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Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com)
Scritto il 2014-12-07 da SoccerItalia su MLS

Ora che sono passati 15 anni da quando è alla guida della MLS, il commissioner Don Garber può finalmente farsi una risata sulle reazioni che seguirono la sua nomina nel 1999.

“Lo ricordo come fosse ieri", ha spiegato a SI.com in un'intervista presso il suo ufficio sulla Fifth Avenue. Garber ricorda il battito del cuore poco prima della sua presentazione insieme all'eccitazione di andare a guidare una "sua" lega dopo i 16 anni passati nella NFL. Gli torna in mente di quanto secondo lui la comunit calcistica sarebbe dovuta essere contenta di ritrovarsi con a capo della lega un manager che si era fatto le ossa nella lega più di successo al mondo.

La realtà invece si dimostrò ben diversa, colpendolo in pieno viso.

I giornalisti non la presero bene, trattandolo con sufficienza, come fosse un alieno, in occasione della sua prima conferenza stampa. “Uno dei titoli diceva NFL’S GARBER: THE WRONG MAN FOR THE JOB” (Garber della NFL, l'uomo sbagliato per il posto [di commissioner]) spiega Garber, 57 anni, con un sorriso. “Sono un tipo tranquillo con un buon senso dell'umorismo, ma sono uscito da quella conferenza stampa chiedendomi, "Ma in cosa mi sono infilato?". E me lo sono chiesto per molti anni ancora, non dicendolo a nessuno".

Garber ricorda Doug Logan, l'uomo che stava sostituendo, fermarsi un attimo prima di lasciare l'ufficio. "Ragazzo - gli disse Logan - adesso vedrai cosa vuol dire essere in questo ambiente folle in cui ho lavorato per tre anni. Ci ho messo talmente tanto lavoro che se fossi un ingegnere nucleare avrei potuto lavorare su un progetto enorme. Ma avendo speso lo tempo nel calcio, nessuno ha alcun rispetto”.

Molte cose sono cambiate in 15 anni, come si può notare anche dalla preparazione alla 19° finale di MLS Cup, in cui LA Galaxy e New England Revolution si affronteranno stasera allo StubHub Center di Carson, California (diretta h 21,20 su Fox Sports 2 HD e Fox Sports Plus). Sotto la guida di Garber la MLS è passata da 10 a 20 squadre. La media spettatori è salita da 13.756 a partita al record di 19.151 di quest'anno. La lega inoltre è passata dall'avere un solo 'soccer-specific stadium' a 14. Per non dire delle 'expansion fees' (la cifra pagata dagli investitori per portare un club in MLS) è schizzata da $5 milioni ai $110 milioni pagati dal gruppo che lancerà la nuova franchigia di Los Angeles nel 2017.

Quello che ancora non va è il livello dell'audience televisiva, che rimane la vera sfida da vincere. Ma il recente contratto che MLS e U.S. Soccer Federation hanno firmato con Fox Sports, ESPN e UniVision - $720 milioni in 8 anni - è un buon segnale. Non per niente a garber è stato riconosciuto un rinnovo di contratto quinquennale da $5 milioni annui più bonus e incentivi. [per dare l'idea, il presidente della Lega Serie A gudagna €350mila, NdT]

Ha avuto 15 anni fantastici", ha spiegato Robert Kraft, proprietario del New England Revolution e dei Patriots, che ha voluto Garber alla guida della MLS nel 1999 dopo averlo conosciuto per il suo lavoro in NFL. “Sappiamo quanto possa essere critico il ruolo di un commissioner nelle varie leghe sportive. Se pesno a quando dovevamo pagare le televisioni per trasmettere le partite, mentre ora abbiamo un ottimo contratto. Siamo una lega di 20 squadre, e saremo 22 nel 2017 [con Atlanta e Los Angeles FC] per poi passare a 24.”

Probabilmente la cosa più importante che abbiamo visto negli ultimi 10/15 in NFL è stato lo sviluppo degli stadi di proprietà specifici per le rispettive necessità” continua Kraft, che spiega come il New England stia cercando di mettere in piedi il proprio stadio a Boston. “Molti team NFL giocavano in stadi da baseball/football, e quindi abbiamo costruito stadi solo per il football. Adesso, ecco gli stadi per il calcio, che sono un enorme impegno da centinaia di milioni di dollari. Un qualcosa di cui va dato credito ai proprietari, e che dimostra la fiducia che abbiamo in Don e in quello che ha fatto per far crescere il calcio negli USA”.

