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Da sfottò a mania. Negli Stati Uniti c’è solo il soccer
Scritto il 2014-06-24 da Massimo Lopes Pegna su Nazionale USA

La rivoluzione calcio. Volano gli ascolti in tv, crescono ancora i praticanti, biglietti mondiali a ruba: la nazionale fa innamorare
Ma il CT attacca la Fifa: «Le grandi trattate meglio»

Mai visti i bar e i ristoranti di Bleecker street, la celebre strada che taglia il Greenwich Village di Manhattan, ribollire strapieni per una partita di calcio della Nazionale Usa: prima di gioia, poi di rabbia per la vittoria sfumata con il Portogallo. Mai sentito un simile fracasso per un gol, quello del temporaneo vantaggio di Clint Dempsey, davanti allo schermo gigante di Madison Square. Tutti in maglia bianca o rossa bianca e blu. Tutti innamorati di Howard e Jones. E come a New York, la passione ha contagiato il resto del Paese. I rating tv del bistrattato soccer cominciano a infastidire i cugini più nobili del basket e del baseball. Usa-Ghana è stata la partita più vista nella storia di Espn. E ci si aspetta il 54% in più di audience rispetto a Sudafrica 2010.

Il boom Non è proprio una novità. Da una decina d’anni, negli Stati Uniti il pallone sta rotolando con un effetto valanga. O quasi. Il numero dei praticanti sotto i 19 anni è quasi raddoppiato: da 1,9 a 3 milioni. La MLS va a gonfie vele: si è passati da 10 franchigie alle 19 di oggi con altre 4 pronte a entrare in campo; la media è di quasi 19 mila spettatori, più di molte squadre della nostra A. Nel 1982 il Mondiale di Spagna era roba per carbonari: sono passati 32 anni, non un secolo. Il soccer aveva solo bisogno di entrare nei salotti degli americani e di scardinare i loro assurdi stereotipi. Un tipo sulla sessantina, con la faccia dipinta a stelle e strisce, racconta come abbandonò le sue ambizioni di calciatore: «Mi dissero: “Lascia perdere, quello è uno sport per signorine”. Ma usarono un termine molto meno educato». George Vecsey, ex editorialista del New York Times e autore di un libro di successo appena uscito (Otto Coppe del Mondo: il mio viaggio attraverso la bellezza e i lati oscuri del Calcio), sostiene che la rivoluzione culturale ha avuto inizio grazie alla tv: «Con le emittenti via cavo e l’arrivo di Internet. Hanno invaso le nostre case con una copertura sempre più massiccia dell’evento». Espn quest’anno manda in onda tutte le dirette, più di 300 ore. Ma il Mondiale non è un episodio isolato: non c’è più il rischio di avere una pausa di 4 anni, come accadde dopo Usa 94. Oggi c’è la MLS, che allora non esisteva. E da settembre a maggio arrivano la Champions, la Liga e il resto dei campionati eccellenti. Aggiunge Vecsey: «Ho capito che il calcio stava sfondando quando nel 2006 in Germania mi arrivarono le email di molti tifosi inferociti con il nostro coach, Bruce Arena: ne chiedevano la testa. Solo fino a pochi anni prima molti non conoscevano neppure il nome dell’allenatore».

Furia Klinsmann È un’amara verità, ma la crescita calcistica di un Paese si capisce anche dall’insulto al c.t. Come quelli che ha ricevuto Klinsmann, tecnico Usa, dopo aver «tagliato» dai 23 Donovan, il monumento nazionale. E Jürgen ieri si è arrabbiato con la Fifa: «Abbiamo un giorno in meno di riposo rispetto alla Germania e un viaggio più lungo. Le grandi vengono sempre trattate meglio». E ora gli Usa mettono persino in discussione il fatto di essere stati gli inventori del termine un po’ snob: «soccer». Il New York Times ha recentemente rispolverato antiche cronache di giornali inglesi in cui si usava quella parola invece di football. Piccoli segnali che l’odio per lo sport degli «emigranti» è ormai roba obsoleta. Ora nelle pubblicità di cerotti e detersivi il bambino si fa male o si sporca giocando a pallone, non a basket o a football. Ora gli States sono la Nazione che ha acquistato più biglietti per Brasile 2014 (quasi 200 mila), subito dopo il Paese ospitante. Oggi c’è uno slogan che fa vibrare un intero Paese: «I believe that we will win». Crediamo nella vittoria. Riposto l’odio, sta nascendo una bella storia d’amore.

