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Finale MLS Cup: Heaps vuol battere la maledizione del New England
Scritto il 2014-12-06 da Franco Spicciariello su MLS

La prima sconfitta fu dolorosa, ma tollerabile, scrive il bravo Brian Straus su SI.com. Si giocava a Foxboro, nello stadio del New England Revolution - anche se tecnicamente si trattava di campo neutro - coi Revs giunti sino alla finale di MLS Cup 2002 da assoluti sfavoriti con alle spalle una stagione mediocre. Ma si sa che i playoff possono regalare grandi sorpres. Dall'altra parte c'erano il LA Galaxy vincitori del Supporters Shield (che va alla migliore della regular season), che però la squadra di Steve Nicol riuscì a costringere sino ai supplementari, quando fu un gol del letale Carlos Ruiz a regalare il trofeo a LA.

Già la seconda però iniziava ad essere troppo. Era il 2005, e stavolta erano i Revs i favoriti contro i medicori Galaxy di quella stagione. Ma ancora una volta è bastato un gol in pieno recupero di Pando Ramírez, guatemalteco come Ruiz,a rovinare l'annata del New England.

"Era metà del 2006. Ero anche rimasto fuori dalla rosa dei Mondiali e mi dissi 'Sono stufo di questa merda'. Andai in un negozio di metalli a Boston e chisi se le medagli [del secondo posto] potevano trasformarsi in una catena", ha raccontato a Sports Illustrated l'ex centravanti del New England e della Nazionale USA Taylor Twellman, oggi opinonista per la ESPN. "Mi disse che me ne sarebbe servita un'altra. Mai avrei immaginato di perderne altre due". A differenza di suo papà Tim Twellman, che nel 1984 vinse la finale del NASL Soccer Bowl giocando in porta col Chicago Sting.

Perdere quattro finali in sei anni è abbastanza inconcepibile (l'unico altro caso negli sport USA è quello dei Buffalo Bills della NFL), ma è quello che è successo al New England Revolution e a Twellman, che la terza medaglia - quella del 2006 - l'ha abbandonata nello spogliatoio del Pizza Hut Park dopo la sconfitta contro la Houston Dynamo, mentre quella del 2007 (ancora contro Houston!) l'ha invece gettata in un cestino del RFK Stadium. "Non so chi mai le avrebbe tenute. Chi si ricorda dei secondi posti?".

In genere i tifosi, sarebbe la risposta più corretta. Ma un altro che si ricorda bene quelle sconfitte è l'attuale allenatore dei Revs, il 38enne  ex difensore Jay Heaps, unico insieme a Twellman e all'ex top assist man della MLS Steve Ralston a giocare in tutte e quattro le finali perse.

Heaps ricorda quella del 2002 come "una grande storia", mentre nel 2005 e 2007 i Revs "avrebbero dovuto vincere", raccontando anche recentemente suo figlio di tre anni ha trovato la medaglia del 2005 in fondo ad un cesto dei giochi. Ma la sconfitta del 2006 è definita da Heaps come "personalmente devastante".

I Revs infatti andarono in vantaggio su Houston con Taylor Twellman al 113', per vedersi poi recuperare dopo solo un minuto da Brian Ching. Calci di rigore: il decimo lo tira proprio Heaps, che sbaglia consegnando il pallone nelle braccia di Pat Onstad, e la MLS Cup alla Dynamo. Da buon terzino destro i rigori non erano certo la sua specialità, ma ebbe il coraggio di prendersi la responsabilità dopo che vari suoi compagni avevano rinunciato, un po' come aveva fatto Falcao in occasione dei rigori della finale di Coppa dei campioni tra AS Roma e Liverpool, un qualcosa che molti tifosi giallorossi non gli hanno mai perdonato.

"Se otto anni fa mi avessero detto che dopo aver sbagliato quel rigore - uno dei peggiori che abbia mai visto - Heaps un giorno avrebbe allenato la squadra portandola sino alla finale di MLS Cup…" racconta Twellman. "Ero seduto in quella stanza e lo vedevo piangere attraverso le telefonate che arrivavano, ed era un uomo. Ma l'ha presa da uomo. Glielo dico ancora, 'Non hai avuto paura di sbagliare'".

Il rigore sbagliato da Jay Heaps nella finale di MLS Cup 2006

Di quell'ultima finale ci sono solo Shalrie Joseph ed Andy Dorman a far parte del gruppo, e nessuno dei due è previsto scendere in campo domani sera (diretta h21.20 su Fox Sports 2 HD) allo StubHub Center per la finale contro i Galaxy. Ma quelle sconfitte rimangono nel DNA dei Revs. Heaps ha spiegato a SI.com di come sia orgoglioso del modo in cui i suoi ex compagni sono ricordati. Quei Revs erano una squadra di grande talento, con gente quale Matt Reis in porta, Michael Parkhurst, Carlos Llamosa, Clint Dempsey e Daniel Hernandez. Ma purtroppo nello sport sono le vittorie in genere a segnare la storia. "Se avessimo vinto due o tre di quelle partite, saremmo ricordati come una 'dynasty', e non semplicemente come un ottimo team. Vincere le grandi partite conta".

