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MLS for Dummies. La guida per principianti di SoccerItalia.it
Scritto il 2015-03-06 da Franco Spicciariello su MLS

Tipicità da lega sportiva americana mischiate con le inevitabili contaminazioni europee. Questo è la MLS con tutte le sue particolarità, fatte di SuperDraft e Designated Player, di titoli quali il Supporters’ Shield e la MLS Cup.

In vista dell'avvio della stagione 2015 - la ventesima - della Major League Soccer, SoccerItalia.it, che dal 2004 segue la lega USA, ha deciso di realizzare questa breve guida per principianti, visto anche che da quest'anno gli appassionati italiani avranno la possibilità di assistere ad almeno quattro match a settimana grazie ad Eurosport.

Il format

In team MLS sono 20, 17 americani e 3 canadesi. L'anno scorso erano 19, ma dopo la chiusura del Chivas USA (che sarà sostituito dal Los Angeles FC nel 2017), ad entrare nella lega quest'anno sono state New York City FC e Orlando City SC, definiti "expansion team". E tanto per presentarsi le due nuove franchigie hanno ingaggiato genete quale David Villa e (da luglio) Frank Lampard a New York. il brasiliano Pallone d'Oro 2009 Kakà a Orlando.

Le 20 squadre sono divise su base geografica in Eastern Conference e Western Conference. Ogni squadra gioca 34 match di "regular season". Ogni club affronterà ogni team dell'altra Conference una volta per un totale di cinque match in casa e cinque in trasferta, mentre affronterà due volte quellid ella propria Conference in match di andata e ritorno. In più, ogni team giocherà sei extra match intra-conference, tre in casa e tre fuori.

Al termine della regular season la squadra che finisce col maggior numero di punti tra le due Conference vince il Supporters’ Shield, che vale anche un posto in CONCACAF Champions League.

Le prime sei di ogni Conference si qualificano per i playoff che portano alla finale di MLS Cup di inizio dicembre. A differenza degli anni scorsi, il primo playoff prevede quattro match ad eliminazione diretta. Anche la vincitrice della MLS Cup ha diritto ad un posto in Champions League, come anche la vincitrice della Conference diversa da quella che ha vinto la MLS Cup.

Ricky Kakà (Orlando City) e David Villa (NYCFC)

Il nuovo contratto collettivo

Mai la MLS è stata così vicina allo sciopero dei giocatori, scongiurato all'ultimo. Tra le decisioni prese nella negoziazione di questa settimana:

  • Il salary cap di ogni club sale a $3,3 milioni, e verrà incrementato sino a $4.2 milioni entro il 2019
  • Lo svincolo sarà concesso a fine contratto ai soli giocatori di almeno 28 anni e con alle spalle almeno 8 anni
  • In ogni caso, il free agent che cambia squadra in MLS non potrà ottenere un aumento superiore ad una cifra tra il 15% e il 25% sulla base dell'ultimo ingaggio.
  • L'ingaggio minimo dei calciatori viene alzato da $36.500 a $60.000 annui, con aumenti previsti per ogni anno.

Designated player

La regola del "designated player" è stata istituita dalla MLS in occasione dell'arrivo di David Beckham nel 2007. Da allora molti i nomi sbarcati in America, tra cui Kakà, Robbie Keane, Thierry Henry, ecc. I club possono ingaggiare sino a tre designated players.

  • I Designated Players oltre i 23 anni pesano sul salary cap $350,000 (a meno di arrivare a metà stagione, nel caso il peso è $175.000) .
  • I Designated Players tra i 21 e i 23 contano $200.000 sul salary cap.
  • I Designated Players dai 20 anni in giù pesano 20 per $150.000 sul salary cap.
  • Per i DP Under 23 il peso sul salary cap è di $150.000 anche nel caso di arrivo a metà stagione. L'età dei giocatori è stabilità sull'anno di nascita, non sulla data.

Il mercato

Ci sono quattro modi per un club MLS di ingaggiare un giocatore.

