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Finale MLS Cup: Heaps vuol battere la maledizione del New England
Scritto il 2014-12-06 da Franco Spicciariello su MLS

La prima sconfitta fu dolorosa, ma tollerabile, scrive il bravo Brian Straus su SI.com. Si giocava a Foxboro, nello stadio del New England Revolution - anche se tecnicamente si trattava di campo neutro - coi Revs giunti sino alla finale di MLS Cup 2002 da assoluti sfavoriti con alle spalle una stagione mediocre. Ma si sa che i playoff possono regalare grandi sorpres. Dall'altra parte c'erano il LA Galaxy vincitori del Supporters Shield (che va alla migliore della regular season), che però la squadra di Steve Nicol riuscì a costringere sino ai supplementari, quando fu un gol del letale Carlos Ruiz a regalare il trofeo a LA.

Già la seconda però iniziava ad essere troppo. Era il 2005, e stavolta erano i Revs i favoriti contro i medicori Galaxy di quella stagione. Ma ancora una volta è bastato un gol in pieno recupero di Pando Ramírez, guatemalteco come Ruiz,a rovinare l'annata del New England.

"Era metà del 2006. Ero anche rimasto fuori dalla rosa dei Mondiali e mi dissi 'Sono stufo di questa merda'. Andai in un negozio di metalli a Boston e chisi se le medagli [del secondo posto] potevano trasformarsi in una catena", ha raccontato a Sports Illustrated l'ex centravanti del New England e della Nazionale USA Taylor Twellman, oggi opinonista per la ESPN. "Mi disse che me ne sarebbe servita un'altra. Mai avrei immaginato di perderne altre due". A differenza di suo papà Tim Twellman, che nel 1984 vinse la finale del NASL Soccer Bowl giocando in porta col Chicago Sting.

Perdere quattro finali in sei anni è abbastanza inconcepibile (l'unico altro caso negli sport USA è quello dei Buffalo Bills della NFL), ma è quello che è successo al New England Revolution e a Twellman, che la terza medaglia - quella del 2006 - l'ha abbandonata nello spogliatoio del Pizza Hut Park dopo la sconfitta contro la Houston Dynamo, mentre quella del 2007 (ancora contro Houston!) l'ha invece gettata in un cestino del RFK Stadium. "Non so chi mai le avrebbe tenute. Chi si ricorda dei secondi posti?".

In genere i tifosi, sarebbe la risposta più corretta. Ma un altro che si ricorda bene quelle sconfitte è l'attuale allenatore dei Revs, il 38enne  ex difensore Jay Heaps, unico insieme a Twellman e all'ex top assist man della MLS Steve Ralston a giocare in tutte e quattro le finali perse.

Heaps ricorda quella del 2002 come "una grande storia", mentre nel 2005 e 2007 i Revs "avrebbero dovuto vincere", raccontando anche recentemente suo figlio di tre anni ha trovato la medaglia del 2005 in fondo ad un cesto dei giochi. Ma la sconfitta del 2006 è definita da Heaps come "personalmente devastante".

I Revs infatti andarono in vantaggio su Houston con Taylor Twellman al 113', per vedersi poi recuperare dopo solo un minuto da Brian Ching. Calci di rigore: il decimo lo tira proprio Heaps, che sbaglia consegnando il pallone nelle braccia di Pat Onstad, e la MLS Cup alla Dynamo. Da buon terzino destro i rigori non erano certo la sua specialità, ma ebbe il coraggio di prendersi la responsabilità dopo che vari suoi compagni avevano rinunciato, un po' come aveva fatto Falcao in occasione dei rigori della finale di Coppa dei campioni tra AS Roma e Liverpool, un qualcosa che molti tifosi giallorossi non gli hanno mai perdonato.

"Se otto anni fa mi avessero detto che dopo aver sbagliato quel rigore - uno dei peggiori che abbia mai visto - Heaps un giorno avrebbe allenato la squadra portandola sino alla finale di MLS Cup…" racconta Twellman. "Ero seduto in quella stanza e lo vedevo piangere attraverso le telefonate che arrivavano, ed era un uomo. Ma l'ha presa da uomo. Glielo dico ancora, 'Non hai avuto paura di sbagliare'".

Il rigore sbagliato da Jay Heaps nella finale di MLS Cup 2006

Di quell'ultima finale ci sono solo Shalrie Joseph ed Andy Dorman a far parte del gruppo, e nessuno dei due è previsto scendere in campo domani sera (diretta h21.20 su Fox Sports 2 HD) allo StubHub Center per la finale contro i Galaxy. Ma quelle sconfitte rimangono nel DNA dei Revs. Heaps ha spiegato a SI.com di come sia orgoglioso del modo in cui i suoi ex compagni sono ricordati. Quei Revs erano una squadra di grande talento, con gente quale Matt Reis in porta, Michael Parkhurst, Carlos Llamosa, Clint Dempsey e Daniel Hernandez. Ma purtroppo nello sport sono le vittorie in genere a segnare la storia. "Se avessimo vinto due o tre di quelle partite, saremmo ricordati come una 'dynasty', e non semplicemente come un ottimo team. Vincere le grandi partite conta".

