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George Best nella NASL e il gol più bello di sempre
Scritto il 2014-11-25 da Franco Spicciariello su History

Sono passati nove anni dalla sua scomparsa per i danni fatti al suo fisico da quasi 50 anni di alcool. Ma il nome di George Best rimane immortale nelle menti degli appassionati di calcio e degli almanacchi. Il problema è che quando si scrive di lui il tono è sempre quello del "talento incredibile ma sprecato". Tanto più ciò accade quando si parla della sua esperienza nella NASL, la vecchia North American Soccer League, che a cavallo tra anni '70 e '80 riunì alcuni dei nomi più famosi del calcio mondiale, per quanto molti negli ultimi anni della propria carriera, e spesso dipinti come mercenari (come se gli altri non lo fossero) in cerca di un ultimo assegno. Ma così non fu per Best.

Quando George Best sbarcò in America aveva già vinto tutto a livello di club. Meno fortunato fu ovviamente con la Nazionale dell'Irlanda del Nord, che era come se il Brasile avesse avuto Pelé e nessun altro intorno. Al momento del trasferimento, nel 1975, il Manchester United era in testa alla classifica della Second Division, e certo il giocatore - anzi, l'uomo - aveva già molti problemi, ammessi da lui stesso.

Perché la North American Soccer League?  Non è un segreto che dopo aver cercato per anni di persuadere Pelé a giocare in America, dopo l'arrivo del brasiliano l'obiettivo era diventato Best. Anzi, lo era già da tempo.

Racconta George Best nella sua autobiografia, “The Best”: «... O’Farrell [Frank O’Farrell, allenatore del Manchester United dal 1971/72 al 1973/74, ndr] si rivolse al consiglio di amministrazione... mi avrebbero messo a disposizione per un trasferimento per 300.000 sterline... L’offerta più interessante arrivò da Clive Toye, direttore generale del New York Cosmos, la squadra che aveva vinto la North American Soccer League. La NASL stava iniziando proprio allora ad ingrandirsi e, spalleggiate da alcuni pezzi grossi dell’industria, le squadre cominciavano a spendere un sacco di soldi per acquistare calciatori famosi provenienti da tutto il mondo. La cosa mi attraeva anche perchè mi sembrava un taglio netto con il passato. Se fossi entrato in un’altra squadra inglese mi sarei ritrovato in mezzo al solito vecchio circo, ai soliti vecchi problemi. Andare in America avrebbe invece voluto dire ricominciare da capo, trovarmi in un posto dove potevo andarmene in giro senza che nessuno mi riconoscesse. Ricominciai a pensare che i miei problemi avrebbero potuto svanire se avessi cambiato aria. Il Cosmos era di proprietà della Warner Communication e uno dei loro dirigenti di punta, Gordon Bradley, mi invitò a fare un salto da lui per dare un occhiata. Così scesi al Wessex House Hotel, davanti a Central Park, e vi rimasi per quasi una settimana mentre quelli del Cosmos mi scarrozzavano in giro e mi spiegavano i loro piani. Era tutto fatto in grande e la cifra che erano pronti a scucire per me era più che accettabile. Ma volevano che prestassi la mia immagine a molte campagne pubblicitarie e, come era ragionevole aspettarsi, che mi trasferissi a New York in pianta stabile. La cosa non mi andava. New York è una città fantastica, adoro immergermi per qualche giorno nella sua follia. Ma l’idea di andarci a vivere non mi attraeva granché...». C’erano però anche problemi legati ai soci in affari di Best in Gran Bretagna. E infatti George Best non indosserà mai la maglia dei Cosmos. E così, come poi accadde anche per Johann Cruyff, Best finì a Los Angeles.

La North American Soccer League all'epoca stava avendo grosse difficoltà a lanciare il calcio a LA. Il primo club fu in realta quello dei Wolverhampton Wanderers, "travestiti" da LA Wolves nella lega United Soccer Association, che ebbe vita breve. La USA si era modellata sulla International Soccer League di Bill Cox, un torneo estivo (50 anni prima di quelli attuali) che vedeva team europei e sudamericani giocare nelle varie città diventando un team "locale": ad esempio il Cagliari si trasformò in Chicago Mustangs. Un esperimento che ebbe successo in gran parte delle città, ma che non fu abbastanza per lanciare quello sporto "europeo" a Los Angeles.

