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De Rossi: "Sogno gli USA"
Scritto il 2015-01-23 da SoccerItalia su MLS
Daniele De Rossi come mai prima. Nell’intervista fotografica della trasmissione Slideshow di Roma Tv, il centrocampista ripercorre le tappe della sua vita, raccontando aneddoti mai rivelati prima. Partendo dall’attualità: “Mi piacerebbe concludere la mia carriera in America, è una mia piccola fissazione. Spero di riuscirci, da piccolo sognavo di giocare anche un Boca-River con la maglia del Boca. Insomma, non mi dispiacerebbe concludere la carriera all’estero”. Prima però, vuole vincere almeno uno scudetto con la Roma [...]

GLI INIZIDa ragazzino rifiutai per due volte la Roma, perché volevo stare con i miei amici a Ostia. E poi questa cosa, questo attaccamento, si è ripetuto anche nella mia carriera da professionista. Adesso quando mi guardo, vestito in borghese, mi sembra strano non avere lo stemma della Roma addosso. È parte di me”. Sui suoi idoli, De Rossi racconta: “Da piccolo ero innamorato di Voeller, mi ha levato la vita, e poi anche di Giannini, due grandi in una Roma che non era altrettanto grande. Ogni tanto mi sento come Peppe, ha dato veramente il sangue per questa squadra”.

FRATELLI — Anche Totti lo ha fatto, e De Rossi ammette: “I primi anni lo vedevo da lontano, ero estasiato. Poi l’ho conosciuto, un paio di volte abbiamo litigato per bene perché abbiamo due caratteri diversi, ma è come un fratello per me. L’affetto che mi lega lui è quello più antico, dentro Trigoria ho una famiglia e lui è la persona più importante”.
CAPELLO E SPALLETTI — Sui suoi vecchi allenatori, De Rossi spende parole al miele: “Capello era particolarissimo, burbero, poi conoscendolo sapeva darti qualcosa dal punto di vista affettivo. Ogni giovane dovrebbe fare il salto con Capello dalla Primavera alla prima squadra, eviterebbe tanti atteggiamenti di fenomenite che si vedono oggi. Il presidente era Sensi e mi trattava come un figlio, un nipote”. E qui De Rossi racconta un retroscena: “Ce l’aveva coi procuratori, mi diceva: “Servono alle “pippe”, tu vieni a parlare solo con me, perché loro mi vogliono rubare i soldi”. Altro aneddoto riguarda Spalletti: “ Lo chiamo poche ore dopo la nascita di Gaia e gli dico che vorrei un giorno in più di riposo per stare con la bambina. Ero convintissimo che mi dicesse di sì. Lui mi risponde: “Auguri, dai un bacio alla bimba e vieni a lavorare”. Lo odiavo con tutto me stesso, per quanto bene gli voglio (e lui ne vuole a me) penso a quanto l’ho odiato la prima settimana. Con lui, comunque, ero veramente forte”.

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De Rossi e Klose

MOMENTI — Quello più alto della sua carriera “è il Mondiale vinto con l’Italia, sono andato io da Lippi a dirgli che volevo calciare quel rigore, è stata la cosa migliore che avessi mai fatto perché io mi sento italiano tanto quanto mi sento romano”, il più basso lo scudetto sfiorato con Ranieri nel 2010: “Non accetterò mai quella sconfitta contro la Sampdoria, eravamo molto nervosi, nello spogliatoio alcuni di noi litigarono, non lo dimenticherò mai”.

