SPORT
Da Manchester a NY: il City alla conquista del mondo
Scritto il 2015-03-04 da Franco Spicciariello su MLS

All’ingresso degli uffici del New York City FC, a Manhattan, c’è un grande orologio che segna il countdown all’esordio del nuovo club, che scenderà in campo per la prima volta il prossimo 8 marzo in casa dell’Orlando City di Kakà. Ad assistere in tribuna al Citrus Bowl di Orlando ci sarà lo sceicco Mansour bin Zayed al-Nahyan (membro della famiglia regnante Abu Dhabi) insieme al CEO Ferran Soriano, i creatori del City Football Group, una famiglia con ormai quattro “figli”: il primogenito Manchester City, il New York City FC, il Melbourne City e presto lo Yokohama Marinos.

L’alba di un impero emiratino?

L’ascesa del Manchester City FC nel grande calcio degli ultimi anni, grazie agli enormi investimenti dello sceicco Mansour, è stata a dir poco stupefacente: da squadra di medio livello della Premier League a una potenza del calcio inglese e, a breve, mondiale.

Dall’esterno la vicenda del City può sembrare il classico caso dei “ricchi scemi”, che qualcuno accosta a quelli di Chelsea, Paris Saint-Germain e Monaco, squadre passate negli anni da una certa oscurità alla fama mondiale grazie all’arrivo di grandi nomi pagati con vagonate di soldi di oligarchi ed emiri. Ma dietro all’operazione City ci sono sì dei ricchi (anzi, ricchissimi), ma certamente non scemi. Lo dimostrano i numerosi progetti extra calcistici che danno un quadro chiaro di come la presenza e lo sviluppo del club e del gruppo alle sue spalle abbiano come obiettivo finale la costruzione di un impero calcistico mondiale.

La vision di Abu Dhabi

Un piano che ha a che fare col calcio, ma anche con la politica in senso ampio. Il coinvolgimento dello sceicco Mansour e del governo di Adu Dhabi nel Manchester City nascono infatti dal progetto Abu Dhabi Vision 2030, che vuole portare il paese ad uscire dalla completa dipendenza dal petrolio. Di qui il coinvolgimento nel City, nel ruolo di reciproco beneficio di sponsor e partner, di società controllate dal governo come Etihad, la telefonica Etisalat, il fondo Aabar, la Tourism and Culture Authority. Uno sforzo mirato ad accrescere nel mondo l’immagine di Abu Dhabi e delle sue attività. Secondo Human Rights Watch, la proprietà del club inglese permette ad Abu Dhabi “di costruirsi una immagine pubblica di uno Stato dinamico e progressista che allontana l’attenzione da quello che sta veramente succedendo nel Paese”, e cioè le presunte continue violazioni dei diritti umani. Ma forse non è questa la sede più adatta per affrontare la questione.

Da Manchester verso il mondo

La Premier League vinta con Roberto Mancini nel 2012 ha posto fine ad un digiuno dei Citizens lungo 44 anni, mandando in visibilio migliaia di tifosi che nonostante i decenni senza vittorie – mentre dall’altra parte lo United di Sir Alex Ferguson vinceva tutto – mai avevano abbandonato la squadra, riempiendo sempre con passione il City of Manchester Stadium. Del resto “Cosa può esserci di meglio dello United?” se non “Il Manchester City!” (cit. dal film “Jimmy Grimble”).

Per questo la prima mossa della nuova proprietà è stata quella di partire – oltre che dall’acquisto di alcuni grandi nomi (Yaya Touré, “Kun” Aguero, Vincent Kompany, David Silva, ecc.) - dai tifosi, approfittando anche di tutto il meglio che la tecnologia di oggi possa offrire per comunicare e interagire con loro, facendoli sentire una comunità anche quando fisicamente lontani. Così in poco tempo il City è diventato il club numero uno nel digitale: milioni di followers su Twitter e Facebook; il più bel canale YouTube di calcio in assoluto con dietro le quinte che fanno invidia a Sky; persino l’uso della GoPro per dare ai tifosi lo sguardo del calciatore. Un’apertura e coinvolgimento, anni luce lontane da quelle dei club italiani, che hanno determinato il successo del MCFC anche fuori dal campo. Nel frattempo l’Etihad Stadium (presto espanso a 60mila posti) è diventato lo stadio più tecnologico d’Europa, consentendo ai tifosi di essere dentro lo stadio e interagire tra loro. Un qualcosa che quelli del “no al calcio moderno” odieranno, ma che è il futuro (e anche il presente, ma non in Italia) del calcio del XXI secolo.

