SPORT
NY, i 3 team dei 5 boroughs ai blocchi di partenza
Scritto il 2015-01-13 da Dario Torrente su NASL USL NCAA

La sfida che New York si appresta a vivere dal 2015 è un qualcosa di anomalo e difficile da vedere anche in altre parti del mondo dove il calcio è lo sport sovrano, perché solitamente sono due le squadre che si contendono i tifosi di una città, a volte alla pari come a Milano, a volte con spiegamenti di forze in campo differenti come a Torino, ma oltre Londra che annovera quasi venti compagini di qui cinque in EPL sono pochi gli esempi di città con più di due squadre, almeno in Europa, perché in Sudamerica città come Rio, San Paolo, Buenos Aires, Montevideo e Bogotà, per tacer delle altre contano una squadra per quartiere.

In Europa questo si vede a Rotterdam, dove a parte il celeberrimo Feyenoord esistono anche l’Excelsior e lo storico Sparta Rotterdam, da qualche anno caduto in seconda divisione, e a Madrid oltre Real Madrid ed Atletico esiste anche il Rayo Vallejano che dopo anni di divisioni inferiori è tornato ai piani alti della liga, e se vogliamo possiamo sommare alle tre squadre anche il Getafe, squadra della provincia.

A Lisbona oltre lo storico Benfica de Lisboa e il meno fortunato Sporting esiste anche il Belenenses, chiamato così perchè del quartiere di Belem, ma salvo alcuni exploit è una compagine minoritaria che lotta per non retrocedere. A New York invece, quello che sta per verificarsi è uno scontro tra titani, ovvero un’inedita sfida a tre tra New York Red Bulls, New York Cosmos e New York City F.C.

Sebbene il sistema sportivo americano sia molto diverso da quello europeo e non solo e non prevede promozioni e retrocessioni   la sfida si combatte ugualmente senza esclusione di colpi nel tipico stile americano ed il confronto è su altri livelli senza tralasciare comunque quello agonistico (nella scorsa US Open Cup  gli attuali Cosmos, militanti nella Nasl, che a dispetto del nome è una seconda divisione, hanno tranciato i New York Red Bulls, che a parte l’assenza di Henry vantavano in campo la quasi totalità dei titolari, per 3-0).

La posta in gioco in questione è alta e per i New York Cosmos vincerla è fondamentale per la sopravvivenza della squadra stessa, che dopo l’euforia della prima stagione culminata con la conquista di un titolo nazionale al primo colpo dopo un sonno durato quasi tre decadi hanno avuto invece una stagione altalenante finita con l’eliminazione in semifinale ad opera dei San Antonio Scorpions lauratisi poi campioni Nasl 2014. Ma, a parte le prestazioni in campo, gli infortuni, le delusioni di alcuni nuovi acquisti, quello che ha preoccupato di più la società ed i tifosi è stato il crollo dell’affluenza diminuita del 29% e il quasi totale oblio dei media dopo i tre anni che hanno fatto seguito alla gestazione della nuova squadra passata poi di mano da Kemsley e Byrne agli arabi della Sela Sport.

Almeno in questo avvio di stagione, sono proprio i Cosmos  che si stanno preparando meglio alle imminenti sfide della stagione 2015 sia dal punto di vista tecnico che da quello del marketing e pubbliche relazioni, fondamentali negli Usa se si vuole restare al passo coi tempi. In più a differenza di New York City F.C. e New York Red Bulls, i Cosmos rappresentano un marchio storico americano e soprattutto newyorkese e merita più delle altre due sfidanti il titolo ed il blasone di squadra storica ed autentica della grande mela.

I New York Red Bulls, un tempo Metrostars, sono stati comprati dalla Red Bull Gmbh nel 2006 ma per la multinazionale del drink energetico non sono stati altro che uno dei tanti veicoli per poter propagandare e pubblicizzare il proprio prodotto, e non rappresentano nemmeno un asset prioritario per la casa madre austriaca, alcune voci danno i Red Bulls al ventesimo posto circa in ordine di importanza, tanto da far trapelare la notizia che la squadra sarebbe in vendita.

Se questo sia vero o meno lo si vedrà nei prossimi mesi, però è un dato di fatto che nel quartier generale austriaco non si sono mai veramente preoccupati dell’andamento della squadra, era soltanto importante e “cool” avere una squadra nella città più trendy del mondo come avamposto per espandere il mercato nord americano, ma la pratica è stata sempre svolta più o meno in maniera pressappochista, non discostandosi dalle precedenti gestioni e bruciando come in passato risorse, giocatori, dirigenti ed allenatori come legna da ardere.

