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Come Klinsmann sta pianificando di rendere il soccer migliore (e meno americano)
Scritto il 2014-06-06 da SoccerItalia su Nazionale USA

Prima ancora di aver esiliato il più famoso giocatore della storia calcio americano, e prima di aver dovuto vedere il presunto top scorer della Nazionale chiudere la stagione con pochissimi gol, e prima ancora di sapere contro chi la sua squadra avrebbe giocato, Jurgen Klinsmann era sicuro che avrebbe perso. “Non possiamo vincere questi Mondiali, perché non siamo ancora a quel livello", mi disse Klinsmann durante un pranzo a dicembre. "Dovremmo giocare sette volte la partita della vita per vincere il torneo". Si è quindi allungato sulla sdraio della terrazza del risotrante di Newport Beach in cui ci trovavamo, non distante dalla sua residenza in Southern California, per poi aggiungere, realisticamente, non è possibile”.

Se un tale candore può sembrare un po' poco americano, il punto è proprio questo. Perché mentre Klinsmann, leggenda del calcio tedesco alla guida della Nazionale degli Stati Uniti, certamente spera di sorprendere molti quando affronterà Ghana, Portogallo e Germania nella fase a gruppo, è anche convinto che per valutare il suo ruolo di guida sarà un po' più complesso.

Per quanto riguarda i Mondiali in Brasile infatti, la valutazione di un eventuale successo sarà soggettiva. Per alcuni, alcune sconfgitte di misura in cui gli USA dovessero segnare un gol o due. Per altri, tre pareggi sarebbero un gran risultato. Finire invece tra le prime due e qualificarsi per gli ottavi sarebbe fantastico- In altri termini, non è una situazione simile, ad esempio, alla valutazione di una stagione NFL. Nel calcio i tifosi tendono ad essere più realistici, ed essendo cresciuti in un "regime di dieta" a base di dispiaceri, sono molto più pazienti dei tifosi di fooball americano.

Klinsmann sa che non è solo vincere il torneo l'unico modo per vedere considerato un successo il suo lavoro. Il suo tempo alla guida della Nazionale sarà infatti giudicato più con calma e su fattori diversi. Ad esempio, come si stanno comportando le nazionali giovanili? C'è un'unica filosofia alla base dei sistemi di allenamento delle nazionali? Gli USA sono in grado di produrre un talento in casa, una superstar americana cap0ace di portare la bandiera del paese sui maggiori palcoscenici calcistici internazionali, come fa ad esempio Gareth Bale per il piccolo Galles nel RealMadrid? Queste cose, ed altre, contano.

Nella mente di Klinsmann - e nella sua job description — c'è sempre come obiettivo la visione di lungo periodo, anche nella miopia di un Mondiale. Questa è una delle ragioni per le quali un giocatore di cui tutti hanno sentito parlare, Landon Donovan, capocannoniere e top assist man della Nazionale, non è stato scelto per andare in Brasile. Mentre è la stessa ragione per la quale un altro giocatore di cui nessuno ha sentito parlare, Julian Green, è stato scelto.

L'episodio Donovan , per tutte le ricadute che ci sono state, è emblematico, in molti modi, per descrive che tipo di persona sia Klinsmann - un misto di identità europea e americana, cui ci può volere un po' ad abituarsi. Quando Klinsmann ha detto a Donovan che sarebbe stato tagliato (e quando ne ha spiegato le ragioni in conferenza stampa la settimana successiva), è stato affabile e tranquillo, facendo i complimenti a Donovano, ma spiegando poi che "alcuni erano più avanti di lui".

Ma dietro le quinte Klinsmann era molto più freddo. Il giorno prima di annunciare i tagli aveva spiegato ai giornalisti (ed ai funzionari della federazione USA) di non essere  ancora pronto a scegliere i 23 della rosa. Ma quando il giorno dopo ha reso pubblica la sua decisione molti funzionari federali sono stati colti di sorpresa. Di base Klinsmann ha agito da solo. Non c'è stata alcuna discussione con le alte sfere, riguardo ad esempio alle conseguenze sul business derivanti dal lasciare Donovan, l'immagine del calcio americano, fuori dalla lista.