A seguido della fusione tra USA e NPSL che diede vita alla North American Soccer League nel  1968, LA vide per un altro anno giocare gli LA Wolves, senza però i giocatori del Wolverhampton, e chiaramente il livello scese di molto. A fine stagione il club chiuse, lasciando la città degli angeli senza calcio per cinque anni. Avendo la necessità di essere presente sulla West Coast, la NASL lanciò i Los Angeles Aztecs nel 1974, insieme ad altri quattro club che si affacciavano sul Pacifico. E gli Aztecs iniziarono alla grande, vincendo subito il titolo NASL sotto la guida dell'italo-americano Alex Perolli, bravo a gestire un "team poliglotta" fatto di giocatori provenienti da Argentina, Brasile, Messico, Trinidad, Uruguay e ovviamente Stati Uniti. Best arrivò due anni dopo, convincendo gli Aztecs ad ingaggiare anche il suo amico Bobby McAlinden, cresciuto nelle giovanili del Manchester City e con alle spalle una carriera nelle divisioni minori.

Entrambi iniziarono bene a LA, con il campionato che presentava un livello di qualità abbastanza elevato da soddisfare Best, specialmente quando c'erano i grandi match contro club come NY Cosmos o Ft. lauderdal Strikers. Ma giocare davanti a poche migliaia di persone non era il massimo, e solo la presenza di Pelé era capace di attirare il grande pubblico negli stadi amerciani. Ciò però non impedì a Best di segnare 15 gol in 26 partite, e di essere inserito nel NASL All-Star Team nel 1976 e 77, con menzione anche nel 1978.

Il trasferimento dal piccolo impianto di El camino College all'enorme LA Coliseum, insieme all'ingaggio di alcuni giocatori messicani, non servì molto in termini di presenze allo stadio. Nella sua biografia Best ha ricordato come il club si allenasse all'Hollywood Racetrack e come i suoi fantasmi fossero tornati a perseguitarlo. Ma anche da alcolizzato, Best rimaneva un profesiionista ai massimi livelli, e pretendeva lo stesso dal club in cui giocava. Stufo della mancanza di progressi - in campo e fuori - da parte degli Aztecs, Best si trasferì a Ft. Lauderdale, in Florida, trovando almeno un pubblico ben più ampio ad apprezzarne le gesta.

Aveva ragione. La confusione infatti regnava sovrana a LA, dove furono ingaggiato in panchina il guru del calcio totale, Rinus Michels, e in campo "il profeta del gol". la leggenda Johann Cruyff. In sintesi la squadra cambiò lo stile da inglese, a messicano a olandese in soli tre anni. E le cose non migliorarono mai.

A quel punto della sua carriera Best aveva deciso di mollare del tutto il calcio britannico, dopo aver giocato per brevi periodi col Fulham nel 1976/77 e parte della stagione 1978 con gli scozzesi dell'Hiberian. Volato sulla costa atlantica, Besta aveva ormai adottato gli USA e la NASL come casa propria, impegnandosi più i quanto ci si potesse aspettare e mettendo a disposzione la sua esperienza, come quando consigliò al suo allenatore di evitare di sostituire i migliori Strikers per preparare al meglio gli shootout (che venivano usati al posto dei rigori, e ceratmente pù spettacolari)!

Negli anni al Lockhart Stadium Best mise in mostra tutte le sue staorrdinarie qualità, capaci sempre di rivoltare uina partita contro chiunque, e anche una notevole dose di professionalità, ben superiore a quella di altre star europee sulla soglia della pensione. Non abbastanza purtroppo da trascinare i Ft. Lauderdale Strikers sino alla vittoria del Soccer Bowl, anche perché si trovarono davanti gli imbattibili Cosmos, con Giorgio Chinaglia che segnava a raffica, e Franz Beckenbauer e Carlos Alberto a orchestrare il gioco da dietro. Ma Best continuò a giocare alla grande, nonostante qualche pausa, anche se la stampa britannica - come fece poi, erroneamente, anche con David Beckham ai Galaxy - liquidò la sua esperienza come una sorta di vacanza ben pagata con un po' di calcio estivo.

