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USA e Mondiali: 1930, dove tutto ebbe inizio
Scritto il 2014-06-08 da Franco Spicciariello su History

Alla loro prima Coppa del Mondo, peraltro la prima della storia, disputatasi nel 1930 in Uruguay, gli Stati Uniti ottennero ottimi risultati. Nonostante parte del merito vada dato al ristretto numero di partecipanti, e all'assenza degli allora maestri del calcio inglesi, in realtà  molto di quanto raggiunto dalla Nazionale USA va anche ricercato nella esperienza e nella forma acquisita dai calciatori americani, che militavano tutti nella allora molto competitiva, anche se comparata ai campionati europei di allora, American Soccer League.

Per accedere ai Mondiali 1930 gli USA dovettero accettare un invito e passare 18 giorni in nave sino in  Uruguay. Sino ad allora la Nazionale americana aveva giocato solo 11 partite internazionali. Proprio a causa della lunghezza del viaggio, solo quattro nazionali europee accettarono l'invito: Belgio, Francia, Romania e Jugoslavia, che si aggiunsero appunto agli USA, al Messico, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù e i padroni di casa dell'Uruguay, per un totale di 13 squadre.

Gli USA salparono per l'Uruguay sulla S.S. Munargo (guidata dal Comandante W.W. Clark) e si allenarono sulla nave sino al loro arrivo a Montevideo l'1 luglio 1930. La

Una volta che tutte le nazionali furono arrivate, il comitato organizzatore le divise in quattro gironi: uno da quattro squadre e gli altri da tre. Gli Stati Uniti furono sorteggiati con Belgio e Paraguay.

Nonostante alcune leggende raccontino di che gli USA avessero fra le proprie file ben sei calciatori professionisti inglesi e scozzesi, le ricerche di storici del calcio quali Dave Litterer Colin Jose (autori di numerose pubblicazioni sulla storia del soccer Americano) hanno dimostrato la non verità  di queste leggende. Infatti quattro di questi sei si erano trasferiti negli USA da teenager, e solo uno aveva giocato professionalmente in Gran Bretagna (George Moorehouse). Due partite in 3rd Division sette anni prima!

I convocati per i Mondiali furono selezionati dopo tre match di prova e posti sotto la guida del general manager Wilfred Cummings e dell'allenatore Robert Millar, uno che aveva giocato in Scozia col St. Mirren prima di emigrare in America nel 1910.

Gli USA schierarono gli stessi undici per tutte e tre le partite: in porta Jimmy Douglas(New York Nationals); in difesa Alexander Wood (Detroit Holley Carburetor), George Moorhouse (NY Giants), James Gallagher (NY Nationals), Raphael Tracey (St. Louis Ben Millers); a centrocampo Andy Auld (Providence Clamdigers), Dave Brown (NY Giants) e Billy Gonsalves (Fall River Marksmen); in attacco Bert Patenaude (Fall River Marksmen, uno da 121 gol in 125 match col suo club),Tom Florie (capitano, New Bedford Whalers) e Bart McGee (NY Nationals). Tuti tranne Moorehouse e Tracey provenivano dalla American Soccer League.

All'esordio, per la sorpresa di molti, gli USA batterono nettamente (3-0) il Belgio. Il primo gol fu messo a segno da Bart McGhee al 40' a seguito di una palla rimbalzata sull'incrocio su tiro di Gonsalves.
A lungo si è discusso se questo sia stato il primo gol della storia dei Mondiali. La FIFA ha determinato alcuni anni dopo che il primo gol era stato segnato lo stesso pomeriggio dal francese Lucien Laurent.
È proprio McGhee a raddoppiare, sempre nel primo tempo. Terzo e ultimo gol di Florienel secondo tempo.

Quattro giorni dopo gli USA stendono per 3-0 anche il Paraguay con tripletta – la prima assoluta in un Mondiale – di Bert Patenaude (riconosciuta però ufficialmente solo nel 2006 dalla FIFA, per una controversia sul secondo gol) qualificandosi così alle semifinali, dove gli USA giungevano col miglior record di tutti i gruppi: due vittorie e 6 gol segnati e e nessuno subito. Erano quindi visti quali concorrenti legittimi per la vittoria finale.

