SPORT
Roberto Bettega e le ultime fiammate a Toronto
Scritto il 2014-12-27 da Franco Spicciariello su History
L'annuncio arriva il 27 gennaio 1983, con La Stampa di Torino che titola così: "Bettega al Toronto dopo 13 anni di Juve" che ne racconta la bellissima carriera in una sorta di "coccodrillo".
Grazie ai meccanismi dello svincolo (ha 32 anni), che per lui diventerà operante quest'anno, il giocatore bianconero sarà libero e potrà trasferirsi in Nord America. Non è una novità che Bettega abbia già allacciato rapporti con il Cosmos. Ma questa ipotesi è svanita, davanti ad un'offerta molto più allettante propostagli dal Toronto Blizzard, la società canadese che ha già tesserato in passato giocatori della Juventus, come Francesco Morini, ora d.s. del club bianconero, e Giampaolo Boniperti, figlio del presidente. [...] Bettega vuole fare una nuova esperienza di vita, in un Paese dove potrebbe fra l'altro perfezionare la lingua inglese [...] Un distacco consensuale, reso necessario da due esigenze: quella del giocatore, che sente giustamente il bisogno di giocare ancora, e quella della Juventus che nei suoi programmi intende, nella maniera meno dolorosa possibile, apportare alcuni ritocchi di restauro alla squadra per allungare un ciclo che ha già dato tanti frutti e moltissimi scudetti.
Bettega è uno degli ultimi grandi nomi a sbarcare in Nordamerica. Nel 1983 infatti, il soccer aveva ormai preso la china discendente, e il campionato avrebbe chiuso di lì a due anni. A Toronto si ritrova in una squadra di buon livello per la NASL (North American Soccer League) costruita da Clive Toye, il manager che aveva reso i grandi i Cosmos portando Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto a New York. Di giocatori "veri" a fianco però se ne trova pochi, tra cui il portiere svedese Jan Moller, ex Malmoe, e i difensori Conny Carlsson e il nordirlandese Jimmy Nicholl, ex Manchester United e reduce dai Mondiali di Spagna, oltre al sudafricano Ace Ntsoelengoe. In panchina Bobby Houghton, ex calciatore del Fulham e in seguito una carriera da allenatore giramondo che nel 1996 lo ha visto poi passare anche per la i Colorado Rapids nella neonata MLS, e guidare le nazionali di Cina, India e Uzbekistan.
L'idea Toronto è proposta a Bettega (e lo stesso fece poi con Del Piero nel 2012, senza successo però) dal suo ex compagno di squadra Francesco "Morgan" Morini, che in Canada era andato a chiudere la carriera nel 1980: "Se vuoi un'esperienza nuova potresti provare con il Canada. Ti ricordi che sono stato una stagione nella Nasl, due anni fa... esperienza stupenda. A Toronto ci sono tanti italiani, poi puoi imparare l'inglese, magari a te che vuoi fare il dirigente potrebbe servire, al tuo posto ci farei un pensierino". La trattativa inizia nell'aprile 1982, come racconta la "Toronto Gazette", e presto i canadesi prevalgono su un Cosmos ormai in via di dismissione, allora in mano a Chinaglia.
Bettega termina la stagione con la Juventus in maniera amara - Scudetto alla AS Roma e Coppa dei Campioni persa in finale ad Atene per il gol fantasma di Felix Magath - e sbarca in Canada a stagione in corso (il campionato americano a giugno è già a metà strada. L'esordio arriva in amichevole, il 2 giugno 1983, in un 2-1 contro il Nottingham Forest (squadra oggi relegato nell'oscurità del Championship, ma che con in panchina il mitico Brian Clough vinse la Coppa dei Campioni nel 1979 e 1980, e fu semifinalista UEFA nel 1984), con Bobby-gol ormai trasformato in centrocampista. L'esordio vero pochi giorni dopo, migliore in campo (nonostante le vesciche causate dal sintetico), ma con Toronto sconfitto 4-1 ai rigori dai Vancouver Whitecaps.

