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Washington Post - La grande storia di Tim Howard
Scritto il 2014-07-08 da SoccerItalia su Nazionale USA

Il carismatico portiere della nazionale statunitense – che ha appena ottenuto il record di maggior numero di parate in una partita dei Mondiali – ha la sindrome di Tourette

I portieri sono notoriamente un po’ strani. Si vestono come dei coni gelato, con colori accesi. Indossano guanti che sembrano fatti più per gli astronauti che per lo sport. Le loro acconciature variano dalle creste ai dreadlock alle trecce bionde. Ma anche in mezzo a standard così bizzarri, la storia del portiere americano Tim Howard è veramente unica.

Howard – che martedì ha consolidato la sua fama di più grande portiere della storia della nazionale americana – ha la sindrome di Tourette. Sebbene abbiano perso per 2-1 la partita contro il Belgio, gli Stati Uniti avrebbero perso con ancora più gol di scarto se non fosse stato per lui. In quella partita Howard ha fatto 16 parate, che è il maggior numero di parate in una sola partita nella storia dei Mondiali (il precedente record era 13).

«Tra quattro anni avrò giocato sì e no duecento partite in più, con la mia squadra di club e con la nazionale»,ha detto Howard al termine della partita. «Avrò più esperienza. Non mi monto la testa né mi abbatto. Credo che quando affronti un grande torneo del genere, questo sia la cosa più importante: controllare le emozioni».

È sempre stato così, per Howard. Ha sempre avuto a che fare col dover controllare le emozioni. Più grande è il torneo, più importante è il momento, e più i suoi tic e i suoi sintomi aumentano. «Non ho mai contato quanti tic ho in una partita», disse una volta in un’intervista allo Spiegel, nel 2013. «Succede di continuo, senza alcun segno in anticipo, e aumenta con l’aumentare dell’importanza della partita», disse. «Succede ancora di più quando sono particolarmente nervoso».

Quando la palla è lontana, dice che si abbandona alle sue contrazioni. «Non le reprimo», raccontò allo Spiegel. Ma quando un attaccante avversario si avvicina e si prepara a calciare – una cosa che martedì scorso è successo continuamente – i muscoli di Howard miracolosamente si rilassano. «Non ho idea di come io ci riesca, neppure i miei dottori sanno spiegarmelo. Probabilmente è perché in quel momento la mia concentrazione sulla partita è maggiore e più forte della sindrome di Tourette».

Lo stereotipo standard del paziente affetto da sindrome di Tourette – una malattia neurologica, caratterizzata dal produrre suoni e movimenti involontari e ripetitivi, di cui è affetta una percentuale della popolazione che va dall’1 a 3 per cento – è l’immagine di una persona che impreca senza controllo. Ma soltanto il 10 per cento dei malati della sindrome di Tourette manifesta quel sintomo, e Howard non è tra quelli. «Non mi è mai uscita un’imprecazione così, senza controllo», disse.

E cosa gli “esce”, senza controllo? Tic e contrazioni. Lo hanno accompagnato per tutta la vita. I tic facciali cominciarono a manifestarsi quando aveva 10 anni e viveva in New Jersey. Le situazioni poco familiari lo rendevano ansioso e cominciò a sviluppare comportamenti ossessivo-compulsivi. Le cose non erano mai abbastanza diritte. Abbastanza ordinate. Abbastanza raggruppate. Toccava compulsivamente tutte le fessure tra le piastrelle del pavimento e tra i mattoni nei muri. «Doveva seguire un certo modello, una certa routine»,raccontò la madre, Esther Howard, al New Yorker. «Doveva indossare i suoi vestiti ogni giorno allo stesso modo».

howard

I tic arrivarono tutti insieme. «Dai 9 ai 15 anni ci fu questa esplosione di tic vari e incontrollati, e tutti piuttosto forti», spiegò Howard a Neurology Now. «Non avevo neppure il tempo di prendere le misure rispetto a un tic del mio corpo, che, BAM, sei mesi o un anno più tardi, ne spuntava fuori uno nuovo». Ma presto Howard trovò uno sfogo: il calcio. Le sue doti avevano un senso, per sua madre.