Klinsmann semplicemente ha deciso che non voleva Donovan, e un giorno dopo Donovan era fuori. Ma da un certo punto di vista la gravità della scelta di Klinsmann (e il suo disinteresse per la storia di Donovan) può in un certo senso essere vista come la misura del successo di Klinsmann, che è stato ingaggiato proprio per portare un cambiamento. E liberarsi del più famoso giocatore della Nazionale, in maniera alquanto controversa, certamente si qualifica come un cambiamento.

Jurgen non è un amico del compromesso", spiega  Bernhard Peters, manager sportivo tedesco che ha passato accanto a Klinsmann oltre dieci anni. "Vuole le cose a modo suo". Ho visto Klinsmann volere le cose a modo suo in una gelida mattina in Scozia, lo scorso novembre [prima dell'amichevole pareggiata con gli Highlanders, NdT]. Stava osservando un esercizio con 20 giocatori della Nazionale. [...] Un esercizio che prevedeva rumore e velocità, ma che invece i giocatori stavano gestendo lentamente [...] Klinsmann a quel punto ha iniziato ed eruttare parolacce, urlando talmente forte da far fermare l'allenamento di un gruppo di ragazzi scozzesi nel campo accanto, rimasti attoniti. [...] Ricominciato l'esercizio, con Klinsmann vicino [...] tutto poi è proseguito in maniera regolare.

L'esplosione di Klinsmann era difficilmente prevedibile. L'errore era stato fatto da un giocatore di secondo piano, la gara in preparazione era un amichevole da giocare tre giorni dopo, e i Mondiali erano distanti sette mesi. In oltre si gelava e pioveva, come solo in un inverno scozzese. Molti allenatori avrebbero compreso una certa rilassatezza, molti l'avrebbero scusata. Non Klinsmann. Lui vuole vincere ogni allenamento, vincere ogni partita. Vuole l'impegno, la fame, quell'attitudine alla vittoria che spesso è l'opposto di quella di molti talenti professionisti, che pensano tutto sia loro dovuto.

Klinsmann crede fermamente in due cose: primo, la Nazionale va sempre di corsa. Molti tifosi non se ne rendono conto, ma un CT vede i propri giocatori più o meno quanto il loro barbiere. (50 giorni circa negli ultimi 500, più o meno il ritiro pre campionato nel baseball, se un ritiro si svolgesse però in giro per il mondo lungo 16 mesi). La seconda cosa in cui Klinsmann crede fermamente è che gli USA per vincere i Mondiali debbano cambiare in maniera significativa. Un cambiamento però non nel modo in cui giocano, ma nel modo di essere "troppo americani". In pratica Klinsmann vuole i suoi giocatori portare avanti la propria carriera come fanno i loro colleghi europei. E l'arrabbiatura in Scozia era riguardo queste due cose. Andreas Herzog, ex capitano della Nazionale austriaca scoppia a ridere quando gli chiedo dell'evento in questione. “Sapevo che sarebbe accaduto. Sai cos'è quello? E' la parte tedesca di Klinsmann".

L'identità nel calcio può ingannare. Ci sono tre CT colombiani ai Mondiali quest'anno, ma nemmeno uno allena la Colombia (che ha in panchina un argentino). Gli uomini che allenano Russia e Giappone preferiscono rispondere alle domande in italiano, mentre uno dei milgiori giocatori della Spagna avrebbe potuto scegliere di giocare col Brasile. Il calcio internazionale non è più semplice come una volta: una nazione contro l'altra, uno stile contro l'altro. Per anni si sono viste strategie chiare (e ovvie) quali eredità nazionali, quanto lo sono i piatti o la danza: gli spagnoli attaccano con pazienza, ad esempio, o i brasiliani che ballano per il campo. In questi giorni tutto varia. A questi Mondiali gli italiani, famosi per la fase difensiva, progettano di portare palla, mentre i brillanti brasiliani, anche se non piace loro ammetterlo, sembrano avere difensori migliori degli attaccanti. Anche il calcio moderno quindi ha la sua versione della globalizzazione.