Non (solo) sogni, ma solide realtà

La sponsorizzazione da €460 milioni circa in dieci anni per l’Etihad Stadium è stata solo la pietra miliare su cui la proprietà di Abu Dhabi, insieme alla città di Manchester, ha iniziato a costruire il futuro del City. Lo si è visto poco dopo con lo sviluppo dell’area che circonda lo stadio, dove sono nati: l’Etihad Campus, un enorme centro d’allenamento (16 campi di calcio!) per prima squadra e academy, appartamenti per giocatori e parenti, un centro medico ispirato al Milan Lab, cinema e teatro, area ospitalità per i tifosi. Il tutto molto hi-tech, che renderà il complesso più simile Google campus che al tipico centro sportivo europei. La gestione è affidata alla City Football Services, guidata dall’ex calciatore trasformato in manager Brian Marwood, che sovrintende anche una struttura con un network di 36 scout e tecnici in giro per il mondo capace di vendere servizi a club e federazioni di altri paesi. A ciò si affianca uno sviluppo immobiliare (valore di circa €1,4 miliardi) fatto di 6.000 nuove case che andranno a riqualificare un’area degradata di Manchester.

L’impronta catalana

Alla visione di lungo termine Mansour ha deciso di affiancare un modello di gestione che possa rendere sostenibile il futuro del club, e per farlo ha deciso di puntare sull’accoppiata composta da Ferran Soriano e Txiki Begiristain, due dei protagonisti della costruzione del Barça vincitore di tre Champions League in cinque anni nel 2006, 2009 e 2011. L’ispirazione al Barcellona è al centro della vision tecnica del City, come dimostra anche la nomina di Patrick Vieira, ex leggenda dell’Arsenal a capo del settore giovanile, diventato in breve tempo uno dei migliori della Premier League. Essenzialmente, attraverso la guida di Soriano e Begiristain, il City punta ad implementare un qualcosa che il Barcellona fa da anni: una strategia “olistica” nella quale ogni aspetto del club segua la stessa filosofia, con alla base lo sviluppo del settore giovanile.

Quando Mansour acquistò il City nel 2008 dall’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra (anche lui molto discutibile sul tema diritti umani), aveva perfettamente chiaro che l’unico modo di sfondare nel calcio europeo era investire pesantemente e velocemente su calciatori e infrastrutture. Ma Mansour non ha mai inteso continuare a pompare milioni nel club, e sin dal primo giorno la strategia di lungo termine è stata mirata a costruire una propria identità, ispirandosi alla scuola che ha portato al successo il Barcellona attraverso la formazione di calciatori quali Xavi, Iniesta, Messi, Pique, ecc.

Ci vorranno ovviamente anni per vedere un Manchester City assortito di talenti britannici cresciuti in casa. Del resto il Barça di oggi è il risultato del programma avviato da Johan Cruyff all’inizio degli anni ’90. Nel mezzo quindi i Citizens hanno deciso di colmare il gap andando a reclutare giovani talenti un po’ dappertutto, come ad esempio l’ala portoghese Marcos Lopes (1995) e l’attaccante spagnolo José Ángel Pozo (1996), rubato al Real Madrid. Ma già si parla di giovani inglesi (sono oltre il 90% nelle squadre sotto l’Under 18) di grandi speranze come Brandon Barker, Ashley Smith-Brown, Angus Gunn, e Tosin Adarabioyo.

Non solo tecnica però. Soriano infatti, dal 2003 al 2008 braccio destro dell’allora presidente Laporta, è da molti considerato il miglior manager del calcio mondiale. La sua filosofia, ben illustrata nel libro "Il pallone non entra mai per caso", si basa su pianificazione e innovazione, con un mix tra finanza (il modello inglese ispirato dallo United, lo stadio, il merchandising, gli sponsor) e tecnica (gli allenatori come Pep Guardiola ieri e Pellegrini oggi, i grandi giocatori). Soriano, da vero uomo di calcio business, considera i tifosi dei “clienti”, ma proprio in quanto tali vuole che il club li coltivi, li coccoli, dia loro il meglio, con una retorica – fatta di autenticità, tradizione, identità - che si rispecchi nei fatti..

Sulla base di questa visione, in un ambiente certamente meno “politico” del Barcellona e molto più orientato al business, Soriano sta sviluppando anche un piano di crescita che punta a rendere presente il “brand” City in tutto il mondo, e lo sta facendo in un modo mai visto prima.