Un commentatore argentino scrisse: “[Gli americani] sono atleti di talento che giocano in maniera fluida e usano bene il corpo, seppure con qualche fallo di tropp. Dominano sulle palle alte ad un livello che solo i team professionistici inglesi e scozzesi, cui si ispirano nel gioco senza però la stessa monotonia e con maggior vitalità  e precisione. I difensori sono bravi a dar via la palla,; la linea di centrocampo difende bene e sostiene altrettanto bene gli attaccanti, che hanno ottimi piedi e tiro, oltre che capacità  aeree superiori.

Senza i team britannici, gli USA rappresentavano quindi l'allora “English football style”. Scrive l'autore Tony Cirino nel linro “U.S. Soccer vs The World”: “Il match USA vs Argentina – replica di quello delle Olimpiadi 1928 (finto 11-2 per gli argentini) – presenta un confronto tra due scuole calcistiche: quella dei passaggi corti e della tecnica sudamericani e il gioco atletico a palla alta dei nordamericani”.

Sulla strada delle semifinali gli americani si erano guadagnati il soprannome di “the shot-putters” da parte dei francesi, e per i media uruguayani erano i favoriti in semifinale e nella corsa alla vittoria del primo Mondiale. Ma i sogni degli USA finiscono nel secondo tempo della semifinale, giocata al Centenario di Montevideo il 26 luglio 1990 davanti a 112.000 spettatori, con l'Argentina che demolisce gli Stati Uniti per 6-1, con primo gol argentino del centromediano Luisito Monti, che nel 1934 vincerà il mondiale con la maglia Azzurra. Il primo tempo si chiude 1-0, ma nel secondo gli americani crollano sotto i gol di Scopelli e del capocannoniere del Mondiale Guillermo Stabile.

A scusante degli USA un campo più largo di quello regolamentare di quasi 8 metri, e una squadra rimaneggiata: il portiere degli USA Douglas infatti, aveva subito una seria distorsione ad inizio partita, costringendolo a rimanere in campo infortunato per oltre 80 minuti, dato che all'epoca le sostituzioni non erano previste dal regolamento. Anche il centrocampista Tracey s'infortunò seriamente, lasciando addirittura gli USA in 10 (incluso Douglas) dopo aver giocato per 10' con una gamba fratturata. Negli ultimi 10' minuti gli USA ne presero altri tre, e il gol della bandiera venne messo a segno da Brown all'89'.

Racconta lo storico inglese Brian Glanville che nel secondo tempo gli USA persero la testa, consentendo all'arbitro di farli infuriare:

"L'arbitro era John Langenus, che non si è mai stancato di raccontare la bizarra storia del preparatore americano. Durante il secondo tempo fischiò un fallo contro gli aemricani. A quel punto, l'assistente medico, anche lui arbitro, corse in campo con in mano la valigetta in mano per protestare violentemente. Nel corso delle proteste tirò la valigetta sul campo e questa si aprì spargendo il suo contenuto, tra cui una boccetta di cloroformio. I fumi di questo la tranquillizarono, e fu accompagnato con calma fuori dal campo"

I Mondiali si chiusero il 30 luglio, con la vittoria dei padroni di casa dell'Uruguay sull'Argentina per 4-2.

Gli USA avrebbero infine dovuto giocare la finale per il terzo posto contro la Jugoslavia, che però rifiutato, con il terzo posto quindi assegnato agli Stati Uniti, a tutt'oggi miglior risultato per una Nazionale della CONCACAF. La splendida marcia degli Stati Uniti fu anche notata in Europa, e dopo il torneo James Brown firmò per Manchester United e Alexander Wood per il Leicester City.

Nonostante l'ultima partita finite malamente, il risultato dei Mondiali 1930 è rimasto ineguagliato (semifinale), superando anche la splendida avventura del 2002 che vedremo in seguito, chiusasi ai quarti, anche se in Giappone/Corea del Sud ben altre sono state le condizioni competitive.