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22 maggio 1997 - Bettega esulta dopo il gol alla Sampdoria che per la Juventus vale lo Scudetto 1977

Commenta così Bettega a La Stampa dell'8 giugno 1983:

«E' calcio vero anche sulla moquette. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma non Immaginavo che, a trentatré anni, avrei quasi dovuto ricominciare da capo. Non è un calcetto, come qualcuno in Italia può pensare: è vero football — assicura Bettega —. La matrice è tipicamente inglese, il pallone non si ferma mai e viaggia dalla difesa agli attaccanti, che fanno da "sponda" un po' come Withe, il centravanti dell'Aston Villa, per favorire le conclusioni del centrocampisti. Poiché non esiste il pareggio, prevalgono la mentalità offensiva, il ritmo e la corsa. Per ora il problema maggiore è il campo, una "moquette" sottile incollata al cemento, sulla quale il pallone rimbalza moltissimo: sull'erba 1 valori tecnici emergono di più, ma questa nuova esperienza mi eccita, cosi come mi piace lo spirito della squadra, la combattività, la voglia di vincere che l'anima e che mi contagia».
Pochi giorni dopo arriva anche una serataccia al Giants Stadium, dove i Toronto Blizzard ne prendono 5 (a 1) dai NY Cosmos - doppiette di Chinaglia e del paraguayano Roberto Cabanas - guidati da un grande Franz Beckenbauer, anche lui autore di una rete.
''Franz può ancora giocare così bene" spiega Bettega al NY Times del 20 giugno 1983. "Come ai vecchi tempi, sembrava volesse attaccare tutto il tempo".
L'8 agosto ecco l'amichevole deis entimenti contro la Juventus, alla prima stagione dopo tanto tempo senza lui e Zoff. Un match finito 0-0 tra i fischi dei 42 mila spettatori, in larga maggioranza immigrati, delusi non tanto dal gioco quanto per la mancanza di gol. Bettega ancora una volta è tra i migliori in campo, anche se Juventus dei campioni del mondo Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi, oltre a Michel Platinì e Zibi Boniek, almeno per un'ora ha fatto valere i diritti della classe superiore nonostante il pessimo «turf» e i pochi giorni di preparazione alle spalle. "Sull'erba anche se a corto di allenamento, i bianconeri avrebbero sicuramente vinto con almeno tre reti di scarto" la sentenza di Omar Sivori (all'epoca collaboratore del Toronto Italia), autore del calcio d'inizio. Da notare che in campo con la Juve c'era anche Nicola Caricola, che nel 1996 volerà ai NY MetroStars nell'anno di fondazione della MLS.
La franchigia di Toronto centra il traguardo dei play-off con una regular season di 16 vittorie e 14 sconfitte, ed una media di 51 goal segnati e 48 subiti, chiudendo al terzo posto la Eastern Conference, e con una media spettatori a partita di 11.630. Nella prima dei playoff il Blizzard perde contro i Vancouver Whitecaps (che presentavano un giovane Peter Bearsdley in prestito, l'olandese Frans Thijssen e il tedesco ex Ajax Arno Steffenhagen) per 1-0, ma vince al ritorno per 4-3, determinando così un altro match di spareggio con risultato che arride ai Blizzard per 1-0. Nelle semifinali Toronto sconfigge i Golden Bay (ex San Jose) Eearthquakes di Slavisa Zungul (probabilmente il più grande calciatore 'indoor' della storia) per 1-0 e 2-0. Nel frattempo i Cosmos di Giorgio Chinaglia all'ultima stagione in campo finiscono fuori subito, sconfitti dal Montreal Manic allenato da Eddie Firmani, mentre la sorpresa arriva dai Tulsa Roughnecks che eliminando proprio Montreal finisco a giocarsi il Soccer Bowl 1983 a Vancouver contro Toronto.
Il gruppo di Bettega arriva alla finale da netto favorito, grazie anche ad un super Ntsolengoe rientrato dopo un'operazione in tempo per i playoff, e con davanti una squadra di sconosciuti - gli stessi Roughnecks si definivano "un pugno di scarti" - in cui dovrebbe essere assente anche il centravanti e cannoniere Ron Futcher, squalificato per somma di ammonizioni. Ma evidentemente per Bettega non è l'anno buono: prima il commissioner della NASL Howard Samuels decide di annullare la squalifica di Futcher"per il bene del gioco", e poi  Tulsa va a vincere 2-0 il Soccer Bowl con i gol dello jugoslavo (cresciuto nel Queens) Njega Pesa al 56' e proprio del "graziato" Futcher al 62' davanti ai 53.326 del vecchio B.C. Place Stadium di Vancouver, dove i tifosi erano ancora arrabbiati per l'eliminazione subita dai Caps con Toronto.
In tutto Bettega mette insieme 16 presenze con 2 gol e 8 assist, e a ottobre torna in Italia, allenandosi con la Juventus per tenersi in forma. Sulla NASL ha le idee chiare:
"Indipendentemente dalla mia venuta, a Toronto s'è rivitalizzato il calcio per merito dei dirigenti. Ma Toronto è un'isola in un oceano immenso e quanto sta accadendo qui non ha riflessi negli Stati Uniti. Ogni squadra respira il suo ambiente. Calcisticamente è un pianeta nato con grandi errori di base. Si dovrebbe dare un colpo di spugna per cancellarli"
Non accadrà, purtroppo. Intanto il Toronto riprende la preparazione per la stagione successiva partendo dall'Italia. I primi di aprile Bettega torna infatti in campo al Dall'Ara di Bologna controla  Juve (0-0), mentre tre giorni dopo ad Alassio affronta la Sampdoria del suo ex compagno Liam Brady (vittoria 3-2 dei blucerchiati con gol di Gianfranco Bellotto, Trevor Francis [anche lui ex NASL coi Detroit Express] e Francesco Casagrande, Bettega di testa e Randy Ragan per Toronto). Segue una serie di sconfitte con Inter (2-0), Triestina (3-0) e Livorno (4-0).

