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Gli USA e l'eredità dei Mondiali 1994
Scritto il 2014-06-04 da SoccerItalia su History

Con una lega in grande crescita e una Nazionale che si avvia a giocare ancora un altro mondiale, il "soccer" USA ha fatto un lungo viaggio da certi calci di allora...

Tutto è iniziato con un calcio di rigore sbagliato da Diana Ross, ed è finito con un calcio di rigore sbagliato da Roberto Baggio. Sono passati 20 anni da quando si sono giocati i mondiali del 1994 negli Stati Uniti, 20 anni in cui il gioco del calcio a livello mondiale si è espanso oltre l'immaginabile,  con la proprietà dei club che si è spostata da i venditori di automobili a i miliardari nel settore del petrolio e del gas, e con la tecnologia digitale che ha trasformato il modo in cui il calcio viene visto e consumato.

Negli Stati Uniti è nata la nuova lega, la Major League Soccer, fondata proprio in occasione del torneo. Presto avrà 21 squadre. La Nazionale Usa sarà in Brasile alla sua settima partecipazione mondiale consecutiva, qualcosa che la mette nella top ten mondiale per continuità. Lo scorso anno il titano della televisione, la NBC, ha battuto molti altri rivali per i diritti della premier league, di cui adesso mostra ogni singola partita, mentre di BeIN, Fox e ESPN coprono Serie A, Liga, Bundesliga, Liga MX e dozzine di altri altri tornei. Per i ragazzi tra i 12 e i 20 anni il calcio e adesso il secondo sport più visto del paese, e le grandi squadre europee - che hanno ben chiaro il potenziale del mercato statunitense - ormai sono in visita negli States ogni anno.

Ma quando Diana Ross correva lungo il Soldier Field di Chicago, il 17 giugno 1994, tutto quanto sembrava solo un'ipotesi. E come nella sua canzone I'm coming out, alla fine ha sparato il rigore fuori. Ma la folla esultò comunque, anche perché erano i primi momenti della cerimonia di apertura dei mondiali del 1994.

I detrattori della decisione di concedere agli Stati Uniti l'organizzazione della competizione invece che a nazioni amanti del calcio come il Marocco, il Cile o anche il Brasile, utilizzarono tutti i tipi gli stereotipi esistenti rispetto agli americani e il calcio. Gli americani, dicevano, pensano più allo showbiz che allo sport, e non hanno nessun diritto di ospitare il più grande torneo di calcio al mondo. Per quei critici non era solamente Diana Ross ad aver sbagliato bersaglio. È difficile pensare oggi a quanto fosse dura e paternalistica la critica nei confronti degli Stati Uniti prima dell'avvio del torneo. Nel Regno Unito in particolare, attaccare gli americani era diventato una distrazione nazionale, anche a causa dell'assenza della Nazionale inglese dal mondiale americano. Le bellissime gesta di Paul "Gazza" Gascoigne a Italia 90 erano state seguite dalla commedia triste messa in piedi da Graham Taylor, che fallì la qualificazione. Ma parte questo era persistente l'idea che lo sport, come la musica, fosse in qualche modo un qualcosa connesso all'identità culturale di un paese. Persino il poeta laureato del calcio, il cantore di "Febbre a 90", Nick Hornby, si sentì in dovere di scrivere una guida su come guardare le partite di calcio indirizzata agli americani. Hornby arrivo a suggerire agli americani di pregare che, nel caso avessero visto il re dei simulatori, Jürgen Klinsmann [oggi CT della Nazionale USA, Ndt], cadere sul terreno da gioco, questi si fosse infortunato.

Ma i mondiali del 1994furono anche i primi veri mondiali su cui la FIFA basò la costruzione del suo attuale impero finanziario. Un modello poi seguito nelle edizioni successive in Giappone e Corea del sud, Sudafrica, e prossimamente Russia e Qatar (forse). Gli USA infatti, con i loro sport diffusi in tutta la nazione, un sistema di trasporto e televisivo di altissimo livello, e un'audience potenziale enorme, erano una scelta assolutamente sicura per la FIFA, da tanti punti di vista. Ma quello che mancava agli Stati Uniti era un campionato di calcio professionistico. Per questo motivo la FIFA era stata messa sotto pressione siete al momento della sua scelta pro Stati Uniti, il 4 luglio (data non casuale, essendo il giorno della festa dell'indipendenza americana) 1988.