D’altronde la Red Bull Gmbh si fa pubblicità grazie alla Formula Uno tramite le scuderie Red Bull e Toro Rosso, sponsorizzando molti eventi di sport estremi come il bungee jumping, ed è proprietaria di due club di hockey su ghiaccio in Austria e Germania, rispettivamente a Salisburgo e Monaco di Baviera. Calcisticamente parlando la prima mossa della multinazionale di Dietrich Maeschitz è stata quella di comprare l’Austria Salisburgo e cambiarne nome e colori, mossa contestata al punto che una frangia ribelle di tifosi ha fondato una nuova squadra con vecchio nome e colori attualmente militante nella serie C austriaca.

Nel frattempo però in Germania è stato fondato il RB Leipzig, partito dalle serie inferiori ed attualmente nella serie B tedesca e tra le candidate alla promozione in Bundesliga. La consorella teutonica ha avuto però qualche problema per via della legislazione locale che vieta di chiamare le squadre con marchi a scopo pubblicitario e impone agli investitori stranieri un socio nazionale che abbia in mano una parte consistente del pacchetto, così la società ha dovuto cedere quasi la metà delle proprie azioni ad investitori locali ed ha ribattezzato la squadra Rasen Ball Leipzig.

In Brasile i Touros Vermelhos, così viene chiamata la squadra brasiliana della Red Bull, sono stati promossi nella prima divisione del campionato paulista,mentre in Africa il Red Bull Ghana, pur essendo nella prima divisione nazionale non brilla per andamento in campionato, forse anche la consociata africana è solo un modo per promuovere il soft drink a base di taurina nei paesi in via di sviluppo e formare giocatori da vendere alle grandi del calcio.

L’attuale situazione dei Red Bull è di totale incertezza dopo l’abbandono del GM Andy Roxburgh, già ct della Scozia a Italia ’90, la perdita del fuoriclasse francese Thierry Henry che ha lasciato la grande mela con l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo ma con quest’ultima non ancora del tutto confermata, la notizia che Steve Gerrard, stella del Liverpool in procinto di lasciare la EPL, non si accaserà in New Jersey (perché a dispetto del nome i Red Bulls giocano ad Harrison nel vicino New Jersey) bensì ai Los Angeles Galaxy,  che già annoverano l’attaccante irlandese Robby Keane, ex di Inter e Liverpool, ed hanno scritto nel recente passato pagine di gloria grazie a David Beckham, ( dopo i primi due anni un pò stentati  ed un libro che ne metteva in dubbio l’impatto che la sua venuta negli Usa aveva creato all’interno del movimento calcistico Usa),che durante la sua permanenza ha fatto vincere al club losangelino due MLS Cup ed un Supporters’ Shield, bottino che avrebbe potuto essere più pingue se la finale MLS disputatasi a Seattle nel 2009 non avesse visto prevalere i Real Salt Lake e se i disastrosi Galaxy del 2007 avessero vinto la finale di Superliga che ha invece visto alzare il trofeo ai messicani del Pachuca, ma coi se e i ma non si va da nessuna parte.

Resta il fatto che oltre a non aver vinto la MLS Cup e la US Open Cup nemmeno nel 2014 ed aver perso Henry senza, almeno per ora, trovare un degno sostituto, la base dei tifosi, che già disincantati per via dell’ennesima stagione amara e le incertezze sul futuro hanno anche dovuto ingoiare il rospo della messa alla porta dell’allenatore Mike Petke, allenatore in seconda finito in prima linea per mancanza di volontari che volessero rischiare la faccia e il prestigio sulla panchina più rovente d’America che è stato però l’unico a far vincere ai New York Red Bulls un trofeo ufficiale, ovvero il Supporters’ Shield nella stagione 2013 e che quest’anno, nonostante i capricci di Henry ed un andamento altalenante è comunque arrivato alle finali di conference.