Il Revolution non ci riuscì, e la sua corsa finì lì. Una commozione cerebrale ha costretto Twellman al ritiro. Poco dopo è toccato a Heaps e Ralston, mentre Dempsey e Parkhurst sono volati all'estero. Da allora i tifosi dei Revs sono stati costretti ad assistere a campionati mediocri, coi Revs quasi sempre fuori dai playoff. E con l'aumentare delle sconfitte, i dubbi sull'impegno della famiglia Kraft - proprietaria anche dei New England Patriots della NFL - sono inziati ad emergere pubblicamente. Dubbi poi esplosi proprio con l'assunzione di Heaps, all'epoca opinionista televisivo con un impiego da trader di banca. Ma, ancora una volta, Heaps non ha avuto paura di fallire.

"La domanda è se Jay sia stato assunto - almeno in parte . perché è uno di casa ed ha accettato un contratto al ribasso? Certo! Ma tocca a Jay far funzionare le cose. E questo è il suo successo maggiore", spiega Twellman. "Sono stato alle ultime due combines per i college, e il nome di Jay esce fuori ogni volta che parlo coi ragazzi. Ha quel qualcosa che spinge i ragazzi a voler giocare per lui. Qualunque cosa abbia fatto, ha reso i Revs un'organizzazione per la quale i giovani vogliono giocare".

I complimenti arrivano anche dall'ala Chris Tierney, al New England dal 2008: "Con l'arrivo di Jay molte cose sono cambiate. merito suo. Non riesco ad immaginare uno staff che lavora più durp di quanto faccia il suo. E' vero, il club si è preso un sacco di critiche per la scelta, ma ha funzionato. Da quando c'è Jay in carico, le cose sono molto cambiate in termini di livello di professionalità. Siamo cresciuti". Una serie di affermazioni che certamente lo scozzese Steve Nicol, per anni allenatore dei Revs e da giocatore ex Liverpool (era in campo nella finale di di Coppa dei Campioni contro la AS Roma, e sbagliò il primo rigore), non avrà piacere a leggere.

"Jay ha voluto inizare dagli spogliatoi, rifatti completamente; da un nuovo sistema video. Piccole cose che però ci hanno fatto sentire di essere in un ambiente più professionale".

Per Tierney domani sarà una serata speciale. 28 anni, è nativo di Wellesley, Mass., non lontano da Boston, e da ragazzino festeggiava i compleanni ai match dei Revs, ed era in lacrime quando nel 2002 il gol di Ruiz distrusse le speranze di vincere la MLS Cup. "E' strano oggi essere coinvolto da questa parte. Persino al college seguivo tutte le partite dei Revs ovunque potessi. Da professionista ci provi a mettere da parte il tuo tifo da bambino, ma per me è davvero importante vincere questa".

Heaps, avendo chiaro come la forza dei "suoi" Revs fosse quella di un gruppo coeso, ha deciso di costruirsi il suo nuovo gruppo. Ha dato fiducia a ragazzi giovani e di talento che forse ne avevano persa in sé stessi, come Charlie Davies, Teal Bunbury e il finalista per il premio MVP Lee Nguyen. E poi, al momento giusto, è arrivato Jermaine Jones. Un investimento che ha sorpreso molti, vista la reputazione della proprietà dei Revs, considerata un po' "tirata".

Insieme al GM Mike Burns, Heaps ha costruito una squadra bellla da vedere e dura da giocare, anche più di quella in cui giocava lui. Ha portato con sé una cultura, e il New England se n'è accorto, come dimostra la crescita del 30% nel numero di spettatori allo stadio negli ultimi quattro anni.

I Revs oggi hanno di nuovo il rispetto della MLS, ma non ancora un titolo. E la famiglia Kraft, che tanto ha vinto coi Patriots - tre SuberBowl dal 2002 ad oggi - ci tiene molto, viste anche le vittorie in città di Bruins, Red Sox e Celtics negli ultimi 15 anni: mancano solo i Revs.

"So quanto siano impegnati nel calcio, e lo so da quando sono arrivato in questo club. Hanno fatto per il calcio [in questo paese] molto più di quanto sia dato a loro credito", spiega Heaps, aggiungendo che ogni volta che il nome di un "top player" è uscito fuori "non ho mai sentito dire 'Non si può fare, costa troppo'". La MLS Cup vuol dire molto per me e per la famiglia Kraft", afferma Heaps.

Un impegno, quello dei Kraft, su cui si scioglierebbe ogni dubbio se - come sembra - riuscissero finalmente costruire uno stadio da calcio a Boston. I Revs infatti sono costretti a giocare all'enorme (68.756 posti) Gillette Stadium di Foxboro, ad oltre 40km dalla capitale del Massachusetts. Uno stadio da 20/25mila posti ben collegato in una città come Boston, fatta anche di decine di migliaia di studenti e giovani professionisti - il target della MLS - potrebbe finalmente elevare il New England Revolution al livello degli altri club locali.

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