Il Revolution non ci riuscì, e la sua corsa finì lì. Una commozione cerebrale ha costretto Twellman al ritiro. Poco dopo è toccato a Heaps e Ralston, mentre Dempsey e Parkhurst sono volati all'estero. Da allora i tifosi dei Revs sono stati costretti ad assistere a campionati mediocri, coi Revs quasi sempre fuori dai playoff. E con l'aumentare delle sconfitte, i dubbi sull'impegno della famiglia Kraft - proprietaria anche dei New England Patriots della NFL - sono inziati ad emergere pubblicamente. Dubbi poi esplosi proprio con l'assunzione di Heaps, all'epoca opinionista televisivo con un impiego da trader di banca. Ma, ancora una volta, Heaps non ha avuto paura di fallire.

"La domanda è se Jay sia stato assunto - almeno in parte . perché è uno di casa ed ha accettato un contratto al ribasso? Certo! Ma tocca a Jay far funzionare le cose. E questo è il suo successo maggiore", spiega Twellman. "Sono stato alle ultime due combines per i college, e il nome di Jay esce fuori ogni volta che parlo coi ragazzi. Ha quel qualcosa che spinge i ragazzi a voler giocare per lui. Qualunque cosa abbia fatto, ha reso i Revs un'organizzazione per la quale i giovani vogliono giocare".

I complimenti arrivano anche dall'ala Chris Tierney, al New England dal 2008: "Con l'arrivo di Jay molte cose sono cambiate. merito suo. Non riesco ad immaginare uno staff che lavora più durp di quanto faccia il suo. E' vero, il club si è preso un sacco di critiche per la scelta, ma ha funzionato. Da quando c'è Jay in carico, le cose sono molto cambiate in termini di livello di professionalità. Siamo cresciuti". Una serie di affermazioni che certamente lo scozzese Steve Nicol, per anni allenatore dei Revs e da giocatore ex Liverpool (era in campo nella finale di di Coppa dei Campioni contro la AS Roma, e sbagliò il primo rigore), non avrà piacere a leggere.

"Jay ha voluto inizare dagli spogliatoi, rifatti completamente; da un nuovo sistema video. Piccole cose che però ci hanno fatto sentire di essere in un ambiente più professionale".

Per Tierney domani sarà una serata speciale. 28 anni, è nativo di Wellesley, Mass., non lontano da Boston, e da ragazzino festeggiava i compleanni ai match dei Revs, ed era in lacrime quando nel 2002 il gol di Ruiz distrusse le speranze di vincere la MLS Cup. "E' strano oggi essere coinvolto da questa parte. Persino al college seguivo tutte le partite dei Revs ovunque potessi. Da professionista ci provi a mettere da parte il tuo tifo da bambino, ma per me è davvero importante vincere questa".

Heaps, avendo chiaro come la forza dei "suoi" Revs fosse quella di un gruppo coeso, ha deciso di costruirsi il suo nuovo gruppo. Ha dato fiducia a ragazzi giovani e di talento che forse ne avevano persa in sé stessi, come Charlie Davies, Teal Bunbury e il finalista per il premio MVP Lee Nguyen. E poi, al momento giusto, è arrivato Jermaine Jones. Un investimento che ha sorpreso molti, vista la reputazione della proprietà dei Revs, considerata un po' "tirata".

Insieme al GM Mike Burns, Heaps ha costruito una squadra bellla da vedere e dura da giocare, anche più di quella in cui giocava lui. Ha portato con sé una cultura, e il New England se n'è accorto, come dimostra la crescita del 30% nel numero di spettatori allo stadio negli ultimi quattro anni.

I Revs oggi hanno di nuovo il rispetto della MLS, ma non ancora un titolo. E la famiglia Kraft, che tanto ha vinto coi Patriots - tre SuberBowl dal 2002 ad oggi - ci tiene molto, viste anche le vittorie in città di Bruins, Red Sox e Celtics negli ultimi 15 anni: mancano solo i Revs.

"So quanto siano impegnati nel calcio, e lo so da quando sono arrivato in questo club. Hanno fatto per il calcio [in questo paese] molto più di quanto sia dato a loro credito", spiega Heaps, aggiungendo che ogni volta che il nome di un "top player" è uscito fuori "non ho mai sentito dire 'Non si può fare, costa troppo'". La MLS Cup vuol dire molto per me e per la famiglia Kraft", afferma Heaps.

Un impegno, quello dei Kraft, su cui si scioglierebbe ogni dubbio se - come sembra - riuscissero finalmente costruire uno stadio da calcio a Boston. I Revs infatti sono costretti a giocare all'enorme (68.756 posti) Gillette Stadium di Foxboro, ad oltre 40km dalla capitale del Massachusetts. Uno stadio da 20/25mila posti ben collegato in una città come Boston, fatta anche di decine di migliaia di studenti e giovani professionisti - il target della MLS - potrebbe finalmente elevare il New England Revolution al livello degli altri club locali.