«Credo che ci sia un certo yin e yang nelle cose», disse lei al New Yorker. «Se hai una malattia del genere, allora hai anche un talento che ti è stato donato e che stai giusto cercando di scoprire. Il calcio era il suo talento. Rappresentò una via di fuga dalla sindrome di Tourette – assorbì quell’energia».

Howard fece benissimo nelle giovanili del campionato di calcio americano, cominciò a viaggiare in tutto il paese e, quando aveva appena 18 anni, passò ai professionisti con i MetroStars di New York. Fu lì che attirò l’interesse del Manchester United, che nel 2003 lo mise sotto contratto e lo portò nel Regno Unito, dove cominciò a costruirsi la reputazione di portiere tra i migliori al mondo – ma dove la sua malattia fu oggetto di maggiori attenzioni.

La stampa britannica, non nota per la sua magnanimità, fu particolarmente dura. Il Mirror titolò: “È vero: il Manchester sta trattando l’acquisto del malato di Tourette”. “Il Manchester vuole l’americano con la malattia neurologica”, scherzò il Guardian. “Il Manchester United sta cercando di mettere sotto contratto un portiere disabile”, l’Independent. Un giornale olandese lo definì “handicappato” e alcuni riportano di un altro giornale che lo definì addirittura “ritardato”.

I tifosi ci andarono giù ancora più pesante. Ogni volta che faceva una parata, i tifosi del Manchester cantavano – “Tim-timminy, tim-timminy, tim-tim, te-roo, We’ve got Tim Howard and he says, ‘F— you!’”.

Nella sua seconda stagione al Manchester fece alcuni errori gravi, uno dei quali costò alla squadra l’eliminazione dalla Champions League al 90esimo di una partita. La stampa scrisse che era “sotto esame” e “al di sotto degli standard” e si chiese se la sua sindrome fosse peggiorata. «Fu terribile», raccontò Howard al New Yorker. «Sembrava che volessero la mia rovina».

Alla fine si rifece una carriera altrove, e oggi detiene un record che condivide con pochi altri giocatori americani: ha già giocato otto partite nei Mondiali, come portiere della nazionale statunitense. Non è chiaro, tuttavia, se Howard giocherà ancora in un Mondiale. Ha 35 anni. Il Mondiale è un torneo pieno di ventenni o quasi, e la prossima volta lui di anni ne avrà quasi 40.

Ma lui intanto dice di essere più orgoglioso del fatto di «non aver permesso alla Tourette di limitarmi». E oggi «una delle cose migliori che posso fare [per la Tourette] è stare in pubblico», ha detto a Neurology Now. «Mi faccio vedere in televisione, coi tic e le contrazioni. Penso sia figo, in un certo senso».

