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Sciopero in vista per la MLS?
Scritto il 2015-03-04 da Franco Spicciariello su MLS

Un eventuale accordo dovrà essere trovato entro mercoledì notte, visto che giovedì il Chicago Fire è atteso da un aereo che porterà i suoi giocatori a Los Angeles per il match di apertura della MLS 2015 contro i LA Galaxy. Il problema è infatti che il contratto collettivo siglato nel 2010 è scaduto il 31 gennaio scorso e le parti (la MLS e la MLS Player Union) non hanno ancora trovato un nuovo accordo, anzi.

La questione legata ai compensi dei giocatori, sia per quanto riguarda il minimo sindacale che per il salary cap, è ancora da esaminare, ma appare essere l'ostacolo minore, come anche quella dei contratti garantiti (ma tra le richieste c'è l'obbligo di indennizzo delle spese in caso di trasferimento improvviso). A far saltare il tavolo potrebbe invece essere la free agency - quello che da noi si chiama svincolo -  che i giocatori reclamano prendendo ad esempio i campionati di calcio di tutto il mondo.

Abbiamo bisogno degli stessi diritti degli altri sport, tutti hanno una forma di free agency”, ha dichiarato il portiere Dan Kennedy (nella foto sotto), portavoce della Player Union, ammettendo inoltre che “ci sono alcune questioni di budget legate a salary cap e salario minimo”.

Ma come funziona la free agency in MLS? Ogni giocatore firma il proprio contratto direttamente con la lega, che formalmente è una single entity - una vera e propria società i cui azionisti/proprietari sono gli investor/operato delle franchigie - e che provvede anche al pagamento dello stipendio. Allo scadere del contratto con la singola franchigia però, il giocatore non può trasferirsi liberamente ad un'altra squadra MLS. Infatti, l'ultima squadra con la quale ha militato continua a detenere i diritti sul giocatore, e se un'altra franchigia vorrà ingaggiarlo dovrà compensare la titolare. Un vincolo di fatto, limitato solo dal cosiddetto Re-Entry Draft, un complesso sistema che prevede l'obbligo di pareggiare un'offerta per i giocatori oltre i 27 anni con una certa anzianità di servizia, perdendo altrimenti i diritti sui giocatori. Poca roba però, e il tutto sembra anche peggiore del vecchio sistema pre sentenza Bosman.

Il sistema non funziona però nel caso di trasferimento all'estero del giocatore, che però se poi vuole rientrare in MLS - se lasciato il club semplicemente a fine contratto - si ritrova i propri diritti in carico al vecchio club anche a distanza di anni. esemplare il caso dell'attaccante della Nazionale USA Herculez Gomez, i cui diritti sono ancora di proprietà dello Sporting KC nonostante il calciatore abbia lasciato gli USA nel 2009 per andaare giocare in Messico. Diverso ancora il caso in cui un giocatore sia ceduto all'estero in cambio di una fee: in quel caso al suo rientro ha qualche leva in più sulla contrattazione e la scelta della destinazione, per la quale di base è però previsto un "allocation order".

Ma sul tema della free agency la lega non pare pronta a mollare. L'ultima proposta lo dimostra: free agency per i giocatori di 32 anni con alle spalle 10 anni in un club. Una presa in giro, visto che di fatto ad oggi una situazione del genere si applicherebbe al solo Brad Davis (Houston Dynamo) e in 20 anni di MLS a soli sei giocatori: C.J. Brown, Brian Ching, Landon Donovan, Jaime Moreno, Ben Olsen e Logan Pause. Questo perché a causa del salary cap è assai improbabile per un giocatore una lunga permanenza.

Ma la MLS si fa forte della sentenza del 2002 - al termine di una causa durata sei anni - che l'ha vista uscire vincitrice, con un tribunale che ha stabilito la legittimità di quello che di fatto è un "cartello" legale, mentre nessun via libera era stato dato al modello di single entity.

Ma cos'è la single entity?

È un'invenzione di un economista di origine indiana di nome Sunil Gulati - attuale presidente della US Soccer Federation e ex dipendente della Kraft Soccer, azionista MLS -, e di Mark Abbott, vicepresidente della lega, e senza cui probabilmente oggi la MLS non esisterebbe. Nessuno aveva mai provato prima a gestire uno sport professionistico come una corporation in cui le squadre sono un ibrido tra le tradizionali franchigie e negozi in franchising. A 15 anni dall'avvio dell'esperimento elaborato da Gulati, dopo essere sopravvissuta ad un processo finalizzato a dichiarare la MLS un cartello illegale, la Major League Soccer è oggi ancora viva e in crescita nonostante la crisi economica globale, e ciò grazie prorio al sistema della single-entity.