Ma Best della stampa britannica se ne fregava, mentre invece alla NASL teneva molto. Ma nel luglio 1979 arrivò la rottura con gli Strikers dopo un 3-0 contro i Cosmos Giants Stadium, in cui il nordirlandese accusò allenatore e compagni di mancanza di voglia di vincere. Pochi giorni dopo arrivò la risoluzione consensuale del contratto.

Sunset Boulevard

Best andò in America all'inizio del boom del soccer, e per lui come per gli altri l'obiettivo era quello di affrontare i primi "galacticos" della storia, i New York Cosmos. Ma nonostante alcune grandi partite, sprazzi della sua classe infinita ed anche una competizione di livello, per la stampa di casa sua la NASL rimaneva ridicola.Ma la questione la spiegò bene Clive Toye, ex giornalista del Daily Express prima di passare una decade da dirigente dei Cosmos e dei Toronto Blizzard 8dove portò Roberto Bettega nel 1983): “I media britannici sono stati completamente ciechi a tutto ciò che era relativo al calcio del resto del mondo, sino a che con l'inizio dell'enorme invasione di giocatori stranieri hanno realizzato che c'è qualcos'altro al mondo. Di conseguenza, se già il resto del mondo esisteva solo in astratto, come potevano non considerare il calcio USA spazzatura?". Best però se ne fregava, continuando a pensare solo al campo.

L'interesse di media e giocatori per la NASL toccò il picco nella seconda metà degli anni '70, ma a cavallo della decade le cose iniziarono a cambiare. Best decise di firmare per un altro anno ancora, tornando sulla West Coast, stavolta per indossare la maglia dei San Jose Earthquakes. Ma la NASL non era giù più la stessa degli anni di Pelé: i Cosmos avevano alzato troppo la barra, e gli altri non ce la facevano a reggere il passo di una multinazionale come la Warner. Ma poi la stessa Warner andò in crisi, a causa del flop miliardario del gioco ET della Atari, e il club fu "regalato" a Chinaglia, che ne celebrò la fine di lì a poco, con la lega che chiuse definitivamente i battenti nel 1984, incapace di strutturarsi in maniera stabile.

Best nel frattempo firmò un biennale coi Quakes, estendendo l'originale contratto di un anno, accentando di giocare persino nel campionato indoor che si teneva in inverno. Ma la qualità della lega stava calando, e anche Best era ormai in netto calo fisico, al punto da rinunciare nel 1982 alla convocazione per i Mondiali 1982. Best giocò la sua ultima partita il 19 agosto 1981. Prima dell'inizio della stagione 1982 la NASL perse sei team, inclusi gli LA Aztecs, scendendo dai 24 club del periodo 1978-1980 a 14. Poi il crollo in soli due anni.

Nella sua biografia “Blessed,” Best ha descritto bene il crollo della NASL. “Divenne sempre più un 'calcio della domenica', e tutto iniziò a disintegrarsi, passando da quella che era una lega di buon livello ad un campionato quasi dilettantesco". E ci sarebbero voluti oltre dieci anni per rivedere il calcio professionistico negli USA, con la nascita nel 1996 della Major League Soccer.

A perenne eredità del suo passaggio in America, oltre ad alcune immagini fantastiche che lo vedono a fianco di gente quale Elton John e Pelé, George Best lascò uno dei gol più belli della storia, paragonabile solo con quello di Diego Maradona all'Inghilterra, segnato quando giocava nei Quakes, il 22 luglio 1981 allo Spartan Stadium, proprio contro i suoi ex Strikers. Le immagini dicono tutto: 'Simply the Best'.