Fonte: Massimo Lopes Pegna - Gazzetta dello Sport

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La MLS 2019 è arrivata alla metà della Regular Season, ma guarda già al futuro. Dalla prossima stagione, le franchigie che partecipano al campionato passeranno da 24 a 26, con il debutto dell’Inter Miami di David Beckham e del Nashville SC, poi dal 2021 il numero dovrebbe salire fino a 27 (con l’ingresso di un club di Austin, Texas). L’obiettivo per i prossimi anni è arrivare a 30 squadre iscritte, ma il commissioner Don Garber ha spiegato che l’espansione potrebbe andare oltre i confini degli Stati Uniti. «Solo pochi anni fa», ha spiegato Garber, «la comunità calcistica internazionale riconosceva a stento l’esistenza della Mls. Ora portiamo 22mila persone allo stadio in media per ogni partita, l’ultima nuovo stadio, il Providence Park di Portland, è un fantastico esempio di ciò che la MLS può offrire. Il nostro viaggio continuerà, e dobbiamo essere pronti a cambiare per restare competitivi nel calcio professionistico. Una possibilità potrebbe essere quella di rendere più stretto il rapporto con la Liga MX, il campionato professionistico del Messico. Se fossimo in grado di creare un torneo che metta insieme le due leghe, una sorta di versione nordamericana della Premier League su scala continentale, sarebbe davvero bello». Al di là degli aspetti politici della possibile fusione (quale sarebbe l’eventuale posizione di Trump su questo campionato transnazionale?), l’idea di alimentare il legame tra MLS e lega messicana è già in stadio avanzato: pochi giorni fa, è stata annunciata la creazione della Leagues Cup, una nuova competizione che (a luglio) metterà di fronte quattro squadre della MLS e altrettante della Liga MX in un tabellone tennistico a eliminazione diretta. La prima edizione è stata concepita ad invito, dall’anno prossimo l’accesso sarà stabilito attraverso criteri di merito sportivo. La Leagues Cup è un’evoluzione di un’altra manifestazione che si tiene annualmente, la Campeones Cup, che vede affrontarsi nel mese di settembre i campioni della precedente stagione della Major League Soccer e il vincitore del Campeón de Campeones della Liga MX. Da non dimenticare poi la SuperLiga, torneo andato avanti dal 2007 al 2011 e poi cancellato. In passato, c’è stato un ulteriore - fallimentare - esperimento : il Chivas di Guadalajara aveva iscritto alla MLS il Chivas Usa, “succursale” statunitense del club, con sede a Los Angeles. La squadra si sciolse nel 2014, dopo 10 anni di attività nella MLS e pessimi risultati in campo e sugli spalti.

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Zlatan Ibrahimovic diventa il calciatore più pagato della Major League Soccer, il massimo campionato di calcio statunitense. Secondo i dati pubblicati dalla associazione dei giocatori della MLS, l’ingaggio base del bomber svedese dei Los Angeles Galaxy è pari a circa 6,3 milioni di euro, ovverosia 7,2 milioni di dollari senza altri bonus. Sul podio sale l’ex Roma Michael Bradley, oggi ai Toronto Fc, con uno stipendio base di 5,3 milioni di euro (6 milioni di dollari) che sale a 5,7 milioni di euro (6,5 miloni di dollari) grazie ai bonus garantiti (se ad esempio ha un bonus di 10mila euro alla firma, questo, nel calcolo, viene spalmato sugli anni di contratto). Soldi garantiti dalla stessa MLS, visto che i contratti in questione sono firmati con la Lega e non direttamente con le squadre come avviene in Europa. Tanto che sul terzino gradino del podio c’è Giovani dos Santos, attualmente svincolato dopo l’addio ai LA Galaxy, ma con uno stipendio garantito dalla MLS per 5,7 milioni di euro (6,5 milioni di dollari). Nelle prime cinque posizioi anche Jozy Altidore (Toronto Fc, 5,6 milioni di euro) e Carlos Vela (LAFC, 5,5 milioni di euro). Completano la top 10 Bastian Schweinsteiger (Chicago Fire, 4,9 milioni di euro), Alejandro Pozuelo Merelo (Toronto Fc, 3,3 milioni), Wayne Rooney (DC United, 3,1 milioni), Josef Martinez (Atlanta United, 2,7 milioni) e Nani (Orlando City, 2,1 milioni). Dopo l’addio di Sebastian Giovinco, l’unico italiano nella MLS è ora Vito Mannone: l’ex portiere di Atalanta e Arsenal è infatti in prestito al Minnesota dal Reading, con uno stipendio garantito di circa 525mila euro. Lo stipendio medio per i giocatori non designati è salito a 345.867 dollari nel 2019, in crescita del 13,3% rispetto al 2018 e del 150% rispetto al 2014. Right place. Right time. @Ibra_official scores goal No. 1 for the season ???? pic.twitter.com/QE3KYjs7pf— ESPN FC (@ESPNFC) March 3, 2019 Fonte: Calcio & Finanza

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Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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