Larry Tanenbaum, il chairman della Maple Leaf Sports & Entertainment, società titolare del Toronto FC, vede l'attuale costo per un MLS expansion team (ad es. i $110 milioni pagati dal LAFC) e pensa sia ancora una cifra bassa. “C'è ancora grosso spazio di crescita. Penso che mi chiamerete in 5 anni per dirmi ‘State vendendo franchigie per $300 e $400 milioni oggi’. Bellissmo, e do a Don il pieno merito per esserci riuscito".

Lunga è ancora la strada che la MLS deve percorrere. Subito dopo la MLS Cup toccherà infatti al rinnovo del contratto collettivo dei giocatori, e la lega dovrà sedersi a negoziare con la MLS Players Union. Non a caso Garber si è sbrigato a spiegare nel "State of the League 2014" che la MLS perde ancora notevoli cifre, in quanto le spese non sono ancora compensate dalle entrate della Soccer United Marketing, la società lanciata dalla lega per la gestione dei match non di MLS che si giocano negli Stati Uniti.

[SUM] è una società che dà profitti, ma non abbastanza per compensare i $100 milioni e più di perdite annue. Sono preoccupato di come andremo ad eliminare le perdite in alcuni percati senza avere entrate maggiori, considerando che per i prossimi 8 anni sono già state stabilite".

Ma Garber è chiaro su alcune cose: la MLS è qui per restarem ed entro il 2022 punta diventare una delle leghe top del mondo. Obiettivi impensabili forse nel 2001, quando al suo terzo anno da commissioner si trovò nella posizione di dover riorganizzare l'intera MLS, passando anche per la chiusra delle franchigie di Miami e Tampa Bay, e con un futuro davanti a serio rischio di fallimento.

Ci sono stati dei momenti in cui uscendo dai meeting mi dicevo 'Così non funziona, meglio sistemare il curriculum'" racconta oggi Garber.

I MOMENTI CHIAVE DELLA CRESCITA

Nel dicembre 2001 Garber e Mark Abbott, oggi presidente e vice commissioner della MLS, realizzarono una presentazione per i proprietari della lega, mettendo in rislato le varie opzioni. Piano A — continuare in quel modo — che voleva dire continuare a perdere centinaia di milioni di dolalri, non certo un'opzione adeguata per salvare la lega. Piano B, chiudere le franchigie senza un investitore adeguato, creare la SUM e comprare i diritti televisivi in inglese della NAzionale USA per i Mondiali, vendendo la pubblicità.

Garber stava chiedendo ai titolari della MLS di raddoppiare la posta sul calci. Alcuni, come ad esempio Stuart Subotnick (MetroStars) e Ken Horowitz (Miami), si tirarono fuori. Phil Anschutz, e le famiglie Kraft e Hunt invece no. Anschutz ad un certo punto era proprietario di sei squadre MLS, gli Hunt di tre e i Krafts due. Ma la SUM iniziò subito a dare profitti. E la lega fu salva.

Senza quella scelta oggi non ci sarebbe alcuna MLS. Dovevamo trovare il modo di far crescere il mercato calcistico, che cresce più velocemente di quanto faccia la MLS, e le entrate che abbiamo ottenuto ci hanno aiutato a sopportare le perdite derivanti dalla MLS. Un fenomeno che è stato un pilastro della nostra sostenibilità", spiega Garber.

Guardando indietro a 15 anni fa, Garber è convinto che la riorganizzazione sia stato solo uno dei momenti chiave della sua gestione. Gli altri sono stati:

• La modifica delle regole

Pochi mesi dopo essere diventato commissioner nel 1999, Garber decise di abbandonare gli shootout e consentire i pareggi, elimnando anche l'orologio del countdown. “Mi sembrava assurdo essere nel calcio, lo sport più popolare al mondo, e avere delle regole nostre che dicevano 'Noi pazzi Yankees stiamo cercando di lanciare una lega, ma i fans non la capiscono’”.