  1. Attraverso lo scambio con altri club dando o ricevendo giocatori, scelte ai draft, allocation money (soldi sulla carta da aggiungere sul salary cap o per acquistare giocatori all'estero) o i diritti su un giocatore a fine contratto (la free agency è estremamente limitata in MLS). Ogni club ha un massimo di 8 slot per giocatori stranieri, slot che possonoe ssere ceduti.
  2. Un'altra strada è il sistema dei draft. La MLS ne ha di tre tipi: superdraft, waiver draft e re-entry draft. Il superdraft è riservato ai giocatori provenienti dal college. Le scelte, chiamate "Draft Picks", sono decise sulla base dell'ordine di classifica della stagione precedente (con l'ultima che sceglie per prima). In ogni caso ogni squadra può "acquistare" (vedi sopra come) una scelta per poter arrivare prima ad un giocatore. Il waiver draft è utilizzato per i giocatori che i club non sono riusciti a cedere. Il re-entry draft ineve per i giocatori cui i club hanno deciso di non rinnovare il contratto entro fine dicembre.
  3. Un ulteriore sistema è quello legato alla nascita recente dei settori giovanili. I ragazzi cresciuti nelle academy possono essere ingaggiati con un "home-grown contract" che non pesa sul salary cap. Ma sono solo due ogni anno i giocatori dell'academy ingaggiabili, mentre gli altri possono finire nel SuperDraft. Da questo sistema è uscito il terzino DeAndre Yedlin, cresciuto nell'academy dei Seattle, primo "home-grown" ad andare ai Mondiali ed oggni impegnato in Premier League col Tottenham.

Per quanto riguarda i giocatori in arrivo dall'estero, la pratica di pagare delle fee per i giocatori sotto contratto (come ad es. accaduto con Michael Bradley o Jermaine Defoe) è abbastanza recente. Di base ogni club deposita presso la MLS un "discovery claim" (cioà l'interesse per un giocatore di un campionato estero) - con limiti di numero ovviamente - sulla base del quale avvia una trattativa. Se si parla di un designated player, la somma d'acquisto viene pagata direttamente dalla proprietà del club, altrimenti questo deve usare "allocation money".

Per quanto riguarda invece i giocatori americani che decidono di rientrare nel loro paese la situazione è molto variabile. Per coloro che sono nel giro della Nazionale la prelazione (a meno che non sia un ingaggio da DP, enl caso valgono quelle di regole) va al club in testa all'allocation order - stabilito sulla base della classifica come per il SuperDraft - e di conseguenza se un giocatore si impunta per andare da una parte quel club allora dovrà scambiare il diritto di chiamata col club in testa all'ordine. Ciò sempre che il giocatore non avesse già giocato in MLS, nel qual caso i diritti rimangono all'ultimo club in cui ha militato anche dopo anni, a meno che il giocatore non sia stato ceduto all'estero per una fee.

Va infine detto che un certo grado di discrezionalità - e di scarsa trasparenza - nella gestione di queste regole da parte della MLS esiste eccome, come testimonia il caso dello sbarco al new England Revolution del nazionale USA di origine tedesca Jermain Jones.

L'MLS Commissioner Don Garber

"Free agency" e "single-entity"

Ogni giocatore firma il proprio contratto direttamente con la lega, che formalmente è una single entity - una vera e propria società i cui azionisti/proprietari sono gli investor/operator delle franchigie - e che provvede anche al pagamento dello stipendio. Allo scadere del contratto con la singola franchigia però, il giocatore non può trasferirsi liberamente ad un'altra squadra MLS. Infatti, l'ultima squadra con la quale ha militato continua a detenere i diritti sul giocatore, e se un'altra franchigia vorrà ingaggiarlo dovrà compensare la titolare. Un vincolo di fatto, limitato solo dal cosiddetto Re-Entry Draft, un complesso sistema che prevede l'obbligo di pareggiare un'offerta per i giocatori oltre i 27 anni con una certa anzianità di servizia, perdendo altrimenti i diritti sui giocatori. Poca roba però, e il tutto sembra anche peggiore del vecchio sistema pre sentenza Bosman.Il sistema non funziona però nel caso di trasferimento all'estero del giocatore, che però se poi vuole rientrare in MLS - se lasciato il club semplicemente a fine contratto - si ritrova i propri diritti in carico al vecchio club anche a distanza di anni. esemplare il caso dell'attaccante della Nazionale USA Herculez Gomez, i cui diritti sono ancora di proprietà dello Sporting KC nonostante il calciatore abbia lasciato gli USA nel 2009 per andaare giocare in Messico.

