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GIovinco: "Pirlo ti aspetto. Ma la MLS non è facile"
Scritto il 2015-06-25 da Massimo Lopes Pegna su MLS

Ha preso un appartamento vicino al centro che divide con compagna e figlia al seguito; inglese ancora insufficiente, però c’è tanta buona volontà di imparare, ma niente professore privato. Una grande esperienza di vita e una scelta professionale diversa. Di quelle che generalmente si fanno in età più avanzata, non a 28 anni. Insomma, si va nella MLS quando si ha voglia di sentire meno pressione o tirare un po’ i remi in barca. Come hanno fatto in tempi recenti Alessandro Nesta e Marco Di Vaio e come sta facendo ora Andrea Pirlo.

Al centro tecnico del Toronto Fc, il Kia Academy and Training, mezz’ora di auto da downtown, l’allenamento dura meno di due ore. Un campo sintetico e un paio in erba curatissima dal giardiniere che se ti azzardi a metterci un piede sopra ti fulmina con lo sguardo. Toronto è a metà classifica della Eastern Conference, staccata dalla capolista D.C. United (la franchigia di Erick Thohir) di 12 punti, ma per la stranezza di questo calendario, con cinque gare in meno. Sebastian Giovinco è già l’uomo in più. Il suo ambientamento è stato rapidissimo. E’ diventato una stella: sette gol e sei assist in 13 gior- nate, top 5 nei gol segnati, assist, tiri e tiri in por- ta. Soltanto un giocatore al debutto nella MLS aveva collezionato cifre migliori di lui in 19 anni di storia, l’anonimo Eduardo Hurtado nel 1996. E’ stato eletto due volte calciatore della settima- na e chissà come andrà il 12 luglio il derby con l’ex compagno Pirlo, se davvero potrà già scende- re in campo.

A proposito, l’ha chiamata?
«L’ho sentito per messaggio, ma non da New York. Qualche tempo fa mi ha chiesto come mi trovavo. Gli ho detto che è una bella esperienza, qualcosa da provare. Non penso di essere stato io a convincerlo. Spero di vederlo giocare contro di noi».

Che livello di calcio si gioca qui?
«Non paragonabile a quello europeo. Ma sono convinto che con gli anni può diventare un campionato sempre più importante. C’è meno qualità e meno disciplina tattica. A livello organizzati- vo, però, Toronto è al passo con le grandi in Italia. Certo, la Juve è una società storica».

Che cosa manca alla MLS per essere la serie A?
«Dovrebbero cambiare alcune regole (si riferisce in particolare al salary cap, ndr) per facilitare l’arrivo dei giocatori dall’estero. Per venire devi trovarti al posto giusto, al momento giusto. Non è così semplice. Per me quello era il momento in cui avevo voglia di cambiare aria. Avevo avuto altre richieste, ma non c’era stato nulla di concreto. Ed è arrivata questa offerta (economica) impossibile da rifiutare. Qualche rimpianto per non essere rimasto alla Juve? Assolutamente no».

E’ andato via anche perché non era riuscito a ricreare con Allegri lo stesso rapporto che aveva con Conte?
«No, avevo con lui una buona relazione. Il fatto di arrivare alla scadenza avrebbe messo in difficoltà la società e allora ho preso questa decisione anche per andarle incontro, perché mi era stato proprio chiesto di anticipare la partenza».

Pochi hanno avuto un debutto così scoppiettante nella Mls: neppure Beckham ed Henry.
«E potevo fare ancora meglio. Qualcuno dice che Giovinco segni e faccia assist nella MLS dove è c’è meno competizione? Mi pare un modo semplicistico per liquidare la faccenda: a me non pare tanto facile».

Differenze particolari fra la Juve di Conte e quella di Allegri?
«Conte ha preso in mano una formazione da metà classifica e l’ha portata ai vertici alti. Una che negli anni è stata costruita per vincere. Allegri si è trovato una Ferrari. Ma è stato bravo a lasciare a tutti molta libertà: è un uomo con grande intuito».

Si aspettava la Juve in finale di Champions?
«La squadra che ho lasciato era veramente forte. Sorpreso sì, ma non troppo».