© Washington Post

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Nessun altro giocatore americano ha giocato un ruolo fondamentale nelle fortune della Nazionale USA quanto Clint Dempsey, e il CT Bruce Arena spera davvero che i mesi di stop recentemente messi alla spalle dal texano non abbiano lasciato segni indelebili. Dempsey, 34, non scende in campo con la Nazionale a stelle e strisce da quasi 9 mesi ed ha giocato solo 180 minuti con i suoi Seattle Sounders da quando un'aritmia cardiava non ha costretto la società a fermarlo lo scorso agosto. Ma gli americani hanno bisogno di almeno 4 punti nelle prossime due partite di qualificazione contro Honduras (24 marzo) e Panama (28 marz0), e Dempsey ha l'abitudine di segnare i  gol fondamentali nei match che contano. Del resto c'era lui in campo nella Copa América Centenario 2016 (3 gol), nel 2015 in CONCACAF Gold Cup (7), e ai Mondiali 2014 (2 gol, oltre agli 8 nelle qualificazioni). “Clint ha una storia seconda a quella di nessuno", ha spiegato Arena. E così Dempsey, che sino a poche settimane fa sembrava fuori dal giro, è in cima alla lista dei 24 convocati che dalla prossima settimana si giocheranno la qualificazione ai campionati del mondo, cui gli USA hanno sempre partecipato dall'edizione 1990 in Italia, ma che dopo le sconfitte nei primi due match del CONCACAF Hexagonal contro Messico e Costarica, inizia a sembrare complessa. Sconfitte che sono costate la panchina al CT Jurgen Klinsmann, sostitutio da Arena, che già aveva guidato gli USA ai Mondiali 2002 e 2006, e che a gennaio ha puntato molto sui giocatori MLS, non avendo avuto ancora occasione di vedere in prima persona quelli di base in Europa e Messico. Ma Arena è laico sul tema: “L'approccio a questi match per noi è semplice. Vogliamo vincere", ha detto. Dei 24 chiamati, solo 13 facevano parte del gruppo sconfitto a novembre dal Costarica. Molti altri, inclusi Jorge Villafaña, Walker Zimmerman, Sebastian Lletget e Dax McCarty, che erano usciti dal giro con Klinsmann  sono il risultato del rendimento messo in mostra nel ritiro invernale. "E' un gruppo flessibile, il cui razionale è vincere le prossime due partite. Ma abbiamo anche chiamato dei giovani che saranno parte i mportante del programma futuro della Nazionale" Nazionale USA, ecco i convocati del CT @ussoccer Bruce Arena per le qualificazioni mondiale. Accanto a @cpulisic_10 torna @clint_dempsey pic.twitter.com/onYGSwhzqY— Soccer Italia (@MLSsocceritalia) March 15, 2017 Ecco i 24 chiamati: Portieri: Brad Guzan (Middlesbrough), Tim Howard (Colorado Rapids), Nick Rimando (Real Salt Lake) Arena punta sulle certezze. Howard, rientrato dall'infortunio, è apparso già in forma nella prima giocata con i Colorado Rapids, ma Nick Rimando però sembra un gradino sopra, anche perché Guzan è reduce da molte panchine col Middlesbrough. Let's Go! #USAvHON #Get3 pic.twitter.com/en6ou0FeSI— Nick Rimando (@NickRimando) March 15, 2017 Difensori: John Brooks (Hertha Berlin), DaMarcus Beasley (Houston Dynamo), Geoff Cameron (Stoke City), Omar Gonzalez (Pachuca), Michael Orozco (Club Tijuana), Tim Ream (Fulham), Jorge Villafaña (Santos Laguna), Walker Zimmerman (FC Dallas) Fondamentale il rientro di Geoff Cameron, assente in Nazionale da ottobre per infortunio, e tornato in campo con lo Stoke City lo scorso 26 febbraio nel ruolo di centrocampista, mentre Arena lo preferisce al centro della difesa, a fianco di uno tra Brooks e Gonzalez, con Orozco e Zimmerman di back up. l problema, come sempre, è nei terzini. DeAndre Yedlin si è infortunato col Newcastle lo scorso 3 marzo, e anche Eric Lichaj ha dei problemi. Arena preferirebbe Fabian Johnson a centrocampo, ma vista l'emergenza potrebbe richiamarlo dietro, con Beasley, sempre in forma nonostante l'età, dall'altra parte. Villafaña ha fatto bene a gennaio, ma non ha esperienza, mentre Ream ne ha ma contro i veloci honduregni sta meglio in mezzo. Assenti dalla lista Matt Besler, Steve Birnbaum, Greg Garza, Timmy Chandler e Graham Zusi. Chandler squalificato, mentre nonostante abbia provato Zusi da terzino destro a gennaio, nel suo nuovo ruolo nello Sporting KC, gli preferisce altri. Excited for this opportunity to represent the USA!

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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