Al suo posto è stato nominato il suo assistente Jesse Marsch, in passato allenatore in seconda della nazionale Usa con Bob Bradley e che a livello professionale può vantare solo l’annata del 2012 sulla panchina dei Montreal Impact con un ruolino di marcia tutt’altro che brillante. A New York hanno fallito allenatori del calibro di Firmani, che benissimo aveva fatto coi Cosmos, Milutinovic, l’uomo dei miracoli di Usa ’94, il brasiliano Parreira, già campione del mondo con la sua nazionale, il portoghese Carlos Queiroz ed anche l’americano Bruce Arena, che bene sta facendo ai Los Angeles Galaxy coi quali ha vinto tre MLS Cup in quattro anni. Piuttosto di prendere un allenatore senza una vera esperienza professionale sarebbe stato più giusto lasciare Petke al suo posto, e questa mossa per molti sbagliata inciderà non poco sul morale dei tifosi e al botteghino, dove senza un progetto ben definito ed un designated player di rilievo sarà molto difficile aumentare abbonamenti e presenze alla Red Bull Arena, e a meno di cambiamenti repentini e clamorosi ci si aspetta un sensibile calo.

La franchigia di proprietà dei New York Yankees ma soprattutto dello sceicco Mansour denominata New York City F.C. sui quali Don Garber aveva scommesso molto erano partiti a razzo con una campagna di marketing a dir poco faraonica ma proprio pochi giorni fa il progetto ha cominciato a mostrare delle evidenti crepe che minano non solo la credibilità dello stesso ma dell’intera MLS.  Nel 2013 il commissioner della lega Don Garber aveva annunciato ufficialmente che la ventesima squadra della MLS si sarebbe chiamata New York City F.C. di proprietà all’80% del City Football Group e al 20% dei New York Yankees,  per la modica cifra di cento milioni di presidenti morti.

L’annuncio ufficiale, presentato da Garber in pompa magna, aveva già fatto storcere il naso a buona parte dei puristi del soccer Usa, alcuni dei quali perché avrebbero voluto vedere nella MLS i Cosmos, altri invece dubbiosi sulla serietà del progetto in quanto la neonata franchigia nasceva priva di stadio di proprietà, perplessità aumentate dopo il naufragio dei progetti di costruzione di un soccer specific stadium nel Corona Park e successivamente nel Bronx, ma la proprietà degli Yankees ci ha messo una pezza essendo proprietaria dello Yankee Stadium facendo si che quella che viene chiamata da molti appassionati di soccer “Manchester Light” in tono canzonatorio trovasse una casa provvisoria per i primi tre anni di vita. A difesa del New York City si può dire che lo Yankee Stadium ha di recente ospitato più di un’amichevole estiva organizzata dalla S.U.M., il braccio organizzativo della Major League Soccer, e in passato anche i Cosmos vi avevano alloggiato nella stagione NASL 1976, e parlando di MLS New York non sarebbe l’unica squadra a non giocare in uno stadio per il calcio visto che New England e Seattle giocano in impianti progettati per il football quali il Gillette Stadium ed il Century Link Field perché le squadre sono di proprietà degli stessi consorzi di Seattle Seahawks e New England Patriots.

Viene però da chiedersi perché allora la franchigia di Miami capitanata dall’ex giocatore David Beckham è tenuta in standby per l’impossibilità di reperire in tempo breve area ed autorizzazioni per uno stadio, il che fa pensare all’antico detto a chi figli e a chi figliastri, gettando un’ulteriore ombra sulla credibilità della lega. Credibilità che proprio in questi giorni è messa a dura prova dalla notizia ufficiale che Frank Lampard, già stella del Chelsea e usato come testimonial per la faraonica campagna di lancio della nuova franchigia, non sarà presente a New York prima di maggio, saltando così parte della stagione MLS. Se dal punto di vista tecnico pochi mesi di ritardo non sono un gap immenso da colmare, specie per un fuoriclasse di tale nome, questo fulmine a ciel sereno mette a nudo alcune scomode verità, ovvero che la Major League Soccer, nonostante i progressi finanziari, organizzativi e sportivi è considerata, anche per snobismo e stereotipi sugli americani e il soccer quello che i tabloid inglesi chiamarono al tempo dello sbarco di Beckham ai Galaxy “il campionato di Topolino”.

Facendo un parallelo con lo slittamento nel 2010 del ritorno di Becks negli Usa quando fu dato in prestito al Milan, oggi come allora si denota una debolezza della MLS incapace di far rispettare i patti alle stelle ed ai club stranieri, che in un paese che sprizza orgoglio nazionale da tutti i pori può significare l’etichetta di “loser” stampata addosso, per la gioia di giornalisti come Jim Rome e non solo che potrebbero così tornare ad attaccare mediaticamente il soccer facendogli perdere la credibilità acquisita faticosamente nell’ultimo ventennio.