• Landon Donovan sceglie la MLS

Dopo non essersi ambientato in Germania, Donovan, l'allora giovane stella americana, si trasferì in prestito in MLS nel 2001, decidendo poi di rimanerci e divenendone il leader per numero di gol e di assist. Un scelta forte [che gli è valsa molte critiche, anche quelle di questo sito nel 2006, NdT] e avventura lunga 13 anni, che si concluderà con la finale di stasera e il suo ritiro dal calcio giocato. “Mentre celebriamo la sua eredità, non penso che a Landon sia stato dato abbastanzanza merito per la sua scelta di credere nella MLS, che fu fondamentale per la crescita della lega".

• Il Crew Stadium e l'Home Depot Center

Mentre la vecchia NASL non lasciò alcuna infrastruttura in termin di stadi, la MLS ne ha fatto una priorità con gli stadi di Columbus (nel 1998) e LA (nel 2003). Altri sono seguiti. “Quelle strutture permanenti sono iono l'indicatore dell'impegno degli investitori nei confronti della comunità. Un qualcosa che dice che se anche i nostri stadi sono più piccoli, non siamo differenti da NFL, NBA e dalle altre leghe. Abbiamo i nostri edifici" dice Garber.

• La relazione della MLS con la U.S. Soccer Federation

Sentire Garber parlare della relazione tra MLS e USSF è qualcosa di unico nel mondo del calcio, anche a causa delle decisioni prese dal presidente Sunil Gulati e dal segretario generale Dan Flynn. “Sunil e Dan avevano questa visione che quale governo del calcio dovevano prendere degli impegni sul piano sia commerciale che della competizione, e avere la MLS leader di questo sport. Non è un qualcosa che esiste in aptre parti del mondo. Credo che Sunil avrebbe potuto prendere decisioni diverse quando divenne presidente [nel 2006], ma la MLS non sarebbe stata la stessa”.

• I contratti con la Pay TV del 2007

Gli accordi con ESPN e Univision assicurarono alla MLS i primi soldi derivanti dalle partite. “Non avremmo potuto continuare ad esistere se non fossimo usciti dal sistema che ci costringeva a comprare gli spazi TV. nessuna lega professionistica potrebbe”.

• La 'Beckham Rule' del 2007

La spinta di Tim Leiweke per portare David Beckham a LA portò alla creazione della Designated Player rule, conosciuta anche come Beckham Rule, che per la prima volta fu applicata proprio per il contratto di David Beckham. “David disse al mondo che andava bene trasferirsi in MLS", racconta Garber. “Siamo passati da uno a oltre 40 Dsignated Players. Senza l'abilità di gestire il portare giocatori che non rientrano nel salary cap e allo stesso il far crescere giovani, la MLS non crescerebbe”.

• Settori giovanili

Le academies MLS sono un 'work in progress', ma Garber insiste sul fatto che siano la chiave dello sviluppo della MLS. “Stiamo spendendo $30 milioni, e probabilmente abbiamo speso il doppio in investimenti per infrastrutture. Oggi abbiamo 50 homegrown players [giocatori cresciuti nei settori giovanili, NdT], un qualcosa che dieci anni non era nemmeno nelle ipotesi”.

• Espansione in Canada

Toronto (2007) è stata seguita da Vancouver (2011) e Montreal (2012). “Siamo una lega nordamericana, e i nostri team canadesi hanno fans e proprietari appassionati".

• Seattle/Cascadia

Sin dal suo ingresso in MLS nel 2009, Seattle ha rappresentato una delle expansion più di successo della storia dello sport, con una media di 43.000 spettatori a partita che ormai va avanti da anni. “Seattle è stata un shock per tutti. Ha mostrato al mondo che il calcio può essere un'esperienza di garnde livello anche qui. Un qualcosa che è accaduto con dieci anni di anticipo rispetto a quanto prevedessi”.

Inoltre l'ingresso di Seattle ha aiutato l'espansione di Portland e Vancouver, con tutto quello che rappresenta la rivalità della Cascadia Cup per la MLS.

• Il successo dei mercati piccoli

Garber sottolinea quanto accaduto con Kansas City e Real Salt Lake.