Il problema per gli USA è che mentre gli altri paesi comunque lavorano sulle proprie tradizioni, gli americani sono ancora alla fese di posa delle fondamenta. Puntare sul palla lunga e pedalare? Usare atleti grossi e su un giocofisicamente aggressivo? Fondarsi su quanto Pia Sundhage, un'altra europea che ha allenato americani (lla Nazionale USA femminile) ha definito "l'incredibile energia che solo gli americani hanno?"

Quando Klinsmann ha firmato con gli Stati Uniti nel 2011, è diventato il primo CT straniero degli USA in 16 anni. Sin dall'inizio però tutti sapevano che sarebbe stato differente da Bora Milutinovic, l'ultimo non-Americano in carica. Milutinovic er a un mercenario il cui curriculum includeva una mappa del mondo. Klinsmann invece è un immigrato, il cui compito è far bene in Brasile, per sentirsi al sicuro, ma anche assicurare un approccio europeo al calcio giocato in America. “E' un europeo con sensibilità americana", spiega Tim Howard, portiere veterano degli USA che milita nell'Everton in Inghilterra. "Il calcio qui non la NFL. La storia di questo sport non è in America, ma in Europa. E' un qualcosa che la gente deve comprendere".

Klinsmann ha tutte le possibilità per farcela. Vive in California, si è sposato con un'americana, ha cresciuto due figli americani. Preferisce t-shirt e scarpe da ginnastica, e nel tempo libero vola con l'elicottero su Orange County. Quando va da Starbucks lascia come nome “Jonathan”, quello di suo figlio. Klinsmann s'innamorò degli USA quando a 19 anni viaggiò in Florida con gli Stuttgarter Kickers, il suo primo team professionale. Lui e un suo compagno passarono un così bel periodo che decisero di acquistare due biglietti per l'America appena tornati in Germania. Poi Klinsmann conobbe la moglie, Debbie, nel periodo in cui giocava con l'Inter (1989-1992), e a quel punto divenne semplice decidere di mettere radici in California, vicino alla famiglia di lei. Qualche decennio dopo, Klinsmann ha ormai abbracciato ogni aspetto del carattere americano. “Mi piace che qualcono chida ‘How are you?’ ” dice. “E io rispondo sempre, ‘I’m fantastic!’ ”

Ma quando si parla di calcio Klinsmann rimane un europeo. Si lamenta della perdita continua degli atleti migliori che preferiscono altri sport come il baseball o il lacrosse. E' convinto che la NCAA [l'organizzazione sportiva universitaria, NdT] stia uccidendo la base di talenti negli USA a causa del ritardo con cui i ragazzi arrivano al calcio professionistico passando per il college [che vieta loro orgni contratto, NdT]. E non sopporta che la Major League Soccer metta in calendario i match di campionato in estate invece che in inverno come il resto del mondo.

Se le cose andassero come dice Klinsmann, la rosa della Nazionale USA sarebbe composta di americani che giocano in club europei, dove affronterebbero la miglior concorrenza del mondo giornalmente, invece che per poche partite ogni tanto. “Più giocatori riusciamo a mandare a giocare al massimo livello e meglio sarà", dice. "Quello sarebbe un segno di progresso".

E' una posizione ragionevole, ed è anche la ragione principale per la quale Klinsmann, più di ogni altro predecessore, ha abbracciato in Nazionale una serie di americani con doppio passaporto, come Jermaine Jones, centrocampista che ha giocato anche per la Germania, o Aron Johannsson, un giovane attaccante che avrebbe potuto giocare per l'Islanda. Il calcio è un gioco mondiale, e secondo Klinsmann l'America dovrebbe trarne vantaggio.

Ma non tutti sono d'accordo. Bruce Arena, che allena i Los Angeles Galaxy, ha detto recentemente che invece di cercare di imitare la cultura calcistica europea, la federazione USA dovrebbe semplicemente guardare al suo interno. L'Italia è allenata da un italiano, ed ha un gruppo base che gioca in Italia, sottolinea Arena. Lo stesso la Spagna e la Germania. “Penso debba essere un americano a guidare la Nazionale", ha dichiarato Arena, che ha guidato gli USA per otto anni. "Penso che la maggioranza della rosa della Nazionale debba arrivare dalla Major League Soccer. La gente che guida la Federazione pensa che dobbiamo copiare quello che fanno gli altri, quando in realtà la soluzione arriverà dalla nostra cultura". “E dai”, dice. “Non possiamo copiare quello che fanno Brasile, Germania o Inghilterra. Quando facciamo le cose per bene è perché le soluzioni sono qui. Abbiamo le migliori strutture sportive al mondo. Perché non affidarsi?”.