LA FAMIGLIA Per la prima volta, De Rossi parla del rapporto con Sarah Felberbaum, la nuova compagna, e della famiglia che hanno creato: “Quando l’ho conosciuta facevo un altro tipo di vita, che all’inizio ti diverti poi... Lei ha dato un senso alla mia vita, anzi, mi ha ridato proprio la vita. Lei ama la mia prima figlia come se fosse sua, non è facile trovare una donna così. Adesso torno a casa la sera e so che ho una famiglia normale, unita, con due bambine stupende. E vedere lei e Gaia, due persone che non hanno lo stesso sangue, amarsi così tanto è qualcosa per cui ringrazierò sempre Sarah”.
Fonte: Chiara Zucchelli - Gazzetta dello Sport
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La MLS 2019 è arrivata alla metà della Regular Season, ma guarda già al futuro. Dalla prossima stagione, le franchigie che partecipano al campionato passeranno da 24 a 26, con il debutto dell’Inter Miami di David Beckham e del Nashville SC, poi dal 2021 il numero dovrebbe salire fino a 27 (con l’ingresso di un club di Austin, Texas). L’obiettivo per i prossimi anni è arrivare a 30 squadre iscritte, ma il commissioner Don Garber ha spiegato che l’espansione potrebbe andare oltre i confini degli Stati Uniti. «Solo pochi anni fa», ha spiegato Garber, «la comunità calcistica internazionale riconosceva a stento l’esistenza della Mls. Ora portiamo 22mila persone allo stadio in media per ogni partita, l’ultima nuovo stadio, il Providence Park di Portland, è un fantastico esempio di ciò che la MLS può offrire. Il nostro viaggio continuerà, e dobbiamo essere pronti a cambiare per restare competitivi nel calcio professionistico. Una possibilità potrebbe essere quella di rendere più stretto il rapporto con la Liga MX, il campionato professionistico del Messico. Se fossimo in grado di creare un torneo che metta insieme le due leghe, una sorta di versione nordamericana della Premier League su scala continentale, sarebbe davvero bello». Al di là degli aspetti politici della possibile fusione (quale sarebbe l’eventuale posizione di Trump su questo campionato transnazionale?), l’idea di alimentare il legame tra MLS e lega messicana è già in stadio avanzato: pochi giorni fa, è stata annunciata la creazione della Leagues Cup, una nuova competizione che (a luglio) metterà di fronte quattro squadre della MLS e altrettante della Liga MX in un tabellone tennistico a eliminazione diretta. La prima edizione è stata concepita ad invito, dall’anno prossimo l’accesso sarà stabilito attraverso criteri di merito sportivo. La Leagues Cup è un’evoluzione di un’altra manifestazione che si tiene annualmente, la Campeones Cup, che vede affrontarsi nel mese di settembre i campioni della precedente stagione della Major League Soccer e il vincitore del Campeón de Campeones della Liga MX. Da non dimenticare poi la SuperLiga, torneo andato avanti dal 2007 al 2011 e poi cancellato. In passato, c’è stato un ulteriore - fallimentare - esperimento : il Chivas di Guadalajara aveva iscritto alla MLS il Chivas Usa, “succursale” statunitense del club, con sede a Los Angeles. La squadra si sciolse nel 2014, dopo 10 anni di attività nella MLS e pessimi risultati in campo e sugli spalti.

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Zlatan Ibrahimovic diventa il calciatore più pagato della Major League Soccer, il massimo campionato di calcio statunitense. Secondo i dati pubblicati dalla associazione dei giocatori della MLS, l’ingaggio base del bomber svedese dei Los Angeles Galaxy è pari a circa 6,3 milioni di euro, ovverosia 7,2 milioni di dollari senza altri bonus. Sul podio sale l’ex Roma Michael Bradley, oggi ai Toronto Fc, con uno stipendio base di 5,3 milioni di euro (6 milioni di dollari) che sale a 5,7 milioni di euro (6,5 miloni di dollari) grazie ai bonus garantiti (se ad esempio ha un bonus di 10mila euro alla firma, questo, nel calcolo, viene spalmato sugli anni di contratto). Soldi garantiti dalla stessa MLS, visto che i contratti in questione sono firmati con la Lega e non direttamente con le squadre come avviene in Europa. Tanto che sul terzino gradino del podio c’è Giovani dos Santos, attualmente svincolato dopo l’addio ai LA Galaxy, ma con uno stipendio garantito dalla MLS per 5,7 milioni di euro (6,5 milioni di dollari). Nelle prime cinque posizioi anche Jozy Altidore (Toronto Fc, 5,6 milioni di euro) e Carlos Vela (LAFC, 5,5 milioni di euro). Completano la top 10 Bastian Schweinsteiger (Chicago Fire, 4,9 milioni di euro), Alejandro Pozuelo Merelo (Toronto Fc, 3,3 milioni), Wayne Rooney (DC United, 3,1 milioni), Josef Martinez (Atlanta United, 2,7 milioni) e Nani (Orlando City, 2,1 milioni). Dopo l’addio di Sebastian Giovinco, l’unico italiano nella MLS è ora Vito Mannone: l’ex portiere di Atalanta e Arsenal è infatti in prestito al Minnesota dal Reading, con uno stipendio garantito di circa 525mila euro. Lo stipendio medio per i giocatori non designati è salito a 345.867 dollari nel 2019, in crescita del 13,3% rispetto al 2018 e del 150% rispetto al 2014. Right place. Right time. @Ibra_official scores goal No. 1 for the season ???? pic.twitter.com/QE3KYjs7pf— ESPN FC (@ESPNFC) March 3, 2019 Fonte: Calcio & Finanza

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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