Kansas City è un grande modello. Ha vinto la MLS Cup ed ha una proprietà molto rispettata e uno dei migliori stadi al mondo [lo Sporting KC park, NdR]. Il fatto che siamo riusciti a sistemare le cose in così poco tempo in un piccolo mercato dimostra che la 'parity' funziona. Lo stesso a Salt Lake City, che ha fatto il tutto esaurito per oltre 30 partite e ha trovato un ottimo proprietario in Dell Loy Hansen. Oggi è una franchigia modello”.

RIMORSI

Rimorsi Garber ne ha eccome, e quando pressato ne parla:

• Chivas USA

Il club che puntava a catturare i fans del suo club fratello, il Guadalajara, ha chiuso dopo 10 stagioni turbolente. “Ho sbagliato. Ho fatto molti errori, ma su Chivas ho davvero sbagliato. Pensavamo fosse una via veloce e facile per catturare il mercato ispanico, e pensavamo di farlo attraverso un brand. Ma il rispetto si guadagna con le prove sul campo e con l'esperienza dentro lo stadio.”

• La scarsa trasparenza della MLS

Fans e media rimangono scettici quando leggono che un giocatore si trasferisce in cambio di allocation money, e ciò semplicemente perché è impossibile analizzare il trasferimento quando non è nota la cifra di 'allocation money' pagata. Inoltre, il 'sorteggio al buio' per Jermaine Jones ha sollevato non poche critiche per il mod in cui il giocatore è stato assegnato al New England invece che a Chicago.

Jermaine Jones e la saga del #BlindDraw

Un 'sorteggio al buio' è il metodo che stato usato per assegnare Jones. Garber prova a spiegare: “Penso che non siamo abbastanza trasparenti. Il nostro pubblico è cresciuto, e i tifosi chiedono più trasparenza, ma dobbiamo capire come... Non penso che il problema con Jones sia stato il sorteggio in sé, ma la scarsa trasparenza che ha circondato il processo di decisione. Se avessi chiesto a MLSsoccer.com di venire a casa mia a filmare il sorteggio molte delle critiche si sarebbero evitate”.

Forse. Ma la MLS deve diventare più aperta. Il punto è quanto Garber intenderà spingere al riguardo.

• La querelle con Klinsmann

La più discussa conferenza stampa dell'anno (o forse di sempre) della MLS si è tenuta lo scorso ottobre, in cui Garber decise di attaccate Jurgen Klinsmann. Il CT della Nazionale USA aveva criticato la scelta di Michael Bradley e Clint Dempsey di tornare in MLS. Oggi, dopo varie settimane di riflessione Garber dice:

Ci ho pensato molto, e lo rifarei immediatamente. Forse in maniera diversa, e forse avrei aspettato un po'. Avrei dovuto prima parlare con Jurgen. ma non cambierei la decisione di parlare pubblicamente e sollevare la questione, che credo sia di imprtanza critica. Quando ho letto quei commenti ho reagito in maniera forte perché credo che il mio lavoro sia di fìdifendere la lega sino al giorno in cui nons arò più seduto su questa sedia”.

“Queste cose succedono. Ora dobbiamo pensare solo a migliorare giorno dopo giorno su quello che dobbiamo fare pre rendere la MLS più popolare, per veder emigliorare la Nazionale, e per dare ai tifosi di tutto il paese un'opportunità per celebrare felicemente”

Garber aggiunge che incontrerà Klinsmann in questi giorni.

In generale, non certo il modo peggiore per iniziare il suo 16° anno a capo della MLS.