Da sin. Claudio Reyna, Don Garber, Ferran Soriano, l'ex sindaco di NY Michael Bloomberg

L’espansionismo del City Football Group

Ci aveva già provato col Barcellona, ma il piano era naufragato nel 2009 a causa della crisi finanziaria mondiale e, in particolare, in Spagna. L’idea era quella di lanciare il “Barça Miami” nella Major League Soccer americana. Quell’ambizione Soriano se l’è portata a Manchester, e nel 2013 il City ha annunciato la nascita del New York City FC, 20° franchigia della lega USA, una joint venture coi NY Yankees, che hanno messo a disposizione conoscenza del territorio, staff marketing, e lo stadio nell’attesa che si trovi l’area adatta per costruirne uno per il calcio.

Un’operazione da $100 milioni solo per l’ingresso in MLS, cui se ne stanno aggiungendo molti altri per la costruzione della squadra affidata al direttore tecnico Claudio Reyna, ex Citizen, e all’allenatore Jason Kreis, capace di fare miracoli con il piccolo Real Salt Lake. E per “impressionare” una città come NY ecco due nomi top quali David Villa e Frank Lampard, “sparati” sugli schermi di Times Square. Peccato che la scelta di tenere l’ex Chelsea a Manchester fino a luglio abbia dato l’idea di un NYCFC “succursale” del club inglese: inaccettabile in una città come New York che apprezza solo il top. Di qui la rivolta dei tifosi di NY, lo scherno di quelli di altre città e l’imbarazzo alla MLS, ancora scottata dalla fallimentare esperienza del Chivas USA. Pochi mesi dopo NY, ecco l’annuncio dell’acquisizione del Melbourne Heart della A-League, subito trasformato nel nome – Melbourne City – e nei colori, ovviamente skyblue, indossati in autunno da David Villa per qualche settimana per tenersi in forma prima di volare in America. Anche qui Soriano ha individuato un partner locale forte nel il Melbourne Storm, importante club di rugby.

Due acquisizioni che il City Football Group ha definito “investimenti strategici” in due delle nazioni in cui il calcio è in maggior crescita (e con campionati dai costi contenuti), capaci quindi di far esplodere il brand City, di portare profitti, o magari assorbire perdite (e su questo l’UEFA sta indagando). E poi, ha spiegato da Soriano all’inglese Telegraph: “Possiamo offrire una carriera di lungo termine. Un giocatore di 18 anni magari non può giocare nel City, ma potrebbe farlo per New York, e magari a 32 potrebbe andare a Melbourne. Il nostro obiettivo è costruire questo”.

Frank Lampard

Un brand mondiale

Un’espansione globale che secondo il report 2014 di Brand Finance Football 50 ha visto il brand Manchester City crescere del 53%, diventando il quinto al mondo per valore dietro Bayern Monaco, Real Madrid (con cui la IPIC dello sceicco Mansour ha firmato un accordo da 400 milioni per la ristrutturazione dello stadio, che si chiamerà ‘Abu Dhabi Bernabeu’), Barcellona e Manchester United. Una crescita continua, che riceverà un’ulteriore spinta dalla nuova avventura giapponese: il City è infatti diventato proprietario del 20% degli Yokohama Marinos, team della J-League di proprietà Nissan la cui maglia è stata indossata anche da giocatori quali Ramon Diaz (punta della nazionale argentina passata per Avellino, Napoli e Inter), e gli ex Barça Goikoetxea e Julio Salinas. Ma presto la squadra diventerà tutta del City Football Group, che sta aprendo una controllata in Giappone.

Come spiegato dallo stesso Soriano ad Ara, giornale catalano: "Attualmente siamo l'unica organizzazione calcistica al mondo a poter andare da uno sponsor e dirgli: “Di che cosa avete bisogno? Visibilità in America? Ce l’abbiamo. In Australia? Ce l’abbiamo. In Asia? Ce l’abbiamo. In Europa? Abbiamo anche quella", aggiungendo di stare già pensando Cina e India.

David Villa con la maglia del Melbourne City

I conti e il futuro

Il bilancio consolidato al 31 maggio 2014 di “Manchester City Limited” si è chiuso con una perdita di circa £ 23 milioni (inclusa la “multa” da circa €20 milioni - con altri €40 milioni quale spada di Damocle sul futuro - per la violazione delle regole sul Financial Fair Play). Nel 2012/13 la perdita consolidata era stata di £ 51.6 milioni. Ma per la prima volta nella sua storia, il City, raggiungendo un fatturato di £ 347 milioni, ha superato la soglia dei 300 milioni di sterline grazie alla crescita dei ricavi da diritti TV, Champions League e Capital One Cup, nuove partnership ed eventi all’Etihad Stadium.