Ma cos'è la single entity?

È un'invenzione di un economista di origine indiana di nome Sunil Gulati - attuale presidente della US Soccer Federation e ex dipendente della Kraft Soccer, azionista MLS -, e di Mark Abbott, vicepresidente della lega, e senza cui probabilmente oggi la MLS non esisterebbe. Nessuno aveva mai provato prima a gestire uno sport professionistico come una corporation in cui le squadre sono un ibrido tra le tradizionali franchigie e negozi in franchising. A 20 anni dall'avvio dell'esperimento elaborato da Gulati, dopo essere sopravvissuta ad un processo finalizzato a dichiarare la MLS un cartello illegale, la Major League Soccer è oggi ancora viva e in crescita nonostante la crisi economica globale, e ciò grazie prorio al sistema della single-entity.

Sotto la single-entity, i teams sono al 51% di proprietà  della lega e sotto il controllo del suo Board of Governors, mentre il 49% è di proprietà  del singolo gruppo o imprenditore, cosiddetto investor/operator. Profitti e perdite sono suddivisi in proporzione tra le società , in una specie di sistema "comunista", che però ha consentito alla MLS di superare numerose difficoltà  finanziarie, le stesse che in passato hanno ucciso altre leghe.

Sempre sotto la single-entity, i calciatori firmano i contratti con la lega, che poi li "alloca" ai club secondo regole un po' astruse, con le società  spesso impedite a poter rilanciare per il singolo giocatore. Un sistema che un economista potrebbe definire di deflazione artificiale (voluta) degli ingaggi.

Inevitabilmente questo sistema crea da sempre notevole frustrazione tra i calciatori della MLS, che in passato - con una causa durata dal 1996 al 2002 - hanno anche portato la lega in tribunale al riguardo, uscendone però sconfitti, con conseguente riconoscimento della legittimità di quello che di fatto è un "cartello" legale, mentre nessun via libera era stato dato al modello di single entity. Una sconfitta che ha stabilizzato il sistema creato da Gulati, ma che certo ha reso i giocatori - specie quelli americani - assai poco padroni del loro destino. Diciamo che se in Europa la sentenza Bosman ha dato tutto il potere ai calciatori con tutta una serie di eccessi di cui oggi si vedono le conseguenze, negli Stati Uniti vige un sistema che consegna tutto il potere alla lega, in maniera altrettanto eccessiva.

Thierry Henry nel MLS All-Star Game 2014 contro il Bayern Monaco

L'MLS All-Star game

L'MLS All-Star game si gioca ogni estate con in campo una squadra fatta dalle stelle della lega, in parte votate dal pubblico ed altre ed altre scelte dall'allenatore e dal commissioner Don Garber. Un giocatore è invece scelto attraverso il videogioco FIFA della EA Sports.

Le All-Stars affrontano di solito top club europei quali ad esempio il Bayern Monaco e il Chelesea in città che cambiano ogni anno (si fa una sorta di asta). Il prossimo All-Star game si giocherà il 29 luglio in Colorado (dove si è già giocato nel 2007 con le MLS All-Stars vittoriose per 2-0 sul Celtic)  con avversario ancora da definire.

MVP

Il termine MVP è molto usato nella Major League Soccer. La sigla sta per Most Valuable Player ed è il premio assegnato al miglior giocatore della lega sulla base della regular season. Nel 2014 il premio è stato vinto dal centravanti della Nazionale irlandese e dei LA Galaxy Robbie Keane.