La possibilità che solo pochi anni dopo, nel 1998, una nazionale degli Stati Uniti ridotta in 10 potesse tenere testa e battere per 1-0 il Brasile sembrava assolutamente impossibile al momento. Innanzitutto gli Usa mancavano dei mondiali sin dal 1950, quando batterono per uno a zero i Maestri inglesi. Da allora l'interesse per il calcio appassì completamente, fino al risveglio degli anni 70 grazie alla NASL e ai New York Cosmos, ma la lega collassò nel 1984, e lo scenario del calcio negli Stati Uniti divenne incredibilmente frammentato, al punto che si parla di una "lost generation" dei giocatori americani degli anni '80.

Peter Vermes è l'attuale allenatore dello Sporting Kansas City, campione in carica della MLS, con cui da giocatore vinse un titolo nel 2000, quando il club si chiamava Kansas City Wizards. Nel 1988 si era appena laureato al college stava sognando alla sua carriera di giocatore professionista. "All'epoca, diventare giocatore professionista di calcio gli Stati Uniti non era possibile, tanto per essere onesti. Nonostante l'APSL fosse partita nel 1989, quella non era esattamente una lega di prima divisione, di conseguenza se volevi provare a crescere e diventare un calciatore professionista non potevi che trasferirti oltre oceano".

Vermes trovò quindi un ingaggio con il club ungherese Raba Eto Gyor, per poi passare al Volendam, nella Eredivisie olandese. Step successivo, la terza divisione spagnola, dove indossò la maglia del Figueres per quattro stagioni, giocando anche a fianco di Tito Villanova.  Nel 1994 il ritorno negli Stati Uniti per preparare i mondiali e per poi iniziare a giocare nella neonata MLS. Ma la generazione di Vermes fu anche quella che probabilmente salvò l'organizzazione dei mondiali del '94 in America qualificandosi a quelli di Italia 90, grazie al gol di Paul Caligiuri contro Trinidad & Tobago, "the shot heard around the world". Vermes non ha alcun dubbio sull'importanza di quel gol. "Se guardiamo con gli occhi di oggi, era imperativo per noi qualificarci per i mondiali del 1990" spiega. "Stavamo infatti ricevendo molte critiche in rapporto all'assegnazione dei mondiali. Molti si chiedevano: perché devono avere loro i mondiali quando è un paese che nemmeno gioca a calcio? Cose di questo genere. È per questo era imperativo qualificarci con merito e dare credibilità alla FIFA e alla sua decisione di assegnarci i mondiali. Penso che sia stato veramente importante".

La storia racconta che gli Stati Uniti perso tutte tre le partite a Italia 90 ma mostrarono delle belle cose [in particolare nella partita contro l'Italia persa 1-0 con gol di Giuseppe Giannini, Ndt]. Una bella figura che diede al comitato organizzatore del 1994 un po' di tempo e di credibilità. "Nel 1990 ho iniziato a girovagare per l'Europa insieme ai miei compagni, mi sono dipinto la faccia, e mi sono bevuto sacco di birra, senza mai immaginare che quattro anni dopo sei stato sul campo a giocare con la nazionale USA ai mondiali", ricorda Vermes.

Negli Stati Uniti, il comitato organizzatore dei mondiali aveva avuto incarico dalla FIFA non soltanto di organizzare il torneo, ma anche di costruire una struttura sostenibile per il calcio negli USA e di creare un campionato di prima divisione. Vista la frammentazione del calcio negli Stati Uniti, la gestione del torneo era probabilmente il problema minore, anche se gli occhi del mondo erano tutti sugli Stati Uniti. C'era poi alle spalle l'esperienza delle Olimpiadi del 1984, guidato come l"organizzazione dei Mondiali dalla stessa persona, Alan Rothenberg, che aveva visto gli Stati Uniti riempire il Rose Bowl di Los Angeles, che sarebbe stato poi lo stadio della finale dei mondiali 1994, con oltre 100.000 persone.

Nel 1990 Rothenberg divenne presidente della federazione americana. Il giorno dopo la sua elezione chiamò Hank Steinbrecher, ex giocatore e allenatore che aveva gestito le strutture sportive di Harvard in occasione delle Olimpiadi del 1984, e lo invitò a sedere con lui nel consiglio direttivo della federazione. Steinbrecher divenne segretario generale della federazione americana e aiutò a dare il via alla professionalizzazione del gioco del calcio in America. Come lo stesso Steinbrecher ricorda, il punto di svolta arrivò nell'estate del 1992, quando un weekend lungo tre giorni mise insieme 250 leader dello sport. "L'unicità dell'evento fu che non c'era soltanto gente nel mondo del calcio, ma anche sponsor, la stampa, persone che odiavano nel modo più assoluto il calcio. E poi promotori del settore privato, giocatori, gente di ogni tipo ogni tipo, incredibilmente riuscimmo a sviluppare un consenso".

