vittoria da 30 milioni di dollari (27,6 milioni di euro). Un tesoretto che MP & Silva è sicura di poter far crescere nettamente con il passare degli anni. LEGGI: Napout, presidente CONMEBOL: "Voglio le squadre americane in Copa Libertadores" La composizione: occhio di riguardo verso gli Usa. L’attenzione principale, anche per ovvie questioni di marketing, sarà posta sulle squadre della MLS che tuttavia al momento sono le più restie a sposare il progetto. Mentre club e federazioni sudamericane sono più favorevoli. In ogni caso, la prima edizione del torneo dovrebbe prevederei una massiccia presenza di squadre statunitensi e canadesi, per un totale di sedici franchigie da inserire nella competizioneo. A seguire, il Brasile con quattordici squadre partecipanti e l’Argentina con dieci. Il Messico, altro mercato di fondamentale importanza per ciò che riguarda i diritti televisivi, dovrebbe portare in dote otto squadre. Le restanti sedici squadre verranno suddivise tra gli altri paesi caraibici e del Sud America. In alternativa, il format di partenza potrebbe contemplare un numero di club inferiore anche per sperimentare la praticabilità di un torneo che, a differenza di quello europeo, si delinea certamente di più complessa organizzazione, consideranto le distanze e le differenze climatiche tra i due Tropici. Il calendario insomma potrebbe essere un nemico. Ma la forza economica e il fascino di una competizione panamericana potrebbero alla fine prevalere. Fonte: Marco Bellinazzo - Il Sole 24 Ore

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