Il box presidenziale dello Stadium of Light di Sunderland, in Inghilterra, non fa particolarmente impressione. Ha le crepe. è pieno di gente, e ha solo un angolo bar sotto una piccola TV. Per mezz'ora dopo la vittoria del Sunderland sul Manchester City lo scorso anno, Klinsmann è rimasto dietro un muro accanto alle scale, bevendo una birra insieme a Herzog e a Javier Perez, scout e coach della Nazionale USA U18. Principale argomento di conversazione per buona parte del tempo è stato Jozy Altidore.

Altidore era la ragione per la quale Klinsmann si era recato a Sunderland. Ogni volta che è in Europa a Klinsmann piace vederei suoi giocatori, in parte per valutarne la forma, ma anche per far sapere loro di essere nei suoi pensieri, Dato il poco tempo che ha a disposizione per allenarli, questo tipo di ginnastica psicologica è alla base di quello che fa.

Altidore è un attaccante, un avanti puro come era Klinsmann. Altidore ha avuto due ottimi campionati in Olanda, segnando 39 gol, prima di trasferirsi al Sunderland, in Premier League. Klinsmann approvò il trasferimento - del resto il giocatore finiva nel miglior campionato d'Europa - ma in quel giorno era preoccupato dell'autostima di Altidore. Segnare era diverntato sempre più difficile per lui (ha chiuso la stagione con 2 gol in 40 partite) e a differenza dei CT delle grandi Nazionali, Klinsmann non ha molte scelte. Nel bene o nel male, Altidore giocherà un ruolo in Brasile.

Klinsmann e Herzog erano frustrati nel momento in cui hanno realizzato che Altidore non sarebbe sceso in campo dall'inizio, entrando poi solo a 15 minuti dalla fine, senza impattare sulla partita. “Con noi, se ha tre occasioni a partita ne segna una", dice Klinsmann. "Qui è diverso", spiega cercando di essere diplomatico. Vedendo Klinsmann fuori dallo spogliatoio Altidore ha sorriso. I due hanno parlato della situazione a Sunderland, che ha visto l'esonero dell'allenatore. Altidore era su di giri: "Le cose vanno bene qui, molto bene".

Klinsmann non era convinto. Conosce la fragilità della psiche di un attaccante, Pochi giorni dopo, durante un allenamento in Scozia la squadra stava giocando una partitella, e quando su un passaggio Altidore si trovò in fuorigioco, prima che Herzog fischiasse venne fermato da Klinsmann che urlò "E' su una gran palla", applaudendo entusiasticamente al gol che ne seguì. In seguito Klinsmann prese Herzog da parte: “Jozy ha bisogno di segnare”, spiegò con calma.

Klinsmann guarda un match di UEFA Champions League con lo staff in hotel in Arizona (Credit Luca Locatelli for The New York Times)

Pochi giorni dopo, quando ho raccontando il fatto ad Altidore l'apprezzamento del giocatore è stato evidente. "Jurgen sa come sbloccare i giocatori", ha detto. "Ecco il punto, sbloccarci". Un'interessante scelta di parole, specie se dette da Altidore, anche perché tra le tecniche motivazionali usate da Klinsmann c'è stata anche l'esclusione di Altidore in occasione di un paio di importanti match di qualificazione nel 2012.

In quasi tre anni sulla panchina USA Klinsmann ha avuto delle questioni con praticamente tutti i suoi migliori giocatori. Da Altidore a Dempsey, il capitano, i cui risultati Klinsmann ha sempre minimizzato, e Michael Bradley,il cui padre era stato licenziato proprio per fare spazio a Klinsmann. Ma nulla di eguale alle questioni fra Klinsmann e Donovan.