Tra le decisioni prese in quel periodo ci fu quella molto importante di mettere tutti migliori giocatori americani sotto con contratto e di gestire la nazionale Usa come se fosse un club, in preparazione ai mondiali del 1994. Prima di quella scelta, i calciatori "vivevano a $15 al giorno, incredibile", ricorda Steinbrecher.

L'ex difensore del Padova, Alexi Lalas, ricorda bene quel periodo: "Ho fatto tutto il contrario rispetto quello che si dovrebbe fare. Normalmente dovresti avere successo a livello di club, i tecnici ti notano e ricevi una chiamata dalla nazionale, in cui vai a giocare e arrivi ai mondiali. Invece quell'estate sono sceso in campo senza aver mai avuto un contratto prima negli USA, senza avervi mai giocato a livello professionale. Tutta l'esperienza era a livello internazionale. La federazione due anni prima dei mondiali aprì un centro di allenamento nella California del sud, a Mission Viejo, dove ci allenavamo due volte al giorno, per poi affrontare altre nazionali. Questo il motivo per il quale, se si guarda ai giocatori della mia generazione, abbiamo tutti così tante partite con la nazionale alle spalle. Perché di base era quello ciò che facevamo".

"Era uno spettacolo, nessuno sa gestire meglio degli Stati Uniti lo spettacolo"

Ma nonostante la preparazione, nessuno dava alcuna speranza agli USA. Persino gli organizzatori erano scettici. Steinbrecher si ricorda di quando si sedeva insieme a Rothenberg e al vice presidente esecutivo della federazione, Sun il volatile, pochi mesi prima dell'inizio del torneo insieme parlavano delle possibilità di successo. "La prima cosa qui pensavamo era che il mondiale dovesse essere qualcosa di bello, capace quindi di attirare e divertire il pubblico americano. La seconda era che la nazionale Usa dovesse fare bene e qualificarsi al secondo turno. La terza, che mondiali dovessero essere un successo finanziario capace di stimolare la nascita di una lega. In quel momento quali potevano essere le possibilità  che tutte e tre queste cose potessero realizzarsi tutti insieme? Non certo grandi possibilità, non più del 20%...".

Il sorteggio non aveva aiutato. Gli Stati Uniti sarebbero dovuti rimanere lontani dalla Colombia [all'epoca nazionale di alto livello, guidata dal tecnico Francisco Maturana, Ndt] grazie alle arcane regole del sorteggio. Ma invece le due nazionali si ritrovarono nello stesso girone, per la frustrazione di Steinbrecher. "Usammo parole molto dure con Sepp Blatter in occasione del sorteggio" ricorda ridendo. "Tu, idiota, hai idea di che cosa stai facendo?" La Colombia! E poi la battemmo...".

Quello della vittoria degli stati uniti sulla Colombia è diventata una delle partite più famose, o meglio famigerate, della storia del calcio mondiale. Ciò a causa dell'assassinio del difensore colombiano Andres Escobar, arrivato 10 giorni dopo l'autogol che consegnò la vittoria e il passaggio del turno agli USA. Ma per Lalas il ricordo rimane bellissimo. "Avere tutta quella gente che sugli spalti sventolava bandiere americane, e tutti che cantavano 'USA, USA', e tu sai che in quel momento hai raggiunto l'obiettivo. Senti di aver inviato un messaggio molto importante,  passato a livello sia nazionale ma anche a livello internazionale, che non stavamo soltanto ospitando i mondiali, ma che ci meritavamo di essere lì e che potevamo fare qualcosa sul campo. Quello era il giorno!".

Da altre parti il torneo davanti senza particolari sussulti, come ogni altro mondiale. Ci fu la squalifica per doping di Diego Armando Maradona, che fu rispedito a casa a causa di alcune sostanze, [he poi si scoprì essergli state somministrate per errore, Ndt]. Ci furono polemiche per gli orari delle partite, adattati per le esigenze delle tv, sì da costringere i calciatori a scendere in campo in condizioni climatiche molto difficili. Ma ci furono anche grandi momenti, come l'esplosione a livello mondiale di Hristo Stoichkov, che con la sua Bulgaria arrivò sino in semifinale proprio grazie ad un'assicurazione contro la Germania di Klinsmann. Un fatto che a Hornby sarà piaciuto. E poi ci fu un Giants Stadium tutto esaurito che vide la sconfitta dell'Italia da parte della Repubblica d'Irlanda, grazie ad un gol è di Ray Houghton. Il Brasile si vide poco, nonostante un attacco fortissimo con Romario e Bebeto. Quando in semifinale Brasile ed Italia eliminarono Svezia e Bulgaria, il torneo aveva perso un po' di lustro, impressione confermata dalla finale senza gol - bruttina tecnicamente - giocata davanti ai 94.000 del Rose Bowl.