Un altro dato preoccupante e da non trascurare, è che così come i Red Bulls, anche il New York City F.C. nasce fondamentalmente per pubblicizzare un “global brand”, ovverosia quello del Manchester City. L’unica differenza tra i due marchi è che uno rappresenta una squadra di calcio e l’altro un soft drink, ma le modalità di comportamento delle due franchigie è quasi speculare. In più la squadra di New York di proprietà degli inglesi servirà da vivaio agli inglesi del City così come il Melbourne City oltre ad essere un ottimo escamotage per evitare il fair play finanziario imposto dall’UEFA.

Infine, notando che sia lo sponsor che il colore e design del kit dei giocatori New York City sono uguali, emblema a parte emblema e sponsor tecnico, viene da pensare al recente esperimento dei Chivas Usa, falliti miseramente ed in perenne crisi di pubblico e risultati, così come nelle serie inferiori gli esperimenti ancora più fallimentari ed effimeri di California Victory e Cristal Palace Baltimore.

Certamente la disponibilità economica dello sceicco Mansour e l’organizzazone del City Football Group faranno in modo che il valore espresso in campo sia di alta qualità, ma a fronte di quanto espresso in precedenza, unito allo snobismo dei newyorkesi in materia di soccer, il buon gioco in campo e la presenza di campioni blasonati potrebbero non bastare. In questo panorama di ombre, incertezze e perplessità la squadra che sembra invece affrontare il futuro in maniera positiva e col migliore progetto sembrano essere i New York Cosmos della Nasl. Sebbene anche essa di proprietà di una società non americana, la franchigia Nasl della grande mela vanta comunque un passato radicato nella storia della città e della nazione grazie ai suoi fasti degli anni ’70 e delle amichevoli di lusso che più di una volta videro la squadra al tempo di proprietà della Warner Bros ben figurare e a volte dare lezioni di calcio ai blasonati club europei e sudamericani. In più, grazie a quei tour mondiali promossi al tempo dal tycoon Steve Ross e la presenza di stelle come Pelé ma anche Chinaglia, Beckenbauer, Carlos Alberto, Steve Hunt, Dennis Tuehart, Dave Clemens, i sudamericani Mifflin, Romero, Cabanas, gli olandesi Neeskens e Rijsbergen, il metronomo del centrocampo Vladislav Bogicevic denominato il maestro di Belgrado, ma anche gli americani Werner Roth, Bobby Smith, Shep Messing, Ricky Davis e Steve Moyers, i Cosmos sono  un global brand made in Usa e con una storia alle spalle, cosa che in un paese con poco più di due secoli di vita conta molto.

In più, parlando del presente, vincendo Soccer Bowl 2013 dopo pochi mesi dall’esordio la squadra attualmente allenata dal italo-venezuelano Joe Savarese ha oscurato il Supporters’ Shield dei Red Bulls vinto lo stesso anno dopo ben diciotto campionati, e dopo l’annata amara appena conclusasi si presentano ai nastri di partenza molto rivoluzionati mostrando soprattutto il fuoriclasse spagnolo fresco d’acquisto Raul, già di Real Madrid e Schalcke 04.

I Cosmos a differenza dei Red Bulls hanno già il loro marquee player, e non è il solo, e al contrario di Lampard scenderà il campo fin dalla prima giornata. Raul non è il solo giocatore di classe internazionale presente in rosa, con lui brilla a centrocampo l’ex compagno di nazionale Marcos Senna, già del Villareal, l’ex nazionale Usa Dennis Szetela, lo spagnolo ex Sporting Gijon Ayoze, alcuni buoni giocatori con un passato alle spalle in MLS come Hunter Freeman, Carlos Mendes e il neo acquisto Adam Moffatt, e giovani di belle speranze quali Lucky Mkosana e il salvadoregno Andre Flores. In più si mormora dell’arrivo del centrocampista cileno Jaime Valdés, già di Fiorentina e Parma ed ora in forza al Colo-Colo di Santiago, ma indipendentemente dal suo arrivo, i Cosmos appaiono tra le tre compagini ad essere i più preparati ed organizzati, ma tra pochi mesi sia MLS che Nasl si avvieranno ai nastri di partenza della stagione 2015, e i pronostici lasceranno spazio ai risultati, chi la spunterà?