Il Toronto Blizzard schierato per l'amichevole pareggiata 0-0 a Bologna contro la Juventus

La NASL avvia la stagione 1984 con solo 9 squadre, quattro delle quali - Chicago, San Diego, Tampa Bay e Tulsa - a serio rischio finanziario, mentre la franchigia Montreal - grande successo in campo e fuori - viene rinominata "Team Canada": non certo una scelta intelligente in un Quebec francofono che tanto canadese non si è mai sentito. E infatti il pubblico abbandona presto la squadra, che chiuderà a fine stagione.
Ad agosto intanto Bettega affronta ancora una volta la Juventus, volata in Nordamerica per una torunée. Stavolta i bianconeri vincono per 2-1 con reti di Boniek al 27° e di Antonio Cabrini al 61° e del sudafricano Ntsoelangoe, con qualche colpo proibito tra i vecchi amici Bettega e Sergio Brio (con lo stopper che ci ha anche rimesso un dente).
Chiusa la Eastern Conference dietro Chicago e battuti in semifinale i San Diego Sockers del polacco Kazimierz Deyna (autore del secondo gol nel match che ha eliminato gli Azzurri ai Mondiali 1974), per la seconda volta consecutiva Toronto vola sino alla finale, grazie ai gol di Bettega e dell'inglese David Byrne, e alle parate essenziali dell'ex Crystal Palace Paul Hammond. In finale l'avversario stavolta è il Chicago Sting del cannoniere tedesco Karl-Heintz Granitza e del polacco Seninho (già Porto e NY Cosmos), ma si gioca al meglio dei tre match per la prima volta dal 1975. Toronto parte di nuovo favorita, ma in entrambi i match finisce sconfitta: 2-1 a Chicago e 3-2 in casa il 21 settembre, match in cui il Blizzard va sotto due volte, al 73' proprio Bettega firma il momentaneo 2-2, fino al gol vittoria dell'argentino Pato Margetic, autore di una doppietta (e nel 1988/89 finito al Borussia Dortmund).

Bettega nei playoff 1984 contro i San Diego Sockers

Per Bettega termina una stagione in cui fa vedere di essere ancora un campione, con prestazioni all'altezza della propria fama, come dimostrano anche i numeri: 28 presenze, 8 gol e 13 assist. Allo stesso tempo si chiude così quello che sarebbe stato l'ultimo campionato del calcio professionistico sino alla nascita della MLS nel 1996. A fine stagione infatti Tulsa chiude, e in inverno decidono di passare indoor San Diego, Chicago, Minnesota e NY Cosmos (che però falliranno a metà stagione 1985) . Rimangono le sole Toronto, Tampa Bay, Vancouver e Golden Bay, ma è la fine della NASL e dell'esperienza di Bettega in Canada, anche se sul momento lui non ci crede, avendo un contratto fino al 1985, indeciso se continuare indoor nella MISL o tornare in Italia durante il mercato di "riparazione" (si chiamava così) di ottobre per indossare le maglie di Udinese o Cremonese.
Racconta infatti in un'intervista a La Stampa il 23 ottobre 1984:
«C'è il rischio — ammette Bettega — che si riprenda a giocare solo a metà giugno ma anche se, per assurdo, la 'League' dovesse ridursi a due sole squadre, onorerò fino in fondo il mio impegno. E non è asso- lutamente vero che mi trovo male a Toronto, città bellissima: sarebbe un insulto a gente che mi ha accolto a braccia aperte. Piuttosto il 'feeling' fra squadre e tifosi, a parte le minoranze etniche dei Paesi dove il calcio è amato, non è mai stato ottimo. Gli americani sembrano gradire il 'calcetto' [riferendosi al soccer indoor, NdR] con la formula mista che ricorda il basket e l'hockey». Bettega, che ha rinunciato ad aprire a Toronto una scuola a livello giovanile, ricorda che il «soccer» è boicottato, come lo è stato alle Olimpiadi, e che a coltivarlo sono rimasti in pochi. «C'è perfino chi ha proposto di inserire nel campionato anche le squadre messicane e Haiti ma i viaggi annullerebbero gli incassi: .Tra un paio di mesi saprò se non c'è più vero calcio. Mi spiacerebbe smettere con quello classico per fare esperienza al coperto. E non sarei più utile a nessuno in Italia: sarebbe assurdo giocare solo nel girone di ritorno».
Ma il 2 novembre 1984 è ancora una volta la sfortuna a dare lo stop, stavolta definitivo, alla carriera di Bobby Gol, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto firmare per l'Udinese di Zico e dell'ex compagno Franco Causio, convinto dall'ex compagno nel Varese Ariedo Braida (in seguito colonna della dirigenza del Milan berlusconiano). La sua auto, una A112, esce infatti di strada sull'autostrada Torino-Milano, e il giocatore finisce grave in prognosi riservata all'ospedale con  un forte trauma cranico con frattura dell' occipite.