Donovan era l'anima della Nazionale. Sette volte vincitore del premio Player of the Year, e del FIFA Best Young Player Award nei Mondiali 2002. Il suo gol nel finale del match contro l?Algeria quattro anni fa in Sudafrica - il suo terzo Mondiale - è considerato uno dei momenti fondamentali del calcio americano. Ma a fine 2012 Donovan, all'epoca 30enne, ha deciso di uscire dal calcio per un periodo "sabbatico". Per circa quattro mesi è rimasto nel limbo. Ha passato tempo con la famiglia, ha viaggiato in Cambogia, praticamente pretendendo di in pratica di non essere più un giocatore professionista. Al suo ritorno ai Galaxy, nel marzo 2013, si disse fresco e rigenerato. Arena, il suo allenatore, non fu proprio contento, ma decise di riaccoglierlo. Klinsmann fu meno accomodante. La decisione di Donovan si sovrappose a tre match di qualificazione mondiale, E Klinsmann decise quindi di tenerlo fuori per altri tre match a giugno, una decisione che in molti trovarono curiosa visto la statura calcistica di Donovan.

Per Klinsmann, l'idea che Donovan meritasse un posto in squadra rappresentava tutto quanto c'è di sbagliato negli sport americani. Il CT tedesco non ha mai capito il costume degli allenatori americani di rendere deferenza alle stelle della squadrta. "E' ciò che accade in America. Spiegatemi perché uno come Kobe Bryant deve prendere per due anni di estensione contratto 50 milioni di dollari? Per ciò che farà nelle prossime due stagioni? Naturalmente no. Li ha presi per ciò che ha fatto prima. Per me non ha alcun senso. Perché pagare per qualcosa che è già accaduto?"

Klinsmann quindi passa a Donovan. “Era tornato e stava giocando in MLS, e la gente diceva 'Oh, sta giocando bene', ma che vuol dire?" spiega Klinsmann. "Ecco quando la MLS gli fa male. Giovava al 70-80% ed era ancora dominante. Un qualcosa che non aiutava nessuno". Klinsmann scuote la testa. “Guardavo le partite. Cosa avrei dovuto dire? Che giocava bene? Non giocava bene. Non all'epoca. No. Quindi doveva aspettare".

Nei pochi scambi pubblici tra i due, Donovan e Klinsmann hanno sempre detto di aver un buon rapporto (anche se Donovan ha preferito non rilasciare dichiarazioni per questo articolo, persino prima dell'esclusione). Ma anche se la freddezza tra i due era evidente, pochi avrebbero potuto predire la rottura scoppiata al momento in cui Klinsmann ha chiamato Donovan a parte dopo l'allenamento il mese scorso. La mossa è stata così improvvisa che la pubblicità con Donovan era ancora ovunque sul sito della US Soccer Federation per molte ore dopo l'annuncio. Solo pochi giorni prima del taglio, i funzionari della Federazione avevano discusso dei piani di marketing che includevano Donovan. Molti giocatori, incluso Tim Howard, il portiere, avevano elogiato Donovan quale uno degli asset più importanti della squadra solo pcohi giorni prima.

Klinsmann non ha parlato con nessuno dei veterani della squadra prima di decidere. Non si è consultato con nessun membro della Federazione. La decisione - e la tempistica - ha stupito tutti. Klinsmann sapeva l'importanza di cosa stava facendo. Fece qualcosa di simile nel 2006 quando decise di mettere in panchina un portiere amato da tutti [Khan, NdT]. Ma questo è diverso. 

Secondo fonti vicino a Klinsmann, liberarsi di Donovan è stato il risultato di una serie di cose. Klinsmann sentiva che il gioco di Donovan era calato, come anche le sue motivazioni. Il periodo "sabbatico" era stato un segnale, ma il pensiero di Klinsmann si è cristallizzato quando in un'intervista in ritiro all'ESPN Donovan ha dichiarato che alla sua età “Non posso allenarmi 12 giorni di seguito ed avere 12 grandi giorni di seguito".

