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Capolinea Thierry Henry. Lotta al razzismo e gol da fenomeno
Scritto il 2014-12-17 da Franco Spicciariello su MLS

Dalle stelle alle statue. Gol fantastici e mani galeotte. Conto in banca generoso e avaro di sorrisi: mai visto, nei tempi moderni, un campione così serio nei festeggiamenti. Una bella storia di calcio finita ieri, con un annuncio alla sua maniera: «È stato bello, ma dopo vent’anni mi ritiro. È stato un viaggio incredibile. Spero di avervi divertito». Firmato, Thierry Henry. L’abbandono era annunciato: si aspettava la fine del campionato statunitense. Ma anche così, la notizia fa il botto. In Inghilterra, segna la giornata sportiva. In Francia, si saluta il miglior realizzatore di sempre. In Italia, lo abbiamo visto poco e non fu colta in pieno la sua grandezza: un litigio con Luciano Moggi provocò l’addio. «Mi mancò di rispetto. Io sono una persona onesta. Senza quel fattaccio sarei restato», raccontò nove anni dopo il trasferimento dalla Juventus all’Arsenal. Ma a Torino non c’è solo il litigio con Moggi. Henry ebbe problemi anche con Lippi: «Non mi faceva giocare. Non mi vedeva. Con Ancelotti invece le cose andarono meglio». A Barcellona si sono goduti il suo tramonto: con Messi ed Eto’o, un trio da favola. A New York [con i Red Bulls, NdR] gli ultimi lampi di un campione, entrato nella storia del calcio con numeri da abbassare il cappello: 917 partite e 411 gol, senza contare la valanga di trofei con i club e l’accoppiata mondiale europeo in Nazionale, tra 1998 e 2000.

LA MACCHIA Una cavalcata straordinaria, con una macchia: il doppio tocco di mano nel ritorno dei playoff mondiali contro l’Irlanda di Trapattoni, nel novembre 2009, che permise a Gallas di firmare il 21 e di portare la Francia in Sudafrica. Un gesto profondamente antisportivo, che indignò non solo gli irlandesi, ma provocò un putiferio anche in Inghilterra e creò problemi seri alla Fifa. «Non ho imbrogliato», la sua difesa, ma il gesto resta, come la qualificazione della Francia. A sua scusante, una considerazione: quanti si sarebbero comportati come lui, in una situazione come quella, con un mondiale che stava sfuggendo? Fare i moralisti in poltrona è sempre facile.

IL RAZZISMO Ma Henry non è stato solo carnefice: è stato anche vittima. Nel 2004, fu insultato dal c.t. spagnolo Aragones che rivolgendosi ad un suo giocatore, Reyes, disse: «Dì a quel negro di merda che sei molto meglio di lui. Diglielo da parte mia. Devi credere in te, sei migliore di quel negro...». L’episodio fece di lui un’icona della lotta al razzismo. Henry si è impegnato in prima persona, coinvolgendo altri colleghi e dando vita al progetto Stand Up Speak Up. L’Henry migliore è stato quello dell’Arsenal, dove nel 1999 ritrovò Arséne Wenger, conosciuto ai tempi di Monaco, dove era approdato grazie alla segnalazione dell’osservatore Arnold Catalano. Wenger fece la cosa più semplice: spostò Thierry dall’esterno al centro dell’attacco e, d’incanto, per almeno sette anni l’Arsenal si godette i gol di uno dei migliori bomber del mondo. Del resto, bastava ascoltare la definizione che dava Henry di sé: «Come gioco? Giro lontano dall’area, ma mi piace segnare». Rimase a secco le prime otto gare, poi si sbloccò e non si fermò più. Un fuoriclasse, con il vezzo di festeggiare senza sorrisi («è colpa di mio padre Antoine se non riesco a godermi questi momenti»), lasciandosi andare ad una scivolata in ginocchio sull’erba: la statua in bronzo all’esterno dell’Emirates, realizzata dagli scultori Margot Roulleau Galais e Oan Lander, lo raffigura così. Non ha avuto un’infanzia facile, Thierry Daniel Henry, nato nel sobborgo parigino di Les Ulis, figlio di padre guadalupense e madre martinicana. La banlieu della capitale francese ti fa crescere in fretta, ma lascia ferite profonde nell’anima. Il calcio ha allontanato Henry dalle sue origini, portandolo nel club ristretto dei dieci calciatori più ricchi al mondo. Abbandonata l’attività, è già inserito nello staff dei commentatori di Sky. Ma lui non si accontenta: vuole allenare. Wenger, il padre putativo, lo ha avvertito: «Deve capire che per allenare non basta essere stato un grande campione. Bisogna studiare e cambiare modo di pensare».

STILE UNICO Cresciuto con Van Basten come modello, Henry si consegna alla storia del calcio come uno dei pochi interpreti moderni capaci di incantare. Il senso innato del dribbling e la rapidità nell’uno contro uno, sorretti dalla capacità di ripetere all’infinito scatti di trentaquaranta metri, hanno reso unico il suo stile. Henry ha riempito gli occhi di chi ama il calcio. Ora, al momento dell’addio, il mondo del football lo omaggia. Per Gary Lineker, è uno dei più grandi di tutti tempi. Aaron Ramsey e Mesut Özil lo definiscono «leggenda». Per Theo Walcott, «è il mio modello». In Francia, l’ex juventino Lilian Thuram ha detto «tra noi c’è un legame particolare, sono fiero di lui», mentre Sylvain Wiltord ha raccontato «con Platini e Zidane è il più grande giocatore del calcio francese di tutti i tempi». Henry su twitter ringrazia tutti. Ma è il calcio che deve ringraziare lui: sono campioni come Thierry Henry che fanno la storia.