I tifosi quindi c'erano. Lo spiega Steinbrecher: "Non c'è un libro che ti spiega come gestire un campionato del mondo, ma sapevamo che non potevamo organizzare un campionato del mondo nel vuoto. Avevamo bisogno della base del calcio degli Stati Uniti. La base doveva essere forte, coordinata e organizzata, perché era quella che avrebbe comprato i biglietti e avrebbe avuto necessità di essere gestita". E così coloro che avevano tenuto vivo lo spirito del calcio negli Stati Uniti nei bui anni 80, furono quelli che si presentarono forse botteghini dei mondiali, facendo in modo che il torneo diventasse una celebrazione continua, lasciando una vera e propria eredita, alla quale un'intera generazione si sarebbe poi ispirata.

Graham Zusi aveva otto anni quando i mondiali sbarcarono America, ed era sul campo quando Diana Ross tirò quel calcio di rigore, era uno delle migliaia di bambini che parteciparono alla cerimonia di apertura. Forse non fu in grado di apprezzare pienamente la magnitudine dell'evento all'epoca ("Non posso dire che mi fece visualizzare una carriera nel calcio. Fu solo qualcosa di figo da fare insieme ai miei. Hey, avevo otto anni!"). Ma l'attuale centrocampista della nazionale Usa è ben cosciente dei benefici derivati dalle opportunità nate con i mondiali del 1994.

Landon Donovan, che è stato parte delle squadre nate dopo il 1994, è perfettamente chiara l'eredità lasciata da quei mondiali. Un'eredità che arriverà fino ai prossimi mondiali brasiliani [ma non per lui, non convocato a sorpresa, Ndt]. "Nel 1994 per noi era importante avere i mondiali qui e fare bene. Penso che molti paesi dopo di allora hanno iniziato a guardarci in maniera differente. Non fu solo fortuna, o che avevamo lavorato duro o corso molto. Avevamo qualità e l'abbiamo mostrato. Eravamo molto più di quanto altre nazionali Usa avevano mostrato in passato. Eravamo una vera squadra, come i giocatori, che sapevano come giocare. Da allora le cose sono andate sempre meglio. Francia 98 non è andata così bene, ma abbiamo mostrato il nuovo quello che sapevamo fare nel 2002, quando abbiamo battuto Portogallo e Messico, siamo stati sfortunati contro la Germania nei quarti di finale. Tutto ha preso il via nel 1994".

Le presenze negli stadi furono uno dei successi del torneo. Circa 3,4 milioni di spettatori assistettero alle 52 partite dei mondiali, più di qualsiasi altro mondiale di prima o dopo. Ma l'immagine di Diana Ross sul campo dà perfettamente l'idea di uno sport pronto ad entrare nell'industria dell'intrattenimento globale. Mentre si può dire che sicuramente Roberto Baggio sbaglio il bersaglio, non lo stesso si può dire per Diana Ross. Lalas non ha dubbi al riguardo: "Era uno spettacolo, e nessuno sa gestire uno spettacolo meglio degli Stati Uniti. All'epoca venne guardato con scetticismo, o almeno in maniera interrogativa, da parte del resto del mondo. Ma basta vedere poi a quanto successo in Inghilterra con la Premier League. Hanno dovuto riconoscere che il calcio è entertainment, e che è fondamentale il modo in cui questo viene presentato per dargli credibilità. Tutto è fondamentale per far vivere al tifoso l'esperienza, ma ciò non vuol dire che alle spalle non ci siano competenza e passione. E anche Inghilterra e altri paesi hanno preso molto dagli Stati Uniti, ad esempio riguardo la televisione o alla gestione del Monday Night football. È uno show".

Ma le sfide rimangono. Lalas definisce irritante la scarsità di talento pronto ad emergere negli Stati Uniti. Vermes sottolinea i problemi di congestione del calendario per il suo Sporting Kansas City, che si trova a dover competere tra campionato e CONCACAF Champions League, oltre alle amichevoli internazionali che si giocano nel Stati Uniti durante l'estate. Ma lo stesso Vermessi rende conto dell'ironia del problema, visto che quando era giovane era costretto a viaggiare per poter giocare anche solo una partita. Per Steinbrecher il mondiale fu "un momento di di intensificazione di un viaggio molto lungo, un successo che ha avuto bisogno di 25 anni". Quando lui è Rothenberg uscirono dal Rose Bowl dopo la finale, fu richiesto loro da una famiglia nel parcheggio di fare una foto insieme. Entrambi tirarono su il pollice destro, ma rimasero stupiti dal fatto che in realtà la famiglia voleva chiedere loro di scattare la foto! Una lezione di nobiltà per Steinbrecher. "Benvenuto nel lungo viaggio...".

Fonte: Graham parker, FourFourTwo, June 2014

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