Dopo l'allenamento del 22 maggio Klinsmann ha avuto una breve conversazione con ognuno dei sette esclusi, compreso. Nessuno sapeva nulla. Donovan era stupito e disse a Klinsmann di essere in disaccordo con la scelta. La Federazione ha cercato di reagire alle ricadute. Ma già nel pomeriggio Donovan e gli altri erano già in viaggio per le rispettive destinazioni. Per tutto quanto letto e sentito dopo l'esclusione di Donovan - e che si condivida o no il modo in cui Klinsmann l'ha gestita - qualcosa è chiaro: la convinzione che Klinsmann ha avuto nella sua decisione è esattamente quello che gli USA stavano cercando al momento del suo ingaggio.

Nel 1998 Klinsmann segnò un gol memorabile contro gli USA ai Mondiali, e Sunil Gulati, oggi presidente della USSF provò a convincere l'agente del giocatore a trasferirsi in MLS. Quando Gulati sentì che Klinsmann non voleva sobbarcarsi i viaggi che la MLS necessità, provò a proporgli di firmare con i Galaxy solo per i match casalinghi. “Stavo scherzando, ma non troppo", spiega Gulati, che è un professore di Economia alla Columbia. “Ma già allora sentivo che fosse uno con cui volevamo collaborare”.

Nel 2006, poco dopo il terzo posto con la Germania da CT, Gulati apporocciò Klinsmann per proporgli la Nazionale USA, ma il tedesco disse di no. Lo stesso accadde dopo la sconfgitta contro il Ghana nel 2010 ai Mondiali in Sudafrica, ma i due no trovarono un accordo. Ma nel 2011 la situazione era cambiata, con Klinsmann uscito da un periodo tumultuoso alla guida del Bayern Monaco, il club dominante in Germania, dove venne esonerato dopo 9 mesi per un scontro con la dirigenza. Questa volta le trattative andarono meglio, e Klinsmann divenne il CT [al posto di Bob Bradley, NdT].

Klinsmann ascolta l'inno nazionale americano prima del match contro il Messico dello scorso aprile (Luca Locatelli for The New York Times)

Per Gulati, Klinsmann era ciò di cui il calcio americano aveva bisogno. Un allenatore abbastanza europeo da avere il rispetto dei giocatori, ma abbastanza americano da abbracciare nuovi metodi di allenamento e nuove tecnologie. Gulati inotre vedeva Klinsmann come qualcuno in grado di relazionarsi con gli appassionati di calcio americani in cerca di qualcosa di fresco.  "Guarda, parte di ciò che stiamo cercando di realizzare è di eccitare le persone", dice Gulati. "E il fascino di Jurgen è parte di questo piano. Per noi il punto ora è vendere questo sport come non abbiamo mai nessuno ha fatto prima".

Infatti, ciò che in pratica la Federazione ha fatto è stato mettere le chiavi di casa in mano a Klinsmann. Il suo salario base (si dice di $2.5 milioni annui) è più di quanto qualsiasi altro CT abbia ricevuto. Il suo staff è il più vasto concesso ad un CT. Le sue ambizioni - di portare come consulente una societàà di sport-training, di spingere lo yoga e altre tecniche inusuali, di modificare la nutrizione dei giocatori, di analizzare il sangue e lavorare sulle deficenze - sono state accolte ed incoraggiate.

Quando Klinsmann ha deciso di snobbare Donovan dopo il suo periodo di pausa, molti membri della Federazione erano preoccupati, e alcuni hanno persino pensato di intervenire (ma nessuno lo ha fatto). Quando Klinsmann ha deciso di organizzare un ritiro a San Paolo in Brasile a gennaio - un test in vista dei Mondiali - la federazione ha dato l'ok, nonostante una spesa notevole.  Questo genere di cose non mi è mai stato concesso quando stavo preparando i Mondiali del 1998", dice Steve Sampson, CT degli USA dal 1995 al 1998. "Non ho mai avuto le risorse che ha avuto Jurgen. Gli sono stati concessi lussi che nessuno di noi avrebbe mai potuto sognare di avere".