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La MLS 2019 è arrivata alla metà della Regular Season, ma guarda già al futuro. Dalla prossima stagione, le franchigie che partecipano al campionato passeranno da 24 a 26, con il debutto dell’Inter Miami di David Beckham e del Nashville SC, poi dal 2021 il numero dovrebbe salire fino a 27 (con l’ingresso di un club di Austin, Texas). L’obiettivo per i prossimi anni è arrivare a 30 squadre iscritte, ma il commissioner Don Garber ha spiegato che l’espansione potrebbe andare oltre i confini degli Stati Uniti. «Solo pochi anni fa», ha spiegato Garber, «la comunità calcistica internazionale riconosceva a stento l’esistenza della Mls. Ora portiamo 22mila persone allo stadio in media per ogni partita, l’ultima nuovo stadio, il Providence Park di Portland, è un fantastico esempio di ciò che la MLS può offrire. Il nostro viaggio continuerà, e dobbiamo essere pronti a cambiare per restare competitivi nel calcio professionistico. Una possibilità potrebbe essere quella di rendere più stretto il rapporto con la Liga MX, il campionato professionistico del Messico. Se fossimo in grado di creare un torneo che metta insieme le due leghe, una sorta di versione nordamericana della Premier League su scala continentale, sarebbe davvero bello». Al di là degli aspetti politici della possibile fusione (quale sarebbe l’eventuale posizione di Trump su questo campionato transnazionale?), l’idea di alimentare il legame tra MLS e lega messicana è già in stadio avanzato: pochi giorni fa, è stata annunciata la creazione della Leagues Cup, una nuova competizione che (a luglio) metterà di fronte quattro squadre della MLS e altrettante della Liga MX in un tabellone tennistico a eliminazione diretta. La prima edizione è stata concepita ad invito, dall’anno prossimo l’accesso sarà stabilito attraverso criteri di merito sportivo. La Leagues Cup è un’evoluzione di un’altra manifestazione che si tiene annualmente, la Campeones Cup, che vede affrontarsi nel mese di settembre i campioni della precedente stagione della Major League Soccer e il vincitore del Campeón de Campeones della Liga MX. Da non dimenticare poi la SuperLiga, torneo andato avanti dal 2007 al 2011 e poi cancellato. In passato, c’è stato un ulteriore - fallimentare - esperimento : il Chivas di Guadalajara aveva iscritto alla MLS il Chivas Usa, “succursale” statunitense del club, con sede a Los Angeles. La squadra si sciolse nel 2014, dopo 10 anni di attività nella MLS e pessimi risultati in campo e sugli spalti.

Calcio - Socceritalia

Zlatan Ibrahimovic diventa il calciatore più pagato della Major League Soccer, il massimo campionato di calcio statunitense. Secondo i dati pubblicati dalla associazione dei giocatori della MLS, l’ingaggio base del bomber svedese dei Los Angeles Galaxy è pari a circa 6,3 milioni di euro, ovverosia 7,2 milioni di dollari senza altri bonus. Sul podio sale l’ex Roma Michael Bradley, oggi ai Toronto Fc, con uno stipendio base di 5,3 milioni di euro (6 milioni di dollari) che sale a 5,7 milioni di euro (6,5 miloni di dollari) grazie ai bonus garantiti (se ad esempio ha un bonus di 10mila euro alla firma, questo, nel calcolo, viene spalmato sugli anni di contratto). Soldi garantiti dalla stessa MLS, visto che i contratti in questione sono firmati con la Lega e non direttamente con le squadre come avviene in Europa. Tanto che sul terzino gradino del podio c’è Giovani dos Santos, attualmente svincolato dopo l’addio ai LA Galaxy, ma con uno stipendio garantito dalla MLS per 5,7 milioni di euro (6,5 milioni di dollari). Nelle prime cinque posizioi anche Jozy Altidore (Toronto Fc, 5,6 milioni di euro) e Carlos Vela (LAFC, 5,5 milioni di euro). Completano la top 10 Bastian Schweinsteiger (Chicago Fire, 4,9 milioni di euro), Alejandro Pozuelo Merelo (Toronto Fc, 3,3 milioni), Wayne Rooney (DC United, 3,1 milioni), Josef Martinez (Atlanta United, 2,7 milioni) e Nani (Orlando City, 2,1 milioni). Dopo l’addio di Sebastian Giovinco, l’unico italiano nella MLS è ora Vito Mannone: l’ex portiere di Atalanta e Arsenal è infatti in prestito al Minnesota dal Reading, con uno stipendio garantito di circa 525mila euro. Lo stipendio medio per i giocatori non designati è salito a 345.867 dollari nel 2019, in crescita del 13,3% rispetto al 2018 e del 150% rispetto al 2014. Right place. Right time. @Ibra_official scores goal No. 1 for the season ???? pic.twitter.com/QE3KYjs7pf— ESPN FC (@ESPNFC) March 3, 2019 Fonte: Calcio & Finanza

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