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L'ESPN FC ha pubblicato il risultato di un sondaggio anonimo, che ha visto 140 risposte da parte dei giocatori di 21 club (il New York City FC non ha partecipato). Il sondaggio ci dice che è, secondo i giocatori, il collega più cattivo della lega, il più sottovalutato e il più sopravvalutato. Il più cattivo Il centrocampista cubano dei Seattle Sounders Osvaldo Alonso (nella foto in tackle) è considerato in assoluto il più cattivo della MLS, con ben il 25% dei voti. "Prende un sacco di ammonizioni. Magari non è il più cattivo, ma va dritto sull'uomo", ha spiegato un giocatore". Nonostante la reputazione tra i colleghi, Alonso è stato espulso solo tre volte nei suoi 9 anni in MLS, di cui due nel 2013 e una l'anno scorso per una rissa con Will Bruin. "Penso sia un giocatore eccezionale, ma per il fatto che gioca in un grande team forse gli arbitri hanno del timore reverenziale rispetto a come trattano altri giocatori", spiega un altro suo collega. La sudditanza psicologica c'è anche negli USA quindi. Alonso venne squalificato nel 2015 dopo una prova TV per aver scalciato il centrocampista dei NY Red Bulls (ed ex Padova) Felipe Martins, a sua volta secondo in classifica con l'11% dei voti. "Sta sempre a lamentarsi. E' uno dei peggiori contro cui abbia giocato", è uno dei commenti. "E' un agitatore, fa un sacco di cose non punibili magari, ma se le persone sapessero rimarrebbero male impressionate", ha detto un altro. Terzo in classifica si piazza Jermaine Jones, appena trasferitosi ai LA Galaxy. Un giocatore ha raccontato che Jones una volta gli ha detto: "Io ho i soldi, tu no". Altri giocatori meritevoli di menzione: Kendall Waston (Vancouver), Diego Chara (Portland Timbers), Aurelien Collin (NYRB) e Clint Dempsey (Seattle). Il più sopravvalutato Per il secondo anno consecutivo è stato votato Mix Diskerud, peraltro appena trasferitosi agli svedesi dell'IFK Goteborg. Fuori squadra dalla scorsa estate, Diskerud è in Svezia in prestito. Nazionale USA, Diskerud ha ricevuto il 16% dei voti, più del doppio di qualunque altro calciatore MLS. I suoi colleghi, evidentemente, hanno considerato il suo contratto da $761.250 del 2016. "Col salario che ha dovrebbe essere un numero uno... Per quello che ha fatto e non ha fatto, il più sopravvalutato non può che essere Mix". Secondo in classifica Michael Bradley col 7%., il cui contratto da $6 milioni annui è evidentemente considerato eccessivo per quanto messo in mostra col Toronto FC. Un altro nazionale USA molto votato è stato il centrocampista della Philadelphia Union Alejandro Bedoya (5%), che ha preceduto Jozy Altidore del Toronto FC (4%) e Jermaine Jones (2%). Un buon 4% è arrivato anche per l'ex di Milan e Juventus Andrea Pirlo (NYCFC), accompagnato da un commento di un collega: "Non vorrei mai averlo in squadra. non si muove". Un altro: "Senza mancare di rispetto, ma non penso c'entri molto con la MLS. In parte perché gioca allo Yankee Stadium che é un po' troppo stretto, dall'altra mi sembra che il meglio lo abbia già dato". Più sottovalutati Il più sottovalutato, per il secondo anno consecutivo, è stato indicato dai colleghi in Dax McCarty col 9% dei voti. Dopo anni tra FC Dallas e NY Red Bulls, oggi McCarty gioca per il Chicago Fire di Velyko Paunovic, dove rappresenta una presenza fondamentale. E dallo scorso gennaio è finalmente uno da Nazionale, dopo l'esordio concessogli da Bruce Arena. "Fa tutto in campo", ha detto un giocatore di McCarty. "Si parla di un giocatore solido in tutto. Fa tutto molto bene". A seguire McCarty il centrocampista dei Portland Timbers Diego Chara. "Un motore incredibile", il commento di un suo collega. In lista ci sono poi Sebastian Lletget (LA Galaxy) col 6% e Ignacio Piatti (Montreal Impact) col 3%. Molto votati anche Darlington Nagbe, Sam Cronin ("Ha cambiato il volto dei Colorado Rapids"), Tommy McNamara (NYCFC), Kelyn Rowe (New England), e Eric Alexander (Houston Dynamo). Assente dalla lista dei sottovalutati Sebastian Giovinco, anche se l'80% dei votanti ha dichiarato che l'attaccante del Toronto FC non è stato considerato in maniera adeguata in ottica MVP award 2016. Giovinco will be front-runner for MVP #TFC https://t.co/nkEMVQWyQW pic.twitter.com/8lRwkZ0qRM — Toronto FC Report (@fanly_torontofc) March 3, 2017

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Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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