Lo scorso dicembre, dopo che gli USA si erano qualificati per il loro settimo Mondiale consecutivo, Gulati ha fatto firmare a Klinsmann un'estensione quadriennale del contratto, dandogli anche un nuovo titolo: Direttore Tecnico della US SOccer Federation. L'effetto di questa scelta è stato quello di dare ancora più forza a Klinsmann nel dettare la direzione che la Nazionale dovrà prendere - dandone subito una dimostrazione con l'esclusione di Donovan - ma anche in relazione alla crescita del calcio in generale in America. Qualcuno mi disse nel 2006 che Jurgen era il C.E.O. del Project German National Team,” spiega Gulati. “Sovrintendeva a tutto, ad ogni cosa. Ed ecco cosa vogliamo qui. Ma non è uno sprint, è una maratona. Anzi, entrambe".

La più grande sfida che Klinsmann si trova di fronte è come bilanciare la necessità di vincere oggi con quella di puntare alla crescita domani. La crescità è ciò che guida Klinsmann. Vuole far crescere le aspettative degli Stati Uniti. la qualità, la rosa, gli obiettivi. La crescita è un qualcosa su cui Klinsmann si è sempre focalizzato, ma non ha mai trovato un'audience migliore di quella dei tifosi di calcio in America. Durante un pranzo lo scorso anno, poco prima di una partita a Sinsheim, in Germania, Klinsmann ha ricevuto una telefonata sul cellulare. Era di un amico che lo informava di come ci fossere rumors sulla stampa messicana in relazione ad un possibile interesse per lui da parte della Nazionale, da tempo in difficoltà.

 
Klinsmann sia avvia agli spogliatoi dopo aver vinto contro il messico (Luca Locatelli for The New York Times)

Pochi momenti dopo, con Klinsmann in bagno, Herzog ha sorriso all'idea. “Ma te lo immagini? In Messico la pressione è da pazzi. Pensano che il futuro sia ieri. Jurgen vuole costruire, vuole avere un piano. Ama parlare di cosa viene dopo". Klinsmann non lo nega. Un'ora dopo sediamo insieme alla Rhein-Neckar Arena per la partita tra i due club tedeschi Hoffenheim e Hertha Berlin. Klinsmann e Herzog sono alla partita per vedere Fabian Johnson, un difensore dell'Hoffenheim che dovrebbe trovare abbondante spazio ai Mondiali. Quando Johnson ha fatto una volata sulla fascia Klinsmann e Herzog hanno annuito soddisfatti. Ma Klinsmann quel giorno era più eccitato nel vedere un altro giocatore, il 21enne difensore dell'Hertha John Anthony Brooks. Brooks è il figlio di un militare americano e di madre tedesca, un altro di quei giocatori con doppio passaporto rintracciati da Klinsmann.

Klinsmann, ha giocato un ruolo significativo nel convincere Brooks a scegliere la Nazionale USA. Il reclutamento di giocatori non è un qualcosa che molti CT si trovano ad essere coinvolti a fare, anche perché in genere riguarda prospect giovani e grezzi, mentre Klinsmann approccia la questione come se fosse un coach di college-football.

Fa in modo che una maglia o una giacca della tuta venga spedita al ragazzo. Controlla le statistiche e i minuti giocati. Gli telefona, e lo fa con tutta la credibilità che deriva dall'essere una leggenda del calcio europeo. “Otto mesi dopo aver giocato la prima partita per gli USA mi spediva sms e mi parlava del mia carriera", racconta Johannsson, 23 anni, attaccante che ha scelto gli USA all'Islanda. "Quando ho segnato il mio primo gol mi ha scritto. Ha significato molto per me". Ride Johannsson. “Ricordo quando ho trovato il primo messaggio in segreteria di Jurgen Klinsmann. Ho pensat OK, non esiste che Jurgen Klinsmann mi abbia chiamato. Ero un ragazzino che giocava in Danimarca. Quindi ho chiamato il mio agente e gli ho detto: "Mi stai prendendo in giro?Perché lo fai? Mi hai fatto lasciare un messaggio da qualcuno con accento tedesco?'" Alla fine sia Johannsson che Brooks si sono impegnati con gli Stati Uniti. Più recentemente un altra minaccia offensiva, Julian Green, che gioca per le riserve del Bayern Monaco, ha dichiarato la propria scelta pro Klinsmann.