Quante volte ha sentito il c.t. Conte da quando è qui?
«Due. La prima appena avevo firmato e la seconda per chiedermi come andava».

Possibilità di tornare in Nazionale?
Si innervosisce un po’: «Non sono io che devo dirlo. Sicuramente i risultati possono inci- dere e allora devo continuare a fare ciò che sto facendo. Però l’avevo messo in preventivo di perdere la maglia azzurra».

Possibile che giocando lontani dall’Italia si metta a rischio la convocazione, non le pare strano in un mondo ormai globale? Amareggiato. «Purtroppo è un po’ così. Ma se fai davvero bene prima o poi si accorgono di te. Non credo che c’entri la lontananza. Magari è per la qualità di questo campionato».

Il suo futuro?
«Sono appena arrivato e mi godo questi bei momenti. Si vive molto bene, il calcio non è visto come in Italia. Qui è solo uno sport».

Ma chi era il suo idolo di ragazzino?
«Amavo tutti i numeri dieci, in particolare Roberto Baggio. Gli allenatori facevano fatica a tro- vargli un ruolo? Succede anche ai 10 di adesso. Io sono un attaccante, una seconda punta».

Lei fa ancora il tifo?
«Da piccolo ero milanista. Poi mi sono venduto (ride). Vabbè, quando fai 15 anni alla Juve è normale fare il tifo per loro. Spero per il calcio italiano che Milan e Inter tornino fra le protagoniste».

Toronto dove può arrivare?
«Ai playoff, poi tutto può succedere: un passo alla volta».

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Il livello di calcio che si vede in campo non sarà forse al pari delle top leagues europee, ma quando si parla di social media, i team MLS non conosco rivali. Un esempio? LA Galaxy e Portland Timbers si sono affrontate domenica notte allo StubHub Center di Carson (California), col team guidato da Caleb Porter uscito vittorioso 1-0 in trasferta. Ad un certo punto del match è accaduto che il difensore dei LA Galaxy Jelle Van Damme abbia provato ad intervenire su un pallone conteso con il colombiano Diego Chara. Da quanto si è potuto vedere in TV, tra i due non c'è stato alcun contatto, nonostante un notevole volo in terra di Chara. Simulazione quindi, ma l'arbitro ha deciso di presentare a Van Damme il primo cartellino giallo, cui tre minuti dopo ne è seguito un altro (stavolta colpa sua) lasciando così LA in 10. A quel punto, il social media team dei Galaxyy è... entrato in campo. are we doing this right? ☄️ #shootingstars #memes pic.twitter.com/8wds3Wnop8 — LA Galaxy (@LAGalaxy) March 13, 2017 Non male anche la reazione di Van Damme via Twitter ✌

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L'Atlanta United che ha distrutto il Minnseota United per 6-1 è chiaramente la squadra più rappresentata di questo Week 2 MLS Team of the Week. Sono infatti tre i rappresentanti dell'ATLUTD nel top 11 della settimana, a partire dall'ex torinista Josef Martinez autore di una tripletta, seguito dal regista Miguel Almiron e dal terzino sinistro della Nazionale USA Greg Garza, cui si aggiunge "Tata" Martino in panchina. Due invece i calciatori del Chicago Fire, vittorioso sabato sul Real Salt Lake, e sono: Dax McCarty e Johan Kappelhof. Riassumendo: il rientrante Tim Howard (Colorado Rapids) in porta. Linea di difesa a tre con Garza, Johan Kappelhof e Matt Hedges (FC Dallas, cresciuto nel Reading in Inghilterra). Centrocampo con Ignacio Piatti a costruire e Dax McCarty a distruggere, Anibal Godoy e Miguel Almiron (autore anche di una doppietta contro MInnesota). Attacco a tre con lo spagnolo David Villa - doppietta per lui contro il D.C. United - Martinez, e il messicano della Houston Dynamo Erick "Cubo" Torres, al secondo gol stagionale in due partite. In panchina: Jake Gleeson, POR; Nick Lima, SJ; Alex, HOU; Felipe, NY; Sebastian Lletget, LA; Maxi Moralez, NYC; Alberth Elis, HOU. Allenatore: Gerardo "Tata" Martino (ATL)

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