Sotto la single-entity, i teams sono al 51% di proprietà  della lega e sotto il controllo del suo Board of Governors, mentre il 49% è di prorietà  del singolo gruppo o imprenditore, cosiddetto investor/operator. Profitti e perdite sono suddivisi in proporzione tra le società , in una specie di sistema "comunista", che però ha consentito alla MLS di superare numerose difficoltà  finanziarie, le stesse che in passato hanno ucciso altre leghe.

Sempre sotto la single-entity, i calciatori firmano i contratti con la lega, che poi li "alloca" ai club secondo regole un po' astruse, con le società  spesso impedite a poter rilanciare per il singolo giocatore. Un sistema che un economista potrebbe definire di deflazione artificiale (voluta) degli ingaggi.

Inevitabilmente questo sistema crea da sempre notevole frustrazione tra i calciatori della MLS, che in passato hanno anche portato la lega in tribunale al riguardo, uscendone però sconfitti. Sconfitta che ha stabilizzato il sistema creato da Gulati, ma che certo ha reso i giocatori - specie quelli americani - assai poco padroni del loro destino. Diciamo che se in Europa la sentenza Bosman ha dato tutto il potere ai calciatori con tutta una serie di eccessi di cui oggi si vedono le conseguenze, negli Stati Uniti vige un sistema che consegna tutto il potere alla lega, in maniera altrettanto eccessiva.

E quindi proprio il sistema della single entity a bloccare la possibilità  dello svincolo, che second Garber metterebbe a rischio tutta la costruzione di questi anni, aprendo spazi per aste sui giocatori che - sempre secondo lui - porterebbero la MLS a finire come la NASL. E qui certo si sente che siamo in periodo di trattative sindacali. Non si capisce infatti come, con un salary cap ben definito e un limite d'ingaggio del singolo giocatore bloccato a 400 mila dollari, lo svincolo potrebbe creare problemi finanziari alle singole franchigie.

In realtà  ciò che sino ad oggi ha reso la MLS una lega sana, che le ha consentito di uscire dalle difiicoltà  finanziarie di inizio anni zero, è stato il sistema di revenue sharing costruito intorno alla single entity. E allora non si capisce quale sia il problema con lo svincolo, tanto più che le singole società  hanno sempre potuto spendere liberamente per i coach e staff vario.

Chiaro peraltro l'atteggiamento dei proprietari, testimoniato in un'intervista da Dell Hoy Hansen, investor/operator del Real Salt Lake che ha definito parlare di free agency "una perdita di tempo". Per lui è arrivata dalla MLS una multa da 150mila dollari - la più alta mai comminata dalla lega - per aver influito sulle negoziazioni,  a dimostrazione della delicatezza del tema.

Intanto il tempo stringe e la lega sta cercando di studiare un compromesso per accontentare i giocatori, ma da quanto traspare l'accordo sembra lontano.Per i giocatori la situazione non è semplice, specie per quelli che guadagnano di meno (gente da 45mila l'anno), che si troverebbero anche senza assicurazione medica. E già è uscita la voce che alcuni agenti stanno organizzando per i propri assistiti periodi di allenamento all'estero o con club della NASL. A dimostrazione che lo  sciopero è una possibilità reale, anche se la sconfitta a seguito del tentativo del 1996 ancora brucia.

Il supporto esterno allo sciopero

A supporto della MLS Player Association sembra però che stia arrivando il sostegno dei sindacati delle altre leghe pro americane - NFL e NBA principalemte - pronti a pompare dollari nel fondo di sostegno per i giocatori in sciopero, impauriti che il concetto di single entity possa espandersi anche nei loro rispettivi sport. Del resto, molti proprietari coincidono: da Jonathan Kraft (New England Rvolution in MLS e Patriots in NFL) a Stan Kroenke (Colorado Rapids in MLS e Avalanche in NHL), fino a Lew Wolff e John Fisher (San Jose Earthquakes e Oakland A's) e altri.

Le alternative al momento sono le seguenti: lo sciopero, un lockout (per decisione della lega), la continuazione delle negoziazioni, o infine l'avvio di una causa antitrust, improbabile ma che metterebbe a rischio la natura stessa della MLS. Un modello esemplare di teoria dei giochi: se i giocatori andranno in sciopero molti saranno a rischio professionale serio, ma allo stesso tempo se i proprietari non molleranno e i giocatori saranno capaci di reggere, ad essere a rischio potrebbe essere la stessa MLS. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni.

Mancano 24h ad una (prima?) decisione, l'accordo non c'è, e i 60.000 che sono pronti a riempire il Citrus Bowl di Orlando per l'esordio di Kakà contro il New York City FC di David Villa potrebbero avere una brutta sorpresa.