Bettega si riprende, e a Capodanno è ancora convinto di tornare a giocare a Toronto, ma per lui è la fine di una fantastica carriera raccontata così da La Stampa:

Roberto Bettega, dopo essere cresciuto nelle minori bianconere, fu dirottato (1969) per una stagione al Varese, in serie B, dove ebbe come allenatore Nils Liedholm. Bettega vinse la classifica dei cannonieri (13 gol) e tornò alla Juventus. Cominciò una stupenda carriera, «macchiata» nell'inverno del '72 da una grave malattia, alla quale reagì con una straordinaria forza d'animo. Riprese a giocare all'inizio della stagione '72/73 e il suo talento ebbe modo di esaltarsi attraverso un campionario eccezionale. Divenne presto un uomo guida; i suoi gol, di testa o di piede, erano quasi sempre determinanti. Intelligente e tatticamente impeccabile, costruiva e finalizzava il gioco come se leggesse in un libro calcistico. E nella Juventus ha vinto sette scudetti. Ha debuttato nella Nazionale di Bearzot il 5 giugno del '75, toccando i vertici durante la fase di qualificazione ai mondiali di Argentina e a Buenos Aires. Nel '79-80, con 16 reti, vinse la classifica cannonieri in serie A. Nell'autunno dell'81, in uno scontro con Munaron dell'Anderlecht, il «bomber» juventino denunciò un grave infortunio al ginocchio sinistro. Fu operato con felice esito dal prof. Pizzetti. La convalescenza fu lunga [e gli costò i Mondiali 1982, NdR]. Ed ancora una volta il suo carattere è stato superiore alla sfortuna. Nell'agosto dell'82 la ripresa [...] Sono dati che si commentano da soli e che qualificano la carriera di un campione, protagonista del calcio italiano degli Anni 70-80 e uno dei più grandi di sempre.

Una carriera lunga 13 anni, fatta di 481 match ufficiali (326 partite in campionato, 73 in Coppa Italia, 82 nelle grandi manifestazioni internazionali), 178 gol  (129 in campionato, 22 in Coppa Italia e 27 sulle ribalte europee); 7 Scudetti (il primo nel '72, l'ultimo nell'82), due Coppa Italia (nel 1979 e 1983), una Coppa Uefa (nel 1977), due finali di Coppa dei Campioni (oltre alla finale dell'83 con l'Amburgo, quella persa - sempre ad Atene - contro l'Ajax di Johann Cruyff il 30 maggio del '73).

Lasciato il calcio giocato, mentre ad agosto si parla per lui di un ruolo di amministratore delegato alla Juve, a settembre diventa presentatore i canali Fininvest (rifiutando l'offerta della RAI e facendo inalberare Tito Stagno), dove conduce "Caccia al 13", e poi inizia una lunga collaborazione di successo con Moggi e Giraudo [la Triade, NdR], insieme i quali conquista tanti trofei, lasciando però dopo Calciopoli (da cui esce pulito). Nel dicembre 2009 torna in società come vice direttore generale, fino al saluto definitivo (per ora?) nell'estate del 2010.

bettega italia

Roberto Bettega in Azzurro

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