Ma per il Manchester City – che nel suo board vede anche l’italiano Alberto Galassi, CEO di Piaggio Aero Industries – è ormai alle spalle la fase caratterizzata da ingenti investimenti per rendere il club competitivo, e l’obiettivo è ora quello della crescita dei ricavi necessari a supportare le attività del club nel futuro, e le previsioni per il 2014/15 sono di un risultato positivo come per il 2015/16.

Si avvicina quindi quel modello, fatto di risultati sul campo e di profittabilità fuori, che porrà definitivamente il Manchester City nell’empireo del calcio mondiale e che lo renderà sempre più il bene più prezioso per l’immagine mondiale di Abu Dhabi, un qualcosa che è da una parte garanzia per i tifosi di un impegno a lungo termine, e dall’altra uno spauracchio per i grandi club mondiali privi di risorse imitabili o di una capacità manageriale di mantenerli al top in un calcio interamente globalizzato. E a questo riguardo, chi ha sta pensando all’Inter o al Milan di oggi – ma vale per tutto il calcio italiano, tranne forse Juventus e forse AS Roma - purtroppo non sta sbagliando.

 Pubblicato sul Guerin Sportivo n.3, Marzo 2015

gsmarzo

Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

Calcio - Socceritalia

L'Atlanta United che ha distrutto il Minnseota United per 6-1 è chiaramente la squadra più rappresentata di questo Week 2 MLS Team of the Week. Sono infatti tre i rappresentanti dell'ATLUTD nel top 11 della settimana, a partire dall'ex torinista Josef Martinez autore di una tripletta, seguito dal regista Miguel Almiron e dal terzino sinistro della Nazionale USA Greg Garza, cui si aggiunge "Tata" Martino in panchina. Due invece i calciatori del Chicago Fire, vittorioso sabato sul Real Salt Lake, e sono: Dax McCarty e Johan Kappelhof. Riassumendo: il rientrante Tim Howard (Colorado Rapids) in porta. Linea di difesa a tre con Garza, Johan Kappelhof e Matt Hedges (FC Dallas, cresciuto nel Reading in Inghilterra). Centrocampo con Ignacio Piatti a costruire e Dax McCarty a distruggere, Anibal Godoy e Miguel Almiron (autore anche di una doppietta contro MInnesota). Attacco a tre con lo spagnolo David Villa - doppietta per lui contro il D.C. United - Martinez, e il messicano della Houston Dynamo Erick "Cubo" Torres, al secondo gol stagionale in due partite. In panchina: Jake Gleeson, POR; Nick Lima, SJ; Alex, HOU; Felipe, NY; Sebastian Lletget, LA; Maxi Moralez, NYC; Alberth Elis, HOU. Allenatore: Gerardo "Tata" Martino (ATL)

Calcio - Socceritalia

Nel nuovo stadio da 25.500 posti (tutti esauriti) dell'Orlando City, la prima di Andrea Pirlo alla sua terza stagione in MLS non parte nel migliore dei modi. A Orlando contro i suoi ex compagni di Milan Ricky Kakà e Nocerino, il Maestro e il suo NYCFC escono sconfitti per 1-0, anche se avrebbero sicuramente meritato almeno un pari per alcune incredibili occasioni sprecate. Poco dopo il via proprio Pirlo involontariamente contribuisce all'infortunio che mette fuori causa Kakà all'8'. Il brasiliano è costretto ad uscire per un dolore al bicipite femorale, e coach Jason Kreis dopo il match ha espresso la preoccupazione che possa trattarsi di qualcosa di grave. Pochi minuti dopo però, i leoni in viola vanno in vantaggio con un colpo di testa dell'attaccante canadese Cyle Larin, giovane promessa di 21 anni, al suo gol numero 31 in due stagioni in Florida. Il gol di @CyleLarin regala la vittoria a @OrlandoCitySC nell'esordio stagionale contro @NYCFC #ORLvNYC pic.twitter.com/iyOKXBksr2— Soccer Italia (@MLSsocceritalia) March 6, 2017 Il Maestro fa vedere grandi giocate, con passaggi lunghi e precisi, contribuendo ad un paio di palle gol sbagliate dal finlandese Alexander Ring al 32' fermato dall'uscita di Bendik, e dal 20enne inglese Jack Harrison all'8' della ripresa, col NYCFC che chiude con ben sette tiri nello specchio senza però raggiungere il pari, anche per la serata storta di David Villa e dell'ex atalantino Maxi Moralez. Per  Citizens di coach Patrick Vieira  l'esordio casalingo allo Yankee Stadium arriverà domenica prossima contro il D.C. United di Erick Thohir.

Calcio - Socceritalia

SOCCERITALIA
SPORT