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L'ESPN FC ha pubblicato il risultato di un sondaggio anonimo, che ha visto 140 risposte da parte dei giocatori di 21 club (il New York City FC non ha partecipato). Il sondaggio ci dice che è, secondo i giocatori, il collega più cattivo della lega, il più sottovalutato e il più sopravvalutato. Il più cattivo Il centrocampista cubano dei Seattle Sounders Osvaldo Alonso (nella foto in tackle) è considerato in assoluto il più cattivo della MLS, con ben il 25% dei voti. "Prende un sacco di ammonizioni. Magari non è il più cattivo, ma va dritto sull'uomo", ha spiegato un giocatore". Nonostante la reputazione tra i colleghi, Alonso è stato espulso solo tre volte nei suoi 9 anni in MLS, di cui due nel 2013 e una l'anno scorso per una rissa con Will Bruin. "Penso sia un giocatore eccezionale, ma per il fatto che gioca in un grande team forse gli arbitri hanno del timore reverenziale rispetto a come trattano altri giocatori", spiega un altro suo collega. La sudditanza psicologica c'è anche negli USA quindi. Alonso venne squalificato nel 2015 dopo una prova TV per aver scalciato il centrocampista dei NY Red Bulls (ed ex Padova) Felipe Martins, a sua volta secondo in classifica con l'11% dei voti. "Sta sempre a lamentarsi. E' uno dei peggiori contro cui abbia giocato", è uno dei commenti. "E' un agitatore, fa un sacco di cose non punibili magari, ma se le persone sapessero rimarrebbero male impressionate", ha detto un altro. Terzo in classifica si piazza Jermaine Jones, appena trasferitosi ai LA Galaxy. Un giocatore ha raccontato che Jones una volta gli ha detto: "Io ho i soldi, tu no". Altri giocatori meritevoli di menzione: Kendall Waston (Vancouver), Diego Chara (Portland Timbers), Aurelien Collin (NYRB) e Clint Dempsey (Seattle). Il più sopravvalutato Per il secondo anno consecutivo è stato votato Mix Diskerud, peraltro appena trasferitosi agli svedesi dell'IFK Goteborg. Fuori squadra dalla scorsa estate, Diskerud è in Svezia in prestito. Nazionale USA, Diskerud ha ricevuto il 16% dei voti, più del doppio di qualunque altro calciatore MLS. I suoi colleghi, evidentemente, hanno considerato il suo contratto da $761.250 del 2016. "Col salario che ha dovrebbe essere un numero uno... Per quello che ha fatto e non ha fatto, il più sopravvalutato non può che essere Mix". Secondo in classifica Michael Bradley col 7%., il cui contratto da $6 milioni annui è evidentemente considerato eccessivo per quanto messo in mostra col Toronto FC. Un altro nazionale USA molto votato è stato il centrocampista della Philadelphia Union Alejandro Bedoya (5%), che ha preceduto Jozy Altidore del Toronto FC (4%) e Jermaine Jones (2%). Un buon 4% è arrivato anche per l'ex di Milan e Juventus Andrea Pirlo (NYCFC), accompagnato da un commento di un collega: "Non vorrei mai averlo in squadra. non si muove". Un altro: "Senza mancare di rispetto, ma non penso c'entri molto con la MLS. In parte perché gioca allo Yankee Stadium che é un po' troppo stretto, dall'altra mi sembra che il meglio lo abbia già dato". Più sottovalutati Il più sottovalutato, per il secondo anno consecutivo, è stato indicato dai colleghi in Dax McCarty col 9% dei voti. Dopo anni tra FC Dallas e NY Red Bulls, oggi McCarty gioca per il Chicago Fire di Velyko Paunovic, dove rappresenta una presenza fondamentale. E dallo scorso gennaio è finalmente uno da Nazionale, dopo l'esordio concessogli da Bruce Arena. "Fa tutto in campo", ha detto un giocatore di McCarty. "Si parla di un giocatore solido in tutto. Fa tutto molto bene". A seguire McCarty il centrocampista dei Portland Timbers Diego Chara. "Un motore incredibile", il commento di un suo collega. In lista ci sono poi Sebastian Lletget (LA Galaxy) col 6% e Ignacio Piatti (Montreal Impact) col 3%. Molto votati anche Darlington Nagbe, Sam Cronin ("Ha cambiato il volto dei Colorado Rapids"), Tommy McNamara (NYCFC), Kelyn Rowe (New England), e Eric Alexander (Houston Dynamo). Assente dalla lista dei sottovalutati Sebastian Giovinco, anche se l'80% dei votanti ha dichiarato che l'attaccante del Toronto FC non è stato considerato in maniera adeguata in ottica MVP award 2016. Giovinco will be front-runner for MVP #TFC https://t.co/nkEMVQWyQW pic.twitter.com/8lRwkZ0qRM — Toronto FC Report (@fanly_torontofc) March 3, 2017

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Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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