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L'ESPN FC ha pubblicato il risultato di un sondaggio anonimo, che ha visto 140 risposte da parte dei giocatori di 21 club (il New York City FC non ha partecipato). Il sondaggio ci dice che è, secondo i giocatori, il collega più cattivo della lega, il più sottovalutato e il più sopravvalutato. Il più cattivo Il centrocampista cubano dei Seattle Sounders Osvaldo Alonso (nella foto in tackle) è considerato in assoluto il più cattivo della MLS, con ben il 25% dei voti. "Prende un sacco di ammonizioni. Magari non è il più cattivo, ma va dritto sull'uomo", ha spiegato un giocatore". Nonostante la reputazione tra i colleghi, Alonso è stato espulso solo tre volte nei suoi 9 anni in MLS, di cui due nel 2013 e una l'anno scorso per una rissa con Will Bruin. "Penso sia un giocatore eccezionale, ma per il fatto che gioca in un grande team forse gli arbitri hanno del timore reverenziale rispetto a come trattano altri giocatori", spiega un altro suo collega. La sudditanza psicologica c'è anche negli USA quindi. Alonso venne squalificato nel 2015 dopo una prova TV per aver scalciato il centrocampista dei NY Red Bulls (ed ex Padova) Felipe Martins, a sua volta secondo in classifica con l'11% dei voti. "Sta sempre a lamentarsi. E' uno dei peggiori contro cui abbia giocato", è uno dei commenti. "E' un agitatore, fa un sacco di cose non punibili magari, ma se le persone sapessero rimarrebbero male impressionate", ha detto un altro. Terzo in classifica si piazza Jermaine Jones, appena trasferitosi ai LA Galaxy. Un giocatore ha raccontato che Jones una volta gli ha detto: "Io ho i soldi, tu no". Altri giocatori meritevoli di menzione: Kendall Waston (Vancouver), Diego Chara (Portland Timbers), Aurelien Collin (NYRB) e Clint Dempsey (Seattle). Il più sopravvalutato Per il secondo anno consecutivo è stato votato Mix Diskerud, peraltro appena trasferitosi agli svedesi dell'IFK Goteborg. Fuori squadra dalla scorsa estate, Diskerud è in Svezia in prestito. Nazionale USA, Diskerud ha ricevuto il 16% dei voti, più del doppio di qualunque altro calciatore MLS. I suoi colleghi, evidentemente, hanno considerato il suo contratto da $761.250 del 2016. "Col salario che ha dovrebbe essere un numero uno... Per quello che ha fatto e non ha fatto, il più sopravvalutato non può che essere Mix". Secondo in classifica Michael Bradley col 7%., il cui contratto da $6 milioni annui è evidentemente considerato eccessivo per quanto messo in mostra col Toronto FC. Un altro nazionale USA molto votato è stato il centrocampista della Philadelphia Union Alejandro Bedoya (5%), che ha preceduto Jozy Altidore del Toronto FC (4%) e Jermaine Jones (2%). Un buon 4% è arrivato anche per l'ex di Milan e Juventus Andrea Pirlo (NYCFC), accompagnato da un commento di un collega: "Non vorrei mai averlo in squadra. non si muove". Un altro: "Senza mancare di rispetto, ma non penso c'entri molto con la MLS. In parte perché gioca allo Yankee Stadium che é un po' troppo stretto, dall'altra mi sembra che il meglio lo abbia già dato". Più sottovalutati Il più sottovalutato, per il secondo anno consecutivo, è stato indicato dai colleghi in Dax McCarty col 9% dei voti. Dopo anni tra FC Dallas e NY Red Bulls, oggi McCarty gioca per il Chicago Fire di Velyko Paunovic, dove rappresenta una presenza fondamentale. E dallo scorso gennaio è finalmente uno da Nazionale, dopo l'esordio concessogli da Bruce Arena. "Fa tutto in campo", ha detto un giocatore di McCarty. "Si parla di un giocatore solido in tutto. Fa tutto molto bene". A seguire McCarty il centrocampista dei Portland Timbers Diego Chara. "Un motore incredibile", il commento di un suo collega. In lista ci sono poi Sebastian Lletget (LA Galaxy) col 6% e Ignacio Piatti (Montreal Impact) col 3%. Molto votati anche Darlington Nagbe, Sam Cronin ("Ha cambiato il volto dei Colorado Rapids"), Tommy McNamara (NYCFC), Kelyn Rowe (New England), e Eric Alexander (Houston Dynamo). Assente dalla lista dei sottovalutati Sebastian Giovinco, anche se l'80% dei votanti ha dichiarato che l'attaccante del Toronto FC non è stato considerato in maniera adeguata in ottica MVP award 2016. Giovinco will be front-runner for MVP #TFC https://t.co/nkEMVQWyQW pic.twitter.com/8lRwkZ0qRM — Toronto FC Report (@fanly_torontofc) March 3, 2017

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Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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