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13 luglio 1930 Montevideo, Estadà­o Parque Central
USA - Belgio 3:0 (2:0)

USA: Jimmy Douglas, Alec Wood, George Moorhouse, Jimmy Gallagher, Raphael Tracey, Billy Gonsalves, Andy Auld, James Brown, Bert Patenaude, Tom Florie, Bart McGhee
Belgio: Arnold Badjou, Theodore Nouwens, Nico Hoydonckx, Pierre Braine, Gustav Hellemans, Jean de Clerq, Louis Versijp, Bernard Voorhoof, Ferdinand Adams, Jacques Moeschal, Jan Diddens

Gol: Bart McGhee 41' (1-0), Tom Florie 45' (2-0), Bert Patenaude 88' (3-0)
Arbitro: Josè macias (Argentina)
Spettatori: 10.000

17/07/1930, Montevideo, Estadà­o Parque Central,
USA - Paraguay 3-0 (2:0)

USA: Jimmy Douglas, Alec Wood, George Moorhouse, Jimmy Gallagher, Raphael Tracey, Billy Gonsalves, Andy Auld, James Brown, Bert Patenaude, Tom Florie, Bart McGhee
Paraguay: Modesto Denis, Quiterio Olmedo, José Leon Miracca, Romildo Etcheverry, Eusebio Dà­az, Francisco Aguirre, Lino Nessi, Diogenes Dominguez, Aurelio Gonzà¡lez, Delfin Benà­tez Caceres, Luis Vargas Pena

Gol: Bert Patenaude 10' (1-0), Bert Patenaude 15' (2-0), Bert Patenaude 50' (3-0)
Arbitro: Josè Macias (Argentina)
Spettatori: 20,800

26 luglio 1930, Montevideo, Estadà­o Centenario
Argentina - USA 6:1 (1:0)

Argentina: Juan Botasso, José Della Torre, Fernando Paternoster, Juan Evaristo, Luis Monti, Rodolfo Orlandini, Carlos Peucelle, Alejandro Scopelli, Guillermo Stabile, Manuel Ferreira, Marino Evaristo
USA: Jimmy Douglas, Alec Wood, George Moorhouse, Jimmy Gallagher, Raphael Tracey, Billy Gonsalves, Andy Auld, James Brown, Bert Patenaude, Tom Florie, Bart McGhee

Gol: Luis Monti 20' (1-0), Alejandro Scopelli 56' (2-0), Guillermo Stabile 69' (3-0), Carlos Peucelle 80' (4-0), Carlos Peucelle 85' (5-0), Guillermo Stabile 87' (6-0), James Brown 89' (6-1)
Arbitro: Jean Langenus (Belgio)
Spettatori: 80.000

La rosa degli USA ai Mondiali 1930

Andrew Auld, C, (Johnston, R.I. - Providence Gold Bugs)
Mike Bookie, A, (Cleveland, Ohio - Cleveland Slavia)
James Brown, C, (New York, N.Y. - New York Giants)
James Douglas, P, (Kearny, N.J. - New York Nationals)
Thomas Florie, A, (Hughesdale, R.I. - New Bedford Whalers) - captain
James Gallagher, D, (Brooklyn, N.Y. - New York Nationals)
James Gentile, C, (Philadelphia, Pa. - Philadelphia F.C.)
William Gonsalves, C, (Fall River, Mass. - Fall River Marksman)
Bart McGhee, A (Philadelphia, Pa. - New York Nationals)
Arnold Oliver, A, (New Bedford, Mass. - Providence Gold Bugs)
George Moorhouse, D, (Long Beach, N.Y. - New York Giants)
Bert Patenaude, A, (Fall River, Mass. - Fall River Marksmen)
Philip Slone, D, (New York, N.Y. - New York Giants)
Ralph Tracey, D, (St. Louis, Mo. - Ben Miller F.C.)
Frank Vaughn, D, (St. Louis, Mo. - Ben Miller F.C.)
Alexander Wood, D, (Detroit, Mich. - Holley Carburetors)

Ct: Robert Millar
Capo Delegazione / USFA Vice-President: Elmer Schroder
Manager: Wilred Cummings
Preparatore: Jack Coll

Fonti

The History of the World Cup
Brian Glanville
Faber and Faber, 1997
The United States Tackles The World Cup
Roger Allaway, Colin Jose
St. Johann Press, Haworth (NJ), 2002
The American History Archives
Dave Litterer