Fonte: Stefano Boldrini - Gazzetta dello Sport

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Nessun altro giocatore americano ha giocato un ruolo fondamentale nelle fortune della Nazionale USA quanto Clint Dempsey, e il CT Bruce Arena spera davvero che i mesi di stop recentemente messi alla spalle dal texano non abbiano lasciato segni indelebili. Dempsey, 34, non scende in campo con la Nazionale a stelle e strisce da quasi 9 mesi ed ha giocato solo 180 minuti con i suoi Seattle Sounders da quando un'aritmia cardiava non ha costretto la società a fermarlo lo scorso agosto. Ma gli americani hanno bisogno di almeno 4 punti nelle prossime due partite di qualificazione contro Honduras (24 marzo) e Panama (28 marz0), e Dempsey ha l'abitudine di segnare i  gol fondamentali nei match che contano. Del resto c'era lui in campo nella Copa América Centenario 2016 (3 gol), nel 2015 in CONCACAF Gold Cup (7), e ai Mondiali 2014 (2 gol, oltre agli 8 nelle qualificazioni). “Clint ha una storia seconda a quella di nessuno", ha spiegato Arena. E così Dempsey, che sino a poche settimane fa sembrava fuori dal giro, è in cima alla lista dei 24 convocati che dalla prossima settimana si giocheranno la qualificazione ai campionati del mondo, cui gli USA hanno sempre partecipato dall'edizione 1990 in Italia, ma che dopo le sconfitte nei primi due match del CONCACAF Hexagonal contro Messico e Costarica, inizia a sembrare complessa. Sconfitte che sono costate la panchina al CT Jurgen Klinsmann, sostitutio da Arena, che già aveva guidato gli USA ai Mondiali 2002 e 2006, e che a gennaio ha puntato molto sui giocatori MLS, non avendo avuto ancora occasione di vedere in prima persona quelli di base in Europa e Messico. Ma Arena è laico sul tema: “L'approccio a questi match per noi è semplice. Vogliamo vincere", ha detto. Dei 24 chiamati, solo 13 facevano parte del gruppo sconfitto a novembre dal Costarica. Molti altri, inclusi Jorge Villafaña, Walker Zimmerman, Sebastian Lletget e Dax McCarty, che erano usciti dal giro con Klinsmann  sono il risultato del rendimento messo in mostra nel ritiro invernale. "E' un gruppo flessibile, il cui razionale è vincere le prossime due partite. Ma abbiamo anche chiamato dei giovani che saranno parte i mportante del programma futuro della Nazionale" Nazionale USA, ecco i convocati del CT @ussoccer Bruce Arena per le qualificazioni mondiale. Accanto a @cpulisic_10 torna @clint_dempsey pic.twitter.com/onYGSwhzqY— Soccer Italia (@MLSsocceritalia) March 15, 2017 Ecco i 24 chiamati: Portieri: Brad Guzan (Middlesbrough), Tim Howard (Colorado Rapids), Nick Rimando (Real Salt Lake) Arena punta sulle certezze. Howard, rientrato dall'infortunio, è apparso già in forma nella prima giocata con i Colorado Rapids, ma Nick Rimando però sembra un gradino sopra, anche perché Guzan è reduce da molte panchine col Middlesbrough. Let's Go! #USAvHON #Get3 pic.twitter.com/en6ou0FeSI— Nick Rimando (@NickRimando) March 15, 2017 Difensori: John Brooks (Hertha Berlin), DaMarcus Beasley (Houston Dynamo), Geoff Cameron (Stoke City), Omar Gonzalez (Pachuca), Michael Orozco (Club Tijuana), Tim Ream (Fulham), Jorge Villafaña (Santos Laguna), Walker Zimmerman (FC Dallas) Fondamentale il rientro di Geoff Cameron, assente in Nazionale da ottobre per infortunio, e tornato in campo con lo Stoke City lo scorso 26 febbraio nel ruolo di centrocampista, mentre Arena lo preferisce al centro della difesa, a fianco di uno tra Brooks e Gonzalez, con Orozco e Zimmerman di back up. l problema, come sempre, è nei terzini. DeAndre Yedlin si è infortunato col Newcastle lo scorso 3 marzo, e anche Eric Lichaj ha dei problemi. Arena preferirebbe Fabian Johnson a centrocampo, ma vista l'emergenza potrebbe richiamarlo dietro, con Beasley, sempre in forma nonostante l'età, dall'altra parte. Villafaña ha fatto bene a gennaio, ma non ha esperienza, mentre Ream ne ha ma contro i veloci honduregni sta meglio in mezzo. Assenti dalla lista Matt Besler, Steve Birnbaum, Greg Garza, Timmy Chandler e Graham Zusi. Chandler squalificato, mentre nonostante abbia provato Zusi da terzino destro a gennaio, nel suo nuovo ruolo nello Sporting KC, gli preferisce altri. Excited for this opportunity to represent the USA!

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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