Per Klinsmann queste decisioni sono critiche e parte della decisione per la quale ha richiesto - e ottenuto - un'estensione contrattuale. Voleva sicurezza, certamente, ma voleva anche la conferma che già nell'immediato futuro la via del calcio americano sarebbe stata quella di un'identità mista. “Mi sento europeo o americano? Penso entrambi", dice. 

Mi sono ricordato di questa doppia natura proprio alla fine di quel giorno a Sinsheim, quando Klinsmann si è avviato al parcheggio. La partita era finita da un'ora, e anche l'energetico Klinsmann era in calo. Era volato dalla California a Francoforte la notte prima, atterrato, aveva affittato una macchina e guidato verso sud per la partita. Poi pranzo, meeting con alcuni vecchi amici e la partita. Poi il dopo-partita con i giocatori, un incontro con l'allenatore dell'Hoffenheim e cvarie strette di mano. Ma mentre usciva dallo stadio c'era una piccola folla. Testa bassa ha provato a tirare dritto, ma mnulla da fare. Prima un ragazzetto lo ha visto e rincorso, poi un padre e figlio, poi un gruppo di donne. Dieci minuti dopo stava ancora firmando autografi per loro, tentando disperatamente di finire e andarsene. Per la maggior parte era come col pilota automatico: carta, penna, dai la carta indietro, ripeti. Ma quando sembrava essere arrivato all'ultimo autografo, l'uomo consegna a  Klinsmann il suo programma e gli spara con bell'accento americano: “Hi, Jurgen, thanks so much. How are you?”. Klinsmann alza gli occhi e sorride all'uomo. Inizia a parlare ma poi vede un nuovo gruppo  in arrivo. Stanchissimo, restituisce il programma e si gira, pronto a scappare prima che una nuova fila si formi. Ma dopo pochi passi non resiste. Si gira, guarda l'Americano in Germania e gli risponde: I’m fantastic! How are you?

Fonte: Sam Borden - The New York Times

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Zlatan Ibrahimovic diventa il calciatore più pagato della Major League Soccer, il massimo campionato di calcio statunitense. Secondo i dati pubblicati dalla associazione dei giocatori della MLS, l’ingaggio base del bomber svedese dei Los Angeles Galaxy è pari a circa 6,3 milioni di euro, ovverosia 7,2 milioni di dollari senza altri bonus. Sul podio sale l’ex Roma Michael Bradley, oggi ai Toronto Fc, con uno stipendio base di 5,3 milioni di euro (6 milioni di dollari) che sale a 5,7 milioni di euro (6,5 miloni di dollari) grazie ai bonus garantiti (se ad esempio ha un bonus di 10mila euro alla firma, questo, nel calcolo, viene spalmato sugli anni di contratto). Soldi garantiti dalla stessa MLS, visto che i contratti in questione sono firmati con la Lega e non direttamente con le squadre come avviene in Europa. Tanto che sul terzino gradino del podio c’è Giovani dos Santos, attualmente svincolato dopo l’addio ai LA Galaxy, ma con uno stipendio garantito dalla MLS per 5,7 milioni di euro (6,5 milioni di dollari). Nelle prime cinque posizioi anche Jozy Altidore (Toronto Fc, 5,6 milioni di euro) e Carlos Vela (LAFC, 5,5 milioni di euro). Completano la top 10 Bastian Schweinsteiger (Chicago Fire, 4,9 milioni di euro), Alejandro Pozuelo Merelo (Toronto Fc, 3,3 milioni), Wayne Rooney (DC United, 3,1 milioni), Josef Martinez (Atlanta United, 2,7 milioni) e Nani (Orlando City, 2,1 milioni). Dopo l’addio di Sebastian Giovinco, l’unico italiano nella MLS è ora Vito Mannone: l’ex portiere di Atalanta e Arsenal è infatti in prestito al Minnesota dal Reading, con uno stipendio garantito di circa 525mila euro. Lo stipendio medio per i giocatori non designati è salito a 345.867 dollari nel 2019, in crescita del 13,3% rispetto al 2018 e del 150% rispetto al 2014. Right place. Right time. @Ibra_official scores goal No. 1 for the season ???? pic.twitter.com/QE3KYjs7pf— ESPN FC (@ESPNFC) March 3, 2019 Fonte: Calcio & Finanza

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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