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La ragione di Klinsmann su Jermaine Jones
Scritto il 2014-06-27 da SoccerItalia su Nazionale USA

(@MicheleTossani) Hai ragione tu! Nel momento in cui Vasco Rossi comincia il suo ennesimo tour, prendiamo a prestito le parole di una delle sue canzoni per esaltare Jurgen Klinsmann. (Quasi) tutti avevano dato gli USA perdenti e pronti a uscire da un gruppo G definito 'della morte', perché comprendente Germania, Ghana e Portogallo. E invece... invece Klinsmann ha avuto ragione. Aveva detto che i suoi sarebbero stati pronti e lo sono stati. Aveva detto che si poteva fare a meno di Landon Donovan e si è visto come lo USMNT abbia giocato bene anche senza la celebrata star dei Los Angeles Galaxy.

Ma Klinsmann ha avuto ragione anche nella decisione di infarcire la squadra di Tedesco-Americani, di giocatori cioè nati e cresciuti in Germania ma dalle origini Americane. Mentre altre Nazionali, vedi Italia e Spagna, non hanno avuto successo con la politica degli oriundi (basti pensare a Gabriel Paletta e Dario Costa), gli Stati Uniti, nonostante le critiche iniziali da parte di media e fans, non soltanto hanno inserito alla grande questi giocatori nel gruppo, ma hanno anche ricevuto riscontri positivi sul campo.

Un nome su tutti è quello di Jermaine Jones. Figlio di un militare americano, Jones ha vissuto negli USA prima di trasferirsi in Germania con la madre. Potendo scegliere fra Germania e USA, Jones aveva inizialmente optato per la nazionale tedesca. Fino a quando un cambio di regolamento della FIFA ha permesso al centrocampista, nel 2009, - quando CT era ancora Bob Bradley - di abbracciare il progetto americano. Dopo essersi fatto un nome nella Bundesliga, indossando le maglie di Eintracht Frankfurt, Bayer Leverkusen, e, in particolar modo, Schalke 04, Jones ha lasciato la Germania agli inizi del 2014 per raggiungere i turchi del Besiktas.

Il suo Mondiale, fino a qui, è stato eccellente. Quando, la scorsa primavera, Klinsmann ha deciso di cambiare lo schema base della nazionale, passando ad un 4-3-1-2, Jones era stato inizialmente provato come centrocampista davanti alla difesa. Tuttavia, le sue prestazioni nella posizione avevano lasciato a desiderare, tanto che si era ventilata per lui l'ipotesi della panchina durante la spedizione brasiliana. Invece, Klinsmann aveva altri piani ed anche questa volta le sue idee si sono rivelate vincenti. Il tecnico tedesco ha infatti inserito Kyle Beckerman nel ruolo alla Andrea Pirlo, spostando Michael Bradley come trequartista ed inserendo due centrocampisti in copertura accanto al playmaker del RSL. Una di queste ultime due posizioni è andata a Jones che, spostato qualche metro più avanti, ha potuto esprimere al meglio quelle che sono le sue qualità, vale a dire la capacità di rubare palloni unita alla velocità nel ribaltare l'azione in contropiede.

E proprio queste qualità sono venute fuori durante il girone mondiale. Contro il Portogallo, Jones ha infarcito le sue prestazioni con un magnifico goal. Prima, contro il Ghana, una prova soddisfacente. Dopo, contro la Germania, la miglior prova offerta fino ad ora in questo Mondiale. Infatti contro i Tedeschi Jones non soltanto ha contribuito alla fase difensiva nel primo tempo, aiutando Beckerman, Brad Davis and Graham Zusi a contenere le pericolose mezzepunte di Joachim Löw, ma è anche riuscito a spingersi in avanti, fino ad affiancare Clint Dempsey in attacco durante i ribaltamenti di gioco.

Un lavoro di raccordo quindi, svolto egregiamente e che ha permesso agli USA di mantenere i collegamenti fra i reparti di centrocampo e di attacco anche quando il giocatore deputato a fare questo, cioè Bradley, ha avuto alcuni momenti di appannamento. Sicuramente Jones è risultato essere il miglior centrocampista americnao di questa prima parte di Mondiale.

Ma non è finita qui: Klinsmann avrà ancora bisogno di Jones, a partire dalla delicata sfida contro il Belgio, dove probabilmente il giocatore del Besiktas dovrà aiutare centralmente la squadra americana contro le inscursioni dalla sinistra di Eden Hazard nel match degli ottavi che vedrà gli USA contro la possibile sorpresa di questo Mondiale, il Belgio.

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Zlatan Ibrahimovic diventa il calciatore più pagato della Major League Soccer, il massimo campionato di calcio statunitense. Secondo i dati pubblicati dalla associazione dei giocatori della MLS, l’ingaggio base del bomber svedese dei Los Angeles Galaxy è pari a circa 6,3 milioni di euro, ovverosia 7,2 milioni di dollari senza altri bonus. Sul podio sale l’ex Roma Michael Bradley, oggi ai Toronto Fc, con uno stipendio base di 5,3 milioni di euro (6 milioni di dollari) che sale a 5,7 milioni di euro (6,5 miloni di dollari) grazie ai bonus garantiti (se ad esempio ha un bonus di 10mila euro alla firma, questo, nel calcolo, viene spalmato sugli anni di contratto). Soldi garantiti dalla stessa MLS, visto che i contratti in questione sono firmati con la Lega e non direttamente con le squadre come avviene in Europa. Tanto che sul terzino gradino del podio c’è Giovani dos Santos, attualmente svincolato dopo l’addio ai LA Galaxy, ma con uno stipendio garantito dalla MLS per 5,7 milioni di euro (6,5 milioni di dollari). Nelle prime cinque posizioi anche Jozy Altidore (Toronto Fc, 5,6 milioni di euro) e Carlos Vela (LAFC, 5,5 milioni di euro). Completano la top 10 Bastian Schweinsteiger (Chicago Fire, 4,9 milioni di euro), Alejandro Pozuelo Merelo (Toronto Fc, 3,3 milioni), Wayne Rooney (DC United, 3,1 milioni), Josef Martinez (Atlanta United, 2,7 milioni) e Nani (Orlando City, 2,1 milioni). Dopo l’addio di Sebastian Giovinco, l’unico italiano nella MLS è ora Vito Mannone: l’ex portiere di Atalanta e Arsenal è infatti in prestito al Minnesota dal Reading, con uno stipendio garantito di circa 525mila euro. Lo stipendio medio per i giocatori non designati è salito a 345.867 dollari nel 2019, in crescita del 13,3% rispetto al 2018 e del 150% rispetto al 2014. Right place. Right time. @Ibra_official scores goal No. 1 for the season ???? pic.twitter.com/QE3KYjs7pf— ESPN FC (@ESPNFC) March 3, 2019 Fonte: Calcio & Finanza

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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