Fonte: Grant Wahl - Sports Illustrated

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L'ESPN FC ha pubblicato il risultato di un sondaggio anonimo, che ha visto 140 risposte da parte dei giocatori di 21 club (il New York City FC non ha partecipato). Il sondaggio ci dice che è, secondo i giocatori, il collega più cattivo della lega, il più sottovalutato e il più sopravvalutato. Il più cattivo Il centrocampista cubano dei Seattle Sounders Osvaldo Alonso (nella foto in tackle) è considerato in assoluto il più cattivo della MLS, con ben il 25% dei voti. "Prende un sacco di ammonizioni. Magari non è il più cattivo, ma va dritto sull'uomo", ha spiegato un giocatore". Nonostante la reputazione tra i colleghi, Alonso è stato espulso solo tre volte nei suoi 9 anni in MLS, di cui due nel 2013 e una l'anno scorso per una rissa con Will Bruin. "Penso sia un giocatore eccezionale, ma per il fatto che gioca in un grande team forse gli arbitri hanno del timore reverenziale rispetto a come trattano altri giocatori", spiega un altro suo collega. La sudditanza psicologica c'è anche negli USA quindi. Alonso venne squalificato nel 2015 dopo una prova TV per aver scalciato il centrocampista dei NY Red Bulls (ed ex Padova) Felipe Martins, a sua volta secondo in classifica con l'11% dei voti. "Sta sempre a lamentarsi. E' uno dei peggiori contro cui abbia giocato", è uno dei commenti. "E' un agitatore, fa un sacco di cose non punibili magari, ma se le persone sapessero rimarrebbero male impressionate", ha detto un altro. Terzo in classifica si piazza Jermaine Jones, appena trasferitosi ai LA Galaxy. Un giocatore ha raccontato che Jones una volta gli ha detto: "Io ho i soldi, tu no". Altri giocatori meritevoli di menzione: Kendall Waston (Vancouver), Diego Chara (Portland Timbers), Aurelien Collin (NYRB) e Clint Dempsey (Seattle). Il più sopravvalutato Per il secondo anno consecutivo è stato votato Mix Diskerud, peraltro appena trasferitosi agli svedesi dell'IFK Goteborg. Fuori squadra dalla scorsa estate, Diskerud è in Svezia in prestito. Nazionale USA, Diskerud ha ricevuto il 16% dei voti, più del doppio di qualunque altro calciatore MLS. I suoi colleghi, evidentemente, hanno considerato il suo contratto da $761.250 del 2016. "Col salario che ha dovrebbe essere un numero uno... Per quello che ha fatto e non ha fatto, il più sopravvalutato non può che essere Mix". Secondo in classifica Michael Bradley col 7%., il cui contratto da $6 milioni annui è evidentemente considerato eccessivo per quanto messo in mostra col Toronto FC. Un altro nazionale USA molto votato è stato il centrocampista della Philadelphia Union Alejandro Bedoya (5%), che ha preceduto Jozy Altidore del Toronto FC (4%) e Jermaine Jones (2%). Un buon 4% è arrivato anche per l'ex di Milan e Juventus Andrea Pirlo (NYCFC), accompagnato da un commento di un collega: "Non vorrei mai averlo in squadra. non si muove". Un altro: "Senza mancare di rispetto, ma non penso c'entri molto con la MLS. In parte perché gioca allo Yankee Stadium che é un po' troppo stretto, dall'altra mi sembra che il meglio lo abbia già dato". Più sottovalutati Il più sottovalutato, per il secondo anno consecutivo, è stato indicato dai colleghi in Dax McCarty col 9% dei voti. Dopo anni tra FC Dallas e NY Red Bulls, oggi McCarty gioca per il Chicago Fire di Velyko Paunovic, dove rappresenta una presenza fondamentale. E dallo scorso gennaio è finalmente uno da Nazionale, dopo l'esordio concessogli da Bruce Arena. "Fa tutto in campo", ha detto un giocatore di McCarty. "Si parla di un giocatore solido in tutto. Fa tutto molto bene". A seguire McCarty il centrocampista dei Portland Timbers Diego Chara. "Un motore incredibile", il commento di un suo collega. In lista ci sono poi Sebastian Lletget (LA Galaxy) col 6% e Ignacio Piatti (Montreal Impact) col 3%. Molto votati anche Darlington Nagbe, Sam Cronin ("Ha cambiato il volto dei Colorado Rapids"), Tommy McNamara (NYCFC), Kelyn Rowe (New England), e Eric Alexander (Houston Dynamo). Assente dalla lista dei sottovalutati Sebastian Giovinco, anche se l'80% dei votanti ha dichiarato che l'attaccante del Toronto FC non è stato considerato in maniera adeguata in ottica MVP award 2016. Giovinco will be front-runner for MVP #TFC https://t.co/nkEMVQWyQW pic.twitter.com/8lRwkZ0qRM — Toronto FC Report (@fanly_torontofc) March 3, 2017

Calcio - Socceritalia

Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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