FIFA.com
Wikipedia.com
RSSSF.com
NYTimes.com

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L'ESPN FC ha pubblicato il risultato di un sondaggio anonimo, che ha visto 140 risposte da parte dei giocatori di 21 club (il New York City FC non ha partecipato). Il sondaggio ci dice che è, secondo i giocatori, il collega più cattivo della lega, il più sottovalutato e il più sopravvalutato. Il più cattivo Il centrocampista cubano dei Seattle Sounders Osvaldo Alonso (nella foto in tackle) è considerato in assoluto il più cattivo della MLS, con ben il 25% dei voti. "Prende un sacco di ammonizioni. Magari non è il più cattivo, ma va dritto sull'uomo", ha spiegato un giocatore". Nonostante la reputazione tra i colleghi, Alonso è stato espulso solo tre volte nei suoi 9 anni in MLS, di cui due nel 2013 e una l'anno scorso per una rissa con Will Bruin. "Penso sia un giocatore eccezionale, ma per il fatto che gioca in un grande team forse gli arbitri hanno del timore reverenziale rispetto a come trattano altri giocatori", spiega un altro suo collega. La sudditanza psicologica c'è anche negli USA quindi. Alonso venne squalificato nel 2015 dopo una prova TV per aver scalciato il centrocampista dei NY Red Bulls (ed ex Padova) Felipe Martins, a sua volta secondo in classifica con l'11% dei voti. "Sta sempre a lamentarsi. E' uno dei peggiori contro cui abbia giocato", è uno dei commenti. "E' un agitatore, fa un sacco di cose non punibili magari, ma se le persone sapessero rimarrebbero male impressionate", ha detto un altro. Terzo in classifica si piazza Jermaine Jones, appena trasferitosi ai LA Galaxy. Un giocatore ha raccontato che Jones una volta gli ha detto: "Io ho i soldi, tu no". Altri giocatori meritevoli di menzione: Kendall Waston (Vancouver), Diego Chara (Portland Timbers), Aurelien Collin (NYRB) e Clint Dempsey (Seattle). Il più sopravvalutato Per il secondo anno consecutivo è stato votato Mix Diskerud, peraltro appena trasferitosi agli svedesi dell'IFK Goteborg. Fuori squadra dalla scorsa estate, Diskerud è in Svezia in prestito. Nazionale USA, Diskerud ha ricevuto il 16% dei voti, più del doppio di qualunque altro calciatore MLS. I suoi colleghi, evidentemente, hanno considerato il suo contratto da $761.250 del 2016. "Col salario che ha dovrebbe essere un numero uno... Per quello che ha fatto e non ha fatto, il più sopravvalutato non può che essere Mix". Secondo in classifica Michael Bradley col 7%., il cui contratto da $6 milioni annui è evidentemente considerato eccessivo per quanto messo in mostra col Toronto FC. Un altro nazionale USA molto votato è stato il centrocampista della Philadelphia Union Alejandro Bedoya (5%), che ha preceduto Jozy Altidore del Toronto FC (4%) e Jermaine Jones (2%). Un buon 4% è arrivato anche per l'ex di Milan e Juventus Andrea Pirlo (NYCFC), accompagnato da un commento di un collega: "Non vorrei mai averlo in squadra. non si muove". Un altro: "Senza mancare di rispetto, ma non penso c'entri molto con la MLS. In parte perché gioca allo Yankee Stadium che é un po' troppo stretto, dall'altra mi sembra che il meglio lo abbia già dato". Più sottovalutati Il più sottovalutato, per il secondo anno consecutivo, è stato indicato dai colleghi in Dax McCarty col 9% dei voti. Dopo anni tra FC Dallas e NY Red Bulls, oggi McCarty gioca per il Chicago Fire di Velyko Paunovic, dove rappresenta una presenza fondamentale. E dallo scorso gennaio è finalmente uno da Nazionale, dopo l'esordio concessogli da Bruce Arena. "Fa tutto in campo", ha detto un giocatore di McCarty. "Si parla di un giocatore solido in tutto. Fa tutto molto bene". A seguire McCarty il centrocampista dei Portland Timbers Diego Chara. "Un motore incredibile", il commento di un suo collega. In lista ci sono poi Sebastian Lletget (LA Galaxy) col 6% e Ignacio Piatti (Montreal Impact) col 3%. Molto votati anche Darlington Nagbe, Sam Cronin ("Ha cambiato il volto dei Colorado Rapids"), Tommy McNamara (NYCFC), Kelyn Rowe (New England), e Eric Alexander (Houston Dynamo). Assente dalla lista dei sottovalutati Sebastian Giovinco, anche se l'80% dei votanti ha dichiarato che l'attaccante del Toronto FC non è stato considerato in maniera adeguata in ottica MVP award 2016. Giovinco will be front-runner for MVP #TFC https://t.co/nkEMVQWyQW pic.twitter.com/8lRwkZ0qRM — Toronto FC Report (@fanly_torontofc) March 3, 2017

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Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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