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L'ESPN FC ha pubblicato il risultato di un sondaggio anonimo, che ha visto 140 risposte da parte dei giocatori di 21 club (il New York City FC non ha partecipato). Il sondaggio ci dice che è, secondo i giocatori, il collega più cattivo della lega, il più sottovalutato e il più sopravvalutato. Il più cattivo Il centrocampista cubano dei Seattle Sounders Osvaldo Alonso (nella foto in tackle) è considerato in assoluto il più cattivo della MLS, con ben il 25% dei voti. "Prende un sacco di ammonizioni. Magari non è il più cattivo, ma va dritto sull'uomo", ha spiegato un giocatore". Nonostante la reputazione tra i colleghi, Alonso è stato espulso solo tre volte nei suoi 9 anni in MLS, di cui due nel 2013 e una l'anno scorso per una rissa con Will Bruin. "Penso sia un giocatore eccezionale, ma per il fatto che gioca in un grande team forse gli arbitri hanno del timore reverenziale rispetto a come trattano altri giocatori", spiega un altro suo collega. La sudditanza psicologica c'è anche negli USA quindi. Alonso venne squalificato nel 2015 dopo una prova TV per aver scalciato il centrocampista dei NY Red Bulls (ed ex Padova) Felipe Martins, a sua volta secondo in classifica con l'11% dei voti. "Sta sempre a lamentarsi. E' uno dei peggiori contro cui abbia giocato", è uno dei commenti. "E' un agitatore, fa un sacco di cose non punibili magari, ma se le persone sapessero rimarrebbero male impressionate", ha detto un altro. Terzo in classifica si piazza Jermaine Jones, appena trasferitosi ai LA Galaxy. Un giocatore ha raccontato che Jones una volta gli ha detto: "Io ho i soldi, tu no". Altri giocatori meritevoli di menzione: Kendall Waston (Vancouver), Diego Chara (Portland Timbers), Aurelien Collin (NYRB) e Clint Dempsey (Seattle). Il più sopravvalutato Per il secondo anno consecutivo è stato votato Mix Diskerud, peraltro appena trasferitosi agli svedesi dell'IFK Goteborg. Fuori squadra dalla scorsa estate, Diskerud è in Svezia in prestito. Nazionale USA, Diskerud ha ricevuto il 16% dei voti, più del doppio di qualunque altro calciatore MLS. I suoi colleghi, evidentemente, hanno considerato il suo contratto da $761.250 del 2016. "Col salario che ha dovrebbe essere un numero uno... Per quello che ha fatto e non ha fatto, il più sopravvalutato non può che essere Mix". Secondo in classifica Michael Bradley col 7%., il cui contratto da $6 milioni annui è evidentemente considerato eccessivo per quanto messo in mostra col Toronto FC. Un altro nazionale USA molto votato è stato il centrocampista della Philadelphia Union Alejandro Bedoya (5%), che ha preceduto Jozy Altidore del Toronto FC (4%) e Jermaine Jones (2%). Un buon 4% è arrivato anche per l'ex di Milan e Juventus Andrea Pirlo (NYCFC), accompagnato da un commento di un collega: "Non vorrei mai averlo in squadra. non si muove". Un altro: "Senza mancare di rispetto, ma non penso c'entri molto con la MLS. In parte perché gioca allo Yankee Stadium che é un po' troppo stretto, dall'altra mi sembra che il meglio lo abbia già dato". Più sottovalutati Il più sottovalutato, per il secondo anno consecutivo, è stato indicato dai colleghi in Dax McCarty col 9% dei voti. Dopo anni tra FC Dallas e NY Red Bulls, oggi McCarty gioca per il Chicago Fire di Velyko Paunovic, dove rappresenta una presenza fondamentale. E dallo scorso gennaio è finalmente uno da Nazionale, dopo l'esordio concessogli da Bruce Arena. "Fa tutto in campo", ha detto un giocatore di McCarty. "Si parla di un giocatore solido in tutto. Fa tutto molto bene". A seguire McCarty il centrocampista dei Portland Timbers Diego Chara. "Un motore incredibile", il commento di un suo collega. In lista ci sono poi Sebastian Lletget (LA Galaxy) col 6% e Ignacio Piatti (Montreal Impact) col 3%. Molto votati anche Darlington Nagbe, Sam Cronin ("Ha cambiato il volto dei Colorado Rapids"), Tommy McNamara (NYCFC), Kelyn Rowe (New England), e Eric Alexander (Houston Dynamo). Assente dalla lista dei sottovalutati Sebastian Giovinco, anche se l'80% dei votanti ha dichiarato che l'attaccante del Toronto FC non è stato considerato in maniera adeguata in ottica MVP award 2016. Giovinco will be front-runner for MVP #TFC https://t.co/nkEMVQWyQW pic.twitter.com/8lRwkZ0qRM — Toronto FC Report (@fanly_torontofc) March 3, 2017

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Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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